venerdì 14 febbraio 2014

Lascia che il mare entri, di Barbara Balzerani (DeriveApprodi), Intervento di Nunzio Festa



Tre donne esemplari come uno schizzo sulla parete del Novecento. Barbara Balzerani con "Lascia che il mare entri" sceglie, componendo un romanzo breve che è nuovamente e anche un quaderno di memorie personali, d'entrar meglio nella propria famiglia, compresa se se stessa, per riparlare del secolo che fu. La figura della nonna è la traccia più lontana; il primo punto di riferimento per l'analisi dell'involuzione in corso. In un "memoir" tutto politico. (Si sottolineino le immagini narrativi migliori del libro, che sono proprio quella più militanti - e pure le meno 'letteraie'). Poi la madre. Che fingeva, tra virgolette, d'aver votato la democrazia sostenuta dal proprio marito e che invece aveva sempre votato socialista. Infine la giovanissima combattente: Barbara. Che s'oppone contro tutte le guerre e ancora è contro le malefatte e le stesse ragioni di vita del capitalismo agganciato al consumismo. Barbara Balzerani subì una sconfitta. Sua madre e sua nonna anche, se pur di segno diverso. Però tutte, come noi d'altronde, a registrar la vittoria del potere. Sulla nostra pelle. Che si racconta da sola, con gli strumenti dell'imposizione date dal mercantilismo dirigente. "Storie che provano a restituire voce alle ragioni ammutolite dalla Storia scritta. Storie del tradimento di saperi, dell’inganno del progresso mercantile, del grande affare delle guerre, della rottura del patto con la vita e del prezzo per non averne difeso le condizioni. Storie di sfiduciata resistenza, di subordinate aspettative, di imprevidenza di morte per vanagloria di crescita illimitata", parole perfette. Mentre muore la Civiltà, chiaro. "Tre donne che chiudono in un circolo virtuoso le battaglie di una manciata di generazioni per mantenere il senso di sé e il legame con i fondamenti dell’esistenza". Barbara Balzerani, nuovamente, c'invita a riflettere sul quel che abbiamo sotto gli occhi.

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