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    mercoledì 9 febbraio 2011

    Fiume di tenebra, l'ultimo volo di Gabriele D'Annunzio

    un romanzo di Massimiliano e Pier Paolo Di Mino

    Recensione di Silvia Agogeri su ARGONLINE

    Fiume di Tenebra è più di un romanzo, è molti romanzi. O meglio, è un romanzo a strati. A un primo sguardo, si tratta della ricostruzione di una pagina tanto peculiare quanto oscura della storia italiana: dopo la Grande Guerra, si fa strada in alcuni animi italiani l’idea della vittoria mutilata; il poeta soldato D’Annunzio, incapace di porre fine ai suoi ardori guerriglieri, entra a Fiume con il suo gruppo di soldati Arditi a cui nulla è rimasto da perdere se non la vita per un ideale. Il sogno patriottico di D’Annunzio si trasforma però in qualcosa di distorto, confuso e paradossale, e Fiume diviene un “mondo a parte”, che non piace alle autorità italiane. In questo contesto, la storia racconta di un fallito attentato ai danni di D’Annunzio che avrebbe preso le mosse da un gruppo di cospiratori. Fiume di Tenebra è questa storia, ricostruita dall’interno; è il racconto di Italo Serra, comandate nato e sopravvissuto, che parte per Fiume con una missione da compiere: uccidere D’Annunzio. Basato su fonti storiche, testimoni dell’attentato al Vate, questo romanzo costruisce una storia di uomini affranti dalla Grande Guerra, di soldati bambini incapaci di ritornare alla vita e di italiani entrati a Fiume Città di Vita, a Fiume la Santa, per sostenere un sogno poetico di libertà.
    Senza dubbio incuriosisce che il romanzo prenda il via da fatti reali; il legame con una realtà storica di per sé discussa e forse mai del tutto chiarita, così come la presenza di nomi che richiamano un’identità storica e culturale, suscita necessariamente interesse in ogni lettore italiano. Esiste una complessità tipica delle narrazioni di vicende contraddittorie come quella di Fiume, che consiste nel rischio di situarsi ideologicamente da una parte, finendo per dare una visione soggettiva della storia. Gli autori di Fiume di Tenebra riescono a evitare questo giudizio di valore, e a trasmettere la complessità della vicenda lasciando aperta ogni possibilità. Scrivendo a quattro mani ma con un unico stile, Massimiliano e Pier Paolo di Mino depositano nelle mani di Italo Serra le contraddizioni di Fiume che sono anche quelle della natura umana, un congeniale Italo Serra preda di traumi interiori ed esteriori, indecisioni, tentennamenti, incongrue amicizie, riflessioni introspettive che indubbiamente non trovano spazio neanche nei migliori libri di storia.
    Nella seconda parte del romanzo, Italo Serra si trova a Fiume, coinvolto nella vita quotidiana di alcuni soldati sostenitori del Vate. La narrazione, che avviene sempre dall’interno, si nutre di un linguaggio forte, crudo, sorprendente, che catapulta il lettore indietro nel tempo, spettatore inerme di episodi drammatici e profondamente umani. I personaggi storditi dalla storia si muovono in atmosfere deliranti, rinnegano i bisogni primari dell’uomo in nome di un nuovo essere,  per il quale il cibo e il sonno altro non sono che veleni che distolgono l’attenzione dalla loro teatrale missione militare e poetica. La ricerca della verità si nutre di cocaina e di droghe che imitano la funzione dell’oppio nei poeti visionari, coloro che fumano per vedere aldilà della pelle del giorno, coloro che, come dice Cocteau, si drogano per scendere dal treno espresso che corre verso la morte. La poesia copre come un velo la totalità del romanzo, trasformando il patetico in mistico. Essa eleva la ricerca di una giustizia al di sopra dei confini della storia, una giustizia naufragata nell’ingiustizia della condizione umana. È qui che il romanzo si separa dalla storia e diviene atemporale, perché Fiume si trasforma in un simbolo della ricerca di un’umanità perduta.
    Questa storia non è mai successa a nessuno” esordisce il romanzo. Una frase che racchiude un doppio significato: da un lato rifiuta la definizione di “romanzo storico”, dall’altro innalza la storia sopra la storia, trasformandola in mito, in momento simbolico dell’Italia, dell’uomo. La simbologia religiosa ritorna costante e violenta nei dialoghi dei personaggi, richiamando un sentimento primordiale di peccato e redenzione insito nella morale cristiana, prigione dell’uomo libero. Allo stesso tempo, si situano come riferimenti credibili in un’Italia del 1920, nella quale i soldati partivano per la guerra forti di una solida fede religiosa. 
    I simboli religiosi si alternano a quelli pagani, attraverso i quali si riversano la rabbia e il timore ancestrali nell’uomo che diventa bestia. La bestia-poeta è la grande contraddizione di Fiume e dell’uomo; è la contraddizione di D’Annunzio, che si fece amare e odiare da un popolo intero. La terminologia animalesca utilizzata per descrivere i soldati non può non ricordare la figura mitologica del centauro, metà uomo e metà animale, possessore di tutti i pregi e tutti i difetti dell’uomo. Gli autori di Fiume di Tenebra scrivono con la zappa in mano, con quella brutalità necessaria a scavare nella memoria della specie, nei sentimenti di distruzione atavici dell’uomo. All’inizio della seconda parte del romanzo, diviso in due parti e numerosi capitoli brevi e incalzanti, compare una citazione di Carl Gustav Jung: “Il segreto è che solo ciò che può distruggere se stesso è vivo”. Ecco come si esprime la ricerca dei soldati, che nel delirio arrivano a fare chiarezza sulla condizione umana.
    L’introspezione presente nelle riflessioni del tenente Keller, di Giuliano, di Comisso, dello stesso Serra, si manifesta spesso per metafore che si nutrono di elementi naturali rappresentativi di sensazioni e disagi umani, come la nebbia, l’acqua, le tenebre, o ancora attraverso oggetti tipici della ricerca psicanalitica, quali gli specchi, artefici della costruzione della natura illusoria dell’uomo. I riferimenti al mondo antico e agli eroi greci sono numerosi e conferiscono un carattere epico all’opera e all’impresa di Italo Serra. Nell’ultima parte, si rivive un altro incontro mitico, quello tra Eros e Thanatos, intesi in psicologia come la pulsione di vita e la pulsione di morte ma teorizzati da Bataille e dai filosofi francesi del ‘900 come stretta e naturale relazione tra l’erotismo e la violenza.
    Colpevole di questo incontro-scontro tra Eros e Thanatos è la bella Ada, una donna che come Italo Serra progetta la fine dell’esperienza fiumana. La casa di Ada, nella quale Serra viene trascinato, è un ambiente estraneo a tutto il resto, profondo, assurdo, incomprensibile. É la tana del Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, descritta minuziosamente, con porticine che conducono ad altre porticine sulle note di un pianoforte in fondo all’oceano, un mondo parallelo a quello in superficie, un mondo di terrore e di gioco, ma di gioco mortale. “Questa storia non è mai successa a nessuno”, non è mai successa a nessuno ma più di altre narra una verità nascosta. Così è l’arte, per dirlo ancora con Cocteau: un paradosso che rivela la realtà, o più semplicemente, una menzogna che dice sempre la verità.
     
    Silvia Agogeri

    domenica 12 dicembre 2010

    La verità della notte di Anja Snellman (Castelvecchi editore)






    La Finlandia. Dominata per 7 secoli dalla Svezia di re Eric che impose oltre la lingua anche la religione. La Finlandia conquistata dalle armate dello Zar Alessandro I. La Finlandia che il 6 dicembre 1917, poco dopo la rivoluzione d'Ottobre in Russia, dichiarò la propria indipendenza. La Finlandia pugnace durante la seconda guerra mondiale, contro l'Unione Sovietica durante la Guerra d'inverno (1939-1940) e poi dal 1941 al 1944 nella “famigerata” Guerra di continuazione. La Finlandia membro dell'Unione Europea nel 1995 ed unico Paese scandinavo a scegliere l'euro come moneta, al posto del marco finlandese. La Finlandia oltre ad avere una storia ricchissima di avvenimenti importanti, è un paese che ha una tradizione culturale di grande rilievo se si pensa a personaggi come Sibelius (compositore e violinista a cui è dedicato un monumento in Helsinki) o come Mika Waltari (scrittore finlandese nato a Helsinki, di grande popolarità). Nell’immaginario collettivo paesi come Finlandia, Norvegia, Svezia, sono inoltre le patrie per eccellenza del gothic/black/ metal dove le sonorità tipiche dell’oscurità che si nutrono di esoterico e magico si fondono nella plumbea ed austera melodicità delle tradizioni celtiche (per intenderci le cosmogonie di Odino e Thor). Questo la dice lunga su una serie di fenomeni della letteratura nordica che stanno invadendo le classifche mondiali e che trovano la loro ragion d’essere proprio in questo crocevia di multiversi di senso. Grazie alla casa editrice Castelvecchi ora, e solo dopo essere stata tradotta in 12 lingue, in Italia sarà possibile conoscere e apprezzare il talento della regina delle letteratura nord/europea. Parliamo di Anja Snellman e del suo recente thriller dal titolo “La verità della notte” (Lemmikkikaupan tytot, 2007). Si tratta fondamentalmente di un’opera forte, su alcuni aspetti di realtà “patologica” dei giovani moderni. L’autrice riesce a trasmettere la disperazione e la deriva di una porzione di società invisibile ovvero quella che ingoia come in un gigantesco buco nero il problema della prostituzione minorile, un mondo fatto di personaggi anti/umani che vivono di soprusi fisici e psicologici. Jasmin Martin, scompare nel nulla. Lei è una giovane come tante. Una visione fugace nella memoria ad accesso casuale di un testimone: parlava con un uomo ben vestito e più maturo di lei. Le ricerche non servono a nulla come inutili sono gli appelli della madre. A distanza di qualche anno viene ritrovato il cadavere di Linda, amica di Jasmin. Ma Jasmin poi , è veramente morta e sepolta? Un libro che ci fa scoprire che non sempre la luce è più forte delle tenebre. (stefano donno)

    Anja Snellman è figlia di immigrati provenienti dalla Repubblica di Cardia, è nata a Helsinki nel 1954 ed è cresciuta nel quartiere popolare di Kallio: luogo in cui ha assorbito suggestioni e ispirazioni destinate a riflettersi nella sua scrittura. Nel 1981, con la pubblicazione di Sonja O., firma il romanzo d'esordio più venduto della storia della letteratura finlandese. Da allora ha dato alle stampe altri venti libri, ha conquistato innumerevoli premi letterari ed è stata tradotta in dodici lingue. Vive tra Creta e Helsinki insieme a suo marito e a due figlie.

    link per leggere le prime 25 pagine del libro

    La verità della notte di Anja Snellman (Lemmikkikaupan tytot, 2007). Traduzione Adriana Cicalese. Castelvecchi Editore

    sabato 11 dicembre 2010

    Ann Featherstone Il circo maledetto (Newton Compton)

    Corney Sage. Withechapel, Londra

    "Permettetemi di presentarvi un omicidio. E permettetemi di presentarvi il sinceramente vostro Corney Sage, cantante e attor comico, ballerino di clog dance, personaggio assai divertente e intrattenitore a tutto tondo. In verità, non assistetti all’omicidio, conoscevo a malapena la persona che lo commise (anche se le cose non stanno proprio così) e non avevo scambiato che poche parole con la poveretta che venne fatta fuori, e tuttavia io c’ero: ero lì al principio e anche alla fine, sebbene tutto ciò mi sia costato il senno e la salute e sebbene, ancora oggi, di tanto in tanto mi capiti di svegliarmi la notte in preda agli incubi. Ma fermatemi, ve ne prego. Non posso svelare la fine avanti al principio, sarebbe come se mi impuntassi a indossare le scarpe prima delle calze. E bisogna risolvere alcune cose prima che io possa raccontarvi dell’omicidio quindi, da professionista quale sono, vi ringrazio per la vostra indulgenza e confidando nei vostri buoni uffici spero che nulla vi recherà offesa. Per così dire"

    Dietro le quinte della Londra vittoriana è di scena il sangue

    Corney Sage, comico, ballerino e cantante, ha appena finito il suo numero quando, all’uscita del teatro, si imbatte nel corpo senza vita di una giovane donna e intravede l’assassino darsi precipitosamente alla fuga. Anche l’attrice Lucy Strong ha visto tutto, e quando quella sera stessa il colpevole torna sul luogo del delitto, Lucy e Corney capiscono che le loro vite sono in pericolo. Per mettersi in salvo decidono di abbandonare Londra e separarsi, tenendosi in contatto soltanto attraverso messaggi in codice su un giornale di annunci. Ma l’assassino è già sulle loro tracce, ed è un vero mago dei travestimenti… Dai salotti dell’alta società allo squallore dei bordelli, dalle tavole dei palcoscenici alle arene dei circhi, tra spettacoli da baraccone e corse contro il tempo, Il circo maledetto è un avvincente thriller psicologico incastonato nel ritratto inedito di una Londra vittoriana cinica e misteriosa.

    Primi 2 capitoli del di libro di
    Ann Featherstone
    , Il circo maledetto, traduzione di Costanza Rodotà e Natascia Pennacchietti, Newton Compton, 14 ottobre 2010

    venerdì 19 novembre 2010

    Le querce non fanno limoni di Cosimo Calamini (Garzanti). Intervento di Roberto Martalò


    Con il suo secondo romanzo, Le querce non fanno limoni, Cosimo Calamini ci regala un quadro autentico dell'Italia dei nostri giorni, alla prese con i rapporti con l'altro mentre ancora cerca di identificare se stessa. A Montechiasso, piccolo borgo nel cuore della Toscana, la notizia della futura costruzione di una moschea sconvolge gli equilibri di un paese intero, spaccandolo in due fazioni con rapporti di amicizia che improvvisamente si rovinano e bizzarri radicalismi che accendono ancor di più gli animi. La famiglia Malquori si troverà coinvolta in questo tourbillon di eventi e sentimenti: il capofamiglia Attilio, ex ribelle ed ex fedele al Partito, che ora insegue l'ideale del “quieto vivere”, la moglie Anita alla ricerca di se stessa e la figlia Sara, in bilico tra l'amore personale e l'amore per la famiglia. Con grande maestria, l'autore descrive personaggi in maniera assolutamente reale, caratterizzandoli con precisione. Scavando nell'inconscio di ognuno di essi, Calamini fa emergere tutte le paure e le insicurezze che nascono dall'incontro con l'altro, con lo sconosciuto. Tutti sentimenti assolutamente veri e tangibili, facilmente riscontrabili leggendo un giornale o guardando i telegiornali. Con questo romanzo, lo scrittore smaschera le ipocrisie delle società e dei suoi falsi buoni sentimenti e tratta con efficacia da sociologo non solo i temi dell'immigrazione e dell'integrazione, ma anche quelli della solidarietà tra gli uomini, dell'incomunicabilità tra membri dello stesso nucleo (famiglia, partito, paese) e del cambiamento del concetto di ideologia. Seppur alle prese con un linguaggio diverso, Cosimo Calamini dimostra di venire dal mondo della sceneggiatura cinematografica per il modo in cui costruisce tutto l'impianto narrativo che porta all'imprevisto finale e per come definisce i suoi personaggi. Brillante e ironico, Le querce non fanno limoni si legge tutto d'un fiato perché mantiene sempre vivo l'interesse presso il lettore. Assolutamente da leggere, anche per capire chi siamo e dove va l'Italia.

    Le querce non fanno limoni di Cosimo Calamini Garzanti Libri, 296 pagine

    martedì 9 novembre 2010

    Lo strano caso di Stoccolma di Christoffer Carlsson (Newton Compton) - recensione e primi 3 capitoli




    Vincent Franke e la donna venuta dal nulla. Un viaggio infernale nella Svezia più segreta e trasgressiva, in un thriller che colpisce al cuore. Vero e proprio caso letterario in Svezia, Lo strano caso di Stoccolma è l’esordio fulminante del giovanissimo Christoffer Carlsson: un thriller psicologico che colpisce al cuore, una storia di segreti e ambiguità, ambientata negli oscuri meandri della capitale svedese. Vincent, giovane tossicodipendente e spacciatore, trascina i suoi giorni, stretto nell’abbraccio mortale della morfina, in uno squallido appartamento nei bassifondi di Stoccolma. La sua triste routine viene scossa quando il suo amico Marko gli lascia in casa una ragazza legata e bendata, picchiata a sangue, di cui Vincent non sa nulla tranne il nome: Maria Magdalena. A poco a poco tra i due giovani nasce un’inaspettata complicità… Il desiderio di salvare la sconosciuta porterà Vincent a lottare disperatamente contro la brutale violenza del mondo che lo circonda e lo costringerà a guardare in faccia, per la prima volta, un passato oscuro che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Ma fino a dove dovrà spingersi per scoprire il segreto della ragazza venuta dal nulla?

    “Uno - Vedo il mio riflesso nel vetro scuro della vetrina. Ecco come tutto ha inizio. L’immagine è deformata, bugiarda. Le mie mani inquiete come uccelli. Dalla tasca interna della giacca estraggo goffamente un pacchetto di sigarette mezzo pieno, ne tiro fuori una e la osservo. Poi la infilo tra le labbra e con un clic la accendo, senza esitazioni. Non chiudo gli occhi da due settimane. Probabilmente sono due settimane che non dormo. L’insonnia mi rende insicuro di me stesso e del mio corpo. Comincio a camminare. Il riflesso scuro mi segue, esce dal margine della vetrina e poi scompare. La locandina di un’edicola mi informa su come bisogna vestirsi e apparire quest’anno. La sigaretta ha un effetto meraviglioso su di me e lentamente torno un essere umano. Mi sento distaccato, fresco come l’odore di banconote nuove di zecca, libero da quello che ero una volta. I movimenti e i pensieri fluttuano. Ecco come tutto ha inizio”.

    Link per leggere i primi 3 capitoli del libro di

    Christoffer Carlsson, Lo strano caso di Stoccolma - Vincent Franke e la donna venuta dal nulla, traduzione di Mattias Cocco, Newton Compton, 11 novembre 2010