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venerdì 19 novembre 2021

È uscito per Il Mulino il libro sulla storia di Inaz, la più longeva impresa italiana dell’IT per le Risorse Umane. La ricetta: essere impresa “di persone per le persone” nell’economia sostenibile

Come può una media impresa italiana riuscire a prosperare per più di settant’anni, attraverso tutte le svolte della storia economica del nostro Paese e superando anche momenti difficili come la crisi portata dalla pandemia? È a questa domanda che vuole rispondere l’ultimo libro della storica dell’economia Vera Negri Zamagni, che nell’ultimo volume della collana “Storie di Imprese” da lei curata per Il Mulino si occupa del caso imprenditoriale della più longeva realtà italiana dell’Information Technology per il settore Risorse Umane. INAZ. INNOVAZIONE AZIENDALE – Un’azienda di persone per le persone traccia la storia della società, fondata nel 1948 a Milano da Valerio Gilli, che ha rivoluzionato gli uffici del personale delle aziende italiane introducendo innovazioni continue che danno forma al lavoro come lo conosciamo oggi: dai primi strumenti e tecnologie per organizzare il lavoro in modo razionale (come la busta paga, inventata proprio da Valerio Gilli), ai software per la gestione del personale, fino alle app che oggi supportano lo smartworking, la comunicazione, l’analisi dei dati e tanto altro.

 

Il volume è stato presentato durante il convegno intitolato “Le imprese di persone per le persone nell’economia sostenibile”, con Marco Vitale, Vera Negri Zamagni e Stefano Zamagni, in cui, oltre all’esempio di Inaz, si sono discussi altri casi virtuosi di imprese che applicano il paradigma dell’Economia Civile, fondando i propri successi di business sull’attenzione alle persone, alla green economy e allo sviluppo territoriale sostenibile.

«Essere impresa “di persone per le persone” vuol dire che nel perseguimento dei risultati economici le persone sono protagoniste, non un mezzo ma un fine» ha spiegato Linda Gilli, Cavaliere del Lavoro, presidente e AD di Inaz, nonché esponente della seconda generazione alla guida dell’azienda. «Persone – continua – preparate, qualificate e continuamente formate che condividono un’idea dell’azienda come bene comune per il raggiungimento di un Bene sociale. Queste sono le persone di Inaz e il libro è dedicato a loro, ai clienti e agli stakeholder che condividono con noi questa visione».

Nel corso del convegno Marco Vitale, economista e consulente per numerose aziende, ha spiegato che cosa significa applicare alla crescita di un’impresa i principi dell’Economia Civile, modelli virtuosi su cui si fondano le imprese d’eccellenza – spesso familiari, PMI – che costituiscono il tessuto vitale della nostra economia. «Far crescere le imprese – afferma Vitale – è una missione. Occorre mantenere la schiena dritta, fare un passo indietro all’occorrenza per fare emergere le giovani generazioni, e soprattutto avere ben chiaro che l’azienda è un bene comune che va rispettato da tutti, compresa la proprietà. Solo così è possibile gestire i cambiamenti e i passaggi più delicati».

Vera Negri Zamagni, docente di Storia Economica e autrice del libro su Inaz, ha parlato di cosa distingue Inaz nel panorama italiano, come illustrato nel suo libro («Inaz è un caso unico di azienda di servizi nel contesto del quarto capitalismo, che negli anni ha saputo portare avanti una cultura d’impresa diversa» ha spiegato), mentre Stefano Zamagni, economista e docente, si è focalizzato sulla necessità di una prosperità inclusiva, e sul ruolo giocato dalle medie imprese virtuose nel raggiungere questo obiettivo comune. «Oggi il modello taylorista di organizzazione del lavoro è superato – ha spiegato Zamagni –, la rivoluzione digitale richiede che le persone mettano in campo creatività, intelligenza emotiva ed espressione di sé. Servono nuovi modelli organizzativi e una nuova leadership e sono proprio le medie imprese, per le loro dimensioni e condizioni, a poter realizzare prima e meglio queste innovazioni».

 

A seguire, la tavola rotonda con i giovani imprenditori ha portato in primo piano il punto di vista della “next generation”, che non può più sottrarsi al tradurre in pratica gli orientamenti illustrati dagli accademici e, in particolare, è chiamata a trasformare l’apparente contrapposizione tra profitto e sostenibilità in un binomio inscindibile. La sostenibilità è infatti un fattore di competitività irrinunciabile in diversi ambiti. Uno di questi è l’attrarre e mantenere i talenti, come ha spiegato Ludovica Busnach (COO di Inaz e cofounder di Timeswapp) nel suo intervento sul di welfare aziendale. Sostenibilità vuol dire anche coinvolgere le comunità locali nelle iniziative di sviluppo dei territori, come nei progetti illustrati da Irene Falck (Falck Renewables S.p.A.) sulla realizzazione di parchi eolici in Scozia e agrivoltaici in Sicilia, basati sulla partecipazione delle imprese sociali locali. Infine, come ha sottolineato Massimiliano Marsiaj, (vicepresidente Sabelt S.p.A, eccellenza del Made in Italy nel settore automotive), la sostenibilità e un concetto dal quale devono partire oggi tutta la progettazione dei nuovi prodotti e l’ideazione di processi produttivi “green”.

 


 

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