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domenica 1 maggio 2011

Poesie operaie. Scelta antologica, di Luigi Di Ruscio, prefazione di Angelo Ferracuti (Ediesse). Intervento di Nunzio Festa










Nella collana della cigiellina Ediesse, Arte & Lavoro, nel 2007, è apparsa una raccolta antologica dei versi del poeta-operaio, anzi del poeta Luigi Di Ruscio; opera che, tra le altre cose, ha il merito di riprendere, ovviamente, una selezione di poesie pubblicate dalle prime ore di 'pubblicazioni' del Di Ruscio, scomparso nella lontana e vicina Oslo - a febbraio di quest'anno. E per più ragioni, è necessario vedere e rivedere questo libro. Riconsiderarlo. Non che, comunque, al momento dell'uscita in libreria, anche grazie alle note accompagnatorie di Ferracuti e Raffaeli, non avesse avuto una sua visibilità il volume. Testo che ci riporta indubbiamente alle visioni previsioni annotazioni d'un Fortini d'un Quasimodo. Il punto è, intanto, che il cammino del Poeta si comprendere perfettamente, dall'approccio artistico al valore umanistico, e a pieno, grazie appunto a “Poesie operaie”: oltre per virtù dello scritto, essenzialmente, di Raffaeli. Dopo il successivo “La neve nera di Oslo”, dunque, non possiamo che ripensare a questo libro. La rabbia che si contrappone al disincanto mai baroccato, in ogni verso, destina sentente e visitazioni agli abiti interni ed esterni della società occidentale e universale, modellata e veleggiata dalle insegne di chiesa e capitalismo, di padroni e baroni in veste talare. Dove la comunicazione di Luigi Di Ruscio si sposta dalla fabbrica che vive e respira all'Italia e alla Norvegia, per mezzo di moglie-figli-compagni di lavoro, si contrappone alla costante protesta delle classi in sottomissione perenne. La figura tutta umana che Di Ruscio sposta dal verso alla prosa, sappiamo, è quella proprio dell'operaio, giustamente quanto ingiustamente, vessato di continuo. Che, per dire, come un porco è fatto ruzzolare nel suo luogo/galera. Ma che porta all'udito delle classi dominanti il segreto della sua dignità sempre altissima. Al passo con la sconfitta dei sogni di riscossa del proletariato. Amareggiato da ogni compromesso di sorta. La voce di Luigi Di Ruscio è lava. Perché, fra altri meriti, trasmette calore. Porta nuova e antica indignazione. Fomentata. Da fomentare. Fuori, per fortuna, dal linguaggio e dagli atteggiamenti della letteratura convenzionale. Che, si diceva, a forza di marketing ripiglierà presto in mano questa poesia imponente.

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