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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    lunedì 12 luglio 2010

    E' tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore). Intervento di Eliana Forcignanò



















    «Un tenue lenzuolo di lino copre il letto. Prendi un capo del lenzuolo e lo sollevi, non importa se con o senza esitazione. Il lenzuolo viene via e lascia scoperto tutto: amore, odio, amicizia, ostilità, ambizioni, paure, desideri di rivalsa. La vita è, in parte, quel lenzuolo di lino; in parte, ciò che sotto il lenzuolo si cela». Luciano Pagano, autore di È Tutto normale, romanzo edito di recente per i tipi di Lupo Editore nella vivace collana InBox, non è un santone, né sembra intenzionato a lasciar cadere perle di saggezza giù dal settimo piano. Classe 1975, laureato in filosofia, per vivere si è tuffato nella giungla degli agenti di commercio: conosce le persone, sa come e quando accattivarsi le loro simpatie, come e quando sfoderare una grinta e una dialettica che non corrisponde al ritratto leopardiano dello scrittore tutto compreso nel suo “ermo colle”, perché la solitudine – quella invocata da Kierkegaard e da Nietzsche, nonché feconda per la creazione letteraria e artistica – si può cercare e trovare anche mentre sei in automobile per un breve transito di lavoro – da Lecce a Otranto, per esempio – o mentre ascolti una canzone rock che, ad altri, potrebbe sembrare letteralmente “spacca timpani”. In breve, ognuno ricerca la solitudine a modo proprio, tuttavia l’introspezione, la ricognizione in se stessi non dovrebbe mai tramutarsi in clausura, soprattutto per un autore che si dedica alla prosa, alla descrizione dei caratteri, alla narrazione della vita. In breve, se non vivi, se non incontri chi è diverso da te, se non viaggi attraverso pensieri, gusti, pareri differenti, cosa scrivi? Anche Leopardi – lo scrive Cassano in uno dei suoi saggi più noti – di tanto in tanto, levava gli occhi al cielo e, pur essendo un “passero solitario”, osservava gli uomini e ne traeva conclusioni più o meno giuste. Perché nessuno possiede la verità in assoluto e la parola può “aprire mondi” soltanto nella misura in cui si è coscienti della sua piccolezza di fronte all’universo: “tutto di fronte al nulla e nulla di fronte al tutto”, come scrive Pascal.

    «Quando ho cominciato a scrivere È tutto normale – racconta Pagano – avevo in mente i dialoghi e da questi ho preso a lavorare per giungere al romanzo che ha conosciuto venti stesure: scrivevo la prima, terminavo, salvavo con nome sul computer e ricominciavo da principio, rileggendo, integrando, ma anche sottraendo quel che avrebbe reso il mio lavoro una saga. Non volevo scrivere, infatti, la storia di una famiglia che affronta le proprie peripezie per approdare a un’apparente quiete intorno al focolare domestico, perché questo sarebbe stato anacronistico e poco o per nulla rispondente al mio desiderio di cogliere la complessità del contesto e dei personaggi che uscivano dalla mia fantasia. Personaggi cui auguro di rimanere, almeno per un certo tempo, nella mente dei lettori”. È tutto normale è la storia di una coppia omosessuale che alleva un bambino: due padri – Carlo e Ludovico – che vivono nell’omertosa e “perbene” provincia salentina. Marco, il bambino, poi ragazzino e poi uomo, frequenta architettura a Roma e si innamora di Kris, ma chi è Kris? Il nome lascia spazio a non poche ambiguità e fantasticherie da parte dei due padri: e se anche Marco fosse omosessuale? La vicenda si svolge nell’arco di una giornata, ma è accompagnata da continui flashback nei quali compaiono loro, evanescenti eppure insostituibili, non solo perché generatrici di vita, ma anche in virtù del loro esistere e sentire differente: le donne cui, non a caso, il libro è dedicato. Eleonora, madre di Marco e moglie di Carlo – lui si scopre omosessuale dopo averla sposata – è una presenza/assenza che gravita costantemente intorno ai tre uomini, i quali la ricordano e a lei si rivolgono con sentimenti che le parole – ora sì – non bastano a descrivere: nostalgia, affetto, amore e, forse, un sottile rancore per l’abbandono pur annunciato e inevitabile. Una triade di genitori sarebbe stata possibile? La risposta è implicita nell’evolversi di È tutto normale: la memoria è presenza. Eleonora è genitrice di Marco e la sua non è una mera “aura” alla quale tributare culto e venerazione. Senza Eleonora, Marco non sarebbe nato e Carlo non avrebbe scoperto la sua omosessualità: è lei il motore mobile della storia, come lo è Andromaca, madre di Carlo e moglie di Ettore Donini, noto e ricchissimo proprietario della casearia Donini. Andromaca non è una madre accettante: mette al mondo Carlo, ma si schiera dalla parte di Ettore, il marito, quando quest’ultimo disconosce il figlio per le sue inclinazioni sessuali. Talvolta, Andromaca si reca a trovare Carlo di nascosto, ma si tratta di visite che tentano di riportare il figlio su una strada di “normalità” e di tutelare il nipote, Marco, solo in balia di due uomini.

    «Ho scelto di chiamare i genitori di Carlo con due nomi provenienti dalla mitologia greca – Ettore e Andromaca – affinché questi nomi segnassero la loro distanza siderale dal figlio: il figlio, in altre parole, vede le due persone che lo hanno messo al mondo lontane e distaccate dalla sua vita. Loro appartengono a un altro mondo, non sono soltanto di un’altra generazione e questo appartenere a mondi diversi rende impossibile l’incontro. Di nuovo, non è casuale che Carlo, lasciando alle cure del compagno l’azienda di famiglia, abbia scelto di diventare un antropologo e di studiare le culture aborigene, quelle, in apparenza, più distanti da noi. L’ultimo libro che Carlo intende scrivere, prima di abbandonare l’insegnamento universitario riguarda la magia della terra salentina e la possibilità che essa abbia conosciuto la presenza di popolazioni non terrestri in un’epoca remota». Alieni: un racconto dello scrittore David Leavitt, nella raccolta Ballo di famiglia, è intitolato così: una famiglia il cui padre è recluso in un ospedale psichiatrico, la figlia è convinta di provenire da un altro pianeta e di esser stata posta dalla sua gente a guardia della Terra fino alla ricostruzione di un universo parallelo, il figlio è immerso in calcoli immaginari per costituire un’immaginazione artificiale. Solo la madre, secondo il giudizio della psichiatria, è rimasta lucida. «Di Leavitt ho letto La lingua perduta delle gru – ricorda Pagano – e mi sono convinto che il mio romanzo non raccontava nulla che potesse rimanere escluso dalla realtà, perché se, negli anni Ottanta, si parlava della possibilità che un padre e un figlio facessero outing e che la loro omosessualità fosse dichiarata, oggi è lecito parlare di due padri che crescono un figlio insieme, anche se – è bene precisarlo – si tratta di due uomini benestanti il cui diritto di allevare un bambino è dato, in parte, dalle loro condizioni economiche. Il danaro non allevia il gravame dei pregiudizi, tuttavia permette di mettere a tacere voci adulte troppo insistenti».

    Le voci degli adulti: Pagano evita ogni tipo di moralismo. Non entra nel merito della questione omosessuale e sembra quasi sciocco rivolgergli la fatidica domanda: “secondo te, è giusto che due uomini…?”. A un simile interrogativo è opportuno che ciascuno dia una risposta da sé, non una risposta affrettata né dettata dalle esigenze del perbenismo o, viceversa, del politicamente corretto. Ognuno secondo coscienza: ai fini della lettura del romanzo, non è essenziale conoscere le opinioni dell’autore, come, quando si legge Leavitt, maestro di scrittura e di vita, la sua omosessualità dichiarata è utile soltanto per collocare in un contesto sociologico i capolavori che da lui siamo abituati a ricevere. Ballo di famiglia, La lingua perduta delle gru, Mentre l’Inghilterra dorme, Il matematico indiano sono letteratura: la “connotazione omosessuale” – come alcuni la definiscono – delle narrazioni di Leavitt si presta, come sempre, a sgradite strumentalizzazioni di parte omofoba, ma a un autentico lettore interessa la qualità della scrittura e della storia narrata, il resto è aria fritta. Qualcuno potrebbe obiettare che questo discorso autorizza la letteratura a veicolare i messaggi più disparati, ma la prospettiva è un’altra: la letteratura, di per sé, non veicola alcun messaggio, esattamente nella misura in cui essa ne veicola più di mille. Che vuol dire? Semplice, chi racconta la realtà non può né deve avere inibizioni, altrimenti si rischia di scivolare in quell’anacronismo del quale parlava Luciano Pagano. La questione è una: vogliamo essere scrittori o moralisti? Vogliamo raccontare o censurare? È tutto normale non è un manuale di precettistica e non aspira a sfuggire all’Indice dei libri proibiti, né a ottenere l’imprimatur dell’attuale pontefice che, per inciso, non perde occasione di ostentare la sua omofobia, ma protegge come può i casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Pagano racconta una storia e lo fa servendosi di uno straordinario tessuto metaforico in armonia con questa “terra” che Carlo, l’antropologo, ritiene portatrice di segreti probabilmente destinati a rimanere tali. Vi sono due modi di ricorrere alla metafora: il primo è quello di disseminare qui e là qualche segno falsamente poetico sgradito al lettore perché interrompe la narrazione e sembra un’inutile cornice a un quadro penoso e fatuo: il secondo modo è quello che rende la metafora inevitabile perché, diversamente da quelle parole, l’autore non potrebbe né saprebbe sceglierne altre. «Ho scritto poesia – ci confida l’autore – per un lungo periodo e questo mi ha insegnato ad asciugare il discorso, ad avere rispetto delle parole che utilizzo, a sentirne la gravità e il peso. In tutto il libro vi saranno forse tre avverbi e sono felice che sia così. Le venti stesure e i taccuini pieni di appunti sono serviti a qualcosa». È vero, solo tre avverbi in È tutto normale che segna una crescita rispetto al primo romanzo di Pagano Re Kappa. Un autore cresce nella scrittura, soltanto quando è motivato a farlo, quando non si lascia irretire dal successo dell’opera prima. Re Kappa e È tutto normale sono due libri molto diversi, ma entrambi contengono una carica eversiva crescente che, sotto il profilo della scrittura, può essere ulteriormente sviluppata. D’altronde, Pagano non si sente “arrivato” – perché questo significherebbe esser morto – bensì in transito. Felice anche l’incontro con Lupo Editore, come si evince dall’illustrazione di copertina, Evidently Goldfish, concessa dall’artista Nicoletta Ceccoli per È tutto normale e per una collana, quale InBox, che promette davvero bene.

    domenica 11 luglio 2010

    Sulle orme di Pratt da Otranto a Rimini




















    Nei suggestivi locali della galleria Carlo Cego – Torre Matta di Otranto (Lecce) e, successivamente, all’interno della XIV edizione della fiera del fumetto Riminicomix, in Piazzale Fellini a Rimini, sarà allestita la mostra espositiva dal titolo “Sulle Orme di Pratt”, tavole a fumetti dei celebri maestri veneziani Lele Vianello e Guido Fuga, collaboratori di Hugo Pratt di cui ricorre, nel 2010, il 15° anniversario dalla scomparsa. La mostra è organizzata da Fullcomics ed Edizioni Voilier, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Otranto, Cartoon Club e Riminicomix, allestimento di Egisto Quinti Seriacopi. In esposizione una serie di tavole tratte da “Cubana”, l’ultimo volume di Vianello e Fuga pubblicato da Edizioni Voilier. Il volume sarà in vendita a prezzo speciale ai visitatori della mostra, sia nella tappa di Otranto che in quella di Rimini. Le Edizioni Voilier parteciperanno inoltre con uno stand alla XIV edizione di Riminicomix, che quest’anno omaggerà l’illustre concittadino Hugo Pratt, riminese di nascita e veneziano di adozione, con una giornata interamente dedicata alla sua arte: il 24 luglio, con il “Pratt Day”, che vedrà presentazioni, interventi critici ed estemporanee di disegno dedicate al Maestro di Malamocco. All’interno del “Pratt Day” ci sarà la presentazione del volume “Cubana” di Lele Vianello e Guido Fuga, alla presenza degli autori.

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    Nel 1993 Hugo Pratt e Lele Vianello sono a Losanna, quando decidono di scrivere la seconda parte de L’uomo dei Caraibi. Il protagonista è Svend, un marinaio danese addetto ai trasporti, robusto, flemmatico e indisponente. Un personaggio scomodo, che poco ha da spartire col suo più celebre collega Corto, ma ugualmente carico di fascino. Per il sequel buttano giù, di getto, una storia di ambientazione cubana. Sono gli ultimi giorni della dittatura di Batista e Cuba si prepara allo scoccare della rivoluzione. È una Cuba di confine, un paese dove tutto, proprio tutto, può succedere. Ci si può imbattere, ad esempio, nel dottor Guevara, che i compagni di lotta cubani appellano “il Che”, o in Hemingway o, ancora, nel boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, che regge il gioco sporco dei servizi segreti americani. Succede, tuttavia, che Pratt accantona questo progetto, incompiuto, per dedicarsi ad altro. Nel 1995 il maestro di Malamocco parte per il suo ultimo viaggio. Diversi anni dopo Fuga e Vianello decidono di riscrivere questa storia, di completarla e ampliarla, di disegnarla staccandosi dal personaggio solo per farne una vicenda autonoma e di più ampio respiro, fino a restituire ai lettori una graphic novel originale che è allo stesso tempo un ritrovato e prezioso inedito.

    Fullcomics & Edizioni Voilier presentano “Sulle Orme di Pratt” da Otranto a Rimini

    Mostra di tavole a fumetti dei maestri veneziani Lele Vianello e Guido Fuga tratte dal loro ultimo volume “Cubana”

    Otranto – Torre Matta – Dal 9 al 16 luglio 2010 – Orario di apertura al pubblico: dalle 18 alle 24 (ingresso libero)

    Rimini – Auditorium – P.le Fellini – Nel corso di Riminicomix XIV edizione – Dal 23 al 25 luglio 2010 (dalle 17 alle 24)

    Inaugurazione: 23 luglio ore 17

    Info: www.edizionivoilier.comwww.fullcomics.com

    Sito ufficiale di Lele Vianello: www.lelevianello.com

    sabato 10 luglio 2010

    Lulù Delacroix di Isabella Santacroce (Rizzoli collana 24/7). Intervento di Stefano Donno





















    Ho lasciato Isabella Santacroce, a “V.M. 18” edito da Fazi. E mi ci sono voluti quasi tre anni per riprendermi dalla negatività di quel lavoro che parla delle disavventure avventurose della criminale, decadente, folle, lubrica Desdemona in oscuri ambienti collegiali dove con l’aiuto di Cassandra e Animone organizza scene in grado di superare la sfrenata fantasia del marchese Donatien-Alphonse-François de Sade. Un lavoro dai contenuti talmente forti da dover essere consigliato ad un pubblico maturo di più di venticinque anni, dove la crudeltà e il narcisismo della scrittrice, la fanno da padroni grazie anche alla grande abilità scritturale della Santacroce che utilizza la lingua come un martello pneumatico in grado però attraverso un equilibrio perfetto di ricercatezza inferica di scolpire descrizioni minuziose e sconvolgenti di rapporti carnali tra i diversi personaggi, e di collegiali ambienti perfetti nella loro nefandezza rococò. Ora la Santacroce approda a Rizzoli nella collana 24/7 forse la più adatta a contenere un uragano come lei. Il suo nuovo lavoro si chiama “Lulù Delacroix” ed è la storia di questa bambina mostruosa ( da intendersi in questo caso nell’accezione di essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale e come tale induce stupore e paura per la sua straordinarietà) nata a Perfect City una sorta di modello sociologicamente artificiale e artificioso dove ogni cosa è assolutamente perfetta. Lulù possiede due occhi singolarmente più grandi rispetto alla consuetudine, si esprime con rara eleganza, ha una pelle eccessivamente diafana, i genitori la rifiutano, le sorelle Ada e Dolores la rendono oggetto delle più feroci angherie. Lulù non ha scelta, non può averla, in un mondo che non la vuole, un mondo che rispecchia esattamente quello fuori dalle pagine di questo libro dove non c’è posto per i diversamente abili e i diversi in genere. Ciascuno di noi può facilmente trarre una specie di insegnamento da questo personaggio, già perché Isabella Santacroce fa divenire Lulù simbolo di tutto quel coraggio che ci manca nell’affrontare dai piccoli ai più grandi soprusi nella vita di ogni giorno. Lulù nella storia, in questa storia, vince su tutto, dopo l’incontro con Mimì, feticcio menomato e mutilato, vera e propria chiave di volta per tutte quelle vicende fantastiche che vivrà con lei nel “Mondo del Mistero”. Di questo libro non sarà facile innamorarsi, lo dico in anticipo,ma una volta che “l’acido viperinico” della Santacroce entrerà in circolo, resterà per sempre in voi!

    giovedì 8 luglio 2010

    Il caso amicizia (Studio 3Tv). Intervento di Stefano Donno





















    Siamo nel 1956. Bruno Sammaciccia e alcuni suoi amici entrano in una storia che ha dell’incredibile: due individui misteriosi li contattano dicendo di appartenere ad una razza extraterrestre. Uno alto più o meno due metri e mezzo, l’altro quasi un metro. Sammaciccia ed i suoi amici, non ci credono. Si devono però ricredere quando vengono introdotti in una enorme base sotterranea dove incontrano altri alieni. La base si trova nei pressi della Fortezza Pia di Ascoli Piceno, e all’interno vi sono spazi e strumenti idonei dove quelli che “loro” definiscono giovani, vengono educati all’apprendimento di tecniche di pilotaggio di astronavi, e all’apprendimento di tecnologie iper/avanzate. Sammaciccia e i suoi amici iniziano ad aiutarli nello sbrigare le diverse e numerosissime incombenze che vengono loro richieste dai cosiddetti “amici”. Richieste delle più svariate, come ad esempio il trasporto di frutta, cibo ed altri materiali mediante carovane di camion che, secondo i testimoni, vengono svuotati in tempi non “umani”. In media ogni mese vengono fatti giungere almeno due camion alle varie basi in differenti regioni di Italia dove Sammaciccia ed i suoi aiutanti si trasferiscono in base alle necessità del momento. Questo è il contenuto del libro di Stefano Breccia dal titolo “Contattismi di massa” edito da Nexus. Per chi non lo sapesse Stefano Breccia, ha partecipato (talora come responsabile unico del progetto) alla creazione di Scuole post-universitarie per TLC a Ljubiana, Praha, Bucarest, Novosibirsk, Cordoba (Argentina); è stato direttore scientifico del Centro Studi ed Applicazioni delle TLC di Catania ed ha partecipato al Delta Project della Comunità Europea, in qualità di responsabile per le problematiche di intelligenza artificiale, nonché autore di svariati libri e centinaia di articoli su pubblicazioni specializzate. Ora escono ben 55 minuti di DVD per i tipi di Studio 3TV di Porto S. Elpidio dal titolo “Il caso amicizia”. Certo, qualcuno potrebbe obiettare, nulla di nuovo sotto il cielo. Ancora una volta si parla dello straordinario caso italiano accaduto tra gli anni 50 e 60, di contatto alieno rimasto segreto per mezzo secolo. Ma non in questo caso. Si parla di un prodotto editoriale sconvolgente. Innanzitutto le persone coinvolte sono di alto livello sociale e culturale. Un esempio? il noto Console Alberto Perego. I testimoni di questa incredibile vicenda si sono decisi non solo a uscire allo scoperto ma di parlare. I documenti filmati e fotografici sono davvero eccezionali. Imperdibile!

    mercoledì 7 luglio 2010

    La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro, di Andrea Di Consoli (Marsilio). Intervento di Nunzio Festa





















    La notte del 23 marzo del 1988 vengono trovati morti, in una vasca da bagno, Luca Orioli e Marirosa Andreotta, due studenti ventunenni di Policoro, piccolo paese della provincia di Matera. Ma giustizia non è stata fatta. Anzi le indagini hanno portato a costruire una serie di brutture sicuramente messe in atto dagli stessi inquirenti. Troppe cose anomale. E, nel frattempo, troppa cronaca che ha avvallato l'ipotesi d'un legame, almeno altamente improbabile, tra la giovane Andreotta e festini testimoniati solamente nel 1993 pare costruiti per notabili e imprenditori. Il giornalista Andrea Di Consoli, abbandonando le vesti dello scrittore e del poeta, del critico letterario e dell'autore televisivo e radiofonico, ma facendo scorrere queste 'doti' nelle pagine e nello studio delle tante carte sul caso, prova a indicare, prima di tutto, dando utili indicazioni. Grazie alla sua inchiesta giornalistica. Inchiesta che, solamente due volte, mostra tentennamenti: nell'incontro con l'ex sindaco di Matera Buccico, già accusato d'aver partecipato a festini a base di sesso e droga nella fascia jonica lucana, e durante un pezzettino di faccia a faccia con tale “brigante moderno” Caldararo. Ma la ricostruzione di Di Consoli, che per fortuna finalmente smonta – magari una volta per tutte – tesi davvero precostituite e pregiudizi che spesso sanno di paese e che indicano spesso le donne appellandole 'puttane'. Quello che emerge dal libro, riuscito e ben strutturato, e che l'omicidio di Marirosa Andreaotta e Luca Orioli, dai medium definiti “i fidanzatini di Policoro” avviene non nella Basilicata felice recentemente presentata, tanto per dire, dal procuratore Giuseppe Chieco, il delitto (questo è certo al di là di quello che vogliano provare a inventare perizie a piacimento) ma nella Lucania tormentata dalla corruzione e dalla coscienze rovinate. Però anche dal bigottismo, e allo stesso tempo veramente e troppo da pregiudizi e reti d'amicizie ingannevoli quanto ingannanti. Di Consoli, questa volta, oltre a ragionare per la verità e la giustizia, s'è posto essenzialmente il problema di riuscire a trasmette quanto e in che maniera un gruppo di ragazzi prese a calci la linea sottile della maturità. Compromettendosi con il sangue vivo. L'autore, inoltre, si pone tanti interrogativi. Tenta, qualche volta, d'argomentare risposte in virtù di carte già possedute dalle mani d'altri. Senza dimenticare che esiste il rispetto dei morti. Che si deve, anche, rispetto ai vivi. Quindi la volontà di Andrea Di Consoli di sostenere la battaglia delle famiglie Orioli e Andreotta è dimostra tramite l'impegno delle pagine scritte. Righe che sono il frutto d'una malattia e quasi d'una ossessione dello stesso Di Consoli. Oltre che vergate con la china del lavoro quotidiano. Lo scrittore e poeta lucano entra a pieno corpo in questo libro. Perché ha vissuto almeno sentimentalmente buona parte delle vicende. Come, infine, è stato capace, eliminando il problema della lingua, - ma in contemporanea ricorrendo a un linguaggio accessibile e tremendamente scorrevole – di non farsi ingoiare dalla tante malattie della Basilicata. Problemi secolari che in tanti articoli giornalistici lo stesso Di Consoli ha fatto sapere di conoscere benissimo. Non è più possibile, dunque, per esempio dopo aver letto le cose che ormai si sanno e quello provando a immaginare quello che quindi non si sa, dire che Luca Orioli e Marirosa Andreotta sono stati ammazzati da un incidente domestico. E che, invece, non sia trovato o non siano trovati autore o autori del duplice omicidio.

    martedì 6 luglio 2010

    La battuta perfetta di Carlo D'Amicis (Minimum Fax). Intervento di Elisabetta Liguori
















    Si sente sempre più di frequente discutere di padri. Biologici, violenti, mancati o mammoni. Padri della patria o della letteratura. Forse per il franare di ogni certezza, l’oscurità del futuro, l’incredulità di certi storici contemporanei? Anche Carlo D’Amicis, illuminato scrittore pugliese, nel suo ultimo romanzo “La battuta perfetta” edito dalla Minimum Fax, scrive di padri e lo fa in modo assolutamente nuovo e coraggioso. Nuovo per stile, lingua a e struttura narrativa; coraggioso per temi e contesti politico sociali rigorosissimi. Poiché non è solo di padri che si ha bisogno, ma anche di un’adeguata comprensione del cammino che ha condotto la giovane Italia fino alle logore attualità, D’Amicis decide di raccontare di padri, ma anche di televisione. Dagli albori ai giorni nostri: il progetto iniziale, lo stupore successivo, l’imbarbarimento. Una parabola che coincide con quella oggettivamente decadente della nostra nazione, fondata su un unico imperativo: piacere e piacersi. A tutti i costi. Quando si parla di piacere si parla inevitabilmente di desiderio. E poiché s’impara ad amare e desiderare per imitazione o per contrasto, è naturale che i padri abbiano un ruolo non da poco in questo cammino. Padri e amore, quindi. Amore e televisione. Amore inteso come risata perfetta e spettacolarizzazione del sé. Televisione intesa come fonte d’apprendimento di modi d’essere e sentire.

    Protagonista della vicenda è Canio Spinato, comico da strapazzo asservito all’impero televisivo del Cavaliere, figlio di un inflessibile dirigente rai ( Filo Spinato) e padre di un cupo adolescente, militante di estrema destra (Silvio II). Questi tre uomini non si somigliano e vorrebbero amarsi con la stessa forza con la quale si odiano. La denuncia sociale di D’Amicis è dunque spettacolare. Trasforma la marmellata politico sociale degli anni novanta in uno splendido personaggio letterario: il giovane Berlusconi, amico di Spinato e suo datore di lavoro, nutrito a barzellette e macismo. Il paradigma televisivo più becero, utilitaristico, seduttivo prende le mosse dalla tivù pedagogica ed autorevole degli anni cinquanta, passando per il Drive degli anni 80, per poi spingersi fino alle schermaglie tra troni e gallinacei di Uomini e donne, in una narrazione dotata di grande lucidità letteraria. A quello si aggiunge la profonda analisi degli affetti umani più intimi, trafitti da un irrisolto conflitto generazionale, rendendo il tutto ancor più violento. Canio è certo: solo chi ride sa amare. Che: o si ride o si muore, lo ha scoperto guardando suo padre ammalarsi di serietà, uccidere la madre per intransigenza, farsi terra bruciata intorno per coerenza. Ne ha trovato conferma nell’aggressività del figlio con il quale non riesce a comunicare se non a suon di anfibi e bastone. Il suo umorismo idiota nasce dunque per disperazione. Per sopravvivere, il pagliaccio sdogana l’idiozia in alternativa alla solitudine e la povertà, ma la sua deriva non è solo umana, ma culturale e, per questo, ancora più tragica e orrendamente collettiva.

    lunedì 5 luglio 2010

    Scassata dentro di Enzo Mansueto (D'If edizioni). Intervento di Nunzio Festa





















    La crosta dei componimenti di Mansueto è spaccata dal rumoreggiare del linguaggio. Tanto è vero che con “Scassata dentro”, in contemporanea, si devono accogliere i tormenti musicali de la Zona Braile; quelle, specifichiamo, vibrazioni di sottofondo che fanno da acqua che non scorre alle stesse poesie di Enzo Mansueto. Dunque, a me che ripudio Cccp e Csi, non fa forse piacere (se piacere davvero dovrebbe provocare). Però già in quella imitazione conosciamo mezzo timbro dell’autore. Ma sono le pagine, per fortuna – e non lo si legga da parziale stroncatura di quello che precede - , a presentare il vero volto del Mansueto. Che stiamo dando favori, in verità, all’autore. Il piccolo volume, curato attentamente dall’attenta e mobilissima Caridei, è appunto una delle pubblicazioni di Vico Lungo Gelso alla napoletana Toledo. Un miosotis. E’ già da qui si capisce che esiste una buona presentazione. Che la selezione è tanta, e ottima. La pelle dei versi di Enzo Mansueto è anticipata da una presentazione, baroccheggiante, che sa quasi d’altri tempi. Ma che nel contempo esprime parte delle belle capacità dell’autore pugliese. L’esteriorità dei versi, si diceva, è tutta sconquassata, d’uno sconquasso praticamente solitario, dalla volontà di dare forza e spiriti a un’attualità fatta e rifatta, strafatta. A leggere o ascoltare i moti della società nostrana. La lingua del poeta assume la forma del contrasto con la musicalità. Assurdo quanto vero. Perché deve reggere il primo scambio con l’interiorità dei versi stessi. E’ dalla posizione successiva, appunto, parte il reale senso involontariamente sinfonico ma volutamente in-fonetica dei testi. “Torniamo a casa stinti dall’inedia. / Nel cavo di una sedia. / Attorno al cavo cranio / un fascio di particole compone / un tronco senza nome. Il corpo estraneo”. Il filo da apprendere, per cominciare, dalle parole riportate è steso fino alla fine della raccolta. Sino a urtare il limite d’un esaurimento. Mansueto fa poesia estenuante. D’una efficacia tale da gridare all’autore provocatorio: che provoca applausi. Giusto, dunque, legge i versi del Mansueto in reading, performance varie. Ma magari senza rincorrere una sciocca emulazione dello scandire i versi eseguendo ritualità d’altri personaggi. Meglio far esprimere le stesse poesie senza imporre loro accenti parrocchiali.

    venerdì 2 luglio 2010

    Vincitori Premio strega 2010 - foto

    01 luglio 2010 - proclamazione dei vincitori Premio Strega

    Tabellone Premio Strega 2010















    Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori, primo classificato Premio Strega 2010

















    Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli - secondo classificato Premio Strega 2010

















    Paolo Sorrentino con Hanno tutti ragione, Feltrinelli, terzo classificato Premio Strega 2010















    Matteo Nucci, quarto classificato Premio Strega 2010 con il titolo "Sono Comuni le cose degli amici", Ponte alle Grazie.








    Matteo Nucci, Livia Senni, Patrizia Puggioni. e...

















    Lorenzo Pavolini , Accanto alla tigre, Fandango, quinto classificato Premio Strega 2010





















    spettatori Premio Strega 2010

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    giovedì 1 luglio 2010

    La resistenza impura di Luca Canali (Manifesto Libri). Di prossima uscita
















    "Niente è più efficiente di una formica, di un'ape; e niente più trionfalmente vitale di una belva nella foresta. Mentre nulla è più umano della meditazione, del dubbio e persino dell'ozio perplesso." Racconti, esperienze di vita e riflessioni di uno tra i più eterodossi e impegnati tra gli intellettuali italiani, che si misura in queste pagine degli anni Sessanta con le ambiguità e le contraddizioni della storia d'Italia dal fascismo al dopoguerra. Attraverso la sua esperienza personale, l'impegno politico e di studioso, Canali si confronta con grandi temi quali la connessione tra politica e cultura, la crisi dell'impegno, i rapporti tra singolo e collettività, senza nulla concedere alla retorica pacificante e alle visioni conciliatorie della storia italiana. Sia nei racconti che nelle riflessioni la sua è sempre una coraggiosa operazione di verità, una battaglia contro la dignità umana offesa, un esercizio rigoroso della ragione critica. Il volume è presentato da uno scritto di Eugenio Montale.


    L'autore: LUCA CANALI (1925) scrittore e studioso dell'antichità classica, ha insegnato nelle università di Roma e di Pisa. È autore di testi importanti sulla letteratura e la storia di Roma antica (Giulio Cesare; Le vite indiscrete di dodici Cesari; Ventitré colpi di pugnale; Controstoria di Roma) e di molti romanzi e racconti tra cui Autobiografia di un baro, Il sorriso di Giulia, Che gli scandali avvengano.

    mercoledì 30 giugno 2010

    Una pittura per pregare del Maestro Afrune, (Bhoomans editore)



















    L'opera che la casa editrice Bhoomans ha il piacere di presentare al pubblico, è uno splendido e raffinatissimo volume che avrà una tiratura limitata, pronto ad entrare in possesso solo di quanti sono in grado di apprezzare un prodotto editoriale di rara bellezza, di profondi contenuti, e di grande spiritualità. Parliamo di “Un reportage per pregare” del pittore Afrune. La casa editrice Bhoomans è nata nel Salento non più di due mesi fa, ed ha esordito con un’intensa raccolta di versi dal titolo “Più Luce” di Lara Carrozzo. Il libro in oggetto narra attraverso scritti ed immagini il cammino verso la fede e la successiva e convinta conversione al cristianesimo del maestro Afrune. Il pittore salentino, è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per i dipinti di Madre Teresa di Calcutta, Padre Pio e Giovanni Paolo II. La gente va alle mostre del Maestro Afrune per incontrare la sua pittura, i suoi personaggi, la sua fede. Perchè per Afrune, la materia e il colore non sono altro che mezzi per esprimere la felicità di chi ‘vede- sente’ lo sguardo tenero di Dio sull’uomo e sulla storia. Pittura strumento di visione per eccellenza, tecnica al servizio di un’idea di alta religiosità, per persone che vedono e credono a ciò che vedono, senza andare al di là di ciò che l’immagine offre in sé. Pittura di testimonianza, sentimento, devozione. Così l’immagine ‘efficace’ sollecita la preghiera: è la naturale mistagogia della bellezza. Non illustrazione, ma memoria, impronta sul cuore. Tra le righe di quest’opera eccezionale si respira la mistica presenza del messaggio “Non abbiate paura” di Giovanni Paolo II, che ha insegnato ad andare per le strade e nei luoghi pubblici, come i primi Apostoli che hanno predicato Cristo, a non vergognarsi del Vangelo, a rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna “metropoli”. Di enorme rilevanza spirituale le mostre permanenti di: Giovanni Paolo II, presso la cattedrale di San Rufino Duomo di Assisi visitata da milioni di fedeli ed unica al mondo e quelle di Padre Pio a San Giovanni Rotondo presso l’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” e presso la Cripta “ Madonna delle Grazie “ che custodisce le spoglie del Santo, costituiscono l’ulteriore e significativa testimonianza del cammino di fede del grande pittore.”



    Autore: Afrune

    Titolo: Un reportage per pregare

    Casa editrice: Bhoomans editore

    Anno di pubblicazione: 2010

    Pagine: 200

    Prezzo di copertina: 150, 00 euro

    Info: info@bhoomanseditore.com

    info@bhoomans.com

    martedì 29 giugno 2010

    La casa viola di Marco Scalabrino (Edizioni del Calatino). Intervento di Stefano Donno


















    Quarta raccolta per il poeta siciliano (trapanese per la precisione) Marco Scalabrino dal titolo “La casa viola” edita da Edizioni del Calatino. Il lettore si troverà tra le mani un libro di 104 pagine, leggibile in poco più di un’ora, con sole trenta poesie. Dov’è il trucco? Non c’è, semplicemente perché grazie al lavoro di Adelaide Petters Lessa, Alba Olmi, Nelson Hoffmann, Ghjacunu Thiers, Monique Baccelli, Hèdi Bouraoui, Tony Di Pietro, J. Derrick McClure, Margherita Feliciano, Enzo Bonventre, Flora Restivo e Maria Pia Vigilio, questi trenta componimenti vengono tradotti in brasiliano, corso, francese, scozzese, spagnolo, oltre che italiano, a testimonianza del valore esportabile a livello internazionale della poesia di Scalabrino. Nessun lamento tragico nei versi di questo poeta, che non piange e si dispera per un passato puro e ancestrale, come da consuetudine nella poesia siciliana tradizionale; nessuna leziosità metrica in questi versi che presentano un respiro poetico asciutto ma fortemente sonoro, nonostante a volte un linguaggio duro come le pietre lascerebbe presagire un certo impeto “sauvage”, difficilmente contenibile e controllabile. Ma sola apparenza perché stiamo parlando di un poeta, senza ombra di dubbio, che sa il fatto suo e che ha distillato ogni parola in un polo denso, sino alla concentrazione di energia purissima. E per Scalabrino le parole sono importanti, fondamentali, perché permettono di costruire una dermografia esatta di autonomia e indipendenza del sentire e del conoscere umani, quasi come sforzo titanico per difendersi dalla confusione e dal caos dei nostri giorni. E la parola anche la più dura allevia il dolore di portarsi sopra la responsabilità di essere poeta e fare Poesia, quasi ad aver ottenuto una repentina illuminazione che ha portato una nuova consapevolezza, mentre fuori è solo rumore, fastidioso rumore. Imprescindibile la splendida prefazione al volume di Flora Restivo alla quale è dedicata “Battaria” – “Frastuono”

    Avissivu a sentiri battaria stanotti/ è sulu l’universu/ nna tuttu lu so pisu/ chi di ncapu a li mei spaddi/ ca tramusciu d’ossa/ e sangu e lastimi/ paru paru/ jusu jusu/ nzina a li pedi/ scinni e nesci/ e munciuniatu/ di li visciri di la terra/ subissa/ nun vi spagnati.

    Frastuono

    Se doveste sentire frastuono stanotte/ è solamente l’universo/ in tutto il suo peso/ che attraverso me/ con sconquasso di ossa/ e sangue e spasmi/ per intero/ giù giù/ sino ai miei piedi/ scende/ ed erompe/ e sprofondo/ sgretolato/ nelle viscere della terra/ non state a preoccuparvi.

    (Trad. di Maria Pia Virgilio)

    lunedì 28 giugno 2010

    Elementi di critica Trans a cura di LAURELLA ARIETTI, CHRISTIAN BALLARIN, GIORGIO CUCCIO e PORPORA MARCASCIANO (Manifesto Libri). Di prossima uscita





















    Questo volume raccoglie interventi e riflessioni sull'esperienza "trans" intesa in senso individuale e collettivo da parte dei soggetti protagonisti in occasione del primo seminario residenziale transessuale/transgender svoltosi nella primavera del 2008. Un dibattito all'interno della variegata ed eterogenea scena trans sulle questioni che rimandano al significato della propria esperienza e alla possibilità/capacità di costruire una soggettività critica, nel tentativo di arrivare a posizioni condivise su storia, genere, sesso, patologia, autodeterminazione, senso e significato delle parole. Una discussione a più voci che si avvale anche del contributo di testimoni privilegiati, scelti in base al loro rapporto con la scena transessuale/transgender e alla loro conoscenza di essa.

    I curatori: LAURELLA ARIETTI, CHRISTIAN BALLARIN, GIORGIO CUCCIO e PORPORA MARCASCIANO fanno parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera, che riunisce alcune realtà associative e individualità trans in Italia. Il Coordinamento si è formato nell'ottobre del 2006 come momento di confronto sulle questioni e i progetti che interessano la realtà trans nei suoi molteplici aspetti.

    domenica 27 giugno 2010

    Devozione di Antonella Lattanzi (Einaudi, Stile Libero). Intervento di Stefano Donno




















    Antonella Lattanzi ha pubblicato ‘Col culo scomodo (non tutti i piercing riescono col buco)’, presentato al pubblico italiano nel 2004 per i tipi di Coniglio Editore di Roma. Ora finalmente esce il suo tanto atteso romanzo d’esordio dal titolo ‘Devozione’, pubblicato da Giulio Einaudi Editore (Stile Libero). Questo lavoro devo dire che mi ha letteralmente devastato per come vengono strutturati sia i passaggi narrativi che le modalità di allocazione temporale e geografica delle vicende dei protagonisti, che creano universi fluttuanti tra il passato e il presente tra Napoli, Bologna, Bari e che fa respirare per tutte le pagine un profondo senso di annichilamento, deriva, decadenza inauditi. Questa autrice è matura al punto giusto per definirsi una scrittrice, e a mio avviso questa che fa conoscere al pubblico, non è una storia di formazione, tutt’altro. Si parla fondamentalmente di eroina. Due sono le cose: o le hai vissute sulla tua pelle e dunque hai il background giusto per parlarne senza troppe menate inutili, o hai la sensibilità di cogliere tutto ciò che all’occhio sfugge, tutto ciò che solo una grande penna è in grado di raccontare, compresi umori, odori, paranoie, inferni di ogni tipo. Lattanzi ha osservato a lungo e da vicino i Sert, si è finta tossica per entrare nelle comunità di recupero, facendo dunque della buona e sana antropologia letteraria. Lattanzi svela una realtà amara, ai più sconosciuta, quella della tossicodipendenza che non ha età, che ha a volte delle vite normali e che ricorre al metadone per rendere costantemente meno spigolosa e urticante una realtà che non si è in grado di tollerare. Lattanzi ci racconta una storia disperata, forse metafora nuda e cruda di ogni nostra dipendenza, coscienza del costante mutare dei nostri desideri in mostri. Nikita e Pablo vivono come fuorisede a Roma. Hanno 26 anni. Sono eroinomani. Il loro tempo si divide tra sert, piatti incontri con medici, con psicologi, metadone, astinenza che divora, buchi. Annette, la ricca francesina, è la fine di tutti i loro affanni per procurarsi la roba: basta rapirla! Anche questa soluzione però si trasforma nell’ennesimo incubo. Incubo come le sue assenze in famiglia, come il sogno di diventare scrittrice, come l'epatite C, funambolico sterminatore dei suoi migliori amici. Forse anche Nikita ha l’epatite C. Ha paura di morire. Devozione è il romanzo che rende visibile una zona sempre piú trasversale e obliqua, di fronte alla cui evidenza e alla cui disperazione rischiamo di rimanere indifferenti.

    sabato 26 giugno 2010

    KAHUNA - Booktrailer in concorso al Festival Premio Antonio Fogazzaro 2010

    Parte degli utili ricavati dalla vendita di questo libro sarà devoluta a "Make-A-Wish Italia Onlus", un'associazione che realizza i desideri di bambini affetti da malattie gravi, per donare loro un momento di gioia e serenità che li aiuti ad affrontare, con più forza, le cure legate alla malattia. www.makeawish.it. Booktrailer prodotto e distribuito da HEITAI www.keitai.it - http://www.bootrailers.eu/


    IL LIBRO:
    “Kahuna” significa sciamano, colui che comunica con tutto il creato.
    La biondissima Stella è una kahuna e vive straordinarie e avvincenti avventure con l’inseparabile e irriverente opossum topo José...

    Kahuna. Alla scoperta della terra cava e delle tavolette rongo rongo, di Francesca Gallo, Edizioni Angolo Manzoni, maggio 2010

    Il libro, fa parte della nuova collana
    JUNIOR D « ad alta leggibilità » anche per i dislessici: nuovo carattere EasyReading

    Illustrato - Allegato CDMP3 - Voci narranti: Franco Collimato e Simona Massera

    L'autrice Francesca Gallo è stata invitata a partecipare con il suo booktrailer per concorrere al Festival Premio Antonio Fogazzaro 2010 a Menaggio... al Booktrailers Fest, seconda edizione del festival dei "trailer letterari", in collaborazione con Keitai e il portale internet Booktrailers.eu, con votazione del pubblico in sala.

    Link per leggere il primo capitolo del libro

    “Spicchi” Racconti brevi di Laura Mancini (ilmiolibro.it)













    Dopo il racconto di viaggio "Un giorno, in Cina..." edito da Tespi s.r.l. e le raccolte di poesie pubblicate da Aletti Editore, Laura Mancini pubblica con Ilmiolibro la raccolta "Spicchi", una summa delle sue osservazioni, pensieri, invenzioni, fantasie, appuntati dai tempi della scuola fino ad oggi, con l'ironia e l'umorismo di sempre ed uno spirito critico nei confronti della realtà che la circonda ma senza rinunciare mai a momenti di poesia.

    La copertina del libro è a cura di Attilio Sprovieri, il testo è integrato dalle illustrazioni realizzate da Pierluigi De Dominicis e dall’autrice stessa. “Spicchi” è in vendita online sul sito Ilmiolibro.it o su ordinazione presso le librerie La Feltrinelli.

    "Non ho mai capito se la mia passione per la carta, i quaderni, le penne e tutti gli articoli di cartoleria derivi dal fatto che mi piace scrivere o se, al contrario, la mia passione per lo scrivere derivi proprio dal fatto che quando vedo un bel blocchetto, non resisto senza buttare giù qualche riga: è una sorta di “battesimo” artistico che dovrebbe garantire la buona riuscita di ogni quaderno. Ricordo unestate in cui i miei genitori e mia sorella andarono a Londra ed io, ancora ragazzina, per una volta, decisi di starmene a Roma con i nonni (ed evitare una delle loro gite-tour de force) e portai con me un bel quaderno colorato, nuovo di zecca, trasformandolo in un diario segreto in cui raccontare tutto quello che avrei fatto o pensato o osservato in quei giorni, riempiendolo anche di disegni e foto. Era solo un quaderno, ma mi aveva ispirato talmente tanto da diventare uno “spicchio” della mia vita, un ricordo importante. Di “spicchi” nel corso degli anni ne ho raccolti tanti, alcuni più veritieri, altri più fantasiosi ed ho pensato di associarne qui alcuni, legati appena da un sottile filo logico e cronologico." Laura Mancini


    I dettagli su: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=463528


    Laura Mancini, nata a Roma il 2 giugno 1982, si è laureata nel 2005 in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Giornalista Pubblicista dal 2006, Caporedattrice per la città di Roma delle testate Teatro.org e Orizzonte Universitario, collaboratrice di altre testate, ha pubblicato “Un giorno, in Cina…” con Tespi s.r.l., alcune poesie all’interno delle antologie Antologia dei Poeti Italiani Contemporanei Lazio vol.2, Poesie del Nuovo Millennio vol.3, Verrà il mattino e avrà un tuo verso vol.2, Tra un fiore colto e l’altro donato, Enciclopedia dei poeti italiani contemporanei con Aletti Editore e all’interno di Quando le bugie… Antologia poetica di testi selezionati partecipanti al Premio Nazionale “Bugie ad Arte” 2005 con Edizioni Fruska, ed ha partecipato al Concorso Nazionale Poesia Donna e Novella, 9° edizione, ottenendo una pubblicazione all’interno della Antologia dei concorrenti.

    venerdì 25 giugno 2010

    Mi sono visto di spalle che partivo di Francesco Paolo Oreste (Pensa Multimedia). Intervento di Maria Rosaria Esposito

    Non ho mai capito se scrivere, per gli scrittori, sia malattia o convalescenza; “il vizio assurdo” lo definiva Pavese, per sottolineare lo spirito, la spinta patologica. Per Francesco Paolo Oreste pare sia la direzione verso un fine di scoperta, di ricordi, di luce, di verità. Lui, poeta perduto nei perché e nei però, le sue parole che fulminano il cuore, fanno intravedere molto della sua anima e ci restituiscono l'idea di un uomo che sa leggere dentro di sé, nonostante i ricordi che, “come i sogni danno sempre la sensazione di aver perso qualcosa”.
    Il libro è un viaggio, nel reale, nel quotidiano, un viaggio che percorriamo insieme con l'autore e con la sua brama di “scrivere, scrivere”… ed allora intinge la penna in un caffé, e scrive, scrive sui sottobicchieri nei pub, sui biglietti del treno, su mezzi foglietti, su vecchi quaderni, su vecchi pensieri....
    A volte le parole colpiscono come un nervo scoperto, feriscono come una lama: il protagonista è la realtà, quella interiore, e il confine tra letteratura e vita vissuta sfuma, fino a diventare irrintracciabile. I personaggi del libro spesso sono inanimati, inusuali, scomodi e questo spinge il lettore alla rilettura di ciascun racconto, per cercare dettagli, sfumature, ritmi che, a una prima lettura, apparivano non visibili. Tante possono essere le sensazioni che si provano nello scorrere le parole del libro: la suggestione di sentire ciò che sente l'autore nello stesso identico modo in cui lo descrive, la voglia di fuggire, di scappare da un territorio martoriato forte quanto la speranza, che raccoglie luce e sogni.
    Quello che mi ha colpito, sin dalla prima frase, dalla prima sillaba, è la musica delle parole, il ritmo che cambia così come cambiano le storie, ritmo che si fa frenetico per la brama di scrivere, cupo per la delusione di una realtà troppo diversa da quella desiderata, musica che si fa tenera mentre nel guardare il mare, calda per il fuoco sotto la cenere, le note scorrono via insieme con le parole, ancora più forti se si legge nel silenzio esterno.
    Un'opera, in tutti e per tutti i sensi, che lascia traccia, negli occhi, nelle orecchie, nel cervello e che non scivola più via….

    Pensa Multimedia


    giovedì 24 giugno 2010

    Hanna e Violka di Rossella Piccinno (dvd, Kurumuny edizioni). Intervento di Stefano Donno




    E’ chiaro come oramai l’Italia, abbia dimenticato con estrema facilità le sofferenze dei suoi migranti, quando partivano verso il Nord della nostra patria, e a volte anche al di là dei suoi confini, per andare a spaccarsi la schiena nelle miniere del Belgio o lavorare in Svizzera per poter inviare qualche soldo in più indispensabile a colmare i bisogni di mera sopravvivenza delle loro famiglie. E sembra che ora la geografia antropica del bisogno non sia cambiata più di tanto, o meglio non sia cambiata per alcuni paesi dell’est europa. Hanna Korszla è una delle 1.700.000 badanti presenti in Italia, ed ha trovato lavoro in Salento a Ruffano, oramai da tre anni, condividendo la sua vita con quella di Gina e Antonio, un anziano, quest’ultimo, alle soglie dei novant’anni, malato di Alzheimer, del quale si occupa quasi 24 ore su 24. Violka, sua figlia, di appena diciannove anni, polacca e senza lavoro arriva nella casa di ‘Ntoni dalla Polonia, e da l’opportunità a sua madre di ritornare a Chlem, la sua città, per riabbracciare i suoi familiari e a riallacciare i fili della loro memoria e del loro vissuto. Rossella Piccinno, rappresenta sicuramente una rivelazione nel panorama delle giovani registe italiane, soprattutto perché è riuscita a raccontare con forza e audacia, attraverso delle immagini, la trasformazione sociale di un paese come il nostro, che sta invecchiando a ritmi paurosi, che sta mettendo in discussione le strutture e i ruoli all’interno della famiglia, che è oggetto di costanti flussi migratori. “Hanna e Violka” è una grande lezione di vita, sulla capacità e la forza delle donne di affrontare le avversità della vita, con un pizzico di ironia e leggerezza “Hanna e Violka” è un puntuale e calibrato lavoro antropologico attraverso un video che ricontestualizza delle vite che altrimenti passerebbero nell’oblio della nostra quotidianità


    Kurumuny edizioni

    domenica 6 giugno 2010

    La cava di tufo - VINCITORI evidenzia libri INEDITI maggio

    Era ancora buio quando Marietta gli aveva consegnato il pane per il mangiare degli uomini giù alla cava. Quel giorno s’era svegliato da solo, si era lavato, aveva mangiato il pane caldo con il sale e l’olio di palmento. Un’altra fetta in tasca. Inforcò la bicicletta e giù per il crinale in curva. Penombra. Le prime luci d’alba allungavano l’ombre delle piante e delle pietre dei muri a secco. Volava Angelo sulla trazzera di terra battuta. Arrivò vicino alla casetta del riparo in meno di mezzora. Come sempre. D’improvviso quel ‘bruciaaaaaaaaaaaaa’. Lungo. Drammatico. Il terzo avviso. L’ultimo. Aveva ancora duecento metri. Poteva fermarsi dietro al mucchio dell’ordinato materiale da trasportare. Poteva tornare indietro e allontanarsi il dovuto. Continuò. Pedalò sempre più veloce verso la casetta di riparo. A tredici anni sei più veloce della polvere da mina. Lo scoppio. Più forte dell’altre volte. Una mano invisibile lo portò in alto. Con la bici e la bisaccia del pane. Forse solo due secondi sospeso nell’aria. Una vita intera. Vide gli angeli di cui gli aveva parlato Padre Annaro. Lui stesso angelo. Angelo anche di nome. La luce lo rendeva quasi cieco. La musica aveva un volume impossibile da sopportare al mondo. Mentre volava pose una mano sulla bisaccia del pane degli uomini della cava. A proteggerlo. La missione andava compiuta. Una mano pietosa lo riportò a terra. Il primo a correre verso di lui fu Peppino, il fratello maggiore. Poi gli altri. Fu sollevato. Con una delicatezza inusuale in quegli uomini. La guancia sinistra rossa di sangue. L’udito, da quella parte, si scoprì compromesso. Si risvegliò dopo un po’. Aprì gli occhi. Prima uno poi l’altro, con fatica. La prima cosa che gli venne da dire fu: “Non l’ho fatto apposta. Dov’è il pane?”. Una risata fragorosa l’ho sommerse. Risero tutti gli uomini rudi della cava di tufo. Quella giù a Balatazze. […]

    LA CAVA DI TUFO di Salvino Sagone, INEDITO, www.10righedailibri.it, maggio 2010
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    VINCITORI: Sweet Dream (evidenziatore), Salvino Sagone (evidenziato)

    giovedì 3 giugno 2010

    Il piacere di leggere senza fatica

    C'è chi legge tanti libri e si stanca gli occhi, c'è chi vorrebbe leggere ma per varie disfunzioni non può farlo... e di questo è stanco.
    Come fare?

    - Caratteri di stampa di grandezza superiore alla media.

    - Punteggiatura evidenziata attraverso un allargamento calibrato dello spazio che la precede.

    - Interlinea ampia: separa chiaramente una riga dall’altra.

    - Formato del libro e struttura della pagina studiati per favorire una corretta lettura.

    - Qualità della carta: di bassa grammatura, ma di alto spessore, è leggera ma evita la trasparenza del verso della pagina. Il colore avorio evita il riflesso.

    - Legatura in brossura, con cucitura delle segnature: consente l’apertura totale del libro e garantisce la sua maneggevolezza.

    Questi sono i punti cardine dell'idea della casa editrice torinese Edizioni Angolo Manzoni che, in sinergia con la Fondazione Alberto Colonnetti, l’APRI, l’UIC, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, proprio per dare una risposta concreta al problema della leggibilità, ha creato la collana di narrativa contemporanea CORPO 16 GRANDI CARATTERI.
    La collana ha preso vita anche anche grazie alla disponibilità degli autori e delle case editrici che, pronte a sostenere le iniziative a favore della “leggibilità a 360°”, hanno concesso le licenze di pubblicazione.
    E non finisce qui!

    Edizioni Angolo Manzoni ha deciso che davvero tutti devono poter coltivare la passione della lettura. Tutti hanno il diritto di leggere.
    A gennaio 2010 è nata così la collana JUNIOR D ad alta leggibilità anche per i dislessici: nuovo carattere EasyReading, illustrazioni e CDmp3 allegato.
    Ecco il primo libro, pubblicato per la collana:

    Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna, Gianpietro Scalia, Edizioni Angolo Manzoni (JUNIOR D «alta leggibilità»), gennaio 2010. Voce narrante Franco Collimato, illustrazioni a colori di Ana Burgos Baena. (Libro per bambini dai 9 anni in sù)
    Il primo capitolo del libro è disponibile in lettura su 10 righe dai libri:

    Ora aspettiamo impazienti i nuovi libri.

    mercoledì 2 giugno 2010

    Gli errori delle donne (in amore) - NOVITA': primo classificato evidenzialibri maggio




    10 righe dai libri pag. 77 - La strega
    Se la fata e` bella, brava, buona, sempre motivata dalle migliori intenzioni; in equilibrio tra eleganza e sobrieta`; affascinante, sempre dolce e disponibile con tutti; intelligente, diligente, di successo negli studi e nella professione, colei che fa della ...volgarita` e dell’aggressivita` il marchio doc del proprio stile di vita e della propria modalita` di relazionarsi con l’altro sesso e` la strega. [...] al contrario di quanto si possa immaginare, l’evidenza dei fatti mostra che la strega esercita un potere d’attrazione verso l’uomo pari se non superiore a quello esercitato dalla donna-fata. Ma perché? [...]



    10 righe tratte dal libro di
    Giorgio Nardone, Gli errori delle donne (in amore), Ponte alle Grazie, 6 maggio 2010
    link per leggere il primo capitolo


    vincitori EVIDENZIALIBRI novità maggio: Quellapiccola (evidenziatore), Ponte alle Grazie (evidenziato)

    Le affinità elettive - EDITI: primo classificato maggio

    […] quando si ritrovarono, si guardarono a vicenda con stupore e caddero di slancio tra le braccia uno dell'altra con infinita passione, anche se sorridendo per il travestimento. La forza della gioventù e la vivacità dell'amore li rimisero in pochi minuti in sesto: mancava solo la musica per invitarli alla danza. Essersi ritrovati dall'acqua sulla terra, dalla morte in vita, dall'ambito familiare in una regione selvaggia, dalla disperazione all'incanto, dall'indifferenza all'amore, alla passione, tutto in un istante... la ragione non basterebbe ad afferrare ciò; si spezzerebbe o si confonderebbe. In casi simili è il cuore a dover fare del suo meglio, per reggere una simile sorpresa. Completamente persi l'uno nell'altra, solo dopo un po’ di tempo riuscirono a pensare alla paura, alla preoccupazione di quelli che avevano lasciato; ma essi stessi quasi non riuscivano a pensare senza paura e senza preoccupazione a come vederli di nuovo. "Dobbiamo scappare? Dobbiamo nasconderci?", disse il giovane. "Restiamo insieme", disse lei cingendogli il collo […]

    10 righe tratte dal libro di
    Johann W. Goethe, Le affinità elettive, a cura di Giuliano Baioni, trad. Paola Capriolo, ed. Marsilio 1999

    VINCITORI evidenzalibri EDITI: Alessandra Ale (evidenziatore), Sweet Dream (evidenziato)

    Alta Fedeltà, Nick Hornby - scelto nella settimana su 10 righe dai libri


    La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano mig...liaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie.


    Nick Hornby, ALTA FEDELTÀ, Guanda, pag. 27
    postato nella bacheca del gruppo facebook 10 righe dai libri da Serena Iampieri il 23 maggio

    domenica 16 maggio 2010

    24 ore di putiferio: ansia e conforto nel blog di Io Scrittore

    Ieri, 15 maggio 2010, alla Fiera del libro di Torino sono stati annunciati i 200 finalisti del Torneo Letterario IoScrittore, iniziativa portata avanti da Il Libraio, promossa GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol).
    Gli iscritti al Torneo sono oltre 1500 e la maggior parte di loro non è andata a Torino ma ha ben pensato di ritrovarsi in rete e più precisamente nel blog di IoScrittore.

    Oltre 4000 le pillole di ansia e conforto postate degli autori in 24 ore: c’è chi sputa rabbia contro gli organizzatori e chi invece tesse le lodi, c’è chi si cimenta in giudizi, chi chiede informazioni, chi sfoggia modestia e chi cazzeggia. Il tutto in attesa della pubblicazione ufficiale dei 200 finalisti.
    Dopo ore, ore e ore, di scambi, nell’inondazione di messaggi è apparsa Nonna Abelarda che ha postato a rate quasi tutti i titoli. Naturalmente in modo criptato! Oggi prof. Cipolla ha postato una lista parziale... Ma subito dopo, IoScrittore interviene suggerendo di non pubblicare i titoli vincitori. Gli autori iscritti sono sempre più impazienti sino all’arrivo della fatidica mail con l’esito. Ecco così la bacheca riempirsi di “sono fuori…”, “complimenti!” e di affermazioni penso provenienti dagli esclusi, delle volte anche cattive e dure, nei confronti delle procedure di valutazione e quindi anche nei confronti dei propri colleghi “giudicanti”.

    Per fortuna c’è anche chi gioca divertendosi cercando di sdrammatizzare e facendo amicizia con i concorrenti. La bufera durerà ancora un pochino ma già qualche segno di ripresa emerge dallo scambio di messaggi: un gruppo di scrittori partecipanti composto da esclusi e non, ha deciso di riunirsi per condividere una passione, scambiarsi i romanzi, critiche e suggerimenti http://quellidiioscrittore.forum-attivo.com/.
    Ora restano ancora all’oscuro gli autori che non hanno ricevuto la comunicazione. Resisteranno sino alla pubblicazione ufficiale?
    Il Torneo Letterario IoScrittore continua sino a settembre… Tutti gli aggiornamenti e i commenti degli autori si possono leggere nel blog di IoScrittore.

    Sandra Mazzulà
    10 righe dai libri