Come
in una notte piena di silenzio e meditazione, mi trovo a scrivere del canale
YouTube da pochissimo aperto da Saverio Bafaro, dal titolo ‘Metaphorica
Videopoetry’, chiaramente una estensione della rivista cartacea giunta
all’ottavo numero e ora pubblicata da Terre Sommerse.
La prima videopoesia pubblicata realizza la
fusione tra un’opera del maestro incisore Patrizio Di Sciullo (creata ad
hoc, non a caso assume come nome uno dei versi e si chiama Templi di
luce) e quattro folgoranti versi dello stesso Bafaro (anticipazione di una
raccolta inedita dal titolo Altre stelle).
Per fruire la poesia in questa forma
mutevole e trasformativa, e a tratti sfuggente, le immagini in movimento, la
base “musicale”, il recitato, le parole sovraimpresse meritano uno “svelamento”
che mi arriva proprio da un dialogo privato con l’autore e ideatore della videopoetry:
-
il tappeto sonoro è
creato da un crepitio di fuoco di molto rallentato per renderlo quasi
trasfigurato e irriconoscibile (come se le stelle ardessero nel grande silenzio
di fondo dell’universo);
-
le immagini
dell’incisione giungono frammentate, come in cerca di un completamento nella
mente di un osservatore attento e paziente;
-
la voce recitante è
dello stesso poeta, e i tempi di lettura tra un verso e l’altro sono stati
allungati abbastanza da destrutturare in maniera isolata i versi stessi,
scomporli come particelle disperse nella nostra galassia.
Eppure un atto intimissimo e personale, la
preghiera, apre la poesia e, nella solitudine cosmica e siderale, invoca una
luce ancora nel buio assoluto, come a dissolvere l’oscurità.
Ecco che la tecnica incisoria si sposa, con
i suoi chiaroscuri, con i significati più profondi “sotto il velame” dei versi,
e l’effetto finale è quello di una specie di esplosione, di una reazione
chimica e di una sintesi alchemica; Di Sciullo, in questa sua acquaforte,
“mette insieme”, in maniera decisamente originale, Vincent van Gogh con Alfred
Kubin.
Così ci si sente come immersi in un tempio
vuoto nel deserto, dove appaiono alberi “de-spiritualizzati” dal potere e dalla
tracotanza umane, un sovvertimento e inaridimento della “foresta simbolica” di
baudelairiana memoria. E, in questa micro-sceneggiatura, l’immaginazione
diventa esperienza sensoriale ed emotiva sui generis, disegnando – forse
memore della nostra radice culturale ellenica – geometrie sacre e invisibili,
per condurci, con le sue luci e i suoi suoni appena percepiti e sussurrati,
verso infiniti mondi, implorando infine per-dono nel rumore
apparentemente calmo di una notte di stelle.
Buona visione a chi vorrà o saprà vedere:
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