venerdì 17 agosto 2012

Il Maestro della Banda di Giuseppe Pascali (Edizioni Grifo)

Nella Lecce di metà Ottocento il piccolo Carlo Di Dio, orfano, alimenta il desiderio di diventare un direttore d'orchestra. Durante gli anni trascorsi nell'Ospizio «San Ferdinando», poi «Garibaldi», imparerà a suonare magistralmente il clarinetto, diventando solista nella banda dell’orfanotrofio prima e in quella cittadina poi, conoscendo sin da fanciullo cosa sono i palpiti del cuore. Un triste evento lo porterà ad un passo dal non credere più nella musica e nell’amore, ma la forza d’animo e un sogno ricorrente gli faranno capire che il suo desiderio non è poi così irrealizzabile. Da studente al Conservatorio San Pietro a Majella a Napoli Carlo si ritroverà così a dirigere la banda cittadina di Boscoreale, prima di diventare maestro sostituto al Teatro San Carlo di Napoli. Ma l’amore perduto gli darà sempre un enorme vuoto nel cuore. Almeno finché, un giorno, non riceverà una visita inattesa.

Il libro trae spunto dal precedente saggio dell’autore, “Gli Spiziotti. Storia della banda dell’Ospizio Garibaldi di Lecce”, istituto nel quale la vicenda è ambientata. Il protagonista del romanzo e la sua storia personale sono di pura fantasia, realmente esistiti sono invece i direttori dell’orfanotrofio menzionati, i maestri della banda dell’ospizio e i direttori della scuola di musica, gli intendenti presidenti, i sindaci della città. Veri sono alcuni episodi, come il viaggio a Napoli del maestro Carlo Cesi per acquistare lo strumentale o l’insurrezione dei fanciulli perché non gradivano la cena.

«L’ispirazione per questo romanzo è venuta durante la scrittura del libro sulla banda dell’ospizio Garibaldi – spiega l’autore - leggendo gli antichi documenti d’archivio, come lettere toccanti di figli alle madri, ai direttori per impedire di essere spostati di campata per non perdere il conforto del compagno di branda, storie di degrado sociale. Ho creato una storia che raccontasse questo dolore ma che parlasse anche di quella scuola di musica e di quella banda dell’istituto, sullo sfondo di una magica Lecce di metà Ottocento».

Nessun commento:

Posta un commento