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sabato 28 aprile 2012

Franco Quinto. Commedia di una banca, di Friedrich Durrenmatt, traduzione di Aloisio Rendi (Marcos y Marcos). Intervento di Nunzio Festa


Sappiamo sempre meglio che le banche sono il malessere della società. Producono morti reali. Dalla morte dell’economia. Garantiscono illegalità etica diffusa, le banche. Ma lo spettacolo teatrale di Friederich Durrenmatt, “Franco Quinto”, commedia che oggi ci torna con un testo finalmente giunto in Italy – per chi non possiede l’edizione svizzera dell’86 – è il racconto, paradossale fino a un certo punto, di tutto ciò. Franco Quinto e la moglie Ottilia, eredi d’una immortale dinastia di banchieri, ne inventano di tutte e di più per far sopravvivere, si fa per dire, la stirpe. Da due secoli ingannano, falsificano, e addirittura uccidono pur di far profitti e nascondere le loro tremende nefandezze. E’ tornare indietro non è possibile. La Banca deve vincere e vincerà! Se il premiato autore del recentemente pubblicato in Italia e anche questo da Marcos y Marcos, “Romolo il grande”, fu acclamato all’uscita di questa ovviamente immortale opera, capolavoro assoluto del farsesco e dell’assurdo ma non troppo, oggi sarebbe osannato dalla parte dei medium che cercano d’inviare criticità alla finanza. “Il rilancio di Franco Quinto – dice giustamente l’editore nel presentare il libro - ha coinciso con l'esplosione dei recenti scandali che hanno scosso le banche (e i risparmiatori) di mezzo mondo”, infatti. Epperò le ambientazioni inventate dalla penna del drammaturgo e scrittore svizzero, non è nel loro contenuto ideale che danno l’interesse più grande. Perché è nella poesia dei soggetti della scena che rintracciamo, non bisogna scordare, il ‘plusvalore’. Dove il gioco tra “cori” ed “Egli” raggiunge, in effetti, la vetta più altra della drammatizzazione. Mentre, appunto, gli affondi e le sferzate da anarchico, oggi da persona dotata di buonsenso, sono il motivo centrale, il corpus della grande, anzi immensa scena.  

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