Pagine

sabato 13 novembre 2021

Abisso ed estasi ne Il cielo degli azzurri destini di Marcello Buttazzo. Intervento di Lidia Caputo

In questo tempo in cui la scrittura è  spesso svuotata di senso e sclerotizzata  dall’abuso tecnologico e mediatico, banalizzata dai messaggi pubblicitari, dai reality televisivi  e dai post preconfezionati con cui chiediamo l’amicizia e il consenso degli altri, dove ritrovare ancora una parola inedita, vergine, che dischiuda nuovi orizzonti alla mente e all’anima? Forse tra scrittori outsider, con un mix esplosivo di idee, esperienze ed emozioni che mettano in fibrillazione la nostra mente? Personaggi scomodi, alternativi a mode e a correnti letterarie, a scuderie editoriali, a organizzazioni culturali o politiche, come Dino Campana, José Saramago, Colin Wilson, Alda Merini.                                                  

Anche oggi i nuovi autori sono trascurati dalla critica, la poesia, in primis, viene considerata marginale e inappetibile per il grande pubblico.  Eppure vi sono poeti che sanno ancora scuotere, sconcertare, folgorare il nostro immaginario, per far riemergere ancestrali memorie, sensazioni, angosce e vivide emozioni. Tra questi poeti ancora sconosciuti alle vaste platee, nonostante abbiano al loro attivo un cospicuo numero di pubblicazioni, c’è il poeta salentino Marcello Buttazzo, che vive a Lequile nella Valle della Cupa.

Nell’ultima silloge poetica di Marcello Buttazzo, Il cielo degli azzurri destini, I Quaderni del Bardo Edizioni, Sannicola (Lecce), 2021, l’autore incontra la nostra anima per dialogare con lei del transito delle stagioni e degli amori, dell’abisso di solitudine in cui è naufragato, dello spleen esistenziale che lo ha condotto alla depressione, ammaliatrice degli spiriti inquieti.  Mentre già iniziava il cammino verso il nulla, Marcello ha visto “uno squarcio di azzurro/ sulle cose, una trafittura diffusa/sul senso di ciò che sarà”.                                                                                             

Quest’apertura salvifica è la chiave di volta per riscoprire, insieme al poeta salentino, il senso della vita nello stupore dinanzi ai piccoli - grandi eventi naturali: il ritorno della primavera, “un tempo/ acceso di porpora/ nei tuoi lussureggianti giardini”, “il carro di grano/ a dirotto nei campi/ di maggio splendente”; la contemplazione dell’amata nel cielo notturno: “Ti vedrò/ in un balenio di stelle/ che frantumi le amarezze”; “Dimmi del senso,/del sentimento segreto/ che rende più lucenti le stelle”.            

 L’ulivo, in particolare, è elemento catalizzatore dei nodi e snodi esistenziali di Marcello: “C’è un ulivo/ di virenti piume/ nella mia terra assolata./ Un ulivo di stagioni trascorse/ di anni turbolenti./ Un ulivo/ che fiorisce/ nella mia terra./ C’è un amore/ tra gli ulivi/ della mia terra./ È cosa mia”.                                                                                                                                                           

L’opera poetica di Buttazzo è fondata su una Weltanschauug che dall’esperienza del dolore e dell’angoscia riceve una tensione ascensionale verso la rinascita e l’amore. In questa prospettiva sono proprio gli eventi negativi che conducono alla conoscenza dei propri errori o dei propri limiti.  Al fine di illustrare questa cifra dell’esperienza, Il fondatore dell’ermeneutica letteraria, Hans-Georg Gadamer nel suo celebre saggio, Dichtug und Wahrheit,(Verità e metodo) del 1960, pubblicato in Italia nel 1983 dalla Bompiani, si ricollega ad Eschilo, e scrive: “Il drammaturgo greco ha trovato, o meglio riconosciuto nel suo senso metafisico, la formula che esprime l’intima storicità dell’esserci nel mondo: imparare attraverso la sofferenza (tõ páthei máthein).[…] Ciò che l’uomo apprende attraverso la sofferenza non è una nozione qualunque: è la presa di coscienza dei limiti dell’uomo, la comprensione dell’ insopprimibilità della sua distanza dal divino”.

Tuttavia Il poeta Marcello non rimane legato ad una visione fatalistica della realtà, come nella tragedia classica, ma è proteso verso una palingenesi della propria esistenza e dell’intera realtà sociale, fonte di nuovi incontri e di nuovi legami affettivi che sconfiggano l’indifferenza e il cinismo che connotano la nostra esperienza.                                                                                                              Leggere le poesie di Buttazzo significa entrare in una nuova dimensione, rimodulare la nostra mente e il nostro tempo al ritmo della tenerezza, dell’innocenza ritrovata, dell’incanto estatico dinanzi al mistero dell’amore.

   

                                                                                                                          

Le emozioni più intense sono quelle provate all’apparizione della fanciulla amata, che con la sua intangibile grazia, suscita lo stesso sgomento e stupore cantato dai poeti stilnovisti : “Ti vidi/ d’estate,/ avrei voluto/ parlarti di me./ M’accontentai/ più saggiamente/ del tuo sguardo di cielo/ che sapeva scardinare/ le porte dell’infinito”; “Nel sogno/ m’appari/vestita di bianco/ inghirlandata di sole/ e di parole”. […] Nel sogno/ ritorni/ come sposa/ arresa nei rosai/ di rose roventi”; “Tu fai fiorire/ la primavera/ e l’albero della vita/ dà i suoi pomi d’oro”; “Guardai/ quel tuo velo/ ricamato di bianco./ Il bianco/ nitore di giglio/ sempre presente/ nei tuoi giorni/ d’incontaminato ciclamino/ d’inverno”.                 

Talvolta il candore dei versi si accende di rosso porpora in un vagheggiamento sensuale dell’amata: “Tu sei donna/ rossa rossa/ come ciliegia di giugno,/ sei la mia pianta di amaranto messicano” ; “Nuda /verrai/ come anima velata/ di spudorati pensieri./ E sarai tu/ nuda,/ come la vita nuda”.; “Incontrai/ l’ardore/ lo scompiglio di un fiero pensamento/ le mani intrecciate/ che ti stringevano a me”.                 Le iterazioni, le metafore e le parole isolate denotano un intenso vissuto affettivo: talvolta pesano come pietre per ancorare il proprio destino a valori perenni, altre volte sono leggere come soffio di vento che scompiglia i pensieri e fa volare la fantasia.                                                                 

In questa silloge, comunque, è la potenza rigeneratrice della parola il Leitmotiv che collega i vari componimenti in un unico poema d’amore per la vita, la natura in tutte le sue manifestazioni, il paese natio, la madre, la fanciulla agognata, gli amici.                                                                                

La tensione verso il superamento del disagio interiore, nonché l’atteggiamento estatico dinanzi al mistero della creazione e dell’amore, nei versi di Marcello Buttazzo mi sembrano affini all’intensità tematica e musicale dei Canti orfici di Dino Campana, pubblicati nel 1914. In entrambi gli autori ho potuto riscontrare una ricomposizione su piani multipli dell’armonia spezzata dagli eventi negativi in un una nuova dimensione musicale e metafisica, che trasfigura gli elementi concreti in visioni soprannaturali.         

Nella chiusa di Poesia semplice, nell’opera summenzionata di Campana, il poeta canta: “Sogno. La vita è triste ed io son solo/. O quando o quando in un mattino ardente/ l’anima mia si sveglierà nel sole/ nel sole eterno, libera e fremente.”                                                                   

Questa tensione verso l’infinito, vibrante nella sofferta scrittura del poeta toscano, si attua soavemente, nel canzoniere di Marcello, attraverso il sublime dialogo con l’amata, che tocca il suo apice nel  XXIX componimento: “Nella notte,/ per le rotte dell’amore/ ascolterò chetamente le tue parole,/ parole-incantamento/ parole seducenti/ che sono la più vera filosofia/ che vorrei praticare./ Ti ascolterò/ nella notte/ che narri il lucore del giorno/ la sorpresa delle albe./ Ti aspetterò per strada/ ancora una volta/ per vedere sfavillare il sole,/ il sole di notte”.

 ACQUISTA

https://www.amazon.it/cielo-degli-azzurri-destini/dp/B08RYK64LY/ref=sr_1_4?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=Marcello+Buttazzo&qid=1610041559&sr=8-4 

 


 

Nessun commento:

Posta un commento