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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    mercoledì 10 aprile 2024

    Fare scene. Una storia di cinema di Domenico Starnone (Einaudi)

     Domenico Starnone racconta una vicenda individuale che pagina dopo pagina si allarga fino ad abbracciare la parabola dell'Italia negli ultimi sessant'anni.


    “Fare scene” è la storia di un bambino innamorato del cinema, che crescendo vede le mirabolanti fantasie che lo tenevano incollato allo schermo infrangersi contro le impellenze della realtà. Ed è anche la storia di un paese che credeva di poter cambiare e che invece nel corso degli anni ha smarrito persino la voglia di pensarsi diverso. Nel primo tempo di questo libro c’è un bambino nella Napoli del secondo dopoguerra. C’è l’odore di polvere delle macerie e c’è l’entusiasmo per il futuro che verrà. C’è la voglia di grandezza che rischia di diventare una malattia. Ma soprattutto c’è il cinema: in sala scende il buio e si può diventare un cowboy, un indiano, un pilota di aerei, si può diventare tutto ciò che si vuole. A un certo punto però, come nei film, arriva l’intervallo, si riaccendono le luci, le persone chiacchierano, si rompe l’illusione. E nel secondo tempo il bambino è diventato un adulto, che i film ha smesso di vederli con occhi incantati ed è finito a scriverli. Pensa agli anticipi da incassare e a sfornare copioni. Finché non gli capita per le mani un progetto in cui crede e che gli riaccende la passione per il cinema. Ma si dovrà rendere conto che lo stupore dell’infanzia davanti allo schermo è definitivamente passato e che lui stesso è diventato la rotella di un ingranaggio prevedibile, minacciato come tutto dalla parola fine.





    Book Trailer Meme - The Tracing

    Lo scrittore- Roberto Zevini (Booktrailer)

    martedì 9 aprile 2024

    Papà disastro non dice le bugie. Ediz. a colori di Thomas Brunstrøm, Thorbjørn Christoffersen (Battello a vapore)

     Sally ha un problema: suo papà dice tante, tantissime bugie. Possibile che quando era piccolo cenava soltanto di mercoledì, dormiva in una scatola di cartone e l'unico regalo che riceveva a Natale era... mezzo mandarino?! Sally è stufa, così decide di smascherarlo. Ma quando papà smette di dire le bugie, le giornate diventano molto più noiose..




    Heartbreak Hotel di Micol Arianna Beltramini (Il Castoro)

     Hai mai desiderato sparire dopo che qualcuno ti ha spezzato il cuore? L'Heartbreak Hotel sa esattamente come ti senti, e farà di tutto per coccolare le tue illusioni. Ma qual è la data di scadenza di un sogno? E quando dovrai tornare alla realtà, chi ti aiuterà a rimettere insieme i pezzi del tuo cuore?




    Rita Bichi, Paola Bignardi, Cerco dunque credo - Booktrailer

    The Death Of My Inner Peace Book Trailer

    Book Trailer for London and Emmanuel's Winter Adventure

    domenica 7 aprile 2024

    Pelle accesa (Burning skin): nuova edizione di Maria Caspani (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

     “In questi versi, pubblicati in italiano con a fronte la traduzione in inglese fatta dalla stessa autrice, Caspani riesce a trasmettere al lettore una visione del mondo contemporaneo acuta e mai scontata, affrontando tanti temi di drammatica attualità, grazie anche alla professione di web producer e reporter svolta durante gli anni di soggiorno a Londra, quando si occupava di diritti umani e delle donne”. (Dall’introduzione di Laura Garavaglia)


    È tutto questo che infiamma la pelle, che genera nell’autrice una conflittualità irrisolta e permanente, i cui esiti non possono essere definiti né trovare un approdo nell’ambito di questo scarno libretto: mi pare piuttosto un campo aperto, una “Battaglia” (per citare il titolo ancora di un’altra poesia) che deve ancora cominciare, sebbene i pensieri dei contendenti siano “già stanchi” come se l’esito fosse scontato, o non così importante. Il problema non è come finirà, il problema è che sia –ancora- una battaglia. È lo stato d’animo complessivo quello che Maria Caspani vuole trasmetterci e la “pelle accesa” vale probabilmente anche come un segnale d’allarme, un semaforo rosso per indicarci che le cose non vanno come dovrebbero, il rapporto tra noi e le cose e noi e noi stessi non è quello giusto, e forse sarebbe il caso di crearsi uno spazio per fermarsi e pensarci su. Leggere queste poesie non è certamente sufficiente, le parole hanno mancato da tempo la loro missione, tuttavia… (Andrea Tavernati)

    Dopo aver conseguito una laurea triennale in filosofia e un master in giornalismo a Milano, si trasferisce a Londra per lavoro. Approda alla Reuters Foundation dove lavora come web producer e reporter occupandosi di diritti umani e delle donne. Nel 2014 si trasferisce a New York lavorando prima come corrispondente dall'ONU per Reuters Foundation e dal 2015 alla Reuters Digital, dove si è occupata di social media e live news durante la campagna presidenziale americana del 2016. Dal 2018 si occupa di sondaggi condotti da Reuters in partnership con l’agenzia Ipsos. “Scrivere ai margini della vita” (I Quaderni del Bardo, 2019) in inglese e italiano, è la sua nuova raccolta di poesie

    Photo cover by Marco Tommaso Fiorillo 
     

    L'ultima notte di sole di Nicola Madonia (Rizzoli)

     Una storia piena di vita che tra delicatezza, humour e disagio scova istantanee di poesia nella realtà quotidiana.


    Nico è intrappolato in una routine sempre uguale: mettere su la moka, coccolare il gatto, scrollare Instagram, fare la solita telefonata ai genitori… in un maldestro tentativo di sembrare un uomo prossimo ai trent’anni con tutto sotto controllo. Dietro le apparenze c’è però un mondo claustrofobico, abitato da insicurezza e ansia, che irrompe quando dopo un attacco di panico Nico si ritrova catapultato nell’universo delle sue emozioni. “Cammino attraverso i vicoli, cerco un essere vivente, un barlume di speranza, o semplicemente il segno del passaggio di qualcuno prima di me. Mi avvicino al parco, un luogo che di solito è un’oasi di gioia e risate ma le altalene sono ferme in maniera oscena, le panchine rotte e sbeccate. L’erba è secca e spelacchiata, incapace di sostenere il gioco di un bambino o il bastone di un anziano.” È in questo mondo così familiare e allo stesso tempo straniante che Nico dovrà avventurarsi ma è un viaggio che non farà da solo, ad accompagnarlo due bizzarri aiutanti: Moka, una gattina sfrontata con un paio di occhi verdi sempre vigili e affilati; e Doc, uno stropicciato orsetto di peluche che parla in terza persona e sa vedere solo il lato tenero della vita. Tra le vie deserte del suo paese, tra ricordi del passato e incontri inaspettati, Nico affronterà un percorso tortuoso e sarà costretto a scavare alla ricerca di quella felicità dimenticata in fondo a un cassetto. L’ultima notte di sole è un romanzo di formazione tenero e ironico, il viaggio di un ragazzo in lotta con i suoi demoni tra ricordi felici e rimpianti profondi.




    Diversi modi di guardare l'acqua di Julio Llamazares (Il Saggiatore)

     Diversi modi di guardare l’acqua è il romanzo di un malinconico ritorno a casa, il racconto corale di come la memoria attraversi sempre le generazioni.


    L’anziano contadino Domingo è morto con un desiderio incompiuto e i suoi familiari si incontrano per provare a esaudirlo: la moglie, che con lui ha condiviso tutto; i figli, che hanno abbandonato progressivamente l’abitazione dei genitori per lavorare in città; i nipoti, così distanti dal suo modo di vivere eppure ancora capaci di comprenderlo e ammirarlo. Si ritrovano davanti a un piccolo lago racchiuso dalle montagne, sul cui fondo giacciono invisibili agli occhi degli estranei le rovine di villaggi abbandonati e i ricordi dei vecchi abitanti come Domingo, ai quali un giorno qualcuno ha ordinato di andarsene e di farlo subito; la città sarebbe stata sommersa per la costruzione di una gigantesca diga, e loro avrebbero dovuto ricominciare una nuova vita da un’altra parte. Gli eredi di Domingo si riuniscono allora sulle sponde di quel lago per restituire il defunto al luogo cui è sempre appartenuto con lo spirito, ognuno costretto a confrontarsi su quella riva con il trauma che ha segnato la storia della famiglia. In questo romanzo Llamazares raccoglie le loro voci e i loro ricordi, la loro malinconia avvolta dallo stesso silenzio che circonda il paesaggio, disegnando così i contorni di una figura ingombrante e carismatica, un uomo duro ma gentile, saldo ma fragile, simbolo di un’epoca giunta alla fine, che non per questo è concesso dimenticare.



    La principessa di Lampedusa di Ruggero Cappuccio (Feltrinelli)

     Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, madre dell’autore del Gattopardo, e autrice a sua volta di un’opera di cui non si sono salvate che poche pagine, diventa protagonista di questo romanzo grazie a Ruggero Cappuccio, il solo scrittore che poteva – per cultura, sensibilità, storia personale – ridarle vita.

    «Quando capì di aver vinto il duello con se stessa?»
    «Non ho mai capito di averlo vinto. Ho capito soltanto che i duelli tra l’amore e il dolore finiscono sempre in parità.»


    Eros, passione, misteri e segreti di famiglia fiammeggiano nella personalità di Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, principessa di Lampedusa, che nel maggio del 1943 attraversa una Palermo deserta, tra le rovine provocate dai bombardamenti alleati. Beatrice riprende possesso del palazzo di famiglia: tra soffitti sfondati e librerie crollate, si riaccende il ricordo dei giorni in cui la città era meta di viaggiatori stranieri, un passato di grazia e splendore, sogni, fantasie e amori forse ancora possibili. Fuori dalle mura del palazzo, il presente si sgretola, l’Italia e l’Europa sono teatro di una guerra spaventosa, gli Alleati stanno per sbarcare in Sicilia. Il mondo sembra alla fine, ma Beatrice non si tira indietro: protegge, esorta, si espone. E il futuro? Il futuro ha gli occhi malinconici di suo figlio Giuseppe e la splendida vitalità di Eugenia, giovane appassionata di stelle e pianeti che osserva Beatrice dalla finestra di fronte. La ragazza è affascinata dalla libertà naturale e ostinata con cui la principessa si comporta; libertà che la sua famiglia invece le nega, avendola prima costretta a interrompere gli studi di Fisica e ora cercando di imporle un matrimonio combinato. Per la ragazza e per il figlio, la principessa ha in serbo progetti ambiziosi che sfidano il tempo. E mentre tesse le sue trame d’amore, con l’aiuto della gente del quartiere organizza un ricevimento al quale saranno invitati i più grandi nomi del bel mondo palermitano, dai Lanza di Trabia ai Florio, dai Valguarnera ai Moncada. Un invito spregiudicato per un ultimo ballo sotto le bombe. Beatrice Tasca Filangeri di Cutò, madre dell’autore del Gattopardo, e autrice a sua volta di un’opera di cui non si sono salvate che poche pagine, diventa protagonista di questo romanzo grazie a Ruggero Cappuccio, il solo scrittore che poteva – per cultura, sensibilità, storia personale – ridarle vita.



    sabato 6 aprile 2024

    Esercizi spirituali per bevitori di vino di Angelo Peretti (Edizioni Ampelos)

     Il vino è generalmente, oggetto di manuali tecnici e di guide alla degustazione. È invece raro che costituisca la prospettiva lungo la quale interpretare i pensieri e le azioni degli esseri umani, le necessità dei loro corpi, delle anime e delle menti. La riscoperta dei contenuti sentimentali, emozionali e intellettuali - ossia “spirituali” - del bere e del vivere è l’obiettivo che Angelo Peretti propone al lettore attraverso novanta brevi “esercizi” mentali, tra narrativa e saggistica. Con una logica stringente e un’ironia dissacrante, l’autore aiuta a riconoscere e sfatare i luoghi comuni che si sono stratificati a tal punto da inibire il godimento libero, immediato e spontaneo del vino e della stessa vita. In particolare, le regole da iniziati e le pose ostentate da quei sedicenti intenditori, che si ergono a sacerdoti dell’enologia, vengono smantellate una ad una, restituendo al bevitore il piacere di un gesto naturale come il condividere un bicchiere di vino con le persone care. Per accompagnare indistintamente il neofita e l’esperto a riappropriarsi della dimensione genuina del bere, ci sono novanta “esercizi che prendono spunto da altro” rispetto al vino: romanzi, aneddoti, poesie, canzoni, interviste; si parla d’altro per parlare di vino e viceversa. Inoltre, per chi volesse approfondire le proprie “esercitazioni” attraverso il calice, Peretti suggerisce, per ciascun capitolo, due vini, uno italiano e uno estero, coerenti con il contenuto narrato: la scelta si ripartisce fra etichette note e bottiglie meno conosciute, per un totale di centottanta vini. Angelo Peretti (Garda, 1959) si occupa di vino come giornalista e critico da più di trent’anni. Dirige il giornale on line “The Internet Gourmet”. Ha collaborato con guide italiane di settore, ha redatto piani strategici per consorzi di tutela e ha pubblicato manuali sui vini italiani e sugli abbinamenti tra cibo e vino, tra cui “Vini e spumanti. I migliori d’Italia” (2005) e “Il vino. Gli abbinamenti ideali” (2004), entrambi per Giunti Editore.




    Il ricettario erboristico moderno. Una guida ai preparati con proprietà terapeutiche di Thomas Easley, Steven Horne (Piccin-Nuova Libraria)

     L’uso delle piante medicinali ha accompagnato l’uomo fin dagli albori delle prime civiltà, rappresentando, ancora oggi, una parte rilevante dei sistemi

    di cura tradizionali in molte parti del mondo. Le fonti paleontologiche, archeologiche e storiche hanno documentato l’uso delle piante medicinali, in
    Europa, già da parte dell’uomo di Neanderthal, circa 50.000 anni fa, in pieno Paleolitico. Migliaia di anni dopo, è noto che le civiltà mesopotamiche (Sumeri, Babilonesi e Assiri) possedevano delle conoscenze approfondite sulle piante medicinali, come documentato dal Codice di Hammurabi (XVIII secolo a.C.). Risale a quell’epoca anche il Papiro di Ebers (XV secolo a.C.), nell’antico Egitto, fonte scritta di conoscenze botaniche e mediche riportante preparazioni erboristiche basate su centinaia di piante, delle quali circa un terzo ancora presente nelle farmacopee occidentali. La civiltà e la cultura mesopotamica ed egizia esercitarono una notevole influenza su quella greca, nella quale la filosofia si mescolava con le conoscenze mediche ed erboristiche. Tra i grandi studiosi greci ricordiamo Ippocrate e Aristotele, tra il IV e il III secolo a.C., per arrivare a Dioscoride (I secolo d.C.), da molti considerato il padre della farmacognosia e della fitoterapia, il quale influenzò enormemente tutto il pensiero scientifico dall’epoca romana fino al Rinascimento. Nell’antica Roma spiccano, tra tutti, Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) e Galeno (II secolo d.C.), quest’ultimo medico personale dell’imperatore Marco Aurelio e fondatore della scuola medica galenica. Dopo la caduta dell’Impero Romano, sono prima i Bizantini e poi gli Arabi a proseguire nello studio delle piante medicinali e della medicina in generale. La medicina bizantina (o meglio greco-bizantina) ebbe in Alessandro di Tralles (VI secolo d.C.) il suo principale esponente, mentre il persiano Avicenna (X secolo d.C.) lo fu per la cultura scientifica araba, i cui
    scritti, resi noti attraverso le Crociate, contribuirono alla creazione della Scuola Salernitana, prima scuola medica in Europa. Nei primi secoli dopo Cristo,

    inoltre, a seguito delle numerose e devastanti invasioni barbariche, le conoscenze scientifiche in Europa vennero conservate nei monasteri, nei conventi e nelle abbazie, anche con il fiorire dei ‘giardini dei semplici’, un’area, al loro interno, deputata alla coltivazione delle piante officinali. Infatti, in quell’epoca, le strutture monastiche si dedicavano all’assistenza medica dei pellegrini ammalati, coltivando le piante medicamentose nei loro orti e producendo rimedi erboristici. Tuttavia, durante il Medioevo, la fitoterapia fu anche vittima di superstizione e, pertanto, associata alla magia ed alla stregoneria. 

    Questo breve escursus storico ci conduce idealmente fino ai nostri giorni, che potremmo definire, a tutti gli effetti, ‘epoca farmaceutica’, nella quale
    poco spazio è lasciato, almeno nei paesi ricchi occidentali, ai rimedi naturali basati sui prodotti erboristici e fitoterapici, lungi, in ogni modo, dal voler demonizzare la farmacologia e la farmaceutica moderna, verso la quale siamo tutti debitori. Basti solo pensare ai farmaci antitumorali e agli antibiotici, pur non tralasciando che molti farmaci moderni derivano proprio da sostanze naturali (circa il 25% dei nuovi farmaci registrati in tutto il mondo negli ultimi 40 anni). Alcuni esempi illustri sono l’acido salicilico (da cui è stato poi ottenuto il principio attivo del farmaco antinfiammatorio Aspirina) presente nella corteccia del salice (Salix spp.), gli alcaloidi (antitumorali) della vinca del Madagascar (Catharanthus roseus), la camptotecina (antitumorale presente nell’albero cinese Camptotheca acuminata), la podofillotossina (antitumorale da Podophyllum peltatum, pianta dell’America nordorientale), i taxani (antitumorali presenti in Taxus brevifolia o tasso del Pacifico, in America nordoccidentale), il chinino (antimalarico ricavato dalla corteccia dell’albero andino Cinchona spp.), l’artemisinina (antimalarico da Artemisia annua), gli analgesici (morfina, codeina) del papavero (Papaver somniferum) e i glicosidi digitalici cardiotonici (digossina e digitossina) della digitale (Digitalis purpurea). Non dimentichiamo che anche gli antibiotici derivano da sostanze naturali, sebbene di origine microbica e non vegetale, come ad esempio le penicillina prodotta da miceti del genere Penicillium. Da questi pochi esempi è possibile affermare come la natura sia ancora il più grande laboratorio di sintesi chimica presente sul pianeta, al quale dovremo ancora attingere ed ispirarci per la cura delle malattie trasmissibili e non trasmissibili. Bisogna ricordare, inoltre, che l’uso delle piante medicinali e, più in generale, la medicina tradizionale, rappresentano ancora oggi il cardine dell’assistenza sanitaria in moltissime parti del mondo (soprattutto in Africa, Asia e Sud America), dove la disponibilità e l’accesso ai farmaci convenzionali sono ristretti o assenti. Questo non implica uno scarso interesse verso i rimedi naturali nel mondo ricco occidentale, al contrario. 

    Negli ultimi anni si è assistito, anche in Italia, alla riscoperta delle piante medicinali e dei prodotti erboristici, considerati utili ai fini di migliorare le condizioni fisiologiche dell’organismo, soprattutto nei soggetti sani. Il fenomeno è anche dimostrato dai dati economici sugli integratori alimentari che, nel 2020, attribuiscono all’Italia la quota di mercato più alta in Europa, pari al 26%. Tali prodotti spesso si associano a stili di vita salutistici, come una sana e corretta alimentazione e una moderata e regolare attività fisica. 

    Complice di tale rinnovato interesse è anche (o forse soprattutto) l’enorme avanzamento, negli ultimi anni, delle conoscenze scientifiche sulle piante
    medicinali e sulla fitoterapia. Per quanto riguarda la ricerca clinica, le sostanze naturali si studiano con il medesimo rigoroso approccio metodologico dei farmaci, soprattutto in termini di accuratezza del disegno sperimentale negli studi sull’uomo. Questo fa delle scienze erboristiche una disciplina moderna basata sulle evidenze scientifiche, al pari della medicina, in grado di validare, caso per caso, l’efficacia clinica di rimedi naturali il cui utilizzo per determinati disturbi si tramanda da generazioni come bagaglio di conoscenze tradizionali.

    Date le premesse, Il Ricettario Erboristico Moderno si colloca nello scenario descritto come testo di riferimento per gli appassionati e gli studiosi di erboristeria, così come per i neofiti che vogliano approcciarsi al mondo delle piante medicinali. Gli autori, Thomas Easley e Steven Horne, esperti e rinomati professionisti negli USA, nonché membri di associazioni nazionali ed internazionali di erboristeria, offrono una visione ampia e moderna del mondo delle piante medicinali, non tralasciando, nei primi 12 capitoli, tutti gli aspetti introduttivi legati alla raccolta ed essiccazione delle piante, alle tecniche estrattive dei principi attivi e alla preparazione in termini di formulazione e dosaggio. Solo avendo una buona conoscenza dei suddetti aspetti, si potrà arrivare ad un prodotto erboristico ricco di composti fitochimici bioattivi (‘dalla pianta al formulato’). Infine, nell’ultimo capitolo, sono riportate le informazioni su numerose piante trattate singolarmente relativamente alle proprietà, le formulazioni e i dosaggi. 

    In conclusione, tale testo contribuirà sicuramente ad accrescere il bagaglio culturale di ciascuno sulle piante medicinali, accrescendo o creando la consapevolezza che i rimedi erboristici non sono farmaci per la cura delle malattie, ma possono contribuire a migliorare lo stato di benessere dell’organismo in una popolazione sempre più longeva. Qualora utilizzati in associazione con le terapie convenzionali, dietro prescrizione medica, potranno aumentare l’efficacia di queste ultime, riducendone eventualmente gli effetti avversi e contribuendo a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

    Prof. Marcello Iriti
    Dipartimento di Scienze Biomediche,
    Chirurgiche e Odontoiatriche
    Università degli Studi di Milano




    La cucina milanese di Fabiano Guatteri (Hoepli)

     Il racconto della gastronomia e del costume culinario di Milano. Un libro che ripercorre la storia, gli aneddoti, gli ingredienti, le tecniche, i prodotti e la lingua di una cucina unica, parte integrante della vita e della cultura milanese. Oltre 160 ricette, tradizionali e rivisitate, che rappresentano il canone culinario meneghino, impreziosito dalle illustrazioni di Andrea Antinori e da un testo introduttivo di Luigi Veronelli.

    La grande sagra degli incendi - Agenzia X booktrailer

    venerdì 5 aprile 2024

    Athanor: Trattato Alchemico - nuova edizione di Stefano Delacroix (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

     L'Athanor è il luogo interiore della trasmutazione, dove l'alchimista realizza l'Oro Filosofico. Un'antica metafora sottende il fatto transazionale e potente del risveglio iniziatico, un processo volto a sbozzare la materia grezza e rivelare il passaggio segreto dell'Alchimista. Fondendo l'antica conoscenza alla nuova, e rinsaldando la propria presenza consapevole, il discente sgroviglia il filo arianneo perché gli sia finalmente chiaro l'itinerario che lo condurrà fuori dagli intricati e dolorosi labirinti psichici della modernità.


    Stefano Delacroix (Taranto, 18 agosto 1966), pubblica nel '94 l'album "Ribelli" (ed. Hobo, distribuzione Sony Music) e nel '97 "La Legge Non Vale" (ed.Hobo, distribuzione Sony Music). Dedicatosi alla carriera di scrittore, pubblica successivamente i romanzi "La Memoria del Mare" (2006, ed. la Riflessione), "Peristalsi" (2007, ed. il Foglio), "Il Sesto" (2008, Lupo editore, 2012 in II° edizione), "Nigredo (2013, ed. I Libri di Emil) e "Calm Beach" (2015, ed. I Libri di Emil). Alchimista e studioso di Filosofia, Onironautismo e tecnologie della psiche, celebra il suo esordio saggistico con “Athanor, la Scienza Segreta del Cuore” (i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donon 2019).L’immagine di copertina interna è di Maximilian VetranoLe immagini “Moire” e “Ruota della fortuna” sono di Roberto Shambhu
     
     

    Booktrailer: La sangre derramada, de Zeus Ros. disponible en Amazon.

    A cena con gli imperatori di Fiorenza Cilli (Olmata)

     I pesciolini fritti in salsa per Augusto. L’antipasto di Nasidieno, descritto da Orazio nel libro secondo delle Satire. La zuppetta di vongole per Incitatus, il cavallo di Caligola. Le uova con fegatini di pollo per Nerone. E molto ancora. Sono solo alcune delle ricette che sono state servite alla tavola degli imperatori, nel corso del tempo. Ogni imperatore, con le sue preferenze e anche i suoi gusti, ma soprattutto con i suoi eccessi e le sue fantasie, ha segnato la storia della tavola, introducendo anche piatti e ingredienti che poi sono arrivati fino a noi. Alcuni hanno preferito cibi più “semplici”, la gran parte però ha adottato menu decisamente pregiati, con portate rare e ingredienti difficili da trovare, rimarcando il potere, anche a tavola. Di piatto in piatto, a comporsi nel ricettario sono veri e propri – golosi – ritratti dei vari imperatori, in un viaggio nella storia e nel gusto, che spazia dall’antipasto al dolce, tra ricette veloci e creazioni concepite, invece, per lussuosi banchetti, dai cibi, fino ad arrivare alle preparazioni più scenografiche, qui però tutte studiate ad arte per essere facili da preparare.




    Sovrani a tavola. Pranzi imbanditi nelle corti italiane. Ediz. illustrata a cura di Andrea Merlotti, Silvia Ghisotti, Clara Goria (Silvana)

     Il pranzo reale è certamente una delle immagini più affascinanti della civiltà delle corti. Eppure le opere che lo raffigurano sono estremamente rare e non ne mostrano quasi mai la quotidianità. L’iconografia delle tavole di corte, infatti, rappresenta per lo più pranzi ufficiali, per nozze, incoronazioni o altre cerimonie. Nello stesso tempo la figura del re che mangia è stata oggetto di letture molteplici, che vanno dalle fiabe alle caricature politiche sino al cinema. Allegoria del potere e, insieme, crocevia di visioni diverse e contrastanti, le tavole reali sono, quindi, un tema iconografico particolarmente complesso. Il volume analizza l’immagine e la realtà del pranzo reale attraverso il prisma delle corti dei sovrani italiani, fra Cinquecento e Ottocento, in un arco cronologico che dall’Italia degli antichi Stati giunge a quella, finalmente unita, della Belle Époque. Una grande varietà di opere, tra dipinti, disegni, incisioni, servizi da tavola, arredi, oggetti preziosi, vetri e argenti, ma anche menu storici, per un viaggio nel mondo delle corti tra arte e storia.




    Al ristorante come a teatro. Manuale di comportamento per cuochi, camerieri, ristoratori e un po' anche per clienti di Fausto Arrighi (Maretti Editore)

     L'autore di questa pubblicazione dedicata al mondo della ristorazione (più o meno alta), non si è limitato alla descrizione dei ruoli e alle modalità del servizio ma è voluto andare oltre, dividendo le varie fasi del lavoro in procedure, e immaginando la tavola e il ristorante come un teatro, con tanto di palcoscenico e spettatori. Dalla semplicità accattivante all'eleganza formale, le tappe sono tante e variegate, analizzate con minuzia e simpatia descrittiva davvero inusuale per i libri di genere, e con la capacità da parte dello stesso Arrighi di elaborare una visione lavorativa globale (dalla composizione delle brigate all'accoglienza dell'ospite passando per l'elaborazione del menu) atta ad aiutare tutti gli attori della ristorazione contemporanea (cuochi, camerieri e ristoratori) e loro fruitori. Ultimo ma non ultimo, infatti, il cliente: consigli su modi, maniere e comportamenti per renderlo ancor più a suo agio e perfettamente in accordo con ogni teatro (gioco di parole per situazione) voglia o debba vivere e gustare. Con una prefazione di Massimo Bottura e un'Introduzione di Niko Romito.


    giovedì 4 aprile 2024

    Viva la libertà. Gli adolescenti hanno bisogno di farne esperienza di Alberto Rossetti (San Paolo Edizioni)

     In questo libro ci sono le storie e i problemi dei tanti adolescenti che si trovano a dover fronteggiare da un lato una libertà senza confini e dall’altro l’assenza di libertà. Posizioni per nulla contrastanti perché senza limiti non esiste libertà e allo stesso tempo troppo controllo impedisce di viverla. Chiamiamo i bambini ometti, piccole donne, signorine e signorini mentre riserviamo agli adolescenti gli appellativi di bambini, piccolini, cuccioli, tesori. Proprio quando sarebbe necessario lasciarli liberi, spingerli fuori casa per vivere la loro vita, li si richiama verso sé stessi. Ma perché operiamo questa manovra così pericolosa? Forse, abbiamo paura dell’erranza giovanile e per questo non riusciamo a lasciarli davvero liberi di partire. Oppure siamo troppo concentrati sui nostri bisogni e non riusciamo ad ascoltare i loro o, ancora, pensiamo ai figli come a dei nostri prodotti e per questo fatichiamo ad agire quel taglio che è l’unica garanzia di una vita davvero libera. In queste pagine, Alberto Rossetti chiarisce che la libertà dei ragazzi è sempre più in discussione e la colpa è innanzi tutto di un mondo adulto che, ad esempio, accetta che uno strumento come il Registro Elettronico trasformi uno studente in una media voto espressa tramite un cerchio che si tinge di verde, arancione o rosso a seconda del suo valore. Terribile. Oppure che spinge a fare sempre più diagnosi per poter lavorare su Bisogni Educativi Speciali quando forse dovremmo ricominciare a occuparci con serietà e passione di quelli che molto più semplicemente sono i bisogni educativi normali.




    Insieme si vince. La forza della cooperazione nella nostra vitadi Vittorino Andreoli (Solferino)

     Una riflessione affascinante che diventa l’occasione per compiere un viaggio dentro la mente dell’uomo nel tentativo di comprendere il senso dell’esistenza di chi è stato posto all’apice dell’albero dei viventi.

    «Con uno sguardo lucido e disincantato sulla società e sul pericolo imminente di un futuro in cui un mondo sempre più digitale potrebbe sconfiggere l’uomo facendogli perdere ”la capacità relazionale e la percezione del tempo”, Andreoli ci apre gli occhi sull’emergenza del presente, per dare una possibilità altra all’umanità.» - Lella Baratelli per Maremosso


    Il desiderio profondo del singolo uomo, così come il bisogno della specie a cui appartiene, non è centrato sulla figura del nemico e della guerra, ma al contrario su condizioni che permettano l’amicizia e l’amore. Sono queste le risposte adeguate alla fragilità della nostra condizione che ha sempre bisogno di «un altro» da cui ricevere aiuto e disposto a sua volta a donarsi. Per aiutarci a comprendere questo principio, Vittorino Andreoli mette in discussione quella parte della teoria dell’evoluzione che considera «naturale e necessaria» la «lotta per l’esistenza», indicata da Charles Darwin come imperativo per tutte le specie che abitano il nostro pianeta. Una visione che lega la vita alla forza di eliminare e non di costruire, di uccidere e non di stare insieme. All’interno di una concezione che riduce l’uomo a una macchina che segue l’istinto stampato nella genetica in maniera «fatale». Darwin non poteva conoscere le grandi scoperte della biologia recente, che ha permesso di definire la plasticità di parte del nostro cervello, da dove emergono funzioni che hanno un vasto margine di guida e che permettono di attribuire all’uomo desideri e capacità per attivare la condivisione e adattarsi in maniera pacifica alla natura e alla vita «insieme». Diventa dunque ipotizzabile un’evoluzione della specie all’insegna non della lotta ma della cooperazione. E la vita dell’uomo può inserirsi in uno scenario in cui le difficoltà sono affrontate in maniera pacifica attraverso l’aiuto reciproco che porta a condannare la guerra. Una riflessione affascinante che diventa l’occasione per compiere un viaggio dentro la mente dell’uomo nel tentativo di comprendere il senso dell’esistenza di chi è stato posto all’apice dell’albero dei viventi.



    Le vite. Un racconto provinciale dell’arte italiana di Luca Beatrice (Marsilio)

     Tra aneddoti, curiosità e qualche cattiveria, divagazioni e note critiche, un viaggio nel tempo e nello spazio, un’incursione negli studi d’artista e nelle osterie dove scambiare idee e materiali, alla ricerca di quell’«Italia senza centro, non unitaria ma molteplice, attraversata da una lingua fresca, croccante, vibrante, contro quella di plastica della globalizzazione».


    Critico e curatore eclettico, rabdomante eterodosso, da anni Luca Beatrice racconta il mondo dell’arte come luogo di scambio simbolico ma anche come teatro di accesi conflitti. Rimettendo al centro del discorso critico i legami tra personalità artistiche e contesto storico-culturale, tra riflessione ed esecuzione, spinge a rivalutare le tante realtà della penisola e la loro capacità di esprimere e interpretare interi universi di senso. Nel confronto con venerati maestri e picareschi compagni, artisti le cui poetiche si traducono in pratiche quotidiane, attraversa i decenni che vanno dal boom economico alle atmosfere cupe degli anni settanta, dal fermento della Transavanguardia e del punk agli anni novanta, che individua come «l’ultimo momento in cui si poteva identificare un’arte italiana», fino ai giorni nostri. Dai prodromi dell’Arte Povera alle ultime sperimentazioni del contemporaneo, si susseguono le vite, tra gli altri, di Giulio Turcato, Carla Accardi, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto, Carol Rama, Emilio Isgrò, Maria Lai, Salvo, Antonio Trotta, Sandro Chia, Corrado Levi, Marco Lodola, Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft, Francesco Vezzoli. Al controcanone accedono anche personaggi che a vario titolo hanno rivoluzionato il modo di concepire e narrare l’arte, da Umberto Allemandi a Giancarlo Politi, da Francesco Bonami a Roberto D’Agostino. Tra aneddoti, curiosità e qualche cattiveria, divagazioni e note critiche, un viaggio nel tempo e nello spazio, un’incursione negli studi d’artista e nelle osterie dove scambiare idee e materiali, alla ricerca di quell’«Italia senza centro, non unitaria ma molteplice, attraversata da una lingua fresca, croccante, vibrante, contro quella di plastica della globalizzazione».



    Ignite Culture Book Trailer

    mercoledì 3 aprile 2024

    Acolyte: Serial Killer Aficionado [Book Trailer]

    Il talco sulla cenere di Chiara Evangelista (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

     “A chi mi ama per ciò che sono e a chi mi ha sostenuta in questo incipit… In medias res!”. Così si apre la raccolta poetica In Medias Res della leccese Chiara Evangelista. Ogni singola poesia si contraddistingue per l’utilizzo di rime, assonanze e, altre varie figure retoriche, seguite da una metrica che disegna un proprio flow e un mood singolare che appartengono a Chiara in maniera genetica. Questo pamphlet è densissimo di sequenze di versi molto ritmati, incentrati su specificità tecniche come rime baciate, assonanze-consonanze ed allitterazioni. Questi versi vanno scanditi per bene, e quasi sembrano avere una figura ritmica ben precisa come quella del 4/4, tanto queste parole consentono un ascolto lineare, ma soprattutto un approccio semplice ed immediato.”


    “La poesia di Chiara Evangelista è fatta da "Una scrittura che si rifiuta alla noia. Il lettore si abbandoni alla continuità alternata alla discontinuità delle sillabe convocate sulle pagine. Penso che in questo libro si assista alla messa in parodia del rapporto tra il linguaggio e la verità. Ne risulta che il lettore viene travolto dalla frenesia festosa insita, ma celata, nel linguaggio comune". (Dall'introduzione di Tomaso Kemeny)

    Chiara Evangelista nasce a Lecce nel 1997. Dopo aver conseguito la maturità classica, intraprende gli studi giuridici presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Nel 2017 esordisce con la sua raccolta poetica “In Medias Res” per “I Quaderni del Bardo Edizioni”. Successivamente si cimenta nella prosa e con il racconto “Ridere è un (h)obb(y)ligo”, pubblicato da “Historica Edizioni” nell’antologia “Racconti lombardi”, si aggiudica il primo posto al “Premio Internazionale Sylvia Plath” e il diploma di merito al premio letterario “Milano International”. Con la sua poesia “Status Quo”, passa le selezioni per “Il verso giusto” e ha l’onore di poter declamare i suoi componimenti a “Casa delle Arti-Spazio Alda Merini”, nella cornice di “BookCity17” a Milano. Insieme alla sua casa editrice (“I Quaderni del Bardo Edizioni”), partecipa al “Festival Internazionale della Poesia” di Milano. Nel 2018 la sua raccolta poetica ( “In Medias Res”) è stata tradotta in lingua inglese. Collabora come critica cinematografica e letteraria per la rivista online “Midnight Magazine”. Per febbraio 2019 è prevista l’uscita della sua seconda raccolta poetica (“Più probabile che non”, iQdB Edizioni) con prefazione di Tomaso Kemeny e postfazione di Donato Di Poce.

    Chiara Evangelista, In Medias Res, Lecce, I Quaderni del Bardo Edizioni, 2017
    Chiara Evangelista, Ridere è un (h)obb(y)ligo, Milano, Historica Edizioni, 2018
    Chiara Evangelista, Where did we leave?, Lecce, I Quaderni del Bardo Edizioni, 2018

    Cura editoriale Giuseppe Mauro
     
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    Filosofia medievale. Storie, opere e concetti. I saperi fondamentali che hanno plasmato la società occidentale di Pasquale Vitale (DIARKOS)

     La filosofia medievale è una miniera in cui sono custoditi i concetti e i saperi fondamentali che hanno plasmato la civiltà occidentale. Troppe volte, tuttavia, lo studio delle sue opere è stato ridotto a una serie di vuoti e sterili tecnicismi, che allontanano i lettori da ogni curiosità intellettuale. Il libro, proprio per questo, ripercorre l’affascinante vicenda del pensiero medievale attraverso lo storytelling, i romanzi, l’analisi dei classici, la pratica filosofica e le incursioni nella letteratura e nell’arte degli autori più noti e meno noti, con una particolare attenzione per i cosiddetti “eretici” (come Abelardo e gli averroisti e gli occamisti, Pietro d’Abano), con il fine di mostrare come il luogo comune di un Medioevo solo teologico sia quantomeno riduttivo e limitante. In questa prospettiva si colloca anche lo spazio riservato al Giappone medievale e alle figure di due grandi innovatori della tradizione buddhista: Dogen e Nichiren. Il saggio sarà introdotto, sulla scia di Onfray, da storie di vita appassionanti, intrecciate indissolubilmente alle opere che ne hanno segnato la memoria nei secoli. Prefazione di Mariangela Ielo.




    Io sono salute. Quando la letteratura incontra la medicina di Nicola Gardini (Aboca Edizioni)

     Tutti in qualche modo, attraverso le esperienze più varie, partecipiamo al “discorso sulla salute” e quindi, inevitabilmente, al “discorso sulla malattia”. Dopo essere stato accanto fino all’ultimo istante al marito e aver raccontato quell’esperienza in Nicolas, Nicola Gardini ha deciso di continuare a indagare la salute e la malattia condividendo con i lettori il percorso fatto negli ultimi vent’anni, in privato e in pubblico, non solo come marito, ma anche come figlio, come amico e come scrittore, con l’intenzione di aggiungere qualche spunto utile a concetti troppo spesso elusivi e controversi, nella speranza di essere di conforto per qualcuno e magari di ispirazione per altri. Gardini ha imparato a riflettere sulla malattia in termini linguistici e poetici leggendo Tucidide, Lucrezio e Virgilio; dal Decameron ha appreso che la letteratura è ricerca della salute. Studiando le biografie di Baudelaire e Nietzsche si è poi accorto che la loro sifilide era tanto degna di attenzione quanto le loro opere, illuminato dal pensiero che la malattia non impedisce agli esseri umani di essere grandi, che appartiene alla loro vita, che è vita a sua volta. Ci insegna, insomma, che la letteratura parla sempre di salute perché si preoccupa di spiegare la forza e la debolezza dell’essere umano, di ogni individuo umano e che gli scrittori, in quanto creatori di immagini e di concetti, hanno il dovere di liberare l’esperienza individuale da tutte le spersonalizzazioni dei protocolli medici e dalle semplificazioni oppositive vita/ morte e salute/malattia, dandosi il compito di rimettere al centro di qualunque discorso l’originalità e la particolarità di ciascun soggetto umano, risolvendo così, in una nuova armonia, l’apparente conflitto tra morte e vita.




    Il pensiero di Pandora. Donne e politica dall'antichità al Settecento di Alessandro Mulieri (Carocci)

     Siamo abituati a pensare che la storia delle grandi idee politiche del passato sia stata scritta soltanto da uomini, molti dei quali particolarmente critici nei confronti delle donne e dell'eguaglianza di genere. Ma è davvero così? Il libro offre uno sguardo diverso sull'avvicendarsi delle teorie e ideologie politiche pre-ottocentesche, in cui a fare da protagonisti sono invece alcuni pensatori e pensatrici distintisi per la loro concezione innovativa sui rapporti tra i generi e sulla condizione femminile. Da Aspasia a Averroè e Christine de Pizan, da Cornelio Agrippa a Mario Equicola e Lucrezia Marinella, da Margaret Cavendish a Thomas Hobbes, Mary Astell e Olympe de Gouges, il testo mette in risalto filosofi, filosofe e scrittrici che dall'antichità al Settecento hanno utilizzato i linguaggi politici del mondo precedente all'età contemporanea per affrontare, spesso in modo del tutto originale, il tema complesso del rapporto tra i generi. Ne risulta un'indagine in cui dalle filosofe di Platone si passa attraverso le imama di Averroè, fino agli umanisti e alle scrittrici rinascimentali che teorizzavano la superiorità del genere femminile su quello maschile per concludere con alcune protagoniste delle rivoluzioni politiche del Seicento e del Settecento.




    martedì 2 aprile 2024

    Apocalisse - BookTrailer Italia

    Davide Banzato - I miei viaggi del cuore con san Francesco, sant'Antonio e san Pio da Pietralcina

    "Putinstan", il libro-inchiesta sul potere della Russia

    Nei tuoi arcobaleni … e altre poesie di Marcello Buttazzo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

     E allora, ogni volta che leggo nuovi (e vecchi) versi di Marcello Buttazzo, mi tocca (oltre tutto) pormi delle domande e cercare le risposte. Alcune le ho trovate e sono rinvenibili nelle varie volte che di lui e del suo poetare mi sono (da dilettante: ossia – repetita juvant – per diletto) occupato. Qui potrei, a proposito della poesia di Marcello Buttazzo, rinverdire (o, se preferite, dire altrimenti) quel che già ho detto e scritto e del divenire di quel che già ho detto e scritto (oltre che dell’in progress del Nostro), ma ripetermi (lo sapete, vero?) non m’è mai piaciuto… Altre (risposte) dovrei (vorrei, potrei…) cercare adesso, dopo la lettura de Nei tuoi arcobaleni, ma non voglio discettare di questa nuova (vecchia) raccolta di versi in modo canonico (l’ho mai fatto?). Antonio Errico, durante una presentazione d’un libro (non ricordo quale), diversi anni addietro, ebbe a dire (riferendosi alla scrittura in generale…) che in fondo si scrive sempre della stessa ‘cosa’. È il mio stesso vedere. (dalla prefazione di Vito Antonio Conte)

    Marcello Buttazzo è nato a Lecce e vive a Lequile, nel cuore della Valle della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo antropologico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato le opere “Canto intimo” (raccolta di note e poesie), “Considerazione Canti” (raccolta di articoli e poesie), “Clandestino d’amore” (raccolta di poesie) per Manni Editori, la silloge poetica “Altro da Sé”. Nel 2007, ha pubblicato la raccolta di poesie “Alba” (L’Autore Libri Firenze) e “Nei giardini dell’anima” (Manni Editori). Nel 2008, la raccolta di poesie “Di rosso tormento” (Calcangeli Edizioni) e, nel 2009, la raccolta poetica “Per strada”(Calcangeli Edizioni). Nel 2010, la silloge “Serenangelo” (Manni Editori); nel 2012, la raccolta di poesie “E ancora vieni dal mare” (Manni Editori); nel 2015, la silloge poetica “E l’alba?”( Manni Editori). Nel 2016, la raccolta poetica “Origami di parole” (Pensa Editori). Nel 2018, la raccolta poetica “Verranno rondini fanciulle” (i Quaderni del Bardo Edizioni). Per i Quaderni del Bardo, ha pubblicato nell’estate 2008 l’ebook la raccolta di poesie “Mari che non conobbi”, in vendita su Amazon. È in uscita per i Quaderni del Bardo la raccolta di poesie “Nei tuoi arcobaleni”. In copertina opera di Francesco Pasca
     
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    "Алаштың Әлиханы" Booktrailer

    The Last Real Immigrant Book Trailer

    lunedì 1 aprile 2024

    POESIA SENZA CONFINI Omaggio a Tomaso Kemeny di Donato Di Poce (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

     «La parola, come tale, si riferisce a cose, idee, percezioni, sentimenti, fantasie, stati d’animo, enigmi, azioni. Solo quando trova la forza di misurarsi con le necessità del verso, solo allora può liberarsi dai limiti consentiti dall’argomentazione, dalle pose retoriche, dall’abbraccio del consueto e preparare l’anima a rinascere in un raggio di bellezza». (Tomaso Kemeny). 


    Donato Di Poce, ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici.  ( Nato a Sora – FR – nel 1958, residente dal 1982 a Milano ). Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo 23 libri pubblicati(tradotti anche in inglese, arabo, rumeno e spagnolo) e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Tra le  numerose pubblicazioni di Poesie ricordiamo: LAMPI DI VERITA’, I Quaderni del Bardo Edizioni, di Stefano Donno,  Sannicola(LC), 2017; UT PICTURA POESIS, Dot.com Press, Milano, 2017; VITA, Poemetto, Il Sottobosco, Bologna, 2017; LABIRINTO D’AMORE, Lietocollelibri, Como, 2013; LA ZATTERA DELLE PAROLE” Campanotto Editore, Udine, 2005 e nel 2006 è stato ristampato e tradotto con testo inglese a fronte, con traduzioni di Daniela Caldaroni e Donaldo Speranza, sempre per la Campanotto Editore, Udine.; L’ORIGINE DU MONDE, Lietocollelibri , 2004. Poemetto Erotico; VINCOLO TESTUALE, Lietocollelibri, Como, 1998 “opera prima” in versi che era in realtà un’accuratissima scelta antologica, con testi critici di Roberto Roversi, e Gianni D’Elia.
     

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    Official Picture Book Trailer: The Wonder of Under

    Brake Check | Official Trailer

    Piccoli miracoli e altri tradimenti di Valeria Parrella (FeltrinellI)

     «Stavo pensando qualcosa tipo “il parquet fa più lanugine del pavimento di mattonelle” e invece dissi: “Ti amo”.»


    “La misura del racconto è un piccolo miracolo, un luogo della letteratura dove ‘piccolo’ non diminuisce la quantità del miracolo ma la rende esatta. In questo libro di racconti, scritto da una lettrice di racconti, poi, ci sono altri piccoli miracoli, storie inventate e raccolte all’incrocio tra l’umano e il divino, in quel punto della strada, cioè, in cui le storie quotidiane appaiono eroiche, quelle eroiche sono naturali e il destino non è altro che una delle possibili variazioni del caso. Lì, a guardare bene, c’è un pantheon in attesa di essere colto: nelle città, nei bar, sulla spiaggia, tra le lenzuola e durante una partita di tennis. A svelare l’intersezione basta un tradimento, subìto o inferto, da sé e dall’altro; tradisce chi non riesce o non vuole aderire alle circostanze. Qui nessuno sta dove dovrebbe stare” (Valeria Parrella). Tradimenti che sono essi stessi miracoli, occasioni per fermarci un momento e cogliere l’opportunità di sfuggire a noi stessi oppure di esserlo più che mai, perché nessun modello narrativo come il racconto è in grado di regalarci illuminazioni, e nessuno ci riesce come Valeria Parrella.





    Museo di un amore infranto di Fabrizio Bonetto (Accento)

     Un romanzo che esplora il confine invisibile tra prima e dopo una relazione da cui si osserva con sgomento la fine di ciò che ci era parso eterno.


    A Zagabria c’è un museo che accoglie i ricordi di chi ha un amore fallito di cui disfarsi. È il Museum of Broken Relationship, e conserva anelli, buste chiuse, bambole gonfiabili, lampade a forma di fragola, creme per il viso, flaconi di veleno… Hanno tutti una storia da raccontare. Anche Giacomo e Veronica hanno una storia da raccontare. Iniziano a farlo nel momento in cui Giacomo torna a casa e trova Veronica seduta sul divano, ad aspettarlo in compagnia di un altro uomo con cui ha intenzione di costruirsi una vita nuova. Un capitolo alla volta, le due «parti del problema» analizzano la loro storia d’amore: è una versione doppia, ambivalente, falsata come solo i ricordi sanno essere; ripercorre cecità e incomprensioni, la noia e l’insoddisfazione delle relazioni stantie, ma anche le dolcezze e i momenti felici. Giacomo e Veronica sono impacciati, crudeli, feriti, orgogliosi, egoisti. Sono anch’essi esposti, come le reliquie amorose del Museo che inframmezzano la narrazione, e aspettano il lettore sul confine invisibile tra prima e dopo, un confine che tutti abbiamo conosciuto, da cui abbiamo osservato con sgomento ciò che ci era parso eterno ed è ora pronto a restringersi fino a diventare un misero spazio vuoto (una porta di casa, l’ultima pagina di un libro) da scavalcare.




    Figlia di due mondi di Dido Michielsen (Nord)

     Isola di Giava, 1901. Louisa non si è mai sentita a casa. Non presso la famiglia olandese che l'ha adottata subito dopo la nascita, educandola come un'europea per nascondere le sue origini giavanesi e dandola infine in sposa giovanissima a un uomo che lei non ama. E nemmeno tra i giavanesi, che la considerano alla stregua degli altri bianchi colonizzatori, se non peggio. Ma qualcosa cambia quando Louisa conosce Yoe Lang, un'intraprendente sarta cinese che sopporta a testa alta le discriminazioni degli europei, difendendo con orgoglio la sua cultura. È lei a incoraggiare Louisa a ritrovare se stessa, insegnandole a lavorare i batik, tessuti dipinti a mano con motivi tradizionali dell'isola. Eppure, persino nella quiete del laboratorio, tra stoffe e colori sgargianti, Louisa si sente come unakinnari, le creature mezze donne e mezze uccello della mitologia giavanese, che non appartengono né alla terra né al cielo. Forse, per Louisa, l'unico modo di riconnettersi con le proprie radici è rintracciare quella madre che non ha mai conosciuto e di cui nessuno sembra voler parlare. Anche a costo di riportare alla luce vecchi scandali e riaprire ferite mai rimarginate...