martedì 12 marzo 2013

Per sempre carnivori, di Cosimo Argentina (Minimum Fax). Intervento di Nunzio Festa



I corpi sono continuazione della disperazione, nell'ultimo romanzo di Cosimo Argentina. "Per sempre carnivori", sintetizziamo senza paura di farci rider in faccia, è Cappelli+Romani+Bukowski; ovvero un dolore=piacere. Lo spettacolo s'apre e si chiuse su una (macabria da immagine) disfatta. Ma nella sua operazione di nascita crescita e lancio verso la morte quindi s'ingozza delle disfatte dei suoi teatranti. Il Polonia e gli altri suoi due soci insegnano per pochi danari presso una scuoletta privata di terz'ordine della pugliese/tarantina Ginosa. E qui un inciso: non scriviamo del libro solamente perché da vie paterne c'arrivò sangue ginosino. Dicevamo, Polonia e gli altri due insegnanti si fanno dell'insegnamento che gli rende poca grana, ma essenzialmente guardando al dopo-lavoro. Dove strisciano tra un bar e la strada veloce pensando alle diciassettenni che della loro mattinata severa han fatto parte. Alcol e puttanate. Che sono raccontate da Argentina non solamente con brio, arguzia, agilità talento. Effetti collaterali della disperazione detti con una narrazione infuocata nell'accostamento alle prossimità del noir, epperò vissuti dalla lingua di Cosimo Argentina. Fatte di quel timbro sbalordito e costantemente intonato ai fatti perché sempre apparentemente disarmonico. Il mondo della scuola di Per sempre carnivori è un surrogato della decadenza dell'insegnamento cotto nell'assenza della Vocazione. Più pura, infatti, appare la presenza imperiosa e assoluta nonostante tenuta falsamente in secondo piano del padre del protagonista. I luoghi fanno, certo. Ché Argentina sentendo il suo papà vedovo viaggiare in cerca di scuole da spiare di paese in paese della provincia tarantina, si stacca dalla sua Taranto appunto per vivere momento per momento e punto per punto, angolazione su angolazione le corsette del ginosino insieme alla battute di caccia alla donna dell'istante da "sbulinare". Il mare e le campagna guardano i tre guasconi. E gli impertinenti dall'acqua salata e dalla sabbia piena di preservativi e 'sbobba' di cane si fan zittamente struggere. Le dimensoni del romanzo che dice d'un frammento di provincia italia, quindi in maniera emblematica, e non può esser diversamente, di buona parte della provincia italica, spiegano l'umano che va alla rovina. Oltre che la frantumazione, fino alla riduzione in poltiglia, di molti valori che dovrebbero al contrario fortificarsi in settori fondamentali, essenziali della società. Famiglia, scuola, amicizia. Tre casette che Cosimo Argentina incendia. Grazie al lavoriò di personaggi che sono spaccati dalla coscienza che gli urla dentro. Nel tempo libero, ammette poi lo scrittore, ci si maschera per mascherare la scofitta. E non può esser che tutto finto, dunque.

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