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    giovedì 28 agosto 2025

    Frammenti di inesistenza ed allegrie Giansalvo Pio Fortunato (puntoacapo)

     In Frammenti di inesistenza ed allegrie Giansalvo Pio Fortunato si presenta come una voce molto giovane ma già sorprendentemente intensa, capace di trasformare la fragilità e il tumulto in materia poetica. La sua scrittura non cerca accomodamenti: nasce da un’urgenza, da una necessità quasi rituale di dire, e lo fa inseguendo la parola fino al limite della sua resistenza. La prima parte del libro è attraversata dalle figure archetipiche del mito – Orfeo, Argo, Io, Dafne, Giona, Icaro, Medea – non come esercizio letterario, ma come corpo vivo, usato per interrogare la perdita, la metamorfosi, la distanza. In questi testi il mito è strumento e specchio, mai citazione ornamentale: è un linguaggio attraverso il quale il poeta mette in scena la sua stessa ordalia, la sua battaglia interiore. Quello che colpisce è la forza di un linguaggio sempre in tensione, che preferisce il rischio alla misura, il caos alla compostezza. Fortunato sembra combattere il disordine con il disordine, ma da questa fitta selva di immagini e frammenti nasce una voce limpida, ferita e insieme capace di rigenerarsi. C’è in lui una tonalità escatologica, una volontà di spingere la parola fino al suo limite profetico, di farne materia visionaria. Nella sezione Mogano la poesia si fa più intima, più breve e compatta: il ritmo si spezza, i versi si condensano, e il tema amoroso diventa luogo di esilio e resistenza. Qui si percepisce un movimento verso la concretezza, un cuore che batte tra i silenzi, e la capacità di evocare immagini di straordinaria densità emotiva.

    Nel complesso, questa raccolta conferma l’energia di una voce poetica giovane ma già forte, che non teme di affrontare il mito, la fede, la rovina, e di tradurli in versi di grande potenza. È una poesia che non cerca il consenso, ma il brivido della verità.

    Per tutte le poesie:

    Odissee

    (...)

    Incongruenza. Incongruenza.

    Le odissee posseggono mani calde

    in occhi infuocati col gelo.

    Le odissee chiariscono il decomposto

    e pregano le narici che respirano

    a stento. Non ammettono ritorno,

    cariano i sospiri dicendo addio,

    come ogni arrivederci

    posto sulle anime semplici

    di chi litiga con una sola vita.


    Medea

    La mia casa è casa di preghiera

    Il grido di un silenzio si rafferma

    oltre la giustizia dell’anima

    e non conosci che la profezia

    a suggerire la strada della violazione,

    l’incidenza di un corso perenne

    sul fianco dell’inesorabile –

    dritto, con l’occhio puntato

    al fulcro della carne,

    dove risiede il compimento

    perfetto ed irriguardoso –

    lì resta un’unica voce

    clessidrica.

    (...)

    Mogano V

    È la via al Sud

    che innesta le praterie mortali

    al pesco redento, calibrato

    sul margine imperdibile di un occhio –

    dal fuoco mogano – nel centro

    della rinascenza. Un commiato

    sussurra la stasi: metamorfosi

    dal capo al segno protratto delle ossa,

    scosse nella matrice del legno.

    Santa la furia del cambiamento.

    Ora Babele aleggia in lontananza

    e mai l’aridità a ferire le anime,

    l’inesplicabile sollievo di sussurrare

    i giardini aperti al vento, alla fanghiglia

    retta nella purificazione. Tutto è mortale,

    tutto ridiviene; sorte amara

    nel fiato che traspira granuli fino al cuore.

    Ed è calligrafia: apertura protratta al volto.

    In te amo il non scisso, il contorto

    che ti tramonta malgrado il rosa

    della luce nel pesco. Settembre:

    gli anni levigano il ciclo. Ora sa amara

    la scrittura nel palmo di Dio;

    sei creata nella fenditura, l’ottagono

    che è triplicità, la scossa che ti leva

    sulla punta polverosa della luce.

    Incessante nel prato in fiore

    ed acqua in lacrime, si bagna

    la corsa al tuo ventre. Ora è giunto

    ciò che è spezzato; ora è giunta

    la voglia del fiore anemico.

    Alla tua carne risponde

    la muscolatura redenta:

    esercizio all’armonia.




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