
“LadyMen. Una donna racconta le trans”, di Isabella Marchiolo, postfazione di Alessandro Cecchi Paone, Falzea (Reggio Calabria, 2010), pag. 148, euro 13.00.


Il presente lavoro su S. Giuseppe si inserisce nei suoi studi e nelle sue passioni iosefine.
Titolo |VITA DI S. GIUSEPPE DA COPERTINO
Autore | Giacomo Roncalli OFMConv
Collana | Spiritualità
Curatore| Padre Bonaventura Danza
Impaginazione |Rossana Scrimieri
ISBN 978-88-96694-38-1
EURO 30.00 (Cartonato)
Pag 400

L’appuntamento volto a dare lustro e commemorazione al poeta salentino Vittorio Bodini, che ha segnato un importante fase della letteratura italiana, della poesia e della cultura del Novecento, ritorna puntuale come ogni anno nel Comune di Minervino.
L’iniziativa ha visto nelle passate edizioni, il susseguirsi di personaggi illustri: i poeti Elisa Biagini, Milo De Angelis, Maria Gallinari, Michele Mirabella, Antonio Errico, Piero Manni, Donato Valli, Lucio Giannone; l’attore Bruno Armando, Calantonio Mozzanti.
Nelle ultime edizioni ha premiato Carmen La Sorella e Tiziano Scarpa.
Per l’edizione di quest’anno, nella ricorrenza del quarantennale dalla morte del poeta (e in occasione della terza riedizione delle Opere Complete), il Comune di Minervino, intende dare maggiore visibilità all’evento e dare continuità al progetto, rivolgendo il premio verso una platea sovraregionale. A tal proposito, presso le sale dell’ex convento di Sant’Antonio verrà allestita una retrospettiva dedicata al Poeta, dal titolo “ Bodini: ritratto di un tempo”. La mostra allestita con il materiale gentilmente concesso dalla Famiglia, raccoglie disegni, lettere e ritratti del Poeta, le opere dei fratelli Barbieri, documenti attestanti il rapporto di amicizia e di collaborazione artistica tra Bodini, Lorca e Alberti. E a questo sodalizio artistico è dedicata una sezione specifica della mostra su concessione dell’Museo Provinciale.
Il vernissage della mostra è previsto per il giorno 4 settembre, ore 19.30
intervengono
Livio Muci (per Besa Editrice, la casa editrice che pubblica le opere complete di Vittorio Bodini)
Giulio Ferroni (storico della letteratura, critico letterario e giornalista autore del recente “Scritture a perdere”, Laterza, 2010)
Laura Marchetti (antropologa)
A seguire la proiezione del Film DON GIOVANNI, regia di Carmelo Bene, con l’inedito VITTORIO BODINI attore.
Domenica 5 settembre, a Cocumola (Minervino – Lecce) il calendario degli appuntamenti prevede la presentazione del libro di Giulio Ferroni "Scritture a perdere. La letteratuta negli anni zero".
Introduce Rosella Santoro.
A seguire Ilio Palmariggi presenta la V edizione del PREMIO BODINI, che sarà conferito allo scrittore Mario DESIATI (Fandango), scrittore e critico letterario.
Un riconoscimento speciale verrà consegnato a Luisa Ruggio (autrice di “Afra”, “La nuca” e del recente “Senza storie”, Besa Editrice/Controluce). Le letture delle poesie di Bodini saranno a cura di Paola Gassman, le musiche di Daniele Durante.
L’evento, curato dall’ag. TITANIA di Lecce, rientra nel programma della terza edizione del FESTIVAL ERGO SUM, curato da Alessandra PIZZI, con il patrocinio della Provincia di Lecce.
Il Premio Bodini, si avvale altresì del co- finanziamento della Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo.

BookTrailer e primi 2 capitoli in anteprima
10 righe dai libri ANTEPRIMA
[…] Dieci minuti dopo mi ritrovai fuori dal Commodore Hotel ed entrai per puro capriccio, pensando che fosse un posto sicuro dove rifugiarsi per un po’. Gruppi di reporter erano accomodati nella hall in attesa che succedesse qualcosa. Per loro la guerra era finita; bisognava aspettare soltanto la partenza dei marine americani, di lì a pochi giorni, e poi tutti a casa. Mi sedetti e raccolsi un International Herald Tribune buttato lì accanto. Il titolo di testa recitava: PROCESSO DI PACE IN MEDIORIENTE: LEADER ARABI DISCUTONO NUOVE STRATEGIE. Mi stavo chiedendo se fosse il caso di tornare all’appartamento di Najwa quando un dito comparve da dietro la mia spalla, picchiettando sul titolo del giornale. […] da pag. 63
Mischa Hiller, Fuga dall'inferno - Una storia palestinese, traduzione di Silvia Montis, Newton Compton
L'uscita in libreria è prevista per il 16 settembre 2010


Da pagina 47 di De bello cibico:






Giuseppe Cristaldi (1983) vive e lavora a Parabita (Le). Dopo la sua prima opera Storia di un metronomo capovolto, ha pubblicato Un rumore di gabbiani in cui traspare tutta la sua sensibilità verso problematiche di carattere civile.

Così umano. Così piccolo, meschino, speranzoso, maleodorante, accaldato o raffreddato, rassegnato, misero, lacero e inumano il mondo che emerge dalle pagine informate di Valentino Romano.
La storia di carta che fruscia non è qui; i generali impettiti, la lista degli armamenti, il computo dei morti e dei vivi, gli accordi a palazzo, i tradimenti regali, le convenzioni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni in parlamento: carta che fruscia senza odore.
Qui invece c’è l’odore della storia, rimasto impigliato nelle pieghe dei suoi protagonisti piccoli, quelli che fino a più di un secolo fa erano contadini abbracciati alla propria terra – quelli che non sono dovuti scappare via in cerca di fortuna oltreoceano – coloro che non lasciano traccia del loro passaggio, di cui non ci sono neanche più le tombe.
“Briganti” li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente “clandestini”: nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare.
In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C’è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna, non capendo che vale quanto un biglietto perdente della lotteria. Ci sono le guardie e i ladri, al lettore stabilire chi guardi cosa, chi protegga cosa, chi rubi cosa. C’è la giustizia e
email:info@caponeditore.it




Il libro che sto per presentarvi è una lettura che ha in sé qualcosa di sottilmente incantato. Nove visioni dove la scrittura viaggia nel tempo, nella memoria, nella finzione. Il curatore Rossano Astremo mischia queste carte con un virtuosismo da prestigiatore (non senza qualche azzardo), dove ogni pagina è un piccolo dono alla Lettura, dove c’è molto rispetto per l’ipotetico lettore e la volontà di condividere con lui un percorso “magico”, sospeso fra realtà e immaginazione.Giuseppe Braga, Eva Clesis, Gabriele Dadati, Maura Gancitano, Elisabetta Liguori, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Teo Lorini, Flavia Piccinni e Nadia Terranova sono gli scrittori protagonisti della raccolta curata da Rossano Astremo per Lupo editore dal titolo "Il libro sui libri". Nessuno ha rinunciato alla sua identità scritturale, tutti si sono cimentati in diversi generi dall’autobiografia, alla narrazione e alla saggistica senza volutamente centrarne l’identità: dunque un’operazione editoriale veramente inidentificabile, che ha tutte le carte in regole per sorprendere e deliziare anche i palati più raffinati.
In una psichedelica carrellata di aneddoti, autori citati, libri cult, pagina dopo pagina si attraversa il meglio del meglio della letteratura con l’unico filo conduttore del come nasce la malattia della lettura, e di come essa nelle forme più gravi può degenerare in scrittura e poesia. Molti i secoli e i volti a cui questi autori hanno dato voce da Sciascia a Scerbanenco, da Roth a DeLillo, da Balzac a Pontiggia, da Umberto Eco a Cervantes, da Sartre a Collodi, da Bernhard a Austen sino a Céline, in un percorso ricco di suggestioni dove il fuoco della scrittura irretisce e seduce.
“Nonostante l’invasione possente nella vita di tutti i giorni di TV e Internet – dice Rossano Astremo nella sua prefazione – che sottraggono fette importanti del nostro tempo libero, ancora oggi la pratica della lettura può essere considerata un’esperienza decisiva e centrale e il libro un oggetto rivoluzionario, assolutamente non destinato alla sparizione, convenendo, in conclusione, con quanto scritto da Umberto Eco qualche anno fa: “Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta”. (dall’introduzione di Rossano Astremo)


Soleto, patria del famoso alchimista Matteo Tafuri che, si narra, edificò la torre campanaria in una sola notte con l’aiuto del demonio, città delle streghe e degli stregoni, inserita negli itinerari dei principali siti internet e guide ai luoghi misteriosi d’Italia, rende omaggio al mistero e al “lato oscuro dell’animo” con la sesta edizione del festival "Soletoperalnero" promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sol...eto grazie al supporto di Unione Europea (P.O. FESR 2007 – 2013) e Regione Puglia (Assessorato al Mediterraneo) in collaborazione con Associazione Andrea Pazienza e Cool Club. Giovedì 19 agosto appuntamento con la seconda edizione della Notte Noir. L’intera manifestazione, dedicata a delitti, crimini, investigazioni e storie oscure tra musica, teatro e cinema, si svolgerà a partire dalle 21.00 all’interno della Villa Comunale, allestita per l’occasione come la scena di un crimine in cui gli indizi e una mappa permetteranno al pubblico di scoprire gli spettacoli. L’evento principale della serata sarà il concerto di Franco Micalizzi & The Big Bubbling Band, una grande occasione per gli appassionati di Cinema per rivivere le emozionanti sequenze musicali mozzafiato dei polizieschi italiani degli anni ’70 eseguiti dal vivo da un orchestra di 18 elementi diretta dal Maestro Franco Micalizzi, tra i grandi compositori di colonne sonore divenuto famoso per aver firmato, tra gli altri, le musiche di film cult come “Roma a mano armata”, “La banda del Gobbo”, “Il cinico, l’infame, Il violento”, “Lo chiamavano Trinità”, lavorando con registi come Corbucci, Lenzi e Salce ed entrando così in totale sintonia con il filone poliziesco italiano a cui Quentin Tarantino ha dichiarato di essersi ispirato. Durante il concerto non mancheranno contributi video, tratti dai celebri film di cui il Maestro Micalizzi ha firmato le colonne sonore, proiettati sul grande schermo di un cinema che ha conservato intatto il fascino forte delle sale di un tempo, tra bouganville e grandi spazi che evocano una indimenticata tradizione da preservare, tutelare e valorizzare. In apertura un salotto letterario accoglierà gli scrittori Angela Leucci, autrice di "Nani, ballerine e altre suggestioni" Edizioni Akkuaria, raccolta di racconti gialli ambientati nel Salento, Elisabetta Liguori (Argo, Pequod, Besa editrice), leccese, autrice di tre romanzi che pratica il genere noir con un certo successo, Omar Di Monopoli, di Manduria, autore di una trilogia western pugliese, che esce dagli schemi classici del genere e ambienta le sue storie in una Puglia terra di frontiera, Alfredo Ancora, di cui è da poco uscito “Un processo per caso”, Glocal editrice, saggio sulla Giustizia attraverso il racconto di un caso esemplare, avvenuto in un piccolo centro del sud della Puglia, Alda Teodarani, toscana, autrice di numerosi romanzi e racconti che spaziano dal giallo all’horror all’erotico. Modera l’incontro Stefano Donno, poeta, scrittore e critico letterario. Dopo l’incontro l’attore salentino Simone Franco leggerà il racconto noir grottesco “Uxoricidio” di Tommaso Landolfi, contenuto nella raccolta Le Labrene (Adelphi), accompagnato al flauto da Gianluca Milanese e dall’artista visuale Orodè che si esibirà in una estemporanea pittorica guidato dalla voce dell’attore e dalla musica. Fabio Tinella, accompagnato da Raffaele Vasquez interpreterà “L’angelo e il porco” tratto liberamente dal libro “I giorni dell’ira” di Giancarlo De Cataldo e Paolo Crepet.

L’Aquila che non c’è. Il 6 aprile del 2009, come è largamente noto, L’Aquila, un’intera città, per intero una città, è stata cancellata. Distrutta da uno dei terremoti maggiormente devastanti della storia. E, a un anno dal sisma, due giornalisti, giovani e indipendenti, Sabrina Pisu e Alessandro Zardetto, sono stati capaci, dopo un meticoloso lavoro di ricerca e registrazione, di far comprendere quanto ed esattamente in che maniera quel che rimane della vera city è divenuto un non-luogo. Oltre che, ovviamente, in che direzioni sono andati, quando sono andati, e per merito di chi, i soldi. Oltre che, per di più, di come e in che misura si può benissimo parlare, senza ormai rischiare d’esser tacciati per anti-italiani e non patriottici, d’una delle bugie più grosse ed eclatanti della storia moderna. Il destino del progetto C.A.S.E., infatti, per esempio, non può esser altro che la rappresentazione stessa d’un fallimento sociale e culturale. A parte economico. Anzi sconfitta in termini economici per la collettività, grazie al pubblico stesso, che fa rima baciata con il successo, la vittoria assoluta e definitiva, tranne per conseguenze eventualmente penali, di tantissimi, si dice, interessi in pole. Mister Bertolaso, l’uomo, il cosiddetto secondo Berlusconi, grazie al quale in miracolo è stato presentato ma non è avvenuto, è egli stesso l’emblema d’un’apparenza utile a gestire emergenze e catastrofi e, nel contempo, a fornire strumenti di lavoro ad amici e amici dei soliti amici. Il racconto, in forma d’inchiesta giornalistica minuziosa e fatto d’una puntigliosità dotata della voglia di sprofondare in parallelismi giustificati ove non giustificabili dalla cronologia strutturale del volume e opportuni, più interviste inopportune in quanto scomode, è infine utile a rendere presenza analizzate e finanche certissima d’uomini importanti per l’inizio e la fine, magari la prosecuzione, dei sogni d’aquilane e aquilani. Non a caso, il libro è chiosato dall’intervista al primo cittadino dell’Aquila, e forse benissimo non ne esce, buono sì quale “incidente” di percorso ma utile a una scena tanto grande da sembrare disponibile di spazi aggiunti appunto per questi soggetti minore. Ma l’umanità è spinata nelle nostre vene, invece, dalle testimonianze di persone pronte a spiegare pubblicamente un dramma custodito nelle segrete stanze d’una casa mai ottenuta, d’una dimora che non c’è. Al pari delle città sfumata. E che per sempre ricorderà i rintocchi del centro storico che fu.
L’Aquila 2010. Il miracolo che non c’è, di Sabrina Pisu e Alessandro Zardetto, prefazione di Curzio Maltese, Castelvecchi (Roma, 2010), pag. 254, euro 14.00.
A fianco del vissuto, e del suo rapporto quasi pudico con la creazione poetica, l'immagine e la leggibilità dell'immagine hanno grande rilevanza nella sua scrittura. In realtà non ci si troverà davanti a delle poesie per così dire naturalistiche, gli ambienti non sono veramente riconoscibili, ma tutto apparirà molto nitido, molto visibile appunto. È un fatto curioso questo, significativo di tutto l'impianto dei versi, sospesi tra una candida apparenza del mondo e l'invisibile parete che impedisce di toccarlo. [...] Mai lontano dall'istante, in principio era semplicemente un titolo che mi piaceva (questo è l'effetto che farà a molti questa scrittura), poi ho creduto di capirne un valore meno superficiale, quando mi sono accorto che è una - non intenzionale - variazione sul tema dell'hic et nunc; un titolo, cioè, che svela un atteggiamento poetico preciso, di chi, scrivendo, tenta di fissare i punti della propria situazione, come dimostrerebbe anche la struttura narrativa del libro. (dalla prefazione di Valerio Nardoni). Dalla sezioneTRINACRIA
Gli arpeggi si ripetevano,/ continuamente,/ si ripetevano./ I suoni crescevano./ Rumori./ Sibili di venti lontani./ I canti mai cantati/ dritti al cuore./ Gli occhi chiusi senza un motivo,/ umidi senza un motivo,/ o forse un motivo che non ricordavi./ Cresceva la musica./ L'anima si espandeva/ e riaffioravano ricordi con lo scirocco dritto in faccia./ Si alza la polvere, e gonfia/ in un gigante gomitolo d'occhi e ossa,/ gigante gomitolo di ghiaccio e roccia/ e luci e sabbia e onde e scogli/ poi il silenzio.../ lentamente vicino/ sempre più/ vicino./ Erano zingari/ di lacrime e note.