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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    lunedì 14 novembre 2011

    IL FIUME DELL’OPPIO DI AMITAV GHOSH (NERI POZZA EDITORE)


















    Settembre 1938: una tempesta si abbatte sull’oceano indiano e quasi porta al naufragio la Ibis, una goletta a due alberi che per conto della Compagnia delle Indie orientali sta trasportando da Calcutta a Mauritius il suo lucroso carico: detenuti condannati ai lavori forzati. Quando il mare finalmente si placa, cinque uomini sono scomparsi: due lascari – i leggendari marinai delle più diverse etnie che lavorano al soldo dei colonizzatori inglesi – due prigionieri e uno dei passeggeri. Forse la tempesta ha messo fine anche alla vita di coloro che si trovavano a bordo della Anahita, una nave della stessa compagnia che trasportava oppio a Canton? E quale destino si è invece abbattuto sui passeggeri della Redruth, un possente brigantino a due alberi partito dalla Cornovaglia e diretto anch’esso a Oriente? Tra la varia umanità imbarcatasi sulle navi britanniche c’è Bahram Modi, un ricco commerciante d’oppio parsi partito da Bombay, il fratello per metà cinese Ah Fatt, l’appassionata di botanica Paulette e un eterogeneo mondo di altre persone in cerca di avventure e ricchezze. È stata la violenza della natura, del cielo e del mare, a deviare il tragitto delle loro navi, oppure questo era il loro destino, alla mercé di forze ancor più possenti? Le navi inglesi approdano infine sulle coste della Cina. A Canton e negli altri porti commerciali del grande paese asiatico scambiano i loro carichi d’oppio con scatole di tè, seta, porcellana e argento. E a nulla valgono i tentativi dell’Imperatore di fermare quei traffici della tremenda sostanza che rende schiava la popolazione e rischia, mese dopo mese, approdo dopo approdo, di distruggerla tra le volute del suo fumo. Tra i vicoli e i canali affollati della Canton del diciannovesimo secolo, europei e asiatici cercano di far fronte ai personali drammi di ciò che ciascuno di essi ha perduto – e qualcuno anche a una nuova, inimmaginabile libertà. Affascinante e coinvolgente secondo romanzo della trilogia dedicata alla nascita dell’India moderna, Il fiume dell’oppio è uno dei grandi libri della letteratura indiana contemporanea.

    Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), è autore di Lo schiavo del manoscritto (Neri Pozza 2009), Mare di papaveri (Neri Pozza 2008), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008), Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007), Circostanze incendiarie (Neri Pozza 2006), Il paese delle maree (NeriPozza2005). www.amitavghosh.com%20
    Traduzione dall'inglese di Anna Nadotti e Norman Gobetti

    domenica 13 novembre 2011

    Guardiani dell'Essere di Eckhart Tolle: l'amore per l'uomo, per la natura e per gli animali (Edizioni L’Età dell’Acquario)





















    Eckhart Tolle è un profeta del nostro tempo, forse avrai avuto già modo di apprezzarlo nei bestseller "Un Nuovo Mondo" e "Il Potere di Adesso". A Eckhart Tolle si riconosce la grande capacità di  essere molto chiaro e di aver saputo condensare nelle sue pagine gli insegnamenti dei grandi della storia del pensiero. Oggi esce un libro straordinario per le Edizioni L’Età dell’Acquario:  Guardiani dell'Essere. Non è un libro tipico, bensì un Album a fumetti in cui i pensieri illuminati di Tolle vengono interpretati dalla matita di Patrick McDonnell, autore della famosa serie di fumetti "Mutts", riconosciuta anche dal creatore dei Peanuts, il famoso Schulz, come uno dei migliori fumetti della storia. Un matrimonio tra il disegno e la parola, all'insegna dell'amore per l'uomo, la natura e gli animali. Questo piccolo, straordinario libro racchiude l'essenza del lavoro di Tolle e illustra i suoi concetti più profondi utilizzando l'esempio degli animali, per i quali l'essere nel momento, qui e ora è  una capacità innata.
    "Quando accarezzi un cane o ascolti un gatto che fa le fusa, il pensiero si ferma per un momento e dentro te nasce uno spazio di quiete, una porta verso l'Essere"
    "Ho vissuto con molti maestri Zen; erano tutti gatti"
    "La vita, la coscienza, assumono la forma di un uomo o una donna, di un filo d'erba, di un cane, di un pianeta, del sole, di una galassia ... Questo è il gioco delle forme, la danza della vita" (Eckhart Tolle)
    IL LIBRO - Tutti gli elementi della natura, ogni fiore, ogni albero e ogni animale, hanno un'importante lezione da insegnarci. Guardiani dell'Essere celebra con una grazia leggera e ironica la bellezza della vita, delle piccole gioie, l'affinità tra gli uomini e i loro animali, in primis i loro cani. Ovviamente non mancano i cani protagonisti di MUTTS, che celebrano la gioia delle piccole cose condivise. Ogni pagina è una riflessione divertente sulla meraviglia del Creato e la verità dell'amore, un messaggio prezioso per i tanti che non rinunciano a nutrire di meraviglia la loro vita.
    Perfetto per gli amanti degli animali, Guardiani dell'Essere ci ricorda che tutto è Uno, Dio risiede nella quiete, la pace è! la nostra anima e che siamo tutti collegati. Coloro che risuonano con l'insegnamento di Tolle faranno tesoro di questo bellissimo libro, come farebbe chiunque abbia bisogno di una buona dose di ispirazione, humor delicato e saggezza edificante. Non è solo un libro meraviglioso per gli adulti, ma anche per i bambini ed è un piccolo oggetto, economico, adatto a essere un gran bel regalo.
    ECKHART TOLLE - L'insegnamento di Eckhart Tolle, maestro spirituale occidentale contemporaneo, non fa parte di alcuna tradizione o religione ma ugualmente non esclude alcun sentiero. Insegna a vivere il "qui e ora" e a sentirsi in unione con tutto ciò che esiste.Il New York Times ha definito Eckhart Tolle "l’autore di spiritualità più famoso d’America". Ma erano già stati milioni di lettori in tutto il mondo a eleggerlo come il maggior maestro spirituale vivente.Le sue opere occupano un posto d’onore in un' immaginaria “libreria dello spirito” accanto a quelle di Osho e Krishnamurti. E tutto questo perché Eckhart Tolle rappresenta la sintesi perfetta di millenni di saggezza e il sentire contemporaneo.Con una chiarezza e un'efficacia straordinarie, Tolle condensa nelle sue pagine gli insegnamenti dei grandi della storia del pensiero, da Buddha a Gesù, ma anche Shakespeare e, perché no, i Rolling Stone.
    PATRICK MCDONNELL - Patrick McDonnell è uno degli autori di fumetti più noti al mondo: le sue strisce appaiono ogni giorno su più di 700 giornali. È membro di numerosi organismi a tutela degli animali e dell’ambiente. E' il creatore di "Mutts", un fumetto amatissimo anche in Italia, dove è pubblicato sulla rivista "Linus".



    sabato 12 novembre 2011

    EDIZIONI ACHAB











    "Casa editrice fondata e diretta da Paolo Rossignoli nel 1998, allo scopo di diffondere in Italia, tramite riviste e libri, la conoscenza di tematiche e problematiche relative ad ambiti sociali, politici, economici e culturali del sud del mondo, con speciale attenzione alle aree di conflitto. La linea editoriale specializzata in geopolitica internazionale viene affiancata con convinzione da collane riguardanti la memoria storica italiana, la fotografia ed il disegno, la narrativa e una nuova collana per ragazzi.
    Primo sforzo editoriale è stata la rivista di geopolitica "Maíz - a sud dell'informazione", (Marzo 1998), pubblicazione mensile realizzata grazie all'impegno comune di giornalisti, cooperanti e volontari. In seguito nel febbraio 2000 è stata presentata alla Fiera Internazionale del libro a La Habana la rivista "Isla Grande" mensile specializzato in tematiche cubane. La pubblicazione cartacea delle riviste è per ora sospesa, aspettando tempi migliori. Manteniamo aperta una finestra sul mondo attraverso il nostro sito, proponendo pagine informative"


    venerdì 11 novembre 2011

    ABEditore

















    “ABEditore nasce per dare libera voce al sapere, ricercando anche ciò che è nascosto nei cassetti, perché finora non ha trovato spazi e modi per esprimersi. Oggi, grazie alla tecnologia, siamo raggiunti in ventiquattro ore da un numero maggiore di informazioni rispetto a quello che l'uomo di cento anni fa riceveva in tutta la sua vita. ABEditore ha l'ambizione di offrire, quindi, garanzie di qualità rispetto ai prodotti editoriali tramite un'attenta selezione, per divenire al più presto un punto di riferimento sicuro per chi vuole formarsi o informarsi in maniera corretta. Oggi, grazie ai livelli tecnologici raggiunti, possiamo inserire in un e Book (formato PDF), files multimediali come immagini(JPEG), audio(MP3) o video(AVI). Le nostre pubblicazioni saranno disponibili in formato digitale, ora non più novità, bensì importante realtà editoriale ed economica, ma anche in stampa tipografica e print on demand. Le diverse aree saranno gestite da esperti, che avranno il compito di svolgere attività di scoutiug verso autori e contenuti di interesse per i lettori. Il loro impegno sarà diretto ad attività di ricerca e selezione minuziose per garantire qualità, novità e originalità. Per facilitare la ricerca abbiamo individuato undici MacroAree, a loro volta suddivise per singole aree tematiche, destinate nel tempo ad arricchirsi, anche in termini numerici, per poter accogliere nuovi stimoli culturali emergenti. Ai nostri autori garantiamo la massima correttezza e trasparenza nei rapporti, come la tutela del Diritto d'Autore e l'identificazione di ogni Opera con il proprio codice ISBN (identificativo a livello mondiale). Nell'augurarti buona navigazione, ti invitiamo a fornire i tuoi suggerimenti, per aiutarci a migliorare e crescere insieme a te.”


    giovedì 10 novembre 2011

    DONNE E AMANTI DI ADA CULAZZO (LUPO EDITORE)





















    Una donna sola in compagnia del suo cane. Un’assolata spiaggia salentina affollata di bagnanti. Nel pacato andare delle ore, i suoni esterni si affievoliscono per lasciare spazio alla voce interiore, mentre gli occhi attenti osservano la varia umanità che brulica intorno e il ricordo dell’ultima serata trascorsa a Villa Maria fa affiorare figure che si muovono al ritmo della musica. E i profili dei danzatori si mettono a fuoco, assumono il volto di Viola, di Tina, di Florence e dei loro partner, andando a costruire storie e a suscitare riflessioni, mentre il fedele  compagno a quattro zampe ascolta. È un intero universo femminile che si traduce in romanzo di Ada Culazzo, con le sue gioie e con le sue sofferenze, con le sue fragilità e la sua forza, con le ferite e le conquiste che segnano le esistenze nell’alterno evolversi dei sentimenti e negli incontri che diventano svolte più o meno felici. Sovrano, su tutte le passioni, l’istinto materno – a volte sofferto, a volte fonte di energia invincibile – sintesi dell’essenza della Donna.

    mercoledì 9 novembre 2011

    C'era una volta il futuro. L'Italia della Dolce Vita di Oscar Iarussi (Le edizioni del Mulino)



















    "Che cosa c'era davvero in quel film sotto la patina dello scandalo? Quale Italia promettente e deludente raccontava? E che cosa ci è successo? L'Italia della Dolce Vita - sembra il titolo di un 'progetto per il passato', mentre la favola raccontata ai nostri figli riserva un incipit un po' inquietante: c'era una volta il futuro...". L'Italia che nel 1961 celebra i cent'anni dall'unità è un paese giovane, in preda a un'incontenibile voglia di crescita. Uscito sconfitto e immiserito dalla seconda guerra mondiale, si lancia in un vorticoso sviluppo industriale e dei consumi che mette in soffitta le memorie della sua identità contadina. Tra il 1959 e il 1963, la stagione del boom coincide con la cosiddetta "Dolce Vita". Simbolo del vitalismo disordinato ed euforico dell'Italia del miracolo economico, il capolavoro di Fellini è un repertorio dei tic, delle contraddizioni, delle zone d'ombra di quell'esplosiva fame di futuro. Ma i grandi temi che attraversano il film -l'informazione, la cultura, la fede, la famiglia, l'eros - ci parlano a ben vedere della realtà di oggi, di un'Italia grottescamente più felliniana di Fellini, e soprattutto avvitata nella cupa sensazione di avere "un grande futuro dietro le spalle".

    Oscar Iarussi, critico cinematografico, è giornalista della "Gazzetta del Mezzogiorno". Insegna Storia del cinema americano nell'Università di Bari. Tra i suoi libri: "Lettera aperta. Sud, Nord e altre storie" (Manni, 2003), "L'infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini" (Ente dello Spettacolo, 2009); ha curato inoltre "Viva l'Italia. Undici racconti per un paese da non dividere" (Fandango Libri, 2004) e il catalogo "Frontiere. La prima volta" (Laterza, 2011).

    martedì 8 novembre 2011

    IL GESTO DI FRANCESCO PASCA (LUPO EDITORE)






















    Si può amare la Scrittura? Si può dialogare nell’impossibile? Nella stesura del non-racconto l’interrogativo diventa forte, sollecita.
    È la stessa Scrittura che incalza, soffia e traduce. Quando la Scrittura s’identifica in un nome, in Thea, il personaggio di nome Giano, duella con l’unicità di Thea, quella dell’essere senza falsi pudori, senza veli. Come Scrittura, Thea, questo rivendica. Nel suggerire parole, non può non far scuotere Fiato che è lo stesso Giano. La duplicità, che è incertezza, diventa il tramite per l’atto estetico da trasferire sul corpo di Thea con il timore dell’inizio, dell’horror vacui che qualunque gesto porta con sé nel trasferirsi su di una superficie.
    Giano ozia, Fiato racconta. Tre lettere rinvenute sono il pretesto. Thea-‘Ntina subisce e si vendica con il rovello in cui costringe Giano.
    Ma, è anche la stessa duplicità di Thea a soccorre Giano nell’iniziazione, e lo induce a dirigersi nell’unità di un’Anima-Memoria, nel far rincorrere l’Udito che è Parola, il Gesto che è il Segno ed il Filo senza spessore che è l’Immagine. Un libro molto intenso di Francesco Pasca.

    lunedì 7 novembre 2011

    “HELL AND PARADISE – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta" edito da Lupo Editore il 10 novembre 2011 a Torre del Parco a Lecce






















    Presso la Torre del Parco a Lecce il 10 novembre 2011 alle ore 19,00 ci sarà la conferenza stampa-presentazione del libro – progetto di Francesco Spada e Gilda Novelli dal titolo "Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta" edito da Lupo Editore. Intervengono Raffaele Gorgoni e Luciano Pagano.
    Tutto ciò che cresce al centro e nelle periferie, nelle bombe demografiche della Cina, del Sudamerica, dell’Africa, in India. Il Paradiso e l’Inferno, mescolati in un mondo che stiamo abbandonando per l’incapacità di essere Comunità e non Villaggio. Il Male e il Bene, un viaggio nell’India non più metafora ma realtà, luogo dell’abbandono e dell’abuso, una riflessione concreta, in strada, giorno per giorno, nei luoghi della perdita. E ancora, lo sguardo del padre e della madre, ognuno con le proprie possibilità di sopravvivenza che si trasformano nelle armi dei nuovi guerrieri. Il coraggio di pubblicare i morenti di Park Street, la resistenza dei mercanti che vendono le loro merci sull’autostrada da Dehli a Bombay. E ancora, un libro di cronaca del reale visto con i propri occhi, interfaccia della vita, reportage urgente, attualità. Lo sguardo di una madre arrabbiata, fiera, guerriera, che lavora sola per crescere un bambino che è il futuro dell’India e allo stesso tempo il futuro del mondo. Dovunque si posino gli occhi di una madre, è il mondo con tutta la bellezza, l’orgoglio, la fierezza, la scomoda eleganza della semplicità.

    Il Paradiso e l’Inferno
    diventano una goccia di felicità
    nella foresta bengalese.

    Giovedì 10 Novembre 2011, alle ore 19.00, presso la Sala delle Prigioni di Torre del Parco (Lecce) verrà presentato per la prima volta in Italia il libro-progetto “Hell and Paradise” (Lupo Editore) di Francesco Spada e Gilda Novelli. Il libro “Hell and Paradise” (Lupo Editore) racconta attraverso un reportage di immagini fotografiche realizzate da Francesco Spada un viaggio nell’India degli ultimi, il nord del Bengala, quella lunga fascia di territorio che confina con il Nepal, il Bangladesh e il Bhutan (a sua volta confinante con il Tibet). È la prima volta che il nostro occhio ha la possibilità di osservare di persona la vita nell’India degli slum (baraccopoli) dove ogni giorno la popolazione di sedici milioni di abitanti che abita l’agglomerato urbano di Calcutta lotta per la sopravvivenza. Luoghi dove nonostante si superi la densità di venticinquemila abitanti per chilometro quadrato, come dice Franscesco Spada, “c’è sempre posto per tutti, Calcutta è una città che accoglie, non ha mai chiuso le porte”. “Hell and paradise” (Lupo Editore) è il primo passo di un progetto più ampio e complesso che si concretizzerà nella realizzazione di un’esposizione itinerante, finalizzata all’analisi, documentazione e denuncia, attraverso l’uso di diversi media, della “cultura dell’abbandono” nelle sue forme più diffuse e conclamate. Un libro realizzato interamente con materiali riciclati che diventa oggetto di scambio virtuoso, racchiuso nel suo packaging diviene ‘mattone’, perché tutti i proventi della sua vendita verranno investiti nella realizzazione della “Happiness Farm DROP”, un concetto abitativo realizzato da Francesco Spada in collaborazione con il KUBICO Design Office. La “Happiness Farm DROP” è un micro-villaggio integrato residenziale, per l’accoglienza, l’assistenza terapeutica e il recupero sociale dei bambini sieropositivi e affetti da HIV; uno spazio protetto, una “piccola fortezza rurale” completamente osmotica con l’habitat naturale e lussureggiante della grande cintura verde periferica di Calcutta. La “Happiness Farm DROP” verrà realizzata utilizzando come materie prime mattoni di creta, pietre, legno, bambù, terra e paglia, impiegate insieme alla straordinaria sapienza e qualità degli artigiani e dei costruttori locali bengalesi. “Hell and Paradise” (Lupo Editore), un lavoro dove il dono si unisce all’etnoantropologia visiva, dandoci la possibilità di conoscere la vera India, differente da quella che vediamo attraverso i media; un paese dove moderno e antico cercano una coesistenza a volte difficile e dove i rituali magici religiosi sono connotati da un approccio connettivo alla natura. La storia raccontata per immagini da “Hell and Paradise” (Lupo Editore) è la storia di un know-how internazionale che viene messo in gioco da Francesco Spada e Gilda Novelli per creare una realtà nuova e dare ai bambini abbandonati un’opportunità, allo stesso tempo insegnando al mondo come si possa realizzare un villaggio con un approccio ecologico e di neosostenibilità, secondo le regole dell’ecologia sociale. Gilda Novelli  da oltre trent’anni lavora nell’ambito educativo e socio-sanitario, occupandosi di terapia-equestre, yoga evolutivo, tecniche di rilassamento.
    Un diario di viaggio per immagini che vuole essere un contributo di cronaca ed attualità, per riflettere su tutto il Paradiso e tutto l’inferno che coabita oggi nel grande Colosso asiatico nell’età della globalizzazione che dedichiamo ai bambini di Calcutta.
    Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla ONG OFFER di Calcutta. www.offerindia.org
    Il progetto “Hell and Paradise” (Lupo Editore), è stato presentato a Calcutta il 6 ottobre 2011, presso il Consolato Italiano, e prossimamente, dopo questa prima tappa europea a Torre del Parco verrà presentato a New York, nell’ambito del “Challenge of peace”, premio dedicato a chi si occupa di aiutare i bambini in tutto il mondo. L’etica del dono, perseguita da questo progetto e curata in ogni particolare, si esplica nella fattura di ogni minimo dettaglio del libro, realizzato in carta riciclata e pubblicato in edizione bilingue, italiano e inglese. “Hell and Paradise” (Lupo Editore), il libro e il progetto di realizzazione della “Happiness Farm DROP” sono stati realizzati grazie alla collaborazione con Kubico, Vestas, Graficartcairo, l’associazione ONLUS “AMA Sempre”, EPIPHANY SOCIETY di Lecce, Liberrima.

    Info:
    spadapartners@yahoo.it
    parlacolcorpo@yahoo.it

    FRANCESCO SPADA

    Il suo lavoro è caratterizzato, sin dagli esordi negli anni Settanta, da un chiaro impegno civile e sociale, e dall’uso integrato degli strumenti espressivi e progettuali. Considerato negli anni Novanta tra i progettisti più rappresentativi del nuovo design italiano, il suo percorso di ricerca e produzione ha, da sempre, privilegiato un approccio etico ed antropologico all’interno della Cultura del Progetto, esaltando le specificità e le identità dei territori in cui ha operato, sperimentando e promuovendo nuovi modelli progettuali eco-sostenibili. Nel 1978 è tra gli autori italiani invitati alla Biennale di Venezia dove presenta una sintesi di un lungo lavoro di etno-antropologia visiva, sviluppato nel Sud-Italia ed in Nord-Africa, sulla cultura materiale, l’architettura naturale e i rituali magico-religiosi. Nel 1986 fonda a Lecce lo Studio Atlantide, tra i primi laboratori multimediali nel Sud d’Italia. Dalla metà degli anni Novanta la questione ambientale è al centro del suo lavoro di ricerca, teso a definire nuovo equilibrio tra i materiali naturali e i “nuovi materiali” artificiali e implementando, nei suoi progetti, le nuove forme e prodotti di energia alternativa. I suoi lavori sono stati presentati alla Triennale di Milano, al Salone Internazionale del Mobile (Mi), al SAD-Parigi, ad Abitare il Tempo (Vr) a San Paolo e Rio de Janeiro (Brasile), e in rassegne specializzate di ricerca e sperimentazione a New York, Tokio, Osaka, Parigi, Los Angeles, Koln, Francoforte. Collabora con lo Studio Associati di Marrakech (Marocco). Ha disegnato collezioni di design per Handicraft, Masterpieces, Edra, Oso Forniture, Valtorta, Clausura, DAF Design, Telcom, e per numerose piccole aziende artigiane in Italia ed Europa. Disegna per l’ENEA in collaborazione con il Centro Ricerche CETMA (Brindisi) una collezione di arredi ecologici per interni, utilizzando il Synplast (materiale ottenuto dal riciclaggio della plastica eterogenea), e un sistema di arredo urbano con lo stesso materiale per Alfa Edile (Br). Progetta per Italcantieri-Energy, parcheggi solari modulari e un distributore di energia elettrica per ecomezzi urbani. Nel 2002 le Ambasciate d’Italia in Argentina e Brasile, per promuovere il design italiano, gli organizzano due grandi esposizioni con i Consolati di Rosario (Argentina) presso il Parque de Espana e nel Palazzo del Governo del Panarà a Curitiba (Brasile). Molto intensa la sua attività di interior design e art-direction, conduce master e laboratori di design e comunicazione per Università italiane ed internazionali, Centri di ricerca e Scuole private. spadapartners@yahoo.it

    GILDA NOVELLI

    Laureata in Filosofia, è terapista della Psicomotricità, con specializzazione presso O.I.P. Organisations International de Psycomotricité – Parigi, ottenendo il Certificato Intern. in “Scienzes ed Tecniques du Corps”.Da oltre trent’anni lavora nell’ambito educativo e socio-sanitario, occupandosi di terapia-equestre, yoga evolutivo, tecniche di rilassamento. Ha svolto la sua attività di terapista e coordinato progetti per Centri privati, Enti pubblici, Centri di ricerca e Cooperative sociali, nell’ambito della prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e della cura e riabilitazione, per bambini ed adulti, con problematiche psico-motorie. Per quindici anni ha collaborato come terapista e coordinatrice, per i diversi Centri della Comunità Emmanuel di Lecce (Italia), promuovendo il Centro “Le Sorgenti del Benessere” per la cura e la diffusione della medicina naturale e delle Scienze psico-corporee. Per conto della Cooperazione intern. ha partecipato ad una missione di volontariato con la Caritas a Durazzo (Albania) conducendo un laboratorio ludico-terapeutico per i bambini di strada. (parlacolcorpo@yahoo.it)

    Titolo: Hell and paradise, India 2010-2011 – Diario di viaggio dal Rajasthan a Calcutta
    ISBN: 978-88-6667-007-0
    Autori: Francesco Spada – Gilda Novelli
    Euro: 25.00
    Anno: 2011
    Formato: 20×20
    Pagine: 282

    Il ricavato della sua diffusione sarà devoluto alla ONG OFFER di Calcutta. www.offerindia.org




    domenica 6 novembre 2011

    Orient Express di John Dos Passos, traduzione di Maurizio Bartocci, con otto dipinti originali dell'autore (Donzelli). Intervento di Nunzio Festa






















    Pubblicato per la prima volta nel 1927, “Orient Express” è il reportage artistico e onirico che John Dos Passos porta indietro dai Balcani, dalla Turchia, dal Caucaso e dal Medio Oriente. Un reportage allucinato che può esser datato 1921: anno di capovolgimenti totali delle regioni visitate dallo scrittore statunitense, che parte apprezzando la lentezza meridiana dei luoghi scelti; un attraversamento discreto, si potrebbe dire, che oggi finalmente è riproposto in italiano. Come si potrà capire dalle immagini che accompagnano le visitazioni, le stazioni di sosta e di ridiscesa l'autore è autore appassionato, dalla tempra disposta a incastrarsi nei pruriti politici e quindi civili, sociali e dunque infine epocali; più che attuale, per dire, rimane il guardare all'invenzione dell'Iraq. Ad abbozzi sempre e comunque artistici e spiritati. Ovviamente, come si capisce fin dalle primissime pagine dell'opera, il testo si fa immenso per la straordinaria e fiammeggiante forza evocativa della parola. Del tocco smaliziato di già, che fanno sentire questo Dos Passos appoggiato e quindi agganciato alle vette del lirismo. Orient Express, reportage di viaggio d'uno scrittore che poi diventa punto di riferimento della letteratura, è la trasposizione letteraria del dubbio che spinge l'autore nordamericano a entrare fuori dai limiti degli Usa: un interrogativo universale e intimo assai che permette di vivere la curiosità delle scoperte. Lo scrittore venticinquenne, che ha già scritto due romanzi a questo punto, si stupisce in ogni istante eppure ingrandisce lo stupore di chi legge con l'appropriazione delle immagini ascoltate. Con un percorso che va da Europa a Europa. Ovvero che prendendo le mosse dalla Francia si rimette in Spagna ma avendo registrato per esempio la Turchia, il Caucaso, Damasco e finanche il Marocco. Orient Express esce in traduzione italiana a novant'anni esatti dal viaggio. Insegnando a lettrici e lettori la bellezza del reportage che si nutre di sociale epperò allo stesso tempo non scade nel giornalismo d'attualità (che ovviamente potrebbe persino ammazzare il fine del libro). Perché a John Dos Passos interessa spiegare l'umanità. All'umanità. Sconfiggendo il passaggio dei tempi. Che lo scrittore vive la poesia meridiana. Cioè, diremmo noi innamorati di quest'elemento, affermando in pagina la lentezza orientale ferma in nero comportamenti e spigoli di luoghi e persone. Un'opera immensa e difficile per noi occidentali, accidentati dalle velocità. Eppur, forse, inspiegabilmente essenziale.


    sabato 5 novembre 2011

    “Quelli che però è lo stesso”: scuola e giovani nella periferia romana raccontati da una giovane professoressa, precaria e sognatrice. Intervento di Roberto Martalò




















    “Che è, 'na pischella?”. L'ingresso della professoressa Dai Pra' nel mondo della scuola non è stato certamente all'altezza delle sue aspettative. Catapultata nella periferia romana, al suo primo incarico da docente precaria, la docente vivrà un'esperienza al limite dell'incredulità: entrerà presto in contatto con colleghi cinici e non amanti della professione, con ragazzi disinteressati e provenienti da famiglie disastrate, con adulti maldisposti. Non tutto il male vien per nuocere e così Silvia potrà anche togliersi delle soddisfazioni: dai buoni voti a Nadjette, giovane marocchina emancipata e desiderosa di studiare, ai progressi di Tomas Di Serio alias Pierino.
    Un anno intenso e caotico che la Dai Pra' racchiude nel suo “Quelli che però è lo stesso”, libro interessante non solo per la testimonianza diretta che una docente offre del mondo della scuola, ma anche per la descrizione accurata della periferia romana, per il quadro del mondo giovanile che ne esce e che dovrebbe interessare di più non soltanto gli stessi ragazzi protagonisti di queste pagine, o che si possono facilmente identificare con gli alunni della Dai Pra', ma anche tutte le istituzioni coinvolte (dal Ministero dell'Istruzione, che sembra non conoscere certe situazioni, agli amministratori locali, che non possono lasciare che il degrado prenda il sopravvento).
    L'autrice sceglie una forma che si alterna tra il diario, il reportage e il romanzo vero e proprio; in tal modo, si riesce a unire nel libro la descrizione dello stato d'animo della protagonista rispetto alla condizione della scuola e delle periferie, la testimonianza di situazioni particolare raccontate come se fossero riprese da un'inquadratura oggettiva e un intreccio – che segue il percorso temporale dei trimestri - che coinvolga e che crei familiarità tra il lettore e i personaggi del libro.
    “Quelli che però è lo stesso” ha dunque il merito di raccontare con precisione uno spaccato di Italia molto spesso sottaciuto e che dovrebbe avere più spazio, soprattutto in un periodo in cui la questione della scuola, dei giovani e delle periferie assume rilevanza per il futuro di tutto il Paese. Lo fa con uno stile piacevole ed è per questo che la lettura è fortemente consigliata.
    P.S. ottima anche la politica di prezzo scelto dalla Laterza, il libro è accessibile a tutti.

    Quelli che però lo stesso di Silvia Dai Pra’
    Laterza, 171 pag, 10€

    venerdì 4 novembre 2011

    Mondo senza fine. Il diario spagnolo di Langston Hughes (Mattioli 1885). Un estratto come anteprima.






















    Non puoi pretendere che ogni mela sia perfetta. Dalla prefazione di William J. Harris – “Mondo senza fine, è l’ottavo libro e la sezione finale dell’autobiografia di Hughes I wonder as I Wander, le riflessioni dello scrittore sui progressisti anni trenta, sebbene il libro sia stato scritto e pubblicato nei più conservatori anni cinquanta. E senza dubbio è il mondo contrassegnato dalle varie sinistre quello in cui Hughes vaga in quegli anni, dalla Russia Sovietica alla Spagna dilaniata dalla guerra. In questo ultimo libro Hughes ci parla dei sei mesi passati in Spagna nel 1937, durante la Guerra civile. Ovviamente si trova sul fronte dei repubblicani, mentre questi sono impegnati nella lotta contro i fascisti. Era andato in Spagna come reporter per i quotidiani dei neri d’America. Dal momento che lui stesso era nero, e scriveva per la stampa nera, ciò che lo interessa è diverso da quello che può colpire l’attenzione di un bianco come Orwell o Hemingway. Ciò che a Hughes preme è la situazione dei neri in Guerra, e in Spagna, per poter superare lo stereotipo classico dell’uomo di colore. Molte di queste pagine ci parlano dei neri in quanto singoli individui. “Tutti i neri, di qualsiasi nazionalità, con cui parlavo, convenivano sul fatto che non ci fosse la minima traccia di un pregiudizio relativo al colore in Spagna.” Sebbene i pregiudizi razziali siano lasciati alle spalle, nella natia America, la questione del colore continua a emergere mentre scopre i neri al potere, e i neri integrati coi bianchi nelle Brigate Internazionali, dal momento che in America era arduo trovare neri al potere e non ci sarebbe stata integrazione razziale nelle forze armate fino al 1948 – cioè il punto di riferimento era ancora Jim Crow, l’America segregata. Un altro momento similmente interessante negli scritti autobiografici di Hughes è quando, nei libri che precedono questo sulla Guerra spagnola, si mostra maggiormente condiscendente nei confronti dell’esperimento sovietico rispetto all’amico, il famoso scrittore britannico Arthur Koestler. Dal momento che Hughes è un nero che viene dal profondo della società americana, non è così “velocemente disilluso riguardo all’esperimento sovietico.” Ricorda che il grande Fredrick Douglass, lo scrittore nero che nel diciannovesimo secolo aveva lottato contro la schiavitù, quando aveva letto sui giornali degli schiavisti che “gli abolizionisti erano tutti anarchici, contadini, diavoli e atei,” aveva continuato a pensare che “l’abolizione – di qualsiasi altra cosa potesse essere – non potesse dispiacere a uno schiavo.” Come Douglass, Hughes sente che l’Unione Sovietica, qualsiasi sia la macchia di cui si possa coprire, può significare qualcosa per chi è ai margini. Ma anche l’ottimista Hughes non sempre riesce a evitare di essere critico riguardo ai repubblicani, che hanno troppe disparità di opinioni fra loro per poter vincere la guerra. Ma il libro non parla solo della Guerra Civile – ci parla anche della formazione di uno scrittore di colore in quei tempi, un’impresa non facile, dal momento che la maggior parte del mondo letterario era a lui impedito a causa del colore della pelle. “Questa è la storia di un nero che vuole vivere con le proprie poesie e i propri racconti,” ha scritto Hughes. E proprio in queste pagine sulla Spagna, ribadisce il concetto. “Nella guerra civile in Spagna ero stato lì come scrittore, non come combattente. Ma questo è ciò che volevo essere, uno scrittore, che registrava quello che vedeva, e commentava, e traeva dalle proprie emozioni una propria personale interpretazione.” Siccome era uno scrittore, andava in cerca di altri scrittori, come il grande poeta nero cubano Nicolas Guillen, e poi tutti quelli conosciuti a Madrid nell’Alianza, vero e proprio ritrovo di scrittori e artisti. Hughes, viaggiatore del mondo, aveva una visione ben più ampia di quella della maggior parte degli scrittori americani dell’epoca, e – ironicamente – fu proprio a Madrid che conobbe il maggior numero di scrittori bianchi americani. “Non essendomi dato di frequentare l’Algonquin di New York, non ho mai incontrato molti scrittori famosi. Durante i mesi che passai in Spagna feci conoscenza di più scrittori americani bianchi che in qualsiasi altro periodo della mia vita.” Hughes scriveva in primo luogo per le masse nere, e su di loro, ubbidendo alla massima del grande poeta spagnolo Garcia Lorca, che aveva tradotto in inglese: “La poesia, la canzone, la pittura sono solo acqua attinta dal pozzo del popolo, e dovrebbe essere restituita alla gente in una coppa di bellezza in modo che possano berne e, nel bere, capire loro stessi.” Questa è una perfetta descrizione di gran parte dell’opera di Hughes: egli prende la voce popolare della propria gente e la trasforma in oro puro. Perciò è abbastanza ironica la scena in cui legge le proprie poesie ai soldati sul fronte e questi gli contestano la grammatica stentata dei personaggi dei suoi versi, insistendo sul fatto che la gente di colore presente nelle Brigate abbia una buona educazione. Ma questi neri ben educati non sono quelli che lui sta cercando di ritrarre e raggiungere con le proprie poesie. A questo punto il lettore bianco potrebbe chiedersi: “Se Hughes scrive principalmente di gente nera per la gente nera, perché dovrebbe interessarmi?” In primo luogo perché non conoscere l’opera di Hughes significherebbe perdersi un incredibile talento e un grande piacere. Inoltre, perché la storia non finisce qui. A Parigi, nel 1937, nelle pagine che chiudono il libro, l’autore riflette: “Nel frattempo, avevo allargato i miei interessi oltre Harlem e i neri d’America per includere tutti i popoli di colore del mondo, anzi, tutti i popoli del mondo, dato che avevo a che fare con loro come loro con me.”. Lo potete notare nel libro che state tenendo in mano: Hughes è interessato a ritratte chiunque incontri e lo interessi, senza fare differenze di colore di pelle o altro. Tuttavia, tutti sono visti attraverso lo sguardo un po’ divertito di un complesso uomo afro-americano. È uno dei doni che fa al lettore: lasciarci vedere il mondo dal punto di vista di questo individuo afro-americano. Uno sguardo pieno. Hughes è sincero, divertente anche. Attraverso i suoi occhi una nuova consapevolezza del mondo può essere aggiunta alla saggezza del lettore. Anche se continuerà a scrivere della gente povera di colore fino alla fine della propria vita, e questo rimarrà il suo principale interesse, non mancherà di scrivere di altri argomenti, dovunque lo porti la sua fantasia. Sul fronte, nel campo di battaglia di Brunete, vicino a Madrid, un altro fronte, Hughes chiede “Dove sono gli uccelli che continuo a sentire cantare” e la risposta è: “Non ci sono uccelli. Quello è il fischio delle pallottole del cecchino.” A Madrid, Hughes trova un nuovo modo di utilizzare dischi di swing, suonandoli per gli scrittori e gli artisti dell’Alianza, in modo da nascondere “il suono delle bombe di Franco che esplodevano fuori lungo le strade.” Questi dischi finiscono per rimpiazzare la più tranquilla musica classica, e lui lascia le registrazioni di Duke Ellington, Benny Goodman e Charlie Barnet agli amici di Madrid affinché “le suonino durante i bombardamenti”. Trova un punto di contatto fra guerra civile e lotta razziale quando intervista uno studente di colore della Howard University di Washington. “Gli studenti universitari di colore devono rendersi conto del legame che sussiste fra la situazione internazionale e i nostri problemi in patria… Franco demolisce ciò che la gente ha impiegato anni a costruire. Brucia libri, chiude scuole e soffoca l’educazione. In America i nostri studenti, neri e bianchi, devono sollevarsi contro tutte le forze che mirano a un ordine sociale fascista.” Il ragazzo ha ragione. Vede le implicazioni internazionali della guerra, che è una prova generale per la Seconda Guerra Mondiale. L’illustre biografo di Hughes, Arnold Rampersad, saputo di questa edizione italiana del libro, mi ha scritto: “Le pagine sulla Guerra civile spagnola sono pura classe.” È un grande piacere, dunque, per un poeta afro americano come me poterne parlare in occasione di questa traduzione. In queste pagine possiamo trovare un uomo capace di guardare dritto negli occhi il mondo, ma anche dotato di un incredibile senso dell’umorismo o meglio di un equilibrio che lo accompagna in tutte le situazioni. Hughes è uno degli scrittori con maggior buon senso che abbiamo. Anche se vede la tragedia, ciò non gli impedisce di godersi il divertimento. È l’insegnamento che Hughes ha appreso quando era bambino a Lawrence, in Kansas, città a cui anch’io sono legato, quando la nonna gli dava una mela ammaccata e marrone e lui si rifiutava di mangiarla. Allora la nonna gli diceva: “Che problema c’è, ragazzo? Non puoi pretendere che ogni mela sia perfetta. Solo perché ha una macchia, vuoi buttarla via? Leva la parte marcia e mangia quella mela. È buona lo stesso.” “Così è il mondo, osserva Hughes, se levi la parte marcia, è ancora una buona mela.” Anche se si può trovare questa affermazione ingenuamente ottimista, è rinfrescante trovare uno scrittore che non sia romanticamente disperato per tutto il tempo. (29 giugno, 2011 - Brooklyn, NY)



    giovedì 3 novembre 2011

    "Manuale d'Intelligence" di Antonella Colonna Vilasi (Città del Sole Edizioni)
























    L’intelligence. Questa sconosciuta..... - È uscito per i tipi di Città del Sole Edizioni l'interessante volume "Manuale d'Intelligence", primo manuale dedicato all'argomento scritto al femminile. Si tratta di un testo indirizzato non solo agli addetti ai lavori ma soprattutto a chiunque desideri capire come funziona l'Intelligence. Manuale di Intelligence: è un testo fondamentale che analizza le finalità dell'Intelligence nelle moderne democrazie occidentali. Tratta il processo e la selezione delle informazioni utili al decisore finale. L'introduzione è a cura di Stefano Folli, e la prefazione del Direttore dei Servizi Esterni Francesi (DGSE). Un'intervista all'ex Direttore dell'Ufficio Analisi dell'AISI completa l'opera.

    Servizi segreti e sicurezza dello stato - È opinione largamente condivisa che i servizi d’intelligence siano sinonimo di mistero, di operazioni oscure messe in pratica dai potenti del mondo che, come in un teatrino dei burattini, muovono i fili per manipolare le sorti del mondo. Sono richiamati alla memoria periodi politicamente bui della recente storia italiana durante i quali la raccolta d’informazioni e ciò che viene comunemente chiamato spionaggio erano utilizzati a fini politici. Oppure, in una società multiculturale e multietnica come quella odierna, si ritiene siano indispensabili per prevenire qualsiasi forma di terrorismo. La sicurezza dello stato è, dunque, indispensabile soprattutto negli anni duemila, dove le nuove forme di terrorismo espongono il mondo a nuovi rischi e pericoli. Ma dietro il lavoro dei servizi d’intelligence c’è un mondo complesso, un volume indefinito d’informazioni da raccogliere, analizzare e selezionare.
    Per demolire l'aura negativa che caratterizza l’intelligence bisogna eliminare tante scorie pseudo-ideologiche e far comprendere quanto siano importanti le funzioni che un servizio bene organizzato ed efficiente può svolgere a favore della collettività. Fare a meno dell’intelligence non si può, in un mondo in cui persino gli Stati faticano a sopravvivere alle nuove minacce che li incalzano.
    Prima di tutto bisogna tornare alla definizione, non sempre scontata, del termine inglese “intelligence” che traducendolo letteralmente in italiano, significa “intelligenza” nell’accezione di raccolta d’informazioni utili, o “spionaggio” espressione che però induce a pensare a una funzione illegale o immorale dei servizi segreti, oltre che a imprese stile James Bonde. La traduzione del termine inglese non è, quindi, la migliore possibile in quanto esprime gli aspetti più che altro negativi delle attività di sicurezza. Volendo fornire una spiegazione che sia la più oggettiva possibile del termine intelligence, potremmo definirla come “l’insieme delle attività finalizzate all’acquisizione d’informazioni rilevanti per la sicurezza dello Stato”, sia che la si voglia intendere come una branca dell’attività governativa, sia che la si intenda come uno specifico campo di studio accademico che si occupa di rapporti internazionali, di politica estera e di sicurezza nazionale. Ma considerando l’aura di mistero e complotto che ruota intorno a questa tematica è facile comprendere quanto sia poco conosciuta dai cittadini e, se da un lato manca la comunicazione istituzionale da parte degli organismi dei servizi segreti, dall’altro è scarso o totalmente assente l’interesse dell’opinione pubblica verso i temi della sicurezza nazionale. In un mondo come quello odierno, globalizzato, multiculturale, multietnico e in continua evoluzione gli stati si trovano ad affrontare sempre nuove minacce: alla sicurezza del territorio, alla stabilità dello stato, agli interessi nazionali. E anche il modo di perseguire la sicurezza è cambiato. I meccanismi che regolano le azioni d’intelligence sono paragonabili a quelli di qualsiasi altra scienza: viene privilegiato il metodo scientifico al fine di prevedere il futuro tramite lo studio minuzioso del materiale raccolto e l’ambiente circostante. L’analisi d’intelligence inizia con i dati, ma è finalizzata a formulare previsioni. L’intelligence, insomma, è funzionale all’attività di previsione che, a sua volta, è preliminare all’attività di pianificazione. Anzi, si può sostenere che non si ha intelligence senza previsione, e previsione senza intelligence. Fondamentali sono tre fasi principali secondo le quali s’articola tutto il processo: fase della descrizione, fase della spiegazione e fase della previsione.

    Le nuove frontiere dell’intelligence -  Il panorama economico, politico, sociale e culturale mondiale, dopo il 1989 con la caduta del muro di Berlino, è completamente mutato con un conseguente rimodellamento delle attività dell’intelligence. Il bipolarismo, che vedeva la contrapposizione delle due super potenze Urss e Usa, ha lasciato spazio al multipolarismo con l’avanzata sulla scena di nuovi stati che fino ad allora avevano orbitato intorno a uno dei due protagonisti. A ciò si sono aggiunte nuove tensioni etniche e razziali che hanno alimentato ideologie terroristiche e d’odio verso l’Occidente sfociate nell’attacco alle Torri Gemelle di New York. Gli avvenimenti che hanno segnato gli anni tra il 1989 ed il 1991 hanno modificato il precedente scenario di riferimento internazionale: le situazioni tipiche di un sistema bipolare, gli interessi nazionali, le minacce e i fattori di rischio interagenti sulla sicurezza dello Stato sono crollati per subire una completa metamorfosi in riferimento ai nuovi rapporti del multipolarismo. Conseguentemente le attività d’intelligence hanno dovuto adeguarsi ed adattarsi.
    Nella nostra epoca incentrata sulla rivoluzione digitale, gli organismi d’intelligence devono essere in grado d’affrontare nuove sfide incentrate soprattutto sullo sviluppo e sulla gestione dell'immensa mole di informazioni in loro possesso.

    Lunedì 7 Novembre 2011 presso Cibus Mazzini in  Via Lamarmora, 4 - Lecce alle ore 19.30la scrittrice Antonella Colonna Vilasi presenta il suo libro "Manuale d'Intelligence" (Città del Sole Edizioni). Presenterà l'Autrice il giudice Salvatore Cosentino Modera il dott. Gianluca Pasca (Presidente dell’ass. Kalos Manfredi Pasca)

    mercoledì 2 novembre 2011

    Il libro dei libri di Luca Giorgi (Mattioli 1885). Un'anteprima





















    È l'ultimo e forse più riuscito sberleffo all'industria editoriale. Anche questa è una risposta alla crisi, per ripartire dai nostri errori. Ottanta libri inesistenti presentati con copertina, introduzione, rassegna stampa e note biografiche dell'autore. Ottanta titoli esilaranti che forse varrebbe la pena pubblicare davvero. Da Curarsi con il letame nella sezione salute a Migliora l'autostima del tuo gatto nella sezione amici a quattro zampe. Da Zozzo, romanzo grammaticalmente scorretto a Il bidet biodinamico, da I templari e la dieta dissociata a È stato Morris, primo giallo in cui il colpevole è in copertina.

    Luca Giorgi ha 51 anni e vive a Lucca dove si occupa di pubblicità. Questo è il suo primo libro. Il volume è in corso di valutazione in Francia e Spagna.

    martedì 1 novembre 2011

    L’ammutinamento dell’Elsinore di Jack London (edizione integrale per Mattioli 1885). Traduzione e cura di Livio Crescenzi e Silvia Zamagni.






















    Ormai fuori catalogo e qui riproposto nella sua versione integrale, ecco che per Mattioli 1885 esce “L’ammutinamento dell’Elsinore di Jack London.  È uno dei libri meno conosciuti ma più belli e completi di London. Ha il passo e la forza del mistero narrativo che scava nella psicologia e nella dinamica degli avvenimenti, a loro volta capaci di farsi tutt’uno con l’ambiente naturale. London ci riporta al Gordon Pym di Edgar Allan Poe, per le atmosfere e la potenza della scrittura. Un libro imprescindibile “ (Davide Sapienza).
    Partito da Baltimora e diretto a Seattle, lungo la difficile rotta di Capo Horn, a bordo di un equipaggio costituito da un’accozzaglia di uomini d’ogni risma, creature sbandate e fuori di testa, assassini e rifiuti umani intossicati di whisky, tenuti insieme solo dall’inflessibile brutalità del vecchio secondo. Ma, a bordo, anche due inconsueti passeggeri: un giovane scrittore annoiato dalla vita e del suo stesso grande successo e la giovane figlia del capitano West. Sullo sfondo il gelido mare, tempestoso e spietato, e le insopportabili condizioni di vita a bordo, la cui tensione sfocerà in un ammutinamento che non risparmierà nessuna crudeltà.