venerdì 30 settembre 2016

Per Fazi in libreria esce Connectography di Parag Khanna























«È IL LIBRO IDEALE DA LEGGERE DI RITORNO da un viaggio in Cina, com'è accaduto a me in occasione del G20 di Hangzhou. Mentre l'attenzione degli europei è dominata da guerre civili e flussi migratori, il presidente Xi Jinping sta cercando di emulare gli antichi romani: costruisce le premesse di un impero fatto di porti, strade, ponti, acquedotti, più tutto l'equivalente moderno che i romani non potevano immaginare. Lancia i "ganci" delle sue reti infrastrutturali lontanissimo, dalla Cina fino al nostro Mediterraneo. Il libro ideale per capire questo grandioso piano cinese, e tante altre cose, è questo Connectography del giovane esperto di geoeconomia e geostrategia Parag Khanna...» Federico Rampini, La Repubblica, 25/09/2016
 
La «grand strategy» di Pechino, di Parag Khanna, LA LETTURA - Corriere della Sera, 25/09/2016

«Nel 2012 i container che viaggiarono su rotaia tra le due estremità del mega continente euroasiatico furono 2.500. Nel 2020 saranno 7,5 milioni. Evidente che qui si sta giocando una gigantesca partita economica e politica»
 «... Per anni gli analisti occidentali hanno coltivato - meglio, finto di coltivare - l'illusione che l'ingresso della Repubblica Popolare nella Banca Mondiale, nel Fondo monetario internazionale, nella World Trade Organization e in altre istituzioni fosse un sintomo della volontà di Pechino di giocare secondo le regole dell'Occidente. In realtà era una mossa illusionistica: la Cina ha creato, nel frattempo, istituzioni separate che rispondono solo alle sue priorità. L'esempio più significativo di questa strategia sta in quel grande soggetto finanziario che è la Asian Infrastructure Investment Bank (Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture), o Aiib, creata a Pechino nel 2014.»
«La Asian Investment Bank può essere vista come la risposta cinese al gap di investimenti infrastrutturali, dell'ordine delle migliaia di dollari, che ancora penalizza l'Asia. Sto parlando di infrastrutture come strumento di grand strategy, come strumento di politica estera e come strumento di costruzione imperiale e di egemonia, ...»

venerdì 23 settembre 2016

Alieni in safari, di Caterina Davinio, prefazione di Fancesco Muzzioli, nota di David W. Seaman, con testo inglese a fronte e fotografie (Robin Edizioni). Intervento di Nunzio Festa



"(...) Nell'attimo / sgomento / la fine ovunque, / paziente / e attesa, / spaurì // la ragione / alle prime armi / rotolò via / come una biglia di vetro / sul sentiero di terra battuta / di un bimbo, / nel pomeriggio festoso / di un giorno d'estate, / come le barchette di carta / di Rimbaud. // Allora / decisi di partire." Già da questi versi, che fanno parte del componimento d'apertura di "Alieni in safari", capiamo allo stesso tempo l'intento dell'autrice e il suo linguaggio quindi il suo retroterra; oltre, ovviamente, a percepire come sarà la sua lingua. Seppur sappiam bene del timbro di Caterina Davinio: dal "Libro dell'oppio" (2012), per dire, al più recente "Fatti deprecapibili", del 2015, ma senza scordare, ancora, "Il sofà sui binari". Per Muzzioli, insomma, Davinio in questa nuova opera - che raccoglie liriche del 2010 -: pone con forza il problema del rapporto con l'altro. Perché nonostante l'avanzamento tecnolocigo, "la nostra capacità di rapporto con l'altro non è affatto migliorata, il turista cerca sola la conferma di un'immagine già ricevuta, preconfezionata". E come dargli torto. Oppure in che maniera riuscire a contraddire la stessa poetessa quando prima di farci leggere i suoi versi ci ricorda che gli alieni siamo noi. "Che ci guardiamo intorno e il nostro mondo non lo riconosciamo". Africa, India, Nepal, Sud America. Sono in questo "diario di viaggio". Testimoniato, inoltre, da foto giustamente prive di colori stordenti. Pioniera della poesia digitale, la scrittrice foggiana Caterina Davinio dall'inizio degli anni Novanta ha creato opere di sperimentazione buone a sposare arti visive con video, internet e anche fotografia digitale. Diverse volte, tra le altre cose, è stata ospite della Biennale di Venezia. Vedi quando nel 2009 al Padiglione ha realizzato un'istallazzione virtuale su Second Life. La poesia civile, per Davinio, è fatta di contenuti omaggiati da una forma viva nella nostra modernità.

venerdì 16 settembre 2016

CONFUSIONE - La saga dei Cazalet - Vol. 3 di Elizabeth Jane Howard con la traduzione di Manuela Francescon . In libreria per Fazi



Da oggi in tutte le librerie trovate il terzo capitolo dell'avvincente saga familiare che sta appassionando migliaia di lettori. Dopo Gli anni della leggerezza e Il tempo dell'attesa, Confusione riprende le vicende dei Cazalet dal marzo del 1943, a circa un anno dal punto in cui si erano interrotte sul finale del secondo volume. Archiviata ormai da tempo la leggerezza dei primi anni e terminata finalmente anche la lunga attesa che ne è seguita, assistiamo finalmente all’ingresso nel mondo delle giovani Cazalet. La fine della guerra, ormai prossima, sta per aprire le porte a un mondo nuovo, più moderno e libero.
Il libro - È il 1942: da quando abbiamo salutato i Cazalet per l’ultima volta è trascorso un anno. I raid aerei e il razionamento del cibo sono sempre all’ordine del giorno, eppure qualcosa comincia a smuoversi: per le giovani Cazalet la lunga attesa è finita, e finalmente Louise, Polly e Clary fanno il loro ingresso nel mondo. Quella che le aspetta è una vita nuova, più moderna e con libertà inedite, soprattutto per le donne. Le cugine si avviano su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più libero, in cui le donne lavorano e vivono la loro vita amorosa e sessuale senza troppe complicazioni. Mentre Louise si imbarca in un matrimonio prestigioso ma claustrofobico, sul quale incombe l’ingombrante presenza della suocera, Polly e Clary lasciano finalmente le mura di Home Place per trasferirsi a Londra e fare i loro primi passi nell’agognata età adulta, che si rivela ingarbugliata ma appagante. Per quanto riguarda il resto del clan, fra nascite, perdite, matrimoni che vanno in frantumi e relazioni clandestine che si moltiplicano, i Cazalet vanno avanti a testa alta e labbra serrate, sognando, insieme ai loro amici e ai loro amanti, la fine della guerra: «il momento in cui sarebbe iniziata una vita nuova, le famiglie si sarebbero ricongiunte, la democrazia avrebbe prevalso e le ingiustizie sociali sarebbero state sanate in blocco». Ormai ci sembra di conoscerli personalmente, e non possiamo che attendere insieme a loro quel momento. Nel frattempo, godiamoci i colpi di scena di Confusione, che ci lasceranno senza fiato.

Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con otto milioni di copie vendute. Fazi editore ha pubblicato il romanzo Il lungo sguardo nel 2014 e i primi due capitoli della saga: Gli anni della leggerezza, nel 2015, e Il tempo dell’attesa, nel 2016. Di prossima pubblicazione i successivi due volumi della serie.

giovedì 15 settembre 2016

L’ANTAGONISTA DI EDOARDO ZAMBELLI (LAURANA – in libreria dal 20 settembre 2016)



“Riguardai il suo viso e cercai di immaginarlo adesso, sfigurato dalla caduta. Una cosa che non meritava, qualunque cosa avesse potuto fare di sbagliato.  Non c’era perdono in quel viso. Lo cercavo, ma non c’era”.
Chi è l’antagonista? - Il volo di una mosca sul televisore spinge un trentenne a cambiare vita lasciandosi alle spalle un matrimonio naufragato, le aspirazioni di critico cinematografico frustrate dal mestiere di web content manager, il direttore che gli impone il taglio da dare ai pezzi per non scontentare gli inserzionisti e un romanzo da scrivere fermo solo all'immagine iniziale: Ero fermo a poco più di un’idea. Anzi, un’immagine. Una ragazza che cammina a piedi nudi sulla sabbia in una giornata di pioggia, alla fine dell’estate. Questo e poco altro. Solo il vago sentore di una storia possibile dietro la tela di quell'immagine. Un richiamo. Chi era? Da dove veniva? Cosa l’aveva portata lì? Pressapoco queste le domande attorno alle quali avevo intenzione di sviluppare la storia. In realtà, nella scena che avevo immaginato vi era anche altro. Un ulteriore dettaglio. Mentre lei camminava sola sulla battigia, un uomo la osservava dalla finestra di una casa sulla spiaggia. Il romanzo di Zambelli segue il viaggio del protagonista senza nome. Dal buen retiro di Torre dell'Orso sino alla bruma di Gonzaga, passando per il caos delle strade romane. Un viaggio che sferraglia di treno in treno, viaggiando di notte, in quella terra di nessuno che è il vagone inghiottito dalla campagna lombarda. Mentre il protagonista cerca di darsi una nuova quotidianità tra giornali, rassegne cinematografiche, classici da leggere e rileggere tra il fumo di troppe sigarette, ecco comparire il volto della sua prima fidanzata sulla foto di un giornale. Erika si è suicidata. Il suo volto sfigurato lo rimette su un altro treno, per ritrovare lei e se stesso. Il viaggio procede a strappi. Nel vapore degli anni verdi dell'università, quando il sogno segreto era un disco troppo caro. Cosa nasconde il parroco don Diego? Cosa ha da offrire la proprietaria dell'albergo che ha già un nome salvifico come Grazia? Un funerale senza nessuno a seguire la bara, solo due mazzi di fiori e un biglietto. Resta questo e una donna che continua a camminare sulla spiaggia. Un esordio “davvero speciale” quello di Zambelli che per Giulio Mozzi “ha tutte le caratteristiche per diventare un classico: perché lavora su zone profonde dell'immaginario, perché la sua lingua è perfettamente controllata, perché l'autore avanza nella narrazione con la sicurezza di chi ha un mondo in testa”.

martedì 13 settembre 2016

Piombo su Milano. Il ritorno di Gabriele Sarfatti (NOVECENTO EDITORE)























IL LIBRO DAL 15 SETTEMNRE 2016 IN LIBRERIA  - Nell’inverno milanese, quando la città della Madonnina s’incarognisce ancora di più, un killer sta decimando i rom. La sua allucinata missione in un mondo in cui per lui ci saranno sempre più cattivi che buoni è quella di “truccare un pochino la bilancia”. Per il cecchino sono tutti zingari da far fuori con un solo colpo sparato da un fucile di precisione, come sagome al tiro a segno del luna park. Criminali, imprenditori e politici sono stranamente interessati più che mai all’“emergenza rom”. Un Natale nero in cui l’imbranato cronista di nera Gabriele Sarfatti torna a vestire i panni di un improbabile Marlowe per la sua nuova inchiesta, muovendosi tra la “Presunta Metropoli” fumando, inciampando e bestemmiando ripensando alla sua amata Genova e al “fottuto odore del mare”.

L’incipit - In inverno, se possibile, Milano diventa ancora più cinica e bastarda. La foschia ti scende addosso di colpo, avanzando con bassi fendenti che s’insinuano fra i calanchi di cemento e ne risalgono lentamente le crepe. È la stagione in cui la gente s’adatta a vivere nella nebbia come sott’acqua, in una sorta di bolla marina riempita di echi che nessuno ascolta, dove i pensieri fluidificano e i desideri cattivi sbocciano per finire a svolazzare sui décolleté di coscienze fragili e devastate dallo stress, o più facilmente da cazzate lette su Whatsapp che scambiano per fattori di stress. È la stagione in cui si muore di più, anche: quasi un milanese su due, dicono le statistiche, taglia lo striscione dell’ultimo chilometro tra novembre e febbraio, chissà perché. Ci sono i suicidi, certo, coi loro cliché di picco la notte di Capodanno e la sera di San Valentino, che tirano su la media generale. Ma ci sono pure i morti ammazzati.

venerdì 9 settembre 2016

ANTOLOGIA DI POETI CONTEMPORANEI Tradizioni e innovazione in Italia a cura di Daniela Marcheschi. Per Mursia in libreria dalla prossima settimana

















«È vero che la poesia dice molto e spesso senza bisogno di altri commenti, ma è fondamentale che il critico espliciti sempre, o lasci capire sempre, le motivazioni formali e culturali che ne muovono il giudizio.» Chi sono i poeti più significativi del nostro tempo? Travolti dall'iperproduzione amplificata dai nuovi media, disorientati dalla latitanza dei critici, spesso i lettori di poesia si muovono confusi tra le pagine, privati di solidi strumenti di analisi e valutazione. Questo volume, firmato da Daniela Marcheschi, uno dei critici oggi più autorevoli, propone l'opera di 21 poeti italiani, giudicati variamente rappresentativi e validi da molteplici angolazioni; di ciascuno fornisce un profilo bio-bibliografico e critico fondamentale per comprenderne genesi ed evoluzione dell'opera artistica. Il risultato è un'antologia in prima persona che, non solo, riapre il dibattito sulla poesia italiana di oggi su basi critiche rinnovate, ma fornisce al lettore le linee-guida per comprendere caratteristiche e peculiarità del «movimento» poetico italiano. Un'opera che parla al pubblico, ai poeti e al mondo della critica.

Daniela Marcheschi, docente in Italia e all'estero di Letteratura italiana e Antropologia delle Arti, ha curato fra l'altro i Meridiani Mondadori delle Opere di Carlo Collodi (1995) e di Giuseppe Pontiggia (2004). Come critico, numerosi sono i suoi interventi su poeti contemporanei (Penna, Noventa, Bacchini e altri) e su varie problematiche e aporie connesse alla poesia attuale. Alcuni dei suoi interventi più originali, oltre che in vari libri, sono riuniti nel volume Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni (2012). I suoi saggi sono tradotti in diverse lingue. Nel 1996 ha ricevuto un Rockefeller Award proprio per la Critica e la Poesia.

Pagine 342
Euro 22,00
Codice 16860L
EAN 9788842557890

Cronache di Mondo9 - BookTrailer - di Dario Tonani con illustrazioni di ...

venerdì 2 settembre 2016

Guida alla rivoluzione francese di Roberto Paura (Odoya)



Perché una Guida alla rivoluzione francese? Non stona in mezzo alla letteratura degli Stati Uniti, al cinema di fantascienza, alla letteratura erotica o alla musica dei balcani e del caucaso, per citare alcune delle tematiche trattate di recente nelle nostre, ormai conosciute, Guide?
La sottocollana è partita – ormai anni fa – da un concetto: orienteering. Saggi che siano strumenti utili per tracciare percorsi tematici e non perdersi nel marasma delle informazioni di questa era informatica. Per questo il presente è completamente in linea con gli altri libri della sottocollana: con uno schiocco di dita si ritrova il filo di Arianna che collega il 9 Termidoro al 18 brumaio oppure le idee illuministe alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina; Sieyès a Marat etc
Per quel che riguarda il taglio non abbiamo molto da aggiungere alla descrizione dettagliata citata qui sotto e firmata da Roberto Paura. Già molto apprezzato per La strada per Waterloo (sulla caduta di Napoleone) e per Storia del Terrore (rivoluzionario), Paura è la persona più indicata per fornire ai lettori questo nuovissimo e approfondito vademecum.
Inoltre, la rivoluzione non è mai stata così bella da leggere e regalare, perché la grafica delle Guide Odoya, oltre che illustrare la storia di cui parliamo, le rende un oggetto unico nel suo genere. Questo fa del nuovo libro di Paura una vera e propria “chicca” da tenere in bella mostra sul tavolino del salotto.

«Questa Guida non è naturalmente, né potrebbe esserlo, un tentativo di replicare e aggiornare il Dizionario critico di Furet e Ozouf, che pure è stato costantemente consultato nel corso della stesura; ci sono oggi validissimi e aggiornati volumi collettanei che riassumo l’evoluzione del dibattito critico sulla Rivoluzione, come The Oxford Handbook of the French Revolution curato da David Andress o A Companion to the French Revolution a cura di Peter McPhee. Né vuole essere una nuova storia della Rivoluzione francese: quella di Albert Mathiez e di Georges Lefebvre resta ancora insuperata, nonostante risalga agli anni Trenta e Quaranta, e chi vuole accostarsi a nuove chiavi di lettura può sicuramente trarre profitto – seppur con tagli profondamente diversi – dalla consultazione della Nouvelle histoire de la Révolution française di Jean-Clément Martin, di A People’s History of the French Revolution di Eric Hazan, o di The Coming of the Terror in the French Revolution di Timothy Tackett (le ultime due si fermano tuttavia al 1794). Questa Guida ha piuttosto l’ambizione di rappresentare una sintesi divulgativa della Rivoluzione al di là dello schematismo dei manuali scolastici e universitari o del nozionismo di Wikipedia (o di altre enciclopedie che ritengono di poterle tener testa). Un’opera che il lettore può leggere dalla prima all’ultima pagina o saltando da un capitolo all’altro, approfondendo un tema piuttosto che un altro. Un’opera, soprattutto, che vorrebbe restituire un’immagine fresca, vivida e attuale della Rivoluzione francese».
Dall’introduzione dell’autore

Roberto Paura è dottorando di ricerca all’Università di Perugia e direttore della rivista «Futuri». Giornalista e scrittore, ha già pubblicato con Odoya La strada per Waterloo. Declino e caduta dell’Impero napoleonico (2014) e Storia del Terrore. Robespierre e la fine della Rivoluzione francese (2015).