Pagine

Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

    Powered by ilLibraio.it

    domenica 1 novembre 2026

    For the Dead Remember: The Life of M. R. James by Darryl Jones

     
















    M. R. James: greatest of all ghost story writers, a repressed member of the English establishment struggling against changing times

    Every Christmas around the turn of the twentieth century, Montague Rhodes James would gather his friends and students together in his rooms at King's College Cambridge, for what he once described as a 'dark séance', in which he read a new ghost story by candlelight at midnight. But the ghost stories are only one aspect of the life and writing of this fascinating, complex, troubled, difficult man. Monty James was widely recognized as perhaps the outstanding scholar of his generation, a man whose academic achievements were unparalleled, and who became the foremost living authority on medieval manuscripts, on stained glass, on Biblical apocrypha, and on the occult. He was also a formidable academic administrator, as Provost of King's College Cambridge and then as Vice-Chancellor of Cambridge University, he led his institution through the difficult years of the First World War, in which many of his colleagues and students were killed. After the war, he returned to the sanctuary of his beloved Eton, which he served as Provost until his death.

    James's life in Cambridge brought him into contact, and often into conflict, with many of the great figures and movements of his age, from Henry Sidgwick and the Society for Psychical Research to John Maynard Keynes, Lytton Strachey, and the Bloomsbury Group, with which he had many connections. He was the friend of A. C. Benson, the teacher of Rupert Brooke. He was a repressed gay man, whose friends recognized this even where he did not. He was often troubled by modern ideas and tendencies, widening social access to universities, degrees for women. This is also a story of the profound consolations of scholarship, and of a man who found meaning on the wilder shores of human experience, in a world of demons and ghosts


    Pagnotta non c'è più di László Krasznahorkai (Bompiani)

     





















    Dal Premio Nobel per la Letteratura 2025

    Un romanzo ironico e spiazzante sulla confusione di certa politica, sempre in cerca di nuovi miti fondativi, e sulla forza di un legame semplice e sincero, quello tra uomo e cane, capace di regalare conforto e consolazione.

    «Gli ci voleva un cane, perché bisogna sempre avere un cane in casa, lui ne aveva sempre avuto uno, e ne voleva uno anche adesso, che casa poteva mai essere una casa senza un cane?»


    Lo stavano cercando da anni, e infine l'hanno trovato. Sono figli del popolo, curiosi, tenaci, benintenzionati e fastidiosi; e lui, lo zio Józsi, è solo un ometto solitario che tutti chiamano per dileggio Signor Arzillo, un vecchio che vive di poco, il suo fornellino, le sue patate. Ma no: ecco che gli intrusi gli danno del voi, gli dicono Vostra Maestà, lo riveriscono, lo onorano, gli offrono ossequi e musica, come fa quel giovanotto robusto, un certo László Krasznahorkai, pronto a sfoderare la chitarra per accompagnare il canto del vecchio in re minore. E questo perché hanno scoperto il suo segreto, il segreto che ha custodito per tutta la vita: lui, quell'ometto così normale, è il nipote del nipote di Gengis Khan, e come tale è il degno erede del trono d'Ungheria. Ci sarebbe da esaltarsi, ma la verità è che lo zio Józsi ha perso la fiducia nel mondo da quando Pagnotta non c'è più. Pagnotta, la vecchia cagnolina che dopo una vita di fedeltà e affetto se n'è andata, e ora riposa sotto la grande quercia in fondo al giardino. Forse un altro cane potrebbe cambiare le cose? Certo che sì: ed ecco che arriva una nuova cucciola, una nuova Pagnotta, perché tutti i cani di casa si sono sempre chiamati Pagnotta, e ogni cosa si trasforma e torna ad avere senso. Ma altre prove attendono lo zio Józsi e la sua cagnolina

    Freddo come una macchina di Colson Whitehead (Mondadori)

     




















    Nell'ultimo capitolo della sua Trilogia di Harlem, Whitehead racconta una città in continuo mutamento, tra grattacieli scintillanti e squallidi rifugi sotterranei. Con la sua prosa e un'inesauribile immaginazione, ci ricorda inoltre che è solo grattando via la superficie che si può scoprire la verità.

    «Un'ode a una città maestosa e alle sue genti.» - Time

    «Come in una ballata di Bob Dylan, come in una parabola religiosa o in un racconto popolare tramandato per generazioni, nella storia di Ray Carney c'è un pezzo di tutti noi.» - Marco Bruna, La Lettura


    1981. New York sta lentamente riemergendo dalla rovina finanziaria e dal declino grazie a uno sviluppo immobiliare sfrenato e al capitalismo predatorio dell'era Reagan, che domina Wall Street. A Harlem, Ray Carney - stimato negoziante nonché abile ricettatore - è appena stato nominato Rivenditore del Mese della Sterling Furniture Co. Quando le banche negano a sua moglie Elizabeth il prestito necessario per ampliare la sua agenzia di viaggi, decide di tentare un ultimo colpo. 1983. L'amico e complice di Carney, Pepper, per alcuni è solo un sociopatico, per altri un formidabile ladro con problemi relazionali. Anche se da un po' sente il peso degli anni, accetta di fare un ultimo favore a Elizabeth: scortare un cliente durante una delicata compravendita di pezzi d'arte nel mercato nero dell'East Village. È un mondo per lui del tutto sconosciuto ma ormai ovunque in città si parla la lingua che lui stesso conosce meglio di tutte: quella della violenza. 1986. Da vent'anni Carney è tormentato dai sensi di colpa per non essere riuscito a salvare suo cugino Freddie. Ora finalmente ha l'occasione per riscattarsi, mettendo al riparo suo figlio dalle brutte compagnie. Fare di nuovo squadra con Pepper, però, significa per Carney rischiare la sicurezza della sua famiglia, che ha impiegato decenni a costruire