domenica 7 maggio 2017

Nel guscio di Ian McEwan (Einaudi). Intervento di Marcella Rizzo
























Un romanzo dagli echi shakespeariani, intelligente, arguto e amaramente divertente, scritto come solo un grande scrittore come McEwan può fare. L'originalità del romanzo si basa sulla "prospettiva" a testa in giù di un feto quasi a termine di gravidanza, che ascolta, pensa e filosofeggia. E lo fa non con un linguaggio infantile e minimale. Al contrario il feto è snob, colto, ironico e sarcastico. Il piccolo narratore si trova nel ventre di Trudy, una bellissima donna di 28 anni, suo padre è John, un poeta buono e gentile ma di scarso successo. Ad attenderlo fuori dal suo "guscio" non c'è nessun corredino, nessuna gioia per il suo arrivo. Sua madre è troppo impegnata con il suo amante, nonché zio del nascituro, che accoglie in casa ogni sera, con il quale si ubriaca e fa sesso . È troppo impegnata ad elaborare con lui un piano per eliminare il marito e non ha tempo per pensare al piccolo che deve nascere. Il nostro protagonista si trova ad essere spettatore impotente del disfacimento di una famiglia che non ha ancora conosciuto, dilaniato tra l'amore che già prova per sua madre e la consapevolezza del suo non-amore, che lo porterà a formulare il desiderio di "non nascere, mai". Ma nel suo cuore desidera nascere perché è già innamorato del mondo che lo aspetta fuori, che ha conosciuto attraverso suoni, parole e colori. Un mondo che però lo ignora , indifferente alla sua vita e alle vite degli altri. E allora, che fare?

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