Un viaggio distopico e
sinestetico tra miti decostruiti, corpi mercificati e intelligenza artificiale
firmato da una delle voci più radicali dell'arte visiva e performativa
contemporanea.
LECCE / RIGA — Esce per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni
di Stefano Donno (collana di poesia slava contemporanea a cura di Paolo
Galvagni) l'attesa raccolta poetica "Biancaneve si è ammalata" della
pluripremiata artista e poetessa lettone Elena Glazova. Tradotto con maestria
dallo slavista Paolo Galvagni, il volume rappresenta un vero e proprio
terremoto linguistico ed estetico nel panorama letterario europeo odierno.
Nata a Riga e figura
centrale della scena internazionale della poesia visiva e della sound-art,
Elena Glazova offre con quest'opera una diagnosi impietosa e visionaria della
società post-capitalista. La fiaba dei fratelli Grimm viene completamente
riscritta e sovvertita: Biancaneve si ammala, viene sostituita da un ginoide
imperfetto per mancanza di lubrificante, mentre la vera eroina fugge nella
foresta solo per essere scambiata per un animale dal cacciatore e affidare il
suo ultimo istante a una macchina fotografica Polaroid — l'ultimo baluardo
d'originalità in un mondo di copie e flussi di dati algoritmici.
Biancaneve si è ammalata
di Elena Glazova è un’opera radicale e spiazzante, una favola filosofica
postmoderna che scardina i confini della poesia contemporanea. In un mondo in
cui persino le fiabe vengono appaltate a ginoidi difettosi e l'amore si riduce
a un match su un'app, l'autrice ed artista totale Elena Glazova costruisce un
percorso visivo e sinestetico di inaudita potenza. Attraverso immagini
disturbanti e folgoranti — dai polipi cerosi che fuoriescono dalle statue di
vetro alla polaroid come estremo baluardo dell'originale contro la copia — il
libro trasmette un'inquietudine lucida e magnetica. Un testo imprescindibile
per chi cerca una letteratura che non consola, ma morde il reale. In sintesi il
principium individuationis dell’opera di quest’autrice davvero singolare è la
decostruzione dei miti culturali e fiabeschi nell'era digitale, il
post-capitalismo, la mercificazione del corpo e l'estinzione del linguaggio. Il
messaggio chiave sostiene che la scrittura non debba cedere alle lusinghe del
mercato o del pubblico, ma farsi strumento radicale di auto-organizzazione e
resistenza ontologica, trasformando il vuoto in un nuovo cosmo critico
Il volume si muove dunque
agilmente tra suggestioni che uniscono la Genesi alla musica techno, Euripide a
Pasolini, e le performance multimediali del gruppo "Orbita" alle
nevrosi delle app di incontri. I testi non descrivono semplicemente il reale,
ma lo scompongono attraverso una scrittura sinestetica in cui la materia densa
(miele, olio, sangue, colature di vernice e polipi cerosi) si fa schermo
pulsante. Come afferma l'autrice con la sua consueta intransigenza
intellettuale: «La scrittura è un metodo di auto-organizzazione, attraverso cui
il vuoto si tramuta nel cosmo. Orientarsi verso il pubblico è una variante di
prostituzione».
Il curatore Paolo
Galvagni sottolinea l'importanza di un'operazione culturale che porta in Italia
una delle autrici più complesse e affascinanti dell'area baltica e
russofono-europea, capace di fondere la tradizione della grande poesia russa
con le tensioni estetiche dell'arte contemporanea globale. Con una veste
grafica curata nei minimi dettagli da Mauro Marino presso il Fondo Verri di
Lecce, il libro si candida a diventare un oggetto di culto per lettori colti,
critici e amanti della letteratura di confine.
«Le immagini di Elena
Glazova combinano in modo paradossale la densa tangibilità della materia con la
mediazione dell'immagine: testi nei quali catene di immagini sono costruite
come chiara consequenzialità narrativa ed esperimenti di favola filosofica postmoderna.»
— Igor' Gubenko
la banalità del male
di colore arancione
le ombre grigie su metà
volto
da qui una sfumatura
grigia
compare la pensierosità
la mano nero-grigia
perché mai il male è
banale
come questa rotazione
arancione del volto
la mano grigia
il palmo roseo
la mano si gira col palmo
riluce di rosa
“lui ha compiuto il suo
dovere
lui ha obbedito alla
legge”
il curatore - Paolo
Galvagni (1967). Laureato in Lingua e letteratura russa all'Università di
Bologna, ha trascorso periodi di studio a Mosca, Minsk, Kiev e San Pietroburgo.
Collabora con riviste e case editrici, per le quali traduce testi di poeti e
narratori russi e ucraini, con specifica attenzione alla poesia contemporanea.
Nel 2014 gli è stato assegnato il Premio “Andrej Belyj” (San Pietroburgo) per
le traduzioni. Nel 2018 ha partecipato al Festival “Vasari” di Nižnij Novgorod
(versioni di poeti italiani contemporanei in russo). Tra gli autori tradotti si
ricordano M. Cvetaeva, A. Achmatova, S. Esenin, A. Blok, N. Kljuev, Vl.
Majakovskij, L. Andreev, M. Gor’kij, Vl. Vysockij. Tra i contemporanei: E.
Schwarz, V. Filippov, S. Zav’jalov, S. Stratanovskij, G. Ajgi, D. Grigor’ev, B.
Ostanin. Si occupa anche di letteratura russofona (poeti di lingua russa fuori
dalla Russia): Ch. Zakirov. Š. Abdullaev, L. Joonas, I. Kotjuch
INFO LINK NELLA SEZIONE
BLOG DEL SITO I QUADERNI DEL BARDO EDIZIONI DI STEFANO DONNO
https://www.quadernidelbardoedizionilecce.it/

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