
“Frange di interferenza” di
Teresa Valentina Caiati (Quaderni di Poesia Eretica Edizioni, 2019) è una
pregiata cornice di ricerca poetica, una fusione musicale in uno sfondo
sensoriale, metafora di desiderio e di nostalgia, associata al senso di vaga ed
indefinita malinconia, contenuta nell'indugio compiacente di sentimenti e
passioni comuni, resti emotivi corrispondenti alle tracce lasciate e alle
relazioni salvate dal deterioramento interiore. I versi accordano la sovrapposizione di rumore e silenzio, l'incrocio
invadente di verità e illusione, misurano l'intonazione delle attitudini umane,
l'intensità e l'ampiezza del linguaggio nel suono articolato della poesia. La
superficie dell'anima è la memoria decifrata dalla traiettoria esistenziale
dello spazio e rivela la sua presenza, nella direzione del tempo e scorre arredando i margini
del conflitto intimo. La poetessa rende visibile il principio luminoso del suo
percorso aggirando gli ostacoli nella propria esperienza quotidiana, celando il
profilo netto dell'ombra che delinea il suo cammino. La percezione profonda di
essenze reali distinte, l'osservazione cromatica degli accidenti e delle note,
rivelano l'interferenza delle emozioni e la fenditura dei confini in
chiaro-scuro della sensibilità. Teresa Valentina Caiati assiste il mutevole ed inaspettato coinvolgimento
della realtà elevando l'approfondimento periferico degli eventi con la
spontanea ed istintiva melodia della sua centrale interpretazione e avvolgendo
la singolare e delicata bellezza dei destinatari che cingono la seduzione
gotica ed oscura delle vicende, dei luoghi e delle immagini. La poetessa
affronta il destino di una solitudine che è al centro di tutto e attraversa
l'impenetrabile cupezza, girovaga ed inquieta, di ogni inesprimibile relazione umana
contro l'ineluttabile fissità del cuore smarrito e confuso. La curva
impercettibile delle parole oscilla nella volontà intelligente e condiziona le
scelte, fa da scudo alle sensazioni. Assorta nella quiete dell'assenza, la
visibilità del ricordo non si dissolve ma dilata le intuizioni emotive, come se
custodisse il segreto della consistenza e della necessità della vita. La
testimonianza umanistica della poetessa è un patrimonio potente e fedele allo
stupore, sostenuto da quella brezza, misteriosa ma espressiva, che soffia
sull'esasperata consuetudine di ogni esulante condizione, pena che non
allontana il perpetuo e spontaneo corso del tempo e destina al richiamo
solitario la coscienza reduce. La direzione esclusiva ed imperturbabile dei
pensieri sosta su una piccola nicchia sospesa, affatturata nel segreto delle
discordanze che regolano la tensione esatta di quanto è trascorso o di quanto è
lontano.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”