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    giovedì 5 gennaio 2012

    Esce oggi in libreria per Newton Compton Amore Zucchero e Cannella di Amy Bratley





















    C’è un solo rimedio per alleviarele pene d’amore: i buoni, vecchi consigli della nonna. Juliet aspetta da unavita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero eproprio nido d’amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumidi torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nelnuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua miglioreamica. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tantodesiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché ungiorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s’imbatte nei vecchilibri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l’haabbandonata. In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e pienedi appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c’èquel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbefatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l’hafatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, pertrasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi. Maun giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova unalettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l’esistenza… Ilpassato sembra riaffiorare e portare con sé un alone di mistero. E se riviverlo fosse l’unico modo per ritrovare se stessa e lasciarsi andare a un nuovo amore? Che cos’è la felicità? Una casa, con dentro le persone che ami.

    potete leggere le prime 37 pagine del libro Amore, zucchero e cannella su 10 righe dai libri

    mercoledì 30 novembre 2011

    Lingua e bocca, esercizi per rassodare i muscoli e leggere bene.

    Siete in grado di appuntire la lingua? Dovrebbe assomigliare alla punta di una freccia, ben dritta e in fuori, parallela al pavimento.
    Provate a farlo in piedi di fronte allo specchio.
    Chiudete gli occhi: tirata fuori la lingua, poi provate a fare la punta.
    Ora aprite gli occhi e controllatene la forma.



    Fabio esegue gli esercizi per bocca e lingua tratti dal libro di Marcy Michaels, Castelvecchi editore, Oral sex .

    venerdì 29 luglio 2011

    IM(MODESTI) CONSIGLI DI VIAGGIO

    MEMO - Grandi Magazzini Culturali dedica
    la cover story del numero estivo al viaggio e ai viaggiatori

    All’interno di un festival letterario, all’insegna del nomadismo forzato e del sempre connesso, nei luoghi silenziosi del FAI, alla scoperta dei trend del turismo, tra le dieci righe di un libro, con un lapis, un taccuino e qualcosa da disegnare, con le regole giuste imparate da chi il viaggio lo insegna, camminando a piedi senza bucare il cielo, muovendosi nei reami dell’immaginazione, cercando Alice nel Paese delle Meraviglie, osservando fotografie scomposte ricomposte come in un puzzle, in compagnia di Hugo Pratt e Corto Maltese, ridendo della giusta distanza tra le parole e le immagini di un calembour, finendo talvolta dentro un baule firmato Louis Vuitton. [...]
    Paolo Marcesini

    Nel quarto numero di MEMO:

    FERNANDO ACITELLI • EMILY ALLCHURCH ARCUS • PAOLA BARATTA • STEFANO BARTEZZAGHI • LUCA BEATRICE • ANDREA BEGNINI • LUISA BOCCHIETTO • SIMONETTA CAPECCHI • EDDY CATTANEO • CINZIA COMPALATI FAI • SYLVIE FORESTIER • MARCO FRANCIOLLI • MARIO GEROSA • GIACOMO LOPRIENO • MARCO MAGNIFICO
    SARA MAGRO • CORTO MALTESE • ALBERTO MANGUEL • PAOLO MARCESINI • JAVIER MARISCAL • JOAN MIRÓ • FABRICE MOIREAU • ROBERTO MUTTI • VINCENZO NISIVOCCIA • STEFANO PESARELLI • ANTONIO POLITANO
    HUGO PRATT • PATRIZIA PUGGIONI • CLAUDIA ROSATI • MATTHIAS SCHALLER • BARBARA SCHIAFFINO • ALESSANDRA MARIA SETTE • FONDAZIONE SYMBOLA • CLAUDIA TANI • JOHAN THÖRNQVIST • URBAN SKETCHER • PEP VENTOSA • CLAUDIO VISENTIN.
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    Se c’è qualcuno tra i tanti lettori che non conosce l’arte di amare mi legga, poi potrà amare con stile. Per arte le navi veloci corrono a vela e coi remi, per arte i cocchi leggeri, per arte va amministrato l’Amore... Questo amore è selvaggio, spesso mi si ribella, ma è fanciullo ancor tenero, facile da guidarsi.

    Con queste parole di Publio Ovidio Nasone, “L’arte di amare”, diamo inizio ad un emozionante viaggio dentro le pagine dei libri. 10 sono le tappe, e 10 sono le righe che citeremo per ciascun libro.

    Qui potete leggere l'articolo Viaggiando tra le righe dei libri.





    mercoledì 9 febbraio 2011

    Fiume di tenebra, l'ultimo volo di Gabriele D'Annunzio

    un romanzo di Massimiliano e Pier Paolo Di Mino

    Recensione di Silvia Agogeri su ARGONLINE

    Fiume di Tenebra è più di un romanzo, è molti romanzi. O meglio, è un romanzo a strati. A un primo sguardo, si tratta della ricostruzione di una pagina tanto peculiare quanto oscura della storia italiana: dopo la Grande Guerra, si fa strada in alcuni animi italiani l’idea della vittoria mutilata; il poeta soldato D’Annunzio, incapace di porre fine ai suoi ardori guerriglieri, entra a Fiume con il suo gruppo di soldati Arditi a cui nulla è rimasto da perdere se non la vita per un ideale. Il sogno patriottico di D’Annunzio si trasforma però in qualcosa di distorto, confuso e paradossale, e Fiume diviene un “mondo a parte”, che non piace alle autorità italiane. In questo contesto, la storia racconta di un fallito attentato ai danni di D’Annunzio che avrebbe preso le mosse da un gruppo di cospiratori. Fiume di Tenebra è questa storia, ricostruita dall’interno; è il racconto di Italo Serra, comandate nato e sopravvissuto, che parte per Fiume con una missione da compiere: uccidere D’Annunzio. Basato su fonti storiche, testimoni dell’attentato al Vate, questo romanzo costruisce una storia di uomini affranti dalla Grande Guerra, di soldati bambini incapaci di ritornare alla vita e di italiani entrati a Fiume Città di Vita, a Fiume la Santa, per sostenere un sogno poetico di libertà.
    Senza dubbio incuriosisce che il romanzo prenda il via da fatti reali; il legame con una realtà storica di per sé discussa e forse mai del tutto chiarita, così come la presenza di nomi che richiamano un’identità storica e culturale, suscita necessariamente interesse in ogni lettore italiano. Esiste una complessità tipica delle narrazioni di vicende contraddittorie come quella di Fiume, che consiste nel rischio di situarsi ideologicamente da una parte, finendo per dare una visione soggettiva della storia. Gli autori di Fiume di Tenebra riescono a evitare questo giudizio di valore, e a trasmettere la complessità della vicenda lasciando aperta ogni possibilità. Scrivendo a quattro mani ma con un unico stile, Massimiliano e Pier Paolo di Mino depositano nelle mani di Italo Serra le contraddizioni di Fiume che sono anche quelle della natura umana, un congeniale Italo Serra preda di traumi interiori ed esteriori, indecisioni, tentennamenti, incongrue amicizie, riflessioni introspettive che indubbiamente non trovano spazio neanche nei migliori libri di storia.
    Nella seconda parte del romanzo, Italo Serra si trova a Fiume, coinvolto nella vita quotidiana di alcuni soldati sostenitori del Vate. La narrazione, che avviene sempre dall’interno, si nutre di un linguaggio forte, crudo, sorprendente, che catapulta il lettore indietro nel tempo, spettatore inerme di episodi drammatici e profondamente umani. I personaggi storditi dalla storia si muovono in atmosfere deliranti, rinnegano i bisogni primari dell’uomo in nome di un nuovo essere,  per il quale il cibo e il sonno altro non sono che veleni che distolgono l’attenzione dalla loro teatrale missione militare e poetica. La ricerca della verità si nutre di cocaina e di droghe che imitano la funzione dell’oppio nei poeti visionari, coloro che fumano per vedere aldilà della pelle del giorno, coloro che, come dice Cocteau, si drogano per scendere dal treno espresso che corre verso la morte. La poesia copre come un velo la totalità del romanzo, trasformando il patetico in mistico. Essa eleva la ricerca di una giustizia al di sopra dei confini della storia, una giustizia naufragata nell’ingiustizia della condizione umana. È qui che il romanzo si separa dalla storia e diviene atemporale, perché Fiume si trasforma in un simbolo della ricerca di un’umanità perduta.
    Questa storia non è mai successa a nessuno” esordisce il romanzo. Una frase che racchiude un doppio significato: da un lato rifiuta la definizione di “romanzo storico”, dall’altro innalza la storia sopra la storia, trasformandola in mito, in momento simbolico dell’Italia, dell’uomo. La simbologia religiosa ritorna costante e violenta nei dialoghi dei personaggi, richiamando un sentimento primordiale di peccato e redenzione insito nella morale cristiana, prigione dell’uomo libero. Allo stesso tempo, si situano come riferimenti credibili in un’Italia del 1920, nella quale i soldati partivano per la guerra forti di una solida fede religiosa. 
    I simboli religiosi si alternano a quelli pagani, attraverso i quali si riversano la rabbia e il timore ancestrali nell’uomo che diventa bestia. La bestia-poeta è la grande contraddizione di Fiume e dell’uomo; è la contraddizione di D’Annunzio, che si fece amare e odiare da un popolo intero. La terminologia animalesca utilizzata per descrivere i soldati non può non ricordare la figura mitologica del centauro, metà uomo e metà animale, possessore di tutti i pregi e tutti i difetti dell’uomo. Gli autori di Fiume di Tenebra scrivono con la zappa in mano, con quella brutalità necessaria a scavare nella memoria della specie, nei sentimenti di distruzione atavici dell’uomo. All’inizio della seconda parte del romanzo, diviso in due parti e numerosi capitoli brevi e incalzanti, compare una citazione di Carl Gustav Jung: “Il segreto è che solo ciò che può distruggere se stesso è vivo”. Ecco come si esprime la ricerca dei soldati, che nel delirio arrivano a fare chiarezza sulla condizione umana.
    L’introspezione presente nelle riflessioni del tenente Keller, di Giuliano, di Comisso, dello stesso Serra, si manifesta spesso per metafore che si nutrono di elementi naturali rappresentativi di sensazioni e disagi umani, come la nebbia, l’acqua, le tenebre, o ancora attraverso oggetti tipici della ricerca psicanalitica, quali gli specchi, artefici della costruzione della natura illusoria dell’uomo. I riferimenti al mondo antico e agli eroi greci sono numerosi e conferiscono un carattere epico all’opera e all’impresa di Italo Serra. Nell’ultima parte, si rivive un altro incontro mitico, quello tra Eros e Thanatos, intesi in psicologia come la pulsione di vita e la pulsione di morte ma teorizzati da Bataille e dai filosofi francesi del ‘900 come stretta e naturale relazione tra l’erotismo e la violenza.
    Colpevole di questo incontro-scontro tra Eros e Thanatos è la bella Ada, una donna che come Italo Serra progetta la fine dell’esperienza fiumana. La casa di Ada, nella quale Serra viene trascinato, è un ambiente estraneo a tutto il resto, profondo, assurdo, incomprensibile. É la tana del Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, descritta minuziosamente, con porticine che conducono ad altre porticine sulle note di un pianoforte in fondo all’oceano, un mondo parallelo a quello in superficie, un mondo di terrore e di gioco, ma di gioco mortale. “Questa storia non è mai successa a nessuno”, non è mai successa a nessuno ma più di altre narra una verità nascosta. Così è l’arte, per dirlo ancora con Cocteau: un paradosso che rivela la realtà, o più semplicemente, una menzogna che dice sempre la verità.
     
    Silvia Agogeri

    martedì 5 ottobre 2010

    Un amore perfetto di Howard Jacobson. In libreria dal 13 ottobre per l'ancora del mediterraneo





















    Scarno, ossessivo, risoluto, racconta il tormento sessuale in maniera formidabile. (Harold Pinter) Felix Quinn è un apprezzato libraio antiquario affetto da una strana malattia: il mal d’amore. Come se non bastasse, il sesso per lui è tutto. Per Felix che si reputa ipersensibile, dolce e delicato con le donne, incompreso e non corrisposto, l’amore e il sesso sono sempre stati un tormento: pronto a offrire il suo cuore ancor prima che ci sia qualcuna cui darlo, si dispera che nessuna sia disposta a riceverlo. Come dargli torto: la sua prima ragazza lo tradì la seconda volta che la portò fuori. Dal cinema dove erano entrati lei se ne uscì con un altro. Ma la sua malattia è aggravata da un’ansiosa, irrefrenabile e, come è ovvio, immotivata gelosia. «Si ama per perdere» ritiene «e più si ama più si perde. La paura e la gelosia non sono semplici corollari dell’amore, sono l’amore stesso». I guai veri però cominciano quando sposa Marisa, donna bellissima e affascinante che in materia di sesso non si scandalizza di nulla. Il loro è un amore perfetto: eccolo vivere felicemente schiavo d’amore. Ma non tutto va liscio, perché ad ossessionarlo ci sono la gelosia e il tarlo del tradimento. «La ferita del dubbio nella quale vivevo non era frutto della mia mente instabile, ma rispondeva a una ben precisa realtà: i dolorosi e irriferibili tradimenti di Marisa. Quando l’accusavo di essermi infedele, credevo a lei, pur sapendo che mentiva. Adesso non più. Adesso Marisa mi sarebbe stata infedele sul serio». Come fa a esserne così sicuro? Perché è lui stesso a servirle su un piatto d’argento l’amante perfetto, Marius, un fiore del male, un libertino capace di persuadere una donna a lasciarsi andare alla più sfrenata lussuria, contro ogni buonsenso e coscienza. Così Felix scopre l’eccitante fascino della lussuria, al punto da elaborare un piano che lo porterà alla più bassa perversione carnale: «Il bello di un patto osceno è che tutti ne ricavano qualcosa. La moglie, l’amante, il marito». E questo è solo l’inizio di un lungo viaggio nella mente e nelle trame sessuali e amorose in cui ci trascinerà – tra sedute di sesso a pagamento, voyeurismo, club privé dove provare le emozioni più strane e le eccitazioni più impensate – un raffinato e insospettabile libraio antiquario della City con i suoi altrettanto insospettabili complici. Un romanzo sull’amore e sul sesso. E sulla paura degli uomini verso ciò che rappresenta per loro il più grande mistero: la donna.

    Scrittore, saggista, giornalista, Howard Jacobson è nato a Manchester nel 1942. Collabora come editorialista per «Independent» e ha realizzato documentari per Channel 4. Nella Biblioteca di Cargo sono stati pubblicati: Kalooki Nights e L’imbattibile Walzer. È tra i finalisti del Man Booker Prize del 2010.
    Prime 38 pagine del libro di
    Howard Jacobson, Un amore perfetto, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra, Cargo, 13 ottobre 2010