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    mercoledì 2 aprile 2025

    MACIUNAS: SCRITTI FLUXUS (Un Architetto, attivista, artista, forse, anche, etc…) *Donato Di Poce

     George Maciunas 

    (Kaunas (Lituania), 1931- Boston, 1978.

    Lituano trasferitosi in America dopo la guerra e laureatosi in Architettura non era uno scrittore, era innanzitutto architetto, designer, pianificatore sociale, idealista, grafico, redattore, direttore creativo, artista concettuale, attivista, ma certamente è stato il padre fondatore e promotore di un 

    (non)movimento d’avanguardia, 

    utopistico, collettivizzante, sovversivo, ironico 

    goliardico, innovatore, plurilinguistico, 

    internazionale, antiaccademico 

    qual era Fluxus.

    Fluxus 

    è stato definito come movimento o (non)movimento, comunità o network di artisti, musicisti e grafici “caratterizzato da una totale apertura del linguaggio artistico a tutti i materiali del mondo e a tutti i flussi dell’esistenza”, attivo soprattutto negli anni Sessanta e Settanta tra Europa e Stati Uniti. 

    Ma Fluxus era in realtà un laboratorio di intermedia, creatività sociale, arte e musica. 

    Prima di Internazionalizzarsi in Germania, Francia, Italia e Giappone, Storicamente il movimento Fluxus era intimamente connesso a New York con attività di mostre alla A/G Gallery di George Maciunas in Madison Avenue nell'Uptown di New York. Maciunas, era decisamente un uomo e artista anti-sistema, anti-mercato, e anche in un certo senso anti-arte. Scriveva:

    Manifesto Arte/Arte Divertimento Fluxus:

    L’arte-divertimento deve essere semplice, divertente, senza pretese, interessata alle insignificanze, non deve richiedere abilità o prove infinite, non deve avere valore commerciale o istituzionale.

    Il valore dell’arte-divertimento deve essere abbassato, rendendola illimitata, prodotta in serie, raggiungibile da tutti e, infine, fatta da tutti.”

    Soprattutto, come Ray Jonson per la Mail Art, e Higgins con il concetto di Intermedia, è stato un “connettore” di persone, idee, eventi, mostre, manifesti, performance.

    George Maciunas, all’interno della Galassia Fluxus interpreta la parte di un moderno Marinetti, André Breton, con tocchi di Tristan Tzara, Duchamp e Le Corbusier. Insomma era un Uomo generoso, eccentrico e geniale che sapeva coniugare, godere e onorare allo stesso modo il bello, il nuovo, il sublime e il ridicolo. Lo fa con grande energia vitale e spesso decisionismo ideologico-organizzativo che lo metteva in conflitto, suscitando malumori, dissidi, epurazioni con i suoi amici, artisti, sodali e compagni di strada come Dick Higgins (Il più teorico studioso e artista visivo del movimento che inventò il concetto di fondamentale e storico di INTERMEDIA), Nam June Paik, La Monte YoungTomas Schmit.

    Ma l’elenco degli artisti e delle artiste che a vario titolo ruotava nell’orbita del movimento Fluxus era molto vario; tra i più noti troviamo oltre ai tre sopra citati, Cage, Ay-O, Al Hansen, Eric Andersen, George Brecht, Giuseppe Chiari, Robert Filliou, Henry Flynt, Ray Johnson, Allan Kaprow, Alison Knowles, Shigeko Kubota, Yoko Ono, Ben Patterson, Takako Saito, Mieko Shiomi, Tomas Schmit, Gianni Emilio Simonetti, Ben Vautier, Wolf Vostell, Robert Watts, Yoshi Wada.

    Il libro, meritorio e necessario dedicato ai suoi scritti (Scritti Fluxus. A cura di Patrizio Peterlini e Angela Sanna, Abscondita, Milano 2023), ha tra gli altri il merito di documentare i manifesti, le Fluxusbox, i diagrammi, le lettere e le newsletter che Maciunas inviava ai membri di Fluxus e ai simpatizzanti ed è una chiara testimonianza dell’urgenza e utopia collettivista e creAttiva che animava Maciunas e la sua idea di arte come flusso di energie creative libere e socializzate.

    Questo libro, nato in occasione del sessantesimo anniversario di Fluxus, (che sosteneva l’idea base che: «Tutto può essere arte e chiunque può farla”), ha il merito di invitarci a prendere sul serio un artista e un attivista provocatorio e giocoso per il quale, paradossalmente, era importante non prendersi sul serio, ed a guardare con più attenzione alla galassia Fluxus attraverso koan, documenti e foto d’epoca.

    In uno dei testi teorici dal titolo “Neo-Dada in Musica, Teatro, Poesia,Arte”, si evidenzia che “Le forme “anti-arte” sono dirette principalmente contro l’arte come professione e contro la separazione  tra arte e vita. (pag. 35).

    L'atto di nascita ufficiale di Fluxus, è un grande evento organizzato in Germania, dove Maciunas arriva dopo il fallimento della sua galleria e sotto l'assillo dei creditori, si rifugia in Germania. Lì trova lavoro nella base militare americana di Wiesbaden e stringe amicizia con Nam June Paik (un estroso musicista coreano) che segue i corsi di Stockhausen a Darmstadt. I due organizzano subito un concerto dedicato a John Cage a Wuppertal e uno a Düsseldorf; mentre Robert Filliou organizza un evento a Parigi in cui compare il nome “Fluxus”. Nel 1962 a Wiesbaden la svolta e il successo del non movimento: un intero mese di concerti e performance intitolato “Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik”. In una lettera a La Monte, Maciunas racconta con entusiasmo il successo del festival: «Wiesbaden è rimasta scioccata, il sindaco ha dovuto quasi fuggire dalla città per averci dato la sala». L'evento finisce su giornali e riviste di mezza Europa e arriva anche la tv.

    Negli scritti e nelle azioni di Fluxus gli echi futuristi, dadaisti e surrealisti sono evidenti.  Infatti Maciunas, rivendica una creatività senza confini tra le arti, in nome di una realtà non illusoria e artefatta e l'indeterminazione, l'improvvisazione, l'anti-arte intesa come vita e natura, l’abbandono della materialità per l’immaterialità dell’arte e pone le basi per lo sviluppo dell’arte concettuale e performativa, effimera, giocosa e irriverente, ma soprattutto contro sistema e contro eurocentrismo.

    Purge the World!, Purgare il mondo, è il motto coniato da George Maciunas nel “Secondo Manifesto Fluxus”, del 1963. Nella sua poetica Maciunas fonde e fluidifica, mettendo in circolo istanze estetiche e ideali sociopolitici, spirito polemico e slanci di generosità, il tutto in un contesto di negazione dell’ego/artista e dell’opera come feticcio, smaterializza idee e idealizza materiali poveri, classifica, inscatola schematizza ogni pensiero o evento da realizzare.

    L'attività di Maciunas era polivalente, irriverente e frenetica, amplia i contatti Internazionali e moltiplica gli eventi e festival: eventi, newsletter, manifesti, lavori grafici (sempre molto originali e raffinati), pubblicazioni (come Fluxus 1, la prima in cui appare il brand, pensata come libro nel '61 ma uscita nel '64 sotto forma di buste di carta manila imbullonate e contenenti materiali vari); e poi film, scatole(le famose Fluxsusbox), gadget di tutti i tipi e addirittura delle Flux Olympiad con giochi assurdi ed esilaranti (come le “composizioni” che firma a suo nome).

    I rapporti con il nostro Paese sono testimoniati nel libro dalla lettera a Giancarlo Politi del 1973, nella quale Maciunas esprimeva il desiderio di organizzare un Fluxfest in Toscana a San Gimignano, e da quella a Francesco Conz del 1977, in cui proponeva di realizzare una Messa Fluxus in una chiesa sconsacrata (mai realizzata). Alla diffusione e storicizzazione anche Internazionale di Fluxus l'Italia ha contribuito, grazie a personaggi come Gianni Emilio Simonetti, Giancarlo Politi e Gino Di Maggio e collezionisti come Francesco Conz e Luigi Bonotto, la cui fondazione raccoglie molte testimonianze di Maciunas e degli artisti Fluxus e ha collaborato alla realizzazione del libro.

    Con Fluxus, Maciunas ha tentato di travalicare l’“EUROPANISMO” (crasi tra Europeismo e Americanismo, da Secondo Manifesto Fluxus), e non è un caso che i suoi testi siano stati tradotti in italiano. L’Italia è uno dei Paesi che più precocemente ha accolto e sostenuto Fluxus.







    Fluxyearbox 1 

    (Foto Fondazione Bonotto).

     

    Maciunas a New York, acquistò e rinnovò 18 edifici nell’area di Manhattan tra Houston e Canal Street che mette poi in vendita agli artisti alla cifra simbolica di un dollaro al metro quadro. L’obiettivo è farne delle FLUXHOUSE, loft con funzione di casa-studio gestiti cooperativamente per rispondere alle esigenze lavorative ed economiche degli artisti.

    Nel 1975, Maciunas subisce un violento pestaggio probabilmente ad opera dei creditori della mafia locale. Ne esce con quattro costole rotte, un polmone perforato, 36 punti di sutura in testa e la perdita di un occhio. Trasforma immediatamente il trauma in un’opera, l’Hospital Event, che spedisce a tutti i suoi conoscenti: “Mi sono rotto come un vaso della dinastia Ming. 4 costole rotte hanno trafitto e sgonfiato il polmone, l’occhio sinistro ha lasciato completamente la scena, dalla testa è spuntata una fontana Luigi XIV.”

    Fluxus spesso è diventato una mandria di disadattati, un circo per principianti non artisti che praticavano la non arte, replicanti di fotocopie e oggetti trovati e messi in scatola scambiati per ready made, casalinghe che giocavano a fare le principesse dell’arte e delle performance, saltinbanchi vestiti di bianco o di nero, clown del deja vu, praticanti del nuovo per il nuovo, che hanno travisato e snaturato la carica eversiva e dirompente di Fluxus, l’energia plurilinguistica della poesia visiva, la forza socializzante della mail art, l’energia creAttiva del concetto di Intermedia. Arroganti e mediocri nani culturali e vaccari tecnologizzati che spacciano algoritmi e luoghi comuni per arte e poesia. Hanno banalizzato l’arte, banalizzando la vita, hanno disumanizzato il mondo trasformandolo in una piattaforma per investimenti finanziari e un deposito d’armi.

    Ken Friedman disse: “La gente è diventata molto più devota al defunto George Maciunas di quanto non lo fosse all'uomo vivente.” E spigo molto bene la funzione delle “scatole” inventate da Maciunas, Duchamp o Cornell : “La maggior parte delle scatole Fluxus sono artefatti fisici che un essere umano manipola per provocare un cambiamento di stato. Così facendo, la persona che cambia lo stato dello strumento intraprende un'azione che crea un'esperienza. Il risultato di questa esperienza può essere etichettato come apprendimento.”

    Come Architetto Maciunas adorava Le Corbusier e il suo funzionalismo. Maciunas ha affermato in un'intervista del 1978 con Larry Miller che il funzionalismo è "il modo in cui l'architetto pensa... altrimenti non è un architetto, è uno scultore o uno scenografo". Per quanto ostilità verso l'alto modernismo apparisse nei suoi scritti teorici (aveva criticato Wright, Miles, Saarinen e Bunshaft come "Le grandi frodi dell'architettura", traditori dei principi funzionalisti del modernismo, ancora nel 1964.

    A me sembra che il concetto di funzionalismo, Maciunas lo abbia applicato a tutto il mondo dell’Arte, della cultura e della comunicazione. Fluxus forse era nelle sue vere intenzioni una macchina funzionale-creattiva per l’attivazione della creattività umana, insomma era il creatore del Funzionalismo-Creattivo, un creatore di macchine, relazioni, idee, scatole, performance e mappe concettuali per la felicità umana.

     

     

     

    ***

     

    *Donato Di Poce (Poeta e Critico d’Arte)

    Donato Di Poce, ama definirsi autoironicamente, “un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici”. Nato a Sora - FR - nel 1958, residente dal 1982 a Milano. Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo, Studioso del Rinascimento e dell’Architettura Contemporanea. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo oltre 45 libri pubblicati (tradotti anche in Inglese, Arabo, Rumeno, Esperanto e Spagnolo), 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato ©L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.

    Queste le sue ultime pubblicazioni di Critica d’Arte:

    •       ARCHITETTURA -La Bellezza Funzionale, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2025

    •      STREET ART: Vandali o Artisti? I Quaderni del Bardo, Lecce, 2024

    •      Rinascimento: La danza delle idee, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2022

    •      Anna Boschi: ContaminAzioni, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2022

    •      Taccuini d’Artista: da Leonardo da Vinci a Basquiat, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020

    •      Mauro Rea: Icone Pop, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020

     

    www.donatodipoce.it

     

    martedì 1 aprile 2025

    Suicide notes di Michael Thomas Ford (Rizzoli)

    Jeff ha quindici anni, una sorella normale, genitori normali, amicizie normali. Niente sembra spiegare perché abbia cercato di togliersi la vita. Quando si risveglia in un ospedale psichiatrico, il suo primo pensiero è uscirne al più presto. Quello non è un posto per lui, non è mica svitato come gli altri quattro ragazzi ospitati nello stesso reparto. Il suo è stato solo un inciampo di percorso e non ha nessuna intenzione di parlarne con il dottor Tantropus, o meglio Tanto Pus. Del resto, è convinto di cavarsela con battute e bugie, senza fare i conti con se stesso. E senza parlare di Allie. Tra quei muri, per quarantacinque giorni, sono gli altri che lo spingono a cambiare. Sadie, così tosta; Martha, inseparabile dal suo peluche; Rankin, i cui modi brutali lo costringono a fare i conti con la propria sessualità. Jeff scopre se stesso e le sue ferite. Lo fa con sguardo arguto e un'ironia sfacciata, rendendo questo romanzo una straordinaria storia di crescita che scava nel fondo buio dell'anima con inaspettata leggerezza





    Book Trailer for Scout Camp: Sex, Death, and Secret Societies Inside the Boy Scouts of America

    lunedì 31 marzo 2025

    La scritta sull'acqua di John Ajvide Lindqvist (Marsilio)

    Primo thriller per John Ajvide Lindqvist, La scritta sull’acqua conserva quell’ironia capace di far ridere il lettore in mezzo al buio che ha reso celebri i suoi romanzi horror, insieme ai temi che più gli stanno a cuore: tra tutti, la vulnerabilità degli adolescenti, con la convinzione che l’amore e l’amicizia possono risolvere tutto (o quasi).


    Julia Malmros è una scrittrice molto nota, i suoi gialli vendono centinaia di migliaia di copie e i lettori la amano incondizionatamente. Per una ex poliziotta che ha preso in mano la penna al posto del manganello è già uno splendido risultato. Ma quando le viene offerta l’occasione per fare il grande salto, quello che porta alla fama vera, Julia decide di non farsela scappare: l’editore di Millennium vuole affidarle il nuovo episodio della celebre saga e lei, lusingata, accetta. Viste le sue limitate competenze informatiche, fondamentali per costruire una storia intorno al personaggio di Lisbeth Salander, le viene affiancato Kim Ribbing, un hacker dal passato enigmatico e dall’aspetto che disorienta. Insieme formano una coppia disarmonica, ma l’attrazione tra loro è irresistibile. Le cose con l’editore non vanno, però, come Julia immaginava. Ferita, la scrittrice di grido decide di sparire per un po’ e si ritira nella sua casetta su un’isola al largo di Stoccolma. Il giorno di mezza estate Kim la raggiunge, ma il loro brindisi al tramonto viene interrotto dai colpi di un’arma automatica sparati in una villa non lontana: arrivati sul posto, Julia e Kim trovano il padrone di casa e i suoi ospiti massacrati. Ha inizio così la loro indagine personale, parola d’ordine: follow the money. Dall’arcipelago, i soldi portano a Shanghai e da lì sulle spiagge cubane, per fare poi ritorno in Europa, sulle piattaforme petrolifere norvegesi. Quello che si profila davanti agli occhi di Julia e Kim è un vero intrigo internazionale, dove avidi uomini d’affari e ciniche potenze straniere si spartiscono le risorse del pianeta.



    Serce Wojownika (Polish Edition) Book Trailer || The Warrior's Heart

    Booktrailer : Tempête rouge - Mémoires de Mars

    domenica 30 marzo 2025

    Scritti nel Silenzio - Davide Valenti. Booktrailer

    Booktrailer "Los chinos perdidos de América"

    La cura verde per la mente. Omeopatia e fitoterapia per la cura della salute mentale di Michela Pessot (Macro Edizioni)

     Scopri il potere curativo della natura per la tua mente e il tuo benessere. Stress e ansia minacciano spesso il nostro equilibrio interiore. La dott.ssa Pessot ti guida alla riscoperta della fitoterapia e dell'omeopatia per affrontare disturbi psico-emozionali come: depressione ansia insonnia stress cronico. Grazie alla comprovata combinazione di tradizione e scienza, l'autrice esplora le molteplici proprietà terapeutiche di piante come iperico, valeriana, magnolia e rhodiola rosea e molte altre spiegando come possono diventare alleate preziose per la nostra salute mentale e fisica



    sabato 29 marzo 2025

    Booktrailer: "El Racista" Isaac Asimov - Chiappetti + La Regina

    La fille de demain (Booktrailer)

    Marco Sbrana* scrive Le regole dell’attrazione: il coro di Bret Easton Ellis


    Ho arrancato nella neve verso casa mia, verso una fredda camera vuota

     

    Ne Le regole dell’attrazione, Bret Easton Ellis – siamo nel 1987 – fa sua una regola che si ripete ai giovani autori. L’esordio mirabolante, dicono i maestri, può essere fortuna; è con l’opera seconda che si dimostra di essere autori. Ellis viene dalla celebrità datagli da Meno di zero, ai tempi caso mediatico, e manifesto generazionale. Erano, quelle di Clay, frasi brevi, una paratassi di matrice americana volta alla rappresentazione di un certo tipo di spleen. Uno spleen evoluto. In Meno di zero (l’esordio mirabolante) come ne Le regole dell’attrazione personaggi annoiati, anaffettivi, tossicodipendenti. Personaggi che non sono mai laddove sono, ma sempre e inevitabilmente altrove, come fa notare Blair, la fidanzata, a Clay. Col suo secondo romanzo, la promessa di Los Angeles porta all’estremo le sue ossessioni, quelle che avevano suscitato clamore al tempo delle vicende di Clay. Radicalizza. Rinnova conservandosi. Le regole dell’attrazione vede molti Clay che soffocano all’interno della società dei consumi.

    Il romanzo si apre come i Cantos di Ezra Pound: con la congiunzione “e”; si chiude con “e lei”. Non c’è Elpenore, non c’è Ulisse, non c’è traccia di mito, ché il mito è morto. Ma della genialata di Pound rimane, in Ellis, il senso del divenire. Le regole dell’attrazione è già cominciato prima dell’avvio e prosegue dopo che si è chiuso. Scelta coerente, come vedremo. È l’eterno divenire del dolore. Che sfugge persino alla collocazione temporale, che fagocita, che include, che rende partecipi, complici: siamo parte di una rete di voci che esprimono infelicità.

    Il romanzo, come detto polifonico, è strutturato per frammenti preceduti dal nome del ragazzo o della ragazza che, dalla fantomatica università di Camden, racconta stralci di vita. Molte voci. Ma in realtà una sola. L’ho trovato fin da subito degno di nota. Mi è venuto in mente Faulkner, nella fatica sovrumana di differenziare le prime persone di Mentre morivo. Ellis ha un obiettivo diverso, e le voci non le differenzia. Fa orientare il lettore inserendo il nome del parlante, ma la voce, a livello formale, è la stessa per tutti: quella paratassi dal ritmo singhiozzante, di coordinate e subordinazione semplice che aveva avuto successo in Meno di zero. A dire cosa? Se tutti hanno la stessa lingua, c’è, tra tanti personaggi, un solo personaggio, che giocoforza è archetipico, che è il giovane adulto. Il giovane adulto di Ellis è un individuo che, per evitare di affrontare un’esistenza di disamore e un mondo inospitale, si stordisce di farmaci e droga e alcol e sesso. Per vincere il dolore, o meglio per eluderlo, occorre l’anestesia, occorre trovare tutti i mezzi possibili per non sentire più il corpo che vive, la mente che pensa, lo sguardo dell’altro.

    Tre i personaggi che parlano più spesso. Sono Sean, Paul e Lauren.

    Di stortytellare in senso stretto c’è poco. Sì, qualche linea narrativa è ora seminata e ora raccolta, ma sarebbe contraddire l’architettura del romanzo se riassumessi questo grande coro di giovani tossici infelici. Solo qualche indicazione.

    Sean, nei suoi racconti, elenca le ragazze con cui ha rapporti sessuali. Esistenza limitata. E lo sa. E sa che potrebbe ambire a qualcosa di più edificante, del sesso come anestetico, come dimostra la scena in cui, dopo un due di picche – cosa inammissibile – si chiude in stanza e distrugge i vinili, distrugge la maniglia della porta. Per poi tornare alla festa. Perché dentro abbiamo il male, qualcuno ci ha infettati con la sua infelicità, qualcuno – i nostri genitori – ci ha amato troppo poco, ma noi dobbiamo tornare nella mischia. Per il solo scopo di perderci e di dimenticarci che esistiamo. Perché vivere è troppo.

    Paul lo seguiamo nelle sue avventure analoghe ma marchiate da una bisessualità che a tratti è segreto e a tratti viene descritta come promiscuità. Innamorato di tale Mitchell, avrà una relazione con Sean. Nel mezzo, prima e dopo: sesso, droga, alcol; droga, sesso, alcol; alcol, droga, sesso.

    Digressione. Spendiamo due parole su questa ridondanza. Ellis, a differenza di quello che crede molta critica, non mi pare amorale. La sua è certo una letteratura che sfocia o almeno tocca il pornografico. Ma è utile capire l’effetto che creano le reiterate scene di anestesia. Vediamo per duecento e rotte pagine dei ventenni che si annullano. Che fanno sesso senza quasi volerlo, mirando all’orgasmo per poi tornare sconosciuti. Che si drogano fino al vomito. Che bevono finché (così, nel primo frammento, perde la verginità Lauren) non sono così inermi da essere violentati. Non ci si diverte a leggere Ellis; dopo dieci pagine il lettore è già assuefatto. Anche lui, anche il lettore è drogato, e si droga di tutte queste immagini di vita libertina, a tal punto che esse perdono mordente, efficacia, spinta, colore, per appiattirsi su un grigiore esistenziale che riflette il nichilismo dei personaggi. È una pornografia, quella di Ellis, profondamente etica: perché l’abitudine a certe scene le depotenzia e permette la riflessione su ciò che soggiace, ossia la morte di Dio.

    Torniamo a Paul. Sean, verso la fine del libro, esemplifica quanto ho cercato di dire nella digressione appena conclusa. Dice Paul, innamorato perso di Sean, che vorrebbe sapere chi sia, vorrebbe conoscerlo davvero. Sean si fa portavoce del tema de Le regole dell’attrazione quando dice (parafraso): Noi possiamo avere a che fare l’uno con l’altro, ma tu non mi conoscerai mai.

    Lauren è innamorata di Victor. Victor è in Europa (e in Europa fa quello che i nostri fanno al college). Lauren avrà una relazione con Sean che sembrerà spezzare il nichilismo pervasivo e soffocante, ma si amano per poco. Dopo che Lauren annuncia la sua gravidanza, Sean propone il matrimonio, e per un attimo il lettore crede – o spera – in un’evoluzione, in uno scarto, in qualcosa che rompa l’eterno ritorno dell’identico dolore. Speranza disillusa: dopo l’aborto, si salutano a malapena. È di nuovo il vuoto.

    Gli dei non esistono per una generazione cresciuta con idoli di cartapesta, e che muore lentamente stordendosi per sopportare quello che altrimenti sarebbe troppo: una vita senza ancoraggi. Se non ci fossero gli strumenti per stordirsi, sballarsi, stravolgersi, la vita colpirebbe i nostri protagonisti in un modo che riuscirebbe intollerabile. Allora, senza l’anestesia, li aggredirebbero le loro famiglie disgregate; la disattenzione dei genitori (già presente in Meno di zero); l’assenza totale (non compare neanche un professore) di figure autorevoli che possano fungere da guida; il mondo che non li accoglierà; il mondo nichilista di Anders, il regno delle macchine, dell’uomo antiquato.

    Tutti si divertono – a bere, a scopare, a drogarsi – e tutti respirano la stessa puzza di infelicità.

    Non è un romanzo, come è stato detto, pornografico, eccessivo; è un ritratto fedele di quanto sia necessario trovare strategie – adattive o maladattive, non importa – per non suicidarsi.

    E nel romanzo ci sono studenti che cedono. E che decidono di morire.

    Le regole dell’attrazione non si autocompiace, perché, come detto, il possibile divertimento perverso viene disinnescato dall’assuefazione, che conduce all’intenzione (forse) dell’autore: rappresentare una generazione infelice.

    Viene in mente Mark Renton di Trainspotting. Se la vita non mi accoglie, se non riesco a proiettarmi in un futuro in cui sarò parte degli ingranaggi sociali, perché mai non dovrei annullarmi, se quell’annullamento mi procura anche piacere?

    Ellis è complesso. Non che i due si conoscano, ma non ha niente a che vedere con Galimberti e il nichilismo giovanile da condannare; allo stesso tempo, non elogia la sfrenatezza. Compito di un artista è mostrare. E mostra, Ellis, anche col rischio di apparire morboso. Non condanna i suoi protagonisti ma non li elogia nel loro dissiparsi. Li fotografa con onestà, il che incarica il lettore di farsi domande. E ci chiediamo se forse questi ragazzi anaffettivi, sporchi, violenti, tossici, non abbiano ragione.

    Per tollerare la vita, molto spesso ci si creano ossessioni. E si investe nel lavoro che diviene ragion d’essere. Per tollerare la vita, insomma, ce ne si chiama fuori. E questo forse è sbagliato, ma l’autore non educa, stabilisce legami di empatia.

    Se si supera la reticenza moralista, queste anime in coro che si alternano nel romanzo appaiono come dei poveri cristi abbandonati dalla generazione che li ha preceduti, come dei ragazzi rimasti bambini perché da bambini non erano amati, e che adesso pensano solo ad arrivare a sera.

    Arrivare a sera è difficilissimo. Col Valium, diventa più facile. Se al Valium si aggiunge una birra, si dorme.

     

    The rules of Attraction, Bret Easton Ellis, 1987

    Le regole dell’attrazione, Einaudi, 1997 e 2016

    Pagine: 260

    Prezzo: 12euro

     

    *Marco Sbrana è nato il 26 marzo 2003 a Milano, dove studia scrittura creativa presso la scuola Mohole. Ha scritto un romanzo sui disturbi mentali. Scrive su riviste di critica letteraria e cinematografica.