sabato 7 maggio 2016

Guida alla musica dei balcani e del caucaso di Gianluca Grossi. Per Odoya dal 26 maggio 2016



Nell’intento di rappresentare tutti i paesi dell’area balcani-caucaso, Gianluca Grossi tratta una lista di artisti veramente formidabili. È la sua capacità di sintesi a rendere la Guida maneggevole oltre che completa. Un vademecum veramente imperdibile per l’appassionato delle melodie dell’Est, un libro che converrà portare sotto braccio al negozio di dischi di fiducia. Vera e propria moda da quando Goran Bregović e Emir Kusturica – questo recentemente proclamato Maestro Concertatore durante la “Notte della Taranta”, massimo festival di world music sul nostro territorio – hanno collaborato alla costruzione dell’immaginario cinematografico (certo un po’ edulcorato) dei paesi dell’ex Jugolsalavia; la musica balcanica è in realtà ben altro che canti melodiosi e frenetiche sessioni di fiati.  Per esempio il vitale mix di generi (elettronica, ska, dub etc) del gruppo di Sarajevo Dubioza Collective, qui definiti “geniali, roboanti, caleidoscopici, eccitanti”. Da “fuorilegge” della musica noti con Free.Mp3 (The pirat bay song) a gruppo da milioni di download, i Dubioza negli anni hanno attirato le collaborazioni di Roi Paci, Manu Chao e Bill Gould dei Faith no more… In Croazia, anzi, per la precisione in Dalmazia, è la musica klapa a riempire le arene di spettatori: dagli anni duemila questo genere tradizionale è tornato di moda. Il festival dedicato alla musica klapa, che si tiene ogni anno a Omiš, vicino a Split, coinvolge ogni anno migliaia di giovani. Mica male per un genere che comprende canto tenorile maschile e lo strumento classico croato a corde, la tamburica. Se parlare di rebetiko greco (sì, c’è anche un folto capitolo dedicato alla Grecia) dopo l’album di Capossela Rebetiko Gymnastas non è più una novità, ma solo un approfondimento dovuto, è con Armenia, Georgia, Moldavia, Bulgaria e Cipro che forse i più scafati troveranno primizie esotiche per le loro discoteche. Basti pensare all’immortale fascino delle misteriose voci femminili bulgare che con un coro di 24 elementi e l’album Le Mystère des Voix Bulgares: Ritual arrivarono, grazie al produttore Marcel Cellier a vincere nel 1990 nientemeno che un Grammy! Ma se niente ancora vi ha impressionato, pensate che molti di voi, nella fantastica Milano da bere del 1984, danzavano al ritmo di People from Ibiza del croato naturalizzato Cecchetto Sandy Marton. Con l’ormai famosa impaginazione delle guide alla pop culture Odoya, il lavoro di Grossi (Osservatorio Balcani e Caucaso tra le altre testate su cui scrive) è completo di corredo iconografico, per aiutare l’immaginazione nella scoperta di un mondo spesso geograficamente vicino, ma abbastanza sconosciuto.

Gianluca Grossi lavora come giornalista scientifico per i principali quotidiani e riviste nazionali. Cura diversi blog, fra cui Spigolature Scientifiche, da lui creato nel 2008. Ha scritto di musica per Buscadero e Rolling Stone e nel 2012 ha pubblicato La musica dell’assenza (Arcana) e Guida alla musica francese (Odoya, 2014). Suoi lavori di narrativa sono apparsi sulle riviste letterarie Inchiostro e Prospektiva. Suona e canta nella band folk-rock Radio Corneliani.

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