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    venerdì 12 maggio 2023

    Ribilanciare per sottrazione di Elisa Longo (Samuele Editore)

    È un io lirico che cerca una definizione quello che si affaccia nei versi di Elisa Longo, una voce che si “sbottona parola per parola” nella grana dei testi, partendo dal ricordo lontano e preverbale del pane cotto in forno dalla nonna, l’idea di ritmo già presente nell’immagine della processione sull’asse di legno delle forme cotte, “il segno della croce sulla crosta” come un sigillo di sacralità impressa, ma anche il marchio di un dolore (“uno squarcio”) che percorre tutta la breve ma intensa ed affilata silloge dell’autrice.

    Una sottile vena di crudeltà, riflesso di quella che macchia indelebilmente la vita, e presente in primis nei rapporti umani, permea questi versi, spesso evocata nelle chiusure perentorie e apodittiche delle poesie: “Per una volta staccami la testa.”; “esercitavi la tua libertà nel far morire di sete la menta.”; “le ossessioni sono insetti/ accartocciati dentro i rospi”. Dietro queste parole poetiche una personalità “intrappolata a spicchi”, “dislocata”, che si rifrange e riverbera non cercando un’unità primigenia perduta (“mentre cerco di scampare/una me assente/non significa per niente”) ma spostandosi a lato del quadro dell’esistere, come significativamente fa intendere il titolo: Ribilanciare per sottrazione.

    Giovanna Rosadini
    una prima versione della prefazione
    è uscita su Atelier n.107

     
     
    In principio
     
    Prima di imparare a parlare
    guardavo mia nonna ammassare
    la doppia lievitazione del pane
    era l’altare della pazienza.
     
    Apprendevo dagli occhi la forma del tornare
    in processione dal forno su un asse di legno
    le pagnotte cotte allo squarcio
    il segno della croce sulla crosta.
     

     
    V
     
    La luce risorta al mattino
    sulle padelle nell’acquaio
    sul forchettone al sole
    e su tutto la gravità della sottrazione.
    Eri già in cucina con l’ennesima sigaretta
    cercavi alla finestra un orizzonte sgombro
    esercitavi la tua libertà
    nel far morire di sete la menta.
     
    Su qualcosa dobbiamo avere controllo
    intuirne l’ora esatta della fine.
     
     
     
    VI
     
    Fosse facile, come lo è per il cane
    guaire in un recinto sapendo il suo languore:
    del cibo, una coccola, uscire a fare pipí.
    Sotto il portico dondolo indecisa
    tra il bere un caffè o fumare un’altra sigaretta.
    Il granturco mi cresce di fronte.
     
     

    Torniamo sui nostri passi
    per vedere se siamo cresciuti di piede
    facciamo a pugni con le foto
    speriamo che il filo entri nell’ago
    al primo colpo
    come se tutto non fosse
    un calcolo delle probabilità,
    diciamolo pure, una divisione.



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