venerdì 28 ottobre 2011

PROUST E LE CATTEDRALI - Saggio di Gennaro Oliviero (LaRecherche.it)






















Proust aveva una concezione sentimentale del viaggiare, come risulta dal paragone generalizzato per le città nominate ed evocate: «Il desiderio che esse accendevano in me, sembrava qualcosa di profondamente individuale, quasi si fosse trattato di un amore, di un amore per una persona».

 Gennaro Oliviero, nato a Portici-Na il 4/6/1940, ha insegnato discipline giuridiche nelle Università di Napoli,Bari e del Molise, ricoprendo numerosi incarichi e ruoli istituzionali. È autore di pubblicazioni di successo, tra cui “Il Travet perduto” e “Come quando dove”. Ha compiuto missioni umanitarie in Iraq a seguito delle quali ha pubblicato il libro “La Babilonia imprigionata” (Clean Editrice, 1994, segnalato alla Galassia Gutenberg del 1995). Ammiratore dell'opera di Proust fin dalla prima giovinezza e fondatore dell’“Associazione Amici di Marcel Proust” (1998), ha dato vita alla pubblicazione del “Bollettino d'informazioni proustiane” e successivamente alla rivista “Quaderni Proustiani” di cui è attualmente redattore. Ha promosso la realizzazione della “Saletta Marcel Proust” di Napoli (Via Giuseppe Piazzi 55), luogo di aggregazione per conferenze, seminari e letture. Nel 2010, in occasione della visita della delegazione francese proveniente da Illiers-Combray, guidata da Mireille Naturel, (Segretaria generale della Société' des Amis de Marcel Proust et des Amis de Combray) ha allestito un “museo” proustiano con libri, locandine, cimeli, ecc. nella Galleria Monteoliveto di Napoli. È autore di numerosi scritti riguardanti l’opera di Proust. È curatore del “Giardino di Babuk” (Via Piazzi 55 - Napoli) luogo di incontro per manifestazioni letterarie,artistiche e musicali,dal quale ha preso avvio il ciclo pittorico di Lavinio Sceral, ispirato ai temi proustiani; il museo Marcel Proust di Illiers-Combray ha accolto in esposizione permanente la sua opera “La Cattedrale Bianca”.

Un estratto - L’attenzione e l’interesse di Proust per le cattedrali modifica l’immagine del letterato futile e frivolo, dalle pose languide, espressione dello spirito di fine secolo che emerge dalla sua prima opera (I piaceri e i giorni - 1896), nella prefazione della quale Anatole France (verso il quale Proust nutriva una profonda ammirazione fin dagli anni del liceo) scrisse: “Pure il libro del nostro giovane amico ha dei sorrisi languidi, degli atteggiamenti di abbandono che non sono né senza bellezza né senza nobiltà”. È un’immagine ed una reputazione di frivolezza che dominerà per lungo tempo la figura di Proust, che solo un’opera monumentale come la Recherche poteva scalzare; un’opera con la quale Proust si sforzò di cancellare o rimuovere due immagini: «Quella di sé che per anni ha cercato di offrire agli altri, cioè la maschera dell’io mondano, e quella degli altri e del mondo di cui per anni si è accontentato, soggiacendo agli inganni provvidenziali della solitudine».

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