sabato 23 aprile 2011

Cadenza d'inganno di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore) visto da Donatella Neri












La storia è ambientata nel Galles, in piena rivoluzione industriale, tre anni prima dell’inaugurazione della torre Eiffel (e sette anni prima del primo “puente colgante” costruito nel 1893 a Bizkaia da Arnodin, allievo dello stesso Eiffel, su progetto di Alberto de Palacio). Nella piccola cittadina di Newport la popolazione locale – nella quale è presente una consistente componente ebraica – ruota attorno alla ferriera di George Stanton che, deluso dall’impegno politico, si occupa dell’impresa fondata dal padre. Il suo spirito progressista lo spinge verso il sogno di un ponte trasportatore che, oltre a dare impulso alla vita del paese, esaudirà un romantico desiderio dell’anziano genitore malato. Con George vivono la malinconica sorella Mary Ann, immersa nel ricordo dello sposo perduto, e il nipotino Andrew, che coinvolge il piccolo ebreo Abel nello studio e nella caccia dei venti raccontandogli di aver una volta catturato un angelo. Ciascuno sembra quindi coltivare una propria intima dimensione, per il giovane lord esaltata dall’amore frustrato per la popolana Ruth (moglie di un marinaio) e dal grandioso progetto del ponte, per realizzare il quale egli trova in Clarence Hewett un compagno ideale. La comunità intorno si divide tra la manovalanza in ferriera, piccole attività commerciali e di servizio, in una quotidianità pacata che viene scossa dalla curiosità e dal fermento quando Stanton presenta i disegni dei piloni e del sistema a carrucole che intende costruire sul fiume; oltre alla perplessità della gente comune, George deve fare i conti anche con il polemico scetticismo del sindaco, suo avversario politico, che cercherà di danneggiare la sua immagine ricorrendo a losche trame. E quando il cantiere per il ponte viene aperto, le tensioni collettive e individuali imprimono un’accelerazione alla vicenda, in un crescendo di sentimenti nuovi che agitano gli animi. Il progetto del ponte non avrà l’esito sperato, rivelando di essere un sogno troppo avanti per i tempi, ma coloro che l’hanno vissuto – in prima o in seconda persona – sono comunque mutati, perché la forza del sogno sta nel cambiamento interiore che esso scatena, per dare frutto più tardi. Non a caso la narrazione è introdotta da una sottile citazione di Erasmo da Rotterdam, che della “follia” umana coglie la fragilità e la grandezza. Scandito in quattro “Movimenti”, questo intenso romanzo dalla scrittura “pulita” e ben ritmata racconta dunque di sogni e di sognatori vissuti quando l’idea di progresso appariva limpida, fondendo suggestivamente le atmosfere d’epoca e gli attuali disincanti, e riflettendo sulla forza trasformatrice della sconfitta.

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