venerdì 25 maggio 2012

La paura della lince, di Antonella Cilento (Rognosi). Intervento di Nunzio Festa


Il primo romanzo giallo della scrittrice napoletana Antonella Cilento, "La paura della lince", è leggere un Guido Reni mentre il quadro vola a pelo d'acqua. Infatti protagonista della storia è, in prima battuta, proprio una delle tele più quelle del Reni: dove una lince, s'aggiunga, sconvolge l'ambiente descrittivo dell'opera. Ma ecco che nello spassoso e molto ironico ultimo romanzo di Cilento troviamo soprattutto il razzismo che sbarca a Napoli e il malaffare che non si sposta da Napoli. Perché, appunto, il capoluogo campano, che fu solamente accoglienza sincera e forse poca altezzosa superiorità morale e materiale dei ricchi, somiglia sempre di più a quelle fettucce di Nord proprietà sentimentale e pratica della Lega dei Bossi e famigli a vario titolo. Che sanno dei Borghezio pronti a bruciare barboni e migranti. Mentre in La paura della lince un onorato preside scolastico gioca a sparare agli immigrati che non sopporta. L'intreccio è costruito magistralmente. Quando una bambina, orfanella, per aggiungere un tassello fondamentale, è catapultata in vicende solamente all'apparenza più grandi di lei. Tra persone che scompaiono e soggetti che riappaiono, siamo nella novella che illustra un giro di soldi e opera d'arte a favore di chi da questi vuole e può arricchirsi. Quasi camorra a parte. Autrice di forza e audacia, Antonella Cilento non teme che immettendo nelle vicende piccoli accadimenti da spettacolo d'attualità e di commenti da seconda serata possa svilire il sottotraccia del suo romanzo. E riesce a restare immune, appunto, dal pericolo. Seppur il forte rischio esisteva. Un piccolo editore partenopeo è stato capace, preme sottolineare, di darci un libro brioso della nostra Antonella Cilento, il suo primo giallo che vogliamo invece catalogare fra le pubblicazioni che hanno il bel coraggio di non spaventarsi difronte alla vastità di temi che quotidianamente sono malattia per la porzione di popolo che mai dovrebbe rassegnarsi a subire gli atti delle cattive abitudini. I colpi di scena del romanzo, poi, danno a lettrici e lettori una voglia che si rinnova di non abbandonare neppur per un microscopico secondo le pagine di Cilento. Arte non da tutti, va detto. Arte che la narratrice Antonella Cilento, ci dice con e tramite l'azione della scrittura, non ha alcuna intenzione di dismettere. Grazie al cielo e al mare. 

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