giovedì 31 marzo 2011

La letteratura non conta niente a cura di Rossano Astremo e Girolamo Grammatico (Citofonare Interno 7)

















«La vita bisogna viverla, in questo consiste tutto, semplicemente. Me lo disse un barbone che incontrai l’altro giorno uscendo dal bar La Mala Senda. La letteratura non conta niente». (R. Bolaño, I detective selvaggi)

In Italia si pubblicano sessanta mila nuovi titoli ogni anno. Cinquemila ogni mese. Oltre centosessanta ogni giorno. Immaginate ora centosessanta nuovi libri che quotidianamente vengono fuori dalle stamperie d’ogni parte dello stivale, per poi giungere nei magazzini dei distributori e da qui poi dirigersi nelle librerie. Immaginate, in più, il lavoro degli uffici stampa che, con la crescita esponenziale di possibili concorrenti, infittiscono impazienti la loro agendina di numeri di giornalisti, critici letterari, librerie, organizzatori di eventi e quant’altro affinché, attraverso le loro ammalianti capacità persuasive, possano ottenere fette di spazio e visibilità sempre crescenti. Immaginate, per un attimo, lo scrittore contemporaneo alle prese con il suo libro fresco di stampa. Il suo lavoro, quindi, non consiste solo nel mettere su carta la storia che ha preso possesso della sua mente, ma, una volta terminato l’atto creativo, è necessario che si rimbocchi le maniche e che faccia sfoggio del suo sorriso migliore per andare incontro al suo pubblico. Non sempre però le ciambelle vengono fuori con il buco e il libro che avete tra le mani dà conto di questi buchi venuti male, di questi incontri pubblici in cui per lo scrittore presentare la sua «ultima fatica» si trasforma in un tragico atto del quale molto volentieri farebbe a meno. La letteratura non conta niente raccoglie dieci testimonianze di scrittori italiani su presentazioni di libri che per le ragioni più varie – pubblico assente, personaggi molesti tra i presenti all’incontro, organizzazione disastrosa e relatori insopportabili – si sono trasformate in un duro banco di prova per i malcapitati protagonisti. Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano ed Elisabetta Liguori danno la loro versione dei fatti, imbandiscono, ciascuno con la propria voce e con il proprio stile, un campionario ironico di disastri realmente accaduti, nel quale serio e faceto si mescolano dando vita ad un immaginario franto del sistema editoriale italiano. Il libro che avete tra le mani è il primo volume edito da Citofonare Interno 7. A Claudio Morici va un nostro sentito ringraziamento, perché è grazie alla sua originale idea che ha preso corpo la voglia di realizzare questa antologia. Parte del ricavato ottenuto dalla vendita di questo volume servirà a finanziare B.I.P. (beni primari immateriali), un progetto ideato dall’associazione di promozione sociale La casa di cartone, che prevede l’utilizzo di performance artistiche nei luoghi del disagio per l’integrazione tra fasce emarginate di popolazione e il territorio. Un’occasione in più per far sì che la lettura di questo libro possa essere un piccolo gesto rivoluzionario. (dall'introduzione. Segnalazione a cura di Stefano Donno)

mercoledì 30 marzo 2011

Premio Strega 2011: Newton Compton candida Lo show della farfalla

Ci avviciniamo alla scadenza per le candidature al Premio Strega 2011 e Antonio Prudenzano ci aggiorna su Affaritaliani.it sulle novità.
"In serata, a quanto risulta ad Affaritaliani.it, verrà ufficializzata la candidatura allo Strega 2011 di Franco Matteucci, autore de "Lo show della farfalla". A presentarlo, Piero Gelli e Giorgio Montefoschi. A sorpresa, quindi, l'editore di Newton Compton Raffaello Avanzini decide di partecipare...".
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Leggete le prime 30 pagine del libro di Franco Matteucci, Lo show della farfalla, Newton Compton,

booktrailer
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Fragments” a cura di Stanley Buchthal e Bernard Comment (Feltrinelli)








Da qualche tempo, e possibilmente in differita (il notturno lo riservo alla lettura!), rimango sempre più affascinato da tutto un mondo che è a metà strada tra sport e spettacolo, o meglio che trasforma lo sport in una massiccia porzione di "mercato spettacolare" come direbbe Guy Ernest Debord. E per essere più preciso al mondo dei motori (MotoGp, SuperBike, Formula 1) con tutti nessi e connessi e dunque includendo fenomeni pop come le “Umbrella Girls”, le ragazze “inventate” da Alessio Sundas che anche per quest’anno hanno un loro calendario con i dodici scatti d’autore firmati dal bolognese Piergiorgio Raffaelli, per i tipi di Edizioni Europee Guttemberg. (http://www.umbrellagirls.it/portale/). E di donne che hanno sposato il lato fashion dello sport ce ne sono eccome, e lo sa una rivista storica come “Sport Illustrated” che sceglie la nostra Melissa Satta sul suo numero più cool dedicato ai costumi da mare. Il connubio tra donne e spettacolo, soprattutto per alcuni ambiti dell’editoria del nostro paese, sembra voler lanciare messaggi svilenti circa la donna e attorno a tutto l’universo femminile, tanto che mai come in questi anni “le quote rosa” della pagine di molti periodici e quotidiani vengono trasformate in mero feticcio e bene di consumo. E allora non posso non pensare, giusto per riprendermi da qualche nuvola grigia di malumore, allo splendido lavoro edito dalla casa editrice Feltrinelli “Fragments” a cura di Stanley Buchthal e Bernard Comment con prefazione di Antonio Tabucchi . Libro dedicato alla donna delle donne dello spettacolo, a un mito in ogni senso come Marilyn Monroe. Parliamo di una raccolta di testi inediti della star americana, scritti tra il 1943 e il 1962, dove l’attrice, la donna, si confessa lasciando intravedere innumerevoli contraddizioni, disperazioni, fragilità. E vediamo allora Marilyn mentre legge l'Ulisse di James Joyce o che contempla una scultura della Ballerina di Degas. Un libro diverso da tutto quello a cui siamo stati abituati su Marilyn, dove a parlare è lei, solo lei nient’altro che lei! Impedibile. La traduzione dall’inglese è di Grazia Gatti. (Stefano Donno)

martedì 29 marzo 2011

La fata fatua e lo psichiatra, di Claudio Roncarati, a cura di Lucietta Frisa (Cfr Editore / Alpes). Intervento di Nunzio Festa






















Non farà senza dubbio male all'autore di “La fata fatua e lo psichiatra” , premio Fortini 2010, riconoscere che i versi della sua raccolta s'incontrano con l'umore poetico d'un maestro d'oggi della poesia giocosa, il nostro Giancarlo Tramutoli; che Roncarati conosca o meno, giustamente, e non c'interessa proprio in assoluto, la poesia del potentino Tramutoli, in pratica e per inciso. La differenza sostanziale fra i due autori, però, risiede, si dice di solito, in alcune specificità che troviamo in più di certi versi del primo e in meno, dunque, in quelli del secondo. E viceversa. Insomma Claudio Roncarati è uno psicologo e psicoterapeuta, quindi è pronto a 'servirsi' affettivamente delle proprietà non sempre compromettenti del suo lavoro. Allora, diremo, aspirando gli sguardi e gli ascolti, per impersonare una voce che di volta in volta, la maggior parte persino delle volte, (si) ricongiunge ai problemi e alle vite di persone realmente - ci pare facilmente di comprendere - analizzate. O almeno incontrate. Questa raccolta prosegue, veramente, un discorso poetico, e lo si scopre da tanti passaggi di versificazione che si dimette dalla banalità, inventando cinque sezioni “speciali”: Psichiatria poetica, Poesia applicata, Rimando in Romagna, Citazioni, Carpe diem, Marcondirodirondello. In queste aree, dopo aver riconsiderato il passato, Claudio Roncarati riesce meravigliosamente a cogliere in accento di leggerezza e in forza di musicalità sempre composta dal ludismo di fondo, questioni che, provando in genere a divenire altro da sé, vanno dalla difficoltà delle relazioni e dei posizionamenti che si devono riuscire a raggiungere e/o a mantenere nella società odierna alle malattie di questo stesso impressionante contenitore. Vedi, insomma, depressione e schizofrenia, per fare un piccolo esempio ma concreto. E grazie al settore di riferimento, diremmo se fossimo nel campo della logica pura, il poeta tocca un primo vertice. Per dare un segnale di flessione, va detto, in mezzo al passaggio sentimentale del volume, dove si deve attendere alcuni minuti e qualche imperfezione comunque in un certo senso accattivante, prima di tornare a un nuovo vertice. Tipo (“Porto Garibaldi”): “Nuotarono per miglia / da Porto Garibaldi / per rifar l'Italia, / mille pesci rossi / diretti in Sicilia. / Baldi ma non scaltri / pesci d'acque dolci / perirono. Commossi / Li piangiam noialtri / che per la battaglia / non ci siam mai mossi”.

domenica 27 marzo 2011

Quello che non vedo di Nunzio Festa (Altrimedia edizioni)

















"Ci sono, soprattutto a meridione, delle esperienze tali per cui non sai se sei davanti a un'alba o a un tramonto. E non ci sono strumenti oggettivi che ti rivelino l'arcano. L'attesa è necessaria per capire se sarà buio o luce. Quello che non si vede mai si vedrà, lo sapevamo, ma bisogna toccare con mano un paesaggio per sapere se ne usciremo ancora vivi". (dalla nota critica di Francesco Forlani). Un poema che scrive un pezzo di Sud ammazzato, e si scrive oltre il Sud della felicità, e con esso. Per perdersi, senza descrizioni. Vicino alle possibilità di riscatto. Preazione di Ivan Fedeli e Plinio Perilli.Con una lettera di Massimo Consoli e una di Franco Arminio.

Quello che non vedo

più che delle suole// non mi posso spaventare// più di sventrare// il pensiero serioso di belle figliole//non posso permettermi//come di fare conoscere//alle streghe chiedetemi//ma mai potrete avere//il fiele a ridosso della//mano morbida appoggiato//ai vetri bui che sono bella// visione d’occhio rigato/ attorno a un bicchiere//che fa cammino lunghissimo//il piede destro tristissimo//e un mignolo a tacere (..)

sabato 26 marzo 2011

Milano criminale. Il Romanzo, di Paolo Roversi (Rizzoli). Intervento di Nunzio Festa






















Questa storia di guardie e ladri, queste vicende che da “Milano criminale” fanno passare un periodo italiano di quelli vergati dai Montanelli vari, sono testimonianze in forma di romanzo dell’anima d’almeno un pezzo dell’Italia unita e disomogenea. Un romanzo che, se già non conoscessimo l’autore Paolo Roversi già garanzia, scrittore che ama le trame fitte di pistole e duelli moderni quanto antichi, potremmo definire della maturità; a costo, persino, di portare uno sgarro alla stessa scelta del Roversi - che non scrive per produrre o fortificare miti: eppure noi, come gli italiani che dal ’58 a qualche decennio in poi seguono i fatti narrati, non possiamo che sentirci al fianco di rapinatori che prima d’iniziare a sparare hanno tentato l’uscita della miseria attraverso un passaggio a ostacoli che porta alla loro stessa fine. Tutto ha inizio in via Osoppo (tutto se si pensa alla ‘storia’ di fondo dell’incalzante romanzo – dove ci tornano le immagini dei diversi Vallanzasca - ), il 27 febbraio 1958. Ovvero la data che il poliziotto Antonio Santi e il bandito Roberto Vandelli, sempre in lotta fra loro e oltre loro stessi, come è naturale che sia, hanno impresso nelle vene scolpite dai loro differenti lavori. A ogni punto di barricata dietro la quale, effettivamente, stanno. Non solo una vocazione, ma la classica scelta di vita. Perché Vandelli dopo la rapina che vede in diretta decide di diventare bandito, mentre Santi decide che deve entrare in polizia. Corpo, d’altronde, che lo porterà a fare a botte con l’idea di necessità dell’intervento repressivo quando arriveranno le occupazioni e le manifestazioni, bardate persino da atti violenti, del ’67-’68-’69. Per non parlare di quando Roversi, insomma, farà ricominciare il racconto d’una criminalità milanese che è da analizzare e certi versi per incorniciare in un clima complessivo del Paese. In pratica dove ci sarà spazio, sostanzialmente, per il futuro Millenovecentosettantasette. Nel frattempo, però, Roversi riesce a far rivivere, appunto come se fossimo nel film più riuscito, parole e volti della “malavita” ‘lombarda’. Certo aiutato da “storie private”, fitte d’amori domestici ed extrafamigliari, Roversi permette di sentire di nuovo una Milano, e dintorni, che sono intanto l’humus che fa spuntare i fiori del male. Che Vandelli e tanti altri, per dire, escono dalle vite di periferia. Molte volte portatori, addirittura, d’una certa e colorata a tratti, idea di riscatto inseguita con foga. A dispetto, naturalmente, delle pause da galera. Di gabbie nelle quali si diventa banditi più esperti o si muore/soccombe. L’opera di Roversi, la migliore che fino a questo momento abbiamo letto, descrive con la mano dell’osservatore perfetto quanto non invasivo che s’annusa, consegna a lettrici e lettori materiale di svago. Ma d’uno svago che consente a noi di guardare nelle nostre idee sulla vita. Perché? Provate, rispondiamo, a sentire le fotografie di pezzi di giovani coi soldi a fare barricate a mano armata in certe occasioni. Ad ascoltare gli scatti di momenti di commistione ideale fra il poliziotto che conosce il ‘delinquente’ che ha di fronte oppure deve controllare il riso davanti agli studenti che contestano i borghesi impellicciati alla Scala. Perché questo romando di Paolo Roversi fa camminare tante singolarità, di circostante e di Storia italiana (e non solo italica), in mezzo al procedere di moti collettivi che sono il fenomeno complessivo come parziale. Dalle mosse dei banditi. Alle occupazioni di studentesse e studenti. Passando per gli scioperi operai. Con lenti che tolgono il tipico tabù che in tante situazioni non ci fa leggere le osservazioni della Polizia, in quanto questa è serva pronta a mettersi contro le nostre obiezioni al potere. Una Milano tutta rossa di bollori, e nostra.

venerdì 25 marzo 2011

Nessuno si salva da solo di Margaret Mazzantini (Mondadori). Intervento di Elisabetta Liguori





















E se la colpa fosse di romanzi come questi? Non si fa che discutere di famiglia. Poiché riconosciuta come l’origine di tutto, primo responsabile e utilizzatore finale, falò di vacui adolescenti e nostalgia di emigranti pentiti, poiché è lì che si forma la prima morula identitaria, per tutte queste ragioni e molte altre la famiglia vive anni emergenziali. Ci appare come una realtà ormai implosa, schiacciata da enormi pressioni emotive, psichiche ed economiche, e non ne restano che ceneri da analizzare al microscopio. E se la colpa fosse di romanzi come l’ultimo di Margareth Mazzantini “Nessuno si salva da solo” appena pubblicato da Mondadori? Del resto non sarebbe neppure l’unico. Si pensi a Jonathan Franzen, tornato in libreria con il suo americanissimo Freedom, tradotto da Einaudi. Il tema è sempre quello: la coppia e la famiglia, intesa l’una come la naturale evoluzione dell’altra. La coppia dell’ultima Mazzantini, in particolare, è stanca, dura, crudele. Intrappolata in se stessa e poi incenerita, tanto che la sua narrazione sembra un’orazione funebre. La Mazzantini questa volta, infatti, ci svela il lato oscuro e funereo della vita coniugale, quello che ci riguarda più da vicino, ma lo fa con una rabbia davvero imprevista. La storia scelta è quella di una coppia sui 40 anni, Delia e Gaetano che, dopo la prevedibile separazione, si ritrova una sera a cena a discutere di soldi e a recriminare. Come tanti, come tutti. Tra una portata e l’altra s’accendono tra i due frammenti di vita vissuta, brillano cocci di passione e delusione. È il vaso di pandora di una decina d’anni di convivenza che s’apre e ne viene fuori l’ira di Dio. Le fila di questa tragedia narrate in scaglie sono tirate da due direttori d’orchestra d’eccezione: i due figli di pochi anni. Sono loro gli unici osservatori: esterni e muti. Sono loro che, per il semplice fatto di esistere, consentono ai coniugi di prendere coscienza dello sfibrarsi reciproco delle proprie identità. Ricordando i loro figli, vedendoli, annusandoli, i due coniugi comprendono di essere rimasti disperatamente soli e che essere soli non basta. “Nessuno si salva da solo” infatti, ed è verissimo. Il ritmo di questa dolorosa scoperta è incalzante, dettato anche dal costante confrontarsi della coppia protagonista con quella di anziani coniugi che le cenano accanto. La Mazzantini sa raccontare magistralmente il desiderio. è rapida, efficace, cinematografica. Ma dove c’è un desiderio tanto tagliente e irrealizzato, non può non esserci la rabbia. Su questo l’autrice però forse eccede questa volta: cerca l’effetto a tutti i costi, schiaffeggia il lettore con un lessico furente e scabroso, mette in scena con artificio e violenza, finendo per perdere di credibilità. I denti corrosi di Delia, ad esempio, ruvidi, aguzzi, privi di smalto, sono metafora perfetta di un desiderio puro, corrotto dalla vita. La donna passa a ripassa con la lingua su questi denti per accettare il suo destino, ma il gesto a volte si fa verboso, claustrofobico, lasciando il lettore sdentato, incapace di riconoscere in ciò che legge qualcosa della sua fatica quotidiana, ma voglioso (non è detto che sia un male) di dichiararsi sopravvissuto, illeso, scampato, come se, leggendo, si fosse trovato davanti ad uno degli ultimi e più foschi casi di cronaca nera.

mercoledì 23 marzo 2011

Infinity di Sherrilyn Kenyon (Fanucci)












A 14 anni Nick Gautier, un ragazzo come tanti, vive nel quartiere francese di New Orleans: ama frequentare le cattive compagnie, è attratto dall’illegalità e quello che ha imparato nella vita è frutto degli insegnamenti della strada. Una notte decide di comportarsi onestamente e si rifiuta di rapinare un turista innocente: una scelta che avrà un prezzo molto alto. Nick pensa di essere ormai spacciato e che la sua vecchia squadra non ci metterà molto a mettersi sulle sue tracce... e invece, inspiegabilmente, quella che sembra la fine di tutto si rivela l’inizio di una nuova vita. Kyrian di Tracia non è solo un comandante macedone a caccia di spietati demoni, è un Dark Hunter, e grazie a lui Nick si mette in salvo e conosce un mondo di cui non ha mai immaginato l’esistenza. I nuovi nemici fanno sembrare quelli vecchi dei veri incapaci: si tratta di uccidere o essere uccisi, e Nick, nato dalla parte sbagliata, trova dentro di sé una forza inaspettata e inizia a lavorare per i non-morti che popolano il suo quartiere. Il tempo stringe, e a lui non resta che trovare qualcuno disposto ad aiutarlo nella difficile battaglia contro i demoni che non risiedono dentro di lui.

Sherrilyn Kenyon, nata nel 1965, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Darrel Award e il Pearl Award per i romanzi firmati a suo nome o sotto lo pseudonimo di Kinley MacGregor. Le sue opere hanno venduto più di dieci milioni di copie e sono state stampate in ventisei Paesi. Stabilmente presente ai vertici delle classifiche di New York Times e USA Today, è un’autrice ormai di culto in Germania, Inghilterra e Australia. Il suo sito internet registra 120.000 contatti la settimana. Della serie Dark Hunters Fanucci Editore ha pubblicato Anche i diavoli piangono (2008), Fantasy Lover (2009) e Notte di piaceri (2010).

Un estratto - «Sono un meganerd socialmente imbarazzante.» «Nicholas Ambrosius Gautier! Bada a come ti esprimi!». Nick sospirò per il brusco rimprovero di sua madre mentre se ne stava nel minuscolo cucinino di casa a guardarsi la camicia hawaiana di un arancione acceso. Già il colore e lo stile facevano veramente pena. Il fatto che fosse decorata con enormi trote (o erano salmoni?) rosa, grigie e bianche non faceva che peggiorare il tutto. «Mamma, non posso mettermela per scuola. È veramente...» Si interruppe per pensare con impegno a una parola che non gli costasse di esser messo in punizione a vita. «Orrenda. Se qualcuno mi vede con questa addosso, diventerò uno di quegli emarginati relegati nell’angolo degli sfigati in sala mensa.» Come al solito lei se ne infischiò delle sue proteste. «Oh, sta’zitto. Non c’è niente che non va in quella camicia. Al negozio di beneficenza, Wanda mi ha detto che veniva da una di quelle grandi ville giù nel Garden District.

Quella camicia apparteneva al figlio di un uomo onesto e rispettabile ed è quello che sto cercando di farti diventare...». Nick digrignò i denti. «Preferirei essere un delinquente piuttosto che uno con cui gli altri se la prendono sempre.». Lei trasse un profondo sospiro di esasperazione e smise di rigirare il bacon. «Nessuno se la prenderà con te, Nicky. La scuola ha un severo regolamento contro il bullismo. Sì, come no. E valeva quanto la carta su cui era scritto. Soprattutto perché i bulli erano degli idioti analfabeti in grado a malapena di leggere. Gesù! Perché lei non lo ascoltava nemmeno? Era come se non fosse lui quello che tutti i santi giorni doveva andare nella tana del lupo e affrontare la brutalità di quel territorio minato che era la scuola superiore. In tutta franchezza, era davvero stufo di tutta quella situazione e non c’era nulla che potesse farci. Era un perdente sfigato di proporzioni epiche e a scuola tutti non facevano che ricordarglielo. Gli insegnanti, il preside, e soprattutto gli altri ragazzi. Perché non posso semplicemente accelerare il tempo e superare di botto tutto questo incubo delle superiori? Perché sua madre non glielo avrebbe mai permesso. Solo i teppisti abbandonavano la scuola, e lei non lavorava così duramente per crescere un altro inutile pezzo di feccia buono a nulla; era una continua, incessante litania saldamente scolpita nel suo cervello. La sua tiritera cominciava con: Sii un bravo ragazzo, Nicky. Diplomati. Vai al college. Trovati un buon lavoro. Sposati una brava ragazza. Fammi un mucchio di nipotini e vai sempre in chiesa nei giorni delle feste comandate. Sua madre aveva già pianificato tutto il suo futuro e il suo programma non prevedeva deviazioni o pause per i rifornimenti. In fin dei conti però le voleva bene e apprezzava tutto quello che lei faceva per lui. Aeccezione di quei continui: Fa’ quello che ti dico, Nicky. Se ti sembra che non ti ascolti è perché queste cose io le so già meglio di te, che sua madre ripeteva tutto il tempo. Non era uno stupido e non era neppure un attaccabrighe. Lei non aveva idea di quello che subiva a scuola, e ogni volta che cercava di spiegarglielo, si rifiutava di ascoltarlo. Era così frustrante."

martedì 22 marzo 2011

I fuorilega del Nordest di Francesco Gesualdi (Dissensi edizioni)






















Ecco il nuovo romanzo di Francesco Gesualdi I fuorilega del Nordest, che Don Luigi Ciotti ha definito “Una narrazione avvincente che persegue con nuovi linguaggi le battaglie di sempre“. Il romanzo affronta i temi della xenofobia, della perdita del posto di lavoro nell’epoca della globalizzazione, delle iniziative che possiamo assumere dal basso a difesa dei diritti di tutti. La sfida è farlo arrivare a chi solitamente non si occupa di questi temi e non informandosi finisce nelle braccia della destra populista. Per questo motivo ti invitiamo a leggerlo e se lo trovi convincente a proporlo alla cerchia dei tuoi conoscenti, alle biblioteche comunali, a chi ricopre posti di responsabilità pubblica. La posta elettronica, internet e facebook possono dare una mano per attivare il tam tam: se puoi replica questo messaggio e chiedi ai siti che frequenti di segnalare il romanzo. Il momento è grave: dobbiamo usare ogni mezzo per fermare l’arretramento culturale e l’imbarbarimento sociale.

lunedì 21 marzo 2011

Bambina e la fatina computerina di Virginia Defendi (Onirica edizioni)




















"Era una fanciullina e, per Diritto di Nascita, viveva in un Bel Palazzo Imperiale. Era la figlia della Coppia Imperiale... Era la figlia della Coppia Imperiale... e viveva in un vero e proprio Impero sconfinato, florido e prospero. E un giorno, da grande, sempre per il suddetto Diritto di Nascita, lo avrebbe ereditato. Il Bel Palazzo Imperiale in cui Bambina, questo il nome della fanciullina, viveva era una costruzione imponente. C’era da perdersi. Ampie scalinate ovunque. Pareti tappezzate di quadri raffiguranti Avi Imperiali, Sala del Trono, Immensa cucina, Salone delle feste. Una grandissima sala da pranzo, con un tavolo così lungo che ci si stancava quando si doveva giungere all’altro capo. Una nursery, la grande stanza dove Bambina aveva trascorso i primi mesi di vita, coccolata e vezzeggiata da tutti. Una smisurata biblioteca con scaffali colmi di libri fino al soffitto altissimo. Senza contare i piani superiori: settecentotrentadue stanze - veri e propri appartamenti - ammobiliate tutte con imperiale buon gusto. Ogni appartamento era costruito da un salotto, un’ampia camera, al centro della quale faceva bella mostra di sé un imponente letto e sul lucido pavimento di legno erano sparsi, qua e là, morbidi e spessi tappeti. A ogni stanza da letto era collegato un bagno ricoperto dal marmo più bello, mai visto. Non poteva mancare, in ogni appartamento, un’immensa cabina armadio...".

Una fiaba moderna, scritta a regola d'arte, per bambini "di ogni età" a partire dai 9 anni, che non mancherà di coinvolgervi e divertirvi.

domenica 20 marzo 2011

Parola propria e parola altrui nella sintassi dell’enunciazione - Michail Bachtin, Valentin N. Vološinov (a cura di A. Ponzio - Pensa MultiMedia)














Il testo che qui si presenta fa parte di Marxismo e filosofia del linguaggio (1929 seconda ed. 1930) di cui costituisce la parte terza, intitolata “Per una storia delle forme dell’enunciazione nelle costruzioni linguistiche. Saggio di applicazione del metodo sociologico ai problemi della sintassi”, dedicata al rapporto tra parola propria e parola altrui.
A differenza della frase, cellula morta della lingua, generalmente assunta come oggetto della linguistica, sia essa la linguistica tassonomica o quella generativo trasformazionale, la parola, anche nella sua unità basilare, l’enunciazione, cellula viva del parlare, ha sempre a che fare con la parola altrui, perché è ascolto e si realizza nell’ascolto, risponde e chiede una risposta.
L’unità basilare, sul piano del senso, è l’enunciazione, perché solo ad essa in quanto contestualizzata, in quanto di qualcuno e rivolta a qualcuno, in quanto dotata di sottinteso, in quanto intonata, in quanto finalizzata ad esprimere qualcosa, può seguire una comprensione rispondente, diversamente dalla frase, che, priva di tutto questo, può essere intesa nel suo significato o nei suoi possibili significati solo immaginandola come una possibile enunciazione, con tutte le suddette caratteristiche dell’enun-ciazione, cioè conferendole un senso possibile.
La parola, dice Bachtin, ha generalmente un duplice orientamento: verso il suo oggetto e verso un’altra parola, la parola altrui. Questa parola altrui può anche essere l’oggetto stesso della parola che dunque si presenta come parola oggettivata o raffigurata. La parola raffigurata, oggettivata, può esserlo nella forma del discorso diretto o del discorso indiretto. Ma c’è anche un terzo tipo, quello del discorso indiretto libero, che a Bachtin interessa particolarmente per evidenziare una dialogicità della parola che non è quella del “dialogo” comu-nemente inteso, il dialogo formale, come un susseguirsi di repliche, di battute. Riportando la parola altrui, la parola deve necessariamente operare dei collegamenti, delle connessioni, combinarsi con la parola altrui, deve affrontare dei problemi di sintassi. Proprio nella sintassi massimamente si evidenzia l’incontro della parola propria con la parola altrui, il loro rapporto di interazione; e soprattutto nella sintassi del discorso riportato, diretto, indiretto e indiretto libero, si evidenzia il modo in cui si orienta la ricezione e la trasmissione della parola altrui, si palesa la disposizione all’ascolto e la dialogicità co-stitutiva dell’enunciazione.

sabato 19 marzo 2011

Caso Scazzi: "Incomprensibile la minaccia dell'avvocato De Jaco"












"Non comprendiamo la motivazione dell'avvocato De Jaco a querelare la nostra casa editrice e la scrittrice Mariella Boerci". Così il direttore editoriale Ed. Anordest Mario Tricarico risponde alla notizia di una querela da parte dell'avvocato di Cosima Serrano Misseri, Franco De Jaco. "Quello che maggiormente ci stupisce è che De Jaco doveva essere nostro ospite - continua Tricarico - per presentare il libro "La bambina di Avetrana", in cui la giornalista Mariella Boerci racconta le vicende del caso Scazzi, proprio questa sera all'interno del programma del Festival della cultura di Galatina, contesto nel quale anche promuoveremo la borsa di studio che abbiamo istituito in collaborazione con il Telefono Rosa in memoria di Sarah Scazzi contro la violenza sulle donne". Sabato 19 marzo alle 19,30, infatti, presso la sala Caffè 1861 all’interno del Festival della cultura di Galatina l’ex avvocato di Michele Misseri, Daniele Galoppa, e l’avvocato di Cosima Serrano Misseri, Franco De Jaco avrebbero dovuto trattareil caso di Sarah Scazzi assieme alla giornalista Mariella Boerci, autrice di “La bambina di Avetrana” (Ed. Anordest), libro da cui è per l'appunto nata la borsa di studio patrocinata dal Telefono Rosa “In memoria di Sarah Scazzi - Contro la violenza sulle donne”. L'evento ci sarà ugualmente, ma l'avvocaro De Jaco non interverrà, nonostante avesse inizialmente dato la sua disponibilità. "Il nostro libro è uscito a dicembre dell'anno scorso, ci stupisce che proprio ora - conclude il direttore Anordest Tricarico - nasca questa inutile polemica, dopo che la borsa di studio legata alla pubblicazione sta vedendo un successo nella sensibilizzaizone alla tematica e un numero di scuole intenzionate a partecipare sempre crescente. Infatti dalla pubblicazione “La bambina di Avetrana” (Ed. Anordest), cronaca della tragedia di Sarah Scazzi, firmato dalla giornalista Mariella Boerci, è legata alla borsa di studio istituita da Edizioni Anordest affinché tragedie simili a quelle di Sarah non abbiano più a ripetersi. Un concorso aperto a tutti gli studenti dai 13 ai 19 anni, cui sarà chiesta la redazione di un racconto breve sul tema della violenza, in particolare sulla violenza sulle donne. Proprio per questo la borsa di studio sarà assegnata il 7 ottobre. Edizioni Anordest pubblicherà annualmente i componimenti selezionati e devolverà i diritti al Telefono Rosa. In giuria ci saranno Irene Pivetti, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli (presidente del Telefono Rosa), Cipriana Dall’Orto (codirettore di Donna Moderna), l’avvocato Mario de Marco (sindaco di Avetrana), Mariella Boerci (autrice di “La bambina di Avetrana), Anna Di Ianni (ideatrice della borsa di studio) e Oriana Boldrin (segretaria). La borsa di studio verrà consegnata ad Avetrana il 6 ottobre.

Mariella Boerci, giornalista milanese, firma di punta per lungo tempo della stampa femminile (Annabella, Marie Claire), è stata per quindici anni un inviato speciale del newsmagazine Panorama, con cui tuttora collabora nel settore Attualità e Costume- Società. Collabora inoltre con Class, Donna Moderna e Vanity Fair. Ha pubblicato, per le edizioni Donna Moderna/Mondadori Printing “Vissi d’arte, Vissi d’amore. Rivalità, passioni e gelosie delle signore Pavarotti, donne di cuori e di denari” (2007)

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venerdì 18 marzo 2011

La rivoluzione delle api, di Serge Quadruppani, traduzione di Maruzza Loria (Edizioni Ambiente). Intervento di Nunzio Festa















Nella Val Pellice come se si fosse in ogni parte del mondo infestata dagli interessi privati che lavorano contro l'etica. Da questo spunto, evidentemente, prende le mosse il brioso e coinvolgente romanzo dello scrittore francese, di stanza tanto in Francia quanto in Italia, Serge Quadruppani. Autore che, però in veste di curatore per l'editore Metailié, ha portato a Parigi una lista di penne italiane di qualità e 'attuali'. L'ultima volta che l'abbiamo sentito esprimersi, tra l'altro fu proprio a fianco di De Cataldo in una delle edizioni della Fiera di Torino; la cornice era proprio un Lingotto zeppo di sporcizia qualunque ma capace persino di presentare momenti di grande interesse, tipo appunto la riflessione Quadruppani – De Cataldo. Ma torniamo al moderno, come capiremo dall'ipotesi spesso viste e riviste per dire in alcuni saggi di Antonio Pascale, per sentire meglio questo “La rivoluzione delle api”. Già valorizzato da un titolo, per giunta, perfetto. Dove per esempio potremmo rintracciare, per dire, la preziosa consulenza dell'attenta Maddalena Cazzaniga, molto probabilmente (visto il bell'aiuto su Nina dei lupi, insomma). Insomma nelle valli del Piemonte, dove per caso passa una coppia di commissari, uno dei due già pensionato – il marito, ecco una delle tante multinazionali, come si diceva, del Pianeta. Una di quelle entità, insomma, che ben non si riesce a comprendere se nascono e vivono per il bene della collettività, oltre dunque l'interesse stesso indubbiamente e giustamente particolare, oppure contro ogni proprietà di valore e di bene comune delle stesse comunità della Terra. E poi se ci piazzi servizi segreti deviati, che più che deviare anzi indirizzano, con la scusa solita e ritrita del terrorismo condito da “eco-terrorismo”, la trama diventa di forte impatto cronachistico, potremmo dire, quanto soprattutto legata a una lista di peccati del genere umano e che lo stesso genere non riesce a staccarsi di dentro. Vedi insomma il 'vendersi'. Come la superbia. Epperò in questo piccolo ambiente che pensa alle montagne circostanti, sono addirittura scomparse le belle apine. Quelle figlie del mondo che permettono al mondo di sopravvivere. Ma perché? In questo perché, è da spiegare, entra in scena l'attività del commissario antimafia Simona Tavaniello. Casualmente di passaggio nelle vallate. E che casualmente si farà fregare per il tempo necessario la pistola d'ordinanza dalla quale nascerà il primo omicidio della storia. Che le vicende, poi, da qui partono e ripartono. Mentre gli ingredienti sono tutti italiani, e si deve riguardare ai “servizi”, il tema di fondo è universale. Sollevato e, a tratti risollevato, da una scrittura che Quadruppani fa assecondare dalla voglia di non produrre un romanzo di genere o solo a pezzettini politico. Quanto più un romanzo pieno d'energia e di lingua che raccontano di novità dell'era giovane e dell'inattualità delle sue proposte di morte dell'ecosistema. Come tante volte accade, quindi, il carattere in un certo senso poliziesco dell'opera maschera senza mascherare l'impegno sul campo. Oppure sul terreno, che forse è più appropriato. Serge Quadruppani, scrittore apprezzato da tempo nell'ex Bel Paese, ha scritto insomma un libro per oggi e il domani.

giovedì 17 marzo 2011

La Costituzione in dieci colori... a GRANDI CARATTERI

La Costituzione della Repubblica italiana, carta fondamentale di assoluta attualità, pubblicata A GRANDI CARATTERI, è finalmente leggibile da tutti, perché tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni…
Edizioni Angolo Manzoni (RCS) ci ripropone La Costituzione in dieci colori, testo dello spettacolo di Assemblea Teatro, di Renzo Sicco e Fabio Arrivas A GRANDI CARATTERI e DOUBLE-FACE/DUE LIBRI IN UNO. I volumi double-face sono due libri in uno: un titolo da una faccia e, rivoltando il volume, uno dall’altra. Dualità e molteplicità del reale!
Link per leggere le prime 15 pagine del libro


SINOSSI
Assemblea Teatro, Teatro Stabile di Innovazione, ha raccolto l’invito del Comitato Resistenza e Costituzione e ha pensato a dieci colori, a dieci colpi di pennello per disegnare le tracce fondamentali, gli articoli che aprono la Carta. I dieci colori parlano attraverso la voce di un ragazzo scanzonato, brillante, divertente come spesso accade a quell’età, ma altresì distratto negli studi, più attento al calcio e alla musica. Si confronta con la madre che, non solo lo invita studiare, ma lo aiuta ad entrare nelle parole della Costituzione, nei suoi, ancora vivi, colori.

Si vuole raccontare ai ragazzi come la Costituzione sia uno strumento con cui si costituisce un progetto di vita in comune, sotto forma di patto tra tutte le forze in campo. La Costituzione stabilisce come si decide insieme, sulla base di quali regole. Essa rappresenta limiti e confini delle possibilità; indica vie e strade per percorrerle. Dieci colori vogliono, a 60 anni da un momento fondamentale per noi italiani, lucidare quelle parole che ancora, come una lampada di Aladino, offrono indicazioni e coraggio di andare avanti facendo diventare realtà quotidiana articoli che sono patrimonio culturale e politico della Nazione.


BIO
- Renzo Sicco, regista e autore, non solo teatrale, dal 1989 dirige Assemblea Teatro. Ha scritto e allestito oltre cinquanta spettacoli. Ha inventato “Insolito” come sigla delle sue stagioni, inteso in senso artistico e spaziale, portando prepotentemente il teatro in luoghi splendidi, misconosciuti, impensati: miniere, castelli, forti. Instancabile lettore e amante della conversazione, ha coltivato rapporti personali e amicali con grandi della narrativa, che spesso hanno “creato” per Assemblea Teatro. Per Edizioni Angolo Manzoni, è autore di numerosi testi teatrali, di uno dei testi di Archeologia dell'assenza (oltre che della sua versione scenica), di Radici profonde e La Costituzione in dieci colori con Fabio Arrivas; di Nato per volare; dei racconti de I cieli su Torino e di Sotto i cieli del mondo (EAM NARRATIVA).

- Fabio Arrivas, è nato a Palermo nel 1949. Avvocato, docente universitario, vive tra Torino, Milano, Assisi e Tellaro. Ha scritto numerosi saggi giuridici, novelle, poesie e pensieri di viaggio. Con Assemblea Teatro ha scritto numerosi testi teatrali. Con la Edizioni Angolo Manzoni ha pubblicato i volumi Vendese esta casa e Haiku metropolitani nella COLLANA POESIA e il fumetto Giustizievole.
In collaborazione con Renzo Sicco, nella collana Double-Face i testi teatrali: Radici profonde – Raíces profundas. Il secolo dei Pogolotti - El siglo de los Pogolotti (che ha esordito a Cuba il 24 febbraio 2005 per la la regia Renzo Sicco) e La Costituzione in dieci colori.

- LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
DOUBLE-FACE/DUE LIBRI IN UNO
Prima Faccia: La Costituzione in dieci colori ( leggi le prime 15 pagine PDF)
Seconda Faccia: La Costituzione della Repubblica italiana, con una nota introduttiva di Livio Pepino.



Novembre 2010 Edizioni Angolo Manzoni
GRANDI CARATTERI - double-face teatro
- pp. 160 - euro 11,00 - cm 15x21
ISBN 978-88-6204-042-6

mercoledì 16 marzo 2011

Il Festival della cultura a Galatina (Lecce): l'Homo Italicus si racconta






Nel 2011 l’Italia compie 150 anni e, per l’occasione, la prima edizione del Festival della Cultura ripercorrerà la nostra storia dall’Unità nazionale ad oggi. Il tema della Manifestazione Homo Italicus: Storie, Miti e Pensiero in 150 anni si propone di sviluppare un’accurata riflessione sul processo di costruzione dell’identità morale e materiale del popolo italiano che parte dalla celebre frase di Massimo D’Azeglio: Ora, fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani.

Programma del festival

Giovedì 17 MARZO

CAFFÉ 1861

16.00

Taglio del nastro con le Autorità Istituzionali

16.30

INCONTRO CON L’AUTORE: Boris Biancheri in Elogio del Silenzio (Feltrinelli)
Con Raffaele Baldassarre.

17.30

INCONTRO CON L’AUTORE: Enrico Ruggeri in Che giorno sarà (Feltrinelli), introduce Adelmo Gaetani.

18.30

PROTAGONISTI DEL NOSTRO TEMPO: La Leggenda della Balena Bianca. Quante Italie vissute con la DC… Con Calogero Mannino, Paolo Cirino Pomicino, Gennaro Acquaviva, Clemente Mastella, Enzo Carra.
Modera Marco Damilano.

20.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Maria Rita Parsi in “Ingrati” (Mondadori) Introduce Anna Colaci.

SALA GARIBALDI

16.15

INCONTRO CON L’AUTORE: Elisa Albano in “Mai più scema” (Evaluna)

17.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Luciano Pagano in “È tutto normale” (Lupo) Introduce Paola Scialpi.

18.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Valdo Spini in “Vent’anni dopo la Bolognina” (Rubbettino)
Con Giovanni Pellegrino e Gianni Scognamillo.

19.00

INCONTRO CON L’AUTORE : Mariologia della Storia, (Secop) Con Giovanni Frassanito.

Venerdì 18 MARZO

CAFFÉ 1861

10.00

LABORATORIO SCOLASTICO Realtà aumentata per la didattica. (Virtech)

11.00

DIBATTITO La costituzione più piccola del mondo e la biografia di Ippolito Nievo (Anordest)
Con Giuseppe Schiavone e Mario Tricarico.

12.00

RECITAL CONCERTO “Addio mia bella addio” Un viaggio nel Risorgimento attraverso testi, poesie e canzoni. Con Franco Simone, Nadia Martina e Fabio Zurlo.

17.00

STORIE D’ITALIA 100 anni d’azzurro. I 100 anni della nazionale di calcio raccontato dai protagonisti
Con Sandro Mazzola, Italo Cucci, Oliviero Beha e Sergio Brio.

18.30

INCONTRO CON L’AUTORE: Ascanio Celestini in “Io cammino in fila indiana” (Einaudi) Introduce Francesco Lefons.

19.30

INCONTRO CON L’AUTORE Oliviero Beha in “MeteKo” (Aragno)

SALA GARIBALDI

09.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Maria Pia Romano in “L’anello inutile” (Besa). Introduce Stefano Donno.

10.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Andrea Frediani in “101 battaglie che hanno fatto l’Italia (Newton & Compton)

11.00

INCONTRO CON L’AUTORE: Luisa Ruggio in “Afra” (Besa), Introduce Stefano Donno.

12.00

INCONTRO CON GLI AUTORI: Rosanna Rivas in “La luce nel deserto” (Albus)

17.30

INCONTRO CON L’AUTORE Cinzia Tani in “Charleston” (Mondadori) Introduce Giovanni De Stefano.

18.30

INCONTRO CON L’AUTORE Francesco Bruno in “La forma deviante: educazione, prevenzione, comportamenti” Introduce Manuela Settimo.

19.30


INCONTRO CON L’AURORE I Jalisse. Che fine hanno fatto? (Anordest) Con il Duo i Jalisse.

Sabato 19 MARZO

CAFFÉ 1861

9.00

INCONTRO CON L’AUTORE Leonardo Palmisano in “Trentaquattro” (Grillo)

10.00

INCONTRO CON L’AUTORE Vito Bruschini in “Vallanzasca” (Newton & Compton) Con Carmine De Paolis.

11.00

DIBATTITO Dopo150 anni quale Italia per il futuro? Con Rosario Giorgio Costa, Maurizio Scelli, Lorenzo Ria, Domenico Laforgia e Massimo Como.

17.00

STORIE D’ITALIA Dalla Repubblica dei partiti al Berlusconismo Da mille lire al mese a non ho l’età; dal carosello agli anni di piombo. Storia e storie d’Italia. Con Piero Sansonetti, Giorgio Stracquadanio, Nicola Latorre, Raffaele Fitto e Luca Salerno.

18.30

INCONTRO CON L’AUTORE Assunta Almirante in “La mia vita con Giorgio ” (il Borghese)

19.30

INCONTRO CON L’AUTORE Mariella Boerci in “La bambina di Avetrana” (Anordest) Con Daniele Galoppa e Franco De Jaco.

SALA GARIBALDI

10.00

INCONTRO CON L’AUTORE Giuseppe Triarico in “La Malamara” (Lupo)

11.00

DIBATTITO Mediterraneo: un sentiero per la democrazia. Intervengono Giovanni Turi e Giuseppe Goffredo.

12.00

INCONTRO CON L’AUTORE Eliano Bellanova in “La Marina Italiana dall’Unità D’Italia alla Seconda Guerra Mondiale ” (Magna Grecia) Gioacchino Bambù in “Il naufrago” (Magna Grecia)

16.30

INCONTRO CON L’AUTORE Onjr in “Io e te… e mentre il mondo va al domani io penso al nostro ieri.” (Sunflower) Introduce Pompea Vergaro.

17.30

INCONTRO CON L’AUTORE Mauro Ragosta in “Dove va L’Economia Leccese?” (L’officina delle Parole)
Intervengono Pompea Vergaro e Roberta Martalò Coordina Elisabetta Opasich.

18.30

INCONTRO CON L’AUTORE Ritanna Armeni in “Parola di Donna” (Ponte alle Grazie) Introduce Ilaria Falconieri.

19.30


DIBATTITO Donne d’Italia “L’Italia è un paese per donne?” Con Ritanna Armeni, Assunta Almirante, Dorina Bianchi, Antonella Martinelli

martedì 15 marzo 2011

Oratorio Bizantino, di Franco Arminio, prefazione di Franco Cassano (Ediesse). Intervento di Nunzio Festa























Quando il vento della marginalità brucia forte, forse troppo forte, occorre ripensare alle potenzialità della marginalità. Oltre il lamento delle vite nuove; quelle che sono diventate la nuova umanità: dopo la civiltà contadina. In “Oratorio Bizantino”, del Franco Arminio paesologo che ancora sta riscuotendo il successo ottenuto grazie al capolavoro “Cartoline dai morti”, l'analisi di Bisaccia e dell'Irpinia in genere, e ovviamente tanto altro a partire dalle prossimità per arrivare esattamente fuori dal baricentro ideale preso a pietruzza di paragone, è solo un momento del discorso. Perché, essenzialmente, grazie ai quattro segmenti in cui è divisa la raccolta di scritti, fatti di politica e antropologia, quindi di poesia – e – letterature (da quella 'minore' in quanto di provincia a quella universale solo come rappresentazione su vasta scala dei fenomeni), il poeta si nutre delle debolezze della sua terra. Per chiedere, col suo impegno, che si guardi a far battaglia. Ovvero che ci si decida una volta per tutte quante di lasciare la logica della superficialità e dei compromessi. Al fine di salvarci, semplicemente. E, non si dimentichi, partendo sempre e comunque da fette di vita geografica, per così dire, dove nonostante possa esserci la possibilità concreta e da concretizzare di fare un nuovo progresso, creare e/o inventare quanto reinventare una sopravvivenza buona a condurre alla vita vera, non si trova riparo dalla morte interiore. Tra depressioni e alcolismo. Fino alla tossicodipendenza. Per giunta in paesi che spesso non raggiungono o superano le migliaia d'abitanti. Solo. Solamente perché è stato il tempo che ha deciso di sconfiggere il rapporto sentimentale e quindi lieto e diretto con tutta la natura. Che in più si mettono nei cassetti anziane e anziani. Togliendo il saluto alla fratellanza. Almeno a quella comunanza che seppure non costantemente nel giusto raccoglieva frutti per ognuna e ognuno. Con la solita scrittura incastonata nei fiati delle parole che sono il lievito di queste stesse vite viste e narrate, persino attraverso la oblunga e perenne morte, Franco Arminio da esempi, tante volte riprendendo suoi scritti pubblicati su giornali locali e nazionali oppure su spazi telematici diversi, per risentire un cammino. Sarà utopia? Ebbene, sappiamo per il momento che esperienze alla Cariano7X si fanno, e le comunità s'appropriano direttamente dei benefici delle manifestazione, o le lotte contro la chiusura d'ospedali e contro la discarica del Formicoso ci sono. E non è affatto poco. Se pensiamo, ancora, che viviamo di questa lande dove in consumismo e la Dc hanno ammazzato. Arminio fa parole. Perché devono esserci fatti. “Oratorio bizantino”, per giunta, su ammissione indiretta dello stesso autore, potrebbe essere il destino di questo nostro grande scrittore italiano. Per uscire dalla logica della chiacchiera. Ma a cernere i resti di popolazioni che delle loro montagne non devono aver paura.

sabato 12 marzo 2011

"L'avvocato del Re" di Maria Serena Camboa (Lupo editore). Un'anteprima



















“Quella mattina sarei arrivata proprio tardi in Tribunale. L’Eurostar Lecce–Milano delle 9 e 30 si fece attendere. Passò veloce, fischiando, ed alzarono la sbarra. Era tardissimo. Avevo quattro udienze istruttorie, tra cui una prova testimoniale, più una rimessione al collegio secondo il vecchio rito. Io non so se la gente nella propria vita senta l’esigenza di perseguire una strada precisa con cui realizzarsi. Io sì. E quella strada per me era diritta allora, come le rotaie arrugginite che mi ero lasciata dietro. Fortuna o meno che fosse, non avevo dovuto perdere tempo nel pormi la scelta: io avevo già trovato il mio palcoscenico vitale, sul quale estrinsecarmi. Ed ogni mattina, assonnata, inquieta, triste, stanca o euforica, comunque mi sentivo un leone quando varcavo quegli angusti gabbiotti dotati di metal detector. Ormai non era neanche necessario esibire il tesserino ai carabinieri di servizio al Palazzo di Giustizia. Pregi e difetti di un avvocato li avevo già acquisiti tutti, in ogni fattezza. Sebbene fossi giovanissima. Amavo la mia vita ed il mio lavoro. Tutto mi coinvolgeva. La testimone da escutere era una giovane donna. Anche se, alle volte, scoprire un cadavere nel proprio armadio potrebbe essere divertente, o, quanto meno, normale..." (su concessione dell'editore)

Non sono certo intuito ed ambizione a mancare a Martina Borghesi, giovane avvocato del Foro leccese, segnata da una traumatica esperienza che la lega contraddittoriamente al brillante Teodorico Fuortes. Quando la bellissima Cinzia viene ritrovata cadavere nella fangosa campagna salentina, ad essere accusato del delitto è il fidanzato Giacomo, perfetto capro espiatorio. Chiamata ad assisterlo da Fuortes, Martina scopre presto che nulla è come sembra: oscure ingerenze viziano le indagini, mentre un’accesa campagna elettorale suscita inimicizie e sospetti incrociati. L’avvocato viene a conoscenza di scottanti risvolti della vita locale che la guidano verso una verità terribile e devastante. Un legal thriller all’italiana, in cui si intrecciano giochi di potere, introspezioni psicologiche, cinico arrivismo e il sogno del grande amore. Una scrittura brillante, dinamica, animata da una sottile vena ironica. Un “giallo” singolare, dunque che racconta i crimini e misfatti di un Salento tutto da “indagare”!

venerdì 11 marzo 2011

H2Oro. Le mani di pochi sul bene di tutti, Alessandro Zardetto.

Il nuovo libro inchiesta sul business della privatizzazione dell'acqua di Alessandro Zardetto, H2Oro. Le mani di pochi sul bene di tutti, Castelvecchi RX


L'acqua, il bene comune per eccellenza, è diventata una merce...

L'Adepto, il romanzo di Massimo Lugli presto al cinema

Con piacere riporto qui la notizia appena pubblicata dall'Ansa.

Al cinema i romanzi di Massimo Lugli
La Colorado acquista diritti de Il carezzevole e ora L'Adepto

"(ANSA) - ROMA, 11 MAR - I romanzi di Massimo Lugli presto al cinema. La Colorado film production di Gabriele Salvatores, Diego Abatantuono e Maurizio Totti, dopo aver acquistato i diritti del romanzo del giornalista, Il carezzevole, ha chiuso l'accordo per l'acquisto dei diritti dell'ultimo romanzo L'Adepto, che vede di nuovo protagonista l'affascinante Marco Corvino. Il libro, uscito all'inizio di marzo, racconta di una inquietante indagine in cui Corvino si trovera' coinvolto".

L'ADEPTO
Una chiesa sconsacrata, un animale sacrificato, un neonato brutalmente martoriato: quanto basta per far aprire un’indagine in cui Marco Corvino si troverà coinvolto. A distanza di venticinque anni dalla cattura di uno spietato assassino, il giornalista sarà di nuovo al centro di una macabra inchiesta: una vicenda di riti satanici che seguirà passo dopo passo per il suo giornale. Dovrà fare i conti, suo malgrado, con un mondo di cui ignorava l’esistenza, popolato da sensitivi, esorcisti, maghi, adepti del Candomblé e della Santeria, ma anche con figure pericolose, potenti e prive di scrupoli. Travolto da una relazione passionale e clandestina e perseguitato da eventi inspiegabili, diventerà ben presto preda di un turbamento profondo che assumerà il volto del terrore. Le sue certezze vacilleranno per lasciare spazio a interrogativi senza risposta.

Link per leggere il primo capitolo del libro di Massimo Lugli.

Massimo Lugli noto cronista di nera de La Repubblica, ha scritto per Newton Compton La legge del lupo solitario, L’istinto del lupo, finalista Premio Strega 2009 e Il Carezzevole. Appassionato di arti marziali, presenti sempre nei suoi libri, è maestro di Tai ki kung.

mercoledì 9 marzo 2011

Premio Strega 2011, Affaritaliani.it svela i nomi e le manovre dietro le quinte...

Affaritaliani.it ha appena pubblicato i nomi e le manovre dietro le quinte de Premio Strega 2011:

"Se gli editori medio-piccoli hanno già le idee piuttosto chiare (su Affaritaliani.it i nomi su cui puntano Fazi, Elliot, e/o, Nottetempo, Laurana, Perdisa, Minimum Fax, Marsilio, Transeuropa, Italic e Playground), in vista dello Strega 2011 sono i grandi gruppi a non aver ancora deciso. Secondo quanto ci risulta, Gems potrebbe portare sia Romana Petri (Longanesi) sia Bruno Arpaia (Guanda). Feltrinelli punta sull'esordiente Mari. In casa Rizzoli si è appena insediato Massimo Turchetta, nuovo direttore editoriale libri trade di Rcs Libri. Dopo la "delusione Avallone" del 2010, si fa il nome di Picca. E spunterebbe a sorpresa anche la Marchesini... Ma Turchetta potrebbe anche decidere di sorprendere tutti non partecipando, concentrarsi direttamente sullo Strega 2012, in modo da avere il tempo necessario per "lavorarci" personalmente... A Segrate non hanno ancora preso una decisione definitiva. Mondadori ha vari nomi: la semi-esordiente Federica Manzon, Chiara Gamberale e Mario Desiati, il cui nuovo romanzo uscirà giusto in tempo per la "scadenza" del 31 marzo... Almeno per quest'anno, invece, Piperno non sarà della partita. Mentre Einaudi dovrebbe partecipare con Mariapia Veladiano, favorita su Bajani. Ci sarebbe anche De Cataldo con "I tradidori", ma solo a certe condizioni... C'è infine l'incognita Camilleri: se Sellerio lo candidasse, tutti gli equilibri verrebbero stravolti..." [...] articolo completo con tutti i nomi su Affaritaliani.it


Tra i libri candidati LEGGI I PRIMI CAPITOLI:
Mia madre è un fiume Donatella Di Pietrantonio (Elliot Edizioni)
La città di Adamo Giorgio Nisini (Fazi Editore)



Sangu (Manni editori). Una versione dei fatti secondo Elisabetta Liguori











Ammesso che sia destinata a sopravvivere ancora per qualche anno, e onestamente un po’ ci conto, mi sa che a me il noir m’ha salvato la vita. Letterariamente intendo, e forse non solo. Nel senso che io, per natura, scriverei romanzi senza traccia, racconti senza capo né coda, frattaglie più che narrazioni, emozioni più che trame, personaggi piuttosto che eventi. Tutta colpa di Virginia Woolf che m’ha spinta sull’orlo del baratro a forza di passeggiate, elucubrazioni e meditazioni. Ragion per cui, quando qualche mese fa Agnese Manni mi ha proposto di partecipare ad un’antologia che raccoglieva le più autorevoli penne del sud e le metteva a confronto con le peggiori storie di sangue, io ho detto: sì grazie, ero commossa, oltre onorata. Mi sono detta: ci provo, ché tanto ci sono storie che io, con il mestiere che faccio, sempre tra le aule di tribunale, neppure me le cerco: sono loro che mi vengono a trovare. Ne avevo, infatti, giusto una nerissima che mi ronzava attorno. Erano i giorni in cui in televisione non si vedeva altro che il biondo pulcino di Avetrana e tutti a dire la propria. Non so bene perché, ma in quella gazzarra, m’ero convinta che i paginoni, l’audience e i palinsesti drogati, gli esperti con la collana di perle, fossero un fenomeno sociale importante; da studiare. E che tutta la questione avesse qualcosa a che fare con la felicità. Con la felicità della gente. Tutta la gente. Pensiamoci: spesso il sangue degli altri ci mette in connessione con il centro della vita. Più semplicemente, l’orrore e l’empatia che nascono dal sangue versato ci ricordano in modo immediato e carnale che siamo vivi. Un narratore, dunque, non può restare impassibile dinanzi ad un fenomeno simile. Deve dire la sua, offrire una qualche visione delle cose, rappresentare bisogni e intenti, guardarli dritti in faccia, altrimenti che narratore è? Così ci ho provato pure io. Prima ho scelto la storia. Poi una struttura di salvezza per non perdermi. Infine un linguaggio. Perché il linguaggio è la casa dell’essere (lo diceva Heidegger, mica io) e quindi dovevo trovare quello adatto a me. No, perché in tv volteggiavano sempre le stesse parole: l’orco, il male, la paura, il tappetino di violini che suonano, la mamma che piange, le foto in loop, gli appelli dei vicini di casa, i filmati con la banda che scorre sotto, e allora è normale che uno si chieda: ma che linguaggio è questo? Come funziona? Ce ne è un altro possibile? Allora ho pensato alla mia bambina. La bambina della mia storia. Quella che in diritto chiamiamo “testimone debole”, cioè colei che ha casualmente visto il sangue con i suoi occhi: il come il dove il chi, ma non sa bene come raccontarlo. Colei la cui credibilità dipende dal modo di essere, dalle esperienze fatte fino a quel momento, dalle persone che le sono intorno e si curano di lei. Colei per la quale la verità è un’idea in progress. La mia bambina, infatti, è ancora troppo piccola per aver chiari certi meccanismi mediatici, etici, giuridici o di costume. E’ solo una bambina che, come tutti, vuole essere felice. Dopo una imprevista notte di sangue la mia bambina comincia a chiedersi se e come quel sangue che ha visto senza capirne il senso può aiutarla ad essere felice. Il mio racconto, dal titolo “ Hollywood”, presente nell’antologia Sangu, curata e editata da Manni editori, racconta la sua storia da quel m omento in poi. Una storia in frammenti. Un noir sulla felicità che prende spunto da un fatto di cronaca salentina, che molti riconosceranno. E altri invece no, ma è lo stesso.

Sangu (Manni editori). Racconti di Cosimo Argentina, Rossano Astremo, Piero Calò, Carlo D’Amicis, Donpasta, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Piero Manni, Livio Romano, Enzo Verrengia.

Anno 2011, 144 pp., € 12

martedì 8 marzo 2011

Famiglie, matrimoni e figli di Charlotte Perkins Gilman (Kurumuny edizioni)












Questo volume raccoglie venti saggi di straordinaria efficacia e attualità di Charlotte Perkins Gilman. I testi, pubblicati tra il 1909 e il 1916, sono tratti dalla quasi introvabile rivista sociologica americana “The Forerunner”. Ciascun saggio si lega, sul piano concettuale, alla interpretazione della società, della famiglia, del matrimonio e dei figli avanzata dalla Gilman. La Gilman riteneva i valori delle donne premessa per una società migliore e ciascuna famiglia un microcosmo della società, nel quale quei valori lottano per il proprio riconoscimento e la propria accettazione. Per migliorare la società abbiamo bisogno di figli in salute e felici, diceva Gilman, il che richiede madri preparate e competenti, un riconoscimento sociale diffuso della genitorialità, e un matrimonio fondato su una visione sociale moderna e non sul patriarcato. Lo stile diretto e stimolante dell’autrice ripropone una temperie intellettuale e una urgenza critica che invitano i lettori contemporanei a verificare e ripensare, con i dovuti aggiustamenti storici, le proprie posizioni sulla sociologia della famiglia.

Michael R. Hill

sociologo e geografo, curatore della ricerca complessiva alla radice del volume, ha ricevuto per questa un riconoscimento dall’ Associazione Americana di Sociologia.

Michael R. Hill

sociologo e geografo, editore generale di Sociological Origins ("http://www.sociological-origins.com" www.sociological-origins.com ), rivista di storia della sociologia, ed è Hewit Center Tutor in sociologia all’Università del Nebraska - Lincoln (USA). Nel 2003 ha vinto il Distinguished Scholarly Career Award dalla sezione di Storia della Sociologia.

Collana Esplorazioni / 08 - pp.160; euro 13,00

domenica 6 marzo 2011

10 libri più letti e top download libri novità (febbraio 2011)

Tante novità nel mese di febbraio per la classifica dei libri più letti e download primi capitoli su www.10righedailibri.it.
In vetta troviamo Mia madre è un fiume di Donatella di Pietrantonio (Elliot Edizioni), un romanzo struggente, un difficile rapporto tra madre e figlia nel quale ci si ritrova e ci si identifica, che sembra toglierci le parole di bocca, un fiume di parole che si susseguono impetuose.
Tra i primi posti della classifica due news, due libri di musica: 2° posto per Quante cose che non sai di me. Le 7 anime di Ligabue, di Patrizia de Rossi (Arcana Edizioni), in questo libro Ligabue emerge come uno dei personaggi più complessi ed interessanti del panorama musicale italiano; 4°posto per Marlene Kuntz. Un rampicante del cuore in dirittura finale di Elisa Orlandotti (Arcana Edizioni), che presenta una visione completa e inedita delle collaborazioni musicali che hanno arricchito la carriera del gruppo piemontese. 3° posto per Storie di normale dislessia, 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi (Edizioni Angolo Manzoni Junior D), che propone15 storie di dislessici famosi, definite di “normale dislessia”, perché in fondo queste persone hanno avuto una vita come quella di tanti. I geni dislessici sono stati persone particolarmente speciali perché hanno superato o aggirato gli ostacoli incontrati, realizzando i propri sogni e desideri.

E' in arrivo la ricorrenza della proclamazione dell’Unità d’Italia... Lo stato italiano nacque nel 1861 dopo l’esito della seconda guerra d'indipendenza e dopo i plebisciti degli altri territori conquistati. Con la prima convocazione del Parlamento italiano del 18 febbraio 1861 e la successiva proclamazione del 17 marzo, Vittorio Emanuele II fu il primo re d'Italia (1861-1878). E in questa atmosfera entra in classifica Il libretto rosso di Garibaldi di Massimiliano e Pierpaolo di Mino (Castelvecchi Editore), con i discorsi, scritti e proclami dell’uomo che inventò l’Italia sognando una patria socialista.
E così arriviamo al 10° posto tra conferme e novità.

Ed ecco i primi 3 libri in classifica tra gli incipit più letti a febbraio su 10 righe dai libri:



1. Donatella Di Pietrantonio, Mia madre è un fiume, Elliot Edizioni, 15 gennaio 2010 http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/mia-madre-è-un-fiume

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2. Patrizia De Rossi, Quante cose che non sai di me - Le 7 anime di Ligabue, Arcana Edizioni, 30 gennaio 2011

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/quante-cose-che-non-sai-me-7-anime-ligabue

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3. Rossella Grenci - Daniele Zanoni, Storie di normale dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi, Edizioni Angolo Manzoni, 10 marzo 2011

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