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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    lunedì 19 marzo 2012

    Gilberto Isella, Mappe in controluce (Book Editore). Intervento di Adele Desideri


    Gilberto Isella, critico sottile e pungente, in questa raccolta di poesie si dimostra artista capace di coniugare l’armonia, il ritmo dei classici greci e latini a un linguaggio assolutamente metaforico, ricco di profetici neologismi, di parabole dal sapore futuristico, di assonanze - e dissonanze - spettacolari. Mappe in controluce è dedicato a Saturno, il dio esiodeo che mangia i propri figli, e che, quindi, crea e annienta. Eppure Saturno non è il protagonista del libro: ne è solo il motivo ispiratore. Primo attore, infatti, è il pianeta globalizzato: una sorta di Torre di Babele costruita con i precari materiali dell’individualismo, del relativismo valoriale, della standardizzazione tecnologica. Vincenzo Guarracino, altro valido poeta e critico letterario, nella prefazione al volume di Isella sceglie il seguente incipit: “Un protagonista (o un colpevole) c’è sempre. Anche qui, non diversamente da ogni altra cosa o situazione dell’essere e della vita”.    Ebbene, il colpevole, in Mappe in controluce coincide con il protagonista: è l’uomo, il colpevole. L’uomo che adora false divinità, l’uomo che si inchina, per poi programmarne la distruzione, al “Dio-pianeta saturo, saturo per esaurimento./”. Isella propone immagini apocalittiche, drammatiche visioni nelle quali i “dispersi”, i sopravvissuti, cercano vie d’uscita comunque occluse: “occhio per occhio spettro per spettro/ o re di bastoni per re di denaro/ lo sguardo scoronato inzuppa il vetro/ su lui fa schermo un altro sguardo amaro// (…)/ col chiodo inverso ogni chiodo è compatibile/ rete di cloni in un solo reliquiario//”. La sua scrittura - permeata da un’acuta tensione etica - sussulta nelle frequenti sincopi ironico-satiriche e si protende verso una ricerca metafisica ansiosa e malinconica: “Forse continua a vegliare su di noi, i melanconici./ Forse la sua ombra cammina con ostinazione intorno ai mortali,/”. “In controluce” Isella studia “la mappa” che illustra il sentiero della salvezza: tuttavia, la prima è oscura e il secondo irrintracciabile. L’esito non è felice: ciò che resta è una paradossale, mortifera, confusione. I miti antichi, e quelli biblici in particolare - da cui Isella attinge copiosamente – sono, d’altronde, codici di lettura fecondi, e l’autore vi si rivolge, nella speranza che qualcuno ancora sappia ascoltarli e, soprattutto, interpretarli: “vela d’orbace issata sul pontile/ vibra col sangue di Caino molesto/ dal dì che ignara un’ampolla si ruppe/ e l’acre fluido si sparse su Abele//”. L’informe moltitudine contemporanea, però, è stordita dagli effimeri stimoli consumistici della “società liquida”; non sente e non vede. Non ha quiete, né più verbo: “continua tu nel quadro a strisce e spettri a rigirare/ la larva appesa al chiodo di una diva senza età// o per spazi d’insonnia le veline a sparpagliare/ ronzanti sul miele ambiguo della tua identità// prova a ricuperarle nel miracolo di un volo/ plana sul telecomando, chiedi che tempo fa//”. I poeti e gli artisti, invece, scrutano negli abissi inconsci dell’umanità, per ritrovarvi l’archetipo che allude e turba, l’oracolo che indica l’impervio cammino, il sogno che illumina la realtà quotidiana. La strada, insomma, di un’autentica libertà: “sole nero che il poeta ricalca/ sul cielo impassibile del canto/ povero dire o dir quasi niente/ meglio allora in soli tizzi umani/ sillabare basso il cuore infranto//”. Il miraggio, l’oasi refrigerante, si incarna - per Isella - in una semplice, curiosa, domanda, per ora priva di risposta: “ma che farà ma che farà mai Orfeo?//”.

    (Recensione Pubblicata ne Il Quotidiano della Calabria, rubrica Libri e letture, 24 ottobre 2011, pag. 25)


    domenica 18 marzo 2012

    In libreria per Chiarelettere L’ITALIA DELLA UNO BIANCA di Giovanni Spinosa. Prefazione di Marco Travaglio


    Una storia criminale. No. Politica. Che vale la pena di ricostruire per capire cosa è successo nell’Italia della fine della Prima repubblica. Forse molti ricordano gli eccidi perpetrati dai criminali in divisa della UNO BIANCA, i fratelli Savi, che si susseguirono tra il 1987 e il 1994. Una lunga scia di sangue (82 delitti, 23 morti, centinaia di feriti) e un bottino di quasi due miliardi di lire, una tragedia che sembrava dovesse rimanere avvolta nel mistero. Con questo libro, adesso, possiamo capirne le ragioni. A parlare e ricomporre tutta la vicenda, degna di un film trash (ma il dolore delle famiglie delle vittime è ben reale), è il pm che ha iniziato le indagini sfociate nei processi che hanno visto condannare i colpevoli rinunciando però a chiarire i moventi dei fatti. Concatenati l’uno all’altro, essi portano a una sola verità: l’azione criminale dei FRATELLI SAVI è stata eterodiretta, troppe armi, troppe munizioni, troppo sangue. A volte per un bottino di poche lire. Allora chi li proteggeva e perché? Spinosa documenta le voragini investigative, le bugie, i depistaggi operati dai Savi soprattutto in relazione ai rapporti che essi ebbero con la criminalità organizzata, cioè con la MAFIA catanese, con la CAMORRA cutoliana (che trattò con lo Stato per la liberazione di Ciro Cirillo) e casalese. E ricostruisce i numerosissimi interventi della FALANGE ARMATA, la misteriosa sigla che dal 1990 al 1995 segna ogni strage mafiosa e molti episodi misteriosi di quegli anni. Alla fine i nodi - che i processi non hanno voluto chiarire - vengono al pettine: l’arresto dei Savi è l’atto conclusivo di una STRATEGIA STRAGISTA di destabilizzazione di Cosa nostra e dei suoi referenti che finora nessuno aveva fatto emergere. Ce n’è abbastanza per riaprire un caso chiuso troppo in fretta.
    Giovanni Spinosa è presidente del Tribunale di Teramo. In magistratura dall’81, ha diretto le indagini sui sequestri di persona a opera dell’Anonima sarda avvenuti in Emilia Romagna nella seconda metà degli anni Ottanta. In collaborazione con il Tribunale di Palermo, ha svolto le prime indagini sulle associazioni mafiose legate ai corleonesi insediatesi a Bologna e in Romagna a partire dal 1984. Si è inoltre occupato di diverse inchieste sulla ’ndrangheta, sulla stidda, sul doping nel ciclismo e sulla revoca della scorta a Marco Biagi. È stato titolare dell’indagine sui crimini della Uno bianca.

    sabato 17 marzo 2012

    "Quello che non ti aspetti" (Libellula Edizioni) di Claudia Simonetti


    Una lucida fotografia della condizione dei trentenni di oggi vista attraverso gli occhi di Giorgia; una storia nitida, travolgente, che scorre e suona nella testa come un tamburo, fino ad esplodere. Un libro consigliato a chi non ne può più di sdolcinate storie d’amore o di vedere descritta la propria gioventù con la lente sfocata del pessimismo.
    Giorgia 31 anni, giornalista free-lance della rivista Gossip & co. è una ragazza dinamica e solare che vive con i suoi genitori a Roma. La sua vita si alterna tra la speranza di una promozione sul lavoro, le confidenze con l’amica del cuore Marta, le lezioni di pugilato in palestra dove conosce Vittoria, la sua istruttrice nonché nuova confidente e la ricerca del grande amore. Carriera o vita privata? Lealtà o arrivismo? Amicizia o egoismo? La vita di una giovane donna in cerca di se stessa nella Roma di oggi, tra sogni di indipendenza, desiderio di affermarsi e la voglia di riuscire ad essere finalmente, meritatamente, felice e contenta.

    L’autrice - Claudia Simonetti nasce a Ostia Lido nel 1981, figlia di mamma Renata maestra della scuola elementare e papà Franco autista del trasporto pubblico; sorella minore di Barbara e Alessandro. Dopo il liceo scientifico, studia Scienze della comunicazione sognando di lavorare nel dietro le quinte in tv e ci riesce nel 2004 quando atterra a Madrid, direttamente a Telecinco. Tornata in Italia prosegue la sua carriera professionale in varie produzioni televisive a livello nazionale; nel frattempo coltiva la sua passione per lo sport, sostenendo una nuova disciplina del pugilato, la Boxe in Action, tra gli elementi che hanno contribuito alla stesura del suo libro. In procinto di laurearsi per la seconda volta, in Scienze della Formazione primaria, continua la sua avventura professionale in tv, accrescendo contemporaneamente il suo interesse sportivo, tanto da arrivare ad insegnare la disciplina praticata per tanti anni. L’entusiasmo con cui affronta la vita è lo stesso spirito con cui spera venga accolto il suo primo esilarante romanzo.

    Informazioni, acquisti, ufficio stampa:





    Addio al Sud. Un comizio furioso del disamore, di Angelo Mellone (Irradiazioni). I maledetti. Van Gogh, Nietzsche, Rolling stones e altre vite verso l’inferno, a cura di Camillo Langone, AA. VV. ( Vallecchi). Intervento di Nunzio Festa


    Le sorprese che mi riserva il mio amico Andrea Di Consoli mi stupiscono ogni volte e ogni volta mi soddisfano. Successe qualche tempo fa, quando per esempio seppi dell'antologia curata da Camillo Langone per Vallecchi, "I maledetti", opera che mai avrei desiderato (per dirvi solamente una cosa: all'interno è persino stipato un saggio di Marcello Veneziani - insignificante e pacchiano come tante altri suoi scritti) se non fosse stato che il volume contenesse un saggio - meticoloso e appassionato come al solito - proprio d'Andrea. Un'antologia, dunque, impreziosita dall'articolo firmato Di Consoli ma non solamente da quello, e tra gli elementi interessanti sono disposto a elencare, e non per mero dovere, la prefazione targata Scaraffia Giuseppe. Un testo, in sostanza, che aggiorna le visioni di Caravaggio, Cagliostro, Paganini, Nietzche, Verlaine, van Gogh, Rimbaud, Wilde, Crowley, Campana, La Rochelle, Céline, Evola, Kinski, Gainsbourg, Ciampi, Matzneff, Stones, Best, T. van Gogh. Molto interessante, specie per chi ama alcune scritture acide e coltissime (Gurrado, Tedoldi, Lenzi). Questa la premessa, per dire. Dato che poco tempo fa sul Quotidiano delle nostre collaborazioni leggevo l'anticipazione della prefazione d'Andrea Di Consoli al poema di Angelo Mellone, autore tra l'altro che non conoscevo ancora, "Addio al sud" edito dalla bimba romana Irradiazioni. In un passaggio necessario della nota, d'altronde, Di Consoli diceva che: "come ogni morto è la morte, ogni meridionale è il Meridione". Tesi in un certo senso ripresa successivamenta da Giuseppe Galasso sul Corriere del Mezzogiorno, dove il saggista pugliese ha proposto quanto "la sorpresa maggiore é (...) la sicurezza della linea, per così dire, ideologica, di questo testo e che lo fa inserire nel solco della migliore tradizione meridionalistica". E nonostante non sia del tutto convinto del principio di Galasso, devo ammettere comunque che almeno il tormento ideologico di Mellone l'ho respirato fin dal cominciamento della lettura. Un poema che m'ha ricordato il Corso meno surreale e che ho apprezzato maggiormente dove il poeta "nazionalista" sparava contro i benpensanti. O, anzi soprattutto, eppur di questo dovrei aver persino paura, ammetto da appassionato e amante del "pensiero meridiano" e della "decrescita" obbligatoria per intenderci, il poeta sputa in faccia ai radical chic che imperversano sulla scena pubblicata non solo italiota. E seppure ami la musicalità, i suoni della parola, il fermento dell'"oratoria" civile di Mellone, che al contrario mio ha il coraggio d'apprezzare l'italianità delle squadracce 'fascio-futuriste' e omaggiare persino i soliti forti e devoti del fascio di Salò, arriva nelle mie orecchie con tutta la sua carica persino dotata di voglia di nostalgia. Non mi fa rendere plausi alla poesia di Mellone, di certo, l'escamotage del Pasolini che potrebbe essere oggi regista nei paesi del Meridione perennemente bastonato e sconfitto, eppure approvo incodizionatamente le immagini del Mezzogiorno che Angelo Mellone, da anni emigrato nella Capitale, è costretto a restituirci. Quelle del Sud che ci fa stare in tensione tutte le volte che qui stiamo o da qui partiamo. Tra la Taranto della diossina fertile e la Lucania delle Piccole Dolomiti magnifiche capaci d'annunciare il cadavere d'Elisa Claps sotterrato nell'alto della più blasonata chiesa potentina. Brigantaggio permettendo, piemontesizzazione permettendo, ché fra l'altro Mellone si dice 'anti-briganti', i pugni al suolo che Mellone offre rimbombano nelle mie orecchie e danno tutto l'odio e l'amore che ci sono. 

    Addio al Sud. Un comizio furioso del disamore, di Angelo Mellone, prefazione di Andrea Di Consoli, Irradiazioni (Roma, 2012), pag. 84, euro 8.00; I maledetti. Van Gogh, Nietzsche, Rolling stones e altre vite verso l’inferno, a cura di Camillo Langone, AA. VV., prefazione di Giuseppe Scaraffia, Vallecchi (Firenze, 2010), pag. 188, euro 17.00.

    venerdì 16 marzo 2012

    Oltre il Segno di Rosanna Basso (Lupo editore) per Marzo d’Autrice il 18 marzo a Lecce


    Per la rassegna MARZO D’AUTRICE (Rassegna culturale di incontri letterari della Consigliera Provinciale di Parità) domenica 18 marzo ore 18,30 presso San Francesco della Scarpa a Lecce ci sarà l’incontro di presentazione del libro “OLTRE IL SEGNO, Donne e scritture nel Salento (sec. XV-XX) di Rosanna Basso (Lupo Editore) a cura dell’Associazione SOROPTIMIST di Lecce alla presenza di ROSSELLA MARTINI, ANTONIO FACCHINI, ANTONIO CASSIANO. Il volume propone il nesso donne e scritture nel Salento in una prospettiva di lungo periodo, ma è lungi dal volersi e dal proporsi come antologia di profili biografici o come silloge di documenti poco noti o del tutto sconosciuti. Le "donne" e le "scritture" sono coniugate insieme per raccontare altro; anzi, un "oltre". Oltre il segno, recita il titolo. [...] attraverso l'attenzione prestata ad un gran numero di soggettività, nate e/o fortemente intersecate con la terra salentina, e ad una grande quantità di testi diversi, si vuole superare il valore, pure importante delle singole voci e dei singoli frammenti, per riuscire ad intrecciare questi lembi in una doppia narrazione: una inedita storia della presenza femminile nel Salento nel corso del tempo e un Salento raccontato in una prospettiva inusuale e, forse, inattesa.(dall'Introduzione)

    Rosanna Basso è Professore Associato di Storia Contempora nea presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere dell'Università del Salento. È interessata allo studio della società meridionale nei secoli XIX-XX ed ha sviluppato, nell'ottica della storia sociale e dei gender studies, ricerche sulle povertà urbane nell'Ottocento, sull'alfabetismo e sull'istruzione popolare, sulle maestre, sulla produzione editoriale femminile. È responsabile del progetto Archivio della scrittura femminile salentina a cui si raccordano varie iniziative di ricerca e di divulgazione scientifica: edizione di studi e documenti, collezione digitale di testi (www.salentofemminile.unisalento.it), mostre storico-documentarie.

    Ha pubblicato tra l'altro: Stili di emancipazione (Lecce, Argo, 1999); Donne in provincia (Milano, Franco Angeli, 2000); Il Filo d'Arianna (Lecce, Milella, 2003); Introduzione e cura del fascicolo monografico di «Studi salentini», Donne e giornali. La rappresentazione del femminile nelle pagine di alcuni periodici salentini (1884-1943) (2009).



    I due appuntamenti di Vittoria Coppola il 17 e il 18 marzo 2012 a Copertino e a Lecce


    Il romanzo di Vittoria Coppola, “Gli occhi di mia figlia” (Editore Lupo/EdizioniAnordest) ha vinto il concorso sondaggio del Tg1 lo scorso dicembre, nell’ambito de “Il libro dell’anno lo scegli tu” classificandosi poi al primo posto con un distacco di oltre quattro punti percentuali  su altre pubblicazioni di rinomate case editrici come Mondadori e Bompiani. Un anno importante dunque per Lupo Editore  e per EdizioniAnordest che hanno co/editato il libro, dimostrando che forse una nuova stagione per la piccola editoria è cominciata. Vittoria Coppola sta riscuotendo un incredibile successo di pubblico e critica, a livello nazionale, tanto che il 21 marzo alle ore 8,00 del mattino sarà ospite della trasmissione Uno Mattina di Rai 1. Ora l’autrice presenterà il suo volume in due appuntamenti sempre accompagnata dal giudice Salvatore Cosentino che relazionerà sull’opera:  il primo il 17 marzo 2012 alle ore 18,30 presso la Sala Civica di Copertino (Lecce) in Via Verdi. Mentre il secondo appuntamento per il 18 marzo sempre alle ore 18,30, è previsto per Itinerario Rosa a Lecce presso il Palazzo Turrisi Palumbo in via Marco Basseo.

    Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di "nostro" c'è invece nell'imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all'infelicità? In questa storia di "non detti", in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all'infrangersi di un sogno. Armando, l'uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante. Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell'amicizia, l'unica che non tradisce.

    Vittoria Coppola ha 26 anni, vive a Taviano (Le). Laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale (Università del Salento, luglio 2010). Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le). La passione assoluta che muove le sue giornate è la scrittura. Di questo dice: “Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia “leggendomi,” attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada”.



    Esce il 29 marzo 2012 “Una donna indimenticabile” di J. R. Ward (Leggereditore)


    Lei è una splendida ereditiera piena di certezze. Lui è l’unico uomo in grado di farla vacillare... Il crimine dilaga nei salotti dell’alta società di Manhattan. Un killer senza scrupoli ha preso di mira le donne più in vista, gettando ombre oscure fra gli agi e il lusso. Ora però, nessuno è al sicuro, prima fra tutte l’affascinante e temuta Grace Hall. Quando il cerchio del terrore si stringe intorno a lei, la donna decide di assumere una guardia del corpo. Nulla le fa sospettare che dietro allo sguardo penetrante e affilato di quell’uomo, si nasconda un pericolo insidioso quanto irresistibile. E nonostante provino da subito a stabilire regole chiare e irremovibili, tutte le loro mosse li porteranno ad avvicinarsi ogni ora di più. Mentre la tensione sale alle stelle, e l’orrore diviene sempre più tangibile, i due dovranno arrendersi all’unica certezza che valga la pena di essere difesa... Quella che va oltre il passato e il presente, spingendoli senza esitazioni verso un orizzonte comune.

    La lettera di J. R. Ward - “Ho pubblicato Una donna indimenticabile all'inizio della mia carriera, e ora rileggendolo, una nostalgia fortissima mi assale. Ricordo di averlo scritto in casa di mia madre, su una poltrona a me molto cara in una stanza inondata di luce e brezza marina. Una vera benedizione per uno scrittore. Ma ora torniamo al romanzo: il protagonista, John Smith, è un bodyguard dal passato travagliato, un maschio alfa allo stato puro. Ed è da lui che nasce tutto...Senza di lui non sarebbero esistiti i personaggi della Confraternita del Pugnale Nero: Wrath, Rhage, Butch e gli altri. John è un uomo duro e aspro, per niente abituato alle consuetudini della buona società, perfetto per Grace Hall, l'elegante ereditiera che ho messo sulla sua strada. La loro storia mi ricorda molto quella di Butch e Marissa di Lover Revealed (Senso): una passione fatta di opposti che si attraggono. John è un uomo dal passato pericoloso e questo lo spinge a rimanere nell'ombra, mentre Grace non fa altro che apparire sui giornali. Allo stesso tempo però, stando a contatto con lui, la donna si trova in costante pericolo... Per stare insieme dovranno andare oltre il passato e il presente. E non vi anticipo fino a dove si spingerà John per salvarla...” (J.R. Ward)

    J.R. Ward J.R. Ward ha raggiunto il successo con le serie La confraternita del pugnale nero e Gli angeli caduti. Ogni sua uscita scala le classifiche del New York Times e quelle dei principali Paesi europei, fra i quali Francia, Germania e Spagna. In Italia le sue serie vengono pubblicate, con enorme favore dei lettori, da Rizzoli e Mondolibri. Leggereditore pubblica per la prima volta uno dei suoi romanzi contemporanei, ponendo questa grande autrice al fianco di nomi bestseller del calibro di Lara Adrian e Kresley Cole.

    giovedì 15 marzo 2012

    Luigi Chiriatti e ‘U Papadia al Liceo Eugenio Montale di Roma


    Secondo appuntamento per la trasferta romana della casa editrice Salentina Kurumuny, che porta “Morso d’amore – viaggio nel tarantismo salentino” (Kurumuny Edizioni) di Luigi Chiriatti. L’appuntamento è presso il Liceo Classico E. Montale di Roma alle ore 11,00.  A seguire concerto de ‘u Papadia

    Morso d’amore - L’autore presenta lo svolgersi del suo lavoro sul tarantismo, dalle prime inchieste alla collaborazione con la regista Annabella Miscuglio per la realizzazione del film documentario Morso d’amore (1981), alle ultime interviste e verifiche degli anni Novanta. Racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui vuole indagare, che si ferma sulla soglia del rito nel timore di esserne catturato e di non potersene allontanare. L’autore, quindi, più dei suonatori terapeuti, più delle tarantate stesse, si offre come protagonista di una ricerca a ritroso dei simboli e dei luoghi magico-rituali frequentati da bambino: quasi un esorcizzare razionalizzante e accomodante per poter unificare le due anime, quella di portatore conoscitore dei fenomeni della propria etnia e quella di ricercatore-studioso degli stessi. Dalla cultura della sofferenza a una cultura dell’affermazione del sé: il morso e ri-morso della taranta salentina sono come una chiave, quella appunto della vita e della morte della gente che vive il Salento, un lembo d’Italia che ancora oggi, nell’era di internet, riesce a nascondere gli intimi segreti dell’anima di un popolo.

    Luigi Chiriatti - Ricercatore della storia orale, scrittore, editore, da decenni si dedica all’attività di ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Possiede uno dei più estesi archivi sonori privati della Puglia. Ha curato e pubblicato numerosi lavori di rilevante interesse storico e culturale sul tarantismo e la cultura popolare salentina, prima con le edizioni Aramiré e poi con Kurumuny, casa editrice da lui fondata e diretta.


    ‘u Papadia -  Cantautore e percussionista salentino, ha recentemente pubblicato il progetto folk rock “LA PERONOSPERA” (2010). Fondatore del gruppo elettro-world Ammaraciccappa (Al Qantarah-2007). È percussionista e vocalist di Teresa De Sio dal 2004. Vanta collaborazioni con nomi illustri italiani e internazionali, tra i più noti: Lucilla Galeazzi, Ambrogio Sparagna, Nando Citarella, Uccio Aloisi, Giorgio Di Lecce (Arakne Mediterranea), Mike Mainieri, Hector Zazou.

    In libreria per Fazi Stoner di John Edward Williams. Traduzione di Stefano Tummolini. Postfazione all’edizione italiana di Peter Cameron


    «Stoner è qualcosa di più raro di un grande romanzo – questo è un romanzo perfetto, così ben narrato, con una lingua superba e così profondamente toccante da levare il fiato». (Morris Dickstein, The New York Times)

    Pubblicato per la prima volta nel 1965, poi quasi dimenticato, Stoner di John E. Williams è stato ripubblicato nel 2006 dalla New York Review Books, suscitando un rinnovato interesse da parte della critica e dei lettori. Stoner è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. E’ un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell’amore, della passione che dà forma a un’esistenza.

    John Edward Williams (1922-1994), nato in Texas da una famiglia di contadini, partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove rimase tutta la vita insegnando all’Università. Oltre a Stoner è autore di tre romanzi: Nothing but the night(1948), Butcher’s Crossing (1960, di prossima pubblicazione da Fazi Editore) e Augustus (Castelvecchi, 2010), vincitore del National Book Award.

    mercoledì 14 marzo 2012

    MORSO D’AMORE (KURUMUNY) DI LUIGI CHIRIATTI A ROMA


    Trasferta romana per la casa editrice Salentina Kurumuny, che porta “Morso d’amore – viaggio nel tarantismo salentino” (Kurumuny Edizioni) di Luigi Chiriatti. Si tratta dell’opera più significativa degli ultimi vent’anni nell’ambito della musica popolare, che è oramai diventata un punto di riferimento per gli studiosi del settore ento-musicale e per gli amanti della pizzica salentina.  A seguire Concerto ‘u Papadia “La Peronòspera” folk-rock originale salentino con la partecipazione dell’ospite Luigi Chiriatti


    Morso d’amore - L’autore presenta lo svolgersi del suo lavoro sul tarantismo, dalle prime inchieste alla collaborazione con la regista Annabella Miscuglio per la realizzazione del film documentario Morso d’amore (1981), alle ultime interviste e verifiche degli anni Novanta. Racconta la propria esperienza di ricercatore, nato e cresciuto nei luoghi e nella cultura su cui vuole indagare, che si ferma sulla soglia del rito nel timore di esserne catturato e di non potersene allontanare. L’autore, quindi, più dei suonatori terapeuti, più delle tarantate stesse, si offre come protagonista di una ricerca a ritroso dei simboli e dei luoghi magico-rituali frequentati da bambino: quasi un esorcizzare razionalizzante e accomodante per poter unificare le due anime, quella di portatore conoscitore dei fenomeni della propria etnia e quella di ricercatore-studioso degli stessi. Dalla cultura della sofferenza a una cultura dell’affermazione del sé: il morso e ri-morso della taranta salentina sono come una chiave, quella appunto della vita e della morte della gente che vive il Salento, un lembo d’Italia che ancora oggi, nell’era di internet, riesce a nascondere gli intimi segreti dell’anima di un popolo.

    Luigi Chiriatti - Ricercatore della storia orale, scrittore, editore, da decenni si dedica all’attività di ricerca nel campo delle tradizioni popolari del Salento. Possiede uno dei più estesi archivi sonori privati della Puglia. Ha curato e pubblicato numerosi lavori di rilevante interesse storico e culturale sul tarantismo e la cultura popolare salentina, prima con le edizioni Aramiré e poi con Kurumuny, casa editrice da lui fondata e diretta.

    La Peronòspera live - Il cantastorie salentino ‘u Papadia, traendo ispirazione dalle sue origini contadine, ha inventato il concetto di Peronòspera. Nella suggestione di ‘u Papadia, “la Peronòspera”, malattia temutissima dai viticoltori, è un parassita che fa cadere in uno stato di apatia, lasciando credere al malcapitato che tutto ciò che accade deve essere accettato passivamente, arrivando perfino a convincerlo che sia piacevole. La peronòspera è ormai una “patologia cronica asintomatica” da cui è affetto il popolo Salentino (e non solo): l’unico vaccino che permette di liberarsene è l’ascolto del “terra russa rock”, il folk rock originale di ‘u Papadia.
    Del live, Stefano Mannucci (Il Tempo) scrive: “Umberto canta, urla, balla e fa ballare perché tutti, salentini e non, affrontino quella malattia. Che per lui, come suggerisce il titolo del suo cd (uno dei più riusciti nell’intero panorama musicale italiano degli ultimi anni) è "La peronòspera". Muovendosi lontano da certe tentazioni freddamente etnomusicologiche, lo show di Papadia gioca sull’innovazione, sull’invenzione, su una neo-tribalità che non può non conquistare anche il più scettico degli osservatori. Una fantasmagoria "povera", fatta di strumenti occasionali ma straordinariamente efficaci: come quei coperchi dove cerchi di percuotere il diavolo, finché non lo spingi a liberarti per sempre da vecchie e nuove ossessioni” Per l’occasione particolare, ‘u Papadia eseguirà dei canti della tradizione musicale salentina.

    ‘u Papadia -  Cantautore e percussionista salentino, ha recentemente pubblicato il progetto folk rock “LA PERONOSPERA” (2010). Fondatore del gruppo elettro-world Ammaraciccappa (Al Qantarah-2007). È percussionista e vocalist di Teresa De Sio dal 2004. Vanta collaborazioni con nomi illustri italiani e internazionali, tra i più noti: Lucilla Galeazzi, Ambrogio Sparagna, Nando Citarella, Uccio Aloisi, Giorgio Di Lecce (Arakne Mediterranea), Mike Mainieri, Hector Zazou.

    Info
    KeNako tel. 06 4465780


    Thomas Jay, il genio dimenticato. Intervento di Stefano Donno




    Non più di qualche giorno fa, in rete ho scoperto su Youtube un video singolare che ha colipito immediatamente la mia attenzione. Si tratta dell’incredibile storia dello scrittore italoamericano, Thomas Jay, che a quanto sembra è un altro agnello sacrificale del sistema giudiziario americano. Al termine del video scopro poi un indirizzo internet, e non ci penso due volte a collegarmi per saperne di più (http://www.freethomasjay.com/). Ho appreso così una parte dell'autobiografia di Thomas Jay e sorpresa delle sorprese, la persona in questione è anche un autore cult americano. Mi sono già messo all’opera per reperire i suoi lavori in modo magari da poterne parlare in seguito. Ammetto la mia ignoranza … ad oggi non avevo mai sentito parlare. In realtà Thomas Jay, è  lo pseudonimo dello scrittore Stefano Lorenzini, condannato a marcire in carcere dalla legge “Three Strikes Law” che condanna il reo alla massima pensa se reitera lo stesso crimine per più di una volta. Thomas Jay non ha torto un capello a nessuno … ha cercato solo di evadere da quel sistema cautelare detentivo aspro e crudele. Ora anche in Italia è nato il comitato "Free Thomas Jay"
    che ha come obiettivo quello di far conoscere il caso di Stefano
    Lorenzini anche nel suo paese natìo. In America sembra oramai una storia morta e sepolta. Per me almeno no!



    Thomas Jay – l’autobiografia su 10righedailibri


    martedì 13 marzo 2012

    In libreria questo mese per Fanucci IL GIOCO DELLA NOTTE di Sherrilyn Kenyon


    Bride McTierney ha chiuso con gli uomini. Egocentrici e vanitosi, si sono sempre dimostrati incapaci di amarla per ciò che è. L’ultimo ha avuto persino il coraggio di scaricarla con una lettera spedita all’indirizzo di lavoro. Ma anche se si vanta di essere forte e indipendente, Bride non ha mai smesso di sognare l’arrivo di un cavaliere in armatura scintillante. Mai avrebbe però immaginato che invece dell’armatura, il suo cavaliere avrebbe avuto un mantello di pelo fulgido. Vane Kattalakis, infatti, non è ciò che sembra. È un lupo. È uno spietato Cacciatore mannaro. In fuga dai suoi mortali nemici, l’ultima cosa che Vane vorrebbe è una compagna. Le Parche l’hanno però accoppiato a Bride, lasciandogli così appena tre settimane per convincerla che il sovrannaturale esiste e che le loro vite sono strettamente intrecciate. Per quanto rischino di essere brevi...


    SHERRILYN KENYON è un’autrice ormai di culto in Germania, Inghilterra e Australia. Il suo sito internet registra 120.000 contatti la settimana. Fanucci Editore ha già pubblicato Anche i diavoli piangono, Infinity e i primi cinque romanzi della serie Dark Hunters: Fantasy Lover, Notte di piaceri, L’abbraccio della notte, Danza con il diavolo e Il bacio della notte.

    “THE ONE – La vita e la musica di James Brown delineata da R. J. Smith (Gotham Books). Intervento di Mariangela Notaro


    Realizzando 350 spettacoli all’anno nel periodo del suo “splendore”, con più di quaranta primati nelle classifiche Billboard, James Brown è stato un uomo di spettacolo “stratosferico” che ha trasformato la musica Americana. La sua vita al di fuori del palcoscenico è stata così vibrante che fino ad ora nessun biografo ne ha realizzato un profilo completo. Il libro “The One” fornisce interviste condotte a più di cento persone che conobbero Brown personalmente o che suonarono con lui professionalmente. Utilizzando queste fonti, lo scrittore vincitore di numerosi premi R.J. Smith traccia un ritratto di un uomo la cui vita contorta e sorprendente ci aiuta a comprendere la musica che realizzò.
    Il libro “The One2 scava in profondità nella storia di un uomo che fu cresciuto in una povertà miserevole quasi dai toni medievali nel segregato Sud ma che arrivò a conquistare (e perdere) molteplici fortune. Abbracciando ogni elemento, dall’infanzia non convenzionale di Brown (sua zia deteneva un bordello), sino al suo ruolo nel movimento dei Black Power che innalzò “Say It Loud” ( Sono Nero e Orgoglioso) a proprio inno, sino alle sua amicizie d’alto profilo, sino alla sua difficile vita familiare, la meticolosa ricerca di Smith così come la sua prosa scintillante impastarono la biografia con la storia culturale di un era cardine.
    Nel cuore del libro “The One” si diffonde il genio musicale di Brown. Egli sortì delle influenze cruciali come artista durante almeno tre decadi: sostanzialmente una figura che  ispira peccato, meraviglia e repulsione. Mentre Smith traccia la leggenda della re-invenzione del funk, soul, R&B e del pop, Brown fodera questa storia con una melodia tutta sua.”

    lunedì 12 marzo 2012

    Anatomia della fame di STEFANO PINI (La Vita Felice). Intervento di Alessandra Peluso


    Se Aristotele ha ragione, la poesia, non la storia, si avvicina alla filosofia, perchè la poesia tende a rappresentare l’universale, la vita, la storia il particolare: «La vera differenza è questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere. Perciò la poesia è qualche cosa di più filosofico e di più elevato della storia; la poesia tende piuttosto a rappresentare l’universale, la storia il particolare. Dell’universo possiamo dare l’idea in questo modo: a un individuo di tale o tale natura accade di dire o fare cose di tale o tale natura in corrispondenza alle leggi della verosimiglianza o della necessità; e a ciò appunto mira la poesia, sebbene ai suoi personaggi dia nomi propri». (ARISTOTELE, Poetica) Ecco che le poesie di Stefano Pini raccolte nel libro Anatomia della fame vertono sull’universale, inneggiano alla vita che coincide con una possibile filosofia di vita.  È questa la poesia in cui Pini descrive la vita vivisenzionandola, dal greco “ανά τέμνω” che significa appunto tagliare, vivisezionare, congiunta con la metafora della fame come esperienza vissuta nel tempo, come metafora dell’esistenza di ognuno di noi che deve avere fame di amicizia, devozione, amore nei riguardi dell’esistenza di una donna, di un amico o di un fratello. Compare un immediato contrasto tra bene e male, sentimento e  paura, vita e morte che si intersecano magistralmente nell’intera raccolta. Pertanto, ritengo innanzitutto opportuno suddividere, “vivisezionare” l’opera in quattro parti: la prima ha inizio con una brevissima disquisizione sul termine “dispersione” e con un’aforisma di F.S. Fitzgerald: «Tese le braccia al cielo cristallino, splendente. Conosco me stesso - esclamò - ma nient’altro»; questa espressione del celebre scrittore introduce i versi  sull’esistenza individuale, su se stesso “nosce te ipso”: l’insegnamento socratico che esorta a trovare la verità dentro se stessi anzichè nel mondo delle apparenze. È evidente inoltre, una stridente condizione del poeta calata nella realtà, la solitudine che si legge nei versi: «Il giallo delle pareti / è la cifra di nervi scoperti: / al vento d’ottobre s’affilano preghiere incomprese / polveri nascoste con troppa cura. / Dentro i rumori del cemento l’equiibrio / si costruisce di crepe. / Io non ho sostanza ma fiato secco e sudore / come in bocca appena sveglio». (p. 17). E la solitudine che si confronta con il tutto rappresentato dalla notte che richiama la morte. La notte che simboleggia il senso materno, la protezione, qui invece assume il significato della morte, della non vita. La metafora della morte, per dirla con Heidegger, è vista come ultima possibilità dell’esserci. Il poeta sembra qui concretizzare l’esistenza autentica, ossia l’accettazione della propria finitezza.  Egli infatti non ha paura della morte, richiamo a tal proposito la definizione heidgeriana “la morte come pura e sempliice impossibilità dell’Esserci”. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile e infatti si legge: «La nebbia scivola a terra invisibile / sporca la campagna in opera / le nostre storie vietate, fermo immagine / interrotti alla finestra, il tendaggio obliquo / incapace di polpastrelli / sulla verità». (p. 20). Ed ancora nei versi : «Svilito / il tempo dei notturni rapaci / il desiderio del naufragio / ... », (p. 21) riecheggia inoltre la metafora del naufragio tipica di esistenzialisti come Jasper, Heidegger, Sartre, Kafka, Leopardi.  Mentre la morte esplode nella poesia: «I monologhi provati allo specchio / maschere sempre diverse, stremate/ solitudini a divagare / di una dialettica rimossa. L’assenza è la qualità prima della morte, ripeto: voi, e non io». (p. 22). Irrompe la morte come un velo sottile adagiato dolcemente su di un corpo. A tal proposito, può balzare alla mente il ricordo del pensiero di Leopardi: «Terribile e awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri come chi ha il coraggio di morire». (G. LEOPARDI, Zibaldone, 4391, 23 settembre 1828); così come la metafora scotellariana “Penna e rasoio” in cui incidono i versi del poeta e recidono, con occhio fenomenologico, l’esistenza individuale e collettiva nella problematicità della vita. Tuttavia riprendendo la suddivisione delle parti, enucleo la seconda parte il cui incipit è dedicato ad una grande poetessa contemporanea Alda Merini: «Non sono e non sarò mai una donna addomesticabile». E qui dall’esistenza individuale si sposta l’attenzione sulla donna e si leggono i sublimi versi: «Ridi» / «L’ordine dato alla terra per la carne colma le distanze / le tue labbra chiamano il sipario. / Serrande alzate, la materia scossa» (p. 34) e persiste la magnificenza della donna nei versi: « ... / Il destino danza lungo una ferita verticale. / Ogni tuo passo è predizione, scrive regole il mio germe / ti ascolta la pelle a occhi serrati». (p. 35). Pertanto, nel particolare emerge l’inquietudine, non a caso il poeta adotta l’espressione di Albert Camus: «L’irrequietudine nasce nel cuore dei vivi». Così si apre la terza parte con un poeta inquieto nel descrivere la fame, l’epidemia della peste, la distruzione all’orizzonte che sembra evocare la magia descritta nell’Infinito del Leopardi, sino alla finitezza del ricordo di un amore: « ... / Allungo le mani sulla pelle, / la carne cede ogni punto in cui manchi». (vv. 6-7, p. 53). Infine, Stefano Pini conclude con ovvia provvisorietà, riportando la mente ad un celebre passo di Friedrich Nietzsche: «Così parlò Zarathustra e abbandonò la sua spelonca, ardente e forte come un sole mattutino che esce da scure montagne». In tal modo fiorisce la speranza di salvezza dalla peste cercando la luce, la verità: «Vorrei essere grande» / «Il treno raccoglie giochi di luce / una voce che dev’essere stata mia. / Nel letto della pianura il caldo / filtra dai finestrini, la sera / sembra non arrivare mai». (p. 73). Ed inoltre si legge ancora nei versi: « ... / Sappiamo delle peregrinazioni sole / nell’aria lattiginosa del mattino: / per questo possiamo danzare, non credere / fermi nell’ultima fila di un teatro / la scena da inventare». (p. 75). È ricercato l’attributo “lattiginoso” dato all’aria, bianca e densa come il latte. Appare come un bellissimo dipinto reale e surreale nello stesso tempo. Le poesie di Pini sembrano incredibilmente metafisiche, una non realtà che permane sull’esistenza degli esseri umani, versi in cui traboccano metafore, contraddizioni, conflitti che si descrivono e si accettano nell’intera raccolta Anatomia della fame.

    In libreria questo mese per Fanucci IL SIGILLO DEL CAVALIERE di Guo Jingming


    L’Impero Occidentale di Aslan fa parte del leggendario continente di Aoting, un mondo intriso di psicoarti dove energia e forza sono nelle mani di sette Cavalieri Reali, maestri di altissimo livello i cui poteri appartengono alle più alte sfere dei quattro elementi. Il giovane Qiling non conosce nulla di questo mondo, ma si ritrova di punto in bianco a essere nominato discepolo del Cavaliere Reale di Settimo Grado, e comincia così a seguire Polvere d’Argento in tutte le sue avventure. Inizialmente spaventato dalla sua psicofiera, Dente della Pallida Neve, un leone alato color argento, Qiling imparerà poi ad amarlo e a vivere in simbiosi con lui, come ogni Cavaliere fa con la propria psicofiera, perché sarà proprio lui a salvarlo dalle situazioni più pericolose. A poco a poco, Qiling imparerà a conoscere i segreti di quel mondo a cui tanto anelava ma che gli era estraneo, affrontando mille traversie e combattimenti agghiaccianti. Riuscirà con la sua indole pura a far fronte da solo a un mondo efferato, e a trovare dentro di sé la forza necessaria per poter prendere le redini di Cavaliere di Settimo Grado?

    Guo Jingming è nato in Cina nel 1983. I suoi libri sono molto popolari tra i giovani cinesi, e nel 2005 si è aggiudicato il titolo di secondo scrittore più venduto in Cina. Oggi è diventato il numero uno ed è uno degli uomini più ricchi del Paese. Tra prosa, interventi su riviste letterarie e romanzi, ha alle spalle ben ventuno pubblicazioni, che hanno venduto oltre 10 milioni di copie. Nell’estate del 2010 Guo Jingming ha presentato al pubblico il suo nuovo romanzo fantasy, Il Sigillo del Cavaliere, primo di una trilogia. Soltanto la prima edizione contava ben 2 milioni di copie, che sono state vendute nel giro di una settimana.

    domenica 11 marzo 2012

    Occupy Wall Street di Riccardo Staglianò (Chiarelettere edizioni)


    Di certo gli indignati di Occupy Wall Street sanno cosa non vogliono. Ovvero il perdurare di questa insostenibile diseguaglianza economica dove l’1 per cento della popolazione controlla il 40 per cento della ricchezza. Loro sono il restante 99 per cento. Quelli lasciati cadere nel tritacarne del capitalismo finanziario. Che si sono stancati di veder privatizzare i guadagni e socializzare le perdite.
    Riccardo Staglianò è entrato dentro al movimento. Nel libro ne racconta in presa diretta la genesi. Le storie dei protagonisti e la loro visione del mondo. Ha partecipato ai loro gruppi di lavoro. Prove tecniche di democrazia diretta, dove ogni decisione si prende all’unanimità. Niente leader («Il potere corrompe»). Niente richieste specifiche («Non chiediamo permesso al sistema; ci riprendiamo ciò che ci appartiene»). Con i riferimenti culturali più diversi, da Gandhi a Gene Sharp. Una cocente delusione per Obama. E il sostegno di intellettuali da tutto il mondo, dal premio Nobel Stiglitz a Naomi Klein, Slavoj Zizek e Roberto Saviano.
    Alla domanda «Quanto resisterete?» rispondono: «Anche tutta la vita. Non avendo un futuro, siamo qui per inventarcelo». Li hanno chiamati ingenui, ma nella dittatura del cinismo potrebbero essere un antidoto. Se anche otterranno poco, sarà comunque tutto guadagnato. Con la passione che ci mettono, poi, nessun esito è da escludere. Come dicono in America, only the sky is the limit, non c’è limite a dove potrebbero arrivare.


    Riccardo Staglianò, quarantatré anni, è nato a Viareggio ed è giornalista de «la Repubblica». È autore di Bill Gates. Una biografia non autorizzata (Feltrinelli 2000) e de L’impero dei falsi (Laterza 2006) sul traffico di mer­ci contraffatte dalla Cina all’Europa. Per Chiarelettere ha pubblicato con Raffaele Oriani I cinesi non muoiono mai (2008), Miss Little China, che accompagna l’omonimo documentario di Riccardo Cremona e Vincenzo de Cecco (2009), Grazie (2010) e Toglietevelo dalla testa (2012).

    sabato 10 marzo 2012

    ADA CULAZZO CON IL SUO DONNE E AMANTI (LUPO EDITORE) ALLA CORDA DI LANA RESORT


    Domenica 11 marzo 2012 alle ore 18,00 presso Corda di Lana Resort (strada provinciale Lecce- Torre Lapillo) sarà presentanto il libro di Ada Culazzo dal titolo Donne e amanti edito da Lupo editore. Introduce Dario Cillo

    Una donna sola in compagnia del suo cane. Un'assolata spiaggia salentina affollata di bagnanti.
    Nel pacato andare delle ore, i suoni esterni si affievoliscono per lasciare spazio alla voce interiore, mentre gli occhi attenti osservano la varia umanità che brulica intorno e il ricordo dell'ultima serata trascorsa a Villa Maria fa affiorare figure che si muovono al ritmo della musica. E i profili dei danzatori si mettono a fuoco, assumono il volto di Viola, di Tina, di Florence e dei loro partner, andando a costruire storie e a suscitare riflessioni, mentre il fedele compagno a quattro zampe ascolta. È un intero universo femminile che si traduce in racconto, con le sue gioie e con le sue sofferenze, con le sue fragilità e la sua forza, con le ferite e le conquiste che segnano le esistenze nell'alterno evolversi dei sentimenti e negli incontri che diventano svolte più o meno felici. Sovrano, su tutte le passioni, l'istinto materno – a volte sofferto, a volte fonte di energia invincibile – sintesi dell'essenza della Donna.

    ADA CULAZZO - Di origine salentina, Ada Culazzo (1949) ha dedicato gran parte della sua vita all'insegnamento delle lingue straniere negli Istituti di Scuola Media Superiore. Rimasta vedova nel 1997, ha sentito il bisogno di dare sfogo alla voce del cuore iniziando a scrivere. Ha esordito nel 2005, con una raccolta di poesie dal titolo Parlo col cuore (Publigrafic) a cui ha fatto seguito, nel 2006, il romanzo autobiografico dal titolo Una donna sotto il segno del Cancro (Del Grifo), che ha ottenuto notevoli consensi. Nel 2007, con Libera di pensare (Besa), ha affrontato il romanzo psicologico, innovativo dal punto di vista dell'impostazione. Da una spiccata sensibilità verso le tematiche della vita e le bellezze naturali della sua terra, sono nati i versi dell'ultima raccolta dal titolo Pensieri sotto il cielo del Sud (Publigrafic 2009). Nel romanzo dal titolo Donne e Amanti (Lupo Editore 2011) racconta, attraverso varie storie, situazioni che la donna affronta con grande forza d'animo, spinta dall'amore o dal rancore. E lo fa ancora una volta, in un incontro tra presente e passato, accendendo le luci sullo scenario della stupenda costa salentina. ada.culazzo@libero.it



    La Fine del Cristianesimo - Gesù e gli Apostoli non sono Esistiti: Le Prove di Alessio De Angelis, Alessandro De Angelis (Uno editori)


    Gesù, Apostoli e santi evangelisti: è possibile stabilire se, secondo la storia, sono esistiti realmente?
    Ermeneutica, storia e filologia indagano sull'esistenza di questi e altri personaggi neotestamentari e sulle origini del cristianesimo e dei Vangeli, fornendo risposta a domande come:
    Perché nessuno storiografo del I e II secolo ha mai parlato di un messia chiamato Gesù?
    Perché le uniche due testimonianze della sua esistenza, presenti nelle opere di Tacito e Giuseppe Flavio, sottoposte a una attenta analisi linguistica e filologica risultano essere dei clamorosi falsi?
    Perché i quattro vangeli canonici, vale a dire gli unici documenti che testimoniano l'esistenza di Gesù, risultano essere dei falsi introdotti nel III secolo, ma redatti intorno a un fulcro del II secolo d.C.?
    Perché alcune iscrizioni epigrafiche testimoniano l'esistenza dei cristiani prima della canonica venuta di Gesù?
    Può la ricerca storica dimostrare la falsità dei racconti evangelici e attestare l'inesistenza di personaggi neotestamentari come gli Apostoli e san Paolo, quest'ultimo considerato come «l'inventore del Cristianesimo»?
    La ricerca storiografica comparata, coadiuvata dagli studi filologici e numismatici, indaga con scrupolosità e acribia sull'esistenza storica di questi personaggi, aprendo nuove frontiere nel mondo dell'ermeneutica e dell'escatologia.

    venerdì 9 marzo 2012

    Intrigo internazionale. Perché la guerra in Italia. Le verità che non si sono mai potute dire, di Giovanni Fasanella e Rosario Priore (Chiarelettere); Titanic-Europa. La crisi che non ci hanno raccontato, di Vladimiro Giacché (Aliberti Roma). Intervento di Nunzio Festa


    Scrivere di magistrati è sempre difficoltoso. Ma non per causa di paura. Partiamo, per spiegarci meglio, da un esempio. Alcuni mesi fa a Matera sbarcò il sig. Armando Spataro; ovvero colui che, allo stesso tempo, e mentre l'opinione pubblica applaude sempre e comunque e superficialmente il suo operato, negli anni Settanta usava, per far uso di metafore, il pugno più che duro con "l'estremissmo e l'eversione rossa": insomma Spataro è l'uomo che mantiene nel suo animo una serie di segreti, altro che solamente 'l'indicibile' - concetto che useremo (del quale pure s'abusa) più avanti - , su torture e bugie relative, per portare la pietra che è a noi più cara, del processo a Cesare Battisti ecc. E allo stesso tempo ha sempre lottato contro la mafia e a Ragion di Stato. Per non dire, ancora, del dott. Turone. Dove vogliamo andare con queste parolacce? Detto fatto. "Intrigo Internazionale", interessantissimo volume edito dall'indomabile e comunque spesso controcorrente Chiarelettere, è una lunga intervista che il giornalista d'origini lucane Giovanni Fasanella esegue al magistrato, appunto, Rosario Priore. Il professionista, per intenderci, che fu giudice istruttore del caso Ustica, dell'attentato all'ultimo papa buono e che, più recentemente, è intervenuto sull'affaire Moro per raccontare a Mieli (quando era direttore del Corriere, per dettagliare) che il sig. Kissinger sulla morte del dc più bello nulla valse. Fasanella, come perfettamente proprone tra l'altro l'editore, chiede quindi a Priore di raccontare L'indicibile. Propronendo interrogativi di base: "perché l'Italia dal 1969 è stata funestata dal terrorismo e dalla violenza politica con centinaia di morti e migliaia di feriti? Perché solo nel nostro paese?" Che Rosario Priore non lascerà vuoti. Quindi "grazie ad anni di ricerche, testimonianze, prove, carte private, incontri con ex terroristi, agenti segreti e uomini politici anche stranieri, Priore ricostruisce uno scenario internazionale inedito per spiegare il terrorismo e la strategia della tensione in Italia, testimoniando la verità che finora nessuno ha potuto certificare attraverso le sentenze (seppure questo tante volte non risulti vero e comunque arriva quando il magistrato è da tempo in pensione, nda)". Risposte stese in undici paragrafi. Tra i quali, senza dubbio, il più vivace reca il titolo "la 'rete' di Feltrinelli". Un importante documento, in fondo, una lettura della storia reale che non convince ma che appassiona. Al di là delle tante verità e certezze, cariche di studio, a sostegno. Seppur, come al solito, tenute nascoste a lettrici e lettori - ché non troveranno alcun appendice al testo. Un libro, però, che per molti versi occorre affiancare a "Titanic-Europa". Sottotitolo a parte, insomma, "La crisi che non ci hanno mai raccontato", sugli scenari di Priore potremmo sedere l'economia disegnata dal saggista Vladimiro Giacché. Una pubblicazione, quella di Giacché, che coraggiosamente nasce con l'obiettivo di dare soluzioni, soprattutto con la sezione "I timonieri del Titanic", che servano a farci uscire dalla krisi. Dopo, chiaramente, avercela dettagliatamente aggiornata nelle nostre orecchie. L'assenza dell'indice non spaventi; in quanto la stesura è scorrevole assai; e dalle pagine non ci si deve divincolare. L'economista e filosofo marxista Giacché illustra come la stentata crescita dell’economia reale ha portato il capitale, in un processo lungo trent’anni, a finanziarizzarsi per trovare quei margini di profitto elevati che non venivano più assicurati da una produzione industriale sempre al limite della sovrapproduzione. Secondo Giacché tutto è cominciato con le banche yankee nel 2007. E quindi la crescita dei debiti pubblici avviene solamente dopo le scudisciate degli istituti bancari statunitensi. Gli Usa con Obama hanno dovuto rifocillare le bancaccie. Quindi innescando un vero e proprio processo di recessione. Prima, inoltre, del calo degli investimenti dall'estero. Vladimiro Giacché, usando ferocia precisione, mette a nudo ogni controsenso avvenuto, dunque tutte le scelte politiche sbagliate, da allora a oggi. Pensando, naturalmente, al futuro. Non a caso in ogni angolo del mondo si parla di aggiustare le economie con privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tassazioni. Senza tralasciare, nel contesto-Pianeta, che l'ex Belpaese arriva già dai tagli di due brillanti padri della patria che han nome Berlusoni Silvio e Monti Mario. La soluzione del saggista è di stampo "neokeynesiano", come ha avuto a dire Paolo Colli. Eppure in tutto ciò non s'abbandoni l'impegno civile.