venerdì 21 marzo 2014

Il fantasma di Lemich, di Anna Maria Benone, Runa editrice 2013. Intervento di Alessandra Peluso



Alle volte l’amore è travolgente, alle volte ti consuma, altre è eterno e lascia un segno tangibile, indelebile. È la storia di Lilia nel commovente romanzo di Anna Maria Benone “Il fantasma di Lemich”.
Non è mai sufficiente parlare d’amore, non si dice mai abbastanza perché ogni esperienza vissuta è un racconto - che pur condiviso da più persone - è originale, unico proprio dal momento che le sensazioni, le emozioni vissute sono differenti. È la verità per il poeta, appartiene a tutti, pur essendo sua.
È una narrazione che trova spazio immediatamente nel cuore di ogni lettore, è un bellissimo ed autentico racconto scritto da Anna Maria Benone con genuina purezza.
Ognuno di noi vive il suo fantasma d’amore, il ricordo di un amore vissuto intensamente che rende fragile, vittima e carnefice: «… un’altalena impazzita dove i ruoli di noi si scambiavano vicendevolmente in una danza che si spacciava per amore, ma che era solo sofferenza, egoismo e possesso». (p. 73). Un amore che si traduce in sesso, possesso, penetrazione di corpi e che non lascia scampo.
Il fantasma di Lemich” divora rapace come l’amore raccontato dalla bravissima scrittrice e poeta Anna Maria Benone che regge le fila di un rapporto tra madre e figlia, tra uomo e donna, amante e amato.
In un altalenarsi di emozioni che senza dubbio scardinano l’animo del lettore, inchiodandolo alla lettura attenta e soprattutto instillandogli la voglia di conoscere chi si cela dietro la bellissima Lelia, Michele, Sirio e Lemich.
È affascinante l’osservazione profonda, dettagliata di una storia d’amore che si legge come un diario, un’autobiografia e inquieta, sa di amaro e di dolce, sa di comprensione, di pazienza, di forza e coraggio, di una donna che sa di aver vissuto l’amore.
«Questo è l’amore, ti stringe dentro e porta via come un breve, intenso soffio di vento. Non è impaurito dalla sua stessa ombra. Questo è l’amore! Non ha parole, non ha menzogne solo petali di luce di una rosa senza spine». (p. 125). O forse è altro.
“L’amore è tutto, è tutto ciò che so dell’amore”, scrive Emily Dickinson. “L’amore è eterno. Anche se cambia e si trasforma. Tutto ciò che sappiamo è come una cicatrice sul corpo che non va più via, nonostante si cerchi di camuffarla o cancellarla”, scrive Michela Marzano.  
Anna Maria Benone prova a raccontarlo a modo suo, un modo sicuramente coinvolgente, appassionante, riesce abilmente a districarsi nella fitta rete dell’amore dando un senso all’amore, “ricchezza della vita”.  
Inoltre leggere “Il fantasma di Lemich” catapulta nella dionisiaca e diabolica terra della Puglia: affascinante e misteriosa nella sofferta ricerca dei perché.
Così Lilia - o Anna - da Milano ritorna ad affondare le sue radici nel sud, nel suo paese natìo, per riprendersi il significato di una vita interrotta, i ricordi, il passato che è ancora presente e non può nonostante si faccia il possibile per mascherarlo, essere cancellato da niente e da nessuno.   
    

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