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Notizie su Libri e Festival Letterari

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    sabato 13 ottobre 2012

    Recensione di Alessandra Peluso su Avere fiducia. Perchè è necessario credere negli altri di Michela Marzano (Mondadori)



    Un salto in libreria, l’abituale visita settimanale, dove incontro me stessa leggendo i libri che destano la mia attenzione e ad un tratto volgo lo sguardo su un titolo: Avere fiducia. Bizzarro questo titolo, mi dico, sarà ironico? Prendo il libro e inizio a sfogliare. Mi convinco, lo acquisto. Comincio con la lettura attenta e immediatamente mi lascio immergere dalle riflessioni fluide e acute che smuovono il mio animo scettico. Innanzitutto l’autrice Michela Marzano spiega l’origine storica del termine “fiducia”, poi enuncia i motivi per i quali è necessario avere fiducia oggi, Perchè è necessario credere negli altri (sottotitolo). E allora si guarda alla situazione italiana. Attualmente in Italia ogni giorno si apprende che un politico ha rubato i soldi agli italiani che pagano regolarmente le tasse e stentano a sopravvivere; gli evasori fiscali che, - prima comparivano sugli spot pubblicitari rappresentati da povera gente magari meridionali, mentre sappiamo che gli evasori sono in tutta Italia da nord a sud, isole comprese, - spesso e volentieri sono anche rappresentati da gente benestante che deteniene il potere. Insomma è una nitida immagine dell’Italia oggi inquietante dove la fiducia sembra non aver posto. Come si può dunque avere fiducia? C’è la necessità, mi convinco, di avere fiducia per evitare una condizione paralizzante. Senza dubbio dopo aver letto l’ultima pagina del libro di Michela Marzano, ho compreso la necessità di credere agli altri. E quindi penso di aver assolto l’obiettivo dell’autrice: insinuare il germoglio della fiducia, con la speranza che cresca e rinvigorisca. È un impegno fidarsi totalmente delle persone, credo sia un’impresa ardua forse persino titanica. Appare pertanto una straordinaria epopea della fiducia: la fiducia afferma Marzano è il cemento delle nostre società. Una società senza fiducia è una società senza ossatura. La diffidenza è un circolo vizioso che finisce per indebolire il mondo sociale. È l’unica che ci può assicurare che il nostro mondo privato non è anch’esso un inferno (Hannah Arendt): questa è citazione posta al principio del libro, incisiva, magistrale la scelta del’autrice, che conduce a rifletterere, insinua il dubbio, la possibilità di credere nell’altro, al quale un minuto prima probabilmente non credevi e racconta la natura dell’essere umano che è un animale sociale, come sostiene Aristotele, e dovendo vivere con gli altri ha bisogno di credere negli altri, atrimenti il genere umano non avrebbe avuto e probabilmente non ha senso di esistere. Nietzsche scrive in Umano troppo umano che la fiducia è un mito sorto dalle esigenze di determinate situazioni storiche e di determinate necessità pratiche. È chiaro che sostiene l’autrice, ed ogni psicanalisita o psicoterapeuta condividerebbe, ma non solo, per aver fiducia negli altri occorre aver fiducia e amare prima se stesso.  Come è possibile? Come si fa ad amarsi? Sembra scontato, ma non lo è. Altri dubbi si insinuano nella mente del lettore che pensava di avere delle certezze, e legge: «L’amore di se stesso è un sentimento naturale, che porta ogni animale ad aver cura della propria conservazione e che, diretto nell’uomo dalla ragione e modificato dalla pietà, produce l’umanità e la virtù. L’amor proprio ... porta ogni individuo a tenere conto più di se stesso che di ogni altro, ispira agli uomini tutti i mali che si fanno reciprocamente ed è la vera origine dell’onore». Muovendo dal pensiero di Rousseau si passa a quello di un altro filosofo Adam Smith che ha fatto dell’amore di sé la chiave dello sviluppo economico: dandosi fiducia, afferma, l’essere umano può ricominciare a prestare interesse all’altro e scoprire i vantaggi della cooperazione. Può orientare il suo agire verso fini e valori che hanno una logica diversa dalla semplice soddisfazione del proprio interesse. Così prosegue il libro fino a giungere ad un’analisi attenta e realistica della nostra società: la società della sfiducia appunto e della paura. Sentimenti paralizzanti che annullano l’agire, denigrano la natura dell’essere umano. Si tratta infatti di sentimenti che appartengono al Medioevo, utilizzati spesso per detenere il controllo sulla plebe allora, sul popolo oggi, ed essere in grado da chi deteniene il potere di dominare.   L’avvincente viaggio della fiducia prosegue, approdando nell’amicizia e nell’amore. La fiducia in questo tipo di relazioni affettive necessita di una presenza che rinvia ad una forma di impegno. Un impegno però che non implica degli obblighi, non si può infatti promettere di amare sempre costantemente allo stesso modo. Spesso accade di pretendere l’amore, inutilmente afferma Marzano, in quanto “promettere la costanza significa impegnarsi a fare qualcosa che in realtà non si è in grado di mantenere”. L’amore non è un atto la cui realizzazione dipende interamente da noi. Si tratta di un sentimento che si nutre di forte impegno affichè duri, ma non è razionale, è buona parte sfugge al nostro controllo. Pertanto, occorre nutrire sì fiducia nelle relazioni affettive come l’amore o l’amicizia, ma essere consapevoli che non si tratta di sentimenti assoluti, incondizionati, ma di sentimenti che si nutrono delle debolezze, degli smarrimenti e delle fragilità degli uomini e delle donne allo stesso modo. Occorre capire che l’autonomia personale è fatta dell’accettazione di una certa dipendenza dagli altri, del riconoscimento delle nostre debolezze. Paradossalmente è perchè abbiamo una qualche fiducia in noi stessi che possiamo esporci alla critica o al rifiuto degli altri. Dinamiche che l’autrice spiega accuratamente e acutamente nei capitoli VII e VIII che consiglio vivamente di leggere per capire un pò di più di se stessi. Quest’ultima parte infatti aiuta a compiere un’introspezione nel proprio ego, a conoscersi e a migliorarsi, qualora un lettore desidera farlo. Aiuta a interrogarsi sulla propria vita, sull’idea di fiducia che si ha o si dovrebbe avere e sul fatto che noi esseri umani non siamo creature semplici, non siamo perfetti. Da qui si giunge alla conclusione del libro e Michela Marzano augura a chiunque volesse accostarsi alla lettura attenta e profonda della sua opera di scommettere nella fiducia: “nulla mi garantisce che sarà vincente, posso anche perdere. Ma scommettendo mi concedo la possibilità di scoprire l’altro, e ancor più, di scoprire me stesso”. È un augurio sincero che faccio anch’io a me stessa.

    In libreria L’Anello Inutile di Maria Pia Romano (Besa Editrice)



    "Un tuffo nel mare, un mare di parole, una trama a maglie scopre gli elementi primordiali della nostra anima: l'acqua, l'aria, la terra e il fuoco. La giovane scrittrice salentina (d'adozione) ti trascina in profondità, ti scuote, a rischio di farti fuggire, ti spinge lì dove non vorresti osare. Giù in fondo a (ri)scoprire il sentimento dell'amore, in un abbraccio con la terra, rossa, ma in realtà blu. Nel Salento le radici sono nelle profondità marine. Solo quando risali il blu diventa rosso, mantello delle radici della storia secolare, raccontata dagli ulivi. Un inno all'Heimat, alla piccola
    patria del Sud.

    Leggi le pagine del libro, e quasi cominci ad implorare, vorresti urlarle, ora fermati, basta, ma Maria Pia Romano non ne vuole sapere, lei non si ferma, ti trascina nella profondità del sogno, del desiderio inespresso, ti fa mancare il respiro, per poi respingerti velocemente in superficie. Girandole di parole. Giri pagina e respiri, ti fermi a pensare, ricominci a leggere. Un libro di onde, marine, dell'anima. Onde che ti sollevano dal rifugio e
    dalla nicchia che ti costruisci, onde di vita."

    BILLY Il vizio di leggere, TG1

    maria pia romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.

    Scrive per alcune testate regionali e nazionali e inoltre si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi.

    Ha vinto una segnalazione nella sezione Cultura al premio “Michele Campione” giornalista di Puglia, settima edizione 2010.Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, Linfa (1998), L’estraneo (2005), Il funambolo sull’erba blu, (2008) e La settima stella (2008) e il romanzo Onde di Follia (2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. I suoi libri sono inseriti nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.

    venerdì 12 ottobre 2012

    13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone (Marsilio). Intervento di Paola Scialpi

    13 sotto il lenzuolo di Giuliano Pavone edito da Marsilio è un libro che si legge con positiva leggerezza anche se tra le righe si scorge spesso un languore intriso di nostalgia e un pizzico di cinismo. Ottima l’impalcatura introspettiva dei personaggi che si muovono nella storia come protagonisti nella scena della vita con le loro debolezze, ossessioni ma sempre, in fondo, con molta umanità. Traspare dalla storia un attaccamento alle proprie origini che se da un lato riflettono vicende non sempre felici, dall’altro identificano uno dei momenti più belli della vita : quello della giovinezza. Anche il sesso è vissuto dal protagonista come una sorta di routine necessaria al di là di sottili, probabili risvolti sentimentali. 13 sotto il lenzuolo parla di un giovane rampollo di una nobile famiglia in decadenza dove le figure genitoriali non sono certo un esempio positivo. Il giovane protagonista in fondo, e comunque, fa tesoro dei comportamenti defraudanti del padre per trarne vantaggio ed arricchirsi, aiutato da una serie di vicissitudini positive. La storia attraversa un arco di tempo che va dai primi anni ottanta ai trent’anni successivi con riferimenti storici alla musica ed al cinema di quegli anni . Federico Nugnes Peluso, questo è il nome del protagonista, ritorna nel suo paese natio Sprusciàno nel sud Puglia lasciando momentaneamente Milano, meta dei suoi studi universitari, per lavorare in un Hotel del luogo dove poi incontrerà la donna della sua vita: un attricetta che attraversa un precoce viale del tramonto con una troup cinematografica che tutto è, tranne quello che vuol sembrare.  Il protagonista vive la sua vita con spregiudicata avvenenza , con spensierata sete di scoperta che lo porta ad una accelerazione di vissuti dove non c’è spazio per la riflessione, dove i sentimenti degli altri sono d’ impedimento ma dove, se prevale l’intelligenza , il tutto poi torna ad una propria rivincita sociale ed affettiva.

    I nipoti di Scanderbeg di Artur Spanjolli (Besa)



    La vicenda, narrata in prima persona, racconta del secondo esodo di migliaia di albanesi verso le coste pugliesi, nell’agosto del 1991. Andi parte da Durazzo inseguendo il sogno di una vita migliore. L’Italia, l’Occidente rappresentano per la popolazione albanese una forte attrattiva in un periodo in cui in patria la miseria e il disordine, seguiti alla caduta del regime comunista, imperversano. Il viaggio della speranza di Andi dura 16 ore e a esso fanno seguito molti giorni trascorsi all’addiaccio nel porto di Bari. Le razioni alimentari scarseggiano, la situazione è al limite dell’umana sopportazione. Andi, al porto di Bari con lo zio, finge un malore per guadagnarsi un posto nell’accampamento medico, dove resterà per molti giorni e dove avrà la fortuna di rifocillarsi meglio di altri, di dormire decentemente e di lavarsi. Andi continua a fantasticare di una nuova vita, pensa al modus vivendi occidentale come a una conquista; immagine che cozza però con l’estrema tragicità della situazione reale vissuta in quel limbo. Dopo una settimana, Andi viene rispedito in Albania assieme ad altri profughi, in aereo, ma non abbandonerà il suo sogno italiano.

    Artur Spanjolli è nato a Durazzo nel 1970. Dal 1992 vive in Italia, dove si è laureato in lettere. Artista e poeta, con Besa ha pubblicato Eduart (2005), La Teqja (2008), Cronaca di una vita in silenzio (2010) e La sposa rapita (2011).


    Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano a Nardò



    Piccoli seminaristi crescono (Negroamaro) di Alfredo Romano sarà presentato domenica 14 ottobre 2012 alle ore 19.00 alla Sala Roma di Piazza Pio XI a Nardò. Introduce Norberto Pellegrino (Presidente Caffè Letterario di Via Roma a Nardò). Relatore sarà Pier Paolo Tarsi. L’appuntamento è organizzato dai Presidi del Libro di Nardò e dal Caffè Letterario di Via Roma.

    Così, con tonaca, zimarra e "saturno" in testa, inforcai la bicicletta per recarmi dal dentista. Che bello era pedalare tutto solo per le vie della città. Mi voltavo a destra e a manca catturando in libertà l'aria impregnata della tarda primavera, le ignare facce della gente per strada, i variopinti colori dei vestiti, le facciate delle case e dei palazzi, le insegne dei negozi, le strida delle rondini... Avevo come l'impressione che tutti si voltassero a guardarmi e dicessero:"Nah, cce beddhu papiceddhu sta be ppassa! (Toh, che bel piccolo prete sta passando!)". Pedalavo con disarmante incantamento e, come capita quando si è innamorati, avevo voglia di abbracciare tutto il mondo, di far partecipe ogni passante della mia manifesta e sconfinata felicità.



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    giovedì 11 ottobre 2012

    Il romanzo osceno di Fabio di Luciano Pagano



    Il romanzo osceno di Fabio", scritto da Luciano Pagano e pubblicato dal 21 settembre sul profilo twitter @romanzosceno, è il primo romanzo italiano scritto interamente in tweet. "Non è quindi una collezione di aforismi, pensieri, battute, racconti in un solo tweet, romanzi in un solo tweet, o qualsiasi altra forma ‘particolare’ e ‘particellare’. Si tratta di una storia, se vogliamo una storia a pezzetti"
    "Il romanzo osceno di Fabio" racconta la storia di due amanti, il giovane Fabio, regista precario e la Marchesa, ricchissima moglie di un uomo d'affari. La Marchesa convincerà Fabio a seguirla in un progetto terribile, quello di aiutarla a eliminare il marito. Tweetnoir, Twhiller, storia d'amore o semplice tresca andata a male, "Il romanzo osceno di Fabio" diverte e tiene alta la suspence, tweet dopo tweet. O almeno così dicono.


    ANIMA LUNGA DI STEFANO CRISTANTE (BESA EDITRICE)



    Sguardi sul presente che hanno valore di tagli e ferite, dove il fatto sentimentale si snoda come un pericolo attorcigliato sulle reciproche e irriducibili alterità degli amanti e dove la costruzione dei rapporti affettivi passa per materiali irrazionali – premonizioni, percezioni, immedesimazioni istantanee, deja vu – che solo i versi poetici hanno una speranza di poter trattare. Stefano Cristante investe nel dialogo a distanza con i classici della poesia italiana le proprie chance di scrittura. Verso libero ed endecasillabo rappresentano la sostanza formale dei versi di Cristante che, nella parte finale, trasmigrano nella prosa poetica (agganciata alla creazione di una personale cosmogonia), prima di congedarsi con un inno alla solitudine che chiarisce il suo tragitto narrativo e il suo obiettivo esistenziale.

    Stefano Cristante (Venezia, 1961) è sociologo dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Anima lunga è la sua terza raccolta di versi, dopo Il rosso dell’oblio (1991) e Visite inattese (2007).

    Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Grezzi presentano "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano



    Sabato 13 Ottobre alle ore 17.00, presso l'Hotel President di Lecce (Via Salandra), l'avv. Maurizio Fumarola-Mauro e Simonetta Ghezzi parleranno del loro "Quelli di Brioni...i figli degli anni terribili" (Besa editrice). Modera l’Avv. Rodolfo Petrucci. Ospite dell’appuntamento l'On. Alfredo Mantovano.

    Dopo sessant’anni Fumarola rompe il silenzio e racconta la propria esperienza nel IX Corso per allievi ufficiali di complemento di Marina, che subì la vergognosa cattura e il conseguente trasferimento nei campi di concentramento nazisti.
    La storia di un giovane catapultato da un tranquillo ambiente di provincia alle prove atroci della deportazione e della prigionia, narrata per uscire da quel profondo disorientamento che colpì i reduci quando constatarono amaramente che alcuni avvenimenti storici fondamentali erano stati travisati o compresi parzialmente, e che un ampio settore bellico, compreso tra Istria, Balcani ed Egeo, in cui si era consumato il sacrificio di più di un milione di militari, era stato trascurato o addirittura dimenticato.

    Solo oggi che aguzzini e vittime sono entrati tutti “nello stesso stato d’innocenza”, ci si chiede se sia finalmente giunta l’ora non di riscrivere la storia, ma di comprenderla fuori da schemi preconcetti, imposti politicamente. In questo senso il testo si prefigge lo scopo di offrire, attraverso una sofferta testimonianza e prescindendo dall’ottica di una sola nazione e di un solo schieramento, una visione più completa e un giudizio più equanime sul significato di quanto in quegli anni terribili accadde.



    Info



    mercoledì 10 ottobre 2012

    Alcune Verità non si possono tacere!


    La fisica del diavolo di Jim Al-Khalili (Bollati Boringhieri)



    Jim Al-Khalili è un fisico teorico di grande talento comunicativo. Per lui i paradossi apparentemente insolubili sono un'ottima occasione per spiegare come funziona la scienza. Per questo ne ha scelti nove, tra più e meno noti, e sulla loro traccia ha costruito questo libro, divertente, stimolante, ironico e che ha la capacità di sconcertare con la semplice accumulazione di elementi imprevedibili. Insomma, un libro che non lascia riposare la mente. Si va dal classico paradosso di Achille e la tartaruga (del quale però scopriamo un insospettabile risvolto quantistico) alla più semplice domanda che l'uomo può farsi guardando la volta stellata: perché di notte fa buio? Sembra incredibile, ma dietro a questa domanda apparentemente banale si nasconde una delle più eclatanti scoperte della fisica contemporanea, che era lì, alla portata degli esseri umani fin dalla preistoria, ma che ha trovato una soluzione plausibile solo pochissimo tempo fa. Incontreremo anche l'inquietante diavoletto di Maxwell, il povero gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto, lo strano caso degli oggetti che si accorciano viaggiando, quello ancor più strano del tempo che si dilata e si contrae a suo capriccio, per non dire del mistero (paradossale anch'esso, grazie a un'intuizione di Enrico Fermi) della vita extraterrestre. Sono i diabolici paradossi della fisica, che danno da pensare, ma alla fine hanno una soluzione insperata.

    martedì 9 ottobre 2012

    Politiche della felicità. Controstoria della filosofia. Vol. 5 di Michel Onfray (Ponte alle Grazie)



    Come rifondare la sinistra? Onfray non ha dubbi: ispirandosi ai coraggiosi filosofi che, nell'Ottocento, seppero ripensare la felicità umana e tradurla in programma politico. L'anarchico Bakunin, gli utopisti Fourier e Owen, il "liberalista radicale" John Stuart Mill, l'utilitarista Jeremy Bentham progettarono infatti nuove umanità liberate, basandosi sui principi della felicità materiale per il massimo numero di persone: un ideale anche oggi perseguibile e da perseguire a fondo. Proseguendo la sua opera di demistificazione di venticinque secoli di storiografia filosofica, Onfray dedica questo suo nuovo libro a mostrare la dimensione utopica degli edonismi liberali ottocenteschi e a sottolineare le potenzialità degli edonismi socialisti, comunisti, libertari e anarchici. Contro un aspetto importante della mitologia marxista, che relega nell'utopia ogni altro pensiero socialista, Onfray riabilita varie forme di socialismo che anticiparono acquisizioni moderne: un socialismo femminista con Flora Tristan, individualista con Stuart Mill, sperimentale con Owen, gnostico dionisiaco ed ecologico con Fourier, libertario con Bakunin. Un inno all'epoca filosofica che ha saputo immaginare futuri possibili forse più di ogni altra; una dimostrazione definitiva della validità e della fecondità del pensiero di tanti dei suoi filosofi cosiddetti minori.

    lunedì 8 ottobre 2012

    Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald (Minimum Fax). Intervento di Vito Antonio Conte



    È raro, molto raro, che rilegga un libro. Ché già una vita intera non basta per leggere tutto quel che meriterebbe d’esser letto… Ma quest’estate (ormai quasi andata) ho ripreso qualche vecchia lettura e qualche classico (che non guasta mai). Non vi dirò di Piero Chiara e di alcune sue pagine che ho riaperto, né d’altri libri spolverati, ma di un classico che ho letto dopo tanto che volevo farlo: “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald. Perché? Perché parlarne ancora? Dopo tutta l’attenzione di cui ha già goduto, e dopo tutte le “scritture” che ne hanno sviscerato il corpo e l’anima, e dopo tutti i film? Potrei rispondere: “per il mio gusto”! Oppure: “per la sua attualità”! O ancora: “perché a febbraio dell’anno che verrà ci sarà la prima del remake del film già interpretato (nel 1974) da Robert Redford e Mia Farrow”! Confesso che sono curioso di vedere la pellicola in 3D di Baz Luhrman e scoprire Leonardo DiCaprio che ci prova con Carey Mulligan, ma –invero- la ragione per la quale vado spendendo qualche parola per questo libro del 1925 è che mi sento più padre e con questa maggiore consapevolezza guardo i miei figli e, nel contempo, sento lo sguardo di mio padre. Sorvolerò su molto, dunque, e lascerò a chi ne avrà voglia l’approfondimento sugli anni venti, su quel che hanno significato gli otto milioni e mezzo di morti e gli oltre venti milioni di feriti irreversibilmente contati all’indomani della prima guerra mondiale, sulla voglia di svago cercata e trovata dai giovani, sull’emancipazione dagli archetipi preesistenti per abbracciare la liberazione dell’individuo, sul boom economico e dei mass media (iniziato con la radio), sull’incredibile mutamento delle arti e, in una parola, sulle cause che hanno aperto al mondo l’ingresso nell’era moderna. Sorvolerò sulla rovina del 1929. E pure sulla degenerazione del sogno sorvolerò. Ascolterò senza nostalgia il jazz del mitico Duke Ellington, farò un passo di fox-trot, guarderò belle gambe saltellare nel charleston, e cercherò di struggervi dentro (soltanto un po’) con un tango. Soltanto musica. Nient’altro. Ché tutto quel che ho cennato –tutt’intero- sta ne “Il grande Gatsby”. Io vi dirò altro. Poc’altro. Che riguarda oggi. E, forse, lo stesso disfacimento d’allora. La mia è stata un’infanzia serena… grazie (anche) a mio padre. E poi ho (più di prima) piena coscienza dell’importanza di mio padre per la mia scrittura… Non è un caso che l’incipit de “Il grande Gatsby” scomodi questo rapporto genitoriale: “Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mi padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. mi disse . Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, un’abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati”. Non dirò nulla, quindi, che abbia a che fare con il ruolo paterno nell’educazione né con altro che non sia quel che ho appena espresso, ossia qualcosa di molto particolare che, a ben vedere, può valere per pochi, per chi –come me- scrive… Saranno stati gli ultimi avvenimenti, le recenti esperienze, questo (e qualche altro) libro, ma credo che qualunque scrittura (e, soprattutto, il romanzo) non possa prescindere da quel ch’è stato (e/o da quel ch’è) il rapporto tra chi scrive e suo padre. Comunque. Nel bene e nel male. Ovvio. E senza distinzione (ultronea) di scrittura maschile e femminile. Senza scomodare scienza alcuna. È una consapevolezza iniziata con una sensazione e diventata sempre più forte nel tempo. Non so dire per quale ragione precisa. Se una ragione precisa c’è. C’è che questo percepisco. Non mi va di indagare. Per me è così. E mi fido. Ché “Ognuno pensa di possedere almeno una delle virtù cardinali, anche la più piccola, e questa è la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciuto”. Semmai ho scritto qualcosa di degno d’esser ricordato, semmai ancora dovesse accadermi di farlo, è e sarà perché c’è il respiro di mio padre… Credo che il sogno di ogni scrittore sia quello di non finire mai di scrivere (…) e di pubblicare un solo libro, l’unico che non finirà al macero, quello che non ha temperatura sino a allora conosciuta. Ché “Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”. Jay Gatsby (che pure non ho amato…) è stato tutto questo: un uomo sbagliato in un mondo sbagliato capace di regalare in un sorriso “l’intero eterno mondo per un attimo”.

    domenica 7 ottobre 2012

    Exit di Alicia Giménez Bartlett (Sellerio)



    Exit è una villa di campagna immersa nella natura. Un giardino lussureggiante, stanze e saloni arredati con gusto, quadri antichi, candelabri sul caminetto, lucenti cassettoni sui soffitti. Qui, nell'annuncio abbagliante della calura estiva, uno alla volta arrivano gli ospiti. Due giovani donne: Clarissa, fragile e intensa; l'elegante Pamela, bella quanto caustica. Il finanziere Finn, uomo raffinato e colto, eccellente conversatore. La vedova Tevener, una signora con i capelli rossi allegra e sensuale. Il signor Ottosillabo, macchinista ferroviere, il poeta Léonard, capelli a spazzola e sguardo penetrante, sempre capace di provocare gli altri. In poco tempo diventeranno intimi e amici, pronti a vivere e a dissolversi nel gioco del destino e della passione. Gli ospiti sono stati accolti da due medici in camice bianco e dall'infermiera Matea, specializzata in psicologia, che prepara cene e pranzi squisiti. Sottili fette di roast beef, uova e salsicce, scintillanti frittate, teglie con pasticci di carne e formaggio, aringhe affumicate e cestini traboccanti d'uva. La musica accompagna il passare del tempo, tra canzoni tzigane e boleri, sonate al chiaro di luna e contagiose melodie jazz. Tutti insieme, gli ospiti, i medici e l'infermiera, condividono colazioni e banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere e battibecchi.

    sabato 6 ottobre 2012

    Bambini all’inferno di Cecilia Gentile (Salani)



    Un corridoio sospeso nel nulla, in mezzo al deserto di una terra disabitata, sempre sotto il tiro delle armi israeliane. È l'ultimo chilometro prima di entrare nella Striscia di Gaza dal valico di Erez. L'autrice lo ha percorso in completa solitudine, con paura. Alla fine si è trovata davanti i barbuti di Hamas, i versetti del Corano, i taxi scalcinati che portano lontano dal confine, le montagne di detriti e i bambini che raspano con le mani per raccogliere calcinacci da riutilizzare. Nella Striscia vivono un milione e mezzo di persone, strette tra il blocco israeliano e l'integralismo di Hamas. Oltre la metà sono ragazzi con meno di 18 anni, il 44 per cento bambini con meno di 15. Questo libro è nato dal loro incontro con l'autrice, Cecilia Gentile, che è entrata nella loro vita, li ha fatti parlare e raccontare.

    ANTEPRIMA: IMMAGINA LA GIOIA DI VITTORIA COPPOLA ( A NOVEMBRE 2012 PER LUPO EDITORE). ECCOVI LA LETTERA DELL’AUTRICE













    “Caro lettore,
    Tutto ha avuto inizio più o meno un anno fa. Era il 14 novembre 2011: il mio romanzo d'esordio - "Gli occhi di mia figlia" - è uscito in libreria ed in contemporanea la notizia è comparsa sul web. Sin dalle prime ore, i potenziali lettori sono stati incuriositi dal romanzo per le ragioni più svariate: la trama, la quarta di copertina, la fotografia, realizzata dal fotografo americano Michael McBroom e scelta con gusto dal mio editore, che è stata il primo biglietto da visita per le mie pagine. "Gli occhi di mia figlia" ha fatto parlare di sé su internet: nei blog letterari, nelle pagine di Facebook (ne cito una fra tutte, Libri: Parole d'amare, della giovane e splendida Michela Castagna) dedicate alla lettura e sui forum degli appassionati. Sono stati sempre i lettori a parlare, confrontandosi, interrogandosi. Era dicembre, poco più di un mese dall'uscita in libreria, quando un giornalista del Tg1 – il Dott. Bruno Luverà - che cura, tra l'altro, il focus della domenica dedicato ai libri sulla prima rete nazionale, ha notato il mio romanzo su internet ed ha voluto leggerlo. La lettura si è rivelata per lui emozionante, al punto da spingerlo a premiare "Gli occhi di mia figlia" come "Il libro sotto l'albero di Natale", offrendogli uno spazio all'interno della puntata andata in onda proprio il 25 dicembre. Il passo successivo - su questa inaspettata strada magica - è stato l'inserimento del mio romanzo all'interno del concorso-sondaggio che la rubrica del Tg1 "Billy il vizio di leggere" lancia da qualche anno a gennaio, con lo scopo di fare decretare direttamente dai lettori "Il miglior libro" tra le letture proposte per un intero anno dai giornalisti del Tg1 ai lettori che seguono con passione l'interessante rubrica letteraria. Al di là di ogni aspettativa e - probabilmente - al di là del più bel sogno mai immaginato - "Gli occhi di mia figlia" ha vinto, con ben 162.000 preferenze, nonostante i nomi più alti della letteratura contemporanea gareggiassero anch'essi con opere di indiscutibile valore. La vittoria del concorso ha innescato ulteriore curiosità nei lettori ed anche nei giornalisti di varie testate. Dal Corriere della Sera, a Libero. Da Tutto Libri della Stampa alla rivista Pulp Libri, in un percorso che dalla Puglia è arrivato a toccare ogni regione d'Italia, fino a giornali extra-regionali come Il Centro, principale quotidiano d'Abruzzo o L'Altro Giornale di Verona. Senza tralasciare settimanali di rilevanza nazionale, come Oggi e Tu Style. Diversi sono stati gli spazi dedicati al mio esordio, il passaparola è stato magico e mi ha donato emozioni impagabili. Non è stato certo da meno il sostegno ricevuto direttamente dal mio territorio e dalla mia regione.
    I lettori, tutti voi, siete stati fondamentali sin dal primo giorno. È stato un anno in cui grazie ai miei lettori e stimatori ho avuto tantissime soddisfazioni, alcune delle quali fino a ieri mi sembravano sogni. Ho ricevuto il ventennale Premio Vrani, della Città di Borgagne, per aver “onorato e divulgato il buon nome del Salento”: un momento per me indimenticabile. A tinteggiare questa favola dei colori più vivi della mia terra, ha contribuito la partecipazione al catalogo de "La Notte della Taranta", insieme a nomi come Goran Bregovic, Teresa De Sio, Carlo Ossola, Corrado Bologna, Antonio Prete, Lidia Ravera, Caterina Bonvicini, Ornela Vorpsi. Assieme al loro, il mio nome è stato citato all'interno di un'interessante “Lezione leopardiana” su Il Sole 24 Ore, a cura del sopra citato Carlo Ossola. Le testate locali e regionali hanno dedicato continuamente spazio alla mia prima creatura: Nuovo Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Corriere del Mezzogiorno, Il Paese Nuovo, Qui Salento, Belpaese. Diversi giornali "free press" e non solo (basti pensare alla sopraggiunta distribuzione nelle edicole, resa possibile grazie a quiSalento, o alla copertina – e non solo - dedicatami da Salento in Tasca. E ancora, Piazza Salento, e tutti gli altri siti che si sono occupati della mia scrittura. La televisione ha voluto interessarsi del "caso della scrittrice sostenuta dal web", con i servizi e gli approfondimenti di Telenorba, Tele Rama, Antenna Sud. Per arrivare a Rai Uno, con il Dott. Marzullo – 'storico' giornalista e scrittore - che mi ha ospitato a Sottovoce e a L'Appuntamento. Ed il giornalista Guido Barlozzetti, che ha voluto gustare "Gli occhi di mia figlia" con il primissimo caffè, nello spazio di Uno Mattina. Poco dopo, Luisella Berrino ha voluto “far conoscere la mia bella storia” agli ascoltatori di Radio Monte Carlo. E ancora – e ancora prima - Radio Uno Rai. Dalla Puglia: Radio Venere, Radio Reteotto, Radio Salentuosi. Dalla Toscana, Radio Siena. Ebbene, in tutto questo vortice, nulla sarebbe valso, se non avessi sentito nel cuore l'affetto della gente. Ho scoperto e apprezzato la solidarietà delle mie 'colleghe di penna'. Due fra tutte, Nicoletta Bortolotti (autrice Sperling&Kupfer, redattrice, splendida mamma pendolare) e Catena Fiorello (attualmente, scrittrice per Rizzoli. Giornalista, autrice televisiva, vulcanica donna che il Salento e non solo sarebbe felice di adottare). Donne straordinarie, perché vere, "senza fronzoli": un po' come me, un po' come vuole fortemente essere la mia scrittura. E il sogno adesso si rinnova e diventa ancora più prezioso: ora c’è una nuova e piccola creatura, che vorrà sfiorare il vostro cuore in speranzosa attesa di essere accolta. "E come credi che mi senta, caro lettore? Beh... Immagina la gioia".”

    Qui

    Il nuovo appuntamento di Arcadia per il 3 novembre 2012 - Non c’è nulla di accuratamente nascosto che non verrà rivelato (Luca 8:17)


    venerdì 5 ottobre 2012

    Maria Pia Romano presenta “L’anello inutile” (Besa editrice)



    (avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

    Maria Pia Romano a Tuglie (LE) con “L’anello inutile” (Besa editrice) incontrerà il pubblico dei suoi lettori sabato 6 Ottobre 2012, ore 19,30 presso i Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE) nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”. Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia, interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo. (avvertenza: in caso di maltempo l’evento si terrà presso la Biblioteca di Tuglie). Il libro, giunto alla sua seconda edizione, viene in questa occasione presentato nella sua nuova veste.

    Il Salento prende alla gola. E ti sa rubare l’anima. Luogo troppo selvatico per lasciarsi conquistare. Anche la sua gente è così. Qui le tarantate dicevano di sentire la noia all’inizio del male. Gli uomini andavano a fare l’olio nelle viscere della terra, incitando gli animali a spingere la ruota e stordendosi con l’oppio per non sentire la fatica. Nelle campagne che s’incontrano andando dalle Orte verso il faro della Palascia, la terra è rossa. Ci si può perdere, inseguendo il filo rosso che qui lega la terra, il cielo e l’acqua. Un sottile scoloramento di memorie adriatiche. Un annebbiamento dei sensi. Un capogiro. Cosa rimane quando non si ha più niente da perdere?

    Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
    Scrive per alcune testate regionali e nazionali e inoltre si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Ha all’attivo quattro raccolte di poesie, Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008) e il romanzo Onde di Follia (Besa 2006). Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori. Le sue poesie sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. E’ stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011. Finalista al Premio Letterario Nabokov edizione 2011

    sabato 6 Ottobre 2012 ore 19,30

    Giardini Residenza Mosco (Via Cesare Battisti) a Tuglie (LE)
    nell’ambito del Festival Nazionale del Libro “Impressioni d’autore”

    Dialogherà con l’autrice Ilaria Lia
    interverrà, insieme a Maria Pia Romano, Simona Cleopazzo.



    Info

    Noi che costruiamo gli uomini di Luisella Costamagna (Mondadori)



    Rassegnate, prive di autostima, incapaci di affrancarsi dai tradizionali ruoli che la società ha sempre loro riservato: ecco l'autoritratto delle italiane emerso da un'indagine Nielsen, a pochi mesi dalla riuscitissima manifestazione "Se non ora quando" che aveva infuso nuova linfa e nuove speranze nel mondo femminile. Tra le interpellate, una su due afferma che le donne sono più inclini a occuparsi dei figli che a svolgere qualunque altro compito, una su tre è convinta che partecipare alla politica sia roba da uomini, una su quattro ritiene giusto che siano gli uomini a comandare e una su tre non ha nulla da obiettare sul fatto che guadagnino di più. È possibile cambiare questa mentalità, che non solo influisce negativamente sulle prospettive professionali, ma può rendere le donne più vulnerabili di fronte a maltrattamenti e soprusi? Luisella Costamagna ne è convinta e risponde raccontando le storie di dieci donne che ce l'hanno fatta, che hanno vinto le piccole o grandi sfide della loro vita e ora sono soddisfatte di se stesse. Prima ancora degli impedimenti esterni, le protagoniste di queste vicende hanno dovuto superare una ben più insidiosa e subdola barriera interiore, "la barriera del questo non posso farlo, o del questo non riuscirò mai a farlo". La loro carta vincente è stata acquisire passo dopo passo, fra mille ostacoli, consapevolezza del proprio valore e della propria dignità.

    giovedì 4 ottobre 2012

    Come fuoco nell’arca di Marisa Pelle (Besa editrice)



    Gocciole di cera che il tempo// ha rappreso sulla pelle// le nostre ore sommesse silenziose// Luce affilata che deflagra// da una candela spenta// tersa alabastrina// luce che s’interna nel tessuto// delle cose.


    Marisa Pelle, calabrese di origine, è nata ad Ardore ( RC ). Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie: Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana (Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno (Besa, Nardò 2008), Dai gradini del Persephoneion (Besa, Nardò 2010) che hanno riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di varie rassegne letterarie. Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in diverse antologie e in alcune riviste letterarie; in particolare è risultata finalista per l’edito al Premio A. Contini Bonacossi 2009 con la silloge Sul crinale del giorno, al Premio Rhegium Julii – Inedito 2010 con la silloge Dai gradini del Persephoneion e Inedito 2011 con la silloge L’ala mancante. Il suo profilo letterario e una scelta della sua produzione sono inseriti nell’Antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento (Bastogi Ed. 2003), nella Letteratura italiana Poesia e narrativa dal secondo Novecento ad oggi, a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) – Bastogi Ed. 2007-2008 e nell’Antologia internazionale Poeti della nuova frontiera “Segnali 2008-2009” a cura di Paolo Borruto.(RC) e in “Segnali e Interventi 2010” a cura di Paolo Borruto (RC).


    La paura non può dormire. Rilfessioni sulla violenza del secolo scorso di Herta Müller (Feltrinelli)



     "Ogni vita umana è come uno schiaffo del vento." Così cantava Maria Tanase, la grande interprete rumena che la dittatura volle censurare ma la cui voce non poté spegnere nel cuore della gente. Alla verità di queste parole, alla violenza di un secolo e ai suoi totalitarismi, alla propria esperienza di vita e di scrittura sono dedicati i saggi qui raccolti, che Herta Müller ha scritto nel corso degli ultimi anni e fra i quali è compreso anche il discorso pronunciato dalla scrittrice in occasione del conferimento del premio Nobel nel 2009. Alla lettura intensamente personale dell'opera di autori e artisti, da Elias Canetti al poeta e amico Oskar Pastior, da Emil Cioran a Maria Tanase e altri, si affiancano testi in cui il racconto su di sé è sempre anche l'accusa di ogni collaborazione all'abuso e alla violenza. Ed è nello stesso tempo un profondo scavo nel rapporto fra la percezione e la parola, dal quale sorge una poesia di così dura bellezza. Politica, raffinata riflessione letteraria e sulla scrittura, autobiografia: qui tutto nasce dal medesimo nervo, bruciante e scoperto. Poiché, come scrive l'autrice: "Io non devo una sola frase alla letteratura, bensì all'esperienza vissuta. A me stessa e soltanto a me, perché voglio poter dire quel che mi circonda".

    mercoledì 3 ottobre 2012

    Coco Chanel. Genio, passione, solitudine di Claude Delay (Lindau)



    Chanel salutò per l'ultima volta Claude Delay una domenica pomeriggio, sul marciapiede davanti all'hotel Ritz, dove abitava a Parigi. Morì poche ore dopo, sola, nella sua stanza. Era il 10 gennaio 1971. Il ritratto di Chanel scritto dalla Delay inizia così, "dalla fine", da un'intimità nata dieci anni prima nella boutique Chanel di rue Cambon, tra la grande signora della moda e una giovane cliente: una affinità divenuta nel tempo un'amicizia vera, quotidiana, senza segreti, cui Chanel si affidò con crescente fiducia raccontando di sé, delle ferite dell'infanzia, dei suoi abiti, dei successi e delle sconfitte. E, naturalmente, degli uomini della sua vita: il padre Albert, il grande e tragico amore Boy Capel, gli amanti famosi - il duca di Westminster, il granduca Dimitri Romanov, Pierre Reverdy, Paul Iribe -, gli amici celebri, come Djagilev, Picasso, Misia Sert, Cocteau, Colette. Il racconto di Claude Delay rappresenta un caso a sé nella lunga serie di libri dedicati a Chanel perché riproduce con assoluta fedeltà la "voce" stessa della creatrice di moda, le sue emozioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, senza intenti celebrativi, ma con l'obiettivo di far conoscere una donna che fu eccezionale, ma anche infinitamente naturale.

    Non tutte le verità possono essere rivelate!


    martedì 2 ottobre 2012

    Chi è nato prima, il lettore o lo scrittore? Angelo Orlando Meloni dialoga con Simonetta Bitasi a Casa delle Letterature



    Mercoledì 10 ottobre h. 18.00, presso il bellissimo scenario di Casa delle Letterature in piazza dell'Orologio 3 a Roma, un incontro, a colpi di parole, libri e citazioni sui due vertici opposti della lettura: il dibattito fra Angelo Orlando Meloni e Simonetta Bitasi sarà la proroga letteraria della manifestazione "La scelta delle donne", andata in scena proprio a Casa delle Letterature dal 17 maggio al 19 settembre 2012.

    Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.
    Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).
    campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui, edito quest'ultimo nella collana L'italiana di Del Vecchio Editore. Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.

    Simonetta Bitasi realizza da molti anni progetti di promozione alla lettura per ragazzi e adulti. Il suo lavoro è leggere e come lettore ambulante organizza gruppi di lettura e incontri dedicati ai libri in biblioteche, librerie, circoli culturali, bar e case private. Collabora come consulente-lettore agli acquisti delle biblioteche. Ha scritto e scrive di libri e lettura per le pagine culturali della Gazzetta di Mantova, e su vari periodici tra cui Diario e Liber e da febbraio 2012 si occupa della pagina letteraria di GQ Italia. E' tra i collaboratori che hanno curato l'ultimo aggiornamento della Garzantina di Letteratura (2007).


    Dio, patria e famiglia dopo il declino di Marcello Veneziani (Mondadori)



    Dio, patria e famiglia sono tramontati. Un declino graduale, lungo la modernità, accelerato nel Novecento, esploso nei nostri anni. Sono stati il fondamento ideale e morale, storico e pratico della vita umana e di ogni civiltà. Il crollo di un muro, due torri e tre principi è alle origini della nostra epoca. Con il muro di Berlino cadde il comunismo, sorse l'Europa e dilagò la globalizzazione. Con le due Torri gemelle cadde la supremazia inviolata degli Stati Uniti e riemerse la storia dal fanatismo. Ma col declino di religione, patria e famiglia si spegne la civiltà e si ridisegna radicalmente la condizione umana. Di tale crisi di solito non ci diamo pensiero, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. Ereditiamo il vuoto e la perdita di questi tre cardini con la stessa naturale passività con cui i nostri padri ereditarono la fede e la loro osservanza. In queste pagine Marcello Veneziani non esorta a barricarsi tra le rovine, fingendo che nulla sia accaduto, non coltiva illusioni. Ma cerca di capire i motivi della loro caduta, ne osserva l'assenza nel mondo presente, riflette su cosa ci siamo persi e cosa abbiamo guadagnato, cosa c'è al loro posto e da cosa oggi si può ripartire per rifondare la vita. Un viaggio che si dipana tra filosofia ed esperienza individuale, pensieri dell'anima e sguardi sul nostro tempo. L'incontro con Dio, patria e famiglia avviene seguendo un percorso originario e originale.

    Ananas e zenzero di Jacqueline Gentile (Besa editrice) alla Feltrinelli di Bari il 3 ottobre 2012



    Ananas e zenzero di Jacqueline Gentile (Besa editrice) sarà presentato mercoledì 3 Ottobre 2012, alle ore 18.30 presso La Feltrinelli di Bari (Via Melo, 119). Dialogherà con l'autrice la giornalista Annamaria Ferretti. Interverrà la scrittrice Francesca Palumbo

    Ananas e zenzero è un romanzo narrato in prima persona, in cui la freschezza dell’ironia e della comicità accompagnano il percorso di crescita di una donna che trasforma un momento di profonda crisi in un’opportunità per poi scegliere coraggiosamente la strada del cambiamento come nuovo progetto di vita. Marta Sabia ha trentatré anni, vive con Cindy, cura la rubrica della posta del cuore per la rivista femminile “Stelle & Charme” e la sua relazione sentimentale più lunga è durata sei mesi. Quando incontra Andrea, ennesimo flirt di Cindy, e se ne innamora, Marta inizia un processo di confronto con se stessa in cui prende piano coscienza del fatto che l’esistenza da lei condotta non corrisponde ai suoi desideri: le bugie che dice a Cindy le gravano pesantemente sulla coscienza, le vessazioni di Clara, il suo capo, la schiacciano, la gelosia la acceca e i suoi sogni di bambina fanno capolino a ricordarle che non era questo quello che si augurava per il suo futuro. Dopo la partenza di Cindy per gli Stati Uniti, Marta entra in una spirale discendente: si licenzia e, sull’onda della rabbia frammista a dolore, litiga furiosamente con Andrea. Giorni di buio isolamento nella sua casa vuota la trascinano a toccare il fondo costringendola a stare in contatto con la sua sofferenza e con la sua vita oramai svuotata. Ma proprio lì, nella tristezza del niente, Marta ritrova se stessa e il suo amore per Andrea: primi passi di una nuova esistenza tutta da inventare.


    Jacqueline Gentile è nata a Brooklyn (New York) nel 1973. Vive a Bari dove svolge la professione di counsellor a orientamento gestaltico e di formatrice. Ha pubblicato la raccolta di racconti Ho scelto me (2007).

    lunedì 1 ottobre 2012

    C.R. & F. presenta "Due ruote una vita" di Raffaele Polo (Lupo editore). (5 ottobre 2012 ore18,30 a Lecce – Museo Sigismondo Castromediano)



    L’Associazione C.R. & F. presenta in collaborazione con la Libreria Palmieri di Lecce, la presentazione del volume   "Due ruote una vita" di Raffaele Polo (Lupo editore) che si terrà il 5 ottobre 2012 ore 18,30 all’auditorium del Museo Sigismondo Castromediano in viale Gallipoli a Lecce. Relazionerà sul libro Raffaele Gorgoni (scrittore e giornalista Rai). Intervengono: Anna Palmieri (Libreria Palmieri); Raffaele Polo (autore); Gianluca Pasca (Presidente C.F. & R. - Centro Formazione e Ricerca). Modera - Stefano Donno (critico e scrittore)
    La figura di Manfredi Pasca, leggendario corridore leccese, si intreccia con l’atmosfera crepuscolare degli anni dal dopoguerra a oggi, in una Lecce fatta di stenti, fame, miseria e sacrifici. Ma anche di buoni sentimenti, ideali, onestà e impegno, fiducia incrollabile nella volontà umana che, se ben instradata, supera qualsiasi difficoltà. Anche la sofferenza, anche la morte, anche la disperazione per le perdite più dolorose. Manfredi diventa, allora, un vero e proprio eroe, e le sue gesta, la sua vita possono riassumere l’epopea del Grande Popolo Salentino, indomito protagonista delle nostre piccole, grandi Storie.
    Raffaele Polo - Nasce a Piacenza il 2 aprile 1952. È pubblicista dal 1978; laureato in Lettere e in Pedagogia, vive e lavora a Lecce. Ha pubblicato di recente  “Il Cielo in ogni stanza” (Lupo editore, 2009); Leccesità (Luca Pensa editore, 2010).

    Info
    Prov. Monteroni - Copertino
    73043 Copertino - Lecce (Italy)

    Telefono: 0832.949510
    Fax: 0832.937767