Dal Premio Nobel per la Letteratura 2025
Un romanzo ironico e spiazzante sulla confusione di certa politica, sempre in cerca di nuovi miti fondativi, e sulla forza di un legame semplice e sincero, quello tra uomo e cane, capace di regalare conforto e consolazione.
«Gli ci voleva un cane, perché bisogna sempre avere un cane in casa, lui ne aveva sempre avuto uno, e ne voleva uno anche adesso, che casa poteva mai essere una casa senza un cane?»
Lo stavano cercando da anni, e infine l'hanno trovato. Sono figli del popolo, curiosi, tenaci, benintenzionati e fastidiosi; e lui, lo zio Józsi, è solo un ometto solitario che tutti chiamano per dileggio Signor Arzillo, un vecchio che vive di poco, il suo fornellino, le sue patate. Ma no: ecco che gli intrusi gli danno del voi, gli dicono Vostra Maestà, lo riveriscono, lo onorano, gli offrono ossequi e musica, come fa quel giovanotto robusto, un certo László Krasznahorkai, pronto a sfoderare la chitarra per accompagnare il canto del vecchio in re minore. E questo perché hanno scoperto il suo segreto, il segreto che ha custodito per tutta la vita: lui, quell'ometto così normale, è il nipote del nipote di Gengis Khan, e come tale è il degno erede del trono d'Ungheria. Ci sarebbe da esaltarsi, ma la verità è che lo zio Józsi ha perso la fiducia nel mondo da quando Pagnotta non c'è più. Pagnotta, la vecchia cagnolina che dopo una vita di fedeltà e affetto se n'è andata, e ora riposa sotto la grande quercia in fondo al giardino. Forse un altro cane potrebbe cambiare le cose? Certo che sì: ed ecco che arriva una nuova cucciola, una nuova Pagnotta, perché tutti i cani di casa si sono sempre chiamati Pagnotta, e ogni cosa si trasforma e torna ad avere senso. Ma altre prove attendono lo zio Józsi e la sua cagnolina

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