mercoledì 8 agosto 2012

Azimuth di Maria Grazia Palazzo (LietoColle)


[…] Sono spie significative il titolo della raccolta e l’epigrafe di S. Weil. Azimuth nell’etimo arabo indica direzione, via, focus che è luce e ombra, orientamento, utilizzato qui come metafora del viaggio esistenziale, dualità orizzontale e verticale dell’essere, o come prospettiva, sguardo, ricerca polisensa, meta desiderante. Poeta qui è il viandante, nel suo essere e agire, salire al colle, più o meno lieto, sempre fecondo e sempre momentaneo, provvisorio, precario, com’è l’uomo sempre: una sosta-porto-meta prima che il viaggio ricominci lieve e a vele gonfie; in Sfere lucide a incastro l’appropriazione possessiva («oh mio Azimuth») si carica della ottatività-vocatività di essere finestra-stanza d’anima-nuvola-perdimento e registrazione-interpretazione, cioè scrittura («segnando tutto»); l’ottatività di un essere-scrittura, che altrove, in 19, invoca una condizione vitale e non banalmente seduttiva («Vorrei essere fiore stordente / di odore e rodere / d’amore»), fonosimbolicamente intensificata dal trifonema in / -ore / ricorrente nelle parole-chiave «fiore» - «amore». […]

La strutturazione strofica si presenta varia (stanza, canzone, scomposizione in quadri). Polimetria e pluristilismo si nutrono di un diffuso melos, vera e propria sostanza poetante, una scelta legata anche all’ambiente creativo in cui Maria Grazia è nata e cresciuta e ai primi rudimenti di pianoforte. Un melos polifonico che rammemora il Mozart della «Serenata k 525», Eine kleine Nachtmusik, armonizzato in allegro, andante, allegretto, nei toni del vivace, religioso, con brio, corrispondenti ai vari metra ritmici dei testi. […]

dalla prefazione di Walter Vergallo

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