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    sabato 30 maggio 2026

    Il suono delle stelle. Sulla videopoesia "Prego sotto le stelle" di Saverio Bafaro - Intervento di Giovanna Miceli

    Come in una notte piena di silenzio e meditazione, mi trovo a scrivere del canale YouTube da pochissimo aperto da Saverio Bafaro, dal titolo ‘Metaphorica Videopoetry’, chiaramente una estensione della rivista cartacea giunta all’ottavo numero e ora pubblicata da Terre Sommerse.

     

     

    La prima videopoesia pubblicata realizza la fusione tra un’opera del maestro incisore Patrizio Di Sciullo (creata ad hoc, non a caso assume come nome uno dei versi e si chiama Templi di luce) e quattro folgoranti versi dello stesso Bafaro (anticipazione di una raccolta inedita dal titolo Altre stelle).

       Per fruire la poesia in questa forma mutevole e trasformativa, e a tratti sfuggente, le immagini in movimento, la base “musicale”, il recitato, le parole sovraimpresse meritano uno “svelamento” che mi arriva proprio da un dialogo privato con l’autore e ideatore della videopoetry:

    -        il tappeto sonoro è creato da un crepitio di fuoco di molto rallentato per renderlo quasi trasfigurato e irriconoscibile (come se le stelle ardessero nel grande silenzio di fondo dell’universo);

    -        le immagini dell’incisione giungono frammentate, come in cerca di un completamento nella mente di un osservatore attento e paziente;

    -        la voce recitante è dello stesso poeta, e i tempi di lettura tra un verso e l’altro sono stati allungati abbastanza da destrutturare in maniera isolata i versi stessi, scomporli come particelle disperse nella nostra galassia.

     

    Eppure un atto intimissimo e personale, la preghiera, apre la poesia e, nella solitudine cosmica e siderale, invoca una luce ancora nel buio assoluto, come a dissolvere l’oscurità.

    Ecco che la tecnica incisoria si sposa, con i suoi chiaroscuri, con i significati più profondi “sotto il velame” dei versi, e l’effetto finale è quello di una specie di esplosione, di una reazione chimica e di una sintesi alchemica; Di Sciullo, in questa sua acquaforte, “mette insieme”, in maniera decisamente originale, Vincent van Gogh con Alfred Kubin.

     

     

     Così ci si sente come immersi in un tempio vuoto nel deserto, dove appaiono alberi “de-spiritualizzati” dal potere e dalla tracotanza umane, un sovvertimento e inaridimento della “foresta simbolica” di baudelairiana memoria. E, in questa micro-sceneggiatura, l’immaginazione diventa esperienza sensoriale ed emotiva sui generis, disegnando – forse memore della nostra radice culturale ellenica – geometrie sacre e invisibili, per condurci, con le sue luci e i suoi suoni appena percepiti e sussurrati, verso infiniti mondi, implorando infine per-dono nel rumore apparentemente calmo di una notte di stelle.

       Buona visione a chi vorrà o saprà vedere:

     

       Saverio Bafaro – Prego sotto le stelle

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