martedì 31 luglio 2012

Milena Magnani con il suo Delle volte il vento a Sentieri a Sud 2012


Anche per questo 2012 si rinnova l’appuntamento con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto su vari temi in un luogo ricco di storia e di storie. “SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di condividere in uno spazio fisico e mentale, un luogo dell’anima che è stato fulcro della vita di una comunità, impressioni utili a favorire una maggiore conoscenza della cultura orale salentina e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Il terzo sentiero è per mercoledì 1 agosto 2012 alle ore 21,00 nelle campagne di Kurumuny a Martano con "Delle volte il vento” di Milena Magnani (Kurumuny Edizioni). Incontro e reading con l’autrice a cura di Anna Chiriatti, Mauro Marino e Vincenzo Santoro accompagnati alla chitarra da Armando Guit Serafinie e intervento musicale de ‘Upapadia “La Peronospora” live folk rock originale salentino.  Presenta l’autrice Fulvio Colucci
DELLE VOLTE IL VENTO di Milena Magnani (Kurumuny). Illustrazioni Lucio Montinaro. Dall'autrice del romanzo Il circo capovolto (Feltrinelli 2008)
Delle volte il vento fa uno strano giro e genera destini nuovi, in rapido divenire. Un viaggio verso una terra promessa che non c’è. L’approdo su una spiaggia di fuoco che è avamposto di un altro domani e gabbia dorata di un’idealità perduta. La nostalgia del ritorno compressa in mille ricordi sedimentati senza valigia e un Salento sempre sospeso tra un passato e un futuro troppo lenti. In mezzo due donne scandalosamente forti e radicate nel loro vissuto ma esposte a un’incertezza nucleare. Un continuo misurarsi con l’orizzonte di un mare che unisce e divide, esaspera la percezione, adultera i colori. Delle volte il vento. Lume è una fervente comunista e seguace di Hoxha, incarcerata per dieci anni dal suo stesso padre padrone per aver inteso il comunismo come punto di vista critico e mai ortodosso. Questa donna senza più mondo arriva nel Salento, nel vuoto di storia e di prospettive esistenziali e culturali dell'altra protagonista, Carmelina. Arriva con altri albanesi in cerca di povere ricchezze, a caccia di delusioni. Ma lei non è come gli altri: non è più in Albania ma non vuole essere nemmeno in Italia. Non è più all'Est ma neppure all'Ovest, forse solo nel mare, perché nel mare delle volte ci si può illudere di essere da qualche parte senza essere veramente in nessun luogo. Lume rifiuta quell'Occidente che è la negazione di tutta la sua vita e si accampa chiusa, difesa, recintata, in faccia al mare. Senza parlare con nessuno, in una specie di autismo politico-culturale. L'anomalia di questo comportamento così ostinato e diverso da quello degli altri profughi affascina Carmelina, che intuisce una richiesta profonda in quella radicalità. Una radicalità che è anche la sua, la radicalità di chi non rinuncia a cercare qualcosa tra l'orizzonte e il nostro essere qua. La tenerezza di un’amicizia fatta di molti ostinati silenzi, quelli di Lume, arroccata in riva al mare, e di altrettanto ostinate parole, quelle di Carmelina, per convincere, per smuovere, per salvare.

Info:
0832 - 801528

lunedì 30 luglio 2012

FLASHBOOK. LETTURE A CIEL SERENO LA RASSEGNA LETTERARIA DEL SALENTO

Chi l'ha detto che ai bambini si può leggere solo la sera, prima di andare a dormire? Si può leggere sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo! Molto meglio se su una bella Piazza che s’affaccia sul mare al tramonto. FLASHBOOK. LETTURE A CIEL SERENO – iniziativa ideata dall’associazione MaMi (Mamme a Milano), insieme ai gruppi Facebook "Libri e Marmellata" e "Letteratura per l'infanzia" – sbarca a Torre Suda, nel cuore del Salento, grazie all’idea di Walter Spennato che, insieme a Lupo Editore, e con la collaborazione dell’assessore alle Pari Opportunità Maria Rita Vergari e la consigliera Annamaria Errico, con il patrocinio del Comune di Racale, daranno vita a LUPI DI MARE RACCONTANO – quattro Flashbook pensati per i bambini del luogo ma anche per i turisti che soggiornano nella splendida marina ionica. I Flashbook sono degli incontri di lettura "dal basso", un modo nuovo ed originale di avvicinare bambini e genitori al mondo dei libri, attraverso la letture di favole e racconti. L’idea originale del Flashbook LUPI D MARE RACCONTANO sta però nel fatto che le autrici si fanno esse stesse lettrici per i bambini delle proprie favole, dei racconti che esse hanno immaginato e scritto: un modo ancora più “intimo” per far entrare i bambini all’interno della storia letta, ma anche l’opportunità per i genitori di confrontarsi con le autrici dei libri.

Il primo flashbook si terrà martedì 31 luglio dalla scrittrice-poestessa CARLA SARACINO che leggerà ai bambini il suo ultimo libro Gli orologi del paese di Zaulù (Lupo).

Martedì 7 agosto saranno la scrittrice CHIARA LORENZONI e l’illustratrice CHIARA CRINITI ad animare il secondo flashbook, dove la prima leggerà alcuni brani tratti dal suo ultimo libro Attila e Adalberta (Lupo); mentre la Criniti entrerà con i bambini nel mondo dei disegni e delle illustrazioni.

Il terzo appuntamento è per venerdì 17 agosto, dove lettrici locali leggeranno alcune delle favole e delle filastrocche pubblicate nei meravigliosi albi giganti illustratissimi Un, due, tre Stella editi da Lupo.

Chiuderà la flash-rassegna la celebre scrittrice ELISABETTA LIGUORI. L’appuntamento è per venerdì 24 agosto, con la lettura di alcuni brani del suo attesissimo libro per bambini che in autunno sarà pubblicato da Lupo, dal titolo Kora. Una storia a colori: una favola che è anche un po’ una storia vera sul mondo delle adozioni, rivolta ai bambini ma anche agli adulti.

Tutti gli incontri di lettura si svolgeranno a Torre Suda nell’Area Eventi alle ore 19.00.

Info
0832949510







domenica 29 luglio 2012

Wilma Vedruccio a Sentieri a Sud il 30 luglio 2012


Anche per questo 2012 si rinnova l’appuntamento con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto su vari temi in un luogo ricco di storia e di storie. “SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di condividere in uno spazio fisico e mentale, un luogo dell’anima che è stato fulcro della vita di una comunità, impressioni utili a favorire una maggiore conoscenza della cultura orale salentina e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Il secondo sentiero è per lunedì 30 luglio 2012 alle ore 21,00 nelle campagne di Kurumuny a Martano con "Sulle orme di Idrusa” di Wilma Vedruccio con le musiche di Rocco Nigro (Kurumuny edizioni). Al termine della presentazione Andrioli Nigro Duo in concerto. L'appuntamento fa parte di un percorso culturale e gastronomico che offre ai partecipanti l'opportunità di un momento multisensoriale irripetibile che unisce ottimi libri e gustose ricette, e che rappresenta per la casa editrice Kurumuny la prova incontrovertibile che i libri sono cibo per la mente proprio come il cibo è ristoro del corpo.

Questo libro di Wilma Vedruccio ha la forza del mare in tempesta, dotato di uno sguardo profondo pronto a cogliere con tenerezza la più tenue sfumatura dei pensieri che popolano gli animi dei protagonisti. Ma soprattutto “Sulle Orme di Idrusa” è un canto di pura poesia dedicato alla celebre e bella Idrusa donna bramata da tutti,  perché delicata come un raggio di luna, e conturbante come la seduzione che vince su tutto, sul dolore, sulla morte, sulle sorti  del mondo. Idrusa per Wilma Vedruccio è un vero e proprio sortilegio, una fiaba primordiale che ha la dirompenza della rivelazione, che parla con gli uomini e gli spiriti, un essere in bilico tra l’inferno e le nuvole. Chi avrà il piacere di leggere quest’opera, rimarrà come incantato da ogni singola parola, che costruisce una fitta tela di testi e contesti costruiti sui meccanismi dell’attesa e della speranza, che va la di là dell’ammiccare storico all’assalto dei turchi, e che rende eterna questa grande donna. La Idrusa di Wilma Vedruccio «ha la stessa forza di Didone innamorata, che per amore mette in discussione il suo ruolo di regina e sempre per amore decide di uccidersi sulla spada di quello che è stato il suo uomo pur di non rinunciare a nulla di se stessa. Ogni scelta di Idrusa sembra scaturire da un sentimento di inadeguatezza, dalla percezione del divario incolmabile tra lei e la realtà circostante: Idrusa si ribella alle convenzioni della sua intera comunità, stretta tra esigenze razionali e istanze emotive». Protagonista del racconto di Wilma è Idrusa, personaggio di donna otrantina creata da Maria Corti e trasfigurata dalla storia nel mito. Quella raccontata da Wilma è quasi un’epopea e Idrusa ha la potenza di un’eroina della classicità: è senza età, non è soggetta alle categorie del tempo e dello spazio, incarna l’archetipo di donna che proviene dal passato e si proietta indomita nel futuro. Idrusa ci riporta alla mente il ricordo di donne eccezionali, dotate di una straordinaria e inquietante personalità che si esterna nei rapporti interpersonali o che emerge a livello della coscienza individuale.

Al libro è allegato il CD con il racconto di Idrusa letto da Wilma, che ci porge la sua voce con il giusto pudore, senza pretese attoriali, ma lasciandosi trasportare, come è naturale per l’autrice, dal desiderio del racconto.

La musica di Rocco Nigro segue con grande sensibilità il disegno di Wilma, amplifica le emozioni, sa allontanarsi fino a farsi bordone, oppure sa far danzare a fianco della voce il proprio tema. Personaggi del libro sono anche Otranto, il profumo del mare, i colori di certe albe, gli odori delle erbe, il Salento dei tratturi e delle pietre parlanti, civette dagli “occhi dolci come lampade a petrolio”.


Cell.. 3299886391

sabato 28 luglio 2012

La Contessa di Lecce di Liliana D’Arpe (Lupo editore)


Liliana D’Arpe, leccese, compie gli studi presso l’Istituto margherita di Savoia, conseguendo il diploma di Maturità Magistrale. Fin dalle scuole medie le Suore scoprono e incoraggiano le sue predisposizioni artistiche e letterarie. A dieci anni, iscritta dal padre ad un concorso canoro, inizia una strada che la porterà negli anni ‘80 e ‘90 a affermarsi come una delle cantanti più conosciute e apprezzate nel Salento. Dal 2000, sentendosi matura per evolversi in un altro ruolo, si dedica alla stesura di sceneggiature e commedie musicali che metterà in scena al Politeama di Lecce, con successo di pubblico e critica. Presidente dell’Associazione culturale “Il Saraceno” dal 2006, cura la regia dei suoi spettacoli, dipingendone le scenografie teatrali. Da ogni suo elaborato traspare una profonda conoscenza e un’ardente passione.



Ci sono storie che ci aiutano a trascorrere un po’ di tempo della vita, spesso così complicata, ambigua, poco chiara. Ci sono storie che ci fanno conoscere dei personaggi che ad un certo punto vorresti fossero tuoi amici, per passare del tempo insieme a loro, al di fuori delle pagine. È il caso della famiglia Darini, di Caterina e Dalila, della loro bontà e pulizia nel cercare di lottare contro gli attacchi e gli agguati di familiari privi di scrupoli e troppo infelici per lasciarle in pace. In situazioni del genere solo l’intervento di uno spirito buono potrebbe… In una Lecce solare, in balia di profumi e colori, del suo passato e del suo avvenire, tra l’Università e il Centro Storico, in palazzi pieni di storia e di fascino si dipana un’avventura in cui fantasmi, risate, innamoramenti, gioie e dolori si intrecciano a comporre una storia leggera d’emozioni. Con, come sfondo, l’incanto e la magia di una città calda e mediterranea. Un mondo di buoni sentimenti e delicatezze dovrà difendersi dall’attacco di insospettabili (e non) pronti ad approfittare di ogni minima debolezza e piccola titubanza. La lotta tra il bene e il male si svolgerà fino alla fine, non lasciando indifferenti in cielo ed in terra. Una lettura che ci farà dimenticare i mondi di carta densi di buio e pesantezza e ci consolerà con la leggerezza e le dolci linee degli attori di quest’avventura. Il fantastico, il romantico, i buoni sentimenti ed un inarrestabile senso di giustizia ci riscalderanno come una delicata primavera.

venerdì 27 luglio 2012

Come l'aria di Melinda Nadj Abonji (Voland) - traduzione di Roberta Gado


La famiglia Kocsis – padre, madre e due figlie, Nomi e Ildikó – torna dopo anni in Voivodina, nel nord della Serbia, regione dove vive la minoranza ungherese a cui appartiene. Questo è solo uno dei tanti viaggi di ritorno alla propria terra che i Kocsis compieranno. Emigrati tempo prima in Svizzera, dopo vari lavori precari, i Kocsis riescono a farsi una posizione prendendo in gestione un’elegante caffetteria sul lago di Zurigo. Ma quello che sembra il risultato finale di un lungo processo di integrazione si rivela solo un’illusione. Con lo scoppio della guerra in Jugoslavia e il successivo arrivo di profughi in Svizzera, riemergono tutti i problemi di identità che parevano superati. Un romanzo sulla difficile ricerca di una nuova patria e nello stesso tempo sul legame indissolubile con le proprie radici. E la voce è quella della giovane Ildikó, che osserva con occhio ironico la storia della sua famiglia mentre conduce una vita in bilico tra due realtà: quella svizzera a cui non è mai davvero appartenuta, e quella della minoranza ungherese in Serbia a cui già non appartiene più.

giovedì 26 luglio 2012

“DONNE IN THRILLER” incontri ravvicinati con il brivido ... al femminile!


“DONNE IN THRILLER”  Incontro, racconto e presentazione delle opere narrative: “CAFE’ DES ARTISTES” di ANGELA LEUCCI (Lupo Editore) e “L’AVVOCATO DEL RE” di MARIA SERENA CAMBOA (Lupo Editore). L’appuntamento è previsto per il 28 luglio 2012 ore 21,00 presso il Palazzo Baronale di Collepasso (Lecce). Presenta e modera: Mario Del  Vecchio.  Due donne, due thriller, una galleria di suggestioni e introspezioni psicologiche che vi condurranno in un mondo romanzesco insolito. ANGELA LEUCCI è tutto e di più: giornalista, blogger, scrittrice, ha pubblicato diverse raccolte di racconti e poesie. "Cafè des Artistes" è un romanzo breve che ci conduce attraverso storie quasi inenarrabili, ma al tempo stesso mescola ironia e malinconia. MARIA SERENA CAMBOA è una giovane avvocato cassazionista, autrice di numerosi articoli e saggi. E' alla sua prima opera narrativa, un legal thriller all'italiana dove si intrecciano giochi di potere,cinico arrivismo, ma anche un po' di candido amore, il tutto tra Foro leccese e campagne salentine. Ma non possiamo raccontarvi tutto, venite ad ascoltare, e soprattutto...a leggere!!! "Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. " DANIEL PENNAC


L’avvocato del Re di Maria Serena Camboa - Non sono certo intuito ed ambizione a mancare a Martina Borghesi, giovane avvocato del Foro leccese, segnata da una traumatica esperienza che la lega contraddittoriamente al brillante Teodorico Fuortes. Quando la bellissima Cinzia viene trovata cadavere nella fangosa campagna salentina, ad essere accusato del delitto è il fidanzato Giacomo, perfetto capro espiatorio. Chiamata ad assisterlo da Fuortes, Martina scopre presto che nulla è come sembra: oscure ingerenze viziano le indagini, mentre un'accesa campagna elettorale suscita inimicizie e sospetti incrociati. L'avvocato viene a conoscenza di scottanti risvolti della vita locale che la guidano verso una verità terribile e devastante. Un legal thriller all'italiana in cui si intrecciano giochi di potere, introspezioni psicologiche, cinico arrivismo e il sogno del grande amore.

Avvocato cassazionista, si occupa in prevalenza di diritto bancario e dei mercati finanziari. In campo accademico e professionale ha scritto numerosi articoli e saggi: Il nuovo reato di usura: dallo stato di bisogno al tasso di soglia, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, 1997; La riforma del reato di usura, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/98; Ancora sulle società professionali: una questione dibattuta, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 4/98; I patti parasociali alla luce della disciplina dettata dal Testo Unico della Finanza, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, Lecce, n. 12, 2001; Le indagini in banca, cosa resta del segreto bancario?, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/02.
L'avvocato del re è la sua prima opera di narrativa.

Cafè des artistes di Angela Leucci - Una bionda detective argentina, un caffè letterario, lo strano omicidio di un pusher. Sono solo alcuni degli elementi di "Café des Artistes", romanzo breve che apre il ricco scenario ai personaggi racchiusi in questa raccolta. Una galleria di suggestioni, in cui il folle Michele Lamorte scolpisce nella pietra l'immagine della moglie morta e il motto "Beati quelli che non hanno storia", un'insegnante costruisce dentro di sé l'aberrazione per i lunedì, due gemelle uccidono per essere felici e due gemelli si danno all'incesto per liberare il mondo dal male. Come nei Menecmi plautini o nei film di Peter Greenway, anche le immagini simmetriche nascondono storie inenarrabili, tutte da leggere.

Angela Leucci - Incantatrice di serpenti, go-go dancer, blogger e giornalista, Angela Leucci è lo pseudonimo infelice dietro cui si nasconde Clarita Lasalerosa, l'eroina di questo romanzo. Attualmente è corrispondente per i quotidiani "La gazzetta del mezzogiorno" e Otranto Oggi, il settimanale Belpaese e per il portale DireDonna. Ha pubblicato con Akkuaria "Nani, ballerine e altre suggestioni" ed è stata finalista al concorso "Streghe e vampiri" di Giovane Holden Edizioni. Suoi racconti e poesie sono comparsi nelle raccolte "31 piccoli scatti & scritti" di Linea BN Edizioni ed "Eroticoamore" di Albus, e nella miscellanea "Note di storia e cultura salentina" della Società di Storia Patria per la Puglia.


Info
0832949510

mercoledì 25 luglio 2012

Sofia Schito e Lupo editore al Premio Kallistos


L'Amministrazione Comunale di Alliste ha deciso di conferire il "Premio Kallistos - Sezione Giovani Eccellenze 2012" a Sofia Schito, autrice de LA B CAPOVOLTA (Lupo Editore). TALE RICONOSCIMENTO MIRA A VALORIZZARE LA SUA ATTIVITA', CON L'AUSPICIO CHE POSSA CONSOLIDARSI NEGLI ANNI E DARE LUSTRO AD ALLISTE E FELLINE. Consapevole di quanta strada ci sia ancora da percorrere, mi auguro che così possa essere. Intanto ringrazio di vero cuore chi ha creduto in me sin dall'inizio e ha voluto fortemente che mi fosse conferito questo premio: il Sindaco del Comune di Alliste, Avv. Antonio E. Renna, il Presidente del Consiglio Comunale, Dott. Angelo Catamo e il Dirigente Comunale, Avv. Luca Leone. Lupo Editore, L’appuntamento è previsto per giovedì 26 luglio 2012 ore 21,00 presso Piazza San Quintino ad Alliste (Lecce)
Si può parlare della Shoah in tanti modi. In "Se questo è un uomo" Primo Levi lo ha fatto con poesia, coinvolgendo l'umanità intera in un capolavoro che tocca l'emozione di tutti, nel suo unire la bellezza della parola all'orrore umano. E in questa storia proprio "Se questo è un uomo" e Primo Levi guidano un bambino che vivrà con la grazia propria della sua età un evento che ancora gli uomini non si riescono a spiegare. L'infanzia entra nella Storia più cupa ed aberrante, provando a sfiorare il mistero del buio della coscienza dell'uomo europeo. Levi la accompagna nei luoghi del degrado della nostra civiltà, e lo fa con la sua prosa immortale come intermezzo, che cerca di spiegare l'inspiegabile all'innocenza di chi non ha ancora saputo tutto dell'Uomo. Questo romanzo ci condurrà per mano in un incubo che non può essere lasciato solo al passato. Una storia che ci porterà a sentire l'inesorabilità del male ammantato dall'ingenuità dell'infanzia e dalla profondità della letteratura. Un libro che fa della semplicità lo strumento di narrazione per rispettare quei fatti senza rinunciare all'immaginazione e alla speranza. Riuscirà l'ingenuità dell'infanzia a lenire la drammaticità della realtà? O nulla si può al cospetto di quello che l'uomo è capace di fare quando conosce l'inverno della sua coscienza? Un libro scritto senza artifizi intellettuali, che parla con la lingua dei ragazzi di quello che i ragazzi non dovranno mai conoscere.
Sofia Schito vive a Felline, in provincia di Lecce. Da anni impegnata in attività che vedono coinvolti ragazzi delle scuole elementari e medie, trae da loro continua ispirazione. Ama scrivere da sempre, sin da quando a scuola ha sentito parlare per la prima volta di soggetto, verbo e complemento. Lo testimoniano le scatole sull'armadio della sua stanza piene di diari che ha cominciato a scarabocchiare quando era poco più che bambina. La storia invece è una passione che le è venuta negli anni. Lo testimoniano i voti, poco lusinghieri, che ai suoi compiti dava il professore del liceo. Ogni volta che le restituiva un compito corretto, la domanda era sempre la stessa: "Sofia, a che serve copiare?". Per lei allora aveva un senso, significava evitare di trascorrere interi pomeriggi a memorizzare date, luoghi e avvenimenti. Col passare del tempo, per fortuna, si è resa conto che la storia è ben altro. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e al terzo anno, al momento della scelta dell'indirizzo, forse per una sorta di legge del contrappasso, sceglie proprio l'indirizzo storico. La B capovolta è il suo primo romanzo per ragazzi. Nella scelta dell'argomento, ci sono buone probabilità che si sia ispirata alle iniziali del suo nome.

Info . http://www.lupoeditore.it/lupo/ - 0832949510

martedì 24 luglio 2012

Ricci i tuoi capelii a Sentieri a Sud


Anche per questo 2012 si rinnova l’appuntamento con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica ed evoluzioni moderne: uno spazio di confronto su vari temi in un luogo ricco di storia e di storie. “SENTIERI A SUD” nasce con l’idea di condividere in uno spazio fisico e mentale, un luogo dell’anima che è stato fulcro della vita di una comunità, impressioni utili a favorire una maggiore conoscenza della cultura orale salentina e di coloro che sono oggi le nuove voci narranti in questa “isola sonante”. Si parte con il primo sentiero mercoledì 25 luglio 2012 alle ore 21,00 nelle campagne di Kurumuny a Martano con "Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole" edito da Kurumuny con contributi critici di LUIGI CHIRIATTI, CIRO DE ROSA, SALVATORE ESPOSITO, RAFFAELE CRISTIAN PALANO, ADRIANA BENEDETTA PETRACHI. E’ previsto l’intervento musicale delle Cantrici di Cannole
"Ricci i tuoi capelli - Arie e canti popolari di Cannole" aggiunge un ulteriore tassello nel percorso di ricerca musicale al quale la casa editrice salentina Kurumuny, con assiduità, dedica parte del suo ricco catalogo; basti pensare ad uscite recenti come "Corimondo", "Canti e suoni della tradizione di Carpino", "Uccio Aloisi il Canto della Terra", "Uccio Bandello la Voce della Tradizione", dove la formula del booklet+cd reinventa la trasmissione della tradizione. "Ricci i tuoi capelli" dà voce a un canto tutto al femminile. La maggior parte del repertorio presente in questo lavoro è rappresentato dai canti diffusi in tutta la Penisola e questo elemento conferma, ancora una volta, come la poesia popolare e la sua musica, che toccano corde del sentire comune, sono conosciute ovunque, appartengono a tutti e suscitano uguali sentimenti anche se il "modo" di esecuzione assume caratteristiche diverse e le fanno appartenere al luogo e al tempo in cui vengono eseguiti. Al centro dell'indagine che ha dato vita a questa pubblicazione è la voce che è corporeità, spessore, timbro, calore comunicativo, e che si fa mezzo per riannodare i fili della memoria, per narrare, testimoniare. I canti a sole voci di questa raccolta possiedono una marcata valenza emozionale: sono storie più o meno conosciute, che raccontano dell'amore, della fatica del lavoro, delle relazioni sociali, della quotidianità, dell'emigrazione, della lontananza. Il cantare di queste donne è giocoso e nudo, senza orpelli e senza palchi e riflettori, un cantare distante dai codici spettacolari che è il segno di quanto l'analisi della pluralità sonora salentina non possa darsi del tutto completata e riveli ancora tesori, al di là del mare, sole, mieru (vino) e pizzica, giustamente celebrati, ma più spesso spacciati e consumati con superficialità. Il volume è corredato da due Cd che contengono un'antologia di brani scelti, per un totale di 42 tracce. Il Cd "Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole" è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS - PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV" ed è patrocinato dalla Provincia di Lecce, dall'Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole.

Cell.. 3299886391

lunedì 23 luglio 2012

Pipino I Re dei Longobardi e Re d’Italia e Bernardo I Re di Lombardia e Re d’Italia Matteo Cornelius Sullivan (Youcanprint)


Pipino I Re dei Longobardi (-810) e Re d’Italia (781-810) Bernardo I Re di Lombardia e Re d’Italia e suo figlio Bernardo I, Re di Lombardia (810-816) e Re d’Italia (813-817), furono rispettivamente figlio e nipote dell’Imperatore Carlo Magno; questi due Re d’Italia vissero vicende straordinarie ed è scopo di questo testo tracciarne le biografie, riordinando quel poco che la storia ci ha tramandato di loro. I due Re furono sepolti nella Basilica si Sant’Ambrogio a Milano e di Bernardo I è ancora esistente la tomba, mentre di Pipino I si trova ancora la lapide, non distante da quella dell’Imperatore Ludovico il Pio, altro figlio di Carlo Magno che fu crudele responsabile della morte del nipote Bernardo.

domenica 22 luglio 2012

101 misteri della Puglia che non saranno mai risolti di Rossano Astemo (Newton Compton)


 Miti del passato, oscuri avvenimenti ed enigmi senza spiegazione: un viaggio nell’anima di una terra dai mille volti. La Puglia è una regione dai mille volti. Quello del limpido mare e della sabbia dorata, meta privilegiata del turismo nazionale e straniero, quello della terra del buon cibo e dell’ottimo vino, abitata da gente ospitale, gioviale e solare. C’è però una linfa scura che scorre sotto la sua pelle, un humus profondo di misteri che la nutre sin dai tempi più remoti, una trama di domande che sono destinate a restare senza risposte certe. Alcuni esempi? Quale mistero si nasconde dietro la complessa e criptica costruzione di Castel del Monte? Che significato hanno i simboli dipinti sui trulli di Alberobello? Nella basilica di San Nicola a Bari è sepolto veramente il segreto del Sacro Graal? 101 misteri della Puglia (che non saranno mai risolti) è un viaggio in questa terra complessa, tra miti del passato ed enigmi del presente, con un occhio puntato sulle vicende di cronaca che hanno scioccato l’opinione pubblica negli ultimi anni, dal caso di Palmina Martinelli a quello di Peppino Basile, dalla vicenda di Caterina Capuano fino al terribile omicidio di Sarah Scazzi.

Tra i 101 misteri della Puglia:

Federico II e il mistero di Bianca Lancia
Il cavaliere senza testa
I misteriosi simboli sui trulli di Alberobello
Perché le case di Mattinata guardano in direzione del mare?
Le stimmate di Padre Pio, tra fede e scetticismo
Padre Cipriano e l’incontro con Satana
Estate 1953: extraterrestri a Molfetta
Palmina Martinelli: fu davvero suicidio?
Angela Petrachi: come morire impalati a Melendugno
L’omicidio del consigliere Peppino Basile
Sarah Scazzi e l’adolescenza negata


Rossano Astremo -   è nato nel 1979 a Grottaglie, paese della provincia di Taranto, ma vive e lavora da anni a Roma. Con la Newton Compton ha pubblicato 101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita e 101 storie sulla Puglia che non ti hanno mai raccontato.

sabato 21 luglio 2012

Vittoria Coppola con il suo GLI OCCHI DI MIA FIGLIA (Lupo Editore/EdizioniAnordest) e Nicoletta Bortolotti con il suo E QUALCOSA RIMANE (Sperling&Kupfer) in un unico incontro


Lupo Editore incontra Sperling&Kupfer. Imperdibile incontro organizzato dal Salotto Letterario di Porto Cesareo. Importante occasione per partecipare ad una doppia presentazione. In una sola occasione due autrici protagoniste delle cronache nazionali della cultura di questi ultimi mesi: Vittoria Coppola con il suo GLI OCCHI DI MIA FIGLIA (Lupo Editore)  e Nicoletta Bortolotti con il suo E QUALCOSA RIMANE (Sperling&Kupfer). L’appuntamento è previsto per domenica 22 Luglio alle ore 19:00 presso il LIDO BASSA MAREA in VIA 2 a PORTO CESAREO (LE). Modera l’incontro e coordina le autrici Stefano Donno

Gli occhi di mia figlia di Vittoria Coppola (Lupo editore) - “L’amore è unico: a volte nasce dal niente, cresce con niente, si spezza per niente”, è questa la frase che compare sulla quarta di copertina del mio romanzo, “Gli occhi di mia figlia”, uscito nell’autunno del 2011 con Lupo Editore e ripubblicato, nel gennaio 2012 da Edizioni A Nord Est e Lupo Editore. “Gli occhi di mia figlia”, nel Natale 2011, è  stato premiato dalla Redazione di Billy il vizio di leggere, rubrica del TG1 Focus, come “Miglior Libro sotto l’albero”. In seguito ha partecipato al concorso che lo avrebbe letto “Libro dell’Anno 2011 per il TG1″, riportando più di 162.000 preferenze, espresse direttamente sul sito della rubrica “Billy, il vizio di Leggere”. In seguito al conseguimento di questo riconoscimento il libro è stato ristampato nella sua seconda edizione e distribuito in tutta Italia.

E qualcosa rimane di Nicoletta Bortolotti (Sperling e Kupfer)- Non ho bisogno del tuo amore. Sembra dire questo Viola, con gli undici anni di silenzio che l'hanno divisa dalla sorella Margherita, compagna di un'infanzia ormai troppo lontana. Un'infanzia di ginocchia sbucciate, risate e mille giochi inventati insieme per non vedere la tristezza della mamma e le assenze del papà, nella Milano dei concerti di Vecchioni, delle canzoni di Ornella Vanoni e delle Feste dell'Unità, dove mamma e papà si baciavano, cantavano, litigavano e si baciavano ancora.
Ma oggi, dopo tutti questi anni, Viola ritorna: la sorella più piccola, quella che non aveva mai paura del buio, che baciava gli sconosciuti e si innamorava del vento, libera e generosa di sé come Bocca di Rosa, è tornata per chiedere alla sorella più grande di passare un giorno al mare, loro due sole. Per raccontarle finalmente il segreto che l'ha tenuta così a lungo lontana. E dimostrarle che un amore da lontano non è un amore da meno.
Con una scrittura cristallina, Nicoletta Bortolotti racconta una storia di famiglia agrodolce e delicatissima. La storia di un amore assoluto, e di un'infanzia che se n'è andata in punta di piedi, senza voltarsi ad aspettare. Un romanzo di un'intensità straordinaria, ma lieve e incantato come una bolla di sapone.

Info:
tel. 0832-949510


venerdì 20 luglio 2012

Raffaele Gorgoni (Rai TG3) su “Caminante” di Mino De Santis (Lupo Editore)


 Ieri, nell’edizione delle 14.30 del Rai TG3 Puglia, è andato in onda un servizio, firmato da Raffaele Gorgoni, su “Caminante”, il secondo cd di Mino De Santis appena edito da Lupo Editore nella nuova collana “Ululati”. “È tornato allo scadere dell’anno e dopo ‘Scarcagnizzu’, refolo vorticante di vento che solleva gonne e polvere, siamo al secondo cd, “Caminante”. Mino De Santis centellina le sue canzoni così, dialetto quanto basta e soprattutto un passo di lato rispetto a tutto l’armamentario politicamente corretto delle salentinità più o meno tamburellanti. Nulla sappiamo delle sue parentele musicali, ma resta il sospetto che i rami del suo albero genealogico risalgano verso George Brassens e soprattutto il cattivo carattere di Jacques Brel. Infatti nei testi di De Santis non c’è traccia di cadute buoniste o furbette e, non a caso ha trovato ospitalità nella nuova etichetta “Ululati” di Cosimo Lupo, editore non certo arreso agli spiriti del tempo.
Insomma De Santis non c’entra con la ‘bandistica salentina’ e soprattutto finora si è salvato da musicologi, etno-musicologi e sociologi; canta seduto, come un vecchio narratore di storie, sembra anche buono, ma i suoi lampi di cattiveria scaldano il cuore.”


giovedì 19 luglio 2012

VITTORIA COPPOLA CON “GLI OCCHI DI MIA FIGLIA” (LUPO EDITORE) VINCE LA XXII EDIZIONI DEL PREMIO NAZIONALE VRANI


Il 21 Luglio 2012 la scrittrice Vittoria Coppola sarà ospite della XXII edizione del Premio Nazionale Vrani di Borgagne.  L'assegnazione del Premio Vrani, promosso e organizzato dal Circolo Culturale Ricreativo di Borgagne viene assegnato annulamente dal 1991 ai nativi del Salento che si siano distinti per la loro attività professionale, imprenditoriale, artistica, sportiva, religiosa e sociale. Quest’anno sarà proprio l’autrice salentina ad essere insignita di questo prestigioso riconoscimento, per aver valorizzato luoghi, memorie, e colori del Salento con il suo libro “Gli occhi di mia figlia” edito da Lupo editore. Appuntamento dunque il 21 luglio alle ore 21,00 in Piazza Madonna del Carmine a Borgagne (Lecce).  “Sono felicissima di ricevere questo riconoscimento, la cerimonia si terrà alle ore 21.00 in Piazza Madonna del Carmine, a Borgagne. “Sono onorata di ricevere un riconoscimento di tale valore. Emozionata per aver contribuito - con la mia scrittura e la mia passione - a divulgare il buon nome del nostro bellissimo territorio, che tanto mi è stato vicino. Parteciperò alla serata del 21 luglio – dichiara la scrittrice - con il cuore pieno di orgoglio e Affetto profondo per il Salento e per la Sua splendida gente."


“L’amore è unico: a volte nasce dal niente, cresce con niente, si spezza per niente”, è questa la frase che compare sulla quarta di copertina del mio romanzo, “Gli occhi di mia figlia”, uscito nell’autunno del 2011 con Lupo Editore e ripubblicato, nel gennaio 2012 da Edizioni A Nord Est e Lupo Editore. “Gli occhi di mia figlia”, nel Natale 2011, è  stato premiato dalla Redazione di Billy il vizio di leggere, rubrica del TG1 Focus, come “Miglior Libro sotto l’albero”. In seguito ha partecipato al concorso che lo avrebbe letto “Libro dell’Anno 2011 per il TG1″, riportando più di 162.000 preferenze, espresse direttamente sul sito della rubrica “Billy, il vizio di Leggere”. In seguito al conseguimento di questo riconoscimento il libro è stato ristampato nella sua seconda edizione e distribuito in tutta Italia.


Info:
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mercoledì 18 luglio 2012

CHI E' E.M.? L'autore misterioso di "La regina del catrame"


“Settembre 2011. Alla nostra redazione di Corbaccio arriva una mail della Signora B, agente letterario, in cui si propone la lettura di tre romanzi polizieschi di un autore sconosciuto: Emilio Martini. Si tratta delle avventure di un commissario di polizia con la segreta aspirazione di diventare scrittore. Editor e redattrice, decidono di leggere il manoscritto. Sono affascinate: i sapori delle gustose cene che il commissario si concede durante le indagini, il realismo dell’ambientazione e l’atmosfera sono gli elementi che le conquistano. Incuriosite, decidono chiedere qualche informazione in più sull’autore: chi è, cosa fa nella vita. La Signora B ignora chi sia Emilio Martini, ha ricevuto l’incarico di occuparsi della ricerca di un editore e così ha proceduto. L’unica notizia è che si tratta di uno pseudonimo: il nome proprio è un omaggio a Salgari e il cognome è stato scelto perché ricorda un prodotto italiano di valore. In casa editrice si scatena la ricerca online a “Emilio Martini”: Facebook, Google e tutti i mezzi di Internet vengono utilizzati, ma senza risultati. Alcuni ‘Emilio Martini’ esistono, ma cascano dal pero quando vengono interpellati, non sanno assolutamente nulla del commissario Bertè né sono scrittori. Le supposizioni si fanno sempre più numerose: perché un autore dovrebbe celarsi? È timido? Refrattario a comparire? Può essere un autore già famoso per altre opere che non vuole ‘contaminare’ la sua carriera con un semplice poliziesco… magari un professore di filosofia, un saggista, uno storico? Può essere un abile simulatore di stile…


Il giallo nel giallo, il mistero nel mistero… Ma, dall’analisi del testo emergono alcuni indizi: non può essere giovanissimo, è di certo un assiduo, frequentatore della Liguria ma molto probabilmente è milanese, visto l’amore con cui parla di Milano, e soprattutto dimostra di conoscere a fondo l’ambiente della Questura… quindi, logicamente, un poliziotto che per ovvi motivi ha deciso di celarsi sotto falso nome. Oppure per converso la scelta di non comparire può essere dettata da un’altra impossibilità: è un malavitoso, un latitante, qualcuno che conosce l’ambiente poliziesco ma sta dall’altra parte della barricata…
E allora? Allora Corbaccio ha deciso di accettare la sfida del misterioso Emilio Martini e di pubblicare le indagini del commissario Gigi Berté, una nuova, agile serie per chi ama indagini, ambientazioni, situazioni e noir tutti italiani raccontate in tre romanzi, di cui il primo è “La regina del catrame”.

 CHI È E. M.? - Comunque non ci daremo per vinti e la figura misteriosa che si cela dietro lo pseudonimo di Emilio Martini. Pubblicheremo tutti gli indizi su http://www.facebook.com/CommissarioGigiBerte

martedì 17 luglio 2012

VITTORIA COPPOLA CON GLI OCCHI DI MIA FIGLIA A FELLINE


Metti insieme: una sera d’inizio estate, un piatto della tradizione locale accompagnato da un calice di buon vino, un gruppo di donne ed ecco prendere forma gli eventi estivi de ‘E Patrune, osteria e bottega di vino olio e tipici nel centro storico di Felline.  Nel salotto più suggestivo tra i borghi antichi del Salento, l’invito a “Degustazione d’Autore – Estate” è rivolto a chi assaggiando i talenti delle vicine aziende agricole, si giova con buon vino nel conversare con artisti emergenti salentini.
Mercoledì 18 luglio il secondo appuntamento di questa rassegna estiva, realizzata in collaborazione con Ass. Libertà è Partecipazione e Libreria Dante Alighieri di Casarano, con la presentazione “Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola(ed. Lupo Editore/aNordest), romanzo vincitore del sondaggio “il libro dell’anno” della rubrica del tg1 Billy il vizio di leggere. Interverranno insieme all’autrice il giudice Salvatore Cosentino e l’editore Cosimo Lupo. Appuntamento allora a mercoledì 18 luglio ore 20.00 Felline Piazza Castello presso Osteria E Patrune.


“L’amore è unico: a volte nasce dal niente, cresce con niente, si spezza per niente”, è questa la frase che compare sulla quarta di copertina del mio romanzo, “Gli occhi di mia figlia”, uscito nell’autunno del 2011 con Lupo Editore e ripubblicato, nel gennaio 2012 da Edizioni A Nord Est e Lupo Editore. “Gli occhi di mia figlia”, nel Natale 2011, è  stato premiato dalla Redazione di Billy il vizio di leggere, rubrica del TG1 Focus, come “Miglior Libro sotto l’albero”. In seguito ha partecipato al concorso che lo avrebbe letto “Libro dell’Anno 2011 per il TG1″, riportando più di 162.000 preferenze, espresse direttamente sul sito della rubrica “Billy, il vizio di Leggere”. In seguito al conseguimento di questo riconoscimento il libro è stato ristampato nella sua seconda edizione e distribuito in tutta Italia.


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lunedì 16 luglio 2012

FACCIA UN BEL RESPIRO DI LAURA GRIMALDI (MONDADORI)


“Per quanto spossata, sfiatata, acciaccata da una grave patologia polmonare, la paziente molto speciale protagonista di questo libro vede il reparto ospedaliero come un palcoscenico su cui medici e malati, infermieri e parenti in visita interpretano - attori inconsapevoli - la pièce della commedia della vita. Il racconto è un inanellarsi di piccole storie all'interno della storia più grande dei vari ricoveri della protagonista. Non vengono fatti nomi, nemmeno quello dell'ospedale stesso, perché ciò che accade è in qualche modo esemplificativo di una condizione più generale... Machu Picchu, lo Sciamano, Martello Pneumatico, Miss Ceausescu, Tromba di Gerico, Nosferatu. Così vengono identificati alcuni dei personaggi che si muovono attraverso le pagine, tessendo un'appassionante trama narrativa. La protagonista riesce a liberare energie nuove in un ambiente che per sofferenze, abitudini inveterate, assenza di stimoli, tenderebbe a restare cristallizzato. E malgrado il proprio dolore, lo scoramento, il senso di lutto, parla di letteratura con un infermiere peruviano, scambia confidenze con gli altri degenti, fa entrare di nascosto la sua parrucchiera. E intanto osserva con sguardo fulminante, lo sguardo di una donna straordinaria, tutto ciò che accade in quell'universo popolato di speranze e rassegnazioni, in cui medici, infermieri e malati si sorprendono a volte nel realizzare di essere fra loro sodali invece che antagonisti.
Se quando ci si trova ad affrontare una delle situazioni più difficili dell'esistenza si corre il rischio di perdere l'oggettività, Laura Grimaldi evita questa trappola, e con profonda, mai arresa vitalità e strepitosa ironia attraversa in prima persona l'esperienza della malattia tracciando una sorta di piccolo "manuale di sopravvivenza ospedaliera" e insieme un delizioso, dissacrante viaggio in quell'altrove in cui si sperimenta anche la contiguità con la morte.

domenica 15 luglio 2012

OPEN DI ANDRE AGASSI (EINAUDI): INTERVENTO DI VITO ANTONIO CONTE


E, alla fine, alla fine della storia, alla fine dei ringraziamenti, alla fine di tutto, a pagina quattrocentonovantasei, i brividi si sommano ai brividi. Alla fine, è un unico, pervasivo, interminabile, brivido. Alla fine, è un brivido che parte da fuori, dalle ultime righe. L’ultima cosa detta che dà senso pieno alle altre, le raccoglie tutte, le tiene strette, le evidenzia una a una. E ne rimarca ogni parola, le scuote una volta ancora, ognuna col suo peso, ognuna con la sua levità, shakerando un’immane fatica a una ancor più grande felicità. Ne annusa l’odore. Le frange al vento, poi, e le lascia deflagrare, sì che –sparse, sperse e sospese lassù- coriandolano giù (come di gravità mutata) e –nel contatto- rizzano peli e pelledocano carne e capelli che s’erano obliati anticipatamente ricrescono e… prima di trasformarmi in un lupo mannaro, prima che il brivido penetri nel ventre, prima che un’altra sola cazzata esca dalla mia bocca e diventi parola, devo cancellare un predicato verbale inopportuno, scorretto e sgradevole: “trasformare”. Se non lo facessi e –per assurdo- Andre leggesse questo pezzo, direbbe: “Non ho speso la mia vita fin qui e, per la mia storia fatta libro, due anni di fatica, perché un emerito coglione leggesse senza comprendere un cazzo della mia vita e della fatica di scrivere”. Già c’è stato Bud Collins che “ha sacrificato la verità sull’altare dell’allitterazione”. Io non lo farò. E, allora, cancello “trasformare” e lo sostituisco con “diventare”. Adesso posso continuare: prima di diventare un licantropo, lascio che quel brivido s’insinui dentro di me e mi percorra tutto e lui… No, lei! Chiamerò quel brivido emozione. Chiamerò quel che mi attraversa dal cuoio capelluto sino alla punta dei piedi emozione: una gran bella imprevista emozione. Ché l’emozione è donna! Così va meglio. Posso andare avanti. Sto giocando. E faticando. Ché non è affare che si possa risolvere con una “battuta” scrivere di questo libro. Potrei “palleggiare” il lemma “battuta” con l’ironia. Ma mi ritroverei a dover disquisire con un linguaggio tecnico che non m’appartiene. Ché il tennis non l’ho mai praticato. Nel defunto Circolo Tennis di San Pietro in Lama (sarà stata l’adiacenza al Cimitero? In quella zona ci sono tutti i Campi, compreso quello di calcio. Morto anche quello! Come il mio agone sportivo!) ci sono stato qualche volta. Ci ho giocato una sola volta con una racchetta prestatami da Giò. E questo, se togliamo la TV, poca TV, chiude il mio rapporto con quello sport. Potrei dire. Ma dire è altra cosa. Posso provare a scrivere facendo finta di dire. Ma anche così facendo tradirei la sostanza del libro. Potrei provare a fottermene dei pensieri che mi vengono per inchiostrare parole su “OPEN”. Passare al fare. Sì, questo è qualcosa in armonia con lo spirito di “OPEN”. Un libro il cui titolo bene sarebbe potuto essere: “THANKS”. Ché Andre Agassi, dopo aver sputato tutto l’odio verso tutto (prima di tutto verso il tennis) e tutti coloro (prima di tutti verso il padre boxeur) che costantemente gli hanno fatto chiedere: “Apro gli occhi e non so dove sono o chi sono. Non è una novità: ho passato metà della mia vita senza saperlo”, e dopo aver, per questo, odiato anche se stesso, non ha lesinato gratitudine al mondo intero. Ché il suo odio era effetto del suo malessere. Ché il suo odio era conseguenza delle gabbie dov’era ricacciato perché diventasse quel che non aveva scelto di diventare. Ché il suo odio era corollario di un imperativo categorico dettato da chi sapeva sempre dov’era e cos’era. Un imperativo che si coniugava col dover essere il numero uno. Che faceva il paio con “vincere” a ogni costo. Ma l’ebbrezza delle vittorie porta fama e soldi, non dà la chiave per comprendere chi sei e che cosa sei. Quella chiave, spesso, la si trova in un luogo chiamato solitudine. E, in quel luogo, bisogna fare i conti con la tristezza, con la disperazione, col nulla, finché non trovi una ragione, un motivo, una causa per vivere davvero. Finché non trovi il piacere d’esistere. In quel luogo ci arrivi dopo ogni “sconfitta” e, allora, sembra scontato dirlo, le sconfitte rendono possibile comprendere la vita molto più di qualsiasi vittoria. E la comprensione della vita fa amare le cose della vita. E fa dire: grazie! E altro fa dire e altro potrei dire… Il mio grazie, per intanto, va a Lù. Ché del libro mi ha fatto dono. Un libro che mai avrei acquistato. Per uno stupido pregiudizio articolato in tre punti: 1) cosa cazzo potrà mai dirmi un tennista famoso e ricco che, pure, le rare volte che l’ho visto giocare alla TV, mi è stato… simpatico? 2) Per un altro motivo: non amo le biografie! 3) E, poi, perché il lettore ch’è in me, in questi casi, pensa: chissà chi gliel’ha scritto... Conseguenza di questo pensiero: è un’operazione editoriale e come (sono costretto a mettere il “quasi”, ma in questo caso lo faccio più che volentieri, ché quando si commette un errore riconoscerlo amplia lo spettro visivo dell’anima) tutte le operazioni editoriali (di questo tipo, ma non solo), anche a prescindere dalla finalità, mi urtano i coglioni! In altri termini: solitamente scelgo le mie letture, non me le faccio imporre! Mi sembravano tre buoni motivi per non leggere “OPEN”, della cui esistenza già avevo contezza. E mi bastava. Poi, il caso. E la Lù. Le sue parole. Che hanno peso e sostanza. Mi sono ritrovato il libro tra le mani. E quando i miei occhi gli si sono posati sopra, mi ha rapito tutti i sensi. Non solo ho colmato il vuoto di conoscenza intorno a Andre Agassi tennista, ma –soprattutto- ho conosciuto (…) un uomo che mi ha trasmesso una parte consistente di sé. Ché questo libro è una narrazione vorticosa e strabiliante che dà ragione a una mia radicata convinzione: la fine di qualcosa segna sempre l’inizio di altro. Ho amato la passione che trasuda da ogni pagina di questo libro. Ne ho amato le contraddizioni. E i paradossi ho amato. Mi sono ritrovato nell’unica certezza giornalmente custodita e praticata da Andre Agassi: l’incertezza! Ho condiviso il senso del dovere e del lavoro, quantunque imposto o scelto (ma, comunque, parte del proprio essere in movimento). Ne ho ammirato la rivolta. Ne ho apprezzato il senso. Mi ha insegnato, una volta ancora, che l’equivoco sta nelle cose e non in chi le fa o le guarda. Ch’è facile fraintendere. Se si vuol essere fraintesi. Se chi sta dall’altra parte non vuole la verità. Se c’è un sistema che della menzogna ne fa il business perché il business è mezzo e frutto del sistema e il sistema esiste perché è artificio esso stesso. Devo gratitudine a Andre Agassi per le pagine di questa storia, della sua storia, per come l’ha raccontata, per quella prima persona che fa dell’io narrante qualcuno che (nel mentre leggi e in fine) sta compiendo un viaggio insieme a te, qualcuno che (in fine) ha deciso di viaggiare insieme a te, qualcuno che (in fine) ha scelto di stare un po’ con te. E quando questo accade per quasi cinquecento pagine di vita, con tutto quel che in tante pagine d’esistenza c’è, non c’è scampo, non c’è nascondiglio possibile, non c’è maschera che tenga, non c’è nulla che possa dividerti da quel che sei, da quel che sei stato, da quel che sei diventato. Né lo vuoi. Anzi, vai in giro nudo perché sai, finalmente sai che così sei nato… “OPEN”, ho compreso dopo la lettura, è il giusto titolo per questo libro. Ché open ha molti significati. Come verbo. Allargare. Aprire. Dischiudere. Disserrare. Esordire. Iniziare. Pulire. Rivelare. Schiudere. Spiegarsi. Come sostantivo. Aperto. Franto. Incerto. Libero. Pubblico. Non me ne volete se sbaglio qualcosa. L’inglese mi manca. Mi son fatto aiutare da google. Ma trovo che tutti quei significati si attagliano bene al contenuto del libro e, prima ancora, a quel che Andre Agassi desiderava che il libro fosse: dire finalmente quel che dentro continuava a essere da sempre un sussurro, dargli voce, far coincidere quel sussurrare con le parole espresse. Questo pezzo è quasi concluso. La mia lettura no. C’è un altro libro che mi aspetta: “Il bar delle grandi speranze” di J. R. Moehringer. Perché “voglio giocare soltanto un altro po’”.

sabato 14 luglio 2012

IL VANGELO DI NOSFERATU DI JAMES BECKER (NEWTON COMPTON)


Un misterioso manoscritto. Una cospirazione letale. Un folle assassino BOEMIA, 1741. In una cappella privata sulle rive della Moldava, una nobildonna ungherese, Eleonora Amalia von Schwarzenberg, sta per ricevere l’estremo saluto. Ma per accertarsi che la defunta riposi in pace, il cuore le è stato strappato dal petto e la salma giace sotto un pesante strato di pietre. Per evitare che risorga dalla tomba in cerca di vittime... VENEZIA, 2010. L’ispettore Chris Bronson e l’ex moglie Angela Lewis sono in vacanza nella città più romantica del mondo quando all’improvviso, durante una visita all’isola-cimitero di San Michele, assistono a una macabra scena: una tomba si è aperta, e al suo interno è visibile lo scheletro di una donna. Nella tomba è custodito anche un diario scritto in latino, le cui pagine contengono un riferimento a un misterioso manoscritto. Intanto la città viene sconvolta da una serie di terribili omicidi: alcune giovani donne sono state torturate e uccise secondo un oscuro rituale. Quando anche Angela scompare, la vacanza si trasforma in un vero incubo e Bronson si ritrova improvvisamente coinvolto in una frenetica caccia all’assassino. Sulla spettrale “isola dei morti”, ripercorrerà le tracce di un’antichissima e letale cospirazione, che ha origini molto lontane, in un altro tempo e in un altro Paese…  Il passato prima o poi torna per uccidere. È rimasto sepolto per secoli. E adesso è nelle tue mani

venerdì 13 luglio 2012

Gente del Sud. Il Sud e l’Unità, di Michele Viterbo (Peucezio), postfazione di Nichi Vendola, nuova edizione con immagini (Laterza). Intervento di Nunzio Festa


Figlio di garibaldino e nipote di carbonaro, Michele Viterbo è senza dubbio una figura ‘controversa’ e interessantissima da studiare oggi. E l’anno scorso, in occasione dell’150° cerimoniale dell’Unificazione territoriale della Penisola, il sempre intraprendente, lungimirante e molto scaltro editore Laterza ha ripubblicato, con il sostegno economico e ideale della Presidenza della Regione Puglia, il saggio che lo storiografo pugliese pubblicò per la prima volta fino al ‘966 (sempre per Editori Laterza, e si veda la prefazione del ’59 alla nuova edizione) e dalla casa editrice fondata da Giuseppe Laterza di nuovo fu messa in catalogo nel 1987, “Gente del Sud”. Ma se capiamo bene per quali ragioni di marketing le edizioni abbiamo espunto dalla biografia lanciata in bandella che Viterbo fu podestà, non capiamo di contro come sia possibile che Vendola, invece, abbia voluto nella sua lezione posizionata a fondo libro annientare la stessa biografia dell’elogiato “meridionalista” Michele Viterbo: facendo così una manovra disonesta e buona a togliere di mezzo proprio la fetta di ragionamento più problematica sul passato dello studioso; evidentemente è troppo difficile e dispendioso, adesso, per una figura di spicco della politica nazionale, proporre riflessioni che facciano nascere dibattiti seri su letture e analisi di protagonisti delle vicende locali, su donne e uomini che han condizionato lo sviluppo del Meridione. Si ricordi, per prima cosa, che Michele Viterbo non ha solamente fatto e rifatto il percorso della storia, bensì è stato uomo alla quale “sono legate moltissime realizzazioni, tra cui la Pinacoteca provinciale di Bari, il campo d’aviazione di Palese (Ba), l’azione risolutiva per la istituzione dell’Università e della Fiera del Levante, la costruzione di vari istituti scolastici, la creazione di una fitta rete di dispensari, l’Ente pugliese di cultura popolare, la Camera di commercio italo-orientale, il Consorzio per la bonifica del Locone, il restauro di Castel del Monte e di altri monumenti”. Penna prolifica nel frattempo, quindi, Viterbo è stato certamente esponente di rilievo della classe dirigente almeno di Puglia. Scrittore, giornalista, politico, autore di tanti scritti spesso coperti dallo pseudonimo Peucezio, comunque Viterbo, ricordiamo per quante e quanti l’avessero dimenticato, fu esponente importante del fascismo. Personalità, tra l’altro, che a fascismo storico finito non ebbe nemmeno bisogno d’abbeverarsi all’acqua dell’antifascismo di comodo. Nel poderoso Gente del Sud, però, è stipato quell’approccio intransigente alla materia-mondo/società di Michele Viterbo. Una fede nelle cose che lo portò a ragionare molto lucidamente durante l’oppressione fascista e dagli anni Cinquanta in avanti. Dove presenta proprio il fenomeno della Carboneria, Viterbo non risparmia polemiche, per dire, a un Mazzini – suo maestro - che non aveva riportato la reale grandezza dell’episodio caratterizzante ‘Sud’ nei suoi scritti. Perché, appunto, non si trattò che d’esperimento nato, radicato, sviluppatosi nel Meridione. In una Bassa Italia che era stata, in molti momenti, fondamento di ricchezza persino, e non solamente futura e presente arretratezza e peso per l’Europa intera. Anzi vanto d’Europa, era. Sua salvezza, persino. Fino alla Giovine Italia. La Giovane Europa. Con un apporto meridionale d’azione e pensiero che sfociò in tanti fuochi di rivolta. Seppur finiti male. Moti rivoluzionari, azioni di ribellione provati nel Mezzogiorno oggi quasi completamento sfinito dagli eventi storici novecenteschi e dalle dittature dei più ignoranti dirigenti che possano esserci stati ed esserci ancora. Viterno rilegge il murattismo, figure che hanno nomi quali L’unità italiana, Farini-Minghetti e Carlo Poerio. Il secondo libro di Michele Viterbo affronta “La Rivoluzione (mancata) del 1848 in Terra di Bari”. Ce la spiega. Ridandoci altri volti riscattati dall’oblio, chiaramente. Giovanni Cozzoli, Giuseppe Bozzi, ecc. Prima di finire nell’intralcio della “Dieta di Potenza” che “raccolse i rappresentanti dei circoli di Lucania, Puglia e Molise”. Siamo nel 25 giugno del ’48. Ma si va ancora più a fondo, ancor più vicini a noi grazie a quest’imponente monografia sul Risorgimento e l’Unificazione italiana. Arrivando ai primi anni Venti del Ventesimo secolo. Nella “questione meridionale” infine. “Nonostante l’amore per la sua terra che lega l’autore alla sua terra, nessuna falsa apologia: i giudizi di Michele Viterbo sono obiettivi e sereni, la sua ricostruzione storica evita gli errori e supera le false interpretazioni in cui sovente incorre la storiografia regionale”, scrisse Tommaso Pedìo in un suo monumentale ritratto.