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venerdì 31 dicembre 2010

Apocalisse a domicilio, Matteo B. Bianchi (Marsilio). Intervento di Nunzio Festa





















Quando la morte, o la paura della morte, fa proprio bene. Potremmo chiudere in questo enunciato trama e finalità dell'ultimo romanzo del talentuoso quanto brioso Matteo B. Bianchi; autore già da tempo affermato, Bianchi affida a eventi raccontati con fettucce di simpatia e scanso d'equivoci l'esperienza d'un professionista che invece di sentire realmente soddisfatto si sentirà in debito con atti di felicità in pratica da compiere e 'ri-compiere'. Con questo “Apocalisse a domicilio” lo scrittore inventa una giovane donna che s'aggira fra diverse città e in diverse strade per leggere il futuro agli innocenti e incolpevoli passanti: persino quelli che non ne avevamo fatto richiesta, ma su questo aspetto creando qualche danno nell'animo della giovinetta stessa. Anzitutto. Che, infine, la stessa sensitiva se sfiora qualcuno si ritrova episodi d'altri, e che non avrebbe voluto, fra le mani e, soprattutto, negli occhi dunque nella mente. E il fratello (Stefano) del protagonista del romanzo, è appunto uno degli avventori che quasi per gioco, si potrebbe dire, si lancia nelle braccia sensitive della donna (Giulia) che lo ringrazia avvisando l’uomo come di portare una lieta e leggerina novella al fratello autore televisivo. Che quest’ultimo nel girar di pochi mesi dovrà morire. Stefano, inizialmente incredulo, poi si lancia verso la città del fratello che nel frattempo è a lavoro, ovviamente per dir lui della morte in arrivo. E visto che quest’ultimo alla fine, giustamente, manco lui riesce a dormire più per il regalino, decide di mettersi in ferie. Per andare a rincontrare i suoi amori. Persino l’unica donna con la quale aveva fatto sesso. Ma, soprattutto, uno dei due uomini che l’autore televisivo d’oggi aveva dovuto lasciare, un giovane adesso zitato sempre nella sua Sardegna. Ma passando, in seguito, per la libertina san Francisco. La struttura nella quale le figure di Bianchi vivono concretamente e con concretezza è di quelle che si possono dire tranquillamente le meglio riuscite. Persino, va aggiunto, quel ricorso a, spesso, una terza persona che aumenta di solito fra le pagine di “Apocalisse a domicilio” l’attesa d’ogni avventura piccola e grande di vita che guarda alla morte, anzi di morte preannunciata dalla vita. E’ dunque tempo di ripetere che la paura della morte porta bellissimi giorni e chiarezza, o giustamente il suo contrario, nella vitalità che s’era inceppata del protagonista del romanzo. A fare, più che apocalisse, “esperienza” indimenticabile. Questa vitalità da respirare è tutt’altro che neutra. Permette, invece, a lettrice e lettore di ripagarsi il tempo dell’ozio con un piacere che sente qualche spazietto di riflessione sul grande tema universale.

giovedì 30 dicembre 2010

Esce 451, nuova rivista multimediale che si rifà alla formula della New York Review of Books
















E' uscito il primo numero di 451, nuova rivista multimediale che si rifà alla formula della New York Review of Books

Si apre con una “Memoria del Risorgimento” di Gianfranco Pasquino il primo numero di 451, nuova rivista di letteratura, scienza e arte, in libreria dal 13 dicembre e che può essere letta su www.451online.it. La rivista fa riferimento alla formula de The New York Review of Books di cui pubblica la traduzione degli articoli insieme a contributi di studiosi italiani. The New York Review of Books è una delle più autorevoli riviste culturali del mondo per l’elevatolivello delle sue firme e tratta di tutti i campi del sapere. Così fa anche 451 con articoli che offrono ampie analisi dei vari argomenti trattati prendendo spunto da una recente o imminente uscita editoriale, da una mostra, da un film, da un evento di politica interna o internazionale.

451, rispetto alle altre riviste finora disponibili offre una innovazione: per alcuni articoli sarà disponibile una versione video, prodotta da Kamel Film, accessibile sul sito o con uno smartphone direttamente dalle pagine della rivista inquadrando con la fotocamera un codice QR. Giorgio Celli: “una rivista non solo da leggere ma che parla. Non solo di figure ma di immagini che si mettono in movimento, il cartaceo sfuma nel virtuale e diventa più reale”. Gli argomenti del primo numero della rivista spaziano dalla rivoluzione tecnologica introdotta dall’iPad (Sue Halpern), al corporativismo fascista fra le due guerre (Michela Nacci), alla crisi fra le due Coree, ai grandi temi del dibattito scientifico (“Darwin. Una selezione non così naturale” di Richard Lewontin; “Il significato della biodiversità” di Giorgio Celli), alle grandi mostre (Otto Dix, le foto di Allen Ginsberg, le foto di Pino Ninfa), alla grande musica (duecentesimo anniversario della nascita di Chopin), alle nuove analisi critiche della letteratura antica (“Dall’ira di Achille alla saggezza di Senofonte” di G.V. Bowersock), alle nuove proposte per affrontare i grandi temi sociali (“Fame e sazietà” di Andrea Segrè). “La nuova rivista – dice Andrea Segrè, direttore editoriale di 451 – è un esempio importante, se non unico, nel panorama attuale di fusione fra saperi. Importante anche in relazione ai recenti dibattiti sul valore della cultura e della conoscenza: la rivista affronta i problemi della contemporaneità con uno sguardo interdisciplinare, abbracciando ampie prospettive e intensificando la riflessione su temi fondamentali per la società umana. È proprio questa la sfida che più mi piace: un incrocio di orizzonti e un dialogo costante fra discipline. Così si riduce la frammentazione dei saperi: Dante con la teoria della relatività, Goethe con la fisica quantistica, Shakespeare con la termodinamica, Kant con il Dna. Insomma, i saperi vanno in coppia, in un binomio quasi perfetto fra umanisti e scienziati”. “Parlare di libri - dice Gianfranco Pasquino, direttore di 451 - fa bene alla cultura e alla vita. Magari serve anche a incoraggiare a leggere. Parlare di libri non vuole dire soltanto recensire quanto è stato scritto. Vuole dire confrontarsi con le idee degli autori, metterle in discussione, proporre idee diverse. È già un compito interessante e impegnativo. Ma una ‘rivista di libri’ e di idee, come vuole essere 451, ha anche un'altra ambizione, più alta. Vuole diventare quello spazio pubblico che purtroppo non esiste in Italia, dove nasca e si sviluppi, aperto, vigoroso, argomentato, senza freni e ipocrisie, un discorso su tutte le tematiche più importanti che riguardano l'Italia e l'Europa, la politica e la società, l'economia e l'ambiente. L'impegno dei nostri collaboratori sarà grande. Contiamo molto sul sostegno e sull'apporto dei lettori ai quali promettiamo di fare una rivista utile, divertente, stimolante, insostituibile, imperdibile”.

www.451online.it

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http://twitter.com/451rivista

mercoledì 29 dicembre 2010

Per un’ecologia della scrittura di Vander Tumiatti













Trovo che il Salento sia un territorio ricco di storia e con grandi opportunità da valorizzare in termini di risorse umane e naturali. Ho investito ed investo nel Salento (dal 1992) e credo nel suo futuro. Ho preso una certa dimestichezza, io veneto di origine, torinese di formazione (dal 1953) ed imprenditore (Sea Marconi, azienda che opera dal 1968 in oltre 40 paesi) innanzitutto con i luoghi del piacere turistico ed enogastronomico, che qui spesso raggiungono “vette altissime”. Ma apprezzo molto la sua cultura editoriale attenta alla tutela del paesaggio e alla diffusione di una “Ecologia della Scrittura” ricca di solidi spunti di analisi. Occupandomi professionalmente di sviluppo sostenibile globale e di bioenergie ho frequentato con “parsimonia” le librerie del capoluogo salentino (Liberrima, Palmieri, Icaro, Mondadori in Piazza S. Oronzo,Giunti in corso Vittorio Emanuele, la piccola Gutenberg). Ed è stato così che mi sono imbattuto in due libri del Professor Ferdinando Boero editi da Besa e Controluce. L’autore, zoologo marino dell’Università del Salento, in soli due anni è riuscito a pubblicare due libri che, pur non avendo nulla di scientifico nel senso consueto del termine, affascinano come una splendida avventura di pura finzione, non presentando note, citazioni erudite, linguaggio specialistico, insomma tutte le caratteristiche delle pubblicazioni accademiche, che spesso tediano anziché incuriosire il lettore. Il primo titolo “Ecologia della bellezza” mi ha interessato perché cerca di lanciare un messaggio molto più che positivo, ovvero che l’uomo vive in un mondo bellissimo, dove tutto è proporzione, funzionalità eco/sistemica e che forse tanta bellezza può essere l’oggetto di una scienza della bellezza (la scienza unisce anziché dividere) che gli scienziati possono sviluppare e condividere con il genere umano. Il secondo libro, che ho letto in due giorni, è stato “Ecologia ed evoluzione della religione”, un’opera che secondo le intenzioni dell’autore si vuole chiedere se il genere umano sia una specie geneticamente religiosa e perché tutte le religioni siano diffuse così radicalmente in tutte le culture. Mi ha affascinato la risposta che ha dato Boero, ovvero che “l’uomo è un animale sociale e ha sviluppato la cultura proprio per comunicare, ed è forse proprio la religione il primo motore di questo processo”.

Finendo la lettura di questi libri, faccio un bilancio preliminare (metafora dei“conti della serva”) ,e riscontro che la realtà dimostra la distanza con gli scenari rosei proposti. Risulta stridente la contrapposizione tra la realtà dei fatti quotidiani con i diversi mondi della “Cultura, della “Scienza”,della “Comunicazione” e della “Impresa”.Il primo, dove si intessono le relazioni e si origina il sapere, dove gli uomini formalizzano i loro modelli derivanti dalle loro esperienze di vita, il secondo, quello dove si applicano le leggi della scienza(fisica, chimica, economia, statistica,ecc), il terzo dove si verifica l’informazione e si formalizza rigorosamente la realtà dei fatti ed il quarto dove si misurano gli effetti qualitativi e quantitativi delle “soluzioni sostenibili”(prodotti offerti e/o utilizzati) in grado di soddisfare le esigenze del/i consumatore/i in termini di funzioni, qualità/prezzi,costi/benefici/rischi e disponibilità nel tempo richiesto. Nel Salento, dove la natura si è data con grande generosità, la distanza tra questi mondi risulta ancora più evidente che altrove. Un territorio come questo, in cui i quattro elementi di Empedocle: terra, aria, acqua e fuoco si fondono in proporzioni mirabili, meriterebbe di essere religiosamente protetto e valorizzato, non dico facendone un santuario, ma almeno salvandolo dalla miopia di chi irresponsabilmente ne ha fatto e continua a farne scempio. In che modo? Soprattutto favorendo la cultura dello sviluppo sostenibile focalizzata sinergicamente e concretamente sui fattori tecnologici,economici ed ambientali in senso lato, dove siano considerati e valorizzati tutti gli aspetti reali e concreti che contribuiscono a migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle imprese. Purtroppo, ciò che ho ripetutamente constatato in questi ultimi anni sembra andare in direzione opposta. Ogni giorno nuove ferite vengono aperte in questo meraviglioso Salento, ad opera di poche persone ed organizzazioni irrazionali, incapaci e rapaci che lo sfruttano senza ritegno, indisturbate, vanificando ogni progetto di sviluppo.

E a volte accade che proprio quando, in apparenza, sembrano emergere maggiore attenzione e sensibilità, si creano ad arte allarmi ingiustificati il cui solo scopo è di distogliere l’attenzione da chi opera nell’ombra perseguendo i propri inconfessabili interessi. In questi casi si realizza una saldatura, tra un “Ambientalismo Talebano” ed alcuni poteri che traggono ciascuno vantaggi dal pericolo evocato e dai “Falsi Allarmismi”propinati. E l’ambiente? Ridotto a mero strumento di soldi e potere di una ristretta casta.

Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).

fonte Paese Nuovo

martedì 28 dicembre 2010

Ebookyou.it. Ebook now!






La nuova piattaforma di ePublishing per creare e vendere eBook, applicazioni iPad e iPhone che nasce nel Salento a Tricase ma ha un respiro internazionale. Ebookyou.it è il nuovo store online per la vendita e la distribuzione di opere in formato Ebook. A differenza degli altri Ebook store attualmente online, Ebookyou.it offre un catalogo di servizi rivolti nello specifico a chi ha la necessità di ricercare, consultare, acquistare ebook per lo studio o la ricerca, ovvero: studenti, ricercatori, docenti, università ed enti di formazione. Grazie ad Ebookyou.it l'esperienza di pubblicazione, condivisione e distribuzione non è più prerogativa solo dell'Editore, chiunque produce contenuti professionali e di qualità potrà essere in grado di metterli a disposizione dei lettori. Da oggi laureati, ricercatori, enti, docenti, blogger, avranno l'opportunità di offrire, distribuire e vendere le proprie opere, garantendo al lettore la più vasta biblioteca digitale online e la migliore esperienza di lettura attingibile. "Ebookyou.it nasce per colmare un vuoto. L'ebook come tecnologia caratterizzata dalla mobilità, la flessibilità, l'economicità può dare un grande contribuito al mondo dell'Università, dello studio e della ricerca in Italia. Ebookyou.it nasce per offrire a questo mondo un luogo dove far incontrare gli studenti e le università, i ricercatori e le case editrici, i libri e i lettori che li cercano. Tutto ciò caratterizzato da semplicità e piacevolezza di utilizzo che solo Ebookyou sa dare". Alessandro De Giorgi, amministratore di Ebookyou.it

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lunedì 27 dicembre 2010

Nonostante il Vaticano di Gianluca Ferrara (Castelvecchi)











"Il libro di Gianluca Ferrara, il suo sesto, è la narrazione dell’impegno che da sempre contraddistingue l’autore. Impegno per i diseredati, ultimi, ignorati, quasi inesistenti per il senso comune dello stato e di certa società. Il libro ruota intorno ad alcune figure di rilievo, noto ma non scontato: Don Dilani, Don Gallo, Don Vitaliano, Alex Zanotelli. In comune essi hanno la carica rivoluzionaria che Ferrara indica come scopo e insieme mezzo per riscoprire il messaggio di Cristo, per farlo rivivere nonostante, appunto, il Vaticano. Scritto come saggio/testimonianza, questo libro ci induce a riflettere sulla verità che il titolo palesa in maniera inequivocabile: dove si trova il messaggio rivoluzionario di Gesù, dove il suo anelito all’accoglienza, all’armonia, alla non esclusione, dove è forte il suo messaggio di amore incondizionato? Non negli apparati ecclesiastici, non nel Vaticano, non nella politica di potere dei prelati del Vaticano. Si trova nella vita quotidiana delle persone che Ferrara ricorda e fa parlare attraverso la loro stessa voce, una vita donata agli ultimi, a coloro che altrimenti non sarebbero esistiti, non avrebbero avuto alcuna dignità umana perché esclusi dal consesso ufficiale della religione di stato. La scrittura denota tutto l’impegno intellettuale e morale dell’autore. Periodi forti a descrivere la tenacia di chi ha scelto di essere dalla parte dell’amore. Una scrittura tenace, viva, un ritmo che accompagna una rabbia pacata, quella di chi non si arrende, anzi fa della rabbia uno strumento della propria lotta. Una lotta fatta di senso di pace, di giustizia, di amore, che non teme avversari perché sa di essere nel giusto del messaggio evangelico, che è poi umano! Le parole forti dell’autore accompagnano il lettore a conoscere meglio i personaggi che hanno fatto della lotta agli apparati di potere la bandiera della propria esistenza, per quanto sofferta e faticosamente contro corrente." (di Gina Sfera da Lib(e)ro Libro)

La storia degli uomini in abito nero che, dalla strada, vivono accanto a chi soffre denunciando con il loro esempio le ipocrisie e gli affari sporchi compiuti all’ombra della cupola di San Pietro Se, liberandosi del pregiudizio, si ha il coraggio di dirigere il proprio sguardo verso le sfarzose cattedrali del cattolicesimo, il panorama appare sconfortante. Perché nei luoghi teoricamente destinati alla diffusione del messaggio di Cristo non si aggirano molti pastori di anime ma, fin troppo spesso, banchieri in abito talare o politici ipocriti, pronti a partecipare alla messa soltanto per guadagnare credibilità nei confronti del proprio elettorato. Così, mentre i presunti cristiani eletti deputati al Parlamento non esitano a esibire le proprie amanti o ad abbandonarsi a festini dal gusto discutibile, all’ombra della cupola di San Pietro fiorisce il malaffare e spericolate operazioni finanziarie dettate dalla cupidigia vengono presentate come opere di beneficienza compiute nel nome della carità cristiana. Nonostante il Vaticano, però, esiste un modo diverso di vivere le proprie convinzioni religiose. Un modo che, fedele allo spirito del Vangelo, può essere riscoperto osservando le opere dei tanti preti scomodi attivi nelle drammatiche periferie delle capitali europee come nelle baraccopoli di tutto il mondo. Uomini in grado, con il loro esempio, di mettere in crisi le discutibili politiche varate dallo Stato della Chiesa in ambito non soltanto economico ma anche morale. Ed è proprio a loro che questa coraggiosa inchiesta di Gianluca Ferrara è dedicata.

Gianluca Ferrara Laureato in scienze politiche, è autore di opere di saggistica (Viaggio nella droga proibita, Dio non ha la barba, Incenerire i rifiuti? No, grazie) e di narrativa (Più forte del destino, Racconti transgenici). Nel 2005 ha fondato la casa editrice Edizioni Creativa e, da una collana della stessa, ha dato vita a Dissensi Edizioni di cui è direttore editoriale. É anche ideatore dello spazio solidale Con gli ultimi.



domenica 26 dicembre 2010

Le tre scimmiette di Annalisa Ferruzzi (Aisara)












“Giacomo preme INVIO e sorride soddisfatto. E’ certo che il suo post provocherà una piccola reazione a catena con la quale trastullarsi per giorni. Nel forum “ I problemi dell’amore” si è fatto una certa reputazione, un misto di maschilista e corteggiatore all’antica, rispettoso delle donne ma impietoso nel sottolinearne i difetti. E la cosa più buffa è che riscuote il maggior successo con le giovani, mentre con le cinquantenni lo attaccano acide e incazzate. La psico-sessuologa che modera il forum è dovuta intervenire più volte per sedare i toni, ma lui ne esce sempre come un angioletto, visto che sono le stesse forumiste a prendere le sue difese. Rilegge un paio di interventi, indeciso se rispondere. Ci sono argomenti stuzzicanti, ma sin dall’inizio si è riproposto di non esagerare e la scelta si è rivelata giusta”.

La realtà virtuale s’intreccia e si confonde con la quella reale. Gloria, insicura e frustrata, Giacomo, mediocre e superficiale, e la loro figlia Niki, adolescente complicata e anticonformista, cercano in Internet, nascosti dietro un nickname, la collocazione nel mondo che la società nega loro. Ma proprio attraverso la fuga dalla vita reale, con un compesso gioco di maschere, si svela inaspettata la verità che non volevano vedere, sentire, dire. Con una leggerezza solo apparente, Annalisa Ferruzzi smaschera le nostre piccole nevrosi quotidiane.

sabato 25 dicembre 2010

FENOMENOLOGIE SERIALI / SERIAL PHENOMENOLOGIES di Caterina Davinio (Campanotto editore)












I

Dove inclina la curva vana,

impronunciabile

della tenerezza

(smisurata parola)

Dove fiatano battito di palpebre, inesauste ciglia

(e ancora)

Si raggrumava il mio ora e l’allora, e il

Poi e il per sempre (in ewig)

In eterno.

I

Where the vain curve inclines,

Unpronounceable

Of tenderness

(immeasurable word)

Where dare breathe beating of eyelids,

Non-exhausted lashes

(and yet)

Clotted my now and before, and the

Then and forever (in ewig)

For eternity.

Caterina Davinio (Foggia, 1957). Ha vissuto a Roma dal 1961 al 1996, dove dopo la laurea in Lettere si è occupata d’arte contemporanea e poesia dei nuovi media come autrice, curatrice e teorica. Tra i pionieri della poesia digitale nel 1990, è stata l’iniziatrice della Net-poetry in Italia nel 1998. Fra le sue pubblicazioni: Còlor còlor (romanzo, Campanotto, 1998), Tecno-Poesia e realtà virtuali (saggio, Sometti, Mantova 2002, con prefazione di Eugenio Miccini. Nella collana Archivio della poesia del 900). Il suo lavoro multimediale è stato esposto in molti paesi in Europa, Nord e Sud America, Asia, Australia, sei volte in progetti nella Biennale di Venezia ed eventi collaterali dal 1997. Tra le biennali internazionali: Atene (2007), Sidney (on line, 2008), Biennales de Lyon (1999, 2007), Liverpool (Indipendents, 2006, 2008), Biennale dei nuovi media (Merida, Messico 2003) e altre. Vive a Monza e a Lecco.



Caterina Davinio (Foggia, 1957). She lived in Rome since 1961 until 1996, where, after graduating in Italian Literature, she devoted herself to contemporary art and new media poetry as author, curator and theoretician. Among the pioneers of digital poetry in 1990, she was the initiator of Net-poetry in Italy in 1998. Among her publications: Color Color (novel, Campanotto, 1998), Tecno-Poesia e realtà virtuali (Techno-Poetry and Virtual Realities, essay, Sometti, Mantua 2002, with foreward by Eugenio Miccini. In the series Archivio della poesia del 900). Her multimedia work was featured in many countries in Europe, North and South America, Asia, Australia, six times in projects in the Venice Biennial and Collateral Events since 1997. Among the international biennials: Athens (2007), Sidney (on line, 2008), Biennales de Lyon (1999, 2007), Liverpool (Indipendents, 2006, 2008), New Media Art Biennial (Merida, Mexico 2003) and others. She lives in Monza and Lecco.

venerdì 24 dicembre 2010

"Messapia. Terra tra due Mari” di Lory Larva (Paolo Pagliaro Editore)











Interessante il volume “Messapia. Terra tra due Mari”, a cura dell’archeologa e giornalista Lory Larva, edito da Paolo Pagliaro Editore. La casa editrice salentina, “fresca di stampa”, esce con tale pubblicazione proprio mentre serpeggia a queste latitudini un sentimento di necessità per un’idea di autonomia locale, volta alla creazione di una Regione Salento. Ma non è politico l’obiettivo del volume … forse!? Ad ogni modo si tratta di un lavoro piuttosto corposo, circa 366 pagine, ricco di numerose fotografie a colori, che nell’intenzione dell’autrice vuole essere un esaustivo compendio sull’antica civiltà dei Messapi, popolo misterioso che abitò quello che oggi è il Salento tra il IX e la metà del III secolo a.C. Ma chi erano veramente i Messapi? Lory Larva scandaglia in profondità le innumerevoli fonti storiche sui Messapi pervenuteci ad oggi, non trascurando analisi concernenti il sistema insediativo messapico, il sistema cultuale rappresentato prodromicamente dal “culto aniconico del pilastro-stele”, e in seguito da cippi iscritti associati a depositi votivi, il sistema della produzione e di quello commerciale tra la Messapia e il mondo greco, balcanico e italiota.

continua qui

giovedì 23 dicembre 2010

Ho provato a non somigliarti di Pierluigi Mele (Lupo editore)












Ho provato a non somigliarti raccoglie poesie degli anni 1985-2010, senza tracciare traguardi. Sono slanci, diversamente l’esistenza non avrebbe casa né strada. Poesie dello stupore, della perdita e del ritrovamento. Della trasfigurazione soprattutto. Poesie di luoghi e d’illusione. Di tutte quelle minuscole e fonde cose che hai attraversato e che poi, senza preavviso, bussano alla porta pretendendoti daccapo. Con più forza del passato e meno scuse. Perché quando accadevano, nel mentre, tu non eri pronto a stringerne l’essenza. Non lo sei neppure ora, non lo sei mai. Però succede di avvertire questi passi alla soglia, questo soffio alla tempia del passato, il passato che s’impasta al presente che respiri, lo infiamma col tuo possibile domani. Qualcuno lo chiamerebbe destino. E allora la poesia non è che resoconto di stagioni, vissute e sublimate. Non puoi sottrarti dal tuo stesso nome che ti chiama, dalle tue radici e utopie.

Può non piacerti, tutto questo. Possono non combaciare i pezzi del gioco. E ti arrovelli, ti scontenti, ti disperi. Ma l’amarezza da sola non serve. Così scopri l’indulgenza, la dolcezza dell’intessere i giorni. Non la consolazione, piuttosto l’umanità, la pietas. In tutto ciò che accade e che non verrà, tu sei un valore aggiunto, niente di più né di finito.

Provi a non somigliare al padre, al suo male, al vuoto che ti lascia e in cui ti tocca guardare. Provi a non somigliare alla tua faccia, al reale, al nulla che ti lascia e che ti tocca qui nel sangue. Provi a sfuggire alla fine e al già visto d’ogni cosa. Vuoi resistere al grigio, agli addii, allo sfiorire. E allora provi coi versi, provi a saldare, a stringere, a vedere di là che succede. Nell’illusione, nel gioco, nello stupore per le evidenze tu provi. E sempre nella lingua, perché la poesia vive soltanto di parole. Ossessione e commedia del dire, finzione, schiettezza, nitore. Ci provi, e nel farlo il gioco ricomincia.


mercoledì 22 dicembre 2010

Mario De Marco, Splendida Lecce (Capone Editore)





















La storia e le bellezze artistiche e architettoniche, narrate con agile sintesi, sostanziano questo volume, ricco di immagini che vieppiù documentano gli aspetti caratteristici della città, di una Splendida Lecce da tutti riconosciuta ineguagliabile per i suoi tanti monumenti civili e religiosi, ove nei secoli diverse civiltà (romana, medioevale, rinascimentale, barocca, rococò, neo-classica e liberty) hanno lasciato traccia indelebile.
Ancora una volta Mario De Marco, coniugando il rigore scientifico della ricerca con l'intento divulgativo, ha reso accattivante la lettura del testo, realizzato con metodo pluridisciplinare ed esposto con immediatezza linguistica, avendo inoltre saputo collegare le vicende leccesi con quelle più ampie della provincia, della regione e d'Italia.
Un altro contributo, quindi, per conoscere ed amare una città inequivocabilmente splendida, ricca di storia, di arte e di civiltà.

L'Autore: Nato a Novoli (Le) il 30 aprile del 1946, Mario De Marco risiede a Lecce da oltre cinquant'anni. Laureato in Filosofia, ha insegnato Filosofia e Storia nei Licei Classici. Giornalista pubblicista, ha diretto le riviste "Rassegna salentina", "Artigianarte", "Presenza e memoria" e "Lu Lampiune". Ha collaborato e collabora con diversi giornali e riviste. Noto critico d'arte, ha pubblicato vari saggi filosofici, dedicati, tra gli altri, a Platone, Aristotele, Jacopo Zabarella, Ortega y Gasset, Francesco Scarpa. Kierkegaard e Nietzsche. La sua produzione più nota riguarda gli studi storici inerenti le vicende pugliesi, salentine e leccesi in particolare, a cui ha dedicato numerosi volumi. Ha curato le riedizioni delle opere di Peregrino Scardino, Luigi Maggiulli, Martin Shaw Briggs e Giulio Cesare Infantino.

Mario De Marco, Splendida Lecce, Capone Editore, Lecce 2010.
Formato 21x29, 7 cm circa
cartonato con sovraccoperta, pagine 112, € 30,00.

Per info e prenotazioni:
caponeeditore@libero.it info@caponeditore.it
Tel e fax: 0832611877

Online:
www.caponeditore.blogspot.com
www.myspace.com/caponeditore
www.caponeditore.it

martedì 21 dicembre 2010

Cadenza d'inganno di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore). Un estratto












La prima locomotiva a vapore aveva iniziato la sua corsa, alla velocità eccezionale di poco più di quindici miglia all’ora, quarantuno anni prima dell’inizio di questa storia. Ventotto anni prima, invece, Bessel aveva misurato la distanza di una stella dalla Terra. E solo sei anni prima Darwin aveva pubblicato la teoria sulla evoluzione naturale. Il fiume Usk nasceva dal Fan Foel, giusto nel territorio del parco di Brecon Beacons. Dopo una corsa che gli faceva attraversare il villaggio di Sennybridge e la cittadina di Brecon, l’Usk si spingeva sino a ovest, nel distretto di Torfaen, bagnando così la città di Caerleon. Poi sfociava trionfante a sud, nel canale di Bristol. In quel punto, l’Usk era il fiume più profondo del Galles, e questo favoriva la sua navigazione.

L’operosa Newport si affacciava sul suo lungo estuario.

E Abel, in tutta la sua vita, aveva respirato solo i venti che, portati dall’Usk, giungevano dal mare; nella continua, rarefatta esercitazione del silenzio, e nella assuefazione ai giochi che le onde organizzavano nello spazio più grande del canale. Giochi tutti finalizzati agli abbracci a volte tragici contro le scogliere. Corrompendo la linea dell’orizzonte. Le sue primavere avevano assalito ormai tutti gli spazi che, alle spalle della torre luminosa, si coloravano dei toni verde e marrone della vegetazione che si perdeva lontano. Lontano sino a farsi ingoiare dalla tristezza brulla del mondo a lui ancora poco conosciuto. Qualcuno dei suoi gli aveva detto un tempo di draghi e mostri fantastici che abitavano al di là delle ultime case dai tetti spioventi di legno.

domenica 19 dicembre 2010

Milanabad, per le strade di Milano tra musica e paura (Castelvecchi). Intervento di Roberto Martalò












Milanabad è l'ultimo lavoro letterario di un camaleonte della scrittura come Michele Monina. Più che un romanzo generazionale, Milanabad è lo specchio esatto della Milano di oggi e dell'Italia in senso lato. Sfrattato nel cuore della notte da casa sua, Marco e sua madre trovano rifugio e conforto presso la casa della zia materna. Qui Marco si riavvicinerà al cugino Tarik, egiziano di origini ma assolutamente italiano di nascita e costumi, che lo introdurrà in un quartiere nuovo e lo presenterà alla sua “cumpa”. L'amore per l'hip-hop di Tarik contagerà anche il cugino che scoprirà di avere un bel talento per le “rime”. I due formeranno il duo Pluto (Marco) e La Rabbia (Tarik) e cominceranno a sognare di partecipare e vincere il 2theBeat finché episodi di violenza a sfondo razziale non cambieranno le loro vite. Il romanzo descrive perfettamente l'atmosfera delle periferie milanesi e Monina si dimostra profondo conoscitore della cultura underground dell'hip hop, degli slang e dei gerghi dei giovani rapper. Inoltre, viene descritta la mancanza di prospettive e di speranze per le nuove generazioni che, di fronte al futuro nero, sono smarrite. Monina affronta dunque temi scottanti come il disagio sociale che colpisce una società ormai multietnica che però ancora non allarga i propri orizzonti per migliorare la qualità della propria democrazia, il razzismo che si manifesta dinanzi allo sconosciuto ed estraneo, la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni. Solo l'amore e la musica salveranno i due giovani dalle difficoltà della vita e dall'odio che il razzismo serpeggiante nelle nostre città provocherà come risposta. Lo stile del romanzo è molto discorsivo, lo scrittore usa poco la narrazione esterna per introdurre il lettore nel contesto della storia e lascia che questa si sviluppi principalmente tramite il dialogo dei personaggi. Un'idea azzeccata che fa scorrere il testo facendolo avvicinare molto alla forma di un testo rap. Ad impreziosire il romanzo, la partecipazione di molti cantanti e rapper, come Caparezza, Piotta Francesco Renga o Cristina Donà, che hanno creato testi di canzoni ispirate alla storia. Questi testi sono inseriti tra i capitoli del libro, chiamati tracks come le tracce del mixtape composto da Pluto e La Rabbia.

Milanabad di Michele Monina (Castelvecchi, 246 pag, 15 €)

sabato 18 dicembre 2010

Vittorio Bodini: un'edizione per il quarantennale della scomparsa. Intervento di Luciano Pagano (Musicaos.it)







Le spoglie di Vittorio Bodini, il 15 dicembre scorso, sono state trasferite nella città di Lecce. Il 19 dicembre 2010 ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte del poeta. Salentino di nascita e spagnolo d’adozione, Vittorio Bodini figura tra i maggiori poeti del secolo scorso. Conosciuto a livello nazionale per il suo lavoro sulla letteratura spagnola (insegnamento di cui nel 1950 ricoprì la cattedra presso l'Università di Bari), apprezzato soprattutto come poeta. La sua traduzione del Don Chisciotte di Cervantes edita nel 1957 dall'editore Einaudi nella prestigiosa collana dei Millenni (poi ripresa negli Struzzi e infine nella collana dei Tascabili) ebbe diciotto edizioni. È grazie a questa traduzione, che restituisce la limpidezza dell'originale spagnolo e a quelle del teatro di Lorca o delle poesie di Rafael Alberti che Vittorio Bodini si impose sul panorama editoriale nazionale. Fino agli anni ottanta, tuttavia, i suoi versi non ebbero lo stesso tipo di riconoscimento. Da qualche anno il prof. Antonio Lucio Giannone, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università del Salento, dirige la collana “Bodiniana” con la Besa Editrice, e lavora per riportare Vittorio Bodini alla meritata notorietà. In questa collana, pubblicata dall’editore Besa di Nardò (Lecce), sono usciti i volumi Barocco del Sud, La luna dei Borboni (1952), a cura di Antonio Mangione; il Carteggio tra Vittorio Bodini e Luciano Erba, a cura di Maria Ginevra Barone, Dopo la luna, del 1956, sempre a cura di Mangione e il commento a Metamor, il terzo libro poetico edito vivente l’autore. Oggi dunque grazie al lavoro attento e puntuale di questa casa editrice esiste un progetto pubblicativo che recupera attraverso un forte lavoro editoriale e critico, il ritmo, il respiro della poesia di Bodini. In occasione del quarantennale della scomparsa di Vittorio Bodini, la casa editrice Besa, avendo tutti i diritti e l’esclusiva per la pubblicazione delle opere del poeta salentino, sta provvedendo a pubblicare l’opera omnia di quest’autore, incluse le opere pubblicate da altri editori. In un articolo comparso nel Marzo 1983, nella rivista Apulia, Donato Valli citava come fonte per le opere poetiche di Bodini, il volume comparso nella collana Oscar Mondadori proprio in quell'anno e intitolato "Tutte le poesie di Vittorio Bodini (1932-1970)", a cura di Oreste Macrì. Il volume edito da Mondadori era posteriore di tre anni all'edizione "Poesie 1939-1970" edita nel 1980 da Congedo. Oreste Macrì, curatore storico di Bodini nell'edizione mondadoriana, è anche il curatore del volume edito da Besa Editrice, detentrice esclusiva dei diritti di tutte le opere di Vittorio Bodini. Quest'edizione 'definitiva', ultima in ordine di tempo, oltre a essere la più completa è anche la più corretta dal punto di vista filologico e la più ricca dal punto di vista testuale, corredata da un cospicuo saggio introduttivo. A Macrì si deve la suddivisione dell'opera del poeta nei diversi periodi in cui è stata prodotta. Il volume "Vittorio Bodini - Tutte le poesie" curato da Macrì viene affiancato dall'opera-omnia suddivisa in diversi volumi curati da Lucio Antonio Giannone, edita da Besa Editrice, costituendo lo strumento imprescindibile per ogni studio su Vittorio Bodini. Conoscere e apprezzare la figura di Vittorio Bodini significa entrare in contatto con tutto il mondo e l'atmosfera culturale che negli anni sessanta si era animata, tra Lecce e Roma, grazie a autori come Carmelo Bene. Bodini fu autentico 'trait d'union' tra gli autori maggiori della poesia italiana di quegli anni, come Mario Luzi, Alessandro Parronchi, Piero Bigongiari e allo stesso tempo, in Salento, punto di riferimento per tanti intellettuali che nella seconda metà del secolo scorso avrebbero animato la scena culturale salentina, tra tutti il compianto Ennio Bonea, che proprio alla sua figura, assieme a quella di Girolamo Comi e Vittorio Pagano, dedicò un volume antologico edito da Manni. A quaranta anni dalla scomparsa di Vittorio Bodini, e a soli quattro anni dal centenario della sua nascita, l'opera di questo grande poeta viene finalmente restituita ai lettori in tutta la sua consistenza e, soprattutto, nella sua interezza.

giovedì 16 dicembre 2010

Cadenza d'inganno di Alfredo Annicchiarico (Lupo editore)



Nelle orecchie gli ronzavano ancora i rumori graffiati del sognoche aveva fatto la notte precedente… C’era una scogliera alta, altissima, di un colore indefinibile. Liscia, liscissima, dalla cima sino al suo violento ingresso nel mare scuro e rabbioso.
Scandito in quattro “Movimenti”, questo breve, intenso romanzo di Alfredo Annicchiarico racconta dunque di sogni e di sognatori vissuti in un’epoca in cui l’idea di progresso appariva limpida.
La grande avventura del ponte si rivelerà troppo avanti per i tempi, ma i suoi protagonisti restano emblema di chi, pur rinunciando all’impeto visionario, non lo rinnega per sentirsi vivo, in attesa.

mercoledì 15 dicembre 2010

La vita quotidiana in Italia ai tempi di Silvio, di Enrico Brizzi (Laterza ). Intervento di Nunzio Festa





















Senza remore, oggi, è possibile affermare che la più sconvolgente, graffiante, puntuale e originale collana editoriale presente in Italia è della meridionale Laterza, e giustamente si chiama Contromano; senza remore, a continuare, possiamo affermare, in più, che proprio e appunto questa collana ospita l'Imperdibile libro di Enrico Brizzi “La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio”: pagine che narrano l'Italia. Quello che è stato, verso gli anni Ottanta, come si è trasformata questo martoriato paese, e persino cos'è diventato. Per fortuna, grazie ovviamente alla scelta di fondo, il racconto è dunque d'uno scrittore e non d'un giornalista o, addirittura, d'un saggista, magari uno storico. Altrimenti ci sarebbe stata la possibilità, ovviamente, d'avere tra gli arti superiori un ingombrante e vistosissimo tomo. Invece l'invettiva e l'inventiva, quindi l'ironia di Enrico Brizzi con il suo talento per riuscire a tenere legati alle pagine i lettori, ha consentito d'arrivare alla fine di trecento pagine, sì a tratti impegnative, ma pure molto godibili. In sostanza Brizzi, ragionando a periodi con se stesso in veste prima di bambino e cittadino e poi in panni di scrittore, ovvero chiudendosi anche lui nell'opera, spiega passaggi epocali della storia italiana degli ultimi trent'anni. Ideale prosecuzione d'un precedente libro, questo ultimo parte dal momento dove ancora si dice, a fregare il mondo, che la televisione è lo specchio della società, dunque della realtà. Ma dal libro si comprende, invece, come sempre di più si può giungere al contrario. L'attualità, non a caso, aiuta a sostenere appunto questa ipotesi. Partendo, insomma, da scenari che sanno di Cogne e Avetrana. Insomma l'Italia che diventa televisione. Tramutando quel che rimane dell'Italia pura e genuina nel contenitore che si sta dimostrando quale in più dannoso, per i più, che possa esserci. Davvero gustoso come un'ottima commedia, allora, questo libro 'purtroppo' ci dice di noi. Del reale. Ovvero dell'importa e delle colpe della televisione. A parte retroscena e dettagli d'alcune stesse trasmissioni da palinsesti quotidianamente proni al gossip. Semplicemente, Berlusconi ha vinto l'Italia, salvandosi dall'eventuale galera, utilizzando fortemente la televisione trash che tutti i santi e maledetti giorni comunque accendiamo. Tramite questa avventura del pungente, e fortunatamente ancora ottimista scrittore Enrico Brizzi, che tra l'altro è persona abituata a mettersi in cammino e non ha dunque paura del futuro, fra le altre cose, s'avranno una serie di particolari non proprio analizzati da tutti i libri e tutte le puntate televisive, non retroscena in forma di gossip, bensì delucidazioni che vengono direttamente dalla presa diretta del fatto.

martedì 14 dicembre 2010

Tre civette sul comò di Franco Corlianò (Zane editrice)












Un libro dedicato alla memoria e prezioso come uno scrigno pieno di ricordi, non solo quelli dell'autore ma quelli di un'intera civiltà. Una ricerca, quella di Franco Corlianò, lunga trent'anni, che ci consegna una raccolta straordinaria e minuziosa di giochi e giocattoli, filastrocche, ninne nanne, indovinelli, ricette e preghiere della tradizione grika e salentina. Un treno carico di nostalgia che restituisce un tempo perduto che sopravvive nei nostri cuori e che li scalda. Un libro dalla particolare poliedricità: un libro per ricordare, per imparare, un libro da usare per giocare e per tornare a stare insieme nel valore ritrovato della prossimità e delle piccole cose. Un libro gioco, a suo modo multimediale. Un vero trattato di psicopedagogia dell’età evolutiva, riferito ad un tempo in cui giochi e giocattoli si facevano e si costruivano senza porsi troppe domande, quando l’istinto era una forma di saggezza primordiale e superiore e il mercato non imponeva regole alla creatività. Una vera e propria enciclopedia dell’infanzia e, al tempo stesso, un dizionario della tradizione dell’identità salentina e della sua radice mediterranea. “Tre civette sul comò” è la ricerca, sempre appassionata, di un uomo per tutti gli uomini, per tutti quelli che scelgono di attraversare il mistero della vita con un cuore puro e, che in quel mistero, riescono ad arrestare la fuga del tempo, a stanare la “Bellezza” e ad incontrare la felicità.

Franco Corlianò. Porta avanti un’attività di studio della lingua e della cultura della Grecìa Salentina, che si è concretizzata in varie produzioni di tipo letterario, musicale e pittorico. Scrive della Grecìa su vari giornali locali e sul “Quotidiano” di Lecce, partecipa ai due volumi di “Grecìa Salentina” (Ed. Capone), cura i “Quaderni della Kinita”, pubblica le sue poesie in griko su “Lòja j’agàpi”e “Pugliamondo”, cura i racconti griki del “Decalimerone”, pubblica con Barbieri Editore “Il proverbio griko-salentino” e con l’Editore Manni pubblica il tanto atteso “Vocabolario Italiano-Griko e Griko-Italiano” … con grande amore, dipinge su tela la gente grika, la sua gente, firmandosi con lo psedonimo “Murghì”, il soprannome della sua famiglia.

Dopo una serie di esperimenti radiofonici, teatrali e poetici, una grande svolta con la composizione di parole e musica di “Klama” (Pianto) portata al successo da Maria Farantouri con il titolo “Andra mu pai” (Mio marito parte). Sue canzoni in griko sono state interpretate da artisti come Noa, Eleni Dimou, Garry Christian, Morgan, Dimitra Galani, Zaharina Asenova, Xaris Alexiou, Ghiorgos Katzaros, Lenia …

Nasce a Calimera (Lecce) il 7-2-1948 e sin da piccolo manifesta una spiccata predilezione per il griko, la lingua comunemente usata in famiglia, ma non da lui, che appartiene già a quella generazione a cui, per convenzione, il griko non doveva essere insegnato in quanto considerato lingua di cafoni e analfabeti.

lunedì 13 dicembre 2010

Il segreto del gelso bianco di Antonella e Franco Caprio (Besa editrice) è ufficialmente finalista al Premio Letterario “Via Po” di Torino












Il segreto del gelso bianco di Antonella e Franco Caprio (Besa editrice) è ufficialmente finalista al Premio Letterario “Via Po” di Torino insieme, tra gli altri, a “Nonna Carla” di Alain Elkann, “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini, e “La sposa gentile” di Lia Levi. Questo romanzo è la vera storia di un segreto, confidato da una bambina dapprima a un albero di gelsi bianchi e poi affidato alle pagine di un diario. Diario che chiede di divenire romanzo e che quindi narra anche di se stesso. Ma è soprattutto la storia di una donna, Marianna, della sua famiglia e di un piccolo paese che nel tempo si evolve pur restando avviluppato alla sua essenza rurale. Una saga che si dipana nell’arco di tutto il XX secolo, tra la Murgia pugliese, gli Stati Uniti d’America e la città di Torino, narrando l’avventura di affanni quotidiani, di sentimenti e amori, di gioie e di sofferenze, di superstizione e di religiosità, di maldicenza e di solidarietà. Il tutto velato da un alone di magia e condito con il sale dell’ironia.

Vincitore del Premio Letterario“LibriaMola” 2010, il romanzo di Antonella e Franco è ora finalista al Premio Letterario “Via Po” di Torino.

Antonella Caprio è nata nel 1964 a Torino dove vive ed esercita la professione di insegnante. In passato ha collaborato con alcune case editrici per progetti didattici.

Franco Caprio è nato a Torino nel 1961 e vive a Conversano (Ba). Esercita la professione di medico, sia nel settore dell’emergenza che come specialista in dermatologia e venereologia. Ha pubblicato vari articoli per riviste scientifiche.

Il segreto del gelso bianco è il loro primo romanzo, scritto a quattro mani.

domenica 12 dicembre 2010

La verità della notte di Anja Snellman (Castelvecchi editore)






La Finlandia. Dominata per 7 secoli dalla Svezia di re Eric che impose oltre la lingua anche la religione. La Finlandia conquistata dalle armate dello Zar Alessandro I. La Finlandia che il 6 dicembre 1917, poco dopo la rivoluzione d'Ottobre in Russia, dichiarò la propria indipendenza. La Finlandia pugnace durante la seconda guerra mondiale, contro l'Unione Sovietica durante la Guerra d'inverno (1939-1940) e poi dal 1941 al 1944 nella “famigerata” Guerra di continuazione. La Finlandia membro dell'Unione Europea nel 1995 ed unico Paese scandinavo a scegliere l'euro come moneta, al posto del marco finlandese. La Finlandia oltre ad avere una storia ricchissima di avvenimenti importanti, è un paese che ha una tradizione culturale di grande rilievo se si pensa a personaggi come Sibelius (compositore e violinista a cui è dedicato un monumento in Helsinki) o come Mika Waltari (scrittore finlandese nato a Helsinki, di grande popolarità). Nell’immaginario collettivo paesi come Finlandia, Norvegia, Svezia, sono inoltre le patrie per eccellenza del gothic/black/ metal dove le sonorità tipiche dell’oscurità che si nutrono di esoterico e magico si fondono nella plumbea ed austera melodicità delle tradizioni celtiche (per intenderci le cosmogonie di Odino e Thor). Questo la dice lunga su una serie di fenomeni della letteratura nordica che stanno invadendo le classifche mondiali e che trovano la loro ragion d’essere proprio in questo crocevia di multiversi di senso. Grazie alla casa editrice Castelvecchi ora, e solo dopo essere stata tradotta in 12 lingue, in Italia sarà possibile conoscere e apprezzare il talento della regina delle letteratura nord/europea. Parliamo di Anja Snellman e del suo recente thriller dal titolo “La verità della notte” (Lemmikkikaupan tytot, 2007). Si tratta fondamentalmente di un’opera forte, su alcuni aspetti di realtà “patologica” dei giovani moderni. L’autrice riesce a trasmettere la disperazione e la deriva di una porzione di società invisibile ovvero quella che ingoia come in un gigantesco buco nero il problema della prostituzione minorile, un mondo fatto di personaggi anti/umani che vivono di soprusi fisici e psicologici. Jasmin Martin, scompare nel nulla. Lei è una giovane come tante. Una visione fugace nella memoria ad accesso casuale di un testimone: parlava con un uomo ben vestito e più maturo di lei. Le ricerche non servono a nulla come inutili sono gli appelli della madre. A distanza di qualche anno viene ritrovato il cadavere di Linda, amica di Jasmin. Ma Jasmin poi , è veramente morta e sepolta? Un libro che ci fa scoprire che non sempre la luce è più forte delle tenebre. (stefano donno)

Anja Snellman è figlia di immigrati provenienti dalla Repubblica di Cardia, è nata a Helsinki nel 1954 ed è cresciuta nel quartiere popolare di Kallio: luogo in cui ha assorbito suggestioni e ispirazioni destinate a riflettersi nella sua scrittura. Nel 1981, con la pubblicazione di Sonja O., firma il romanzo d'esordio più venduto della storia della letteratura finlandese. Da allora ha dato alle stampe altri venti libri, ha conquistato innumerevoli premi letterari ed è stata tradotta in dodici lingue. Vive tra Creta e Helsinki insieme a suo marito e a due figlie.

link per leggere le prime 25 pagine del libro

La verità della notte di Anja Snellman (Lemmikkikaupan tytot, 2007). Traduzione Adriana Cicalese. Castelvecchi Editore

sabato 11 dicembre 2010

Ann Featherstone Il circo maledetto (Newton Compton)

Corney Sage. Withechapel, Londra

"Permettetemi di presentarvi un omicidio. E permettetemi di presentarvi il sinceramente vostro Corney Sage, cantante e attor comico, ballerino di clog dance, personaggio assai divertente e intrattenitore a tutto tondo. In verità, non assistetti all’omicidio, conoscevo a malapena la persona che lo commise (anche se le cose non stanno proprio così) e non avevo scambiato che poche parole con la poveretta che venne fatta fuori, e tuttavia io c’ero: ero lì al principio e anche alla fine, sebbene tutto ciò mi sia costato il senno e la salute e sebbene, ancora oggi, di tanto in tanto mi capiti di svegliarmi la notte in preda agli incubi. Ma fermatemi, ve ne prego. Non posso svelare la fine avanti al principio, sarebbe come se mi impuntassi a indossare le scarpe prima delle calze. E bisogna risolvere alcune cose prima che io possa raccontarvi dell’omicidio quindi, da professionista quale sono, vi ringrazio per la vostra indulgenza e confidando nei vostri buoni uffici spero che nulla vi recherà offesa. Per così dire"

Dietro le quinte della Londra vittoriana è di scena il sangue

Corney Sage, comico, ballerino e cantante, ha appena finito il suo numero quando, all’uscita del teatro, si imbatte nel corpo senza vita di una giovane donna e intravede l’assassino darsi precipitosamente alla fuga. Anche l’attrice Lucy Strong ha visto tutto, e quando quella sera stessa il colpevole torna sul luogo del delitto, Lucy e Corney capiscono che le loro vite sono in pericolo. Per mettersi in salvo decidono di abbandonare Londra e separarsi, tenendosi in contatto soltanto attraverso messaggi in codice su un giornale di annunci. Ma l’assassino è già sulle loro tracce, ed è un vero mago dei travestimenti… Dai salotti dell’alta società allo squallore dei bordelli, dalle tavole dei palcoscenici alle arene dei circhi, tra spettacoli da baraccone e corse contro il tempo, Il circo maledetto è un avvincente thriller psicologico incastonato nel ritratto inedito di una Londra vittoriana cinica e misteriosa.

Primi 2 capitoli del di libro di
Ann Featherstone
, Il circo maledetto, traduzione di Costanza Rodotà e Natascia Pennacchietti, Newton Compton, 14 ottobre 2010

giovedì 9 dicembre 2010

Sordillo Edvige e Luisa: "Sincronia della sorellanza (LietoColle)











Sincronia della sorellanza, un libro che fonde insieme gli universi di due sorelle solo fisicamente lontane, che hanno saputo an­nullare le distanze che talvolta si creano. Ho sempre pensato che il lavoro di una coppia di sorelle poetesse fosse un progetto interessante ed originale perché esalta la coralità dei moti dell’anima. Sincronia come fusione, come armonia. Questo libro è un modo di essere, raccon­ta la ricerca del superamento del dolore attraverso la condivisione ed approda all’accoglienza di esso. È un percorso tutto femminile poiché l’accoglienza è Madre.

La forza di questi versi è quella di un concerto a quattro mani, e pro­prio come in un concerto i due musicisti non perdono il loro personale carisma, ma ne creano un terzo a loro comune fatto di reciproci con­trappunti.

Patrizia Falcone


EDVIGE

LACRIMA

Rotolo da occhi che annegano,

solco le guance e precipito alle labbra,

ultima d’infinite sorelle che colmano

piene di fiumi, di secoli.

Mi addormento agli angoli delle ferite,

anche quando lasciano cicatrici invisibili.

Senza tara, ho il peso della pena che porto,

lascio – ignara – il mio segno, il mio pegno.

Rendo – asciugata o avvizzita – ogni traccia

a chi ha svelato la faccia, a chi

ha affidato, indifeso, alla mia breve vita

un dolore segreto.


LUISA

SCIE SENZA OMBRA

Siamo duellanti

in una battaglia dolente

colpi inferti

senza freno e senza mistero

cicatrici profonde

suturate dal sangue

pensieri oscurati

da luci ormai spente.

Cuori silenti e respiri affannosi

percorsi ambigui e individuali

ricerca di serenità.

Suoni e musiche lontani

rimbombano senza eco

dissolvendosi

in un passato capitolato.

Due corpi stremati

e un unico presente

una rete senza fondo

che disperde il pescato

sorrisi sepolti

da occhi svuotati

sommersi dalle onde della vita

che repentina ci porta con sé.

mercoledì 8 dicembre 2010

“Mi spiacerà morire per non vederti più” di Roberto Pazzi (Corbo editore)
















Due storie d’amore, una omo l’altra eterosessuale, s’inseguono nel romanzo con cui Roberto Pazzi torna alla Grande Storia di Cercando l’Imperatore, Vangelo di Giuda e Conclave, i suoi libri più tradotti. La vicenda si apre nel 590, con la visione dei giovani barbari in catene nel Foro romano, i bellissimi Angli il cui riscatto è conteso fra due cugini dalla nascosta identità. E si dipana fino al 596, a Roma, in piena età longobarda, nel passaggio fra la nuova morale e l’antica, vissuto da quei due cugini che più diversi non potrebbero essere : Gregorio Magno papa, che invierà in Britannia una missione per convertire gli Angli, e il colto senatore romano Eusebio Simmaco, della stirpe che aveva difeso, contro Sant’Ambrogio, la cultura del paganesimo travolta dal cristianesimo. Questi vive con naturalezza ancora pagana, immune da sensi di colpa, la sua sessualità, e s’invaghisce del ventenne palafreniere Celeste, amante della figlia Ottavia. I due giovani innamorati, per sottrarsi alle sue brame, si rifugiano presso Gregorio. Fuggono quindi da Roma, inseguiti da Eusebio, che non si rassegna al negarsi di Celeste. E lo scenario si amplia in un costante movimento dei personaggi fra Roma e la Tuscia, e fra il monte Amiata e Roma, ponendo in campo i re longobardi, prima Autari e poi Agilulfo, insieme alla loro regina Teodolinda. La morte di Autari in misteriose circostanze, durante una caccia al cervo sull’Amiata, consente al lettore una pausa nella duplice vicenda amorosa del romanzo. L’occhio intanto scorre sulle rovine di Roma e dell’Italia insanguinata dalla guerra gotica che aveva portato la città eterna a subire, fra il 535 e il 553, ben cinque assedi, passando da un milione e cinquecentomila abitanti a soli quindicimila. Dopo varie e tumultuose peripezie, il matrimonio di Ottavia e Celeste e la nascita dei primi figli sembrerebbero placare Eusebio ma … Tutto questo, e molto altro ancora, viene raccontato a un ospite, in vacanza, dello stesso albergo, da un personaggio odierno, l’ ingegnere milanese Gregorio Eusebi, oppresso dal mestiere di famiglia. Narrato di nascosto dalla moglie, che non sfugge al fascino dell’ospite, il romanzo è il suo modo di reinventarsi, profittando di uno sconosciuto per fargli credere di averlo scritto davvero. Gregorio mette così in scena giorno per giorno una verità che ignorava di sé e si farà strada mentre l’ospite lo ascolta incantato … Il nuovo e più lungo romanzo di Roberto Pazzi nasce dalla fascinazione dell’età dei barbari che, distruggendo Roma antica, avevano creato una nuova realtà storica che si distende su tutto il Medio Evo, fino all’età moderna. Molto influisce sull’ispirazione dell’autore il misterioso destino dei Longobardi che, calati in Italia nel 568, dopo aver tenuto sotto il loro dominio gli italiani, finirono per sciogliersi nel popolo che avevano conquistato e scomparire dalla Storia. Lo scontro e incontro fra opposte civiltà, moralità, sessualità, religiosità, è il riferimento d’obbligo, nell’ammiccamento costante al presente dal quale nasce il romanzo. Si pensi allo scandalo della pedofilia nella Chiesa, alla sessuofobia della stessa, a una risorgente intolleranza della diversità sessuale a vari livelli in Italia, non solo di governo, a un terreno culturale ed educativo che impedisce, a differenza della restante Europa, la promulgazione nel Bel Paese, a causa della negativa pressione del Vaticano, di una legge sulle coppie di fatto, come sul testamento biologico. Sono state anche queste limitazioni delle libertà civili di un popolo a muovere l’autore a scrivere il suo romanzo storico. Con un animo, si passi il confronto, simile a quello con cui Manzoni scriveva del malgoverno degli spagnoli del Seicento, avendo di mira l’oppressione straniera in casa sua degli Austriaci dell’Ottocento. Il quadro storico di “Mi spiacerà morire per non vederti più” è piuttosto preciso anche se con qualche licenza, come l’anticipazione al regno di Autari della vicenda leggendaria della caccia di re Rachis, che si dice abbia ispirato la fondazione dell’abbazia di San Salvatore sull’Amiata. Da una parte la civiltà pagana, la classicità greco romana, con la ricchezza infinita della sua Letteratura e del suo pensiero filosofico che da Platone arriva, attraverso l’emanazionismo di Plotino, fino alla diffusione dei primi vangeli cristiani. Dall’altra il cristianesimo delle origini, che s’impadronirà lentamente dell’anima dei barbari, e in cui prevarrà, dopo Origene di Alessandria, col concilio di Nicea del 325 ferreamente presieduto dall’imperatore Costantino, la rottura con il pensiero antico, appena interrotta dai due anni di regno dell’imperatore Giuliano, dal 361 al 363. L’opera di Roberto Pazzi entra nel cuore di uno degli aspetti più delicati e sacrali, intimi e universali di quelle due civiltà nel momento in cui l’una, quella cristiana, inizia a prevalere sull’altra, quella pagana : la sessualità. E mettendo in scena una doppia storia di passione e di amore, una omo e una eterosessuale, mostra il profondo e inconciliabile dualismo fra etica omofoba e sessuofoba cattolica e libera espressione dell’eros non finalizzato alla procreazione che era alla base del pensiero classico. Sono i temi che hanno guidato a interpretare il mondo antico Federico Nietzsche, Sigmund Freud, Oscar Wilde, Marguerite Yourcenar, Andrè Gide, Henry de Montherlant, Hermann Broch, Gore Vidal, Costantino Kavafis, Pier Paolo Pasolini. Sono le rivisitazioni del passato servite a capire i disagi, le lacerazioni, i ritardi, le intolleranze, i dualismi, le schizofrenie e i sensi di colpa che tormentano in Occidente l’anima moderna. Il lungo titolo, così diverso da quelli brevi dei sedici romanzi di Roberto Pazzi, è una scelta espressiva che allude a un profondo rinnovamento. E’ un titolo eccessivo, passionale, sensuale, un “titolo di pancia”, new romantic, che parrebbe persino un mantra, una frase logorata dall’uso, tanto è comune alla condizione amorosa e, in quella, allusiva all’eterno legame fra amore e morte.