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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    mercoledì 20 luglio 2011

    Sentieri a Sud dal 24 luglio al 9 agosto 2011 a Kurumuny (Martano, Lecce)












    Si rinnova, anche per questo 2011, l’appuntamento organizzato da Kurumuny Edizioni con la rassegna “SENTIERI A SUD”, dedicata alle produzioni e agli attraversamenti culturali, tra musica e poesia, tra documentario e racconto, tra cultura antica e evoluzioni culturali moderne. Tutti gli incontri si terranno in località Kurumuny (Martano), a partire dalle ore 21.00, e rigorosamente con ingresso libero. Ad aprire la rassegna sarà la presentazione, il 24 luglio 2011, del “Prezzario della rinomata casa del piacere” (Kurumuny Edizioni, curato da Anna Chiriatti e Stefano Donno), libro dedicato alla bellezza femminile di inizio secolo e alla bellezza della poesia.

    A impreziosire questo primo incontro sarà la presenza della regista Cecilia Mangini. Cecilia Mangini regista documentarista, fotografa e finissima intellettuale, è stata la prima donna che, nell’Italia del dopoguerra, ha raccontato la nostra realtà con la cinepresa. I suoi documentari, spesso realizzati insieme al compagno di una vita, Lino Del Fra, hanno conosciuto la censura, i premi internazionali ma, soprattutto, hanno scritto la storia di un genere che anche grazie a lei finalmente sta ritrovando una sua vitalità. Ed è proprio a riconoscimento di questo impegno lungo una vita che, il 3 novembre 2009 a Firenze, è stata consegnata a Cecilia Mangini la medaglia del Presidente della Repubblica nell’ambito della cinquantesima edizione del Festival dei Popoli, la prima rassegna di cinema documentario italiano, per aver trasmesso alle generazioni future, attraverso la sua attività di cineasta documentarista, alcune delle più belle immagini dell'Italia degli anni ‘50 e ‘60.

    L'atmosfera sarà curata anche dal punto di vista musicale grazie ai suoni del dj set di Tobia Lamare, dedicati alla musica dagli anni ‘20 agli anni ‘50. La serata di inaugurazione proseguirà con una degustazione gratuita di vini.

    Il 29 luglio 2011 Dario Muci presenterà il suo libro+cd musicale dal titolo “Sulu” (Kurumuny Edizioni e AnimaMundi) insieme al professor Eugenio Imbriani. Pasquale Rinaldi, su “il Fatto Quotidiano”, ha scritto che Dario Muci “narra storie senza nostalgie, senza rimpianti, in fuga da ogni luogo comune del folklore”. Il suo lavoro è frutto di una ricerca che coniuga la tradizione dei canti popolari al solco dei cantastorie, passando per i testi della di una vera e propria neo-tradizione, quali possono essere quelli di Rina Durante e Pino Veneziano, un appuntamento da non perdere.

    Il 5 agosto 2011 sarà un giorno importante per tutti coloro che sono interessati al dibattito sul Salento. Si partirà proprio dalla riflessione del documentario “Ritorno a Kurumuny” (Kurumuny Edizioni) di Piero Cannizzaro dedicato al luogo e alle persone che lo hanno reso, come scrive Enzo Mansueto uno degli “elementi iconici di un paesaggio consolidato nell’immaginario”, e si proseguirà con l’incontro insieme al giornalista Pierfrancesco Pacoda, autore del recente “Salento amore mio” (Kowalski), un testo che fotografa il Salento di oggi dal punto di vista delle ascendenze culturali. A seguire intervento musicale a cura delle Cantrici di Cannole.

    Il 9 agosto 2011, ultima data della rassegna, Luigi Chiriatti presenterà insieme a Milena Magnani “Morso d’amore” (Kurumuny) la ristampa del fortunatissimo testo che raccoglie le oramai ritenute classiche ricerche di Chiriatti sul tarantismo nelle quali l’autore racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui indaga, che si ferma sulla soglia del rito nel timore di esserne catturato e di non potersene allontanare. Durante la serata ci sarà la proiezione del documentario omonimo.

    martedì 19 luglio 2011

    Piccole storie indaco. Il libro di debutto di Paolo Amoroso edito da Edizioni La Gru












    Paolo Amoruso è un giovanissimo poeta: è nato il 17 luglio 1995 e vive a Bari. Il suo libro “Piccole storie indaco”, accolto nella collana Scintille, contiene trentotto poesie che sfiorano l’intimo del narratore attraversando diverse tematiche: il tormento adolescenziale, la ricerca della fede e di Dio, la nostalgia, la paura di crescere, gli affetti più veri e sinceri, narrando l’esistenza con un'alternanza di tratti dolci e amari. Per l’autore, la scrittura è in primo luogo un atto di riconoscenza e d’amore nei confronti di Alda Merini, poetessa grazie alla quale ha scoperto la forza e la bellezza delle parole.

    La dedica infatti recita: “Ti ho conosciuta per caso e per caso il mio cuore ha deciso di legarsi al tuo. Oggi sono qui, attraverso la tua voce, le tue parole che ancora rileggo continuamente. Oggi posso dire di aver avuto una grande maestra di vita. A te che sei parte di me. A te, Alda Merini.”

    Piccole storie indaco ha raccolto il consenso entusiastico da parte dal giornalista del Corriere della Sera Andrea Salvatici che ha spesso parlato di Paolo e delle sue poesie sul suo blog “Il posto delle fragole”: Piccole storie indaco. Il libro di debutto di Paolo Amoruso, una giovanissima voce poetica potente e destabilizzante! Complimenti! I poeti Mario Luzi e Alda Merini avrebbero letto volentieri le poesie di Paolo. Adesso dobbiamo solo proteggerla questa necessaria e meravigliosa allodola. Ci sono troppi cacciatori invidiosi del suo volo poetico. Sono grato per avermi fatto scoprire un talento simile. Peccato, Alda non c'è più altrimenti le avrei presentato volentieri Paolo.

    Briciole del mio esistere

    E facendo nuotare,

    quelle briciole del mio esistere,

    nella mia saliva sconosciuta

    penso.

    Certo, anche io

    sono stato piccino.

    Anche io vivevo in quel mondo, fatto di chimere, fantasie e

    candide illusioni.

    Lo amavo.

    Poi,

    quando anche

    i suoni del mio pianoforte,

    diventarono più robusti,

    come tanti mi sono ritrovato

    davanti a quella strada

    dove ho dovuto

    iniziare a percorrere quel viaggio

    verso la ricerca della felicità.

    Sarò stato anche iniquo, scorretto e immorale,

    ma volevo ancora vivere in quel mondo fantastico,

    dove le candide illusioni mi facevano compagnia

    e le rughe del mio viso erano più marcate.

    Amavo quel sognare e vivere ingenuamente

    e il destino mi ha allontanato da tutto questo

    senza pensare a quanto il mio cuore ne soffriva

    e come, ingiustamente,

    avrei dovuto percorrere

    questo viaggio importante

    con la tristezza che m'affogava.

    Piangevo come un diverso

    e mi sentivo tale,

    in confronto a tutti quelli

    che correvano allegramente, ridendo,

    lungo quella strada.

    Loro erano accompagnati,

    ovunque la loro felicità li portava

    da una meravigliosa luce

    che illuminava il loro cammino,

    mentre io ero perseguitato dal buio

    che mi odiava e senza pietà mi torturava.

    Cosa voleva il destino

    dal mio cuore già in passato non compreso

    e non amato dalla sua stessa esistenza

    che lo portava dove sarebbe rimasto triste.

    Avrei voluto addormentarmi

    finché il mio vero cammino

    verso la ricerca della felicità

    non fosse venuto a farmi visita.

    Oggi dormo ancora

    vivendo in quel sogno non più fatto

    di chimere, fantasie e candide illusioni

    con un briciolo di speranza

    che mi da ancora quella misera forza

    di coraggio

    che purtroppo non son riuscito

    a trasmettere al mio destino

    libero di manovrarmi come vuole.

    lunedì 18 luglio 2011

    UNA PREGHIERA TRA DUE BICCHIERI DI GIN- Il jazz italiano si racconta di Nicola Gaeta (Caratteri Mobili)












    Esiste una scena italiana del jazz? E, se sì, quali sarebbero i tratti della sua “riconoscibilità”? Attraverso le interviste inedite a trentatré protagonisti di una vicenda artistica e umana che si dipana dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri, il libro guida il lettore nei territori italiani del jazz e dei suoi immediati dintorni. Ma cos’è il jazz? «Una preghiera mormorata tra due bicchieri di gin», risponde Giorgio Gaslini, distillando dai ricordi personali una frase di Duke Ellington, che segna il passaggio del testimone tra uno dei padri fondatori e un veterano della scena nostrana. Organizzate in tre sezioni, che raccontano la nascita, la maturazione e le nuove prospettive del jazz in Italia, le interviste interrogano musicisti e produttori tra i più rappresentativi. Con introduzioni narrative, piccoli “a solo” sulle persone dei protagonisti, l’autore si ritaglia uno spazio interpretativo che miscela licenze letterarie al rigore della cronaca. Quasi un romanzo, quasi un’enciclopedia, quasi un’inchiesta, il libro è la testimonianza appassionata di una grande storia italiana ancora tutta da raccontare.

    Interviste a: Franco Cerri, Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Franco D’andrea, Giovanni Tommaso, Antonello Salis, Aldo Romano, Giovanni e Flavio Bonandrini, Enrico Pieranunzi, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Nicola Stilo, Stefano Bollani, Stefano Di Battista, Danilo Rea, Roberto Ottaviano, Furio Di Castri, Emanuele Cisi, Sergio Veschi, Gianluca Petrella, Francesco Bearzatti, Fabrizio Bosso, Vito Di Modugno, Giovanni Falzone, Rosario Giuliani, Gaetano Partipilo, Fabio Morgera, Gianni Lenoci, Mirko Signorile, Daniele Di Bonaventura, Nicola Conte, Marco Valente.

    NICOLA GAETA, medico, critico musicale, conduttore radiofonico, ha maturato una lunga esperienza di deejay nei club e nelle radio tra anni Settanta e Novanta. Collaboratore di testate quotidiane e specializzate, tra le quali il Corriere del Mezzogiorno e Jazz Magazine, è stato inviato presso i più importanti festival nazionali e internazionali, da Roccella Jonica , al Montreux Jazz Festival al North Sea Jazz Festival. Questo è il suo primo libro.

    ENZO MANSUETO, poeta, saggista, critico letterario e musicale, insegnante, è stato autore di testi e voce solista della band postpunk The Skizo, le cui vicende ha narrato in Lumi di Punk (a cura di Marco Philopat, Agenzia X 2006). Ha collaborato con diverse testate. Tra le sue ultime pubblicazioni, il libro/cd di poesia fonografica Scassatadentro (Edizioni d’If 2010), con i contributi sonori di Davide Viterbo e Angelo Ruggiero.

    FILIPPO BIANCHI è direttore da molti anni della rivista Musica Jazz. Si è occupato di musica in generale, e di jazz in particolare, in qualità di giornalista, di conduttore radiofonico, di produttore e direttore artistico. Nel 1987 ha fondato l'associazione Europe Jazz Network, prima rete telematica al mondo in ambito culturale

    domenica 17 luglio 2011

    La gabbia dei matti di Luca Rinarelli (Agenzia X, collana inchiostro rosso, illustrazione di copertina Maurizio Rosenzweig)












    Cercheranno di coprire la verità. Sai quanti casi come quello di Jack ci sono stati negli ultimi anni? Mai un colpevole. Mai un poliziotto colpevole. La chiusura di una struttura pubblica è la scintilla che sconvolge gli operatori e i disabili mentali in cura. La successiva morte di uno di loro, forse ucciso dalla polizia, crea un vortice di rabbia cieca che li spinge a organizzare il rapimento di un vicequestore, ritenuto responsabile. Si barricano armati in una fabbrica dismessa e pretendono giustizia. Per suscitare clamore pubblicano su internet i video degli estenuanti interrogatori cui sottopongono il prigioniero. Il cortocircuito claustrofobico farà detonare la situazione fino alle estreme conseguenze. Il web e YouTube al servizio di una vendetta per una narrazione al cardiopalma ispirata dai casi Cucchi e Aldrovandi. Luca Rinarelli vive a Torino, fa parte da anni di un’associazione che si occupa di persone senzatetto e in difficoltà. È autore di lavori fotografici. Ha pubblicato il romanzo In perfetto orario e racconti su diverse antologie.

    Mi gira la testa. Ho bevuto troppo e mi gira la testa. Ho paura.

    «Lasciatemi andare! Liberatemi le mani!».

    «Stai calmo, va bene?».

    «Io non ho fatto niente! Dove mi avete portato?».

    «Buono, buono! Boschiazzi …segna sul verbale che siamo rientrati con il fermato alle tre del mattino. Ehi, voi altri. Non è in sé, fate attenzione.».

    Ma cosa vogliono da me?

    «Datti una calmata,. Non abbiamo molta pazienza. Siamo stanchi delle tue urla. E’ tutto il giorno che stiamo lavorando.».

    «Ciao, Pini. E’ il ragazzo che abbiamo preso in collina, dietro la Gran Madre. E’ ubriaco e un po’ su di giri.».

    «Lasciatelo a me. Vedete che lo calmo subito. ».

    «Pini, per favore. ».

    «Voi due non dovete finire il turno?».”

    sabato 16 luglio 2011

    Dante nella numerologia esoterica di Giorgia Riezzo (Arcadia Lecce edizioni Ebooks)













    Il 13 ottobre 1307 all’alba, tutti i templari di Francia e a seguire quelli d'Europa vengono arrestati nelle loro case per ordine di re Filippo IV il Bello. L’accusa, contenuta in un libello redatto dal cancelliere del regno Guglielmo di Nogaret (1260 ca.-1313), parla di pratiche idolatriche e altre accuse terribili. I templari da quel momento non sono definitivamente scomparsi e si sono adattati nel tempo ai testi e i contesti della modernità e contemporaneità. Dunque per loro il tempo ha scandito l'evolversi dell'ordine sotto qualsiasi punto di vista, certo mantenendo intatti i valori e le regole, ma guardando al progresso con attenzione e aderenza nei progetti e negli sviluppi anche della moderna tecnologia. L’obiettivo dell’Associazione d’ispirazione templare Arcadia Lecce, è quello di risvegliare i valori della Cavalleria e della Tradizione dei Cavalieri Templari. Il Cavaliere Templare di oggi è un cavaliere nelle azioni, nella comunione d'intenti, nei sentimenti di fratellanza verso i propri fratelli e sorelle della Congregazione e non solo. E’ una persona di buona volontà di cui sono provate le doti morali e professionali. Inoltre l’associazione (il blog è su piattaforma blogspot http://ilblogdiarcadialecce.blogspot.com/) dalla sua fondazione si è spesa non solo con azioni concrete nei confronti dei più bisognosi, ma anche ha voluto concretamente promuovere la cultura a 360 gradi, impegnandosi inoltre nella conoscenza e diffusione della cultura esoterica ed essoterica in ambito poetico, saggistico e narrativo. Dunque chi pubblicherà con Arcadia Lecce Edizioni E/books potrà esplorare un nuovo modo di fare editoria, proponendo contenuti che sposeranno appieno una linea editoriale semplice, dai costi concorrenziali, dall’illimitata capacità distributiva, e di alto e indiscusso valore. Ed è proprio con questo spirito che nasce Arcadia Lecce Edizioni E/books sotto la direzione di Valentino Zanzarella, con la redazione composta da Daniela Pispico, Giorgia Riezzo, Eleonora Sorrento. Arcadia Lecce Edizioni E/books realizzera’ pubblicazioni in formato digitale e a richiesta su formato cartaceo con cadenza aperiodica, i cui proventi verranno impiegati a sostenere solo ed esclusivamente le attività di carattere sociale e culturale promosse dall’associazione d’ispirazione templare Arcadia di Lecce Per le pubblicazioni in digitale l’ass. Arcadia si avvarrà delle piattaforme distributive ebookyou (http://www.ebookyou.it/) e all’occorrenza Youcanprint (http://www.youcanprint.it/) della Boré srl di Tricase (Lecce).

    Non basta aver passato al setaccio la Divina Commedia dell’immenso Dante Alighieri, o conoscere gli aspetti più nascosti dal punto di vista storiografico e filologico dell’opera più conosciuta della storia della letteratura internazionale. Esiste tutto un mondo nascosto, dai significati occulti in bilico tra la luce e l’ombra, che rivelano aspetti del Sommo Poeta, che meritano di essere conosciuti. Dunque questo agevole saggio di Giorgia Riezzo proposto da Arcadia Lecce Edizioni E/books ci aiuta a capire una serie di punti di vista che sfuggono a molti standardizzati manuali di storia della letteratura italiana nelle nostre scuole e presso alcune cattedre di Letteratura Italiana, e che legano Dante Alighieri ad una numerologia che di esoterico conserva molte preziose sorprese

    SCARICABILE QUI

    venerdì 15 luglio 2011

    Il senso del Piombo

    Luca Moretti
    Il senso del Piombo
    Castelvecchi
    P. 128
    Euro 12,50

    Si sa che Platone non ha mai scritto quello che pensava. Era qualcosa di troppo prezioso (quindi risibile per gli altri) che poteva solo affidare, con la propria viva voce, agli amici cari e ai discepoli prediletti. Eppure ha usato la scrittura, e anche congegnandola a perfezione; lo ha fatto intrecciando il mito con il pensiero. In realtà, dal momento che anche il pensiero ha, per lui, una struttura mitologica, si potrebbe dire che Platone ha solo scritto mito, e che è uno dei più grandi poeti epici di tutti i tempi. Platone scriveva consegnando agli uomini, a un suo sogno utopico di popolo, i miti necessari a pensare; a vivere liberamente filosofando. Questo è il senso più puro del mito. E questo è anche Il senso del piombo di Luca Moretti.
    Io, che, del resto, non lo sono in senso proprio, qui meno che mai posso svolgere funzione di critico. Con Moretti ci unisce una fratellanza umana e professionale (nel senso di professione di fede) che mi permette, piuttosto che analizzare e discettare, di rievocare l’incantesimo di un lavoro che condividiamo: fare agire miti. E nel senso, appunto, platonico.
    Posso rievocare un lavoro fitto e profondo (della profondità che porta alla saggezza) che ha immerso l’autore in una trama storica e documentaria vischiosa, pericolosa. Per capire le ragioni di una storia, di una storia nera e tragica, bisogna usare non solo i piedi di piombo, ma un’intera attrezzatura da palombaro: da qui la cura maniacale sui documenti, per ricostruire i fatti, gli ideali e le speranze, comunque li si voglia giudicare, di una parte della gioventù che, alla fine deglii anni Settanta, si scagliò contro il sistema capitalistico e borghese applicando una strategia terroristica: la parte nera: quella degli eversivi fascisti. Conoscere dall’interno, come vissute, le dinamiche di quelle azioni (le stragi di piazza; gli omicidi; gli attentati; le rapine; gli incontri clandestini; le discussioni politiche; l’organizzazione militare) ha imposto a Moretti di seguire l’azione dei suoi personaggi giorno per giorno, cronaca dopo cronaca. Ma per raccontare di Giusva Fioravanti e dei Nar era anche necessario conoscere l’intricata suggestione dei loro moventi, e di qui un nuovo sprofondamento: quello nell’etica e nei miti fascisti; nelle parole di Evola e Freda; nei dibattiti sul primo fascismo, sulla Repubblica Sociale, sul fascismo democratico, sul milazzismo, e sulla guerra senza frontiere alla borghesia. Ed infine arriviamo all’esito di questa macchina tragica, che nel nostro paese prende i contorni, sempre, della trama occulta. E così Moretti ha dovuto mettere le mani tra le leve sottili della tecnica, della pragmatica ontologica di cui il potere si serve per alimentare se stesso. L’Italia è un paese fondato sul caos sistemico, su un gioco caligoliano finalizzato a determinare e sfruttare l’anomalo, la confusione, la forza rivoluzionaria di qualsiasi segno per mantenere immutato se stesso.
    Questo minuzioso lavoro, voglio rivelare, non è servito semplicemente a una particolareggiata ricostruzione storica. La calata negli abissi di Moretti è valsa, prima di tutto, a resuscitare e a fare agire un mito: quello della ribellione pura e incondizionata. Un mito che, coscientemente o meno, riviviamo sulle pagine de Il senso del piombo in prima istanza per virtù della struttura linguistica del racconto. Bisogna fare come Platone, pettinare bene le parole. Ed è quello che fa Moretti che inventa una prosa impetuosa, una sintassi precipitosa che scavalca sempre se stessa e i propri nessi logici: una prosodia incalzante, da canto di guerra. Ed è di guerra che parliamo, infatti: quella primordiale, insita nella struttura del cosmo. La guerra che è bella e che i giovani vogliono vivere in prima linea per dare fuoco a tutto e non lasciare dietro di sé più niente. La guerra all’odore disinfettato di napalm. La guerra per mangiare rancio e praticare distruzione; la guerra per fuggire all’orrore del quotidiano e vivere in un attimo l’eternità insieme ai propri compagni: la guerra che combatte il giovane eterno. La guerra bellissima che ha cantato Omero, raccontando di Achille, della sua giovinezza furiosa che si ribella contro il potere anchilosato, la vecchiezza ottusa di Agamennone, ed è capace di mandare a morte il suo popolo e infine morire egli stesso, cercando con disperazione la morte, aggrappato a menzogne che si è inventato da solo: morire per la gloria, per il proprio amico: morire, in realtà, per sfuggire all’orrore di una pace, che è noia, è gioco di potere, è vecchiaia ottusa, è morte dello spirito.
    La guerra è come la racconta Omero: bella e orribile. La guerra contro tutto e tutti della gioventù che si scaglia è come la racconta Moretti che, con i trucchi incantati della sua arte di narratore fa esalare una volta per tutte, con i suoi fumi, il senso del piombo.

    Link per leggere le prime 22 pagine del libro


    Pier Paolo Di Mino

    giovedì 14 luglio 2011

    La guerra degli angeli di Heather Terrell (Newton Compton) - il booktrailer

    Un potere segreto. Un mondo parallelo. Chi sono in realtà Ellie e Michael? Un romanzo sull'amore, il destino e l'eterna, appassionante lotta tra il Bene e il Male

    mercoledì 13 luglio 2011

    Linda McCartney, Life In Photographs (Taschen Books). Intervento di Stefano Donno




















    Nel 1966 nell’ambito di una piccola esperienza per la rivista Country, Linda Eastman riesce a strappare un accredito come addetto stampa per un evento molto esclusivo di promozione per i Rolling Stones a bordo di uno yacht sul fiume Hudson. Da subito i suoi scatti per la loro freschezza, intimità, bellezza e liricità, risultarono di molto superiori alle istantanee formali e stereotipare deò realizzate dal fotografo ufficiale della band. Ed è così che Linda Eastman si immise con prepotenza sulla strada del successo sino al gota dei fotografi del mondo del rock. Nel maggio del 1968, con il suo ritratto di Eric Clapton, entrò di peso nel libro dei record come la prima donna fotografa ad avere il suo lavoro sulla copertina di Rolling Stone. Durante tutto questo periodo di grandi successi e soddisfazioni come il fotografo leader della scena musicale a partire dalla fine del 1960 ', ha catturato molti tra i più importanti musicisti rock come in un gigantesco film: Aretha Franklin, Jimi Hendrix, Bob Dylan, Janis Joplin, Simon & Garfunkel, The Who, The Doors, e i Grateful Dead. Nel 1967, Linda si trasferì a Londra per documentare i "mitici anni sessanta", e lì incontrò Paul McCartney al Bag 'O Nails club. Paul e Linda si innamorarono, e si sposarono il ​​12 marzo 1969. Per i successivi tre decenni, fino alla morte prematura, Linda si dedicò alla sua famiglia, al vegetarianismo, ai diritti degli animali, e alla fotografia. I suoi scatti vanno da foto di famiglia spontanei ritratti di sessioni in studio con Stevie Wonder e Michael Jackson. La sua arte la si può qualificare come estremamente dotata di freschezza e sensibilità tanto da riuscire a cogliere l’attimo in cui si rivela l'essenza di ogni soggetto. Questa retrospettiva in volume pubblicata da Taschen è un metissage di immagini selezionate dal suo archivio di oltre 200.000 scatti, è prodotta in stretta collaborazione con Paul McCartney e i suoi figli. Sono incluse prefazioni di Paul, Stella e Mary McCartney. Come tale, è un diario personale in movimento e una testimonianza eccezionale del talento di Linda.

    lunedì 11 luglio 2011

    Trattato della vita elegante di Honoré de Balzac

    Il Trattato della vita elegante di Honoré (de) Balzac è un libro delizioso e dinamitardo. Delizioso perché dinamitardo.
        Il fatto che la somma delle osservazioni che raccoglie si presenti infine come la proposta di un paradosso può essere assunto a garanzia che ci troviamo dinnanzi a un importante manuale di filosofia applicata. Una filosofia di vita, e quindi di morte e di amore avrebbe aggiunto Mishima, che si è espresso in questi termini elucubrando, troppo profondamente, sul suo Hagakure, il manuale del samurai che Pietrogiacomi, nella bella introduzione all’agile opuscolo che proponiamo all’attenzione dei lettori, cita come distrattamente. Un modo coerentemente blasé di rinviare il lettore a una serie di riflessioni vaste, ognuna delle quali non trascurabili. Tra l’altro lo stesso Hagakure non ha mancato di occuparsi di eleganza. Il samurai ha il dovere dell’eleganza (deve sapersi vestire, truccare, mostrarsi bello, giovane, raffinato). Un dovere che deve spartire con quello, non inferiore, che gli impone, tutto al contrario, il disprezzo dell’eleganza. Non si può ridurre questo testo sacro a una definizione, ma diciamo che l’insieme delle sue considerazioni potrebbero arrivare a suggerire che la via che mena un uomo alla vita è la morte, e che chi scopre questo manifesto segreto diviene un individuo libero, fino al punto di poter rinunciare alla sua libertà e perdersi negli altri. E sul piano di queste riflessioni che il Trattato della vita elegante si apparenta alla via del samurai. Anche Balzac si ritrova a tormentare, e non poco, il suo lettore con una serie di proposizioni che ci propongono l’eleganza come un mistero piantato nel cuore dolorante della nostra augusta civiltà. L’eleganza, per Balzac, non si definisce. L’eleganza non ce la può dare né la schiatta e, meno che mai, il denaro. L’eleganza non è nei vestiti. L’eleganza non è nell’eleganza. L’eleganza coincide con un determinato tipo di uomo.
         Questo è un modo serio di farla finita con la metafisica e con le dottrine. Questo spazzare vie le nostre superstizioni sulla misurabilità, sulla commerciabilità, sull’utile, sul ragionevole tutto a favore del valore è una proposta radicale di rivoluzione. Magari Balzac ha proprio pensato alla rivoluzione, che andava tanto di moda ai tempi suoi; e a Saint-Simon (che cita); e a quel mistero da poco che è lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ne parla espressamente: sapete, quel mistero su cui hanno riflettuto tanti studiosi molto seri, quando per esempio, si interrogano su come mai è possibile che Hitler fosse tanto pazzo e cattivo da fare cose così brutte alla povera gente onesta. Provo a rispondere con Balzac: la soluzione è che Hitler ci trovava il conveniente, e che la gente non era buona e onesta, ma pazza e pure cattiva. Pazzi, dal più affamato degli operai al più ricco capitano di industria a gettare le proprie vite come obolo a questo Dio dell’utile e del commerciabile che è la nostra augusta (angusta) civiltà. Il Trattato della vita elegante è un manuale di socialismo radicale, ossia senza dottrine sociali, senza lo spettro di nessuna società da costruire, senza manie di socievolezze (un socialismo senza impiegati statali e gente tanto rumorosamente zelante sul lavoro). Un socialismo tutto costruito attorno al determinato tipo di uomo di cui sopra, l’uomo elegante, ossia che sa scegliere: prima di tutto la propria vita, magari perché sa che a questa porta la morte, e tutto il resto. Chiamiamolo poeta, quello che fa per eccellenza, e pensiamo la poesia per quello che è: l’azione fondamentale.
        Penso a un altro poeta, a un altro arbitro di eleganza (selvaggia e raffinata come sarebbe piaciuta al maestro dell’Hagakure). Penso a D’Annunzio che, nella realizzazione dell’utopia fiumana, rivelò come la poesia (così titolò un giornale dell’epoca) sia nella sua essenza dinamitarda. Deliziosa e dinamitarda.

    Pier Paolo  Di Mino

    Sandman Slim di Richard Kadrey (Fanucci editore). Intervento di Stefano Donno












    Nessuna lettura ad oggi mi ha inquitetato, terrorizzato, esaltato come l’ultimo prodotto editoriale della casa editrice romana Fanucci. Parlo di Sandman Slim di Richard Kadrey. Se dovessi fermarmi ad una lettura che si occupi di definirne solo gli aspetti tecnico-letterari potrei dire che ci troviamo dinanzi ad una grande capacità di resa del plot complessivo, curato in ogni minimo dettaglio, immenso acume nella resa psicologica dei personaggi ed una inarrestabile verve ironica in un mix adrenalinico che con uno stile unico ed eccezionale lo rende il miglior romanzo degli ultimi vent’anni … del genere ovviamente. Insomma Kadrey non consente al lettore di lasciare quest’opera nemmeno per un minuto. Protagonista indiscussa di queste pagine è l’Oscurità, con tutti i nessi e connessi, un’Oscurità che è popolata di dannati, talvolta dotati di qualche nuance supereroistica e non di rado superomistica, ma comunque che popolano questa dimensione, la nostra e non stanno a “bighellonare” all’inferno!. Imperdibile!!!

    Ecco la storia - Dopo undici anni passati all'inferno a uccidere mostri per conto di Azazel, uno dei generali di Lucifero, James Stark fugge e torna sulla Terra, a Los Angeles, pervendicare l'uccisione dell'amata Alice da parte dei suoi ex compagni del circolo di magia, il cui capo è Mason Faim, un uomo dai poteri magici stra-ordinari. Starkè deciso a trovare Mason e i compagni e a eliminarli tutti, e per fortuna ha degli amici ad aiutarlo: Allegra, una ragazza che lavora al videonoleggio di proprietà di Kasabia; Vidocq, un alchimista ultracentenario che veste i panni del saggio, e Kinski, un medico in grado di curare attraverso la magia. Grazie al possesso di una chiave che ha rubato ad Azazel e che porta nel petto, Starkha accesso alla Stanza delle tredici porte, dalla quale è possibile andare in qualunque luogo dell'universo. Starkha già aperto tutte le porte tranne la tredicesima. Alla fine, con l'aiuto del Golden Vigil - un antico ordine dedito a proteggere il mondo -, della Sicurezza nazionale e di Candy, l'infermiera vampira di Kinski, riesce a uccidere numerosi amici di Mason Faim, e infine trova anche lui e il suo braccio destro, e riserva loro una vendetta lucida e spietata.

    domenica 10 luglio 2011

    Un marziano in Italia. Omaggio a Flaiano di Pascal Schembri (Edizioni Anordest)





















    Una biografia che omaggia l’Oscar Wilde italiano, il nostro Woody Allen del dopoguerra, romanziere e sceneggiatore, soprattutto fustigatore della stupidità nazionale. Che ne è del Premio Strega assegnato per la prima volta proprio a Ennio Flaiano nel 1947? Che ne è del cinema italiano alla cui grandezza nel Novecento il Nostro ha dato massimo contributo? Si dice che di Flaiano rimangano soprattutto gli aforismi e questo, è segno di vitalità della memoria, di segno indelebile lasciato nella cultura del Paese. Pascal Schembri delinea il profilo di Ennio Flaiano, attingendo agli aforismi che l’autore ha donato al suo Paese quale eredità d’arguzia. Anche se alla domanda: “Che ne pensi dell’Italia?” Flaiano rispondeva: “è un aforisma venuto male”. Pascal Schembri, dopo aver inaugurato lo stile del "saggio-pirata" in "Essere Frangoise Sagan", ne reimpiega il metodo a metà tra l'esegesi e il surfing mediatico in un omaggio a Ennio Flaiano nel centenario della sua nascita. Ne esce il ritratto di un artista unico. Attingendo agli aforismi e agli scritti che l'autore di "Tempo di uccidere" ha donato al suo Paese quale eredità d'arguzia, come pure analizzando le sceneggiature che il genio abruzzese ha elaborato per alcuni tra i più grandi film italiani, Schembri delinea il profilo di uno spirito indomito, di un artista febbrile, di un intellettuale senza pregiudizi in un'Italia talora vicina alla nostra. Prefazione di Walter Pedullà.

    sabato 9 luglio 2011

    Morso d’amore di Luigi Chiriatti (Kurumuny)












    L’autore presenta lo svolgersi del suo lavoro sul tarantismo, dalle prime inchieste alla collaborazione con la regista Annabella Miscuglio per la realizzazione del film documentario Morso d’amore (1981), alle ultime interviste e verifiche degli anni Novanta. Racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui vuole indagare, che si ferma sulla soglia del rito nel timore di esserne catturato e di non potersene allontanare. L’autore, quindi, più dei suonatori terapeuti, più delle tarantate stesse, si offre come protagonista di una ricerca a ritroso dei simboli e dei luoghi magico-rituali frequentati da bambino: quasi un esorcizzare razionalizzante e accomodante per poter unificare le due anime, quella di portatore conoscitore dei fenomeni della propria etnia e quella di ricercatore-studioso degli stessi. Si può parlare dunque di una endo-etnologia e allo stesso tempo di una auto-etnologia che si fonda sull’implicazione del ricercatore e sulla sua appartenenza al gruppo nativo. (Georges Lapassade)

    Un ricercatore implicato che non è mai stato in posizione periferica, perché si è trovato coinvolto nel mondo dei tarantati e dei loro terapeuti prima ancora di dedicare a essi uno studio particolare: Luigi Chiriatti è attore sociale da più di trent’anni ed era già musicista, ha contribuito infatti alla costituzione nel Salento di uno dei primi gruppi musicali, e ricercatore nella fase in cui il rinnovamento folk presupponeva necessariamente una ricerca sul campo. Implicazione, identità e ricerca-azione per l’autore di Morso d’amore sono divenuti un tutt’uno tra l’uomo, lo studioso e il ricercatore sul campo. Dalla cultura della sofferenza a una cultura dell’affermazione del sé: il morso e ri-morso della taranta salentina sono come una chiave, quella appunto della vita e della morte della gente che vive il Salento, un lembo d’Italia che ancora oggi, nell’era di internet, riesce a nascondere gli intimi segreti dell’anima di un popolo.

    L’AUTORE - Luigi Chiriatti da decenni si dedica all’attività di ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Dopo aver inciso nel 1977 con il Canzoniere Grecanico Salentino il disco Canti di terra d’Otranto e della Grecìa salentina, ha curato e pubblicato numerosi lavori sul tarantismo, la musica e la cultura popolare salentina. Nel 2002 ha fondato la casa editrice Kurumuny, impegnata tra l’altro nella documentazione audio e video della storia orale del Salento.

    venerdì 8 luglio 2011

    La Besa editrice in Montenegro












    “Dalla Montagna Nera, scrittori e poeti montenegrini contemporanei” è l’antologia pubblicata dalla Besa Editrice che per la prima volta presenta al pubblico italiano uno spaccato dell’esperienza letteraria contemporanea del Montenegro. “Dalla Montagna Nera, scrittori e poeti montenegrini contemporanei” è il primo testo organico, di questo spessore, a essere pubblicato in Italia, esso ha l’obiettivo di illustrare la particolarità dell’esperienza letteraria montenegrina, presentando i momenti di spicco della sua produzione letteraria; davanti al lettore si trovano testi finora non tradotti scritti da eremiti letterari sia balcanici che mediterranei. L'antologia rende nel migliore dei modi l'attuale mappa letteraria montenegrina, alquanto frastagliata, senza caratteri costanti, rappresentata dai trentacinque autori selezionati da Pavle Goranović. Le opere di questa raccolta contribuiscono a plasmare un nuovo rapporto nei confronti dell’eredità universale, rapporto che diventerà il motore di nuove energie creative. Gli autori del volume sono: Andrej Nikolaidis Božo Koprivica, Čedo Vulević, Dragan Radulović, Mirko Kovač, Ognjen Spahić, Sreten Asanović Vladimir Vojinović, Zuvdija Hodžić, Željko Stanjević, Zoran Kopitovic, Sreten Perović, Vojislav Vulanović, Jevrem Brković, Milo Kralj, Husein Bašić, Ratko Vujošević, Slobodan Vukanović, Mladen Lomparm, Momir Marković, Èedomila Vujošević Ðurđić, Ljubeta Labović, Ljubomir Ðurković, Milorad Popović, Sreten Vujović, Zoran Stanojević, Bogić Rakočević, Nebojša Nikčević Balša Brković, Aleksandar Bečanović, Jovanka Uljarević, Sanja Martinović, Vladimir Ðurišić, Marko Nikčević, Dragana Tripković.

    Il volume verrà presentato oggi 8 luglio 2011 a Podgorica (Montenegro) e il 9 luglio 2011 a Bar (Montenegro). L’ iniziativa è promossa grazie all'impegno dell'Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia, del Consolato del Montenegro a Bari, di Besa editrice, di CESFORIA (Centro studi e formazione in relazioni interadriatiche della Università di Bari) e della Fondazione Gramsci di Puglia. Intervengono nei due appuntamenti previsti: Dragica Milica, Vice Ministro della Cultura del Montenegro, Pavle Goranovic ,curatore dell’antologia Danica Bogojevic capo di gabinetto del Ministero della cultura del Montenegro. Sarà presente l’Editore.

    La divisione della gioia, di Italo Testa (Transeuropa). Intervento di Nunzio Festa



















    Racchiusa in tre sezioni, “La divisione della gioia”, nuova opera poetica di Italo Testa, che è anche traduttore e saggista, alla sua seconda edizione, è esempio d'arte che s'assorbe in sé la vita. In “Cantieri”, tanto per cominciare, spuntano e si spuntano le lingue urticanti delle fabbriche del Nord (NordEst), da Marghera in oltre, nel contatto necessariamente generoso dei paesaggi della post-modernità, quindi i casermoni industriali spesso in disuso, con gli uccelli, gli alianti che fendono e sfrecciano per l'aria. Il primo segmento del libro, quindi, è maggiormente spedito nel cielo dell'esistente universale, in una porzione d'amore che supera il destino dell'amore doppio e/o a due. Qui il tono, evidentemente, è più civile. Si raccoglie il fruscio della speranza ammazzata e delle constatazione, per quanto è possibile, dello stato d'imbarbarimento degenere di 'certi' luoghi: nonostante la poesia. Scavalcata, a gamba molto alta, questa fase, o “la” fase, condita di frasi-versi che spopolano i deserti al fine di popolare i reperti della vita arriva il mistero dell'erotismo, in punta di dialogo esistente e inesistente, fra corpi e parole, dove si sparge la rosa, appunto, della divisione eterna fra la gioia d'un possesso che è accesso da tenere in conto nel momento dolorifico dell'abbandono assoluto. S'è parlato, quindi, di lacerante bellezza. Fra perdita, per l'appunto, e 'paura' per-della Perdita. Dopo i “Canti ostili”, il poeta Testa – che avevamo già avuto modo d'apprezzare, e persino tramite versi ripresi in questa nuova opera, in un'antologia curata da Franco Buffoni – si conferma cantore di fiamme alte quanto la disperazione, anzi verso la desolazione. Ma col rischio, soddisfacente a tratti, di scacciare l'urto dei timori di cui detto nella riproposizione in chiave eternamente sublimata di ciò che è stato, di ciò che dovrebbe ancora essere. Fra ansie, proprio, e proprie ribellioni interiori alla solitudine offerta dal maggior abbandono che si possa conoscere. Il canto gentile e sensuale di Testa, d'altronde, non lascia laghi e foreste all'abbattimento della noia. Nonostante il magistero della forza delle scomparse. Siano esse di luoghi che di persone. Siano della speranza, sempre accolta in Italo Testa, che d'una già finito e sfinito sentimento di speranza.

    giovedì 7 luglio 2011

    Le radici della 'ndrangheta, di Mario Andrigo e Lele Rozza (Nutrimenti). Intervento di Nunzio Festa






















    La 'ndrangheta ancora oggi non è racconta a dovere dalla maggior parte dei medium nostrani, che tante volte non seguono manco i processi più imponenti, dove in aula ci sono milioni di euro ma soprattutto migliaia di vite condizionate da questa mafia di 'ndrine. Lo scrittore e giornalista Catozzella, per esempio, l'ha recentemente raccontato e raccontata in “Alveare”. In “Le radici della 'ndrangheta”, invece, dove la lettura del Brigantaggio fare rizzare la pelle ai soliti finto progressisti e chiccosi di turno, nonostante gli autori Andrigo e Rozza abbiano purtroppo ceduto a qualche sirena della superficialità, l'approccio e più con l'humus sociale dentro il quale questa malavita è divenuta gigante. Mario Andrigo, che svolge il ruolo di sostituto procuratore proprio in Calabria, con Lele Rozza partono appunto da lontano per spiegare quanto la 'ndrangheta, in origine era per esempio “la picciotteria”, si sia formata e poi sia diventa pianta malefica nel bel mezzo della vita normale e di soprusi di contadini e pastori flagellati persino quotidianamente dai dominanti di stampo borbonico e sempre stranieri in sostanza. Da qui, insomma, esplode il fenomeno locale. Circostanziato a territori precisi e ben precisi. Fino a farsi potenza multinazionale. La tesi di fondo del saggio, dunque, è che la nascita e l'adolescenza e la maturità della 'ndrangheta sono da studiare ovviamente ambientate nel contesto storico e sociale di sopraffazioni e lotte di decenni or sono. E, infine, di sopraffazioni e servilismi tutti odierni e moderni. “Perché le mafie affondano le loro radici prima che nel territorio, prima che nella propria forza economica e addirittura militare, nel silenzio che le circonda, nell'impunità di cui godono, nell'indifferenza, quando non connivenza, in cui operano”. Fondi pubblici e comunitari. Eco-mostri. Porti turistici abbandonati. E fabbriche che non hanno mai funzionato. “Tra stralci di intercettazioni, sentenze, deposizioni”: nel malcostume la mafia trova sale vitale. Con personaggio che sono testimonianza carnale. Lo sguardo è naturalmente impietoso. In uno dei segmenti dell'opera, spazio ai legami di sangue, settore d'indagine che serve affrontare per comprendere più attentamente. E il lavoro di Andrigo e Rozza nel complesso è contributo alla comprensione.

    mercoledì 6 luglio 2011

    Assange. La rivoluzione WikiLeaks e i segreti del potere di Carsten Görig e Kathrin Nord (Piemme). Intervento di Stefano Donno












    Questo libro, non è una semplice operazione editoriale fine a se stessa o meglio creata “in vitro” per creare puro intrattenimento culturale o peggio ancora “sensazionalismo”. La casa editrice Piemme ha davvero superato se stessa pubblicando il lavoro di Carsten Görig e Kathrin Nord, i quali hanno fatto luce su un personaggio che definire obliquo o controverso sarebbe poco, riduttivo, forse infamante. Già perché Julian Assange, è il guru delle selve oscure di file criptati e segreti inconfessabili dei potenti e dei super/potenti. In tutto il mondo c’è qualcuno a cui non basta il fatto che sia stato arrestato, in tanti vorrebbero vederlo morto. Le più grosse compagnie di service on line, gli negano l’accesso, i suoi conti bancari vengono bloccati a ritmo impressionante, molti servizi di intelligence (dalla C.I.A. all’F.B.I al forse “defunto” Kgb) gli fanno guerra come le sentinelle di Matrix. Ma Julian Assange, non può aver scatenato l’inferno in terra ed essere uscito dal nulla. Qualcuno l’avrà messo a conoscenza di segreti “straordinari”, qualcuno l’ha trasformato in un’arma letale che nessuno poi è riuscito a controllare. Già perché Julian Assange, è a conoscenza degliu esperimenti che si fanno in New Mexico nell’Area 51, degli esperimenti nucleari che hanno creato lo tsunami in Indonesia e poi quello in Giappone, dello Stargate custodito in basi Usaf, e molto altro, forse materiale così incredibile da sconvolgere la nostra concezione della vita … Già … perché Julian Assange sa … forse … Questo è un libro che è moralmente necessario leggere, perché rappresenta un’esclusiva, illuminante, documentata, biografia di un uomo che sta per cambiando il mondo.

    “A una prima occhiata la foto sembra ritrarre l’interno di una camera oscura: nient’altro che ombre rossastre. Poi i contorni si delineano, rivelando uno sguardo tra l’inespressivo e il canzonatorio, seminascosto da una massa di capelli bianchi. Così appare Julian Assange, fotografato il 14 dicembre 2010 dietro i vetri oscurati di un’auto della polizia penitenziaria. Sono molti gli scatti che lo colgono in quel momento, e forse sono tra i migliori che abbiamo di lui. Mostrano un uomo avvolto dall’ombra, un individuo misterioso ed enigmatico che ha sfidato i potenti della Terra ed è riuscito a cambiare il mondo, che ha avviato un dibattito su ciò che deve essere reso pubblico e su quello che invece deve rimanere segreto, su ciò che i governi possono fare e su quello che è necessario che facciano. Un uomo che rischia di distruggere quanto ha finora costruito a causa del suo ego smisurato. In poco tempo, da icona degli attivisti informatici, Julian Assange è diventato una delle persone più famose del mondo. Quando sono state scattate quelle fotografie aveva trentanove anni. Assange è il fondatore e principale portavoce di WikiLeaks, un sito internet nato per promuovere la trasparenza. Il suo team si propone di smascherare il malcostume, di divulgare documenti che dovrebbero rimanere segreti, di svelare la corruzione e gli inganni, di tenere d’occhio i potenti in modo che imparino a temere l’opinione pubblica. WikiLeaks ha reso possibile tutto questo. E ha suscitato più clamore di quanto probabilmente si aspettasse lo stesso Assange.”

    martedì 5 luglio 2011

    Le streghe di East End di Melissa De La Cruz (Leggereditore) dal 14 luglio in libreria












    È settembre e le Beauchamp si sono da poco trasferite a Hampton. Sulla cittadina sembra regnare la calma, ma presto una guerra fra forze antagoniste sconvolgerà per sempre equilibri millenari. Freya, Ingrid e la madre Joanna, hanno trovato un impiego normale e fanno di tutto per non usare i loro antichissimi poteri: se rompessero il patto potrebbero scatenare l’ira del consiglio degli stregoni. Freya lavora in biblioteca, mentre Ingrid fa la cameriera in un pub, ma limitarsi è difficile e a poco a poco le donne sentono rinascere in loro l’impulso della magia. Al principio la usano per risollevare la sorte di amici o clienti, ma presto la situazione sfugge al loro controllo. Una ragazza scompare nel nulla, e una serie di eventi insoliti sconvolge la cittadina. Tutti gli indizi portano alle Beauchamp e i superiori che le tengono d’occhio non tarderanno a manifestarsi per ristabilire l’ordine. Ma qualcosa di molto più oscuro si nasconde nelle strade di Hampton, fino ad avvicinarsi inesorabilmente alle tre donne. Fra misteri, forze oscure da placare, sensualità e vero amore, dovranno cercare di ristabilire gli equilibri fra il bene e il male, turbate da un demone che è riuscito a insinuarsi nella loro famiglia. Riusciranno a ritrovare la loro natura e a coronare il sogno di normalità che mai sono riuscite a veder realizzato?

    Melissa de la Cruz è una scrittrice filippina cresciuta tra Manila e San Francisco. È autrice di numerosi bestseller acclamati dalla critica, romanzi per ragazzi tra cui la serie Au Pairs, la serie Ashleys, la serie Angels on Sunset Boulevard e la serie Sangue Blu, pubblicata in Italia con grande successo da Fanucci Editore. In questa prima prova per adulti, Melissa de la Cruz si riconferma come una delle maestre dell’urban fantasy, con la sua inconfondibile capacità di creare un mondo fantastico, ricco di atmosfere suggestive, e una voce che incanta a ogni pagina

    domenica 3 luglio 2011

    Dove comincia il mare di Gianni Carbotti (Lupo editore)

    Seduto in riva al “suo” mare, Giambattista Lanzafame vive il momento magico di chi sente di aver raggiunto un grande obiettivo di vita. Finalmente potrebbe rispondere a chi – quand’era piccino – gli chiedeva «cosa farai da grande?», poiché il nuovo giorno vedrà la sua partenza verso la realizzazione dei suoi sogni. E all’improvviso, come accade in ogni imminente “inizio”, si fa urgente il bisogno di ripercorrere le tappe che l’hanno portato al traguardo, di ripensare e rivivere la propria storia nel fluire degli anni e delle figure che l’hanno accompagnato ad essere quello che è, nella condivisione di esperienze o nel ruolo di guide. In un alterno vagabondaggio interiore tra eventi recenti e passati, riemergono così la pacata tenerezza del padre e l’energia materna, le complicità fraterne e le ingenue trasgressioni dell’adolescenza, la solidità del nonno contadino, le atmosfere di lontane vacanze nella scoperta della propria terra e delle radici, il percorso ed i miti di una vocazione che inseguendo segnali incerti è ora approdata alla realtà. Può essere il caso a determinare il raggiungimento di una mèta? Forse. Ma forse nulla accade per caso, e il tessuto di una vita compie e rivela il suo disegno.

    GIANNI CARBOTTI - Gianni Carbotti nasce a Martina Franca nel 1959. Laureato in Scienze Giuridiche presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, svolge la professione di impiegato sempre in Martina Franca dove egli vive. E’ proprio nei “suoi” luoghi del cuore che l’autore ambienta il suo primo romanzo.

    gianni.carbotti@gmail.com

    sabato 2 luglio 2011

    Mari Jungstedt, In questa dolce estate (Edizioni Piemme)



    Booktrailer di In questa dolce estate di Mari Jungstedt edito da Piemme. Linea Rossa. Bestseller n°1 in Svezia. Oltre un milione di copie vendute L'alba fotografa la calma che precede una giornata estiva al camping di Sudersand, nella parte nord di Fårö. Asciugamani umidi appesi ai fili, sedie pieghevoli dai colori vivaci, materassini e giochi da spiaggia. Di notte la pioggia ha picchiettato sul tetto della roulotte, ma ora la luce che filtra fa presagire una giornata serena. Quel tanto che basta per concedere a Peter Bovide il piacere della sua corsa mattutina sulla spiaggia. Qualche ora più tardi, il suo cadavere giace sulla sabbia, un colpo sparato in fronte da pochi centimetri di distanza. Per Johan Berg, giornalista di un'emittente televisiva locale, è l'occasione giusta per sottrarsi a un inutile servizio sull'agricoltura e mettere alla prova il proprio fiuto di reporter. Per la polizia, un omicidio che pare un'esecuzione. Bovide era un piccolo imprenditore edile e il sospetto di un coinvolgimento in traffici illeciti fa pensare che si fosse messo nei guai. Quando però, a pochi giorni di distanza, si verifica un secondo omicidio firmato con la stessa arma del precedente, l'indagine prende una piega diversa. Con Anders Knutas in ferie, è Karin Jacobsson, viceispettore di polizia, a occuparsi di quelle morti. Per la prima volta alle prese con un caso così delicato senza la guida del suo superiore, Karin si affida all'istinto, che le suggerisce di cercare nel passato il filo che collega le due vittime. Un passato vecchio di vent'anni, quando, in un'estate calda e tersa come quella, una tragedia ha lasciato un vuoto incolmabile. Un baratro da cui qualcuno ha creduto di poter riemergere solo con la vendetta.

    venerdì 1 luglio 2011

    Il leopardo di Jo Nesbo (Einaudi, Stile libero Big). Intervento di Stefano Donno












    Lui è un vero e proprio maestro del thriller e non solo in Norvegia. Parliamo di un’escalation di vendite prima nel Nord Europa, poi nel Regno Unito e ora in Italia. Il fenomeno è inarrestabile perché Il Leopardo di Jo Nesbø pubblicato nel nostro paese da Einaudi, ha delle doti quasi sovrannaturali nella scrittura. Classe 1960, da una famiglia di letterati, ha militato in suqdre di calcio in A del suo paese, ha lavorato su quotidiani e periodici come freelance, ha fatto il broker in borsa, il cantante e il compositore. Ha scritto qualcosa come quindici libri, superando quasi puntualmente i confini tra noir giallo e thriller. La storia di questo libro parla fondamentalmente di un uomo a cui sta stretto il “costume” di eroe.: Harry Hole. I personaggi principali fanno dimenticare al lettore il trascorrere del tempo. Non fate niente, non mettete nulla a cucinare, potrebbe andarvi a fuoco la casa ….Questo libro non è solo una crime novel, ma un labirinto di giochi psicotico tra Bene e Male. I protagonisti sono: la giovane detective Kaja Solness, il tecnico della scientifica Bjørn Holm, l'ex agente e hacker Katrine Bratt. Con/testi: la Norvegia e l'Africa. Non sono un lettore di thriller, di gialli e ancor meno di noir, vuoi perché certe sfumature difficilmente mi “seducono” vuoi perché ho sempre il sospetto che si tratti di prodotti che ripetono a circuito chiuso clichè e stereotipi abilmente rimetabolizzati. Eppure questo lavoro di Jo Nesbo incanta, affascina, tiene desta l’attenzione per tutte le oltre 580. In più l’autore anche quando sembra consegnarti la verità, invece ti lascia precipitare dolcemente in un incubo. In una parola splendido.

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    dello stesso autore Jo Nesbø, potete leggere le prime 42 pagine del libro Il dottor Prottor e la vasca del tempo, traduzione di Alessandro Storti, pubblicato Salani Editore.

    L'ultimo Sortilegio - primo volume della trilogia ATON - Giunti Editore


    Il ciclo di Aton è raccontato in prima persona da Gordon Magloire, un leprecauno eccentrico e brontolone. I leprecauni fanno parte del mitico popolo delle fate, e Gordon discende direttamente da Lugh, detto malignamente il piccolo storpio, che fu capo della sua gente.

    Chi è il narratore
    Alto non più di mezzo metro, può rendersi invisibile, muoversi nel tempo (anche se odia viaggiare) e assumere sembianze umane o animali. Gordon è un leprecauno impiccione e goloso, allergico alle adolescenti e alle “femmine umane piagnucolose”, che adora la musica, il freddo, le torte al cioccolato e i canederli.

    La redattrice umana
    Ha raccolto le memorie di questo bizzarro personaggio per non parlare di sé e della sua vita, decidendo di riportare con fedeltà quanto Gordon le ha riferito...

    Personaggi
    Una ragazza introversa e sensitiva, Anita, un misterioso e affascinante demone, Pedro, un padre impegnato in una ricerca segreta, Sketla. Sullo sfondo, l'oscura lotta tra la Gran Dama e l'Eroe Tenebroso. In mezzo, lo scorbutico e bizzarro leprecauno Gordon.

    Perché Gordon Magloire
    Dietro il misterioso autore di questo libro si nasconde la voglia di dare a questa saga, data la vitalità dei personaggi in questione, una certa autonomia, in qualche modo per lasciarli correre da soli. Parecchio tempo fa, un amico regista mi mostrò come forse una strega irlandese oppure un folletto lo avesse seguito in Italia, dopo che in Irlanda gli aveva misteriosamente cancellato le immagini registrate sul video. Questa indecifrabile entità continuava a fargli innocenti dispetti accendendogli all’improvviso la radio e facendo apparire piccoli fuochi. Una presenza fastidiosa dunque ma di certo non antipatica. Studiando le fiabe specialmente quelle celtiche ho scoperto che c’è un mondo meraviglioso, ironico, spaventoso e umanamente intenso allo stesso tempo, dentro quell’enigmatico scenario. Inoltre essendo anche una frequentatrice del cyberspazio e degli autori che lo conoscono, trovo divertente mischiare magia e fantascienza, comicità e sentimento: tutto questo rientra in un particolare modo di raccontare. Il mio alter ego, Gordon, vecchio leprecauno irritante e maleducato, è un eroe speciale, a cui ci si affeziona come a un parente stretto. Un po’ di incantesimo, insomma, attorno alla storia, è sembrato che fosse necessario, anche perché Gordon si sarebbe veramente seccato di non essere lui al centro dell’attenzione.
    Su www.10righedailibri.it potete leggere le prime 19 PAGINE del primo volume della nuova trilogia fantasy, pubblicata da Giunti, a firma di un nuovissimo autore, ancorché ultracentenario, il leprecauno, Gordon Magloire. Un tipo assai particolare, scorbutico e bizzarro, che odia le “femmine umane piagnucolose”, detesta i gatti e in definitiva il genere umano nella sua quasi totalita.

    Incipit
    “Il mio nome è Gordon e sono un anziano ometto con la pelle di un colorito verdognolo, dato dalla vetusta età. In termini tecnici, un leprecauno, di quelli che la sera adorano bere birra e fumare la pipa. Sono alto non più di mezzo metro, mi posso rendere invisibile e posso viaggiare nel tempo a mio piacimento: mi basta saper riconoscere i varchi temporali con i loro tremolii fosforescenti, simili a miraggi nel deserto. Posso anche trasformarmi in qualsiasi tipo di animale, ma certi li detesto, per esempio i gatti. La faccenda si complica se ho necessità di assumere sembianze umane: sono in grado di mutarmi soltanto in un dodicenne rosso di capelli, basso di statura, pieno di brufoli, gracile e con la voce chioccia, a cui ho dato il nome di Peter, perché così si chiamava un ragazzino un po’ turbolento, conosciuto in tempi assai remoti: a me gli strafottenti sono piuttosto simpatici".

    Gordon Magloire, ATON, L’ultimo Sortilegio, Giunti Editore.

    “I bambini di Dio”: storia vera di quotidiana violenza travestita di volontà d'amore di Roberto Martalò (Fandango)












    Raccontare le proprie esperienze di vita è un atto che certe volte richiede coraggio e una grande forza interiore. A volte può essere un'azione liberatoria, forse salvifica, spiritualmente e fisicamente, per sé e per gli altri. Certamente, costringe a riaffrontare gli incubi del passato. Amoreena Winkler riporta in un libro choc il suo passato, la sua esperienza all'interno di una setta religiosa denominata “I bambini di Dio”. Nata verso la fine degli anni '60 per opera del sedicente profeta David Berg, ribattezzatosi Moses David, la “family”, così la chiamano tuttora i suoi adepti, fece inizialmente molti proseliti tra gli hippies dell'epoca che cercavano una propria dimensione spirituale. Una volta giunta in Europa, si diffuse capillarmente in vari Stati. La setta pratica il sesso libero al proprio interno e costringe i bambini ad avere rapporti con adulti e con altri bambini. Inoltre, l'esercizio onanistico è imposto ai piccoli, i quali sono costretti a sopportare violenze di ogni tipo, fisiche e psicologiche. Annullare ogni velleità di individualità, ogni tendenza o pensiero che esalti il proprio ego, imporre la visione del “nonno” Moses, evitare i contatti con i sistemiti (gli esterni alla setta) se non per riconvertire o spillare soldi: una vita da inferno alla quale Amoreena è avviata da subito dai suoi genitori. La Winkler descrive in maniera lucida e a volta minuziosa tutte le vicissitudini e le angherie che ha dovuto sopportare, denuda tutti i limiti del fanatismo religioso che non è solo una caratteristica di certa parte del mondo arabo, come l'immaginario collettivo ci ha portato a pensare, ma è presente anche nel mondo occidentale, apparentemente laico e secolarizzato. D'altro canto, emerge come la religione (qualsiasi essa sia) giochi ancora un forte ruolo nel processo di cementificazione sociale per la costruzione di comunità più o meno complesse. È una scrittrice (e una donna) matura, capace di esprimere tutto il male subito senza però appesantire la narrazione, di choccare ma anche di far sì che il lettore continui a leggere per sapere la verità, per conoscere quel mondo di orchi che si nasconde dietro un anelito di santità. L'autobiografia della piccola Amoreena si ferma alla soglia dei dodici anni, è prevista l'uscita di una seconda parte dove l'autrice racconterà come ha fatto a scappare da quel mondo, come si è liberata, dove ha trovato la forza per (ri)cominciare a vivere.

    I bambini di Dio di Amoreena Winkler (Fandango Libri) , 243 pag, €17,50