martedì 14 ottobre 2014

SCHEGGE D'ANIMA, DI ENRICO ROMANO (EDIZIONI MILELLA). Intervento di Alessandra Peluso



Un'anima composta di multiformi e svariati pezzi che creano un mosaico esistenziale di eccellente qualità: “Schegge d'anima” di Enrico Romano è proprio questo, un mosaico che racchiude versi composti, ricomposti, frapposti come la vita ha permesso al poeta.
Si tratta di una silloge costituita da più parti dedicate al mare, alla notte, alla vita, all'amore, sino a contemplare ironiche e sarcastiche immagini di una realtà vissuta, a volte in apparenza, “così come gli altri dettano”, altre volte intensamente, in solitudine.
Enrico Romano utilizza elementi naturali, trova ristoro nella magnificenza della natura, posa i versi leggiadri in un'intensità “tinta del quotidiano”. Si adagia sul verso con la maturità di un uomo che ha vissuto, vive e crede - senza sé e senza ma -  alla forza dirompente della poesia.
Come un funambolo della parola, compie acrobatiche piroette sino a comporre versi bellissimi da contemplare. Poesie che scorrono seguendo un vivace ritmo musicale tra allitterazioni, metafore, enjambement, come si legge: «Fascinoso mistero, / invisibile, / duratura onda, / talvolta consente, anche, di vivere!». (p. 80).  
Schegge d'anima” è un'alba e un tramonto in un'eternità voluta con tutte le proprie forze da condividere e comunicare: «L'infinita alba sarà / la luce dei tuoi sensi / il profumo del tuo respiro / il calore del tuo corpo / incessante desiderio, / l'abbraccio / dell'intimo più intimo, / cullati nei colori / dell'Anima. / La tua!». (p. 135). È un altalenarsi di frammenti taglienti, che bruciano, sino a raggiungere le profondità di un'anima inquieta, alla ricerca di riposo.
Abbondano i sentimenti, le emozioni, le sensazioni nel leggere il libro poetico di Enrico Romano. Sorprende, facendo vivere nei versi, elementi di cielo, di mare, di pioggia, la quale al nostalgico poeta è tanto gradita: «Scrosci di poesia, scrosci d'acqua battente, / mentre scrosciano, forti, pensieri miei duri  ... » (p. 170) e ancora: «Così ti vedo, / vestita di gocce / del desiderio, / tracciano il viso … ». (p. 151).
La poesia di Romano traccia il tempo passato come una delicata ma intensa scia di stagioni, che in un susseguirsi ciclico, giocano il tempo dell'attesa. È l'attesa di una nuova vita, la fine di sentimenti maldestri, dolorosi che conducono verso la gioia, l'allegria, scacciando la paura della morte e accogliendo “l'intensa voglia di vivere”. 
Leggere “Schegge d'anima” è un tuffo nel mare della vita; è chiaro che un amante della poesia non annaspa, ma nuotando, temerario, riscopre la bellezza del verso, il senso dell'esistenza.
Così, dunque, assaporando le poesie di Romano, ci si imbatte in un incantevole notturno: «Notturno di musica e poesia, / sussurrano luci d'astri / disegni di luna / sui miei pensieri, / note e versi / nell'indomita anima / flauti di vento rasentano / le siepi d'un respiro, / respiro l'errabondo buio /  ospite dei miei silenzi / m'accoglie l'indecifrabile luce, / ed improvvisa, ancora / lenta e rinnovata / dalla malvagia melma / sale / dolcissima e spergiura / a sconfiggermi / la vita!». (p. 59). 
Si avverte un bisogno di appartenenza al mondo, una vitalità, anche quando la poesia è intrisa di dolore, dal momento che la poesia è necessità - come afferma Derek Walcott - è cura, ti investe nel suo senso e significato più profondo, proprio come il libro poetico di Romano.
Non rimane che lasciarsi penetrare dalle mille “Schegge d'anima” di Enrico Romano, sicuri che non faranno sgorgare sangue; ma, anzi, pungoleranno arterie e vene, affinché il sangue defluisca come linfa, affermando l'uomo e il poeta che è, con un lancinante e deciso sì alla vita, la certezza di esserci, di esistere, di lasciare testimonianza alle future generazioni che verranno.
Ecco sì, la poesia è questo: è vita, sempre, senza accezioni.           
   

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