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    giovedì 19 febbraio 2026

    Chianafera di Orazio Labbate (NN Editore)

     Libro presentato da Alberto Casadei nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.

    Onirico e visionario, ricco di riferimenti che spaziano dal mito al gaming, Chianafera è un viaggio negli inferi dove l’eroe lacera la trama della realtà per vederne gli archetipi e sconfiggerli: Orazio Labbate costruisce un poema in prosa lirico e incalzante, un esorcismo narrativo che intreccia mito e religione e che fa dell’amore l’unica arma in grado di sconfiggere l’oblio.

    «Onde di terra, vegetazioni straziate: il buio mediterraneo. La scrittura di Orazio Labbate mette in scena una sconvolgente letteratura delle macerie.» - Antonio Franchini

    «Il personaggio di Orazio Labbate si chiama Orazio Labbate e, segregato in un manicomio, passa in rassegna il passato e i legami con i genitori. Già basterebbe questo, ma è solo l'inizio… Quasi un genere nuovo, con dinamiche da videogame.» - Alessandro Beretta, La Lettura

    «Siamo in un campo metafisico eppure c'è anche concretissima avventura e concretissimo linguaggio. Questo fa sì che il romanzo sia un viaggio iniziatico anche per il lettore.» - Alessandro Gnocchi, Il Giornale

    «Un Western di quelli che sarebbero piaciuti a Robert Erwin Howard e che avrebbero solleticato la metafisica ancestrale di Jodorowsky.» - Andrea Venanzoni, Il Foglio


    In una Sicilia in bianco e nero, un uomo fugge da Butera, la sua città, e approda nel manicomio della Madonna della Catena. Si chiama Orazio Labbate: è ferito, è quasi cieco, e non ricorda quale impulso o dramma lo abbia spinto laggiù. Nel manicomio, l’ambiguo custode Zino, e il falegname stracquadanio, gli rivelano l’esistenza del diario maledetto — eredità familiare che diventa creatura viva, capace di divorare i ricordi e restituirli deformati. Orazio capisce di avere una missione: annientare la famiglia, eterna generatrice di cicli sempre uguali, di simboli e riti pensati per intrappolare il pensiero e il sogno. In un viaggio febbrile all’interno del diario, Orazio fugge dal manicomio e torna verso la casa della sua infanzia: lungo la strada lo attende la sfinge, alla fine di essa l’ultimo doppio: il suo.

    Proposto da Alberto Casadei al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
    «Con Chianafera, Orazio Labbate consolida un suo canone che spazia da Poe a True detective: un “gotico siciliano” capace di trasfigurare la polvere delle province in una visione metafisica. La narrazione – un’autobiografia mitologica, originale –, sospesa tra le ombre di Butera e il Manicomio della Catena, non è solo una discesa nella follia, ma un rito di decostruzione dell’identità. Autore e protagonista si riflettono in un Doppio che abita una letteratura dei ricordi – un richiamo a quella di Le menzogne della notte di Gesualdo Bufalino –, dove il passato ritorna in un eterno presente di apparizioni inquietanti e dissonanze familiari. Tratto essenziale è lo stile, barocco e viscerale, che fonde e con-fonde l’asprezza del dialetto e una scrittura polifonica. Labbate scava nel trauma dell’origine e nei rapporti esistenziali con precisione spietata, trasformando il paesaggio siculo in una terra saturnina popolata da bare simboliche e entità weird. Un testo perturbante, confessione e insieme cammino videoludico, che rifiuta facili consolazioni per invitare a un confronto coraggioso con le incognite della psiche.»






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