Il più bel regalo.
"August", il racconto lungo che Christa Wolf ha lasciato al marito
Gerhard, é il più bel regalo che una scrittrice potesse fare all'amore d'una
vita intera, all'amore assoluto: "Senza di te sarei stata un'altra persona",
dice infatti in dedica di chiusura C. Wolf al suo Gerhard. "Un piccolo
grumo di memoria - é stato detto - che la scrittrice ha riplasmato nel luglio
dell’anno scorso pochi mesi prima di morire. Con tocco quasi elegiaco, senza le
tensioni ideologiche ed esistenziali di quell’opera autobiografica del 1976
(Trama d'infanzia, ndr) nella quale aveva ritratto se stessa e gli anni del
crollo del nazismo attraverso il personaggio della giovane Jenny Jordan. Nelle
ultime pagine del libro c’erano già con lei, in sanatorio, il piccolo August e
Hannelore rapita dalla tisi a soli cinque anni. Figure marginali allora, sagome
appena sbozzate in un’epoca di deliri e follie, che ora riemergono nelle pagine
terse di quest’ultima prosa, icone di una lontana identità che la parola sa
riannodare al presente". Ed è vero, anche, che i territori della
letteratura affermano con forza quanto il 'il passato non é morto' - perché è
storia e storie, insomma. Ecco, comunque, in sintesi il soggetto che si fa
quasi pellicola in tono minore. Un uomo alle soglie della pensione, che tra le
altre cose ha superato una malattia, cresciuto, si sposa con Trude ed è già
vedovo da due anni. Fa l’autista, e mentre sta appunto riportando in pullman da
Praga a Berlino una comitiva di turisti, mentre guidando costeggia l’Elba, si
ferma a Dresda, lambisce lo Spreewald, il passato torna e si fa riscrivere in
forma persino di memoria. Nonostante, dobbiamo quindi giustificare, s'usi
un'ottima terza persona. Insomma August si vede (ricorda) bambino. E trova un
orfanello lasciato nel sanatorio che fu Rocca dei tarli. Di maturazione in
maturazione, verso la maturazione, August s'unirà a Trude. La certezza,
l'amore. Felicità.Pagine
Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
sabato 24 novembre 2012
August di Christa Wolf, traduzione di Anita Raja (E/O). Intervento di Nunzio Festa
Il più bel regalo.
"August", il racconto lungo che Christa Wolf ha lasciato al marito
Gerhard, é il più bel regalo che una scrittrice potesse fare all'amore d'una
vita intera, all'amore assoluto: "Senza di te sarei stata un'altra persona",
dice infatti in dedica di chiusura C. Wolf al suo Gerhard. "Un piccolo
grumo di memoria - é stato detto - che la scrittrice ha riplasmato nel luglio
dell’anno scorso pochi mesi prima di morire. Con tocco quasi elegiaco, senza le
tensioni ideologiche ed esistenziali di quell’opera autobiografica del 1976
(Trama d'infanzia, ndr) nella quale aveva ritratto se stessa e gli anni del
crollo del nazismo attraverso il personaggio della giovane Jenny Jordan. Nelle
ultime pagine del libro c’erano già con lei, in sanatorio, il piccolo August e
Hannelore rapita dalla tisi a soli cinque anni. Figure marginali allora, sagome
appena sbozzate in un’epoca di deliri e follie, che ora riemergono nelle pagine
terse di quest’ultima prosa, icone di una lontana identità che la parola sa
riannodare al presente". Ed è vero, anche, che i territori della
letteratura affermano con forza quanto il 'il passato non é morto' - perché è
storia e storie, insomma. Ecco, comunque, in sintesi il soggetto che si fa
quasi pellicola in tono minore. Un uomo alle soglie della pensione, che tra le
altre cose ha superato una malattia, cresciuto, si sposa con Trude ed è già
vedovo da due anni. Fa l’autista, e mentre sta appunto riportando in pullman da
Praga a Berlino una comitiva di turisti, mentre guidando costeggia l’Elba, si
ferma a Dresda, lambisce lo Spreewald, il passato torna e si fa riscrivere in
forma persino di memoria. Nonostante, dobbiamo quindi giustificare, s'usi
un'ottima terza persona. Insomma August si vede (ricorda) bambino. E trova un
orfanello lasciato nel sanatorio che fu Rocca dei tarli. Di maturazione in
maturazione, verso la maturazione, August s'unirà a Trude. La certezza,
l'amore. Felicità.venerdì 23 novembre 2012
A LECCE LA FELTRINELLI POINT OSPITA IL ROMANZO “DI TUTTE LE RICCHEZZE” (Feltrinelli) di Stefano Benni
L’autore si renderà disponibile a
firmare le copie del libro, accogliendo ben volentieri domande dai lettori
convenuti.. L’appuntamento è previsto per domenica 25 novembre 2012 ore 11.00
alla Feltrinelli point di via Cavallotti 7/a a Lecce. La libreria Feltrinelli non perde occasione di
presentare ghiotte opere letterarie come il romanzo “Di tutte le ricchezze” -
ai lettori leccesi e non - che non possono non accogliere quest’opportunità di
arricchimento culturale accompagnato dalla simpatica e poliedrica figura di
Stefano Benni, un autore acuto e frizzante, l’ideale insomma per una domenica
mattina di novembre.
Martin è un maturo professore e
poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione
della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle
conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri
animali bizzarri e filosofi. In questa solitudine coltiva la sua passione di
studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale
morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è
turbata dall’arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un
mercante d’arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima
compagna. L’apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin
nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio
professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità
imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice
di un fantastico giro di valzer. Leggende, sogni, canzoni, versi di un poeta
che la tradizione vuole folle e suicida, telefonate attese, contattisti rock,
cinghiali assassini, visite di colleghi inopportuni, comiche sorprese, goffi
corteggiamenti e inattese tentazioni - tutto riempie di nuova linfa una
stagione che si credeva conclusa, e che si riapre sul futuro come un’alba.
Martin e tutti quelli che lo circondano sembrano chiusi in un bozzolo di
misteri: si tratta di attendere la farfalla che ne uscirà.
Stefano Benni scrittore,
giornalista, poeta, sceneggiatore, drammaturgo e umorista italiano. Ha
collaborato con settimanali “l’Espresso” e “Panorama”, quotidiani come ”la Repubblica” e “Il
manifesto”, autore televisivo. Ha scritto numerosi romanzi, autore di racconti
e opere teatrali.
Info
Feltrinelli Point
via Cavallotti 7/a, 0832/331999
giovedì 22 novembre 2012
Antonio V. Gelormini presenta il suo Episcopius Troianus – il taccuino di Troia (Gelsorosso edizioni) alla Città del Libro di Campi Salentina
Sarà presentato venerdì 23
novembre 2012 alle ore 16,00 nella sala Manfred della Città del Libro 2012 di
Campi Salentina da Stefano Donno, Antonella Vincenti e Don Alessandro D’Elia il
lavoro di Antonio V. Gelormini edito da Gelsorosso dal titolo Episcopius
Troianus – il taccuino di Troia
«Kaspar Jr. Van Wittel era
letteralmente catturato dall’imponenza affascinante delle Alpi, mentre ne
sorvolava le cime innevate e mentre si apprestava a sfogliare le pagine
nascoste di una storia senza fine».Il Gran Tour di Kaspar jr. si dipana sulle
tracce accattivanti di linee architettoniche familiari e lungo i riverberi di
sentimenti devozionali insistentemente tramandati. Un percorso tracciato negli
anni della sua infanzia olandese dai racconti di una nonna “incantevole” che,
come un filo d’Arianna, lo guideranno dalla Firenze di Raffaello alla Roma dei
Papi, dalla Napoli carolingia alla familiare Reggia vanvitelliana di Caserta.
Fino al cuore dell’entroterra dauno: Troia. Episcopius Troianus “racconta” il
Palazzo Vescovile di Troia, nella percezione stessa di “soggetto episcopale”,
attraverso le sue vicissitudini, quelle dei Vescovi che l’hanno abitato, quella
di un’originale pala d’altare del Solimena, nonché della tribolata vicenda di
preziosi volumi e codici emigrati “forzosamente” verso biblioteche più
blasonate. È anche il racconto di una Diocesi e di una Città, Troia, che ha
rappresentato un importante pezzo di storia di questo suggestivo angolo di
Puglia.
Antonio V. Gelormini, nato a
Troia (Fg) il 24 agosto 1956, vive a Bari, dove ha frequentato i corsi della
Facoltà di Economia e Commercio degli Studi “A. Moro”. Ha diretto importanti
strutture turistico-alberghiere di catene nazionali ed internazionali (Club
Méditerranée, Accor Group e Cit Hotel). Dal 2006 è giornalista pubblicista.
Editorialista del quotidiano telematico «Affari Italiani», è redattore-capo
della sezione “Puglia”. È stato responsabile della pagina turismo del
quotidiano «La Prealpina»
di Varese, ed è corrispondente di numerose testate online. Collabora con i
principali quotidiani pugliesi. È responsabile del progetto Daunia Vetus della
Diocesi di Lucera-Troia, per la nascita di un Distretto Culturale
(www.dauniavetus.it). Nel giugno 2009 ha ricevuto il “Premio Giornalistico Città
di Riccione” assegnato ogni anno alle migliori firme del giornalismo italiano
di viaggi e turismo.
Umberto Galimberti con il suo Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto (Feltrinelli) a Feltrinelli Point di Lecce
La libreria “Feltrinelli point” della città barocca-
accoglie senza remore la filosofia e lo fa ospitando un grande esponente della
storia della filosofia italiana, Umberto Galimberti con la sua opera che
affronta il tema del sacro. Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto
è un saggio che riaccende il dibattito sul significato che ha assunto la
religione al giorno d'oggi ormai in crisi, incapace di comunicare un linguaggio
nuovo, comprensibile e condivisibile con tutti. L’appuntamento è previsto per
venerdì 23 novembre 2012 alle ore 17,00 dove l’autore incontrerà i suoi
lettori.
Già nel 2000, Umberto Galimberti con le “Orme del sacro”
si poneva la domanda di cosa fosse rimasto di autenticamente religioso in
un'epoca come la nostra che più di altre registra un boom di
spiritualità. Al di là delle fulgide apparenze, il Dio invocato in plurime
lingue, in molti riti e nelle forme più svariate della religiosità, sembra
essersi infatti definitivamente congedato dal mondo per lasciare null'altro che
un desiderio infinito di protezione, conforto, rassicurazione: è solo il resto
esangue della storia e della tradizione del cristianesimo, troppo arretrato per
governare un tempo scandito dall'incalzante succedersi delle scoperte
tecnico-scientifiche. Oggi la riflessione di Galimberti si è estesa e
approfondita. Ma forse si può dire anche che la consapevolezza dell'importanza
di questi temi è cresciuta in modo costante nel pubblico e che la ricerca di
risposte sulla crisi del sacro si è ormai molto affrancata dalla guida della
chiesa cattolica. In Cristianesimo, il filosofo parla a questo nuovo pubblico,
tracciando le ragioni dell'afasia del sacro nel nostro mondo riconducendole,
con un'argomentazione che non mancherà di causare dibattito, proprio alla
natura del cristianesimo, così come realizzatosi nella storia dell'Occidente.
Umberto Galimberti (nato a Monza nel 1942), è stato dal
1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore
associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario
all’università Ca Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia
della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association for
Analytical Psychology. Autore di numerose opere filosofiche che come è noto
sono incentrate sul tema della tecnica nella società occidentale contemporanea,
del corpo e dell’anima.
Info
Feltrinelli Point Lecce
via Cavallotti 7/a, 0832/331999
www.lafeltrinelli.it
CICI CAFARO E RICCI I TUOI CAPELLI CON KURUMUNY AL FOLK BOOKS
Sabato 24 novembre 2012 ore 18,00 è previsto
l’appuntamento con le voci, i suoni, i
ritmi della tradizione: ci sarà la presentazione dei libri/cd editi da
Kurumuny dal titolo “Cici Cafaro, Io
scrivo la realtà”, “Ricci i tuoi capelli. Arie e canti popolari di Cannole,
Corimondo – La strina, suoni e canti di Corigliano d’Otranto”, con Luigi Chiriatti, Sergio Torsello, Eugenio
Imbriani. A seguire intervento musicale delle Cantatrici di
Cannole e di Cici Cafaro.
CICI CAFARO - IO SCRIVO LA
REALTA’ a cura di Eugenio Imbriani. Illustrazioni a cura di
B22
Una testimonianza preziosa, un
lungo racconto in cui il flusso dei ricordi sembra riannodare le fila del
rapporto tra passato e presente, tra memoria e appartenenza. Un’autobiografia
che ci rivela una personalità emblematica e rappresentativa della cultura
dell’area grica del Salento. Cici Cafaro è un uomo che sembra aver vissuto
dieci vite in una: contadino, ambulante, poi emigrante e soldato, sempre
cantastorie instancabile che conosce, come gli antichi aedi, il segreto del
ritmo delle parole per incantare.
RICCI I TUOI CAPELLI - ARIE E CANTI POPOLARI DI CANNOLE con le
illustrazioni di Lucio Montinaro a cura di Luigi Chiriatti
Esiste un altro Salento, diverso
da quello da cartolina. È il Salento più autentico e vero, quello della
quotidianità, fatto di storie, di gente, di paesi arsi dal sole che vivono
all’ombra delle chiese e delle masserie in pietra leccese. Dopo aver apprezzato
la forma, la curiosità richiede, necessita che venga svelata anche la sostanza,
l’anima, il cuore di questa terra. Lontane o solo lambite dai circuiti
turistici sopravvivono, infatti, tante piccole realtà piene di fascino dove la
memoria dell’antico resiste al lento scorrere del tempo e all’incessante galoppare
della modernità. Incorniciati da teorie di ulivi che procedono senza soluzioni
di continuità, i paesi del Salento nascondono e custodiscono piccoli grandi
tesori, e tocca alla curiosità del turista o del ricercatore scoprirne la
bellezza più profonda, quella che riannoda i fili del tempo. Uno di questi è
senza dubbio Cannole, piccolo paese situato nella zona centro-orientale del
Salento, noto ai più per la famosa sagra della Municeddha (lumaca), oltre che
per lo splendido parco Torcito, che conserva una meravigliosa masseria
fortificata del XVII secolo. Qualche altro, tra i cinefili, ricorderà
certamente che la sua vecchia stazione fu una delle tappe dello splendido road
movie ferroviario Italian Sud Est della Fluid Video Crew di Davide Barletti, ma
in pochi rammentano che nel 1480, questa area accolse gli otrantini
sopravvissuti al sanguinario sacco della loro città ad opera di Gedik Ahmed
Pashà e soprattutto che fino agli inizi del XIX secolo questo paesino era uno
dei decatría choría, ovvero i tredici paesi della Terra d’Otranto che
conservavano la lingua e le tradizioni greche, oggi meglio noti come Grecìa
salentina. E lo spirito musicale qui è ancora vivo, infatti questa piccola
cittadina custodisce anche un altro piccolo grande patrimonio culturale
rappresentato da Rosaria Campa, Vincenza Agrosì, Assuntina Tomasi, Gina
Luperto, Eva Serra, Rosalba De Lorenzis, e Ada Nocita, sette donne fra i
cinquanta e settanta anni, che quasi per caso si sono ritrovate a cantare
insieme e da quel momento non hanno smesso di condividere questa comune
passione. Nel corso degli ultimi anni la loro attività, fatta di piccole
esibizioni, per lo più private, ha suscitato l’interesse di diversi musicisti e
ricercatori salentini che si sono avvicendati per studiare e approfondire il
loro repertorio, ma sono state poi loro a cercare Luigi Chiriatti, spinte dal
desiderio di lasciare una traccia dei loro canti. Le donne di Cannole hanno
cominciato a cantare insieme in diverse e svariate circostanze: quando andavano
insieme sul pullman che le portava alle terme, in giro nelle scampagnate con
gli amici. Cantare per loro significa incontrarsi, cucinare, mangiare,
dialogare, spettegolare in un tempo che non è caratterizzato dal ricordo del
passato, ma che è il presente, il loro modo di esserci e di vivere oggi la loro
presenza. Il canto come categoria espressiva del bello che non serve, come in
passato, a esorcizzare la morte, la durezza della vita e il destino di una non
umanità, ma che rappresenta se stesse in relazione alla loro comunità. Canto
come gioia, socializzazione, un modo di ironizzare su altri e su se stesse,
alternativa ai luoghi comuni della televisione e della globalizzazione. Per
loro cantare è stare insieme, giocare, ricavarsi uno spazio libero dalle trame
tradizionali dei rapporti ufficiali sottomessi a regole di facciata, un luogo e
un tempo della contemporaneità che sfugge a qualsiasi tipologia della ricerca e
della documentazione classica. Per loro cantare è fare partecipi gli altri del
loro benessere psicofisico: la loro memoria non è spezzata. Il loro repertorio
è come un grande magazzino, un “granaio della memoria” senza categorie, dove i
canti hanno uguale importanza e diventano belli ed emozionanti quando decidono
di eseguirli siano essi di origine propriamente salentina o di altra
derivazione. Le donne di Cannole quando cantano ci regalano emozioni che ci
coinvolgono e ci fanno gioire del presente del loro incontro. La maggior parte
del loro repertorio è rappresentato dai canti diffusi in tutta la Penisola: canti narrativi
e romanze delle opere liriche diffuse dalle bande locali. Questo elemento
conferma, ancora una volta, come la poesia popolare e la sua musica, che
toccano corde del sentire comune, sono conosciute ovunque, appartengono a tutti
e suscitano uguali sentimenti anche se il “modo” di esecuzione assume
caratteristiche diverse e le fanno appartenere al luogo e al tempo in cui
vengono eseguiti. Al centro dell’indagine che ha dato vita a questa
pubblicazione è la voce che è corporeità, spessore, timbro, calore
comunicativo, ma che significa anche riannodare i fili della memoria, narrare,
testimoniare. Non è un dato casuale, considerata la preponderanza che la voce,
vista nel suo profilo performativo, ha assunto nell’odierna analisi
demo-etno-antropologica. E il Salento è terra di voci e di canti, benché lo si
associ più spesso al battito del tamburello e alla danza. I canti a sole voci
di questa raccolta possiedono una marcata valenza emozionale. Sono storie
conosciute o meno, nel segno delle sfaccettature dell’amore, della fatica del
lavoro, delle relazioni sociali, della quotidianità, dell’emigrazione, della
lontananza. Canto giocoso e nudo, senza orpelli e senza palchi e riflettori, un
cantare distante dai codici spettacolari. La proposta delle cantatrici di
Cannole è il segno di quanto l’analisi della pluralità sonora salentina non
possa darsi del tutto completata e riveli ancora tesori, al di là del mare,
sole, mieru (vino) e pizzica, giustamente celebrati, ma più spesso spacciati e
consumati con superficialità. Il volume è corredato da due Cd che contengono
un’antologia di brani scelti, per un totale di 42 tracce. Nel repertorio delle
donne di Cannole sono confluite arie, romanze e canti narrativi provenienti da
tutta Italia: probabilmente ciò è dovuto al fatto che in questo gruppo ci sono
donne che hanno vissuto all’estero per venticinque, trent’anni e che certamente
hanno avuto rapporti con connazionali provenienti da altre zone della nostra
penisola. Anche i canti salentini del loro repertorio provengono da zone
diverse come il Capo o le aree di Martano e altre zone del Salento. Alcune di
queste donne infatti non sono native di Cannole: una proviene da Martano,
un’altra da Poggiardo, un’altra ancora è originaria di Galatina, trasferitesi
poi a Cannole per ragioni di lavoro o piuttosto perché hanno sposato qualcuno
del posto. Probabilmente da bambine hanno ascoltato i canti del loro luogo di
origine e poi li hanno conservati come antichi ricordi di famiglia.
Il Cd “Ricci i tuoi capelli, arie
e canti popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS - PO
FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce,
dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole.
Info: Officine Cantelmo_Lecce
Contatto : Tel. 0832.720683 - Fax 0832.720684
mercoledì 21 novembre 2012
Recensione di Alessandra Peluso su Di tutte le ricchezze di Stefano Benni (Feltrinelli)
«E così siamo rimasti soli,
amabile lettrice, caro lettore. (...) Ci guardiamo attraverso questo strano
specchio che è un libro». (p. 206) Mi rifletto nello specchio della solitudine
della mia stanza, dove a farmi compagnia, è il cinguettio di uccelli che
sembrano non stancarsi mai, loro sono in compagnia e cantano ad unisono una
melodia armoniosa.
Così mi ritrovo a condividere la
solitudine ed altri stati d’animo che aleggiano imperiosi nel libro di Stefano
Benni, Di tutte le ricchezze.
Emozionata e coinvolta - come senz’altro accadrà ad ogni lettore - dal
principio, dove l’autore esordisce scrivendo i versi di un poeta molto caro al
protagonista del racconto, Martin: «La soltudine sta ai vecchi / Come un
vecchio vestito / E nelle tasche tintinnano / I sogni che più non spendono ...
», (p. 13) sino alla conclusione in cui il protagonista, o chissà l’autore, si
presenta con garbo e cordialità, vivendo un presente insolito, frizzante,
brioso, e anche un pò grottesco, ed un passato nostalgico e colmo di rimpianti.
Narra Stefano Benni il sentimento
dell’amore di Martin, un sentimento vissuto e rivissuto che regala puntualmente
rimpianti, rimorsi, dolore con una felicità che vorresti fosse eterna, ma che
non dura più di pochi istanti. Sensazioni, emozioni traboccano soprattutto
nell’innamoramento descritto con abile maestria da Benni, tra il protagonista e
la sua giovane e bella vicina di casa (che mi ha commosso come un adolescente
al primo amore, coinvolgendomi sino alla fine della storia), e la tormentata nostalgia
per la giovinezza ormai fuggita e la solitudine dei settant’anni voluta, cercata, imposta, costretta e subita
per alcuni versi.
È complicato parlare d’amore,
tutte le forze centrifughe si mescolano: emozioni, pulsioni, fantasmi,
desideri, ragioni, repressioni, rimpianti. Come scriveva Rilke nella Lettera a un giovane poeta, l’amore è la
prova più difficile che ognuno di noi affronta nella vita, e lo sa bene
l’autore che lo racconta e lo fa vivere ad ogni lettore tra magia, incanto e
disincantata quantomai ingiusta realtà.
Straordinario poeta e scrittore,
Stefano Benni, e si nota a chiare lettere la maestria di scrittore, l’innata
sensibilità di poeta e il talento portentoso di giornalista in descrizioni
attente e puntuali. Si alternano i dialoghi ironici e pungenti con personaggi
del passato di Martin, come il collega professore, Remorus, i dialoghi col
figlio lontano tra missive e telefonate e le spassosissime conversazioni con
gli animali del bosco. Sembra di vivere nel mondo di Fedro e le sue favole.
Appassiona e coinvolge Di tutte le ricchezze, e potrebbe
diventare una trama di un film incantevole, se qualche regista volesse, a mio
avviso, riempirebbe le sale.
Non è opportuno raccontare tutto,
ma dopo aver letto il libro verrebbe spontaneo farlo, le emozioni in scrittura
fuoriescono come lava incandescente. Così la passione, il fuoco raccontato
dell’età giovanile, l’entusiasmo, sino a giungere a settant’anni, età che il
professore definisce «venerabile quando non è sordida», per poi chiedersi «se
possiamo fingere di non avere rimpianti, ritrovandosi così a fare i conti con
se stesso».
Ogni capitolo è introdotto da
versi poetici che ammaliano, fanno sognare e riflettere. Le poesie sono di
Catena, un misterioso poeta locale morto in un manicomio, che Martin ama e
cerca di farne rivivere il talento, segue il racconto solitario interrotto
quasi bruscamente da un incontro con dei nuovi vicini di casa: Aldo il Torvo,
un pittore senza infamia nè gloria, e la sua compagna, Michele, chiamata dal
professore “Principessa del grano” e successivamente “Nasten’ka” e il lettore
comprenderà il motivo.
Nulla è lasciato al caso, e la
trama si dipana: «si sente in questo momento come se qualcuno avesse tirato una
bomba nel suo tranquillo specchio d’acqua ... » e si alternano immagini
irriverenti, poetiche, idilliache, ilari quali l’incontro tra Martin e il
serpente che lo beffeggia perchè lo vede innamorato, preludendogli una
sofferenza, così come il gufo o la capra che incontra nel bosco o il lupo ormai
invecchiato e solitario nel qule il professore sembra rispecchiarsi.
«L’amore degli uomini è uno
specchio rotto / Che non rimanda più la tua immagine / è come un libro di cui
vediamo / La copertina, non più le pagine. / ... / L’amore degli uomini è uno
specchio rotto / Forse è svanito,
cerchiamo invano / Lui è sempre lì, al solito posto». (p. 174)
È lo specchio - l’emblema della
vita che passa - icona del romanzo, l’identità di ogni uomo che rivede se
stesso e a volte non si riconosce come nel romanzo di Pirandello, Uno, nessuno e centomila, dove il
personaggio, Vitangelo Moscarda, guardandosi allo specchio prende coscienza di
essere altro rispetto a ciò che immaginava e comincia per lui il dramma. Lo
specchio può essere un amico fedele ma a volte un abile ingannatore e nello
specchio si riflette anche l’immagine di Martin, da giovane, poi da adulto - e
nel frattempo - veleggia la solitudine, quella solitudine che compare, con la
quale ha inizio e fine il romanzo di Stefano Benni così come la vita di ognuno
di noi.
Milena Magnani con Delle volte il vento (Kurumuny) a Folk Books a Lecce
Ci sarà la presentazione del
libro di Milena Magnani edito da Kurumuny dal titolo "Delle volte il
Vento" venerdì 23 novembre 2012 alle ore 22, 00. L’appuntamento è previsto nell'ambito della
rassegna Folk Books voluta dalla Città
del Libro di Campi che si tiene a Lecce
presso le Officine Cantelmo in Viale De Pietro. E’ prevista dopo la
presentazione dell’autrice l’improvvisazione musicale di Maria Mazzotta e Redi
Hasa.
Dall'autrice del romanzo Il circo capovolto (Feltrinelli 2008)
DELLE VOLTE IL VENTO - Delle volte il vento fa uno strano giro e
genera destini nuovi, in rapido divenire. Un viaggio verso una terra promessa
che non c’è. L’approdo su una spiaggia di fuoco che è avamposto di un altro
domani e gabbia dorata di un’idealità perduta. La nostalgia del ritorno
compressa in mille ricordi sedimentati senza valigia e un Salento sempre
sospeso tra un passato e un futuro troppo lenti. In mezzo due donne
scandalosamente forti e radicate nel loro vissuto ma esposte a un’incertezza
nucleare. Un continuo misurarsi con l’orizzonte di un mare che unisce e divide,
esaspera la percezione, adultera i colori. Delle volte il vento. Lume è una
fervente comunista e seguace di Hoxha, incarcerata per dieci anni dal suo
stesso padre padrone per aver inteso il comunismo come punto di vista critico e
mai ortodosso. Questa donna senza più mondo arriva nel Salento, nel vuoto di
storia e di prospettive esistenziali e culturali dell'altra protagonista,
Carmelina. Arriva con altri albanesi in cerca di povere ricchezze, a caccia di
delusioni. Ma lei non è come gli altri: non è più in Albania ma non vuole
essere nemmeno in Italia. Non è più all'Est ma neppure all'Ovest, forse solo
nel mare, perché nel mare delle volte ci si può illudere di essere da qualche
parte senza essere veramente in nessun luogo. Lume rifiuta quell'Occidente che
è la negazione di tutta la sua vita e si accampa chiusa, difesa, recintata, in
faccia al mare. Senza parlare con nessuno, in una specie di autismo
politico-culturale. L'anomalia di questo comportamento così ostinato e diverso
da quello degli altri profughi affascina Carmelina, che intuisce una richiesta
profonda in quella radicalità. Una radicalità che è anche la sua, la radicalità
di chi non rinuncia a cercare qualcosa tra l'orizzonte e il nostro essere qua.
La tenerezza di un’amicizia fatta di molti ostinati silenzi, quelli di Lume,
arroccata in riva al mare, e di altrettanto ostinate parole, quelle di
Carmelina, per convincere, per smuovere, per salvare.
Info: Officine Cantelmo_Lecce
Contatto : Tel. 0832.720683 - Fax 0832.720684
martedì 20 novembre 2012
IMMAGINA LA GIOIA DI VITTORIA COPPOLA ALLA FELTRINELLI POINT DI LECCE IL 22 NOVEMBRE 2012
La libreria Feltrinelli non perde
occasione di presentare ghiotte opere letterarie come l’ultimo romanzo di
Vittoria Coppola dal titolo “Immagina la gioia” edito da Lupo editore.
L’appuntamento è previsto per giovedì 22 novembre 2012 ore 18,00 alla Feltrinelli
Point di Lecce in via Cavallotti 7/a.
L'inquietudine fa di Eva una giovane donna schiva
ma curiosa del mondo, abituata ad esprimere la propria creatività nella
scrittura e a mascherare la fragilità sotto l'abbigliamento colorato che
sceglie con attenzione quasi maniacale. Cresciuta nella adorata Mira e nel
calore di una famiglia siciliana, tra le marmellate di nonna Annina ed
esperienze di viaggio, a dispetto di tali certezze Eva nutre un'intima lesione
affettiva che la rende gelosa di Pietro, il fratello minore che – dieci anni
dopo di lei – ha allietato i genitori con la sua attesissima nascita.
Contrariamente alla sorella, il ragazzo ha un carattere solare, sostenuto da
una sfrenata passione per il calcio e arricchito dal primo amore
adolescenziale. Forse è anche la percezione di questa sua forza interiore a
suscitare in Eva un bisogno quasi competitivo di riscatto, il desiderio di
riuscire a completare il suo romanzo, a trovare il colpo di scena, il finale
perfetto che convinca un editore a pubblicarlo. È nella casa avita di Sciacca,
su suggerimento di nonna Annina, che la ragazza cerca la giusta ispirazione per
portare a termine la sua fatica. Ma la vita spariglia le carte e nel giro di
pochi mesi la realtà si impone sulle fantasie e sul tranquillo scorrere del
tempo, mentre nuove presenze e vecchi segreti spuntati da cassetti polverosi
aprono gli occhi e il cuore di Eva.
Dall'autrice di Gli occhi di mia figlia un'altra
storia familiare, una vicenda di unione autentica, fatta di parole non dette e
verità dolorose che fanno crescere.
“Animal Faber” ovvero il controcanto irriverente di Aldo Pezzarossa (Lupo editore)
Fucine Letterarie, in
collaborazione con la
Feltrinelli Point di Lecce, presenta mercoledì 21 novembre,
alle ore 20.00, “Animal Faber” del poeta
Aldo Pezzarossa, presso la
Feltrinelli Point di Lecce. Mercoledì 21 novembre, alle ore
20.00, presso la
Feltrinelli Point, sita in via Felice Cavallotti 7/a a Lecce,
sarà presentato il volume “Animal faber. Controcanto irriverente” (Lupo
Editore) del poeta manduriano Aldo A. Pezzarossa. Si tratta di un'opera
composta di quattro volumi: Gl'Incipit; Terna di Omaggi (in tre Tomi); I Minimi
Cibi; Tecniche di Esistenza (in nove Tomi), nel corso dei quali Pezzarossa,
professore di lingue straniere, si diverte a reinventare la tradizione poetica
italiana ed internazionale, con una serie di omaggi ad autori noti oppure a
poeti non solitamente frequentati dalla cultura ufficiale. Il volume è
corredato anche da una serie di disegni di Enzo Coletto, che aiutano il lettore
ad inserirsi al meglio in questo gioco letterario curioso e divertente.
L’azione letteraria sarà curata da Michelangelo Zizzi.
La giustizia punitiva di George Herbert Mead. A cura di Raffaele Rauty (Kurumuny)
La psicologia della giustizia
punitiva (1918) è un testo nel quale Mead riflette sul senso e sull’efficacia
della pena, in una fase nella quale lo sviluppo e l’attività dei tribunali
giovanili pongono il problema di una sua considerazione rinnovata, svincolata
da una dimensione meramente remunerativa e deterrente, e dai suoi risvolti
apparentemente aggregativi della comunità.
L’analisi del rapporto tra la
comunità e le sue relazioni interne, al presentarsi di un “nemico”, è occasione
di riflessione, come in altri interventi simili, anzitutto sul contributo che
l’approccio scientifico può offrire all’interpretazione e alla soluzione dei
problemi sociali. Nel caso delle istituzioni “del diritto criminale”, come le
chiama Mead, una loro riforma, in rapporto con la dinamica razionale degli individui e delle comunità, è
mezzo per uno sviluppo positivo dell’organizzazione sociale. Nel modificarsi e
determinarsi delle condizioni sociali che lo rendono possibile, sta la verifica
del successo di questa politica. È un percorso non facile del cui esito
positivo è premessa un rapporto con una capacità intellettiva che, nel caso
specifico, sfida la presenza sociale ripetuta della guerra, riproponendo il
senso dell’azione democratica autonoma degli individui.
George Herbert Mead (South
Hadley, 27 febbraio 1863 – Chicago, 26 aprile 1931) è stato un filosofo,
sociologo e psicologo statunitense, considerato tra i padri fondatori della
psicologia sociale. George Mead nacque in una famiglia della media borghesia di
culto protestante composta dal padre, Hiram Mead, dalla madre, Elizabeth
Billings, e dalla sorella Alice Mead. Suo padre, discendente da una stirpe di
agricoltori e uomini di culto, era un ex pastore della Chiesa congregazionale
di South Hadley che ricoprì un incarico speciale nel seminario teologico di
Oberlin nell’Ohio. Nel 1879, George Mead si iscrisse all'Oberlin College dove
si diplomò nel 1883. Si interessò inoltre di letteratura, poesia e storia e
pubblicò un saggio su Charles Lamb nel 1882. Dopo la laurea, Mead insegnò per
circa quattro mesi in una scuola elementare. Per i successivi tre anni lavorò
con mansioni di geometra per la Wisconsin Central Rail Road Company. Nell'autunno
del 1887, Mead si iscrisse presso la Università di Harvard dove seguì in particolar
modo i corsi di filosofia e psicologia. Ad Harvard, Mead fu allievo di Josiah
Royce, che ebbe grande influenza sul pensiero di Mead, e di William James, dei
cui figli fu precettore. Nel 1888, Mead si laureò ad Harvard conseguendo il
dottorato in filosofia e quindi si trasferì a Lipsia in Germania per seguire le
lezioni del psicologo Wilhelm Wundt, da cui apprese il concetto di
"gesto" che sarà fondamentale in seguito nelle sue opere. Nel 1891
Mead sposò Helen Castle, la sorella di un amico conosciuto ad Oberlin.
Nonostante non avesse completato la tesi, Mead riuscì ad ottenere, in quello
stesso anno, un posto nella Università del Michigan. In questa Università, Mead
fece la conoscenza di Charles Horton Cooley e John Dewey, i quali avrebbero
influenzato molto il suo pensiero. Nel 1894 Mead si trasferì, insieme a Dewey,
presso la Università
di Chicago, dove svolse la sua carriera accademica fino alla fine dei suoi
giorni. L'influsso di Dewey spinse Mead ad interessarsi alla teoria pedagogica,
ma il suo pensiero ben presto si discostò da quello di Dewey e si sviluppò
nelle sue famose teorie psicologiche della mente, dell'io e della società. Mead
fu un filosofo impegnato, si occupò delle questioni sociali e politiche di
Chicago; in modo particolare, tra le sue tante attività, si dedicò all'attività
del City Club of Chicago, una organizzazione indipendente, senza scopo di lucro
dedita a promuovere le questioni pubbliche e fornire un forum per il dibattito
politico. Mead riteneva che la scienza può essere usata per affrontare i
problemi sociali e svolse un ruolo importante nel condurre le ricerche presso la Settlement House
di Chicago. Mead morì di infarto il 26 aprile 1931.
lunedì 19 novembre 2012
"50 sfumature di fritto. Piccolo manuale untologico" (Lupo Editore) a Natale in libreria
Vi piace la frittura nonostante
il parere negativo del vostro medico? Vi piace la pastella? Vi piace impanare e
"calare" qualunque cosa nell’olio bollente? Siete fan di "P per
Purpetta"? Pensate che per preparare la parmigiana di melanzane servano le
dovute autorizzazioni edilizie? Pensate che la frittura sia sensuale e
afrodisiaca? Avete trovato il libro giusto. Il 15 dicembre esce in tutte le
librerie d'Italia e in edicola con quiSalento, "50 sfumature di fritto.
Piccolo manuale untologico" (Lupo Editore). Il libro, nato da un’idea del
giornalista Pierpaolo Lala, patron del concorso di cucina dozzinale
"Fornelli Indecisi", raccoglie cinquanta ricette (rigorosamente
fritte) pensate e scritte da una pattuglia di giornalisti e docenti
universitari, casalinghe e pensionate, professori e professioniste, nonne e
nipoti, mamme e figli. Cinque categorie (antipasti, primi, secondi, dolci e
cibo di strada) per assaporare verdure e pesce, carne e cremose leccornie.
Completano il manuale, un’introduzione di donpasta, i consigli di frittura di
Giuseppe Barretta e il tentativo di Pino De Luca di rispondere all’eterno
dilemma tra vino e birra. E se la frittura è un orgasmo (a volte anche
multiplo) pericoloso, il libro vuole concedersi alla passione e all'eccesso con
due racconti molto intensi di Osvaldo Piliego e Manila Benedetto. La copertina
è un'idea della information designer Angela Morelli, la pastellatura e la frittura
del papillon sono opera di Paola Basso e Cenzina Cavaliere. Il progetto grafico
interno e l'impaginazione sono a cura di PazLab. Circa 100 pagine per
assaporare l'olio e le sue sfumature.
Fornelli Indecisi è un concorso
di cucina dozzinale, nato dall’esperienza dell’omonimo gruppo su Facebook.
Casalinghe disperate, single buongustai, nonne con la frittura nel sangue,
mamme con la polpetta facile, zii con il vizio della crostata, nonni avvezzi
alla pasta con le cozze, quelli che dicono “non so chi sia Antonella Clerici”,
quelle che pensano che “la
Parodi era meglio cotta e mangiata” sono i concorrenti ideali
di questo concorso dedicato a tutti. La terza edizione, anticipata dalle
Primarie del Centrotavola, è attesa per la primavera 2013.
Il trentacinquenne leccese
Pierpaolo Lala, socio-lavoratore della Cooperativa Coolclub, prova a fare il
giornalista sin dalla tenera età. Vive prettamente su Facebook e quando ha
tempo a San Cesario di Lecce. Suona la chitarra e compone canzoni brutte. A
tempo perso si occupa di neologismi della politica. Ha ideato Fornelli Indecisi
solo per poter rubare e provare ricette. Considera la carne fritta come un
contorno.
In cucina c'è sempre da impanare...
50 sfumature di fritto - Piccolo
manuale untologico a cura di Fornelli Indecisi
Ideazione e coordinamento
editoriale / Pierpaolo Lala
Concept, foto e design di
copertina / Angela Morelli
Imapanatura e friggitura del
papillon / Paola Basso e Cenzina Cavaliere
Progetto grafico interno e
impaginazione / PazLab
Ispirazione / la pastella, l’olio d’oliva, mamma Renata e tutte le
mamme e le nonne del mondo
Ricette / Anna Lisa Gaudino,
Caterina Massari, Antonietta Rosato, Assunta Rugge, Giovanna, Giuseppe e Debora
De Fazio, Gabriella Basso, Marcello Aprile, Viviana Amati, Laura Casciotti,
Lori Albanese, Renata Leone, Antonella Pece, Zia Narduccia, Pino De Luca, Lucia
Grieco, Severino Malerba, Simona Covolo, Roberto Covolo
ISBN 978-88-6667-076-6
Formato 14 x 18 cm
100 pag. - 10 euro
per ordini (anche all'estero)
Lupo Editore
Via Prov.le Copertino-Monteroni
(Km III – cp 93)
73043 Copertino (Le)
Tel 0832949510 Fax 0832937767
www.lupoeditore.com
ordini@lupoeditore.com
per presentazioni e informazioni
Fornelli Indecisi
Rubrica di cucina dozzinale
un’idea di Pierpaolo Lala
mail: cucina@fornellindecisi.it -
3394313397
domenica 18 novembre 2012
Un regalo perfetto - Karen Swan (Newton Compton)
Una collana con tanti ciondoli. Ogni ciondolo un segreto.
Dopo il successo di Un diamante da Tiffany, il nuovo romanzo di Karen Swan
Tormentata da un passato da cui non riesce a sfuggire, Laura Cunningham ha un solo desiderio: tornare a una dimensione di vita raccolta, intima e priva di complicazioni. La sua relazione tranquilla con il dolce Jack, le chiacchiere davanti a una tazza di tè con l'amica del cuore Fee e il nuovo lavoro come creatrice di gioielli sono tutto ciò di cui ha bisogno per andare avanti. Fino al giorno in cui Rob Blake entra nel suo laboratorio e la incarica di creare una collana con sette ciondoli per l'amatissima moglie Cat: sette come il numero delle persone importanti nella sua vita. Ma ogni pendente deve raccontare un aspetto di Cat e per far questo Laura si troverà a contattare amici e familiari della donna. D'un tratto la sua tranquilla e ordinata vita nel Suffolk viene spazzata via e al suo posto arrivano weekend in chalet di lusso, feste VIP, fiumi di champagne, amici glamour, stravaganti e molto misteriosi... I segreti vengono a galla e mentre la collana comincia a prendere forma, l'inebriante vita di Cat inizia ad avvolgere anche quella di Laura. E quando la collana è terminata, la metamorfosi di Laura è completa. È arrivato per lei il momento di fare i conti con il passato e prendere una decisione: quali sono i suoi veri desideri? Ciò che sta vivendo è realmente ciò che vuole?
Dall'autrice di Un diamante da Tiffany
200.000 copie
Bestseller internazionale
Il libro femminile più venduto in Italia nell'ultimo anno
7 ciondoli. 7 amici. 7 segreti da svelare...
sabato 17 novembre 2012
Book Make-up con Pierluigi Mele
Abbiamo incontrato lo scrittore Pierluigi Mele e gli abbiamo proposto il vecchio gioco dei tre libri da salvare da un ipotetico incendio, lui ha scelto i suoi, noi i nostri, facendo un po' il verso alle guru del make-up su YouTube e rileggendo i consigli di Bellezza a modo nostro.
http://www.salentoweb.tv/
http://www.facebook.com/SalentoWeb
https://twitter.com/intent/user?screen_name=salentowebtv
venerdì 16 novembre 2012
"Trasforma la tua pecora in notizia", Whirlpool presenta un manuale di comunicazione corporate per distinguersi nel mondo dei media
Sarà presentato sabato 17
novembre nel centro direzionale Whirlpool il libro che racconta quasi due anni
di comunicazione corporate da parte della multinazionale leader degli
elettrodomestici. Geneletti: «Abbiamo accettato le regole del giornalismo:
prima la notizia, poi l'azienda»
Sarà presentato sabato 17
novembre alle 14.00 nell'auditorium del centro direzionale Whirlpool EMEA di
Comerio (Varese) il libro "Trasforma la tua pecora in notizia",
manuale di comunicazione corporate che racconta quasi due anni di attività con
i media da parte della multinazionale leader nel settore degli
elettrodomestici. La presentazione avverrà all'interno della tre giorni di
Glocalnews, il primo festival di giornalismo on line organizzato da Varesenews,
di fronte a una platea di un centinaio di giornalisti che parteciperanno
all'assemblea nazionale dell'Associazione Stampa on line (Anso). A presentare
il libro Giuseppe Geneletti, director corporate communications and learning
& development di Whirlpool EMEA, e Marino Pessina, Ceo di Eo Ipso, società
che si occupa della comunicazione corporate di Whirlpool EMEA, e autore con
Chiara Porta e Marco Calini del testo; a moderare Pierre Yves Ley, Media
Relations Manager di Whirlpool EMEA.
Il titolo del testo prende spunto
da una delle più singolari iniziative realizzate e comunicate dall'azienda nel 2011, l'accordo con la Coldiretti di Varese
per il taglio dei cinque ettari di prato del sito Whirlpool di Cassinetta di
Biandronno con il più ecologico dei tosaerba, un gregge di duemila pecore.
L'iniziativa, ripresa da molte testate nazionali e locali, rappresenta il caso
più eclatante di "fatto minimo" trasmesso ai media e diventato
notizia che è alla base del nuovo corso della comunicazione corporate di
Whirlpool. « Negli anni abbiamo seguito varie strade per comunicare il
"mondo Whirlpool" -dice Giuseppe Geneletti-; da circa due anni abbiamo
deciso di sposare le regole dei giornalisti, mettendoci più in gioco,
accettando, come azienda, di fare un passo indietro rispetto alla notizia,
perché fosse la notizia a far parlare di noi. Come il consumatore è al centro
dell'attenzione dell'azienda per concepire e realizzare i prodotti, così il
giornalista lo è per la nostra comunicazione». Concretamente, questo ha
significato includere negli argomenti da comunicare, accanto agli aspetti
consolidati e irrinunciabili di ogni azienda (bilanci, nomine, trimestrali,
piani industriali), fatti all'apparenza secondari e abitualmente trascurati,
che giocano però sul fattore curiosità tanto caro ai giornalisti, quindi in
grado di suscitare l'interesse dei media, oltre che di veicolare i messaggi
chiave dell'azienda. La fetta di comunicazione corporate oggetto del libro
rientra in quel dominio che gli autori definiscono "soggettività
soggettiva" del giornalismo, ossia propria di quei fatti che non entrano
"di diritto" nei notiziari, che né il giornalista si attende di
ricevere da un ufficio stampa, né il lettore si attende di conoscere. Uno
spazio molto stretto, nel mare magnum delle notizie riportate dai media, ma che
può concorrere in modo significativo alla costruzione della reputazione
aziendale.Il libro, dal taglio schiettamente pratico, e che per questo si
presta all'uso sia da parte degli addetti al settore, sia di chi muove i primi
passi nel mondo della comunicazione, è strutturato in tre parti: nella prima si
illustrano i meccanismi che regolano l'informazione e i suoi criteri selettivi,
quindi alla trasformazione del fatto in notizia riportata dai media; nella
seconda si spiega la metodologia dell'ufficio stampa, con le regole alla base
del rapporto con i giornalisti; nella terza si presentano casi concreti della
comunicazione corporate di Whirlpool, riportando comunicati, uscite e gli
obiettivi corporate di ogni lancio alla stampa.
Il libro, di 128 pagine, edito da
Eo Ipso srl, dalla prossima settimana in vendita su Amazon.it al prezzo di 15
euro, sarà prossimamente disponibile anche in versione ebook e in vendita
sempre su Amazon.it.
Whirlpool EMEA e Whirlpool
Corporation Con circa 11mila 500 dipendenti, una presenza sui mercati di oltre
30 Paesi europei e siti produttivi in sette Paesi, Whirlpool Europe, Middle
East & Africa (EMEA) è una società interamente controllata da Whirlpool
Corporation, l'azienda leader a livello mondiale nella produzione e
commercializzazione di grandi elettrodomestici. Nel 2011, Whirlpool Corporation
ha avuto un fatturato annuale di circa 19 miliardi di dollari, 68.000
dipendenti e 65 centri di produzione e di ricerca tecnologica in tutto il
mondo. L'azienda commercializza i marchi Whirlpool, Maytag, KitchenAid,
Jenn-Air, Amana, Consul, Brastemp, Bauknecht e altri importanti brand quasi in
ogni paese del mondo. Il Centro Operativo Europeo di Whirlpool si trova in
Italia, a Comerio (VA). Per ulteriori informazioni sull'azienda, consultate il
sito Internet www.whirlpoolcorp.com o www.whirlpool.it.
giovedì 15 novembre 2012
“Mignotta” graphic novel di Giovanni Matteo, da un soggetto di Pier Paolo Pasolini. Disponibile su Amazon
È disponibile per il download da
Amazon “Mignotta“, di Giovanni Matteo, graphic novel ispirata a un soggetto
scritto per il cinema da Pier Paolo Pasolini e pubblicato nel volume “Alì dagli
occhi azzurri” che raccoglie racconti, scritti sparsi, soggetti, redatti da
Pier Paolo Pasolini nel periodo 1950-1965.
La postfazione dell’ebook è a
cura di Luciano Pagano. Tutte le informazioni per il download qui (http://www.amazon.it/Mignotta-Musicaos-ebook/dp/B00A6YOTPC/ref=sr_1_3?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1352909435&sr=1-3).
Si tratta del terzo ebook di musicaos, dopo
“Il romanzo osceno di Fabio” e la guida “È facile smettere di scrivere se sai
come farlo!“. Altre informazioni sugli ebook di musicaos qui (https://lucianopagano.wordpress.com/ebooks/).
Per informazioni o altro potete
scrivere direttamente a lucianopagano[at]gmail[punto]com
“Diverso sarà lei. Storie di coppie gay e non” di Willy Vaira alle Cantelmo di Lecce
Domani venerdì 16 novembre 2012 alle
ore 20 presso le Officine Cantelmo di Lecce (http://www.officinecantelmo.it/) Willy
Vaira presenterà il suo “Diverso sarà lei. Storie di coppie gay e non” edito da
Manni. Con l'autore interviene Alessandro Delli Noci.
Quindici storie di coppie unite
da una vita. Tredici omosessuali, due etero. Coppie normali, consuete:
l’affetto, la gelosia, le piccole incomprensioni, la passione. Persone di varia
estrazione sociale e provenienza geografica si raccontano: l’architetto e il
pastore, il musicista e la vivaista, lo stilista e l’operaio, dalla grande
città al paesino sperduto tra i monti o nel profondo Sud. Sono gli eroi della
contemporaneità: hanno sofferto e ancora subiscono vessazioni e prepotenze
generate da un potere incolto, volgare, conformista e interessato, e hanno
trovato in sé la capacità di affermare con orgoglio la propria singolarità. Diverso
sarà lei racconta con franchezza anche dell'omosessualità, ne mette in crisi
alcuni luoghi comuni e ne afferma la piena naturalità, lasciando intravedere,
ad una società malata del deterioramento dei diritti elementari sui quali si
basa la convivenza civile, una delle possibili vie per le quali passa il
progresso delle relazioni umane.
WILLY VAIRA è nato nelle Langhe cuneesi.
Vive e lavora a Torino. Ancora studente di Medicina, trasferisce i suoi
interessi nel mondo della moda e dello spettacolo. Modello, paroliere,
musicista e cantante, gira il mondo per molti anni. Dal 2001 approda alla
scrittura narrativa e poetica. Per Manni ha pubblicato, nel 2007, Pubblici
scandali e private virtù, intervista a Giò Stajano, prima icona gay d’Italia, e
le raccolta di poesie Esercizi d’amore e Il lento dei passi.
mercoledì 14 novembre 2012
Vitaldo Conte con il suo libro Pulsional Gender Art alla XVIII Città del Libro di Campi Salentina
Sabato 24 novembre 2012 alla XVIII Città del Libro di Campi Salentina
incontro con Vitaldo Conte (teorico d’arte e saggista). Il suo libro Pulsional
Gender Art (Avanguardia 21 Edizioni) è un “attraversamento” pulsionale di
poetiche d’arte: dal Futurismo-Dadaismo al corpo estremo dei giorni nostri. Le espressioni di questa TransArt hanno una
successiva appendice in Pulsional Ritual (e-book Gepas), scritta da Conte
insieme a Giovanni Sessa (pensatore meta-tradizionale), da intendere come
Sud-Mediterraneo, Ambienti-Anima, Pulsional Rumore.
Saranno proiettatati per l’occasione due video: ElectroTango rose rosse
(con opere di Laura Baldieri, Paola Scialpi, Tiziana Pertoso) e Pulsional
Ritual (Fedeli d’Amore / Salento 2010).
Alcune delle tematiche dei libri ripercorrono incontri e mostre, svoltisi
nel Salento a cura dell’autore. Nel 2007-09 con gli eventi a Trepuzzi, Campi
Salentina (Città del Libro), Vaste. Nel 2010 con le mostre Rosa Lussuria ed
Eros parola d’Arte, a Lecce; con gli eventi a Minervino di Lecce e Novoli.
A questo incontro, introdotto da Cosimo Valzano (già Sindaco di
Trepuzzi), intervengono: Simona Manca (Vice-Presidente e Assessore alla Cultura
Provincia di Lecce), Oscar Marzo Vetrugno (Sindaco di Novoli – Presidente
Unione Comuni Nord Salento), Ettore Caroppo (Sindaco di Minervino di Lecce).
L’incontro, patrocinato dalla Provincia di Lecce / Assessorato alla
Cultura e dai Comuni del Nord Salento, si svolgerà alle ore 17 presso la Sala Nostra Signora
dei Turchi della Città del Libro.
Iscriviti a:
Post (Atom)








