Draghi, ciclopi, giganti, unicorni, fenici. Quando gli antichi si
imbattevano in resti di animali sconosciuti, subito li attribuivano a
creature fantastiche. Poi gli scienziati hanno dimostrato che si
trattava solo di fantasie ancestrali: i mostri non esistono, oggi lo
sappiamo tutti; eppure la spiegazione che gli studiosi hanno dato di
quei reperti è stata addirittura più terrificante: prima di noi, una
miriade di altri viventi abitava il nostro pianeta, ma ora non ci sono
più. Sulla Terra, infatti, nulla è per sempre. Nella "Malinconia del
mammut" Massimo Sandal racconta la grande storia delle estinzioni, da
quella del Permiano fino alla «sesta», che ci coinvolgerà, ciò che
significa per noi e per il nostro rapporto con la natura, e i modi in
cui stiamo provando a riportare in vita specie scomparse da anni o
addirittura secoli. Racconta di terre scomparse, oceani di fuoco e
meteoriti precipitati dal cosmo, ere abitate da microscopici organismi,
piante spaventose e animali straordinari come il dodo, il tilacino, la
tigre dai denti a sciabola, i dinosauri. Come in un gigantesco museo di
scienze naturali in cui tutto d'improvviso torna in vita, assistiamo
alla resurrezione di uno stambecco dei Pirenei scomparso cento anni fa
attraverso campioni di cellule conservate in azoto liquido, alla
«costruzione» di un antico uro per mezzo di incroci tra specie simili a
quella estinta, all'inaugurazione di un vero e proprio Jurassic Park in
Russia e ai tentativi ambiziosi, talvolta folli, di riportare in vita il
nostro animale preistorico preferito: il mammut, fonte di ispirazione
per scrittori e artisti, idolo dei bambini e oggetto dei desideri degli
scienziati. Nell'ultima sala di questo bizzarro museo ci siamo noi, la
specie dominante e invincibile; oppure soltanto la prossima a
scomparire.
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