lunedì 7 luglio 2014

La malapianta, di Rina Durante, Zane Editrice 2014. Intervento di Alessandra Peluso


Leggere libri di autori salentini è entusiasmante e al contempo incute un certo disagio soprattutto quando si tratta di autori complessi, eclettici come Rina Durante che hanno tessuto la cultura del Salento.
Pubblicato di recente dalla casa editrice Zane il romanzo “La malapianta” scritto nel  1964 fa rivivere il mondo rurale degli anni '60; è ambientato nel Salento, in particolare, in una ristretta area geografica che comprende Melendugno, Cannole e Calimera.
Per il lettore contemporaneo sembra un tuffo nel passato, non tanto lontano, che riguarda la storia salentina e conduce ad una memoria necessaria di Rina Durante.
Una donna poliedrica si può senza dubbio affermare, ha diretto i suoi interessi non solo nella scrittura e nella poesia, ma anche nel teatro, in radio, tv, cinema, oltre ad un impegno politico in prima persona non indifferente.
Una donna straordinaria dimenticata come spesso accade e sommersa dalla cosiddetta cultura del nuovo, dell'attuale. Ma non si può creare un presente, dimenticando che ciò che siamo è il risultato di persone che nel passato hanno lottato, dimostrato dignità, onestà intellettuale, vissuto per noi, che hanno generato la storia.
E allora leggere “La Malapianta” diventa un piacevole ricordo di un romanzo quantomai attuale. Così come attuali sono le condizioni di solitudine, di incomunicabilità, di un certo malessere che va oltre la storia raccontata se pur interessante e si accosta a quei stati d'animo che purtroppo si vivono ancora oggi in modo decisivo.
Si parla spesso infatti di incapacità nel comunicare, di difficoltà nel costruire relazioni con l'altro, di quel senso di malessere e di sfiducia che incombe oggi come ieri e questo rende il romanzo “La malapianta  una testimonianza meravigliosa; sembra quasi che Rina Durante l'avesse scritto per noi lettori del 2014. «Possiamo dire che sul tronco della tradizione realista la scrittrice ha saputo innestare una problematica e una tecnica squisitamente moderne, tipiche della narrativa novecentesca, più inquieta e “interrogativa” per usare la definizione di Giacomo Debenedetti». (p.18).
Il racconto ha inizio con il matrimonio di Niceta (Teta) Ardito, contadino di Melendugno, rimasto vedovo con sei figli e Rosa che vive a Cannole, e aveva avuto tre figli dal massaro Nino. Segue la trama costituita da episodi molto divertenti, quasi surreali.
Ci sono i sapori e i colori del Salento ben delineati dall'autrice come il colore dei campi di grano, con le siepi di mortella e di more ai lati. “In lontananza la terra rivoltata il giorno prima luccicava sotto i raggi del sole ancora bassi (…). Gli ulivi brillavano anch'essi nella luce rosea, e i tronchi grossi e contorti sembravano sempre sul punto di abbattersi in preda alle convulsioni” (p. 60). Bellissimo, solo lo sguardo attento, profondo di un osservatore attento come quello di un poeta può dipingere simili tele.
La storia della “Malapianta” di Rina Durante è semplicemente realista, e in questo stupendo realismo raccontato con un linguaggio modesto - non certo discreto - che nasconde la meravigliosa bellezza di vite di un Sud che solo una grande donna, scrittrice e poeta è in grado di raccontare.
Leggere “La Malapianta” è l'affresco forse anche ironico di personaggi che appartengono al Salento con i loro rudi comportamenti in una terra sola, abbandonata, ricca ma nessuno o pochi ne erano consapevoli, perché la priorità restava il lavoro nella campagna, la sopravvivenza, anche gli amori erano sicuramente diversi da come si vivono oggi. Mentre, resta come una sorta di corredo cromosomico il malessere, questa conflittualità, di incapacità nell'esprimersi, nell'essere se stessi che ancora oggi fa parte dell'affascinante terra salentina.      
E Rina Durante, come gli scrittori del neorealismo, si impegnava a porsi al servizio della gente, dei ceti sociali più umili ed emarginati; scrive la stessa: «Noi avevamo un intento che era politico, studiavamo la cultura popolare sui canti di lotta, sui canti di lavoro … al fine di suscitare un interesse verso il mondo popolare e la sua possibilità di riscatto. Un paese ha la sua storia e deve tenersela stretta, altrimenti perde la sua identità, che non può ridursi al dato etnico» (p. 197).
Non si può aggiungere altro dopo queste parole che riecheggiano rimbombanti ancora oggi. Occorre riflettere sulla lezione di vita quantomai attuale consegnataci da Rina Durante,  scomparsa dopo una lunga malattia nel 2004 - la sua presenza autorevole si fa sentire ancora come un invito a non mollare, affinché - leggendo  il romanzo “La malapianta” - le future generazioni continuino a impegnarsi, a diffondere e a far conoscere  la cultura popolare salentina.

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