sabato 22 dicembre 2012

Faccia al muro, di Cesare Battisti, traduzione di Paola De Luca (DeriveApprodi). Intervento di Nunzio Festa





Questo è un uomo. Cesare Battisti, che nel romanzo "Faccia al muro", scritto in lingua francese e in Italia tradotto da Paola De Luca per le storiche e intransigenti DeriveApprodi, è Augusto - eteronimo utile alla (dissimulazione, sic) danza del reale -, dimostra di riuscire a rompere la sua identità di fuggitivo. Distrugge, Battisti, tutto il negativo della sua condizione 'storica': facendo un'opera letteraria che non ha pari. Questo è un uomo, intanto perché lo scrittore sempre meno italiano e più italiano possibile dà la prova concreta, in letteratura, di, a differenza della solita trita e ritrita e stucchevole perfino idea che i medium continuamente continuano a volerci propinare a dosi d'anestetico pubblicitario di stampo e, soprattutto, marca ideologica, di mettere la sua vicenda insieme e accanto quelle dei tanti reclusi e, quindi, perseguitati della Storia. Non solamente, aggiungiamo, i carcerati. In Faccia al muro, infatti, abbiamo la storia, che chiaramente si fa trama imperdibile, degli uomini che la terra d'esilio di Battisti tiene dietro le sbarre. Che però divengono un'unica cosa con il Paese. La disperazione della povertà, appunto dissimulata nuovamente, con il tifo calcistico e i favori al carnevale di carne e sesso carnale fumato con l'alcol è prostituzione giovanile insieme a soldatificazione dei giovanissimi che devono coccolare, per usarlo spesso, il potente fucile buono alla difesa dei territori del narcotraffico che farà alla fine 40.000 episodi di morte a giro di sole. Quando la luce del sole, in fondo, è contesa, esattamente a metà, fra i commercianti di droga pesante e i consumatori del divertimentificio, il più delle volte europei-occidentali dunque in vacanza di turismo comunque maschilista, e le anime sempre belle di persone che devono arrangiarsi alla stregua dei popoli più deboli della terra desolata. Questo è un uomo, ché sa dire con corpo e pensieri la parola "compassione". Al di là delle, a tratti tragicomiche, esperienze della storiella da libro/enciclopedia del nuovo mercato dell'omologazione culturale imperante. Lo scrittore come trama non ci dona che tutto il Brasile amato e odiato dai suoi compagni di cella, mentre osserva il passero a fare libertà fuori dalle prigioni e durante le passeggiate libere e perseguitate del periodo d'approdo nel nuovo Stato. Tanto passato denso di vicende che fanno una sola vicenda, quella dei condannati. Il racconto della durezza che vuol dire le visite da centro d'addestramento per carcerieri che devono sperimentare sulla pelle e nella mente dei reclusi come si lavora a "ispezionare". I racconti di vite che s'immergono una nell'altra, vedi quella dell'Aurea vista da lontano lontano, e quelle vicine della Sandra alla fine alcolizzata prossima a una giovanissima Janaina da scoprire. Situazioni da spia, in quanto la vita d'Augusto è trafitta dall'occhio di controllori che non lo mandano subito in prigione ma lo seguono ovunque e comunque. In tutti i modi. Col corpo d'una donna da amare. Tramite regali inattesi che celano l'inganno sotto la scorza del banale quotidiano. Il carattere della lingua di Battisti non fa perdere un respiro dell'intera narrazione. S'irradia nelle similitudini essenziali. E vediamo ogni punto che lo scrittore vuol renderci. Quadruppani ha parlato di "ricerca di verità": Faccia al muro è in sintesi la Verità d'una vita normale raccontata da un maestro dell'arte di narrare. Dove senti il sudore sulle tue mani che improvvisamente si fa presenza ascoltando il richiamo dell'agitazione descritta da Cesare Battisti durante i passaggi di nazione in aeroporto, sai che sei in un libro dei migliori in assoluto. Le remore che potreste avere nell'approccio al testo, saranno superate immediatamente nel conto interminabile visto dal diario febbrile d'esperienze che fanno un uomo. E questo è un uomo. Gli elementi del romanzo classico sono rispettati. Alla faccia dei puristi. Però in più abbiamo fortunatamente quel che piace davvero a noi. Troviamo infatti nel romanzo la forza condizionante della riflessione non assuefatta dall'incalzare degli episodi. Il narratore onnisciente trova il basso non superficiale dell'umanità al quale abbeverarsi. E poi nel tramestio del fuggir sempre e dovunque ci spiega punto per punto e/o passo dopo passo i sentimenti che si provano da perseguitato. Faccia al muro è da sbatter nelle librerie, sicuramente misere di capolavori, della gente che crede nella pena di morte. O ammira per esempio l'ergastolo; come pure vive soltanto nell'accanimento ossessivo contro Cesare Battisti. Cercate questo libro, capirete. 



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