lunedì 23 aprile 2012

IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE DI BERNARDO SOARES (Fernando Pessoa, Feltrinelli). Intervento di Mariangela Notaro


Il Libro dell’Inquietudine si presenta ad occhio nudo come un’accozzaglia in apparenza sconnessa di riflessioni, impressioni, valutazioni, vaneggiamenti della mente. Non sarebbe quindi da ascrivere nella categoria del romanzo, ma piuttosto in quella del diario. Pessoa ha infatti inventato un personaggio di nome Bernardo Soares e gli ha affidato il compito di stendere un diario. Soares è dunque un personaggio di fantasia che usa la sottile finzione letteraria dell'autobiografia. L’autore delega così il diario alla penna di una delle sue molteplici identità letterarie: Bernardo Soares. Il diario di Pessoa copre l’arco di circa un ventennio ed è giunto tra le nostre mani quasi sotto le sembianze di fogli sparsi, come se l’autore avesse voluto privarlo di un ordine concettuale. La bellezza di quest’opera risiede proprio nella possibilità che offre al lettore di farsi leggere a caso e lasciarsi stregare; leggerlo diviene, infatti, un barcamenarsi nella poesia, è identificarsi in qualcuno che si tratteggia come nessuno, è isolarsi da una realtà che pure viene investigata in modo ossessivo ed analitico. Ad una prima disincantata lettura si ha pronta l’impressione che lo scritto non vesta alcuna consistenza, alcuna tangibilità di fatti, impressioni, esperienze. Il ricorrere insistente, sovrastante delle parole "fingere", “inganno”,  "mentire " può infatti facilmente portarci nella direzione di una non considerazione del reale come se Pessoa volesse eludere il nudo, crudo dispiegarsi della vita, ma ad una più coscienziosa lettura questo suo artificio si rivela essere la sola via per affrontare svestiti la nuda realtà. Il libro chiede di essere letto più e più volte per farci diventare coscienti che si tratta invece di un’opera eccezionalmente lucida sull'esistenza. Il risultato finale somiglia a qualcosa come“perdersi in Pessoa” e perdersi vuol dire conoscerlo e conoscersi, guadagnare se stessi. Pessoa è insieme poeta e filosofo e nel libro le due identità si compenetrano costantemente contribuendo a fare dello scritto una singolare opera d’arte. Il suo pensiero visionario di cui è impregnata ogni pagina, è ciò che in realtà conferisce all’uomo Pessoa , alla sua opera e alla vita stessa la sua significatività. Questa è una caratteristica profonda del suo pensiero: comunicarcelo attraverso immagini balenanti, inebrianti anche quando queste sembrano mostrarsi più rispondenti al concreto. Altro elemento degno di nota è il rapporto strettissimo tra l’Io e il resto del mondo, ma ciò che rende questo dettaglio insolito è ancora una volta l’esprimerlo attraverso un’apparente dicotomia d’immagini, pensieri, annotazioni. Pare che Pessoa voglia comunicarci la verità attraverso il suo contrario o l’annullamento della stessa e ciò che colpisce è l'estrema angoscia ed insieme l'estrema lucidità nel considerare ogni cosa, come si può ben vedere in frasi del tipo:“Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno”. Suona quasi sconcertante questa sua capacità di immergersi nella verità e fluttuare nei suoi labirinti più inesplorati e temuti sino a giungere alla conclusione che nulla di quel che si palesa è veramente. Attraverso la sua opera, Pessoa negando e al tempo stesso riconoscendo tutto e niente vuole educarci al mutamento, alla pluralità che ogni essere è al di là di verità umane date per risolutive e quindi, alla possibilità di risorgere sempre.

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