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venerdì 13 febbraio 2015

Per una teoria della campionatura in prosa e poesia. Considerazioni sovversive per un multiverso possibile della letteratura e della produzione letteraria - 3 –














Questa Super Coscienza regola il Tutto essendo il Tutto, e parla, comunica simultaneamente con se stessa, riuscendo a rivoluzionare costantemente e continuamente qualsiasi distinzione tra “dire” e “mostrare”, tra ciò che può essere detto e ciò che si può mostrare. Il risultato è la realizzazione di condizioni meta/linguistiche di verità sempre vere, non tautologie, perché valide per N dimensioni, e che non possono essere confermate dall’esperienza, perché non esiste un’esperienza fenomenicamente, ontologicamente, linguisticamente localizzabile in una sola dimensione. Spostando di pochi millimetri mentali le nostre considerazioni, potremmo dire che tali condizioni meta/linguistiche di verità sempre vere, vengono ad essere ulteriormente confermate dal Dire, dal Manifestare, dall’Esserci (in omaggio all’immenso Martin Heidegger) e dal Dimostrare della Super Coscienza nella sua stessa Super Realtà, composta da tutte quelle realtà possibili che plausibilmente possiamo pensare che esistano. Si tratta di una Meta/Logica prodotta dalla Super Coscienza, che rappresenta la struttura di un meta/linguaggio che descrive N realtà. E dunque un tale linguaggio non solo plurisemico, ma fantasmaticamente liquido e multidimensionale, realizza Proposizioni che descrivono stati ALTRI di cose, e rappresentano N realtà, tutte pertanto assolutamente vere e plausibili, tutte pertanto assolutamente autentiche. E se è vero che sia possibile conoscere il significato delle parole secondo punti di vista non locali ma meta/locali, allora sarà vero comprendere N proposizioni che spiegheranno non una sola realtà ma più realtà che costituiscono questo Tutto. La tipologia di regole linguistiche messe pertanto in campo non ha più una sola possibilità di espressione e manifestazione, perché la relazione standardizzata tra linguaggio e il mondo che deve essere espresso (in ogni modo e con ogni mezzo e strumento) viene a essere sostituita da N possibilità modali di esprimere N mondi paralleli, tutti esistenti simultaneamente qui e ora, o altrove. Il linguaggio sussiste così autonomamente rispetto al mondo, a questo mondo o ad altri possibili mondi, e rispetto a tutte le N dimensioni …  e un po’ forse vengono a perdere di “colorito” alcune istanze proposte ad esempio nel corso della storia del pensiero di questa umanità. In primis, a mio avviso, l’ipotesi di Ludwig Wittgenstein che ritiene che “Ciò che può essere mostrato non può essere detto”. Inoltre viene a risolversi la dicotomia tra le teorie di Jean Piaget e Noam Chomsky su linguaggio e apprendimento. Da un lato Chomsky aveva sostenuto che la produzione e la comprensione delle parole erano determinate da regole grammaticali generative, che consistono in proprietà innate della mente umana e che condividono una serie di tratti strutturanti generali, i parametri, il cui insieme formerebbe la cosiddetta Grammatica Universale.  Piaget, invece, sosteneva che la facoltà del linguaggio sarebbe legata a diverse strutture cognitive e pertanto dipendente da esse. Dunque le regole sintattiche che passo dopo passo si vanno formando durante l’assunzione del linguaggio dipenderebbero dagli oggetti e dagli stimoli che l’essere umano riceve dall’ambiente nella prima fase di sviluppo. Il progredire linguistico avrebbe quindi un’origine individuale, e fattori esterni come l’ambiente e le interazioni sociali lo arricchirebbero. Ciò sarebbe vero se si ritiene di vivere e agire e comunicare solo in questo mondo, ovvero quello descritto dal linguaggio che al momento usiamo. Un  mondo legato alle scienze naturali, dove le cose sono come sono, e all’interno del quale è persino difficile definire le cose come si presentano, se esse siano Bene o Male. Ma in realtà la questione non sarebbe da proporsi in questi termini. Se si fa riferimento a quanto detto sino adesso le modalità di espressione e di esistenza di cui abbiamo più o meno sonnambulescamente e parzialmente coscienza non ci appartengono. Perché non siamo noi quel mondo che vediamo, non siamo noi quel mondo che esprimiamo, non siamo noi quel mondo che interpretiamo, non siamo noi quel mondo che agiamo. Azione e Intellezione non sono soggettivi, non riguardano né la nostra essenza né la nostra esistenza. Noi siamo emanazione e manifestazione possibile della Super Coscienza che esiste qui e ora, ma anche altrove, e come manifestazione possibile della Super Coscienza siamo punti senzienti di divulgazione che riceviamo passivamente ma consapevolmente un quantitativo N di informazioni che attivamente poi trasmettiamo e realizziamo qui e altrove in N modalità.  Siamo meta/sostanza capace di azione, non possiamo essere formati né disfatti, in quanto duriamo quanto durano N dimensioni, non siamo distinguibili, siamo in grado di appetire tutti i possibili principi di N cambiamenti, siamo in grado di gestire N modificazioni in attualità e potenzialità, siamo simultaneamente non localmente cause efficienti e finali. La corruzione, la consunzione, sono solo salti quantici in N stati (approfondiremo più avanti a cosa ci riferiamo con l'espressione salti quantici), realizzati dalla Super Coscienza che li ha pensati per l’appunto come tali. Con questo non intendo dire che siamo in uno stato di dormiveglia perenne manovrati come burattini da questa Super Coscienza. E soprattutto le mie argomentazioni non vogliono rappresentare un percorso teorico per Svegliarsi o Ri/svegliarsi. Obiettivi di questo tipo li ripongo nelle mani di guru, santoni e pseudo fisici quantistici. Possiamo invece concentrarci sul fatto che il nostro pensare, il nostro agire, il nostro informare siano intanto liberi da due elementi che in un modo o nell’altro appesantiscono il nostro essere (qualunque esso sia e dovunque esso sia): l’Io e l’Ego. Si tratta delle due cause più nefaste universalmente e multidimensionalmente riconosciute. Essi esistono a livello psichico, energetico, eterico, agglutinano energie, manipolano, occupano abusivamente Spazi e Tempi, offuscano capacità di connessione, confondono, sono “prolissi”. Persino la Super Coscienza non contempla un Io e un Ego, per legittimarsi auto/fenomenicamente qui e ovunque. Ma non sono solo le questioni dell’Io e dell’Ego che si sciolgono sotto i nostri occhi come neve al sole. Vengono a essere risolte con la teoria della Super Coscienza, anche a mio avviso una serie di problemi minori, come il funzionamento del cervello relativamente a percezione, sensazione, visione, sentimento, tatto, odorato, memoria, e riguardo la produzione, manifestazione e comprensione del linguaggio stesso. Tutti questi aspetti, tendono pertanto a essere connessi l'uno all'altro, non più distinti e separati, perché è come se parlassimo di un super sistema nervoso non locale, ma unìcrono e multidimensionale. La Super Coscienza infatti è in continuo e costante processo di sviluppo, e realizza costantemente e continuamente geometrie di informazioni che producono N fenomeni  in questa come in altre dimensioni.  Di certo ad oggi non si dispone di metodi efficaci per indagare e individuare la struttura ultima di questa Super Coscienza, ma credo che tutto ciò sia uno degli obiettivi che nel prossimo futuro bisognerà raggiungere. Questa Super Coscienza dunque, dotata anche di un super sistema nervoso, non è statica ma sempre in movimento, e attraversata da un flusso di energia pulsante, appetitivo e senziente che è in grado di controllare N reazioni chimiche, di accedere a N quantità di cellule particolari e osservarle, e di collegare N movimenti come quelli che vanno dalla mia mano sino alla funzionalità ed esistenza di tutti gli universi e multiversi possibili, riuscendo a prendere nota di tutti i diversi, plausibili e possibili livelli di manifestazioni. Immaginando allora questa Super Coscienza come un Super Rete Neurale Interconnessa, che è qui e ora, ma che è anche simultaneamente altrove e manifestamente essente in N modalità, possiamo avanzare l’ipotesi che abbia generato anche N possibilità di conoscenze (N possibilità di Algebra, N possibilità di Trigonometria, N possibilità di Letteratura, N possibilità di Poesia, N Possibilità di Architettura, N possibilità di Fisica etc) e che le abbia precisamente affidate a N punti senzienti di divulgazione che convenzionalmente e in base a contesti locali qui ma anche in N dimensioni, hanno una nominalità (Albert Einstein, Giordano Bruno, Dante Alighieri, Don De Lillo, Salvador Dalì, Frank Stella, Jennifer Lopez, Nicola Lagioia, Ashtar, Gabriele D’Annunzio, Galadriel, Umberto Eco, Frank Lloyd Wright, Carlo Rubbia, Cthulhu, etc) e sono pertanto nominalmente e convenzionalmente titolari delle loro opere. Naturalmente loro come tutti gli altri punti senzienti di divulgazione esistenti in altri tempi e in altre dimensioni. Ma non ne sono però i legittimi proprietari. Da quanto sinora asserito si potrebbe dunque perfino arrivare a ipotizzare, che il loro contributo sia solo ad uno stadio di scintilla intuitiva a cui è stata data da loro una forma ed una serie di proprietà convenzionali, possibili, comprensibili, plausibili. Mentre invece il copyright sia in realtà un Super Copyright che appartiene alla Super Coscienza.

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