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    lunedì 27 luglio 2026

    Parlavo una lingua di neve di Caroline Dawson (L'orma)

     In questo romanzo autobiografico, intimo e coinvolgente, Caroline Dawson scrive con la forza della commozione un inno per tutti i senza patria del mondo.

    «Un testo magnifico, dalla scrittura limpida, che compie il miracolo di far sentire e comprendere la doppia condizione di “umiliata e offesa”, quella di essere immigrata e povera.» - Annie Ernaux


    Nel 1986, una famiglia cilena fugge dalla dittatura di Pinochet per tentare di ricostruirsi una vita in Canada. È Natale, Caroline ha sette anni e teme che Babbo Natale non riesca a trovarla sull’aereo che la porta in esilio. A Montréal la neve è ovunque, ma ancora più fredda è la distanza che separa la bambina dagli altri: l’accento che tradisce estraneità, la merenda diversa, i capelli troppo scuri. Così Caroline studia, osserva, si trasforma. Impara presto che, per essere «l’immigrata modello», dovrà «spegnere la piccola latina» dentro di sé e conformarsi a una società che sembra esigere la sua cancellazione. Mentre la bambina sogna l’integrazione, i suoi genitori si ritrovano a pulire banche di notte, declassati, invisibili. Caroline cresce, divisa tra due mondi, in una realtà fatta di discriminazioni silenziose e pregiudizi. Con una scrittura incisiva e piena d’umorismo, «Parlavo una lingua di neve» indaga i confini dell’appartenenza, smontando il mito





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