Un salto in libreria, l’abituale
visita settimanale, dove incontro me stessa leggendo i libri che destano la mia
attenzione e ad un tratto volgo lo sguardo su un titolo: Avere fiducia. Bizzarro questo titolo, mi dico, sarà ironico?
Prendo il libro e inizio a sfogliare. Mi convinco, lo acquisto. Comincio con la
lettura attenta e immediatamente mi lascio immergere dalle riflessioni fluide e
acute che smuovono il mio animo scettico. Innanzitutto l’autrice Michela
Marzano spiega l’origine storica del termine “fiducia”, poi enuncia i motivi
per i quali è necessario avere fiducia oggi, Perchè è necessario credere negli altri (sottotitolo). E allora si guarda
alla situazione italiana. Attualmente in Italia ogni giorno si apprende che un
politico ha rubato i soldi agli italiani che pagano regolarmente le tasse e
stentano a sopravvivere; gli evasori fiscali che, - prima comparivano sugli spot pubblicitari rappresentati da
povera gente magari meridionali, mentre sappiamo che gli evasori sono in tutta Italia
da nord a sud, isole comprese, - spesso e volentieri sono anche rappresentati
da gente benestante che deteniene il potere. Insomma è una nitida immagine
dell’Italia oggi inquietante dove la fiducia sembra non aver posto. Come si può
dunque avere fiducia? C’è la necessità, mi convinco, di avere fiducia per
evitare una condizione paralizzante. Senza dubbio dopo aver letto l’ultima pagina
del libro di Michela Marzano, ho compreso la necessità di credere agli altri. E
quindi penso di aver assolto l’obiettivo dell’autrice: insinuare il germoglio
della fiducia, con la speranza che cresca e rinvigorisca. È un impegno fidarsi
totalmente delle persone, credo sia un’impresa ardua forse persino titanica. Appare
pertanto una straordinaria epopea della fiducia: la fiducia afferma Marzano è
il cemento delle nostre società. Una società senza fiducia è una società senza
ossatura. La diffidenza è un circolo vizioso che finisce per indebolire il
mondo sociale. È l’unica che ci può assicurare che il nostro mondo privato non
è anch’esso un inferno (Hannah Arendt): questa è citazione posta al principio
del libro, incisiva, magistrale la scelta del’autrice, che conduce a rifletterere,
insinua il dubbio, la possibilità di credere nell’altro, al quale un minuto
prima probabilmente non credevi e racconta la natura dell’essere umano che è un
animale sociale, come sostiene Aristotele, e dovendo vivere con gli altri ha
bisogno di credere negli altri, atrimenti il genere umano non avrebbe avuto e
probabilmente non ha senso di esistere. Nietzsche scrive in Umano troppo umano che la fiducia è un
mito sorto dalle esigenze di determinate situazioni storiche e di determinate
necessità pratiche. È chiaro che sostiene l’autrice, ed ogni psicanalisita o
psicoterapeuta condividerebbe, ma non solo, per aver fiducia negli altri
occorre aver fiducia e amare prima se stesso. Come è possibile? Come si fa ad amarsi? Sembra
scontato, ma non lo è. Altri dubbi si insinuano nella mente del lettore che pensava
di avere delle certezze, e legge: «L’amore di se stesso è un sentimento
naturale, che porta ogni animale ad aver cura della propria conservazione e
che, diretto nell’uomo dalla ragione e modificato dalla pietà, produce
l’umanità e la virtù. L’amor proprio ... porta ogni individuo a tenere conto
più di se stesso che di ogni altro, ispira agli uomini tutti i mali che si
fanno reciprocamente ed è la vera origine dell’onore». Muovendo dal pensiero di
Rousseau si passa a quello di un altro filosofo Adam Smith che ha fatto
dell’amore di sé la chiave dello sviluppo economico: dandosi fiducia, afferma, l’essere
umano può ricominciare a prestare interesse all’altro e scoprire i vantaggi
della cooperazione. Può orientare il suo agire verso fini e valori che hanno
una logica diversa dalla semplice soddisfazione del proprio interesse. Così
prosegue il libro fino a giungere ad un’analisi attenta e realistica della
nostra società: la società della sfiducia appunto e della paura. Sentimenti
paralizzanti che annullano l’agire, denigrano la natura dell’essere umano. Si
tratta infatti di sentimenti che appartengono al Medioevo, utilizzati spesso
per detenere il controllo sulla plebe allora, sul popolo oggi, ed essere in
grado da chi deteniene il potere di dominare.
L’avvincente viaggio della
fiducia prosegue, approdando nell’amicizia e nell’amore. La fiducia in questo
tipo di relazioni affettive necessita di una presenza che rinvia ad una forma
di impegno. Un impegno però che non implica degli obblighi, non si può infatti
promettere di amare sempre costantemente allo stesso modo. Spesso accade di
pretendere l’amore, inutilmente afferma Marzano, in quanto “promettere la
costanza significa impegnarsi a fare qualcosa che in realtà non si è in grado
di mantenere”. L’amore non è un atto la cui realizzazione dipende interamente
da noi. Si tratta di un sentimento che si nutre di forte impegno affichè duri,
ma non è razionale, è buona parte sfugge al nostro controllo. Pertanto, occorre
nutrire sì fiducia nelle relazioni affettive come l’amore o l’amicizia, ma
essere consapevoli che non si tratta di sentimenti assoluti, incondizionati, ma
di sentimenti che si nutrono delle debolezze, degli smarrimenti e delle
fragilità degli uomini e delle donne allo stesso modo. Occorre capire che
l’autonomia personale è fatta dell’accettazione di una certa dipendenza dagli
altri, del riconoscimento delle nostre debolezze. Paradossalmente è perchè abbiamo
una qualche fiducia in noi stessi che possiamo esporci alla critica o al
rifiuto degli altri. Dinamiche che l’autrice spiega accuratamente e acutamente nei
capitoli VII e VIII che consiglio vivamente di leggere per capire un pò di più
di se stessi. Quest’ultima parte infatti aiuta a compiere un’introspezione nel
proprio ego, a conoscersi e a
migliorarsi, qualora un lettore desidera farlo. Aiuta a interrogarsi sulla
propria vita, sull’idea di fiducia che si ha o si dovrebbe avere e sul fatto
che noi esseri umani non siamo creature semplici, non siamo perfetti. Da qui si
giunge alla conclusione del libro e Michela Marzano augura a chiunque volesse
accostarsi alla lettura attenta e profonda della sua opera di scommettere nella
fiducia: “nulla mi garantisce che sarà vincente, posso anche perdere. Ma
scommettendo mi concedo la possibilità di scoprire l’altro, e ancor più, di
scoprire me stesso”. È un augurio sincero che faccio anch’io a me stessa.
Pagine
Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
sabato 13 ottobre 2012
In libreria L’Anello Inutile di Maria Pia Romano (Besa Editrice)
"Un tuffo nel mare, un mare di parole, una trama a
maglie scopre gli elementi primordiali della nostra anima: l'acqua, l'aria, la
terra e il fuoco. La giovane scrittrice salentina (d'adozione) ti trascina in
profondità, ti scuote, a rischio di farti fuggire, ti spinge lì dove non
vorresti osare. Giù in fondo a (ri)scoprire il sentimento dell'amore, in un
abbraccio con la terra, rossa, ma in realtà blu. Nel Salento le radici sono
nelle profondità marine. Solo quando risali il blu diventa rosso, mantello
delle radici della storia secolare, raccontata dagli ulivi. Un inno all'Heimat,
alla piccola
patria del Sud.
Leggi le pagine del libro, e quasi cominci ad implorare,
vorresti urlarle, ora fermati, basta, ma Maria Pia Romano non ne vuole sapere,
lei non si ferma, ti trascina nella profondità del sogno, del desiderio
inespresso, ti fa mancare il respiro, per poi respingerti velocemente in
superficie. Girandole di parole. Giri pagina e respiri, ti fermi a pensare,
ricominci a leggere. Un libro di onde, marine, dell'anima. Onde che ti
sollevano dal rifugio e
dalla nicchia che ti costruisci, onde di vita."
BILLY Il vizio di leggere, TG1
maria pia romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta
all’Albo dei giornalisti dal 2000.
Scrive per alcune testate regionali e nazionali e inoltre si
occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi.
Ha vinto una segnalazione nella sezione Cultura al premio
“Michele Campione” giornalista di Puglia, settima edizione 2010.Ha all’attivo
quattro raccolte di poesie, Linfa (1998), L’estraneo (2005), Il funambolo
sull’erba blu, (2008) e La settima stella (2008) e il romanzo Onde di Follia
(2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i
suoi lavori. I suoi libri sono inseriti nel Museo della Poesia di Perla
Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per
il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.
venerdì 12 ottobre 2012
13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone (Marsilio). Intervento di Paola Scialpi
13 sotto il lenzuolo di Giuliano
Pavone edito da Marsilio è un libro che si legge con positiva leggerezza anche
se tra le righe si scorge spesso un languore intriso di nostalgia e un pizzico
di cinismo. Ottima l’impalcatura introspettiva dei personaggi che si muovono
nella storia come protagonisti nella scena della vita con le loro debolezze,
ossessioni ma sempre, in fondo, con molta umanità. Traspare dalla storia un
attaccamento alle proprie origini che se da un lato riflettono vicende non
sempre felici, dall’altro identificano uno dei momenti più belli della vita :
quello della giovinezza. Anche il sesso è vissuto dal protagonista come una
sorta di routine necessaria al di là di sottili, probabili risvolti
sentimentali. 13 sotto il lenzuolo parla di un giovane rampollo di una nobile
famiglia in decadenza dove le figure genitoriali non sono certo un esempio
positivo. Il giovane protagonista in fondo, e comunque, fa tesoro dei
comportamenti defraudanti del padre per trarne vantaggio ed arricchirsi,
aiutato da una serie di vicissitudini positive. La storia attraversa un arco di
tempo che va dai primi anni ottanta ai trent’anni successivi con riferimenti
storici alla musica ed al cinema di quegli anni . Federico Nugnes Peluso, questo
è il nome del protagonista, ritorna nel suo paese natio Sprusciàno nel sud
Puglia lasciando momentaneamente Milano, meta dei suoi studi universitari, per
lavorare in un Hotel del luogo dove poi incontrerà la donna della sua vita: un
attricetta che attraversa un precoce viale del tramonto con una troup
cinematografica che tutto è, tranne quello che vuol sembrare. Il protagonista vive la sua vita con
spregiudicata avvenenza , con spensierata sete di scoperta che lo porta ad una
accelerazione di vissuti dove non c’è spazio per la riflessione, dove i
sentimenti degli altri sono d’ impedimento ma dove, se prevale l’intelligenza ,
il tutto poi torna ad una propria rivincita sociale ed affettiva.
I nipoti di Scanderbeg di Artur Spanjolli (Besa)
La vicenda, narrata in prima
persona, racconta del secondo esodo di migliaia di albanesi verso le coste
pugliesi, nell’agosto del 1991. Andi parte da Durazzo inseguendo il sogno di
una vita migliore. L’Italia, l’Occidente rappresentano per la popolazione
albanese una forte attrattiva in un periodo in cui in patria la miseria e il
disordine, seguiti alla caduta del regime comunista, imperversano. Il viaggio
della speranza di Andi dura 16 ore e a esso fanno seguito molti giorni trascorsi
all’addiaccio nel porto di Bari. Le razioni alimentari scarseggiano, la
situazione è al limite dell’umana sopportazione. Andi, al porto di Bari con lo
zio, finge un malore per guadagnarsi un posto nell’accampamento medico, dove
resterà per molti giorni e dove avrà la fortuna di rifocillarsi meglio di
altri, di dormire decentemente e di lavarsi. Andi continua a fantasticare di
una nuova vita, pensa al modus vivendi occidentale come a una conquista;
immagine che cozza però con l’estrema tragicità della situazione reale vissuta
in quel limbo. Dopo una settimana, Andi viene rispedito in Albania assieme ad
altri profughi, in aereo, ma non abbandonerà il suo sogno italiano.
Artur Spanjolli è nato a Durazzo
nel 1970. Dal 1992 vive in Italia, dove si è laureato in lettere. Artista e
poeta, con Besa ha pubblicato Eduart (2005), La Teqja (2008), Cronaca di una
vita in silenzio (2010) e La sposa rapita (2011).
Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano a Nardò
Piccoli seminaristi crescono
(Negroamaro) di Alfredo Romano sarà presentato domenica 14 ottobre 2012 alle
ore 19.00 alla Sala Roma di Piazza Pio XI a Nardò. Introduce Norberto
Pellegrino (Presidente Caffè Letterario di Via Roma a Nardò). Relatore sarà
Pier Paolo Tarsi. L’appuntamento è organizzato dai Presidi del Libro di Nardò e
dal Caffè Letterario di Via Roma.
Così, con tonaca, zimarra e
"saturno" in testa, inforcai la bicicletta per recarmi dal dentista.
Che bello era pedalare tutto solo per le vie della città. Mi voltavo a destra e
a manca catturando in libertà l'aria impregnata della tarda primavera, le
ignare facce della gente per strada, i variopinti colori dei vestiti, le
facciate delle case e dei palazzi, le insegne dei negozi, le strida delle
rondini... Avevo come l'impressione che tutti si voltassero a guardarmi e
dicessero:"Nah, cce beddhu papiceddhu sta be ppassa! (Toh, che bel piccolo
prete sta passando!)". Pedalavo con disarmante incantamento e, come capita
quando si è innamorati, avevo voglia di abbracciare tutto il mondo, di far
partecipe ogni passante della mia manifesta e sconfinata felicità.
Info
giovedì 11 ottobre 2012
Il romanzo osceno di Fabio di Luciano Pagano
Il romanzo osceno di Fabio",
scritto da Luciano Pagano e pubblicato dal 21 settembre sul profilo twitter
@romanzosceno, è il primo romanzo italiano scritto interamente in tweet. "Non
è quindi una collezione di aforismi, pensieri, battute, racconti in un solo
tweet, romanzi in un solo tweet, o qualsiasi altra forma ‘particolare’ e
‘particellare’. Si tratta di una storia, se vogliamo una storia a
pezzetti"
"Il romanzo osceno di
Fabio" racconta la storia di due amanti, il giovane Fabio, regista
precario e la Marchesa,
ricchissima moglie di un uomo d'affari. La Marchesa convincerà Fabio a seguirla in un
progetto terribile, quello di aiutarla a eliminare il marito. Tweetnoir,
Twhiller, storia d'amore o semplice tresca andata a male, "Il romanzo
osceno di Fabio" diverte e tiene alta la suspence, tweet dopo tweet. O
almeno così dicono.
ANIMA LUNGA DI STEFANO CRISTANTE (BESA EDITRICE)
Sguardi sul presente che hanno
valore di tagli e ferite, dove il fatto sentimentale si snoda come un pericolo
attorcigliato sulle reciproche e irriducibili alterità degli amanti e dove la
costruzione dei rapporti affettivi passa per materiali irrazionali –
premonizioni, percezioni, immedesimazioni istantanee, deja vu – che solo i
versi poetici hanno una speranza di poter trattare. Stefano Cristante investe
nel dialogo a distanza con i classici della poesia italiana le proprie chance
di scrittura. Verso libero ed endecasillabo rappresentano la sostanza formale
dei versi di Cristante che, nella parte finale, trasmigrano nella prosa poetica
(agganciata alla creazione di una personale cosmogonia), prima di congedarsi
con un inno alla solitudine che chiarisce il suo tragitto narrativo e il suo
obiettivo esistenziale.
Stefano Cristante (Venezia, 1961) è sociologo
dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Anima
lunga è la sua terza raccolta di versi, dopo Il rosso dell’oblio (1991) e
Visite inattese (2007).
Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Grezzi presentano "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano
Sabato 13 Ottobre alle ore 17.00,
presso l'Hotel President di Lecce (Via Salandra), l'avv. Maurizio
Fumarola-Mauro e Simonetta Ghezzi parleranno del loro "Quelli di
Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Modera l’Avv.
Rodolfo Petrucci. Ospite
dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano.
Dopo sessant’anni Fumarola rompe
il silenzio e racconta la propria esperienza nel IX Corso per allievi ufficiali
di complemento di Marina, che subì la vergognosa cattura e il conseguente
trasferimento nei campi di concentramento nazisti.
La storia di un giovane
catapultato da un tranquillo ambiente di provincia alle prove atroci della
deportazione e della prigionia, narrata per uscire da quel profondo
disorientamento che colpì i reduci quando constatarono amaramente che alcuni
avvenimenti storici fondamentali erano stati travisati o compresi parzialmente,
e che un ampio settore bellico, compreso tra Istria, Balcani ed Egeo, in cui si
era consumato il sacrificio di più di un milione di militari, era stato
trascurato o addirittura dimenticato.
Solo oggi che aguzzini e vittime
sono entrati tutti “nello stesso stato d’innocenza”, ci si chiede se sia
finalmente giunta l’ora non di riscrivere la storia, ma di comprenderla fuori
da schemi preconcetti, imposti politicamente. In questo senso il testo si
prefigge lo scopo di offrire, attraverso una sofferta testimonianza e
prescindendo dall’ottica di una sola nazione e di un solo schieramento, una
visione più completa e un giudizio più equanime sul significato di quanto in
quegli anni terribili accadde.
Info
mercoledì 10 ottobre 2012
La fisica del diavolo di Jim Al-Khalili (Bollati Boringhieri)
Jim Al-Khalili è un fisico
teorico di grande talento comunicativo. Per lui i paradossi apparentemente
insolubili sono un'ottima occasione per spiegare come funziona la scienza. Per questo
ne ha scelti nove, tra più e meno noti, e sulla loro traccia ha costruito
questo libro, divertente, stimolante, ironico e che ha la capacità di
sconcertare con la semplice accumulazione di elementi imprevedibili. Insomma,
un libro che non lascia riposare la mente. Si va dal classico paradosso di
Achille e la tartaruga (del quale però scopriamo un insospettabile risvolto
quantistico) alla più semplice domanda che l'uomo può farsi guardando la volta
stellata: perché di notte fa buio? Sembra incredibile, ma dietro a questa
domanda apparentemente banale si nasconde una delle più eclatanti scoperte
della fisica contemporanea, che era lì, alla portata degli esseri umani fin
dalla preistoria, ma che ha trovato una soluzione plausibile solo pochissimo
tempo fa. Incontreremo anche l'inquietante diavoletto di Maxwell, il povero
gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto, lo strano caso
degli oggetti che si accorciano viaggiando, quello ancor più strano del tempo
che si dilata e si contrae a suo capriccio, per non dire del mistero
(paradossale anch'esso, grazie a un'intuizione di Enrico Fermi) della vita
extraterrestre. Sono i diabolici paradossi della fisica, che danno da pensare,
ma alla fine hanno una soluzione insperata.
martedì 9 ottobre 2012
Politiche della felicità. Controstoria della filosofia. Vol. 5 di Michel Onfray (Ponte alle Grazie)
Come rifondare la sinistra?
Onfray non ha dubbi: ispirandosi ai coraggiosi filosofi che, nell'Ottocento,
seppero ripensare la felicità umana e tradurla in programma politico. L'anarchico
Bakunin, gli utopisti Fourier e Owen, il "liberalista radicale" John
Stuart Mill, l'utilitarista Jeremy Bentham progettarono infatti nuove umanità
liberate, basandosi sui principi della felicità materiale per il massimo numero
di persone: un ideale anche oggi perseguibile e da perseguire a fondo.
Proseguendo la sua opera di demistificazione di venticinque secoli di
storiografia filosofica, Onfray dedica questo suo nuovo libro a mostrare la
dimensione utopica degli edonismi liberali ottocenteschi e a sottolineare le
potenzialità degli edonismi socialisti, comunisti, libertari e anarchici.
Contro un aspetto importante della mitologia marxista, che relega nell'utopia
ogni altro pensiero socialista, Onfray riabilita varie forme di socialismo che
anticiparono acquisizioni moderne: un socialismo femminista con Flora Tristan,
individualista con Stuart Mill, sperimentale con Owen, gnostico dionisiaco ed
ecologico con Fourier, libertario con Bakunin. Un inno all'epoca filosofica che
ha saputo immaginare futuri possibili forse più di ogni altra; una
dimostrazione definitiva della validità e della fecondità del pensiero di tanti
dei suoi filosofi cosiddetti minori.
lunedì 8 ottobre 2012
Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald (Minimum Fax). Intervento di Vito Antonio Conte
È raro, molto raro, che rilegga
un libro. Ché già una vita intera non basta per leggere tutto quel che
meriterebbe d’esser letto… Ma quest’estate (ormai quasi andata) ho ripreso
qualche vecchia lettura e qualche classico (che non guasta mai). Non vi dirò di
Piero Chiara e di alcune sue pagine che ho riaperto, né d’altri libri
spolverati, ma di un classico che ho letto dopo tanto che volevo farlo: “Il
grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald. Perché? Perché parlarne ancora?
Dopo tutta l’attenzione di cui ha già goduto, e dopo tutte le “scritture” che
ne hanno sviscerato il corpo e l’anima, e dopo tutti i film? Potrei rispondere:
“per il mio gusto”! Oppure: “per la sua attualità”! O ancora: “perché a
febbraio dell’anno che verrà ci sarà la prima del remake del film già
interpretato (nel 1974) da Robert Redford e Mia Farrow”! Confesso che sono
curioso di vedere la pellicola in 3D di Baz Luhrman e scoprire Leonardo
DiCaprio che ci prova con Carey Mulligan, ma –invero- la ragione per la quale
vado spendendo qualche parola per questo libro del 1925 è che mi sento più
padre e con questa maggiore consapevolezza guardo i miei figli e, nel contempo,
sento lo sguardo di mio padre. Sorvolerò su molto, dunque, e lascerò a chi ne
avrà voglia l’approfondimento sugli anni venti, su quel che hanno significato
gli otto milioni e mezzo di morti e gli oltre venti milioni di feriti
irreversibilmente contati all’indomani della prima guerra mondiale, sulla
voglia di svago cercata e trovata dai giovani, sull’emancipazione dagli archetipi
preesistenti per abbracciare la liberazione dell’individuo, sul boom economico
e dei mass media (iniziato con la radio), sull’incredibile mutamento delle arti
e, in una parola, sulle cause che hanno aperto al mondo l’ingresso nell’era
moderna. Sorvolerò sulla rovina del 1929. E pure sulla degenerazione del sogno
sorvolerò. Ascolterò senza nostalgia il jazz del mitico Duke Ellington, farò un
passo di fox-trot, guarderò belle gambe saltellare nel charleston, e cercherò
di struggervi dentro (soltanto un po’) con un tango. Soltanto musica.
Nient’altro. Ché tutto quel che ho cennato –tutt’intero- sta ne “Il grande
Gatsby”. Io vi dirò altro. Poc’altro. Che riguarda oggi. E, forse, lo stesso
disfacimento d’allora. La mia è stata un’infanzia serena… grazie (anche) a mio
padre. E poi ho (più di prima) piena coscienza dell’importanza di mio padre per
la mia scrittura… Non è un caso che l’incipit de “Il grande Gatsby” scomodi
questo rapporto genitoriale: “Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mi
padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. mi disse . Non disse altro, ma
eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e
capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni
giudizio, un’abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche
reso vittima di non pochi scocciatori inveterati”. Non dirò nulla, quindi, che
abbia a che fare con il ruolo paterno nell’educazione né con altro che non sia
quel che ho appena espresso, ossia qualcosa di molto particolare che, a ben
vedere, può valere per pochi, per chi –come me- scrive… Saranno stati gli
ultimi avvenimenti, le recenti esperienze, questo (e qualche altro) libro, ma
credo che qualunque scrittura (e, soprattutto, il romanzo) non possa
prescindere da quel ch’è stato (e/o da quel ch’è) il rapporto tra chi scrive e
suo padre. Comunque. Nel bene e nel male. Ovvio. E senza distinzione (ultronea)
di scrittura maschile e femminile. Senza scomodare scienza alcuna. È una
consapevolezza iniziata con una sensazione e diventata sempre più forte nel
tempo. Non so dire per quale ragione precisa. Se una ragione precisa c’è. C’è
che questo percepisco. Non mi va di indagare. Per me è così. E mi fido. Ché
“Ognuno pensa di possedere almeno una delle virtù cardinali, anche la più
piccola, e questa è la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia
mai conosciuto”. Semmai ho scritto qualcosa di degno d’esser ricordato, semmai
ancora dovesse accadermi di farlo, è e sarà perché c’è il respiro di mio padre…
Credo che il sogno di ogni scrittore sia quello di non finire mai di scrivere
(…) e di pubblicare un solo libro, l’unico che non finirà al macero, quello che
non ha temperatura sino a allora conosciuta. Ché “Non c’è fuoco né gelo tale da
sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”. Jay Gatsby (che pure
non ho amato…) è stato tutto questo: un uomo sbagliato in un mondo sbagliato
capace di regalare in un sorriso “l’intero eterno mondo per un attimo”.
domenica 7 ottobre 2012
Exit di Alicia Giménez Bartlett (Sellerio)
Exit è una villa di campagna
immersa nella natura. Un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con
gusto, quadri antichi, candelabri sul caminetto, lucenti cassettoni sui
soffitti. Qui, nell'annuncio abbagliante della calura estiva, uno alla volta
arrivano gli ospiti. Due giovani donne: Clarissa, fragile e intensa; l'elegante
Pamela, bella quanto caustica. Il finanziere Finn, uomo raffinato e colto,
eccellente conversatore. La vedova Tevener, una signora con i capelli rossi
allegra e sensuale. Il signor Ottosillabo, macchinista ferroviere, il poeta
Léonard, capelli a spazzola e sguardo penetrante, sempre capace di provocare gli
altri. In poco tempo diventeranno intimi e amici, pronti a vivere e a
dissolversi nel gioco del destino e della passione. Gli ospiti sono stati
accolti da due medici in camice bianco e dall'infermiera Matea, specializzata
in psicologia, che prepara cene e pranzi squisiti. Sottili fette di roast beef,
uova e salsicce, scintillanti frittate, teglie con pasticci di carne e
formaggio, aringhe affumicate e cestini traboccanti d'uva. La musica accompagna
il passare del tempo, tra canzoni tzigane e boleri, sonate al chiaro di luna e
contagiose melodie jazz. Tutti insieme, gli ospiti, i medici e l'infermiera,
condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e
battibecchi.
sabato 6 ottobre 2012
Bambini all’inferno di Cecilia Gentile (Salani)
Un corridoio sospeso nel nulla,
in mezzo al deserto di una terra disabitata, sempre sotto il tiro delle armi
israeliane. È l'ultimo chilometro prima di entrare nella Striscia di Gaza dal
valico di Erez. L'autrice lo ha percorso in completa solitudine, con paura.
Alla fine si è trovata davanti i barbuti di Hamas, i versetti del Corano, i
taxi scalcinati che portano lontano dal confine, le montagne di detriti e i
bambini che raspano con le mani per raccogliere calcinacci da riutilizzare.
Nella Striscia vivono un milione e mezzo di persone, strette tra il blocco
israeliano e l'integralismo di Hamas. Oltre la metà sono ragazzi con meno di 18
anni, il 44 per cento bambini con meno di 15. Questo libro è nato dal loro
incontro con l'autrice, Cecilia Gentile, che è entrata nella loro vita, li ha
fatti parlare e raccontare.ANTEPRIMA: IMMAGINA LA GIOIA DI VITTORIA COPPOLA ( A NOVEMBRE 2012 PER LUPO EDITORE). ECCOVI LA LETTERA DELL’AUTRICE
“Caro lettore,
Tutto ha avuto inizio più o meno
un anno fa. Era il 14 novembre 2011: il mio romanzo d'esordio - "Gli occhi
di mia figlia" - è uscito in libreria ed in contemporanea la notizia è
comparsa sul web. Sin dalle prime ore, i potenziali lettori sono stati
incuriositi dal romanzo per le ragioni più svariate: la trama, la quarta di
copertina, la fotografia, realizzata dal fotografo americano Michael McBroom e
scelta con gusto dal mio editore, che è stata il primo biglietto da visita per
le mie pagine. "Gli occhi di mia figlia" ha fatto parlare di sé su internet:
nei blog letterari, nelle pagine di Facebook (ne cito una fra tutte, Libri:
Parole d'amare, della giovane e splendida Michela Castagna) dedicate alla
lettura e sui forum degli appassionati. Sono stati sempre i lettori a parlare,
confrontandosi, interrogandosi. Era dicembre, poco più di un mese dall'uscita
in libreria, quando un giornalista del Tg1 – il Dott. Bruno Luverà - che cura,
tra l'altro, il focus della domenica dedicato ai libri sulla prima rete
nazionale, ha notato il mio romanzo su internet ed ha voluto leggerlo. La
lettura si è rivelata per lui emozionante, al punto da spingerlo a premiare
"Gli occhi di mia figlia" come "Il libro sotto l'albero di
Natale", offrendogli uno spazio all'interno della puntata andata in onda
proprio il 25 dicembre. Il passo successivo - su questa inaspettata strada
magica - è stato l'inserimento del mio romanzo all'interno del
concorso-sondaggio che la rubrica del Tg1 "Billy il vizio di leggere"
lancia da qualche anno a gennaio, con lo scopo di fare decretare direttamente
dai lettori "Il miglior libro" tra le letture proposte per un intero
anno dai giornalisti del Tg1 ai lettori che seguono con passione l'interessante
rubrica letteraria. Al di là di ogni aspettativa e - probabilmente - al di là
del più bel sogno mai immaginato - "Gli occhi di mia figlia" ha
vinto, con ben 162.000 preferenze, nonostante i nomi più alti della letteratura
contemporanea gareggiassero anch'essi con opere di indiscutibile valore. La
vittoria del concorso ha innescato ulteriore curiosità nei lettori ed anche nei
giornalisti di varie testate. Dal Corriere della Sera, a Libero. Da Tutto Libri
della Stampa alla rivista Pulp Libri, in un percorso che dalla Puglia è
arrivato a toccare ogni regione d'Italia, fino a giornali extra-regionali come
Il Centro, principale quotidiano d'Abruzzo o L'Altro Giornale di Verona. Senza
tralasciare settimanali di rilevanza nazionale, come Oggi e Tu Style. Diversi
sono stati gli spazi dedicati al mio esordio, il passaparola è stato magico e
mi ha donato emozioni impagabili. Non è stato certo da meno il sostegno
ricevuto direttamente dal mio territorio e dalla mia regione.
I lettori, tutti voi, siete stati
fondamentali sin dal primo giorno. È stato un anno in cui grazie ai miei
lettori e stimatori ho avuto tantissime soddisfazioni, alcune delle quali fino
a ieri mi sembravano sogni. Ho ricevuto il ventennale Premio Vrani, della Città
di Borgagne, per aver “onorato e divulgato il buon nome del Salento”: un
momento per me indimenticabile. A tinteggiare questa favola dei colori più vivi
della mia terra, ha contribuito la partecipazione al catalogo de "La Notte della Taranta",
insieme a nomi come Goran Bregovic, Teresa De Sio, Carlo Ossola, Corrado
Bologna, Antonio Prete, Lidia Ravera, Caterina Bonvicini, Ornela Vorpsi.
Assieme al loro, il mio nome è stato citato all'interno di un'interessante
“Lezione leopardiana” su Il Sole 24 Ore, a cura del sopra citato Carlo Ossola. Le
testate locali e regionali hanno dedicato continuamente spazio alla mia prima
creatura: Nuovo Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Corriere del
Mezzogiorno, Il Paese Nuovo, Qui Salento, Belpaese. Diversi giornali "free
press" e non solo (basti pensare alla sopraggiunta distribuzione nelle
edicole, resa possibile grazie a quiSalento, o alla copertina – e non solo -
dedicatami da Salento in Tasca. E ancora, Piazza Salento, e tutti gli altri
siti che si sono occupati della mia scrittura. La televisione ha voluto
interessarsi del "caso della scrittrice sostenuta dal web", con i
servizi e gli approfondimenti di Telenorba, Tele Rama, Antenna Sud. Per
arrivare a Rai Uno, con il Dott. Marzullo – 'storico' giornalista e scrittore -
che mi ha ospitato a Sottovoce e a L'Appuntamento. Ed il giornalista Guido
Barlozzetti, che ha voluto gustare "Gli occhi di mia figlia" con il
primissimo caffè, nello spazio di Uno Mattina. Poco dopo, Luisella Berrino ha
voluto “far conoscere la mia bella storia” agli ascoltatori di Radio Monte
Carlo. E ancora – e ancora prima - Radio Uno Rai. Dalla Puglia: Radio Venere,
Radio Reteotto, Radio Salentuosi. Dalla Toscana, Radio Siena. Ebbene, in tutto
questo vortice, nulla sarebbe valso, se non avessi sentito nel cuore l'affetto
della gente. Ho scoperto e apprezzato la solidarietà delle mie 'colleghe di
penna'. Due fra tutte, Nicoletta Bortolotti (autrice Sperling&Kupfer,
redattrice, splendida mamma pendolare) e Catena Fiorello (attualmente,
scrittrice per Rizzoli. Giornalista, autrice televisiva, vulcanica donna che il
Salento e non solo sarebbe felice di adottare). Donne straordinarie, perché
vere, "senza fronzoli": un po' come me, un po' come vuole fortemente
essere la mia scrittura. E il sogno adesso si rinnova e diventa ancora più
prezioso: ora c’è una nuova e piccola creatura, che vorrà sfiorare il vostro
cuore in speranzosa attesa di essere accolta. "E come credi che mi senta,
caro lettore? Beh... Immagina la gioia".”
Qui
venerdì 5 ottobre 2012
Maria Pia Romano presenta “L’anello inutile” (Besa editrice)
(avvertenza: in caso di maltempo
l’evento si terrà presso la
Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda
edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.
Maria Pia Romano a Tuglie (LE)
con “L’anello inutile” (Besa editrice) incontrerà il pubblico dei suoi lettori
sabato 6 Ottobre 2012, ore 19,30 presso i Giardini Residenza Mosco (Via Cesare
Battisti) a Tuglie (LE) nell’ambito del Festival Nazionale del Libro
“Impressioni d’autore”. Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia, interverrà,
insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo. (avvertenza: in caso di maltempo
l’evento si terrà presso la
Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda
edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.
Il Salento prende alla gola. E ti
sa rubare l’anima. Luogo troppo selvatico per lasciarsi conquistare. Anche la
sua gente è così. Qui le tarantate dicevano di sentire la noia all’inizio del
male. Gli uomini andavano a fare l’olio nelle viscere della terra, incitando
gli animali a spingere la ruota e stordendosi con l’oppio per non sentire la
fatica. Nelle campagne che s’incontrano andando dalle Orte verso il faro della
Palascia, la terra è rossa. Ci si può perdere, inseguendo il filo rosso che qui
lega la terra, il cielo e l’acqua. Un sottile scoloramento di memorie
adriatiche. Un annebbiamento dei sensi. Un capogiro. Cosa rimane quando non si
ha più niente da perdere?
Maria Pia Romano è nata a
Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
Scrive per alcune testate
regionali e nazionali e inoltre si occupa di comunicazione pubblica, uffici
stampa e organizzazione di eventi. Ha all’attivo quattro raccolte di poesie,
Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu,
(Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008) e il romanzo Onde di Follia (Besa
2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i
suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla
Cacciaguerra a Cesa. E’ stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per
il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011. Finalista al Premio
Letterario Nabokov edizione 2011
sabato 6 Ottobre 2012 ore 19,30
Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE)
nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”
Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia
interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo.
Info
Noi che costruiamo gli uomini di Luisella Costamagna (Mondadori)
Rassegnate, prive di autostima,
incapaci di affrancarsi dai tradizionali ruoli che la società ha sempre loro
riservato: ecco l'autoritratto delle italiane emerso da un'indagine Nielsen, a
pochi mesi dalla riuscitissima manifestazione "Se non ora quando" che
aveva infuso nuova linfa e nuove speranze nel mondo femminile. Tra le
interpellate, una su due afferma che le donne sono più inclini a occuparsi dei
figli che a svolgere qualunque altro compito, una su tre è convinta che
partecipare alla politica sia roba da uomini, una su quattro ritiene giusto che
siano gli uomini a comandare e una su tre non ha nulla da obiettare sul fatto
che guadagnino di più. È possibile cambiare questa mentalità, che non solo
influisce negativamente sulle prospettive professionali, ma può rendere le
donne più vulnerabili di fronte a maltrattamenti e soprusi? Luisella Costamagna
ne è convinta e risponde raccontando le storie di dieci donne che ce l'hanno
fatta, che hanno vinto le piccole o grandi sfide della loro vita e ora sono
soddisfatte di se stesse. Prima ancora degli impedimenti esterni, le
protagoniste di queste vicende hanno dovuto superare una ben più insidiosa e
subdola barriera interiore, "la barriera del questo non posso farlo, o del
questo non riuscirò mai a farlo". La loro carta vincente è stata acquisire
passo dopo passo, fra mille ostacoli, consapevolezza del proprio valore e della
propria dignità.giovedì 4 ottobre 2012
Come fuoco nell’arca di Marisa Pelle (Besa editrice)
Gocciole di cera che il tempo//
ha rappreso sulla pelle// le nostre ore sommesse silenziose// Luce affilata che
deflagra// da una candela spenta// tersa alabastrina// luce che s’interna nel
tessuto// delle cose.
Marisa Pelle, calabrese di
origine, è nata ad Ardore ( RC ). Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie:
Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana
(Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno
(Besa, Nardò 2008), Dai gradini del Persephoneion (Besa, Nardò 2010) che hanno
riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di
varie rassegne letterarie. Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in
diverse antologie e in alcune riviste letterarie; in particolare è risultata
finalista per l’edito al Premio A. Contini Bonacossi 2009 con la silloge Sul
crinale del giorno, al Premio Rhegium Julii – Inedito 2010 con la silloge Dai
gradini del Persephoneion e Inedito 2011 con la silloge L’ala mancante. Il suo
profilo letterario e una scelta della sua produzione sono inseriti
nell’Antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento
(Bastogi Ed. 2003), nella Letteratura italiana Poesia e narrativa dal secondo
Novecento ad oggi, a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) –
Bastogi Ed. 2007-2008 e nell’Antologia internazionale Poeti della nuova
frontiera “Segnali 2008-2009”
a cura di Paolo Borruto.(RC) e in “Segnali e Interventi 2010” a cura di Paolo Borruto
(RC).
La paura non può dormire. Rilfessioni sulla violenza del secolo scorso di Herta Müller (Feltrinelli)
"Ogni vita umana è come uno
schiaffo del vento." Così cantava Maria Tanase, la grande interprete
rumena che la dittatura volle censurare ma la cui voce non poté spegnere nel
cuore della gente. Alla verità di queste parole, alla violenza di un secolo e
ai suoi totalitarismi, alla propria esperienza di vita e di scrittura sono
dedicati i saggi qui raccolti, che Herta Müller ha scritto nel corso degli
ultimi anni e fra i quali è compreso anche il discorso pronunciato dalla
scrittrice in occasione del conferimento del premio Nobel nel 2009. Alla
lettura intensamente personale dell'opera di autori e artisti, da Elias Canetti
al poeta e amico Oskar Pastior, da Emil Cioran a Maria Tanase e altri, si
affiancano testi in cui il racconto su di sé è sempre anche l'accusa di ogni
collaborazione all'abuso e alla violenza. Ed è nello stesso tempo un profondo
scavo nel rapporto fra la percezione e la parola, dal quale sorge una poesia di
così dura bellezza. Politica, raffinata riflessione letteraria e sulla
scrittura, autobiografia: qui tutto nasce dal medesimo nervo, bruciante e
scoperto. Poiché, come scrive l'autrice: "Io non devo una sola frase alla
letteratura, bensì all'esperienza vissuta. A me stessa e soltanto a me, perché
voglio poter dire quel che mi circonda".
mercoledì 3 ottobre 2012
Coco Chanel. Genio, passione, solitudine di Claude Delay (Lindau)
Chanel salutò per l'ultima volta
Claude Delay una domenica pomeriggio, sul marciapiede davanti all'hotel Ritz,
dove abitava a Parigi. Morì poche ore dopo, sola, nella sua stanza. Era il 10
gennaio 1971. Il ritratto di Chanel scritto dalla Delay inizia così,
"dalla fine", da un'intimità nata dieci anni prima nella boutique
Chanel di rue Cambon, tra la grande signora della moda e una giovane cliente:
una affinità divenuta nel tempo un'amicizia vera, quotidiana, senza segreti,
cui Chanel si affidò con crescente fiducia raccontando di sé, delle ferite
dell'infanzia, dei suoi abiti, dei successi e delle sconfitte. E, naturalmente,
degli uomini della sua vita: il padre Albert, il grande e tragico amore Boy
Capel, gli amanti famosi - il duca di Westminster, il granduca Dimitri Romanov,
Pierre Reverdy, Paul Iribe -, gli amici celebri, come Djagilev, Picasso, Misia
Sert, Cocteau, Colette. Il racconto di Claude Delay rappresenta un caso a sé
nella lunga serie di libri dedicati a Chanel perché riproduce con assoluta
fedeltà la "voce" stessa della creatrice di moda, le sue emozioni, i
suoi pensieri, i suoi sentimenti, senza intenti celebrativi, ma con l'obiettivo
di far conoscere una donna che fu eccezionale, ma anche infinitamente naturale.
martedì 2 ottobre 2012
Chi è nato prima, il lettore o lo scrittore? Angelo Orlando Meloni dialoga con Simonetta Bitasi a Casa delle Letterature
Mercoledì 10 ottobre
h. 18.00, presso il bellissimo scenario di Casa delle Letterature in piazza
dell'Orologio 3 a
Roma, un incontro, a colpi di parole, libri e citazioni sui due vertici opposti
della lettura: il dibattito fra Angelo Orlando Meloni e Simonetta Bitasi sarà
la proroga letteraria della manifestazione "La scelta delle donne",
andata in scena proprio a Casa delle Letterature dal 17 maggio al 19 settembre
2012.
Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.
Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.
Simonetta Bitasi
realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e
adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di
lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli
culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti
delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine
culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber
e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i
collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di
Letteratura (2007).
campione e il romanzo Io non ci volevo
venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore.
Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e
l’ecologia.
Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).
Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).
Dio, patria e famiglia dopo il declino di Marcello Veneziani (Mondadori)
Dio, patria e famiglia sono
tramontati. Un declino graduale, lungo la modernità, accelerato nel Novecento,
esploso nei nostri anni. Sono stati il fondamento ideale e morale, storico e
pratico della vita umana e di ogni civiltà. Il crollo di un muro, due torri e
tre principi è alle origini della nostra epoca. Con il muro di Berlino cadde il
comunismo, sorse l'Europa e dilagò la globalizzazione. Con le due Torri gemelle
cadde la supremazia inviolata degli Stati Uniti e riemerse la storia dal
fanatismo. Ma col declino di religione, patria e famiglia si spegne la civiltà
e si ridisegna radicalmente la condizione umana. Di tale crisi di solito non ci
diamo pensiero, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. Ereditiamo il vuoto e
la perdita di questi tre cardini con la stessa naturale passività con cui i
nostri padri ereditarono la fede e la loro osservanza. In queste pagine
Marcello Veneziani non esorta a barricarsi tra le rovine, fingendo che nulla
sia accaduto, non coltiva illusioni. Ma cerca di capire i motivi della loro
caduta, ne osserva l'assenza nel mondo presente, riflette su cosa ci siamo
persi e cosa abbiamo guadagnato, cosa c'è al loro posto e da cosa oggi si può
ripartire per rifondare la vita. Un viaggio che si dipana tra filosofia ed
esperienza individuale, pensieri dell'anima e sguardi sul nostro tempo.
L'incontro con Dio, patria e famiglia avviene seguendo un percorso originario e
originale.Ananas e zenzero di Jacqueline Gentile (Besa editrice) alla Feltrinelli di Bari il 3 ottobre 2012
Ananas e zenzero di Jacqueline
Gentile (Besa editrice) sarà presentato mercoledì 3 Ottobre 2012, alle ore
18.30 presso La
Feltrinelli di Bari (Via Melo, 119). Dialogherà con l'autrice
la giornalista Annamaria Ferretti. Interverrà la scrittrice Francesca Palumbo
Ananas e zenzero è un romanzo
narrato in prima persona, in cui la freschezza dell’ironia e della comicità
accompagnano il percorso di crescita di una donna che trasforma un momento di
profonda crisi in un’opportunità per poi scegliere coraggiosamente la strada
del cambiamento come nuovo progetto di vita. Marta Sabia ha trentatré anni,
vive con Cindy, cura la rubrica della posta del cuore per la rivista femminile
“Stelle & Charme” e la sua relazione sentimentale più lunga è durata sei
mesi. Quando incontra Andrea, ennesimo flirt di Cindy, e se ne innamora, Marta
inizia un processo di confronto con se stessa in cui prende piano coscienza del
fatto che l’esistenza da lei condotta non corrisponde ai suoi desideri: le
bugie che dice a Cindy le gravano pesantemente sulla coscienza, le vessazioni
di Clara, il suo capo, la schiacciano, la gelosia la acceca e i suoi sogni di
bambina fanno capolino a ricordarle che non era questo quello che si augurava
per il suo futuro. Dopo la partenza di Cindy per gli Stati Uniti, Marta entra
in una spirale discendente: si licenzia e, sull’onda della rabbia frammista a
dolore, litiga furiosamente con Andrea. Giorni di buio isolamento nella sua
casa vuota la trascinano a toccare il fondo costringendola a stare in contatto con
la sua sofferenza e con la sua vita oramai svuotata. Ma proprio lì, nella
tristezza del niente, Marta ritrova se stessa e il suo amore per Andrea: primi
passi di una nuova esistenza tutta da inventare.
Jacqueline Gentile è nata a
Brooklyn (New York) nel 1973. Vive a Bari dove svolge la professione di
counsellor a orientamento gestaltico e di formatrice. Ha pubblicato la raccolta
di racconti Ho scelto me (2007).
lunedì 1 ottobre 2012
C.R. & F. presenta "Due ruote una vita" di Raffaele Polo (Lupo editore). (5 ottobre 2012 ore18,30 a Lecce – Museo Sigismondo Castromediano)
L’Associazione C.R. & F.
presenta in collaborazione con la Libreria
Palmieri di Lecce, la presentazione del volume "Due ruote una vita" di Raffaele
Polo (Lupo editore) che si terrà il 5 ottobre 2012 ore 18,30 all’auditorium del
Museo Sigismondo Castromediano in viale Gallipoli a Lecce. Relazionerà sul
libro Raffaele Gorgoni (scrittore e giornalista Rai). Intervengono: Anna
Palmieri (Libreria Palmieri); Raffaele Polo (autore); Gianluca Pasca
(Presidente C.F. & R. - Centro Formazione e Ricerca). Modera - Stefano
Donno (critico e scrittore)
La figura di Manfredi Pasca,
leggendario corridore leccese, si intreccia con l’atmosfera crepuscolare degli
anni dal dopoguerra a oggi, in una Lecce fatta di stenti, fame, miseria e
sacrifici. Ma anche di buoni sentimenti, ideali, onestà e impegno, fiducia
incrollabile nella volontà umana che, se ben instradata, supera qualsiasi
difficoltà. Anche la sofferenza, anche la morte, anche la disperazione per le
perdite più dolorose. Manfredi diventa, allora, un vero e proprio eroe, e le
sue gesta, la sua vita possono riassumere l’epopea del Grande Popolo Salentino,
indomito protagonista delle nostre piccole, grandi Storie.
Raffaele Polo - Nasce a Piacenza
il 2 aprile 1952. È pubblicista dal 1978; laureato in Lettere e in Pedagogia,
vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato di recente
“Il Cielo in ogni stanza” (Lupo editore, 2009); Leccesità (Luca Pensa
editore, 2010).
Info
Prov. Monteroni - Copertino
73043 Copertino - Lecce (Italy)
Telefono: 0832.949510
Fax: 0832.937767
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