venerdì 30 agosto 2013

POESIA, RAGAZZA MIA DI ELIO RIA, Lettere Animate 2013. Intervento di Alessandra Peluso



Se la vita può essere una possibile filosofia, la filosofia potrebbe essere una possibile poesia... Poetare è vivere - pensavo - ed oggi ne sono più che convinta, elimino persino il condizionale, dal momento che mi trovo a leggere la raccolta poetica di Elio Ria “Poesia, ragazza mia”.  
È un'intensissima vita decantata in versi e in aforismi. È la filosofia che primeggia e resiste al tempo rendendo eterno il valore della Vita, non quella che ha un inizio ed una fine, ma Ria ne conferisce abilmente l'eternità: la poesia come la filosofia non hanno un punto di fine, ma possiedono l'immenso, la libertà, l'assoluto che l'esistenza dell'essere umano può soltanto avvertirne il profumo o se religioso vivere con l'illusione di essere immortale.
È così, o forse è meglio così, perché in questo modo si apprezza la bellezza del finito e dell'infinito, della vita e della morte, della poesia e della filosofia. Elio Ria fa conoscere tutto questo al lettore dando un'immagine reale della poesia perché non risulti vano il suo vivere: ragazza mia, emblema di donna la poesia, come la filosofia, creatura bella, meravigliosa, reale e nello stesso tempo eterea, sognatrice, misteriosa, può procurare timore e disorientare e un tutto la “ragazza” che racchiude la freschezza e ingenuità dei suoi anni, la purezza, la vitalità.
“Poesia, ragazza mia” è vitale, è “il dolce latte” che può dare consolazione, «è il fulmine dell'estate / è presagio d'amore. / Non è errore di cielo sbadato. / … / Questa poesia non è un trucco di una fata. È giuramento. O qualcosa di / simile». (p. 47).     
Sono versi che richiedono impegno, costanza, attenzione, per i quali il lettore non può lasciarsi sfuggire nemmeno una parola, sarebbe come perdere l'alba di un nuovo giorno. È la luce, il sole, lo splendore della vita che fiorisce come ogni mattino spalanca la beltà agli occhi del mondo. Come si legge: «Ogni cosa ch'è bella ha il suo istante, e trascorre. / Bisogna come eterno godere il nostro istante. Io non t'invidio Dio; lasciami solo / con l'opera mia umana che non dura: quest'ansia di colmare ciò che è effimero / di eternità, vale l'onnipotenza». (Luois Cernuda, p. 51).
Con una certa probabilità anche in Elio Ria si intravede quest'ansia di superare l'effimero, di cogliere il senso dell'eterno, perché le poesie e la stessa esistenza che esprime in versi abbia un'accezione totalmente solida, universale, che il verso scalfisca goccia dopo goccia il lettore fino a penetrarlo nel suo meraviglioso Io, nella magnifica essenza che supera il superficiale e si tramuta in eterno. Occorre tempo e pazienza nell'attesa, ma senza dubbio il poeta sarà capace di raggiungere il suo intento, dopo una lunga ed affannosa ricerca nell'esercizio del meglio, come direbbe Manzoni. È evidente la voglia di andare oltre le consuetudini della vita, perché la gente riesca a guardare il bello, e veda al di là delle solite notizie piccole, del malaffare, della politica squallida e non sia ossequiosa alla modernità, ma assuma insiste - Elio Ria - quella grandezza che è nella poesia e nella filosofia che come una lente permettano di raggiungere la profondità delle cose, la “scintilla” eckartiana, il guizzo che rende straordinaria la vita.
È ammirevole inoltre notare la profonda dedizione che l'uomo, il poeta ha per la donna, il femminile la poesia che diventa un tutt'uno con la filosofia e insieme se pur differenti, divise entità, magicamente si uniscono in una sola ed unica materia universale, senza fine.
Sono un'immersione di freschezza i versi e gli aforismi annessi e connessi di filosofi scelti accuratamente da Ria che scuotono, risvegliano le coscienze addormentate.  
«Insegui primavera nei dialoghi d'inverno, / del sole che appare sui balconi di nubi sornione / immagini estate per essere già donna. / Nel dimenticare giochi per avventure, sorreggi / lo sguardo delle voglie attuali e / inesorabilmente raggiungi lidi di autunno». (p. 44). È un alternarsi di stagioni la poesia di Elio Ria, come l'esistenza di un uomo e di una donna, della natura, è un mostrarsi nella forma, nella vanità dell'esserci ma è al tempo uno svelarsi di significato nel proprio intimo, così che ogni cosa si sia in grado di viverla pienamente e con consapevole intensità.          

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