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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    lunedì 10 ottobre 2011

    FINO ALLA FINE DEL GIORNO DI OSVALDO PILIEGO (LUPO EDITORE)





















    Il pub di Settimio è l’approdo di generazioni perdute, il punto d’incontro di storie confinanti, di solitudini che annaspano nell’illusione di risolversi in cerca di una free way destinata a rivelarsi una diàspora. Le radici si sgretolano insieme alla sassosa terra salentina, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incalzare disordinato di tempi nuovi e non certo migliori. Luca, Francesca, Dora, zio Franco, Emanuele… dalle storie della famiglia Peschici e dalla costellazione dei personaggi che incrociano le vicende di Danilo emerge un quadro di gente a volte ignara di tradire se stessa, totalmente partecipe delle inquietudini e delle corruzioni che segnano l’oggi in modo globale, immersa in un disorientamento a mala pena illuminato da barlumi di autocoscienza e dai legami affettivi che hanno nutrito l’infanzia. Dal coraggioso e coinvolgente romanzo di Osvaldo Piliego esce il Salento oscuro, nascosto a chi insiste a rifugiarsi in una pizzica mitizzata come emblema di purezza primigenia; è la denuncia di una penna “giovane” che, pur intrisa di nostalgia, rifiuta le panoramiche da cartolina per guardare ad occhi aperti la realtà e interrogarsi sui rischi che essa comporta.


    “Diana Ross e le sue Supremes intonano Love Is Here and Now You’re Gone, l’amore adesso è qui, lo sento, ma tu te ne sei andato. Una lacrima segue l’incavo tra guancia e naso scende giù fino al mento prima di spiccare il volo e sfiorare il seno sinistro. Fa venire la pelle d’oca. Da quanto tempo non mi sfiorano così. Pensa. Solo la tristezza lo fa. Diego ha chiamato tre volte oggi. Inutile rispondere. Lo sa Francesca cosa vuole, lo sa lui, lo sa sua madre e anche suo padre. Lo sapeva dal primo giorno che mettersi con il figlio di amici di famiglia non era una buona idea. Lui era simpatico, aveva sempre con sé un po’ di hashish e le cene tra potenti finti amici diventavano divertenti. Un giorno lo fecero negli spogliatoi del campo da tennis e fu bello, niente di speciale, ma bello. Continuarono a vedersi per qualche mese, con il benestare delle rispettive famiglie che già pregustavano fantasmagoriche congiunzioni economiche e politiche, ma non funzionò. A quanto pare lo ha capito solo lei e il povero Diego ha scoperto che alcune cose proprio non si possono comprare. A Danilo, poi, Diego non è mai piaciuto. Una volta sono usciti insieme. Solo loro due, «una cosa tra maschietti» aveva detto Danilo. Alle tre di notte chiamarono Francesca dal pronto soccorso. Diego era entrato in coma etilico. Le dissero di averlo trovato senza sensi a sguazzare nel suo stesso vomito a pochi metri da un pub gestito da un certo Settimio. Accanto a lui c’era un ragazzo che lo insultava, ridendo e brandendo una bottiglia di whisky. «Non è andata esattamente così» le aveva detto Danilo.
    «Cioè?». «Non brandivo la bottiglia, semplicemente la finivo». Ha chiamato anche “l’agenzia”. Lavoro veloce. Villa privata, dieci ragazze, cena a bordo piscina. Niente sesso, solo compagnia. Ci saranno solo pezzi grossi e serve tappezzeria buona, carne giovane e sorridente a smorzare un po’ di puzza di rancido e dare un tono di vita. La prima cosa che le dissero fu «sii sempre sorridente, qualsiasi cosa succeda, hai una vita per piangere». Accadde per caso. Francesca non ha mai avuto bisogno di soldi, ma solo di sentirsi libera e di sbagliare. E quando rispose a quell’annuncio per un lavoretto part time non si aspettava certo di fare la escort.”

    domenica 9 ottobre 2011

    Robe da bar di Rossana Massa (Youcanprint). Segnalazione a cura di Gianluca Pasca




















    Sergio, Giulio, Elio, Giovanni e Piero sono amici da sempre. Li riunisce l’ambiente vetusto del bar/trattoria di Sergio, l’”Asmara”, che prima fu di suo padre Gualtiero. Cresciuti tra quei tavolini, sono ormai cinquantenni. Li legano i ricordi, un’amicizia che va oltre la singola riuscita nella vita e…le donne, dalla morbida e prorompente Gabriella a “Katia la slava”, che slava non è, per includere la timida ed esile Cristina ed altre, di ruolo apparentemente secondario. L’esistenza scorre nella ripetitività della vita di provincia, che si spezza o per gioia o per dolore e la città ne è palcoscenico teatrale, con gli adeguamenti individuali e collettivi che l’essere in vita comporta e, sotto sotto, commettendo consueti peccati di provincia, più o meno ordinari .L’equilibrio, già scosso da eventi di morte da mettere tuttavia in conto, sarà sconvolto in un vortice vitale, al centro del quale una bella straniera: Dana, longilinea, biondissima, fatale, giovane. Il bar da “Asmara” diverrà “Global” e Sergio inizierà una rivoluzione interiore, a partire da un polo rosa, ma non c’è rivoluzione senza spargimento di sangue, che non è mai rosa…

    sabato 8 ottobre 2011

    Racconti meravigliosi del nero continente di Kama Sywor Kamanda (Besa editrice). Segnalazione a cura di Stefano Donno





















    Con i suoi racconti Kamanda ci conduce per mano in un viaggio nelle leggende e nelle magie dell'Africa, facendoci scoprire un universo meraviglioso pieno di vita, sincerità e fantasia.

    Kama Sywor Kamanda è nato nel 1952 a Luebo (Congo) e vive a Lussemburgo. Ha scritto numerosi racconti, fiabe, romanzi  e poesie. E’ Considerato uno dei più grandi poeti africani. Ha vinto importanti premi letterari ed è tradotto in numerose lingue. In Italia ha pubblicato Le miriadi di tempi vissuti, poesie (2004); La stretta delle parole, poesie (2004), e con Besa editrice Fiabe africane, racconti (2009).

    LA ROMA DI PETROSELLI - IL SINDACO PIÙ AMATO E IL SOGNO SPEZZATO DI UNA CITTÀ PER TUTTI di Ella Baffoni e Vezio De Lucia (CASTELVECCHI RX)





















    7 ottobre 1981 – 7 ottobre 2011 ovvero trent’anni dalla morte di Petroselli. La costruzione dei quartieri popolari, il Progetto Fori, la consacrazione dell’estate romana e la metropolitana che unisce il centro con le borgate: il ritratto del politico che in soli due anni ha trasformato la Capitale.
    Il 7 ottobre del 1981 scompare Luigi Petroselli: il sindaco di Roma «morto sul lavoro come un edile», per citare le parole dei giornali del tempo. I suoi funerali diventano un evento senza precedenti. Vi partecipano politici e personaggi di spicco, tra cui il primo cittadino di Parigi, il conservatore Jaques Chirac, nonostante un’idea di città completamente differente. Petroselli vuole unificare il centro storico alle periferie, dove vive confinata un’umanità usata solo come forza lavoro. Così, infatti, erano in quegli anni le borgate della Capitale, paragonabili agli slum delle metropoli del Terzo mondo. Il sindaco «umile» lotta per ridare dignità e diritti a un’intera città. In soli due anni rivoluziona il tessuto urbano: con l’Estate romana riporta in piazza i cittadini impauriti dagli Anni di Piombo, avvia i nuovi lavori della metropolitana, parte con la costruzione dei quartieri popolari e progetta la chiusura di via dei Fori imperiali, per restituirla alla storia riallacciandola al parco dell’Appia antica. E’ un infarto a spezzare il suo sogno di città ideale. Ella Baffoni, giornalista de «l’Unità», e Vezio De Lucia, tra i massimi urbanisti italiani, ricostruiscono la figura e l’operato di Petroselli a trent’anni dalla sua morte. Con il contributo di alcuni osservatori di spicco gli autori ripercorrono anche gli anni successivi al 1981, quando con la Dc in Campidoglio – in stretta alleanza con il Psi – Roma conosce un forte periodo di speculazioni edilizie che le più recenti giunte di centrosinistra, con Rutelli prima e con Veltroni poi, non hanno avuto la forza e forse la volontà di fermare.

    ELLA BAFFONI (Roma 1950) è giornalista. Ha lavorato a lungo per la cronaca di Roma de “il Manifesto”. Dal 2002 scrive per “l’Unità”.

    VEZIO DE LUCIA (Napoli, 1938) è urbanista. Tra i suoi scritti: Se questa è una città e Le mie città.



    venerdì 7 ottobre 2011

    Omaggio a Piero Panesi - Scritti recensioni mostre 1990|2011 (Kurumuny). Segnalazione a cura di Gianluca Pasca




















    Quando Piero Panesi muore, la sua terra e la sua epoca non ne vogliono sapere di lui. Eppure Piero non è veramente del suo tempo: è troppo giovane o troppo vecchio, come si preferisce. Questo libro, invece, vuole essere un omaggio a Piero Panesi, alla sua vita e alla sua arte baciata dal genio, che sconvolge le mode artistiche, passa sopra le convenzioni sociali e culturali. Un libro necessario, come lo definisce Sergio Torsello, uno dei due curatori insieme a Paolo Torsello, che raccoglie gli articoli più significativi apparsi sulla vicenda umana e artistica, nei ventuno anni trascorsi dalla morte, corredati da trentaquattro opere che segnano momenti salienti della produzione artistica di Panesi. Piero Panesi nasce ad Alessano (Le), il 29 giugno 1959. Fin dall’infanzia si nota una spiccata tendenza per l’arte figurativa, allievo poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze di Silvio Loffredo, Panesi mostra di essere riuscito in pochi anni ad acquistare la padronanza del disegno e del colore, della forma compositiva dei materiali usati. Il suo messaggio al mondo avveniva talvolta con pennellate violente ma la sua poesia, la dolcezza d’animo trasparivano nella maggior parte delle sue opere. Durante la sua breve esistenza, la sua opera pittorica è rimasta completamente sconosciuta, e la vastità del suo lavoro è stata scoperta soltanto dopo la sua morte. Dalla catalogazione generale delle opere dell’artista, avviata nel 2006 dall’Amministrazione comunale di Alessano nell’ambito del progetto Conservare la memoria, si è riusciti a giungere all’identificazione di ben 621 opere, fra olii, tempere, disegni, grafiche e una scultura, anche se molti sono i lavori ancora sconosciuti. Un talento precoce, Panesi, ma intimista, appartato, refrattario alle mode e alle seduzioni dell’industria culturale. A scorrere le sue opere vengono in mente le parole di Boris Vian quando dice: «L’arte deve provocare nel pubblico uno shock violento, che sia attraverso la gioia, la paura, il sesso o qualsiasi altra cosa!». Lo shock, qui, viene dalla spazialità deformata, da androgini malinconici che si crogiolano nella loro ambigua bellezza, da quelle pennellate spesse, capaci di rivisitare attraverso la lente di una personalissima cifra stilistica intere pagine di storia dell’arte. La ricerca della bellezza e dell’armonia sono un denominatore comune fra la pittura e gli scritti di Panesi, gelosamente custoditi dalla madre dell’artista. Dalla lettura degli appunti si comprende che la bellezza, antidoto ai mali della vita e nello stesso tempo misterioso prodotto di questi, è cercata da Piero Panesi non solo nella pittura, ma anche nella scrittura. Amo la pura pioggia di settembre…/ che sa ballare malinconica in punta di piedi/ sulla veste di lava di un cuore accasciato./ E la amo perché dona quei baci trasparenti/ negli occhi angosciati…/ accarezza sottile i nervi spezzati e gli alberi secchi,/ i campi bruciati./ Amo la pura pioggia di settembre che cura gli squarci/ dell’anima sanguinante.

    giovedì 6 ottobre 2011

    Un vescovo scomodo di Francesco Lopriore Cariglia (Besa editrice)




















    Cos’è oggi un Vescovo? Non ci accorgeremmo dell’esistenza , se non vedessimo talvolta in televisione un sacerdote in abito più “sontuoso” celebrare qualche funerale importante. Tutt’altro in anciem régime. La sua autorità era assoluta, di gran lunga superiore a quella dei governati  civili che , di fatto, si limitavano a eseguire le pene inflitte dalla Chiesa . Il Vescovo, invece, con il suo tribunale “speciale”, poteva comminare- spesso abusando –le più tremende sanzioni capaci di “far rigare dritto” anche il più riluttante dei potenti o comunque procurargli seri guai. Il Vescovo Castropietro, il protagonista di questo libro,sarebbe un esempio emblematico del potere della Chiesa. Però nel quotidiano operare non tutte le ciambelle gli riescono col buco. Il suo carattere irruento e un paese che gli rema contro saranno causa di tante rocambolesche disavventure che lo porteranno in un mare di guai.

    Francescantonio Lopriore Cariglia è nato in Puglia( Vieste) nel 1946 e attualmente risiede in Friuli Venezia Giulia (Gorizia). Cultore di storia sociale con particolare riferimento al  XVIII secolo, è già autore di un fortunato dizionario sui dialetti garganici(AA.VV.Dizionario etimologico sui dialetti garganici,1993). Un Vescovo Scomodo  è il suo primo romanzo.

    Nefrhotel - Mi hanno venduto un rene di Giuseppe Cristaldi (Promo Music)





















    Kamal è un ragazzino nepalese, orfano, naufrago nella miseria, eppure appartenente all'alta casta dei Newari, la casta egemone a Kathmandu, culla floreale dell'omertà. È innamorato di Buddha, il cui nome egli pronuncia per allontanare la paura mentre si sciacqua nelle pozzanghere o durante le meditazioni del nonno sciamano. Come tutti i suoi coetanei carezza il sogno di una vita, ma a differenza di essi sacrifica il corpo per realizzarlo: svende un rene ai trafficanti di organi che operano tra Oriente e Occidente. È una piaga di inaudite proporzioni che contrasta la diffusa spiritualità orientale, una dualità spirito/macelleria che si ripete in tutto lo sfogo di Kamal. È un vomito silente che scorre nel cinismo dei turisti sui risciò, nelle mani dei medici collusi con le organizzazioni dedite alla mercificazione delle vite, nella violenza e nello schiavismo perpetrati sui minori. Un vomito che rifluisce intorno ai bordi della vergogna e della rabbia, in cui a sopravvivere resta solo il sentimento improvviso della pietà come una reincarnazione nel futuro.

    “Kathmandu - Calcutta, solo andata. Sì, io ritorno, io sì, ma ultimamente ho il vizio di farmi portavoce del mio rene e quello quando emette parola, tra una drenata e l’altra, è serio e sentenzioso; almeno lui conosce il proprio futuro, arresta la sua indefessa marcia di filtraggio, s’asciuga il sudore come un contadino della valle e dice che sì, questa è la volta buona che abbandoni un corpo immeritevole e infruttuoso a favore di altre mete capitaliste. Ha un suo orgoglio il rene, roba da schifiltosi, come il sangue. Sarà per la sua predisposizione al viaggio e per il fatto che anziché sborsare rupie egli guadagni somme cospicue per questi spostamenti. Lui ha un altro corso, ha già l’occhio al sorpasso, oltre l’umido opprimente di Calcutta; chissà, forse lo vedremo giocare a rimpiattino tra le finestre smog style del Colosseo, o improvvisare una piroetta circense sui resti del Muro di Berlino, prima di scendere in terra a piè pari, davanti al murales di Brezhnev e Honecker che si stampano un bacio in bocca. Chissà, forse ci invierà una fotografia sfocata mentre che l’ascensore vitreo lo sbatacchierà su e giù per i bulloni acciaiosi della Torre Eiffel. Il mio rene avrà la voce di tutti i turisti che mi hanno parlato e a cui ho affidato i miei occhi. Il mio rene avrà il piede veloce, la sillaba cis pronta per ogni kanon impicciona e il silenzio, come dire, alla moda.

    mercoledì 5 ottobre 2011

    Dodici passi + due di Kristalia (Youcanprint)




















    Può un amore interrogarsi tanto?  Un amore quando nasce non si interroga, vive e si evolve. I dubbi sono l’anticamera di tensioni che spezzano il volo. Quando ci sono domande che tormentano una relazione, è segno che dentro di noi qualcosa non ci convince, perché quando sentiamo i palpiti, partiamo “lancia in resta”. L’amore svela la verità, infatti, non siamo pronti in ogni momento della nostra vita ad abbandonarci a un sentimento così travolgente che mette a nudo la nostra anima. Siamo disposti a tutto quando amiamo, perché sul tappeto della verità c’è la nostra essenza, ciò che parla di noi e che solo a quella persona potremmo svelare. Per questo, ogni volta che ci “suicidiamo” cerchiamo di disintegrare quella parte di noi che sentiamo rifiutata. È una storia moderna, parallela alla realtà, che vive e si alimenta a distanza e che non riesce a morire nonostante l’impegno dei due protagonisti. A volte si allontana lui, per poi tornare; altre volte lo lascia lei per poi riaccoglierlo, sempre. Cosa li lega? Sono calamite che si respingono e si attraggono. Eppure… non si toccano quasi mai. Cosa nascondono Kairi e Lenny, e perché? Dicono che le malattie di un uomo sono commisurate al numero di segreti che ha. Quanti ne ha Kairi? E quanti ne ha Lenny? Sono disposti a rivelarli? Tutto il romanzo si snoda sull’ambiguità di una relazione voluta e respinta, che vive di palpiti e di disperazione. È una passione bruciante la loro, che fa scintille, tanto da consumarsi e però rigenerarsi ogni volta.
    La domanda è: cos’è l’amore?

    Youcanprint e Facebook




















    Youcanprint.it, il portale del self-publishing che coniuga professionalità del servizio a una politica user-friendly, è lieta di annunciare una novità dedicata agli scrittori, agli autori e a tutti i lettori per i quali la comunicazione e la scrittura costituiscono un’esperienza centrale, in un’epoca di passaggio graduale ai supporti digitali che si accompagna a una riscoperta del valore dell’opera scritta. Youcanprint.it, dopo aver messo a disposizione di tutti i suoi autori la possibilità di vendere le proprie opere, contemporaneamente, sui digital store di eBay, Anobii e Google Books, sbarca su Facebook con il primo Facebook-Store dedicato interamente ai libri dei suoi autori. Si tratta del primo servizio di “self-publishing” e “print-on-demand” al mondo capace di offrire questo tipo di servizio ai suoi clienti. Facebook è il sito divenuto sinonimo di social network, il luogo dove oltre 850 milioni di utenti possono condividere, commentare, recensire, promuovere e, da oggi, acquistare le opere degli autori che pubblicano con Youcanprint.it, in un’esperienza unica e senza abbandonare il proprio profilo, in pochi passaggi e utilizzando un metodo che garantisce la sicurezza dei propri acquisti. Da oggi, essere ‘fan’ della pagina di Youcanprint.it, assume un nuovo significato.  Ai fan è anche riservata una straordinaria offerta. Chi è iscritto alla pagina fan Youcanprint, può usufruire automaticamente di uno sconto del 15% sull'acquisto di uno degli oltre 400 titoli in catalogo. Youcanprint.it, che da oltre quattro anni ha costituito il punto di partenza per migliaia di autori e altrettante opere pubblicate, è l’editore a portata di autore, l’unico servizio capace di seguire l’opera in tutte le fasi di pubblicazione del testo, dalla sua concezione alla pubblicazione, dall’editing alla presentazione, dalla creazione del book-trailer all’ufficio stampa, fino alla pubblicazione in ebook. Se è vero che il modo migliore di diffondere la lettura è portare con semplicità i libri incontro alle persone, è anche vero che oggi, uno dei modi più diretti per raggiungere chi legge e scrive è costituito da Facebook, il secondo sito più visitato al mondo.

    Info: info@youcanprint.it

    martedì 4 ottobre 2011

    “Dove comincia il mare” affondano anche le nostre radici di Roberto Martalò

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Per chi ci è nato vicino, il mare è qualcosa di più di una distesa infinita di acqua: è inscindibile dalla persona, un elemento caratterizzante la propria identità. È il luogo della pace e del ristoro, della soluzione ai problemi, dei ricordi. È il luogo dove si affondano le proprie radici territoriali, familiari, sociali.
    Prossimo alla partenza per Firenze, dove ha un appuntamento di lavoro che potrebbe finalmente realizzare tutte le sue prospettive di vita, Giambattista Lanzafame sente il bisogno di andarci per godere ancora di quei piccoli piaceri che danno un senso alle giornate: una nuotata, il panino con la birra fresca, il riposino all'ombra e una “marea” di ricordi. In poche parole, Giambattista ritrova, come sempre, le proprie origini.
    “Dove comincia il mare”, il romanzo d'esordio di Gianni Carbotti, è proprio incentrato sulla memoria del protagonista, sul flusso di episodi che vengono a galla: storie che riaffiorano alla mente e che narrano di una realtà lontana non tanto cronologicamente quanto nella genuinità di certi atteggiamenti e di certi modi di pensare. Così riemergono alcuni dei momenti e delle figure più importanti della vita del personaggio: la prima nuotata, il nonno, il padre, la scuola, il primo amore, il calcio e gli amici..Tutto all'insegna di una nostalgia non malinconica e di un'ironia che rende il ricordo certamente più leggero e dolce.
    Carbotti prova a mescolare alcuni stili nel tentativo di conciliare l'origine popolare e la cultura contadina della famiglia Lanzafame (contadini i nonni, in particolare quello materno, che ha provveduto a tirare su tutta la famiglia) con l'avvenuto miglioramento delle condizioni economiche e culturali della stessa (architetto il padre, laureato in Giurisprudenza il figlio).
    Certamente aiutato da spunti autobiografici dell'autore, il libro, sebbene manchi di una trama forte e di un intreccio ben costruito – eccetto la circolarità iniziale e finale del luogo - e sebbene rischi eccessivamente di apparire ampolloso nel mix stilistico,  ha il merito di raccontare vicende che hanno a che fare con il vissuto comune della gente e quindi fanno luce su alcuni aspetti tipici della nostra cultura. Un tentativo di richiamare le nostre radici che può giovare soprattutto a chi le ha scordate.
    Dove comincia il mare di Giovanni Carbotti (Lupo Editore)

    domenica 2 ottobre 2011

    La Danza dell’amore sommerso di Salvatore Alessandro Giannino (Besa editrice). Segnalazione a cura di Gianluca Pasca





















    La storia di un incontro, di una ricerca, un percorso di maturazione che porta alla nascita di un uomo, alla guarigione del corpo, nell’illuminazione dell’anima. Il viaggio che uomini percorsero nel tempo alla ricerca della loro anima, in direzione del tramonto. Da Ulisse a Cristoforo Colombo, da Alioxa al navigatore racchiuso nel nostro cuore. Un viaggio negli abissi, nel mondo oceanico, metafora del mondo umano, alla ricerca della propria identità. Un viaggio allegorico nell’abisso della nostra coscienza, alla scoperta delle nostre oscure paure. Per poi scoprire, infine, come proprio nella conoscenza di se stessi c’è la memoria della propria identità, l’immortalità della propria anima. Un viaggio nella cultura mediterranea, dove diversità culturale e diversità naturale si alleano per lo sviluppo sostenibile di un nuovo mondo. Dove la compiutezza morale di tutte le collettività umane riposa sulla memoria e sulla fiducia nella loro identità culturale. Perché non ci sarà una globalizzazione umanitaria e controllata senza il rispetto verso la diversità culturale e naturale di questo mondo. Dove l’uomo è l’artefice principale di questo equilibrio e dove la diversità garantisce la ricchezza della specie umana.


    Salvatore Alessandro Giannino è nato nel 1964 in Puglia, da un’antica famiglia di marinai e commercianti di sale. È un biologo marino e storico delle scienze, specializzato in biologia evolutiva e biogeografia mediterranea. Parigino d’adozione, ha studiato a Torino, in Francia e in America. Negli ultimi dieci anni è stato l’ideatore di numerosi studi e il coordinatore di diversi progetti pilota sviluppatisi nel quadro dell’unesco e della Commissione Europea. Insegna cooperazione euro-mediterranea in una rete di cattedre unesco per lo sviluppo sostenibile e l’alto governo del territorio mediterraneo, ed è l’autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e documentari televisivi.

    sabato 1 ottobre 2011

    Senza padrini. Resistere alla mafia fa guadagnare di Filippo Astone con la prefazione di Andrea Camilleri (Tea). Intervento di Nunzio Festa




















    Il nuovo libro d'inchiesta del giornalista Filippo Astone, “Senza padrini”, fosse stato scritto in maniera meno tecnica, certamente l'avremmo persino consigliato quale libro di testo per le scuole; ma non usando una formula trita e ritrita, bensì per sottolineare che questo sforzo titanico di dipingere i caproni - ovvero i mafiosi siciliani - con le loro stesse grasse malefatte serve perfettamente l'imposizione e impostazione etica di lavorare contro l'Illegalità: cioè raccontando il bene e il male delle mafie, e per spingere giovani e meno giovani, come suol dire, a vivere con lo schifo dell'Illegalità mafiosa. E, soprattutto, spiegando questa necessità raccontando 'persino' che, tipo per l'impreditore sicialiano qualsiasi, eppure anche non necessariamente siciliano, in quest'Italia comunque maltrattata dal malcostume generalizzato, “Resistere alla mafia fa guadagnare”. Pure. Cosa, ovviamente e giustamente, ripresa non a caso in sottotitolo al saggio. Il nuovo libro d'Astone, giornalista dalla penna acunimata quanto puntigliosa, soprattutto saggista privo di scrupoli e che mai scende a compromessi, lungi dall'osannare i comportamenti naturali e oggi tipici di Confindustria, comunque considerata in fondo ferma su se stessa e realmente non disposta sempre a tentare strade per rilanciare l'economia complessiva italiana, prende idealmente e in maniera franca le mosse dalla scelta iniziata con un atto quasi eretico di Confindustria Sicilia. Quando la componente sicula di Confindustria, insomma, decise di sanzionare i propri iscritti che finivano per cedere alle lusinghe della mafia oppure che solamente crollavano di fronte alle richieste di silenzio della mafia – quelle post richiesta estorsiva. Ivan Lo Bello e Antonello Montante, per i loro atti di disobbedienza, non casualmente furono raggiunti da proiettili intimidatori che si dovevano spartire con il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari e il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Perché proprio chi spezza l'asse borghesia mafiosa – corruzione fa un danno molto rilevante alle mafie. “Specie se, come hanno fatto Lo Bello e Montante, riesce a dimostrare che è possibile operare senza le mafie. Anzi, che liberarsi dal crimine organizzato, oltre che giusto, conviene. E che ormai chi paga il pizzo non lo fa perché costretto, ma perché ritiene che la collusione sia vantaggiosa”. Dunque Astone, dopo aver narrato, illuminandoci e usando la dovizia di particolari cara sempre ai grandi giornalisti, dei pochi padroni che tengono in mano l'Italia e dei metodi che usano per moltiplicarsi e rigenerarsi, racconta un'altra verità del percorso adesso di Confindustria. Quello che dovrebbe diventare esempio per un vero cammino verso il distacco dalle mafie e soprattutto contro la sottocultura mafiosa. Infine, e non lo si dimentichi, nell'ultima parte del testo, Filippo Astone spiega altre “storie di economia mafiosa”: “Olga Acanfora, la camorra per scontare le fatture”, “Ivano Perego, 'ndranghetista lumbard” ecc. Perché come ormai sappiamo non esiste solamente “cosa nostra” e non esiste solamente la Sicilia. Ma dalla Trinacria, questa volta, nasce un fiore che dovrebbe divenire il fiore d'una nuova primavera dell'onestà. E, come dice Camilleri, rivedere la Storia, con la “S” maiuscola appunto. 

    venerdì 30 settembre 2011

    ESPERIENZA - Poesie di Gabriella Maleti (LaRecherche.it). Segnalazione a cura di Marco Mattanti

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Ora siamo nella soffitta che respira misteriosamente, / esecrati prima anche da noi, ora concetti privi di / gloria terrena, bianchi come neve nella soffitta, / soffitte di neve, e uccellini mai più sparuti.
    Gabriella Maleti è nata a Marano sul Panaro (MO) nel 1942 e vive a Firenze. Fotografa è anche autrice di numerosi video. È stata redattrice della rivista “Salvo imprevisti” e lo è de “L’area di Broca”. Con Mariella Bettarini ha fondato e cura le Edizioni Gazebo. Ha pubblicato nove volumi di poesia tra i quali si ricordano: Il cerchio impopolare (1980), Madre padre (1981), Memoria (1989), Fotografia (1999), Parola e silenzio (2004), Trialogo (2006).
    Come narratrice ha pubblicato: Morta famiglia (1991), Due racconti (1992), Amari asili (1995), tradotto in inglese dalla casa editrice Carcanet di Manchester nel 1999. Queneau di Queneau (2007), Sabbie (2009). Nel 2010 un suo eBook fotografico è stato presentato su LaRecherche.it, con il titolo Cosmo vegetale (www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=50). È presente su riviste e antologie di poesia e narrativa italiana.
     
     
    Sito internet: www.gabriellamaleti.it

    mercoledì 28 settembre 2011

    Le novità di Lupo editore con Francesco Santoro, Stefano Zuccalà, Michele Baccarini





















    L’aria che respiro non contiene ossigeno di Francesco Santoro 

    Tra sublimazione ed abbisso, i protagonisti di questi racconti surreali ci trascinano verso il mondo dell’Ombra (quello che vogliamo ignorare) per ricordarci che ogni sussulto di desiderio, ogni ideale o sentimento – anche il più elevato – riservano un lato oscuro che solo la condivisione, a volte, rende sopportabile. L’incubo privato e l’inseguimento della pace, fino a disumanizzarsi; l’attesa infinita di chi non giungerà mai, se non per compiacersi della nostra fedeltà; l’aspirazione all’unione totale con l’amato; i colori sognati da chi è immerso nel buio; la subdola malattia che confonde la vita con un ring…fino a quando una famiglia di rondini abusivamente infilatasi in casa non indica la via di fuga. Una scrittura a tratti allegorica, la cui inquietudine è spesso mitigata da una sottile vena di humor. 

    FRANCESCO SANTORO - Nato a Cisternino (Brindisi) nel 1981, l’ultimo giorno del mese di giugno. Dopo il diploma si trasferice a Roma, dove frequentata prima l’ Accademia d’arte drammatica Claretta Carotenuto, conseguendo il diploma di primo grado come regista e mettendo in scena l’opera teatrale Le serve di Jean Genet, quindi Arti e scienze dello spettacolo all’università La Sapienza. Si dedica al teatro e partecipa ad una messa in scena di Ragazzi di Vita di Pasolini nel quartiere Pigneto con la regia di Gianluca Bottoni.  Torna in Puglia per ritrovare l’energia necessaria a continuare la sua ricerca personale. Nella sua terra collabora con il teatro sperimentale Knoss di Lecce e continua a scrivere con passione pièce teatrali. Questa la sua prima raccolta di racconti.

    Il conto degli avanzi di Stefano Zuccalà 

    Ispirati da una sensibilità sostanzialmente fotografica – nella quale le immagini si fanno metafora dell’interiorità – questi “cammei” colgono l’essenza del vivere nei suoi momenti più nudi, in istantanee che parlano di verità scomode e di illuminazioni. La solitudine degli universi individuali, la miseria della maschera, le ambizioni frustrate, le inquietudini che emergono quando la routine si spezza, i momenti di bilancio nel bazar di una vita… tra echi di poesia e duro realismo, si fa strada l’idea che gli esseri umani siano «deserti in cerca di vicinanza», ma anche la certezza della preziosità di ogni esistenza.
    “Conosco i personaggi e i pensieri di quei personaggi, il loro modo di sentirsi soli, al fondo, costretti all’angolo, quella ferocia che viene dalla costrizione all’angolo e che ti fa esplodere il cuore” Cesare Basile

    STEFANO ZUCCALA’ Nasce nel 1980 e vive a Galatone (LE). Ha pubblicato “Quaderno in la minore” (Manni, 2001, introduzione di Ercole Ugo D’Andrea), “Nadir” (Il Filo, 2004), “D’amore e di altre sevizie” (Zona, 2006, con un saggio di Livio Romano) e scritto testi per Humpty Dumpty (“Pianobar dalla fossa”, 2010)

    Infinitamente meno di Michele Baccarini 

    Il racconto di un lunga estate in Salento, a partire da come ne è stata concepita e maturata l’idea fino alla sua conclusione. La permanenza in un Altrove tanto diverso dai luoghi conosciuti e un viaggio interiore che l’autore traduce in un ragionare su se stesso e sullo “specifico” salentino, spingendosi a riflettere, per contrasto, sul Nord di appartenenza. E la necessità di annotare, di registrare la diversa realtà, le cose viste e sperimentate – dal panorama superbo ai piccoli gesti quotidiani, dalla filosofia di vita agli accenti dialettali che la esprimono – altro non è che il segno del lavoro interiore in atto, il bisogno di fissare i momenti che, passo dopo passo, scandiscono il percorso. “Qui, qualunque aspetto della vita, nessuno escluso, è come pervaso da un pizzico di sofferenza, che non è tristezza ma il misto fra una venatura di malinconia e la consapevolezza che di facile non c’è niente. Forse perché se fai ben quattrocento chilometri arrivi a Foggia e non a Monaco di Baviera, forse perché Autostrade per l’Italia si ferma a Bari, Alitalia a Brindisi, Trenitalia a Lecce. Poi finisce tutto”. 

    MICHELE BACCARINI Nasce a Carpi, pianura Padana, il 19 marzo del 1976. A trentun’anni sente il bisogno di prendersi una pausa da tutto ciò che lo circondava dal momento della nascita. Farsi adottare per due mesi dalle persone di Acquarica del Capo, profondo Salento, ha significato anche abituarsi a non avere intorno case più alte di due piani. E questo libera cielo. Non è poco. Per Lupo editore ha pubblicato anche “Donna di sole, di mare, di vento” (2007)

    martedì 27 settembre 2011

    WEPUB EDITORIA PER NATIVI DIGITALI












    Nasce la prima casa editrice digitale a scouting diretto. Ieri, lunedì 26 settembre 2011, ha aperto ufficialmente WePub, la prima casa editrice digitale italiana a scouting diretto. L’obiettivo di WePub è creare un rapporto diretto e trasparente con autori e lettori, e costruire il proprio catalogo in maniera coerente a questa filosofia. La casa editrice inaugura quindi la sua attività con il concorso letterario WePubYou!, dedicato a opere inedite di narrativa italiana. Le opere vincitrici, pubblicate in eBook, diventeranno i primi titoli del catalogo di WePub, e saranno pubblicate a partire da gennaio 2012. Il concorso sarà aperto dal 26 settembre al 31 dicembre 2011, ma l’attività di scouting sarà sempre al centro del progetto. Voci sulla nascita di una nuova casa editrice digitale circolavano in rete già dall’estate, ma solo da martedì 20 settembre gli indizi sono diventati una certezza: alla comparsa di un countdown all’indirizzo www.wepub.it è seguita infatti la creazione del profilo Twitter @wepub_you e della pagina Facebook ufficiale, facebook.com/wepub.
    I fondatori di WePub, che provengono dal mondo dell’editoria milanese, considerano il digitale una nuova, importante opportunità per gli editori, gli autori e i lettori. Scrivono nel loro Manifesto: “L’editoria è il nostro pane quotidiano. L’editoria digitale è il nostro credo. WePub è la nostra scommessa. Una realtà nuova nel panorama dell’editoria italiana: una casa editrice nativa digitale che ambisce a creare il proprio catalogo tramite scouting diretto… Il nostro obiettivo è proporre ai lettori storie di qualità a un prezzo accessibile”. Quello dell’editoria digitale in Italia è un mercato in cui si muovono attori diversi con strategie diverse. Affrontarlo con logiche differenti da quelle dell’editoria tradizionale è, per i fondatori di WePub, fondamentale. “È un mondo ancora da esplorare, ma noi crediamo che sia la strada giusta da percorrere”.

    CONTATTI


    E-mail: comunicazione@wepub.it
    twitter.com/wepub_you
    facebook.com/wepub

    lunedì 26 settembre 2011

    Uccio Aloisi - Il Canto della Terra (Kurumuny). Segnalazione a cura di Gianluca Pasca























    Questo lavoro, che si compone di un libretto e un CD audio, vuole essere un omaggio alla memoria di Uccio Aloisi, una delle personalità più emblematiche della cultura popolare salentina. Riflessioni e ricordi di chi a vario titolo ha conosciuto e frequentato Uccio s’intrecciano e tessono il profilo umano e artistico del grande cantore, del maestro senza cattedra, “l’ultimo depositario di un alfabeto popolare fatto di tamburelli e canti d’amore, che ha messo a disposizione la sua sapienza, per accompagnarci qui, sotto il palco aperto di un Salento postmoderno” (Milena Magnani). Contadino, cavatore d’argilla, bracciante, Uccio ha già 50 anni quando la ricerca etnomusicologica si accorge di lui: è del 1978 la prima incisione di quattro brani eseguiti a Cutrofiano da Uccio Aloisi e dal suo compagno di canto Uccio Bandello: di quest’ultimo colpiva la potenza della voce, di Aloisi la straordinaria abilità nell’usarla come strumento musicale. Il CD allegato al libro è un saggio delle capacità espressive canore e poetiche di Uccio Aloisi che a giusta ragione ne hanno fatto un “albero di canto” e di cultura: la sua voce era avvolgente e rimarcava tutti i canoni della tradizione musicale salentina. Ascoltando la sua voce spiegata e aperta si poteva godere la musica scorrere per immagini. Il CD contiene 7 brani, tutti registrati dal vivo, che spaziano dalle arie tipicamente tradizionali salentine ad arie e melodie nazional-popolari e infine 3 tracce di una lunga intervista in cui Uccio si racconta e ci consegna attraverso la sua vicenda umana un affresco di storia e cultura del Salento.

    Con scritti di
    Luigi Chiriatti, Antonio Calsolaro, Teresa De Sio, Daniele Durante, Flavia Gervasi, Milena Magnani, Antonio Melegari, Pierfrancesco Pacoda, Ivan Stomeo, Sergio Torsello.

    domenica 25 settembre 2011

    Homo interneticus. Restare umani nell'era dell'ossessione digital di Lee Siegel, traduzione di Alessandra Goti e prefazione di Luca De Biase (Piano B). Intervento di Nunzio Festa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Viaggiando oltre Internet. Ovvero come si cerca di supererare la miriade di luoghi comuni e poi di loghi comunissimi che per i viaggi di e da internet si fanno. Pubblicato per la prima volta negli Usa presso Spiegele & Grau nel 2008, col titolo aggressivo “Against the Machine. Being Human in the Age of Electronic Mob”, il libro solamente quest'anno tradotto in Italia, grazie al lavoro di Alessandra Goti e all'idea della redazione della giovane e già notevole Piano B di Prato, che potremmo nominare simbolicamente nell'ex castelvecchiano Alex Pietrogiacomi, “Homo interneticus”, sottotitolato emblematicamente “Restare umani nell'era dell'ossessioe digitale, è scritto dal famoso saggista e critico statunitense Lee Siegel (classe '57): scrive su The New York Times, Harper's, The New Yorker ecc. e nel 2002 ha vinto il National Magazine Awards per la critica, appunto. Con la verve dei più grandi polemisti, dove persino quando cita Marx e “smonta” Lenin risulta credibile al mille per cento, Siegel non deve essere letto come saggista 'contro' Internet, ma finalmente intellettuale, molto preparato si capisce, capacissimo d'andare più in fondo del livello di banale che deve esser superato da chi volesse ragionare davvero su effetti positivi e negativi di internet. La scrittura davvero incalzante del giornalista Lee Siegel c'accompagna, finalemente, in una critica, più quindi che una visualizzazione, della dimensione on-line. Che lo spazio telematico, per Siegel, dobbiamo riconoscero almeno per quello che è: nonostante, e per comodità, voglia viverci parecchio dentro: che siamo in un mondo, insomma, apparentemente libero e democratico ma essenzialmente controllato dalla dimensione comerciale della vita, dell'esistenza divenuta possibilmente esposizione continua e costante nelle fittizia vetrina dove c'è la possibilità di fare soldi pur non essendo preparati in nulla. Proprio il saggista che mette, ed era ora, in discussione qualcosa, però arrivando alle basi del mezzo tecnologico, l'ultima innovazione realmente di massa. Spappolando testi saggistici ed esempi concreti, lo scrittore – utilizzando un linguaggio che è 'vincente' – cerca i vasi capillari d'internet. E li trova. Magari facendo storcere il naso a chi non accetta dubbi al pensiero forte e comune. Quando poi Siegel parla dei prosumer, non è più possibile dargli torto. Come è difficile non essere d'accordo con la lettura del fenomeno Bobo. L'edizione italiana del saggio, tra l'altro, è accopagnato dalla mirabile prefazione firmata De Biase. Che fa da plusvalore. Mentre il passaggio più illuminante per comprendere il passaggio “dalla cultura di massa alla cultura della popolarità”, lo troviamo lì dove Lee Siegel riprende (e qui pensiamo cadano le accuse d'operazione proposta da una sua ripicca personale) le vicende d'un incontro sentimentale avvenuto in una community virtuale degli Usa e risoltasi non solo con la rottura della coppia, ma bensì con l'ingaggio del partner maschile della sceneggiata a moderare i commenti d'un giornale statunitense quale premio per la bravura a gestire in pubblico le sue situazioni private persino facendole diventare territorio di discussione pubblica. Forse certi punti del testo appariranno banali, ma le argomentazioni sono fortissime e sostengono abilmente l'obiettivo che l'autore s'era fissato: graffiare l'intoccabile Internet che tutti mangiano e dal quale ci facciamo mangiare. Al tempo del consumo portato a normalità delle vite tutte.

    venerdì 23 settembre 2011

    Nuraghe beach. La Sardegna che non visiterete mai di Flavio Soriga (Laterza). Intervento di Nunzio Festa





















    Non solo nuraghe. L'insolita guida di Flavio Soriga, scrittore sardo che ormai possimao dire si fa apprezzare in Continente, non è una guida galattica per autostoppisti e neppure un manuale del perfetto turista fai da te. “Nuraghe beach. La Sardegna che non visiterete mai”, è una scanzonata descrizione dell'indescrivibile. Trentottenne, ora barista e libraio, anzi più esattamente libraio-barista, Nicola, il protagonista del viaggio di Soriga, un po' Soriga e un po' il sardo per antonomasia ma persino il sardo sui generis, socio della libreria Giufà, è protagonista a metà: nel senso che è centro della narrazione solamente, facciamo per dire, nella lunghissima Premessa pensata e scritta o riscritta per essere il vero libro. Nel senso che è il resto, potremmo sintetizzare ma ricorrendo alla più elementare semplicificazione che ci sia, a fare da contorno: nonostante solo con l'inizo di Nuraghe beach Soriga dice di cominciare realmente il suo scritto. Ma, sappiamo, la brillante e sempre imprevedibile collana Contromano stupisce in continuazione. E di nuovo ora. Allora, il racconto del suo ritorno al paese alle porte di Cagliari - un villaggio di contadini, a zero metri sul livello del mare – diviene: “il pretesto per narrare le mille sfaccettature che caratterizzano la sua regione”. Essenza della romanzata guida. Tra Cagliari e l'immenso resto della nazione sarda. Una dichiarazione d'amore, scritta a più voci, che precede, quindi, un breve scritto della madre dell'autore, Raffaella Pani, sulla Sardegna che non esiste più. Come, tra le altre cose, alcune testimonianze d'amici dello scrittore, che ricordano pure loro, ricordando “l'epopea del Cagliari calcio”. Dove la chiusura è fatta, perfino, da un testo per musica reggae campidanese. Che il campidano e immenso, e imperdibile. Sempre, ovviamente, considerando la certezza che i sardi non vogliono più essere, o almeno molto inferiormente al passato, carne da cannone, cantando il principio che potrebbe migliorare tutte e tutti: “nostra patria è il mondo intero”. Quest'opera è davvero giusta per i turisti della Sardegna. Com per gli studenti che dalla Sardegna si trovano a Roma ecc. Quelli che lavorano a Bologna. I dipendenti degli alberghi della valtellina, sardi pure loro. Insomma per abitanti della Sardegna, migranti dalla sardegna e viaggiatori in genere, ma in fondo per ciascuno che non la smette di provare a conoscere. E l'occasione è più che buona per salutare il fratello Bruno Bellomonte, di nuovo e ingiustamente incarcerato dallo Stato Italiano. Per la sua liberazione.

    mercoledì 21 settembre 2011

    Il caso Vittorio (nuova edizione) di Francesco Pacifico (Minimum Fax). Segnalazione a cura di Stefano Donno





















    Il caso Vittorio è il brillante romanzo di formazione con cui minimum fax ha lanciato Francesco Pacifico, una delle voci più interessanti della nuova scena letteraria italiana. La vicenda del giovane e camaleontico Vittorio, che attraversa gli scenari di un decennio di storia italiana oscillando fra l’amore della disinibita Claudia e quello della repressa Marta, fra l’edonismo altoborghese e il cattolicesimo più dogmatico, ha fatto scoprire ai lettori la penna ironica e raffinata di un geniale indagatore della società contemporanea.  Chi è Vittorio, l’inafferrabile protagonista di un romanzo che inizia ai tempi del primo governo Berlusconi e si conclude nell’atmosfera irreale del post-11 settembre? Frequenta i centri sociali? È uno studente modello? Un fan dei Pearl Jam? Un edonista in vacanza a Sharm el Sheik? Un cattolico integralista? E soprattutto: è innamorato della bella e disinibita Claudia o di Marta, chiusa, impacciata e rosa dalla frustrazione? Vittorio riesce a essere tutte queste cose insieme, attraversando adolescenza e giovinezza all’insegna di un camaleontismo luciferino e superando, praticamente indenne, il periodo del grunge e quello del pop patinato, la vittoria elettorale della sinistra e il ritorno di Berlusconi, il Giubileo del 2000 e il momento d’oro della bolla speculativa, il crollo del Nasdaq e quello delle due torri. Come molti, tra i suoi referenti più anziani (la storia recente del nostro Paese ne è piena) ha un talento formidabile per il trasformismo. Ma a differenza di loro questa vocazione al trasformismo non nasce dal bisogno di rimanere a galla: è diventata una sorta di elemento genetico e quindi più profondo, inespugnabile, insondabile agli altri e a se stessi.


    “Il sole freddo tagliava la strada da una via parallela, la gente si affacciava al balcone e da sotto si sentiva cantare: «Scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu...», e Marta pensava: siamo tanti, siamo belli, e si commuoveva. Claudia invece cantava Guccini a squarciagola, faceva la erre moscia e abbracciava qualcuno. Cantava La locomotiva, L’avvelenata, Auschwitz, ma anche canzoni che non avevano direttamente a che vedere con la politica, tipo Culodritto, Canzone di notte n. 3, La Genesi (nella quale faceva alla perfezione anche le parti parlate), e perfino Keaton, la storia del pianista con la cirrosi epatica, che faceva pensare a Kerouac. E urlando e cantando cercava di alleviare la tristezza di aver perso Gianluca dopo solo tre mesi da che lui aveva cominciato nel nuovo liceo del centro – Claudia che gli rispondeva al telefono mormorando funebre: «Ti prego, non chiamare, quando chiami sento una fitta alle gambe e soffro». Infatti era vero, non riusciva più a sopportarlo, anche se gli voleva «un bene dell’anima». Bisogna andare avanti, gli diceva, ed era dalla metà di ottobre che si erano lasciati ufficialmente e stavano nella fase amanti, nella quale facevano l’amore due volte a settimana a casa di lei, nella cantina ammobiliata al piano interrato. Lui aveva le chiavi del portone e della cantina; i genitori di Claudia non ci tenevano niente se non qualche bottiglia di vino, due biciclette e poche cianfrusaglie: il grosso degli attrezzi da botanica o delle chiavi inglesi se li era portati via il padre tre anni prima. Vito, il compagno della madre, i suoi attrezzi li teneva a casa sua, a Collina Fleming, e mamma possedeva solo libri e giornali che non voleva tenere in un posto umido. Gianluca veniva quando voleva, con la sua copia delle chiavi; in un armadietto con la serratura tenevano il sacco a pelo, due stuoini di gommapiuma, due cuscini e i preservativi. Gianluca spegneva il motore del motorino proprio sopra alla presa d’aria della cantina, così Claudia poteva sentirlo arrivare: si alzava dalla poltrona, chiudeva il libretto Millelire – De Sade, Neruda, Voltaire, o le raccolte Stampa Alternativa di quegli aforismi che la gente scrive sui cessi e sulle schede elettorali – apriva il mobiletto, srotolava gli stuoini, stendeva il sacco a pelo e inghiottiva la saliva. Prendeva un sorso di Coca-Cola e si guardava le unghie mangiate. Gianluca infilava la chiave nella toppa, Claudia metteva un disco e la passione li travolgeva, una passione che durava poco ma bruciava bene.”