mercoledì 30 novembre 2011

Lingua e bocca, esercizi per rassodare i muscoli e leggere bene.

Siete in grado di appuntire la lingua? Dovrebbe assomigliare alla punta di una freccia, ben dritta e in fuori, parallela al pavimento.
Provate a farlo in piedi di fronte allo specchio.
Chiudete gli occhi: tirata fuori la lingua, poi provate a fare la punta.
Ora aprite gli occhi e controllatene la forma.



Fabio esegue gli esercizi per bocca e lingua tratti dal libro di Marcy Michaels, Castelvecchi editore, Oral sex .

martedì 29 novembre 2011

DI ME DIRANNO DI LUCA BENASSI (CFR)






















Nelle grandi iconografie tradizionali, riprese dai presepi natalizi, la scena è più o meno quella di un bambinello, quasi sempre sorridente, non certo un neonato ma già con una florida capigliatura e le braccine tese, l’espressione del viso a volte non proprio infantile e sorridente ma piuttosto ieratica, adorato da una madre in preghiera e da un uomo di età indefinita, inginocchiati e piegati su di lui; sullo sfondo un bue e un asino, come sta scritto nei Vangeli.
La scena è edificante ma immobile, astratta, irreale - o forse è la proiezione di una nostalgia collettiva per l’innocenza che viene perduta pian piano nel tempo. Nella vita non accade così e, soprattutto, in quella realtà, descritta dai Vangeli. Non esiste che la puerpera Maria se ne stia tutta beata e serafica dopo i dolori del parto: è una grande ingiustizia verso la sua corporeità, che è dolore – come dicono i testi sacri – lavoro, fatica, fughe, strazio...
La poesia, intensa, di Benassi, sconvolge questi schemi. L’elemento che sovverte quella scenografia tradizionale, con prepotenza, è infatti la fisicità, con la nota insistente del dolore fisico e psichico che, nell’iconografia tradizionale, è totalmente assente. Entra in gioco, in questa sorta di poesia della storia, anche una nota fortissima di de-mistificazione, di presa di distanza da una teologia tutta assorta nei significati trascendentali, dimenticandosi spesso che proprio il corpo è l’unico tramite col divino, tant’è che proprio nell’incarnazione si realizza il principio di ogni teologia (in senso cristiano) e proprio nel parto è il significato primo di ogni eucaristia, perché proprio Maria è la prima sacerdotessa che porta e consacra dentro di sé l’Eucaristia.
Entra in scena anche l’elemento della storia, non tanto come atti o fatti, ma come orizzonte o sce-nografia entro la quale viene collocato il poemetto. È  la storia degli umili, dei semplici, degli ultimi, così che la natività di Cristo, da avvenimento teologico-sacrale, diventa paradigma di ogni natività povera e sconosciuta.

(dalla prefazione di G. Lucini)

lunedì 28 novembre 2011

L’amica geniale di Elena Ferrante (E/O)























Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l'autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.

domenica 27 novembre 2011

Gli occhi di mia figlia di Vittoria Coppola (Lupo editore). Libro consigliato da Gianluca Pasca























Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di “nostro” c’è invece nell’imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all’infelicità?
In questa storia di “non detti”, in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza.
Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all’infrangersi di un sogno. Armando, l’uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante.
Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite.
Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell’amicizia, l’unica che non tradisce.

VITTORIA COPPOLA - Ha 26 anni, vive a Taviano (Le). Laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale  (Università del Salento, luglio 2010). Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le). La passione assoluta che muove le sue giornate è la scrittura. Di questo dice: “Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia “leggendomi,” attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada”.

sabato 26 novembre 2011

“L'addestratore” di Jeffery Deaver: siamo veramente ciò che sembriamo? Intervento di Roberto Martalò

























Si può avere una vita doppia, caratterizzata da 2 identità diverse e apparentemente inconciliabili?Come reagireste se veniste a sapere che una delle persone a voi più care svolge in realtà un mestiere totalmente diverso da quello che pensate? E se fosse per il bene del Paese e per la sicurezza di altre persone? Azione, avventura, ritmo, suspence, colpi di scena: Jeffery Deaver, uno dei maestri del trhiller americano, autore di libri cult come “Il collezionista di ossa”, ritorna nelle librerie italiane con il suo ultimo lavoro dal titolo “L'addestratore”.
L'agente Corte deve difendere la famiglia di Ryan Kessler, poliziotto inquieto e nevrotico, dal cacciatore di informazioni segrete più pericoloso sul territorio americano, Henry Loving. Cinico e spietato ai limiti del sadismo, interessato solo a raggiungere il proprio obiettivo, il “lifter” è stato assunto da una misteriosa Fonte per avere delle informazioni preziose. Il problema sarà non solo scoprire quali saranno le mosse di Loving ma anche capire chi nella famiglia Kessler sia l'obiettivo e perché. Infine bisognerà scoprire l'identità della fonte per poter considerare conclusa l'operazione. Saranno le indagini dell'agente Kessler a disturbare qualcuno? O i tormenti d'amore di uno psicopatico ex di Maree, sorella della moglie di Ryan? E se ci fosse un altro motivo?
Inoltre, c'è una vecchia storia in sospeso tra Corte e Loving che rischia di far diventare questa missione una partita a scacchi dove la posta in palio sarà la vita dei Kessler.
Per l'ennesima volta, Deaver dimostra tutte le proprie capacità di scrittore: dall'ideazione fino alla costruzione di un intreccio che ti costringe a continuare a leggere e che ti coglie spesso di sorpresa. A questo, Deaver aggiunge una meticolosa preparazione: tutte le ipotesi dell'agente Corte a proposito della teoria dei giochi sono frutto di letture di articoli e di studi che l'autore ha fatto per dare alle azioni e alle scelte di Corte una cornice razionale in grado di interessare ancor di più il lettore. Un ottimo romanzo, consigliabile non solo agli appassionati del genere, con un preciso messaggio: nella vita, non possiamo mai sapere con chi abbiamo a che fare.

L'addestratore di Jeffery Deaver
Rizzoli, 612 pag, 21€

venerdì 25 novembre 2011

Amsterdam è una farfalla, di Marino Magliani (Ediciclo). Intervento di Nunzio Festa



















Lo scrittore ligure Marino Magliani, è specifichiamo della Liguria perché le radici di Magliani, come sempre s'ascolta dai suoi romanzi, son profondissime, con "Amsterdam è una farfalla" visita una città partendo da due altri luoghi, appunto i mozziconi liguri rimasti e che rimarranno nella memoria e la piccola patria incontrata da una ventina d'anni in terra d'Olanda. Una visita, è da precisare con cura, che grazie al traduttore ex editore e amico Roland Fagel e non solo, Magliani con in tasca Gregorio Sanderi e nel petto Makliani approfondisce scovando le viscere d'Amsterdam. Dopo aver spiato dall'alto, quasi dal cielo: da una tetto. Cioé più esattamente Magliani continuerà facendosi un bel tratto di sottosuolo della Farfalla, dove mai Marino Magliani, questo il nome infatti del protagonista del romanzo, non pensava di trovare tutto quello che poi trova. E l'autore comincia, ma continuerà capiremo per tutte le pagine, cercando il sole. Perché l'obiettivo è dire d'un momento ben preciso del prossimo 2100. Che Sanderi vivrà facendo meridiana a ogni angolo della capitale olandese. Nonostante alla guida Fagel quest'idea proprio non piaccia, ché il rischio sarebbe di fare una guida invece di dare un libro importante all'Editore (Ediciclo) che ha commissionato l'impresa. L'autore-personaggio Marino Magliani comunque dovrebbe far appassionare all'inseguimento della necessità della bicicletta, del suo uso; quindi si piazza in sella. Sempre meno agile degli abitanti dell'Amsterdam-farfalla e persino con più lentezza del cane Bolero. Quindi è normale che il romanzo diventi una zuppa sofisticata dentro la quale s'immergono ottime mangiate e ipotesi, soprattutto, di mangiate ottime. Mentre lo stesso R. Fagel, e questo similmente al vero traduttore di Magliani in lingua olandese, consegna notizie su notizie e citazioni su citazioni e incontri seri su incontri serissimi al Magliani che deve portare a termine l'impegno lavorativo. E Marino Magliani raccoglie e appunta. Per poi ridirci. O dirci entro. E l'empatia dello scrittore con chi l'ha accolto, arriva quando più volte s'osserva e si descrive dei continui abbattimenti edili sopportati dalla città. Eppure c'è grande spazio e attenzione sulla storia e le battaglie civili riguardanti i cantieri ideali e reali della metropolitana, altro che cimiteri di biciclette e fettine di sole buone a spingerci tra le storie sotterrane d'Amsterdam... Fino a quando, addirittura, di nuovo dal cielo appare la sorpresa: il gesto/frase che ci dice del titolo epperò molto ma molto di più. Iniettando dosi di mistero nella misterica gitarella. Infatti sappiamo che questa visita di Magliani è apparentemente semplice, insomma quasi da turista un po' più attento della media, però si dimostra carica di significati nascosti. Il protagonista Marino Magliani, senza timori di smentite o accanimenti esterni all'opera letteraria, si serve dello scrittore Marino Magliani persino per una lettura urgente e comunque competente - perché in un certo qual senso sentimentale - dell'Amsterdam non sempre o troppo amata. Grazie allo spicchio di mistero detto, tra l'altro, non possiamo svelare particine della trama. Sarebbe in effetti toccare l'ultimo lembo della storia. Questo nuovo libro di Magliani è pieno delle letture di Magliani, diciamo, cosa molte volte platealmente sottolineata persino nelle pagine e certe altre fatta scorrere come sangue del sangue. Poi la memoria geografica in estinzione, si diceva, quasi costringe l'autore a rifugiarsi nelle sue origini. Per ritrovare le condizioni materiali, vedi la roccia, che si scopre somigliano e non somigliano alle olandesi. Magliani vuole affinità elettive eppure non le trova, tra Amsterdam e la Liguria. Senza pensare che sua moglie lo aspetta, o aspetterebbe, nella casetta della costa nord dell'Olanda di Ijmuiden. Nel frattempo, tra l'altro, il sedere che Magliani poggia spesso a malincuore sulla bicicletta - metro di lettura degli spazi - , è tallonato da un'altra, questa giunonica, donna. Ma nel libro non c'è tempo e spazio per sesso eccetera. Magliani allora può tranquillamente sfuggire alle insidie. Ha un altro compito, lui. E siamo sicuri che l'abbia compiuto per intero. Perché lo capiamo quando ci mettiano (al pari dei pargoli) a seguire per la vita passata e le vie del presente d'Amsterdam la due ruote dello scrittore. 



giovedì 24 novembre 2011

Intervista a cura di Piergiorgio Leaci all’autrice in occasione della seconda edizione de La Casa in pietra grigia di Jelena Banfichi Di Santo edita da i libri di Emil (Marchio Odoya di Bologna)





















           
La genesi di un racconto, di un romanzo è l’idea. Tutto ruota intorno ad essa, i personaggi, l’ambiente, la struttura, l’intreccio narrativo, lo stile, gli eventi, i dialoghi, tutti elementi che vengono scelti con cura, con esercizio, anche perché l’idea dello scrittore che compone di getto guidato dall’impulso dell’ispirazione è solo una proiezione romantica. Raccontaci come è nato il tuo libro?
Quanto alla mia narrazione in lingua italiana il primo volume della Trilogia dalmatica, La casa in pietra grigia, è nato dalla mia intima necessità di rimuovere certi fardelli di nostalgiche memorie attraverso  la catarsi della scrittura, appropriarmi della quotidianità, liberandomi del passato.
Semplici scritti senza alcuna intenzione di renderli pubblici, anche perché la mia condizione di traduttrice di madrelingua e  studi slavi, mi tratteneva dal ritenermi capace di scrivere in italiano.
Negli anni ‘90 i miei amici F. Tomizza e L. Romano, ospiti nella mia casa estiva nelle Isole Spalmadori, per caso, lessero i miei appunti e mi convinsero di ordinarli.  È così il romanzo approdò in libreria.  Mi chiedi come scrive uno scrittore?! Non saprei, ma credo che il modo di scrivere è proprio di ogni singolo individuo; è la sua natura. Un argomento sul quale si potrebbe disquisire a lungo. Io posso solo dire come scrivo io, se mi si crede una ‘scrittrice’.  Scrivo quando ho necessità di farlo; a periodi, di getto, spesso senza conoscere in anticipo il prosieguo. Nata l’idea, cresce l’azione, si crea la struttura e il giusto uso del lessico che poi, è lo stile.  Tutto ciò ha origine dalla ispirazione e dalla storia letteraria. Non credo che si possa imparare a scrivere se manca l’intuito e la sincerità. La forzatura non paga. Il lettore avverte la scrittura che tende alla cattura di consensi.
Certe recensioni hanno collocato il tuo romanzo nel genere storico, altre in quello biografico. Lo ritieni esatto?
No! Un’affermazione del genere appartiene a una lettura semplicistica, per nulla speculare. Non ho scritto un romanzo storico, nemmeno biografico, tant’è vero che lo ho sottolineato nella prefazione del volume. Infatti, nessuno dei due generi entra nelle mie ‘corde narrative’. Il primo relegato com’è in compartimenti stagni di eventi nei periodi stabiliti, il secondo nel solito linguaggio elogiativo inadatto alla mia necessità della misura nei sottintesi.  Pertanto anche la mia scelta della narrazione in ‘prima persona’ e il modo immediato di rendere le descrizioni palpabili, autentiche sensazioni di attente osservazioni.
Quanto realismo e quanta invenzione c’è nella tua scrittura?
Nella mia scrittura non esiste l’invenzione in senso del ‘nulla esistito’.  I luoghi sono reali, almeno come ho voluto che rimanessero nella mia memoria, gli eventi accaduti, i personaggi, invece, per la maggiore, sono appositamente creati sull’intense osservazioni di peculiarità diffuse come distinzione del descritto substrato, oppure in antitesi come condensazione di occultate virtù. Nel tuo romanzo la scrittura è la memoria che fa rivivere luoghi, storie, culture e personaggi nel tempo. “La Casa in pietra in grigia” diventa simbolo di unità familiare davanti ai vari scismi ciclici provocati dall’uomo. Sotto quest’ottica il tuo lavoro acquisisce una valenza civica, storica e umana per le future generazioni, non solo slave. Sei d’accordo con questo mio pensiero? Attraverso la scrittura della memoria io non ho potuto evocare quello che mi era stato sottratto. La immaginazione mi ha aiutato a crearlo. La ‘pietra grigia’ dell’antica casa con la sua durevolezza è la contrapposizione alla transitorietà del comportamento umano.  Non so quale valenza può avere il mio romanzo. È un racconto sui piccoli destini umani che hanno sconvolti molti. La Casa in pietra grigia è simbolo d’amore come Terra d’Amore e Rigetto…
Perché la forma romanzata?
Perché il romanzo è metafora. In esso la storia può essere retorica, i tempi simulati, i luoghi immaginifici, i personaggi simbolici. La libertà di narrazione diventa assoluta, guidata dalla capacità intuitiva nel ritmo d’azione. Tre motivi per spingere il lettore ad acquistare il tuo romanzo.
Per curiosità intellettuale del nuovo, diverso com’è questo libro, poi per sapere cosa succede oltre la porta di casa nostra e perché – è un libro sincero, dicono – scritto bene.


mercoledì 23 novembre 2011

CASA DOLCE CASA . IL NUOVO NUMERO DI UNDUETRESTELLA






















È in distribuzione il numero autunno-inverno di UnduetreStella, la rivista-laboratorio pubblicata da Lupo Editore che periodicamente bandisce un concorso di scrittura e illustrazione per l'infanzia legato ad un topos letterario delle fiabe d'ogni tempo.
Il titolo di questa nuova uscita, che raccoglie i più bei racconti e le più belle immagini giunte in redazione, è Casa dolce Casa, luogo simbolo di tante fiabe antiche e moderne; che sia di paglia, di legno o di mattoni come quella dei tre piccoli porcellini o di marzapane come quella di Hansel e Gretel, la casa nel mondo delle fiabe è una materia carica di significati.
> Case piccole che ci stanno strette o tanto grandi da perdersi dentro, case brutte che sembrano stamberghe e case belle come castelli, case lontane dove voler tornare e case che dalle quali partire per cercar fortuna… sono tante quelle delle fiabe, tante quante le fiabe stesse perché non c’è una storia senza una casa, fatata o stregata che sia.
In questo numero, come sempre, sono presenti autori e illustratori provenienti da tutta Italia e non solo, la copertina è dell'illustratore argentino Gustavo Aimar, i racconti sono di Leonello Bertolucci, Salvatore Pussumato, Daniele Iannelli, Lea Barletti, Fabrizio Calì corredati dalle illustrazioni di Claudia Petrazzi, Chiara D'Amato, Umberto Mischi, Mara Cannone, Chiara Armellini; il focus - a cura di Susanna Sara Mandice - è dedicato alla poetessa e scrittrice Vivian Lamarque e all'illustratore Guglielmo Castelli, il grande poster centrale "Matilda e Filippo" è di Giada Ricci, le ultime due pagine, come di consueto, sono invece destinate alle recensioni di libri e spettacoli di teatro ed eventi per bambini.
Il prossimo concorso, aperto a scrittori e illustratori, con scadenza il 29 febbraio 2011 è La formula magica, il bando è disponibile sul sito della casa editrice: www.lupoeditore.com, per informazioni è possibile scrivere a redazione@unduetrestella.org.
UnduetreStella è una rivista-laboratorio che raccoglie e pubblica testi e illustrazioni su un tema ogni volta diverso creando preziose monografie ispirate ai tòpoi delle fiabe di tutti i tempi. UnduetreStella è uno spazio dove sperimentare nuove forme di comunicazione, dove osare inedite soluzioni narrative e visive muovendosi liberamente fra immagini e parole, grafica e design; un luogo d’incontro tra scrittori e illustratori che di volta danno vita alla rivista con opere inedite e originali.
UnduetreStella nasce dalla volontà di dare voce a tanti artisti contemporanei che si interessano di editoria per l’infanzia, con l’intento di creare un circuito di appassionati e addetti ai lavori capaci di fornire nuove chiavi di lettura per accedere alle storie di ieri e di oggi. “Sfogliando la rivista si scoprono colori, parole, personaggi, rime e filastrocche; la pesantezza della carta si sente tra le dita, densa, piena; ogni foglio è un’opera.” Il formato è gigante per offrire tutto lo spazio che la creatività e la libera espressione esigono, perché UnduetreStella è dedicato a chi non ha paura della pagina bianca.

martedì 22 novembre 2011

I VERI INTOCCABILI di Franco Stefanoni (Chiarelettere edizioni)






















La metà dei componenti del Parlamento italiano è iscritta a un ordine professionale. Un gruppo trasversale: il partito dei professionisti. Stiamo parlando di più di due milioni di persone in Italia, divise in 28 categorie: avvocati, medici, notai, ingegneri, giornalisti, farmacisti... Hanno enti previdenziali propri, un patrimonio di circa 50 miliardi di euro investiti in beni immobili e titoli finanziari. Quello degli ordini professionali è un mondo chiuso e ancora tutto da raccontare. Una macchina del privilegio, con meccanismi e regole scritte e non scritte. Questo libro lo racconta, attraversando inchieste e scandali, modalità di accesso non sempre trasparenti e sanzioni disciplinari che arrivano con incredibile ritardo. Nati con l’alibi di difendere il cittadino-consumatore, gli ordini professionali proteggono solo se stessi, tramandandosi il potere in maniera quasi ereditaria (il 44 per cento degli architetti è figlio di architetti, il 41 per cento dei farmacisti è erede di farmacisti, il 37 per cento dei medici è figlio di un medico). Ogni tentativo di riforma è bloccato (così Fabrizio Cicchitto, Pdl, definisce la tentata riforma Bersani del 2006: “Un esempio estremista di vendetta sociale”). All’interno delle stesse professioni c’è chi prova a opporsi (l’Anarchit – Associazione nazionale architetti italiani, Altrapsicologia, il Movimento nazionale liberi farmacisti...): invocano l’eliminazione degli albi e un radicale cambiamento che metta in prima fila libertà e merito, abbattendo ogni privilegio. La loro battaglia è la battaglia di tutti i cittadini italiani.


STORIA RECENTE DEGLI ORDINI:

- quest'estate, sia nella prima manovra di luglio sia nella seconda di agosto, Tremonti ha cercato più volte di liberalizzare le professioni: prima con bozze drastiche (di fatto l'eliminazione di gran parte degli ordini) poi con testi più soft. Non sono passati, anzi, alla fine, grazie al pressing delle lobby degli albi, il testo finale contiene una parziale riforma che introduce pochi elementi di novità, molte cose già esistenti, e comunque che necessitano di future e improbabili altre leggi. Insomma, l'attacco di tremonti è fallito mentre gli ordini si sono detti soddisfatti.
- perché Tremonti in estate avesse preso di mira gli ordini si è capito dopo, con la venuta alla luce della lettera della Bce al governo (datata 5 agosto, firmata da Draghi e Trichet): in uno dei punti d'intervento sulle riforme da fare con urgenza si segnalava la necessità di liberalizzare le professioni regolamentate.
- il 26 ottobre, nella lettera d'intenti di Berlusconi consegnata a Bruxelles al Consiglio europeo, uno dei sei punti è stato un nuovo intervento sulle liberalizzazione di professioni e gli ordini.
- a inizio novembre, nella proposta di maxiemendamento anticrisi alla legge di stabilità, si è tornati di nuovo sulla liberalizzazione delle professioni (via barriere, via tariffe e sì alle società di capitali per i professionisti, da realizzare entro un anno).
- alcune considerazioni sul futuro, anche se è difficile dire: l'obiettivo è aumentare la concorrenza (più soggetti possono fare più cose sui vari servizi professionali) e dunque movimentare lavoro e crescita economica. secondo Catricalà, Presidente dell'Antitrust (istituto che da decenni chiede la liberalizzazione degli ordini), liberalizzare le professioni potrebbe portare a un aumento dell'1,5% del pil, ovvero 18 miliardi di euro nei prossimi anni (l'ha detto il 13 ottobre)
- attenzione: Mario Monti, Presidente del Consiglio, è stato negli anni novanta (quando era Commissario alla Commissione europea) il più convinto sostenitore della liberalizzazione degli ordini e l'argomento entrerebbe ancor più nel mirino; ieri nel discorso programmatico in senato ha parlato letteralmente di "revisione della disciplina degli ordini professionali".



AUTORE - Franco Stefanoni è giornalista de “il Mondo”. Da anni si occupa di liberi professionisti e ordini professionali, raccontandone fatti e misfatti. È autore di FINANZA IN CRAC (Editori Riuniti, 2004), IL CODICE DEL POTERE (2007), IL FINANZIERE DI DIO. IL CASO ROVERARO (2008), MAFIA A MILANO (con Mario Portanova, Giampiero Rossi, nuova edizione 2011) tutti pubblicati da Melampo.

lunedì 21 novembre 2011

Il museo dell'inferno di Derek Raymond e Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen editi da Meridiano Zero e visti da Nunzio Festa






































Quest'anno sono stati nuovamente ristampati due libri imperdibili, ovvero “Il museo dell'inferno” di Derek Raymond (già ristampato l'ultima volta nel 2002) e “Confessioni di un cuoco eretico” di David Madsen (già stampato nel 2006). Ora, se di Raymond forse si sa addirittura troppo, insomma molto si dice è s'è detto sul formidabile romanziere della serie della Factory, meno forse si dice del professore inglese che si cela dietro lo pseudonimo David Madsnen e che dimostra puntualmente d'essere romanziere di grande valore. Ma torniamo momentaneamente al museo dell'inferno, testo scontroso e ovviamente apocalittico per l'intimità che Raymond inventò per pomparci dentro il pazzoide e assassino Ronald Jidney. Uno di quelli, aggiungiamo, che mette in disordine la carne spezzettata delle sue vittime per farla diventare ordine rispondente ai suoi deliri 'artistici'. E tenete in mente la parola Carne: perché qui sentiamo il legame col Madsen del cuoco eretico. Epperò per sentir meglio leggiamo e rileggiamo le copertine fresche fresche destinate alle ristampe in questione... “Dead man upright”, ultimo romanzo di Derek Raymond, raggiunge l'apice quando, e lo spiega mirabilmente Pezzotta, racconta i massimi deliri, senza freni, del serial killer. Tra esternazioni e interrogatori. Superando il genere. Dandoci la menta omicida dell'omicida. Jidney, tra l'altro, è l'artista-fallito. Comunque l'artista. Pittore, per l'esattezza. Mentre, appunto, nel romanzo di David Madsen Orlando Crispe, grazie al perverso e tirannico cuoco Egbert Swayne scopre d'essere cuoco-artista che sceglie la Carne come materia. Similmente, appunto, forse per la seconda volta a dir il vero, con l'R. Jidney di Raymond. Insomma Crispe addirittura a Roma apre il ristorante Il giardino dei piaceri. Locale 'in' che diviene alla fine luogo di sperimentazioni di Orlando Crispe e dei suoi aiutanti. Perché grazie ai suoi piatti a base di carne, Crispe riesce a sottomettere cardinali e intellettuali ai suoi desideri. Crispe usa la carne come pozione magica. La serve per farsi servire. Adesso, quindi, avrete visto il vero legame fra i due testi. La carne. Dove la carne pasto e il pasto carne trasformano vite umane. Di Raymond avevamo già fatto appuntare “Incubo di Strada” e “Stanze nascoste”, di Madsen “Amnesie di un viaggiatore involontario”. Che l'elenco continui.     


Il museo dell'inferno, di Derek Raymond, traduzione e postfazione di Alberto Pezzotta, Meridiano zero (Padova, 2011), pag. 221, euro 14.00; Confessioni di un cuoco eretico, di David Madsen, traduzione di Francesco Francis, Meridiano zero (Padova, 2011), pag. 216, euro 14.00.

domenica 20 novembre 2011

PERCHE’ SCRIVERE DI ZADIE SMITH (MINIMUM FAX)























Dopo Henry Miller, Flannery O’Connor, Raymond Carver, la collana Filigrana continua a ospitare le riflessioni dei grandi narratori sul mestiere di scrivere. Stavolta si tratta di Zadie Smith, autrice di romanzi che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo (Denti bianchi) ma anche autorevole saggista (Cambiare idea). Sono qui raccolti due suoi saggi, mai precedentemente pubblicati in volume: «Perché scrivere», testo di una conferenza tenuta nel giugno 2011 in occasione del Premio Vallombrosa-Von Rezzori e «Il fallimento riuscito», originariamente pubblicato sul Guardian.
Nell’epoca di internet, della frammentazione delle informazioni, della spettacolarizzazione della cultura, della frenetica corsa al consumo e al successo individuale, che ruolo può ancora avere lo scrittore? In cosa consiste la sua rilevanza? Scrivere può ancora essere un gesto politico? Quanta importanza ha la tecnica? Cosa serve per scrivere bene? Da cosa si misura il valore di un libro, e del suo autore? Che significa scrivere onestamente? Zadie Smith affronta queste domande in maniera intelligente e diretta, a partire dalla sua esperienza di autrice e dalla sua acutezza di critico culturale: ne escono pagine che sono al tempo stesso un vademecum per gli aspiranti scrittori, una brillante provocazione verso gli intellettuali, e uno spunto di riflessione affascinante per chiunque ami la letteratura.
“Perchè scrivere* - Non vi preoccupate: so come ci si sente. Sono stata a tante conferenze tenute da scrittori. Spesso la sala è grande e piena di spifferi, e le sedie non sono comode come quelle che avete a casa; c’è una lunga introduzione – specie se la conferenza si tiene in Italia – e poi uno scrittore sale sul podio, con l’aria a volte timida, a volte molto sicura di sé, ma sempre con la bocca un po’ troppo vicina al microfono. Il riverbero stride: lo sentite fin dentro i molari. Esaminate lo scrittore. È proprio come ve l’aspettavate, oppure totalmente diverso da come ve l’aspettavate, e pensare a questo vi porta via qualche minuto, ma intanto la conferenza è iniziata: e voi vi siete persi il titolo, vi siete persi l’argomento, sentite qualche verso di poesia in lingua straniera sfiorarvi le orecchie... “(tratto da Perchè scrivere di Zadie Smith edito da Minimum Fax)

* Testo di una lectio magistralis tenuta a Firenze il 15 giugno 2011 in occasione della quinta edizione del Premio Gregor von Rezzori.

sabato 19 novembre 2011

10 righe dai libri a Lucca Comics and Game G 2011



Lucca a Comics and Games 2011: stand 10 righe dai libri: gioco, scrittori, editori e partecipanti.
Nel video numerosi scrittori tra i quali Francesco Barbi, Francesco Falconi, Maurizio Temporin, Andrea Cremer ...

Scardinare l’acqua di Rita Filomeni (LietoColle)




















Questa scrittura sembra contrarsi sapendo che l’azione è figlia della potenza, in modo che ognuna delle due, lasci intravvedere l’altra, con la quale intrattenere una dialettica di energia. […] nella scrittura di Rita Filomeni, non abbia molto senso cercare il levigato del nobilissimo e vincente percorso che va da Petrar­ca a Leopardi, ma sia meglio parcheggiare l’attenzione del lettore dalle parti dello scorbutico poeta cacciato da Firenze. Inoltre, nel privilegiare la struttura portante del significato, […] questi versi occhieggiano a quella catastrofica fortu­na di un punto sensibile, un nervo scoperto, che è quello dell’assoluto, come unità di misura nel cogliere il variegato senso della vita. (dalla prefazione di Guido Oldani)
“Vogliono piuttosto essere, questi versi, lavoro di ago e filo, ricostruzione uncinata di una archeologia del presente. Sterpéto fin già troppo arido e in frantumi, il reale, martoriato e tradito per il voluttuoso virtuale, ne costituisce l’orizzonte verticale ed il limite. Inseparabili dai fatti di una vita e di un’epoca perversa, segnate dalla non misura con cui si è imparato a guardare e misurare le cose, queste poesie - leggibili in una punteggiatura visibile ed invisibile - rappresen­tano il prezzo pagato e deciso a pagare per un dovere: la libertà. (L’autrice)

dalla sezione DISGIUNTURE – “cosa nostra// per la sovraintendenza del paese// qual dente del giudizio, si fa largo,// incuccia sanguisuga e trama ragne// maligni a bisbigliar anch’al senato// sì contro lì non sai chi hai accanto se valigia a doppio fondo è lo stato// che su gl’onesti com’aiuol calpesta// e vuol uno ci finisca, e sette n’esca// dentro, mai, a vita hanno lo sconto// di pena, non li ammali depressione:// cosa nostra altrimenti è guarigione

venerdì 18 novembre 2011

Chi non muore, di Gianluca Morozzi (Guanda). Intervento di Nunzio Festa






















Angela (Angie perché fa più Stones), studente universitaria fuorisede a Bologna, ventiduenne "rocker", bella, intelligente, a tratti geniale e sfacciata canta in un gruppo con Jo alla chitarra, Ric alla batteria (entrambi suoi ex) e Carlo Mingazzini al basso.  Sempre alla stessa sala prove: da Flanger. Un vecchio punk bolognese orgoglioso ex della Bologna rock, ex occupatore, insomma ex un po' di tutto. E proprio da Flanger, una sera, dopo aver finito le prove, Angie ascolta per la prima volta una melodia perfetta, orgasmica, attraverso una porta chiusa. E' la ricerca della nota perfetta di Mizar che fa innamorare Angie. Angie è cotta di Mizar senza sapere null'altro di lui, a parte del suo modo di sfiorare i sensi con le corde d'una tastiera. Angie dunque non può che recuperare informazioni su Mizar: unico superstite d'una band bolognese i cui altri componenti sono ammazzati tutti in zone diverse di Bologna la stessa notte del 13 aprile 2003. Mentre Angie scava da piccola detective nella storia di Mizar con l'aiuto di Lucio suo migliore amico presumibilmente gay, fa un incontro particolarmente inaspettato e intrigante con una donna dalla sorprendente bellezza sensuale che sfocia in una iniziazione lesbo.  Intanto tra insulti creativi di Jo, scornate di gelosia tra i due musicisti, presunzioni e imposizioni di gusti e conoscenze musicali il gruppo si scompone e ad Angie non resta che giocare la sua prima carta con Mizar. Chiedendogli di duettare con lei al compleanno di Lucio. Ma chi sarà mai Mizar? Quale la sua storia? E Valentina chi è davvero? Lo scoprirete soltanto leggendo un romanzo che come un vortice v'inghiottirà in poco tempo tra respiri di vita e sospiri di morte, limpidissime descrizioni di stati d'animo poco più che adolescenziali. Nel piacevole gusto di ironia e sarcasmo. In nitidissime immagini di luoghi e persone e messaggi che apparentemente subliminali come in Twin Peacks vi porteranno alla Loggia Nera che Morozzi ha allestito ad arte per un pubblico lucido e famelico di buone storie.

giovedì 17 novembre 2011

APPRODI e NAUFRAGI. Raccontare l’Esodo. 1991-2011 a Otranto il 18 e il 19 novembre 2011























Venerdì 18 e Sabato 19 Novembre 2011 Otranto sarà teatro di “APPRODI e NAUFRAGI. Raccontare l’Esodo. 1991-2011” una due giorni di immagini, convegni, riflessioni, presentazioni di libri, conferenze e musiche dedicata ai venti anni dell’Esodo albanese in Italia. 20 Anni, tanti ne sono passati dallo sbarco dei primi 27.000, tra uomini, donne, vecchi e bambini che per primi attraversarono il Mare Adriatico e raggiunsero l’Italia, dalle sponde del Salento fino a Brindisi e Bari, dove approdò la oramai leggendaria “Vlora”, partita da Durazzo. Gli albanesi che fuggivano da una crisi e da una dittatura, trasformarono d’improvviso le loro istanze in emergenza internazionale. Venti anni che hanno visto il mondo mutare più volte scenari politici, moltiplicando le testimonianze e le scritture di un evento epocale. “Approdi e Naufragi”, nasce, come esplica il titolo della manifestazione, per “Raccontare l’Esodo” del 1991, attraverso il ricordo, le immagini fotografiche, i racconti e la musica.

Venerdì 18 Novembre 2011, alle ore 18.00, presso il Castello Aragonese di Otranto, verrà inaugurata la mostra fotografica dal titolo evocativo di “IntegrAzione”. La mostra, opera di Vittorio Arcieri, fotoreporter del “Corriere della Sera” ripercorre quegli intensi giorni del 1991, drammatici e allo stesso tempo portatori di speranza. Parteciperanno all’inaugurazione della mostra Simona Manca, Assessore alla Cultura della Provincia di Lecce, Luciano Cariddi, Sindaco di Otranto, Clodiana Cuka, Presidente di Integra ONLUS e Issi Ademi, esperto interculturale. Alle ore 18.30 sarà la volta della presentazione de “Il naufragio” (Feltrinelli Editore) di Alessandro Leogrande. Vicedirettore del mensile “Lo Straniero”, Alessandro Leogrande collabora con “Saturno”, inserto culturale de “Il Fatto Quotidiano”; nei suoi libri ha affrontato le tematiche dell’immigrazione, raccontando le vicende dei nuovi braccianti stranieri, sfruttati nelle campagne, soffermando la sua scrittura anche sui nuovi movimenti di protesta e scrivendo reportage narrativi sulle nuove mafie. Presenteranno “Il naufragio”, insieme all’autore, il giornalista e reporter della Rai, Raffaele Gorgoni, lo scrittore e giornalista albanese Darien Levani e Nicola Fratoianni, Assessore alle politiche giovanili e alla cittadinanza sociale della Regione Puglia. La prima giornata di Venerdì 18 Novembre 2011 terminerà alle ore 20.00, dando il via a un intervento musicale dei MARinARIA, un progetto musicale composto da Paola Petrosillo alla voce, Valerio Daniele (arrangiamenti e chitarra) e composto da Giorgio Distante (tromba), Camillo Pace (contrabbasso) Vito De Lorenzi (percussioni e batteria) Giancarlo Pagliara (fisarmonica). I MARinARIA eseguiranno per la prima volta il brano inedito intitolato “Quattùrdici anni”, ispirato alla tragedia della “Kater I Rades”, la nave albanese su cui erano stipate 140 persone e che fu speronata dalla Sibilla il 28 marzo del 1997.

Sabato 19 Novembre 2011, alle ore 9.00, sarà la volta di un dibattito alla quale parteciperanno il Liceo “F. Capece” e il Liceo Pedagogico “A. Moro” di Maglie, l’Istituto “S. Trinchese” di Martano e l’IPSSEOA (Istituto Professionale Statale per i Servizi Alberghieri della Ristorazione e del Turismo - Otranto). Il tema del dibattito è “Dialoghi sulla letteratura delle Migrazioni”. Ne discuteranno insieme Alessandro Leogrande, Darien Levani, Issi Ademi e Candelaria Romero. Alle ore 11.30, presso la Lega Navale di Otranto si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto “L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante”, alla quale prenderanno parte Luciano Cariddi, Sindaco di Otranto, Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo per la Regione Puglia, Bruno Ciccarese per la Provincia di Lecce, Luigi De Luca, per l’Istituto di Culture Mediterranee, Luigi Ratclif per la Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo e Costas Varotsos, scultore.

Sabato 19 Novembre, alle ore 18.00, presso l’Auditorium delle Suore Maestre Pie Filippine, si terrà uno degli eventi più attesi dell’intera manifestazione, verrà infatti presentata per la prima volta l’antologia intitolata “E il mare si lasciava attraversare” (Besa Editrice), che ospita brani e autori albanese che raccontano l’Esodo e i difficili anni dell’integrazione, tra il 1991 e il 2011. Saranno presenti Simona Manca, Livio Muci, Maria Rosaria De Lumè, Darien Levani e Issi Ademi. Nell’antologia di Besa Editrice sono ospitati alcuni degli autori più rappresentativi della cultura albanese. Elvira Dones, Fatos Kongoli, Ron Kubati, Amik Kasorvho, Leonard Guaci, sono solo alcuni dei nomi che compaiono nel volume antologico che offre uno spaccato delle esperienze personali, sociali e politiche che condussero l’Albania al 1991, con tutto ciò che accadde in seguito e nei successivi venti anni, visto con gli occhi di chi ha vissuto la Storia.

Besa Editrice è la casa editrice che più di tutte, in Italia e in Europa, ha dato voce alle tematiche dell’esodo albanese, con la pubblicazione di autori tradotti in italiano e con la costante presenza e organizzazione di convegni e eventi, con scambi culturali e azioni che hanno saputo costruire, in questi ultimi venti anni, relazioni e occasioni di confronto importanti, veri e propri ponti gettati al di qua e al di là del Mare Adriatico. “E il mare si lasciava attraversare” è la testimonianza tangibile di questo tratto che unisce la cultura albanese e quella italiana, segno che gli approdi e i naufragi che hanno composto questo esodo lungo venti anni hanno portato nuova linfa nel nostro paese, e altrettanta ne hanno ricevuta, in uno scambio continuo del quale questa antologia vuole essere un primo passo, un punto di riflessione oltre il quale proseguire in un percorso culturale che guarda in avanti, verso nuove sponde.

Alle ore 19.00 “La Compagnia delle Poete” presenta “MADRIGNE - Voci dell’Esodo”, uno spettacolo Adriana Langtry, Mia Lecomte, Sarah Zuhra Lukanić, Vera Lucia de Oliveira, Helene Paraskeva, Brenda Porster, Barbara Pumhösel, Candelaria Romero


PROGRAMMA COMPLETO

Venerdì 18 Novembre 2011

ore 18.00
Otranto - Castello Aragonese

Inaugurazione della mostra fotografica
IntegrAzione
di Vittorio Arcieri, fotoreporter del “Corriere della Sera”
con Simona Manca, Luciano Cariddi, Clodiana Cuka, Issi Ademi

ore 18.30
Raffaele Gorgoni, Darien Levani, Nicola Fratoianni
Presentano il libro
IL NAUFRAGIO di Alessandro Leogrande (Feltrinelli Editore)
Partecipa l’autore

ore 20.00
Intervento musicale dei MARinARIA
Esecuzione del brano inedito “Quattùrdici anni”
ispirato alla tragedia della Kater I Rades

Sabato 19 Novembre 2011

ore 9.00
Maglie - Liceo “F. Capece” e Liceo Pedagogico “A. Moro”
Martano - Istituto “S. Trinchese”
Otranto - IPSSEOA

Dialoghi sulla letteratura delle Migrazioni
con Alessandro Leogrande, Darien Levani, Issi Ademi, Candelaria Romero

ore 11.30
Otranto - Lega Navale
Conferenza Stampa
di presentazione del progetto
L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante

Partecipano:
Luciano Cariddi - Comune di Otranto
Silvia Godelli - Regione Puglia
Bruno Ciccarese - Provincia di Lecce
Luigi De Luca - Istituto di Culture Mediterranee
Luigi Ratclif - Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo
Costas Varotsos - Scultore

Ore 18.00
Otranto - Auditorium delle Suore Maestre Pie Filippine
Presentazione dell’Antologia “E il mare si lasciava attraversare” (Besa Editrice)
con Simona Manca, Livio Muci, Maria Rosaria De Lumè, Darien Levani, Issi Ademi

Ore 19.00
La Compagnia delle Poete presenta
MADRIGNE - Voci dell’Esodo
con Adriana Langtry, Mia Lecomte, Sarah Zuhra Lukanić, Vera Lucia de Oliveira, Helene Paraskeva, Brenda Porster, Barbara Pumhösel, Candelaria Romero

mercoledì 16 novembre 2011

SIMONETTA AGNELLO HORNBY PREMIA LA LUPO EDITORE PER DOVEVAMO SAPERLO CHE L’AMORE DI NELSON MARTINICO






















Emozioni fortissime a Siculiana (AG) per la casa editrice salentina Lupo editore che il 13 novembre nell’appuntamento conclusivo della seconda edizione del premio letterario “Torre dell’Orologio” e della omonima Fiera del Libro è stata protagonista assoluta. Il sindaco Mariella Bruno, il vice sindaco Giuseppe Zambito e la  famosa scrittrice Simonetta Agnello Hornby hanno assegnato il primo premio al romanzo “Dovevamo saperlo che l’amore” di Nelson Martinico, pubblicato da Lupo Editore .

Salvare una biografia per i posteri: questo garantisce la Polizza “Genial Biography” proposta da Nelson e sottoscritta da Pino con l’impegno di raccontare almeno quarant’anni della sua vita familiare. E si va per libera associazione di idee… dai nonni emigrati dalla Sicilia a Roma negli anni Trenta, ai traumi della guerra e alle incertezze della difficile ricostruzione, alle svolte epocali degli anni Sessanta e all’atmosfera di piombo di quelli successivi. La scrittura – unica terapia – ricostruisce esistenze, ripercorre infanzia e adolescenza nel chiassoso e a volte goliardico clima di una grande famiglia sicula di cuore generoso, nei quartieri romani della formazione; rivive i passaggi di una giovinezza tanto avida di sperimentare quanto bisognosa di nutrirsi di scoperte (la poesia, il cinema, la politica) per individuare la propria vocazione. Mentre la famiglia si allarga e la narrazione vive tra le estati siciliane, la Capitale e il Veneto, che si fa quasi patria d’adozione del protagonista, egli attinge alle donne che hanno provveduto alla sua educazione sentimentale, agli indimenticabili personaggi che con la loro stravaganza o semplicità gli hanno aperto la mente, alle proprie non sempre lineari tappe esistenziali, ai cult che hanno fatto da riferimento alla sua crescita. E la storia (le storie) si fa registro dell’evoluzione della società italiana di quegli anni: un vasto affresco di intense passioni collettive alternate ai momenti bui delle stragi e dei terremoti. Ogni evento esterno si traduce in “segnale” di vissuto, trova eco nel percorso privato incalzandolo, determina orientamenti e disorientamenti, suscita buona e cattiva coscienza nel contratto di sincerità stipulato dal narratore col suo puntiglioso alter-ego. Tra sorriso e “incazzatura” (alla De Andrè), col pudore delle pulsioni poetiche ma con il coraggio delle fragilità, l’autore intreccia il filo della propria storia nel tessuto collettivo e in anni che hanno visto la fondazione di un’Italia alla quale un’intera generazione guarda forse con nostalgia.


NELSON MARTINICO – Di origini siciliane, è nato a Roma. Dopo una folgorante quanto effimera carriera da giovane promessa del pallone – interrotta a un passo dal professionismo in seguito a uno sfortunato incidente – ha fatto di tutto: camionista, barman, imbianchino, stuntman in una dozzina di spaghetti-western del periodo declinante, fatto parte di un quintetto folk sardo-siculo (alla fisarmonica). Infine ha insegnato Latino e Greco. Ha pubblicato cinque volumi di poesia. L’ultimo, un poema in terza rima dantesca, è stato adottato nelle scuole. Conduce laboratori itineranti di tecnica della poesia nei mercati rionali. Odia l’automobile.

Chi volesse comunicare con lui può scrivere al suo migliore amico: pinoligotti@yahoo.it