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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    giovedì 16 febbraio 2012

    La criatura di Tiziana Prontera (Youcanprint)


    Così cominciò la storia di Fabiola. Non una persona qualunque ma una che ha vissuto senza alcune abilità mentali che tutti gli altri, in casa Bellisanti e fuori, possedevano. Non aveva le stesse capacità ricettive e i loro adeguamenti psicologici alla realtà esterna. Non concepiva i loro stessi pensieri, non aveva tutte quelle emozioni e, soprattutto, tutte quelle parole. La sua mente non generava il loro concetto di diversità, eppure lei era diversa. Una deficienza che presumibilmente avrebbe alterato in qualche modo il quadro regolare della famiglia, ma lei questo non poteva saperlo. Una persona straordinaria che ha visto il mondo con occhi piccolissimi, scorgendo appena gli aspetti essenziali e ignorando che un mondo grande e complesso le stava addosso e la toccava ogni giorno, in ogni momento. Una persona che non verrà mai dimenticata.

    Tiziana Prontera è nata a Sava (Taranto) nel 1963. Appassionata narratrice ha partecipato con successo a concorsi letterari e ha collaborato al giornale Voce del Popolo di Taranto. Il suo primo romanzo è Il drago e il mare, pubblicato nel 2008 (Horizon Editrice).

    mercoledì 15 febbraio 2012

    Il cibo senza nome, di PASQUALE VITAGLIANO (Faloppio, Como, LietoColle). Intervento di Alessandra Peluso


    Scevra volutamente da informazioni sull’autore, mi sono accostata con semplicità e purezza allo studio dei versi prodotti da un talento poetico, da uno spirito dionisiaco. Così nella raccolta di versi Il cibo senza nome la mia attenzione è stata carpita dal titolo, insolito per un libro di poesie ma azzeccato per sensazioni che l’autore pare comunicarci. Versi profondi, non convenzionali: ecco appunto la non convenzionalità di dare un nome, di definire ciò che è “valido” per convenzione, da ciò che è “valido” per natura.  Pertanto, il “cibo” può essere inteso come nutrimento del corpo o dell’anima o come metafora della vita. La vita che è distinta da Pasquale Vitagliano in “Dentro” e “Fuori”, in un perfetto parallelismo psico-fisico, in cui il mondo interiore dell’autore corrisponde con il mondo esteriore, che affascina, coinvolge, tormenta.  La musicalità dei versi alternata da allitterazioni, assonanze, pause, segna lo scorrere del tempo come un metronomo che segue il proprio ritmo lento, andante, adagiandosi alla vita: «I libri non letti, / gli abiti gettati sui letti / sono corpi di pelle, / la polvere dei cuscini, la posa del caffè / ... / Assomiglia a se stessa / la vta che raccontiamo / per sentirci diversi dai libri, / ... ». (p. 13). Una vita che esecra un duttile congedo per un abbandono non voluto, non cercato, ma vissuto nella certezza di una vita apocrifa, che non tramanda la propria verità palese, ma «resta pensile / dentro una docile rete che pure / i denti non squarciano». (vv. 14-18, p. 14). E ancora si avverte il vuoto, la solitudine di un uomo senza la sua amata, così come il vuoto di una casa che non ha più odore, non produce suoni: «non si sentono passi, / una casa rimessa, i cartoni, le scatole di cibo senza nome». Nel cibo senza nome intravedo il deserto di un uomo senza amore, una landa che si tinge d’assurdo, un naufrago privo della sua rosa dei venti. Il vuoto incolmabile “Dentro” comporta un vivere, perpetuare la propria vita nel dolore, nella solitudine con l’esterno “Fuori”, nella necessità di raccontare, raccontarsi, comunicare all’altro con l’altro. Si imbatte nella descrizione di una villa moderna scontrandosi poi con la visione prospettica di un arco romano che va oltre il metafisico: «Che ci fa questa villa stagionale, / sembra una velina dentro il telegiornale, / a spezzare la visione prospettica di / questo arco romano più metafisico». (p. 31). Pertanto, appare delinearsi un senso di nausea di fronte alla gratuità delle cose, un uomo condannato ad essere libero, tipico dell’esistenzialismo.  E leggendo i versi dell’autore, la mia memoria non può non richiamare il pensiero sartriano. Sartre ribadisce che l’uomo una volta gettato nella vita, è responsabile di tutto ciò che fa del progetto fondamentale, cioè della sua vita. «E nessuno ha scuse: se si fallisce, si fallisce perchè si è scelto di fare fallimento».  La “nausea” di Sartre non è lontana dall’“angoscia” di Heidgger così come il “tormento” di Vitagliano. E si legge: «Mi vedo senza più fiato / nelle parole, vedo / l’addome che vibra, la vena/ nel collo risuona di cose / non dette e tenute a morire / nel ristagno dei saluti che/ ti devo giorno dopo giorno. / ... / Attendo al terremoto / buono, buono, / immobile ed esausto, / in lista d’attesa». (p. 41). Ed ancora si legge: «I rintocchi dei secondi / non risuonano mai all’unisono ma / piovono ognuno per sè / sulle ore che passano zitte. /... / Ed invece vorresti essere tu / ad aggiustare con gli occhi il tempo / che non suona assieme a quello / che senti dentro questo dentro questo punto angusto, senza un’ora che sia giusta». (p. 34). Infine, mi piace vedere il disascondimento dell’essere nel linguaggio, autentico della poesia come afferma Heidgger: «Il linguaggio è la casa dell’essere. In questa dimora. I pensatori e i poeti sono i guardiani di questa dimora». Per tal motivo, concludo richiamando i versi di Pasquale Vitagliano: «Anche se mi parli, tu taci / il silenzio che hai dentro, / tu taci il vuoto prima del verbo, / tu taci il pugno cieco del rumore. / Anche se mi parli, tu taci / il lessico dei tuoi occhi, / tu taci le sillabe traverse, / tu taci i battiti podalici del sangue. /Tu taci, anche se mi guardi. / Anche se taci, io ti ascolto. (p. 38). Idilliaco e portentoso il potere della poesia nell’animo dell’umano.


    martedì 14 febbraio 2012

    Un po’ di decoro … anche per le energie alternative. Intervento di Vander Tumiatti


    La Giornata del Risparmio Energetico 2011 (a cui hanno aderito anche numerosi enti pubblici e privati in tutto il Salento), special edition per i 150 anni dall’unità d’Italia, è trascorsa da qualche giorno oramai, e anche quest’anno hanno aderito associazioni, scuole, aziende e case in tutt’Italia. Allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, la geotermia o con le biomasse. Forse, facendo appello all’inesauribile ingegno italico potremmo veramente cominciare a misurarci con la green economy adottando un sistema pulito per spegnere lo spreco e accendere un futuro eco/sostenibile. Ma prima di proseguire su questo tipo di tematiche che ci porterebbero lontano vorrei, come mio solito da qualche tempo a questa parte, segnalare due interessanti pubblicazioni che parlano in diversi modi di futuro sostenibile . Il primo libro è di Antonio Galdo, per i tipi di Einaudi, dal titolo “Basta poco”, che spiega quali sono i piccoli “trucchi del mestiere” coi quali nel nostro quotidiano possiamo incominciare a cambiare il nostro punto di vista e atteggiamento nei confronti dell’eco-sistema nel quale viviamo e che dobbiamo preservare. Ho memorizzato questo passaggio del lavoro di Galdo, che trovo particolarmente stimolante: “Lo spreco è stato il motore truccato di un capitalismo senza anima. Ma la grande crisi ci costringe a cambiare. Che fare? Basta poco per una nuova vita, ma può valere molto.” In questo caso, il riferimento all’anima non può non far ritornare alla mente Bergson e il suo “supplemento d’anima”, quello necessario a dominare le forze irrefrenabili dell’intelligenza umana e di cui forse avremmo maggiore bisogno per tentare di rimediare ai guasti prodotti da un’idea di sviluppo, non si sa se più irresponsabile o più inconsapevole. Seconda pubblicazione eco/compatibile è per la casa editrice di Tricase (Youcanprint) che ha dato alle stampe il volume L’Utopia verde di Giuseppe Gagliano. L’obiettivo del volume, agile nei contenuti e nello stile, è da rintracciare nella disamina delle principali scuole di pensiero strategico nell’ambito dell’attuale fenomeno “ecoterrorista” prendendo in considerazione, con rigore scientifico, i risultati delle analisi delle agenzie di intelligence europee e americane. Forse un troppo “complottistico”, ma vale la pena leggerlo. In effetti, il pericolo che gruppi organizzati di integralisti, islamici o no, entrino in possesso di sostanze proibite dotate di un potere distruttivo che vagamente riusciamo ad immaginare, è estremamente reale, moltiplicato dalla dissoluzione di tirannie o dei cosiddetti “stati canaglia” – elenchi che sostanzialmente coincidono - mette a disposizione dei terroristi, ma anche di sette di varia ispirazione (come accaduto qualche anno fa nella metropolitana di Tokio, invasa dal Sarin) enormi quantitativi di sostanze tossiche, radioattive o batteriologiche che prima o poi potrebbero essere impiegate con effetti devastanti nelle nostre città. Contrastare questo fenomeno è sicuramente uno degli obiettivi che dei servizi di “intelligence” dei Paesi avanzati e richiede un vigilanza attenta e il coordinamento dei diversi apparati di sicurezza. Certamente meno pericoloso, ma comunque assai deleterio sotto molti punti di vista, come ho avuto modo in altre occasioni di sottolineare, l’uso terroristico dell’informazione ambientale con il fine non di contribuire a salvare vite umane da pericoli ahimé palpabili e reali, ma solo allo scopo di trarne vantaggi di tipo economico e non solo.

    Vander Tumiatti , esperto Unep e fondatore di Sea Marconi Technologies. Intervento apparso sul quotidiano Paese Nuovo


    lunedì 13 febbraio 2012

    Ambiente Terra di Laura Masini (Linx edizioni). Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies)


    Nelle mie tante peregrinazioni nel mondo dell’editoria e della cultura, spesso mi sono chiesto se le scienze o comunque le pubblicazioni di natura scientifica abbiano un ruolo determinante nella formazione scolastica delle nuove generazioni. Ma c’è una domanda che ricorre nella mia testa con particolare frequenza:  il ruolo formativo di questi libri corrisponde all’esigenza di consentire,  al docente come al discente, uno spettro quanto più ampio e approfondito possibile delle novità in ambito tecnologico, biologico e chimico? In fondo si tratta di discipline che spiegano, se ben illustrate, come funziona il mondo che ci circonda, dalle sue parti più piccole a quelle più macroscopiche.
    Ed è così che scopro, grazie ad un mio amico docente, e devo dire con molto piacere, una splendida pubblicazione di Linx Edizioni a cura di Laura Masini, dal titolo “Ambiente Terra”, che ha come oggetto principale lo studio dei moti della Terra e un’attenta  indagine di quelli che sono i modelli strutturali della superficie terrestre modificata dagli agenti atmosferici. Venduta con espansione “on line”, in modo da consentire l’espansione e l’aggiornamento dei contenuti, questa pubblicazione si presenta come un testo inconsueto, dall’incredibile chiarezza e semplicità, dovuta non solo al linguaggio puntuale e semplice, dunque facilmente accessibile agli studenti, ma anche di una sua organizzazione interna per argomenti che permette di effettuare collegamenti tra una sezione e l’altra dei contenuti, agevolando anche l’insegnante nel seguire la propria linea didattica nel corso dell’intero periodo scolastico.
    La proposta editoriale che ho preso in considerazione in questa sede mi ha particolarmente interessato  soprattutto perché,  accanto a tematiche scandagliate sotto l’occhio critico dell’analisi scientifica,  sviluppa una serie di paragrafi dedicati alla “Terra” come risorsa fondamentale per il genere umano e alle questioni ambientali più urgenti e delicate. Nello specifico il volume è organizzato in unità o lezioni,  testi antologizzati dedicati alle tematiche di carattere ambientale e una “Guida allo Studio” dotata di parole chiave, sia in italiano sia in inglese, oltre agli immancabili test di verifica.  Il mio interesse per questo volume ha preso spunto proprio dalle mie esperienze di vita e professionali legate indissolubilmente all’ambiente, alla scienza e all’innovazione tecnologica.  Già, perché  scienza e tecnologia sono discipline che, se coltivate sin dai primi anni scolastici potrebbero dare un contributo a quel desiderio di conoscenza e di sperimentazione che rappresentano la base dell’indagine scientifica. 
    Ma, ahimè,  spesso l'insegnamento scientifico viene giudicato inutile, quasi non  fosse una delle principali chiavi interpretative che ci  consentono di comprendere ed affrontare il mondo di domani.  E allora, che fare? Sono personalmente convinto che occorra modificare l’approccio a queste discipline valorizzando l’importanza della sperimentazione e della progettazione, enfatizzando soprattutto il profilo storico delle scienze o i legami esistenti tra scienze e società. Perché in questo modo si potrebbe finalmente far passare l’idea pedagogica che le scienze e le tecnologie rappresentano una meravigliosa avventura con tanto di successi ed insuccessi, fatta anche di domande importanti che richiedono risposte altrettanto importanti e ragionate. Sarebbe un modo per cercare di colmare il crescente “gap” tra noi e la scienza, la tecnologia, materie rispetto alle quali ci troviamo spesso impreparati, avendo delegato per troppo tempo, ad altri, l’onere della loro valutazione ed interpretazione. Il prezzo da pagare a questa sorta di “latitanza” rispetto ad argomenti che vanno dai cellulari, agli OGM, alle terapie genetiche, al fotovoltaico, all’eolico alle biomasse stesse è alto, traducendosi nella elevata probabilità di essere manipolati, da una parte da chi detiene il potere di orientare i mezzi di comunicazione, dall’altra da chi fonda le proprie certezze su meri presupposti ideologici. In ogni caso si configura una cessione di libertà, perlomeno di quella di scelta. Ben venga, quindi, un libro che è capace di promuovere la conoscenza scientifica in questo modo chiaro e accattivante. Una dimostrazione che su questi temi, se si parte da un disegno pedagocico intelligente e razionale, si può ancora riuscire a incuriosire, stimolando la riflessione e il confronto tra le nuove generazioni, finanche la passione per questa illustre sconosciuta, la scienza.


    Un’eco di voci e risate di Serena Simoncini (Youcanprint, Tricase)


    15 anni di aneddoti legati all’applicazione delle Tecnologie nella scuola secondaria di 1° grado. Serena Simoncini, nata a Firenze il 22 Agosto 1951, ha insegnato Matematica e Scienze presso la Scuola Secondaria di 1° grado “Mazzini-Gamerra” di Livorno; attualmente svolge per il MIUR incarichi di tutor ed esperta formatrice nell’area scientifica e delle innovazioni tecnologiche. Scrive e gestisce corsi on line per bambini, ragazzi e docenti.

    domenica 12 febbraio 2012

    Il mistero del talismano perduto di Karen Marie Moning (Leggereditore)


    La porta sta per aprirsi, e non sarà la luce a venirti incontro ma la magia di un talismano dai poteri sconosciuti. Ombre oscure si avvicinano all’orizzonte, e una sola donna è in grado di dissiparle. Sei pronto a percorrere una strada disseminata di pericolo, sensualità e mistero?
    Da quando Mac ha scoperto di essere una veggente sidhe, la sua vita ha preso una piega del tutto inaspettata. E ora che la resa dei conti è inesorabile, di chi potrà fidarsi? Forse di un amuleto prezioso e antichissimo, che sembra proteggerla da sempre, oppure dello sfuggente Gerico? Tra piste false, esseri feroci, e la doppiezza di una realtà che non conosce pace, la giovane Mac dovrà tirare fuori tutto il suo coraggio, perché la sua caccia è appena iniziata e nulla potrà fermarla.
    Il seguito di una serie che ha incendiato gli animi di centinaia di migliaia di lettrici e che si prepara a diventare un fenomeno mondiale, grazie all’attesissima trasposizione cinematografica prodotta da Dreamworks.

    Estratto: ‘Dipende tutto dal libro’ aveva detto. ‘Non possiamo permettere che cada nelle loro mani! Dobbiamo prenderlo noi per primi!’ Conoscevo a memoria quel messaggio. L’avevo sentito e risentito di continuo nella mia testa. Dovevamo prenderlo per primi, così avremmo potuto usarlo. Come, nello specifico, non ne avevo idea, ma di sicuro il mio compito non sarebbe terminato nel momento in cui l’avremmo finalmente trovato. Domanda: quanto ti rende responsabile il fatto di essere una delle poche persone capaci di risolvere un problema? Risposta: è proprio dalla risposta a questa domanda che una persona si definisce. Ero ritornata in forze. Non mi ero mai sentita più viva, più carica, più parte del mondo.”


    Karen Marie Moning è nata in Ohio. I suoi romanzi hanno scalato le classifiche più prestigiose, New York Times, Usa Today, Publishers Weekly, e sono stati tradotti in oltre 20 Paesi. In Italia l’autrice ha riscosso il favore del pubblico con i due primi romanzi della serie Highlander, Amori nel tempo e Torna da me, e il primo della serie Fever, Il segreto del libro proibito.

    sabato 11 febbraio 2012

    Washington massonica. Guida ai segreti, simboli e cerimonie. L'origine della capitale americana, di James Wasserman, traduzione di Michele Ulissi Lipparini, con fotografie, (Gaffi); 101 storie su Mussolini che non ti hanno mai raccontato, di Marco Lucchetti (Newton & Compton). Intervento di Nunzio Festa.


    Questa lettura comparata, probabilmente, vi metterà in stato di confusione. Non capirete, molto probabilmente, perché affianchiamo due testi apparentemente così distanti, che oltre a parlare d'Italia e Usa, parlano, innanzitutto, di due personaggi che molto differentemente e con diverse azioni hanno caratterizzato l'epoca nella quale vivevano e il futuro che avevano davanti, George Washington e Benito Mussolini insomma; e, quindi, per dovere di chiarezza spieghiamo le ragioni della scelta, tanto per cominciare. "Washington massonica" e "101 storie su Mussolini che non ti hanno mai raccontato", ciascuna a loro modo, prendono in analisi e sotto analisi la storia per porre interrogativi obbligatori per il presente. Inoltre, sia Wasserman che Lucchetti, e ognuno a proprio modo, sono 'massoni'. James Wasserman nel 1976 entrò nell'Ordo Templi Orientis (O.T.O.), fondando all'interno dell'ordine la terza loggia dello stesso, la TAHUTI; Marco Lucchetti è ufficiale della riserva e benemerito dell'Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Se il primo s'è interessato principalmente del sistema illuministico-scientifico di Aleister Crowley, il secondo è appassionato di storia militare e uniformi. Passioni e studi, possiamo quindi dire, molto simili per scelta ideale allo loro base, oltre che ovviamente convergenti. Il libro di Wasserman, tradotto egregiamente da Lipparini a servizio d'una interessante collana d'Alberto Gaffi, che come potrete vedere mette insieme città come, per spiegare, Siena e Washington D.C., è dotato d'un corallalio fotografico che non fa da appendice alla scrittura divulgativa e di divulgazione ma è ramo dell'albero che sperimenta le vie della capitale statunitense. Le strade fisiche e ideali che l'hanno vista mentre questa veniva eretta. L'indice dell'opera è chiaro: Nascosto in piena luce, La massoneria e la causa della libertà dell'uomo, La progettazione massonica di Washington D.C., Una passeggiata per la capitale, L'area del Campidoglio, Union Station, Judiciary Square, Il triangolo Federale ecc. Il primo capitolo del libro prende il titolo dalla definizione usata dall'autore per descrivere "il simbolismo esoterico e occulto del sacro spazio di Washington". E l'epilogo è la rappresentazione della sua patria da parte d'un saggista formato nella fede del suo dio e ai valori della conoscenza. Un esempio, aggiungeremmo, di patriottismo. Firmato da un americano doc, almeno così leggiamo. Però il meglio della 'guida' lo raccogliamo nell'esaustiva definizione della fratellanza massonica, sintetizziamo, fra nove firmatari della Dichiarazione d'indipendenza, tredici firmatari della Costituzione e ben 14 dei presidenti degli States, e nella definizione precisa delle immagini pittoriche che fanno di Washington e d'alcune sue invenzioni (il dollaro su tutte) una particolarità mondiale. Tasselli che formano un saggio che veramente: "illumina d’inedita luce quelle spiritualità che hanno prodotto il momento costitutivo" degli Usa. Non dimenticate, insomma, il Bush che nomina e rinomia dio. Non prima d'esser tornati, chiaramente, sul padre George Washington. Qui, insomma, si narra d'una certa idea di "democrazia". Mentre Lucchetti, di contro, deve riprendere le redini dei tanti discorsi e delle posizioni che agivano contro quella visione, seppur occidentale di democrazia. Ché Marco Lucchetti, infatti, deve rileggere un frangente di fascismo. Al fine di raggiungere l'obiettivo che si pone, cioé di scovare nei resti del duce coordinate di momenti che possono suonare addirittura inedite ai più. Il primo compito dell'autore, quindi, non può che esser la riscrittura della "sua parabola politica, dagli esordi come socialista e anarchico alla sua trasformazione in accanito interventista, dalla costituzione dei sasci di combattimento alla tragica evoluzione in dittatore e all'epilogo in piazzale Loreto". M. Lucchetti sotto questi riflettori trova però le trasformazioni del Paese durante il Ventennio: "perché, per capire l'Italia di oggi e i valori da cui nacque la nostra democrazia, non possiamo prescindere dalla conoscenza di chi, per vent'anni, la tenne sotto il giogo della dittatura": Benito Amilcare Andrea Mussolini. In un angolo anomalo della collana più varia della Newton Compton. Il sottoscritto, per dire, già aumentato di cultura dalle osservazione di James Wasserman, non sapeva che Mussolini da giovanissimo aveva iniziato ad accoltellare ma, soprattutto, quante migliaia di libici fece veramente ammazzare.  



    venerdì 10 febbraio 2012

    Dall'eco/sentire all'eco/abitare nel Salento di Vander Tumiatti*


    Il mio interesse per il territorio salentino nasce grazie alla curiosità e allo spirito di apertura nei confronti di tutto ciò che coniuga la natura e il paesaggio al mio mestiere di imprenditore nei settori dell’energia ed ambiente, e insieme a questo una mia consueta attenzione per lo studio del paesaggio in relazione alla sua conservazione. Era inevitabile, quindi, per approfondire queste conoscenze in relazione al territorio Salentino, l’incontro con le opere di Rossella Barletta, in particolare con quelle dedicate alle architetture contadine (edite da Capone editore), muretti a secco e “pagghiari” in Salento. Dopo essermi imbattuto in queste pubblicazioni durante un breve periodo di vacanza trascorso in Salento mi sono procurato subito questi libri e altre simili. Le architetture che sono descritte in queste opere sono dei veri e propri esempi di bioarchitettura ante litteram, strutture che coniugano l’antica arte della costruzione alla salvaguardia dell’ambiente di cui fanno parte; dall’utilizzo di materiali naturali al impiego pressoché nullo di procedimenti di costruzione che possano interferire con la natura, e nel pieno rispetto del paesaggio. Penso che possiamo imparare molto dallo studio di queste testimonianze, adesso che siamo definitivamente entrati in un’epoca in cui una visione ecologica e di ‘impatto zero’ sull’ambiente devono dominare ogni scelta, politica, sociale e soprattutto economica. Queste architetture sono quanto di più bello, in Salento, ci è stato donato dagli antenati che hanno abitato in passato queste terre. Mi sono sempre chiesto se anche noi saremo capaci di raccogliere una sfida simile, riuscendo a trasmettere a chi verrà dopo di noi un bagaglio di conoscenze e di sensibilità simile nei confronti del paesaggio naturale, lasciando esempi di bioarchitettura tangibili che mantengano per un altro secolo o più queste premesse coniugando l’eco-abitare all’eco-costruire. Ma a tutt’oggi, almeno da quando frequento con più assiduità queste “latitudini”, sembra divenire sempre più impellente la necessità di sviluppare ipotesi utili per il territorio salentino circa il suo sviluppo sostenibile, inteso ovviamente come uno sviluppo che soddisfi i bisogni presenti senza eccessivo danno per le generazioni future. Intento realizzabile solo con il noto assioma ambientalista dell’agire localmente e pensare globalmente. Ma ancora più mi preme sottolineare in questa sede, che sarebbe importante creare sempre più frequenti momenti di riflessione sui fondamenti etici della complessiva e complessa questione ambientale nel Salento e in prospettiva sulla situazione odierna nazionale, europea ed internazionale (sulle energie rinnovabili e sulla loro utilità, sulle tecniche di tutela degli eco/sistemi), nella convinzione che la finalità dell’ecocompatibilità come tema affrontato sia ad oggi fondamentale per una valorizzazione etica non solo dell’esistenza nella sua componente socio-economica, ma anche per tutta la realtà ecosistemica intesa come comunità biotica. E in questa prospettiva potenziare l’analisi dei processi o prodotti sociali, economici, culturali, che hanno la capacità di integrarsi con l’ambiente in cui vive l’essere umano e in generale con l’ecosistema circostante, al fine di promuovere dunque lo sviluppo sostenibile in relazione ai tre grandi ambiti di riferimento: economico, ambientale, sociale. Buona eco/visione a tutti!

    *Vander Tumiatti esperto UNEP (United Nations Environment Program-Ginevra) ,Ass. Secretary IEC (International Electrotechnical Commission- Ginevra), Imprenditore e Fondatore della Sea Marconi Technologies Italia(www.seamarconi.com).


    giovedì 9 febbraio 2012

    Ritorno a Città di Solitudine di Giovanni Sicuranza (Youcanprint)


    “Giovanni Sicuranza classe 1967, lo troviamo in giro tra la storia delle pubblicazioni italiane anche in contesti pregevoli come l’antologia noir “La legge dei figli”, con prefazione di Giancarlo De Cataldo, edita da Meridiano Zero Editore o nell'antologia "365 racconti erotici per un anno” edita da Delos Books Editore. "Storie da Città di Solitudine e dal Km 76" con Youcanprint Editore, l’ha portato a riscuotere un discreto interesse di pubblico e di critica tanto che già con questa pubblicazione la costruzione identitaria prende lentamente piede, ovvero pare che l’autore si trovi nella condizione di dover scegliere se perseguire la strada del noir, del gotico o del giallo tout court. Ad ogni modo il percorso di Sicuranza anche in “Ritorno a Città di Solitudine” passa attraverso il racconto breve, un indicatore di senso impeccabile al fine di condensare la completezza introspettiva dei personaggi, la suspence, la forza della creatività in poche pagine, in pochi fulminei tratti di penna. In questo suo secondo lavoro l’autore sceglie come ombra malevola e macilenta che aleggia su ogni vicenda narrata è tal Federico Luigi Lombroso studioso par exellance degli incubi di Fine Viaggio. Un paese che sin dal 1864 ha stretto un patto di gemellaggio con la Morte (siamo in piena “battaglia” per l’unità d’Italia e tutto parte dall’uccisione “presunta” dei due briganti Rocco e Bendano), forse l’unica risorsa di una terra dove la Signora con la Falce, diventa ristoro per le anime in pena in questo mondo.

    Guida alla conoscenza della biologia e dell'ecologia del suolo di Cristina Menta (Perdisa). Intervento di Vander Tumiatti*


    Il percorso sviluppato sino ad oggi con i miei interventi proposti sulle pagine di questo quotidiano, ha avuto e ha (visto che tutt’ora conservano la stessa finalità e la conserveranno anche in futuro) l’obiettivo di proporre ai lettori una chiave d’indagine quanto più attenta possibile alle questioni concernenti l’ambiente, sotto molteplici aspetti, da quello sociale a quello prettamente culturale. Con una consapevolezza di fondo: che ci troviamo in un paese qual è l’Italia, che può dirsi con orgoglio una nazione ricca non solo di arte e cultura, ma anche di un patrimonio, in termini di biodiversità, che ha pochi confronti nel nostro continente. Una risorsa preziosissima, che abbiamo il dovere di preservare. Dunque ho sempre avvertito la necessità di occuparmi con senso critico di ambiente e informazione, con la consapevolezza che non si legge mai troppo, non si indaga mai troppo, non si fa mai troppo per l’ambiente. Di recente ho avuto il piacere di scoprire in libreria una pubblicazione della casa editrice Perdisa, nella collana “Educazione ambientale”, diretta da Mario Ferrari. Il lavoro è di Cristina Menta, docente di Biologia del suolo presso il Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma, nonché ricercatrice presso il Museo di Storia Naturale della stessa città. Il titolo è “Guida alla conoscenza della biologia e dell'ecologia del suolo”. Si tratta di un lavoro di facile comprensione - anche se in più di qualche occasione non mancano gli approfondimenti tecnici e linguaggi specifici - che ci dice quanto il terreno, il suolo, sia una risorsa per l’ambiente e che, in quanto entità biologica complessa ( dal momento che limita i danni provocati dagli inquinanti immessi nel terreno e determina la qualità di produzione dei nostri alimenti), va monitorata e analizzata costantemente. Pur sapendo, però, che gli studi sulla sua biologia e sulla sua ecologia sono arretrati rispetto a quelli relativi ad altri elementi naturali come l’acqua e l’aria. L’opera conduce per mano il lettore nel sorprendente mondo della biologia e dell’ecologia del suolo, fattore indispensabile sul piano argomentativo per l’eco/sostenibilità. Il volume stimola una serie di riflessioni su come sia cambiato nel tempo il nostro rapporto con la terra a causa dei mutamenti culturali indotti dallo sviluppo della tecnologia. Nel tempo che stiamo vivendo, in cui assistiamo al trionfo dell’immaterialità, parrebbe infatti quasi bizzarro occuparsi di quanto c’è di più “materiale” in senso fisico, ma anche culturale, come la “terra”. Un aspetto che viene spesso trascurato è Il tempo necessario alla formazione del suolo: tempi lunghissimi, a volte secoli. Addirittura millenni, come nel caso delle paludi. Oppure delle torbiere, che crescono solo di circa 1 mm all’anno. In altre parole, per formare 2 metri di torba bisogna aspettare ben 2000 anni! Si calcola che la formazione dei suoli agrari abbia richiesto addirittura milioni di anni. Ma ci sono bastati pochi decenni per degradarli e depauperarli dei loro elementi costitutivi a seguito di un uso improprio delle tecniche dell’agricoltura intensiva. E’ ormai indispensabile investire di più in una ricerca il cui scopo sia quello di promuovere un'agricoltura più conservativa e meno “aggressiva”. Si tratta in pratica di abbandonare la strada percorsa finora, quella dello sfruttamento del suolo al solo scopo di massimizzare i profitti, per imboccare percorsi più virtuosi dove, senza trascurare le leggi dell’economia, la terra possa essere oggetto del rispetto e delle attenzioni che merita. Un problema serio, spesso sottovalutato, è quello della desertificazione di vaste aree nei paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli industrializzati, seppure con motivazioni tra loro molto diverse. Nel nostro Paese, una gestione del territorio inadeguata alle reali necessità ha fatto sì che circa due terzi dei suoli manifestino i segni di un degrado crescente. E ciò è particolarmente vero nelle aree a più forte presenza umana. Un problema legato, da una parte, allo sviluppo considerevole delle tecniche agricole, che ha peraltro determinato un significativo incremento di produttività, dall’altra a scelte di politica urbanistica insensibili al tema della tutela del suolo e alle sue delicate relazioni con l’intero ecosistema. La terra costituisce infatti un elemento chiave nella regolazione dei cicli naturali in quanto agisce da filtro che depura l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo; svolge una funzione biologica, ospitando la vita di moltissimi esseri viventi, tra cui innumerevoli microrganismi, funghi, animali, piante; e’ fonte primaria di materie prime; riveste un’importante funzione economica per le produzioni agricole e forestali; svolge un’importante funzione culturale sotto forma di paesaggio e di luogo dove si imprimono i segni della storia e delle svariate attività umane. Ma, soprattutto, è il posto dove poggiamo ogni giorno i nostri piedi, che sorregge la nostra casa e sorreggerà quella dei nostri figli e delle generazioni che verranno. E, almeno fino a quando non riusciremo a colonizzare altri mondi, anche l’unica nostra possibilità di vita.

    *Esperto Unep e fondatore di Sea Marconi Technologies

    mercoledì 8 febbraio 2012

    "Controsensi e controversie sulla decrescita". Serge Latouche a Lecce all'Università del Salento


    BOTTEGA del MONDO "Made in DIGNITY" - Commercio EQUO E SOLIDALE CONSUMO CRITICO coop.soc. ONLUS,  Presidi del Libro,  in collaborazione  con il Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione,  organizzano un incontro con SERGE LATOUCHE (professore emerito presso l'Università di Orsay) sul tema" Controsensi e controversie sulla decrescita. Oltre il mito dello sviluppo ed il fallimento dell'economia dei consumi". L’appuntamento è previsto per giovedì 9 febbraio 2012  alle ore 10.30 presso  l’AULA SP2  dello SPERIMENTALE TABACCHI a Lecce,  in viale dell’Università 2. Interverranno Carlo Mileti, presidente Coop. Soc. Commercio Equo e Solidale, Lecce e il Prof. Stefano Cristante, Presidente Corso di Laurea Scienze della Comunicazione – Università del Salento

    dal “MANIFESTO del DOPOSVILUPPO” di Serge Latouche:

    “Il movimento per la decrescita s'inscrive nel più amppio movimento dell'”International Network for Cultural Alternatives to Development” (INCAD) e si riconosce pienamente nella dichiarazione del 4 maggio 1992. Il movimento mette al centro della sua analisi la critica radicale della nozione di sviluppo che, nonostante le evoluzioni formali conosciute, resta il punto di rottura decisivo in seno al movimento di critica al capitalismo e della globalizzazione. Ci sono da un lato quelli che vogliono uscire dallo sviluppo e dall'economicismo e quelli che militano per un problematico "altro" sviluppo (o una non meno problematica "altra" globalizzazione). A partire da questa critica, la corrente procede a una vera e propria "decostruzione" del pensiero economico.
    Di fronte alla globalizzazione, che non è altro che il trionfo planetario del mercato, bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali.

    Parlare di doposviluppo non è soltanto lasciar correre l'immaginazione su ciò che potrebbe accadere in caso di implosione del sistema, fare della fantapolitica o esaminare un problema accademico. È parlare della situazione di coloro che attualmente al Nord come al Sud sono esclusi o sono in procinto di diventarlo, di tutti coloro, dunque, per i quali il progresso è un'ingiuria e una ingiustizia, e che sono indubbiamente i più numerosi sulla faccia della Terra. Il doposviluppo si delinea già tra noi e si annuncia nella diversità. Il doposviluppo, in effetti, è necessariamente plurale. Una decrescita accettata e ben meditata non impone alcuna limitazione nel dispendio di sentimenti e nella produzione di una vita festosa o addirittura dionisiaca.  La decrescita dovrebbe essere organizzata non soltanto per preservare l'ambiente ma anche per ripristinare il minimo di giustizia sociale senza la quale il pianeta è condannato all'esplosione.
    Sopravvivenza sociale e sopravvivenza biologica sembrano dunque strettamente legate. I limiti del patrimonio naturale non pongono soltanto un problema di equità intergenerazionale nel condividere le disponibilità, ma anche un problema di giusta ripartizione tra gli esseri attualmente viventi dell'umanità.


    Lecce, “ambiente aperto”, nel lavoro di Franco Ungaro. Intervento di Vander Tumiatti* sul libro edito da Besa "Lecce Sbarocca"


    Bel libro quello di Franco Ungaro dal titolo “Lecce Sbarocca” edito dalla Besa editrice. Un’opera sui generis, perché perennemente in bilico tra la prosa romanzata, il percorso autobiografico, il taglio di cronaca cittadina, la satira politica e il sardonico riso rivolto alla scena culturale di un territorio come quello salentino che di spunti, in parecchi ambiti, ne offre quotidianamente. E mi è piaciuto perché l’autore è uno che non si risparmia, si dona, ma soprattutto trasforma la sua lingua in spada, l’affina trasformandola in una vera e propria macchina di sperimentalismi che crea un bellissimo metissage di Caos e Ordine. Di tensione morale ne troviamo tanta, di senso estetico in abbondanza, di ferma convinzione che la Bellezza salverà il mondo oltre ogni più rosea aspettativa.
    Ma la sostanza in tutto questo libro che ho letto e apprezzato profondamente è che Franco Ungaro ama il Salento, e desidera raccontarne “le donne, l’arme e gli amori” tentando di offrire uno spaccato senza veli di quello che il capoluogo salentino offre sul piano teatrale, artistico, e politico, cercando di far aprire gli occhi ai lettori su un momento storico particolare in cui il Sud intero non ne esce proprio dignitosamente. Ha uno spazio diffuso nel libro la città di Lecce, o meglio, la cosiddetta “leccesità”, con la dura critica alla sua mentalità “micromegalomane”. L’autore segue, più che i dettami etici di un Pasolini, l’impeto e l’assalto di un Carmelo Bene, più volte menzionato, che lo portano in verità a trovare nuovi argomenti per condurre una battaglia più ampia per un Sud che deve cresce, vuoi nelle infrastrutture, vuoi nella forma mentis. Ho trovato splendido, come penso anche molti lettori, quel brano della postfazione di Goffredo Fofi che dice: “Ogni regione, ogni capoluogo e quasi ogni paese ha in Italia e forse in tutta Europa il suo cantore, il suo storico, il suo linguista, il suo poeta dialettale, i suoi innamorati. Ma gli innamorati non sono tutti eguali, ci sono gli innamorati entusiasti e ci sono anche gli innamorati delusi, e gli innamorati non della città ma della possibilità di conquistarla, di imporvisi. Lecce non è da meno, ieri come oggi. Le librerie di Lecce hanno necessariamente la loro vetrina e il loro scaffale dedicati all’editoria locale. Ci sono le guide turistiche, i libri di cucina e di folklore, i libri di storia, i dischi di pizzica, i romanzi di autori del luogo o sul luogo, i poeti vernacolari, le memorie paesane, le cartoline firmate e talora dei ninnoli, l’artigianato locale, le statuine di cartapesta, e magari le buste di taralli e di biscotti…Tra questi libri troverà senz’altro posto questo di Franco Ungaro, che è alla confluenza di più generi, ma che appartiene alla schiera delle dichiarazioni d’amore esigenti. E se un innamorato o innamorata non sa vedere e considerare i difetti dell’amata o dell’amato insieme ai suoi pregi, e se non amerebbe veder sparire i difetti e trionfare i pregi, che razza d’amore è mai il suo? Un amore stupido, un amore melenso, un amore ipocrita. Franco Ungaro è un innamorato esigente e sa vedere di Lecce il buono e il cattivo, il bello e il brutto. Sa vedere e sa giudicare”. E forse anch’io, come Ungaro, sono un innamorato esigente del Salento, perché accanto a quanto di bello mi ha comunicato questo territorio, con la sua Lecce, la sua cultura, la sua arte e le sue tradizioni, come un amante deluso avverto dolorosamente il permanere di difficoltà a inquadrare nella giusta prospettiva le numerose problematiche inerenti alla progettualità economica e sociale, all’ambiente, alle energie alternative. Anche in questi ambiti che guardano al futuro prossimo, ma anche a quello più lontano, c’è ancora molto da lavorare! Una delle cose che mi è venuta in mente leggendo questo libro, complice anche la non comune capacità del suo autore di trasmettere la passione per una terra, è stato il desiderio di vedere, un giorno, una Lecce “sbarocca” ‘ambientale’, tema che oltretutto viene toccato da Ungaro quando affronta la deturpazione del territorio urbano e degli … innumerevoli pali, ma non voglio anticipare né togliere nulla alla lettura del libro.

    *Fondatore di Sea Marconi Technologies, si occupa di interventi sull’ambiente e di recensioni di
    libri legati a questioni ecologiche e ambientali.

    (intervento apparso sul Blog de La Repubblica Bari)

    martedì 7 febbraio 2012

    L' O di Roma. In tondo e senza fermarsi mai, di Tommaso Giartosio (Laterza). Intervento di Nunzio Festa


    Ricordiamo del saggista e scrittore Tommaso Giartosio ai tempi della rivista, diretta da Lanfranco Caminiti e pubblicata grazie alla Provincia di Roma, “il malepeggio”, della quale l'autore romano è stato fra i redattori; attualmente, invece, Giartosio è fra i conduttori di Farhenheiti di Sinibaldi di Radio Rai 3. E fra le sue opere più importanti, il saggio edito qualche anno fa presso Donzelli “La città e l'isola. Omosessuali al confino nell'Italia fascista”. Ma adesso, perché siamo di nuovo nell'originale istrionica e imprevedibile “contromano” della Laterza, Tommaso Giartosio ci stupisce con “L'O di Roma”. Un giro anti-turistico, potremmo anzi possiamo sintetizzare, nella Capitale. Più precisamente in un bordo scelto della Capitale. Altrimenti come si fa, ci si chiede, a 'mappare' Roma intera? Il giro contro-turistico di Giartosio è fatto apposta. Perché viene fuori da una demarcazione delle linee da seguire che è redatta dal compasso puntato sulla cartina. Con una punta sull'abitazione dello scrittore e l'altra al antro della metropoli, dove la città si chiama Foro. La corda è tesa: tra l'Ostiense e il Foro Romano. L'idea prende corpo da una semplice e facile costatazione: Roma è una città ad anelli. Però nessun anello fa un tondo perfetto uguale all'O di Roma: “una linea che scava e scavalca palazzi e giardini ma anche ville e musei, caserme e teatri, discariche e biblioteche, campi da calcio e conventi, cantieri e ministeri, cimiteri e cinema, studi psichiatrici e aule scolastiche, binari e tunnel e due fiumi. Ciò che si trova esattamente su questa linea - che sia un sepolcro sconosciuto, un precipizio da lasciarci la pelle, la Pietà di Michelangelo, la gabbia delle tigri allo zoo, la Biblioteca nazionale, un giardino zen, o il tetto più alto di Roma - deve venire attraversato. La O diventa così un cerchio magico che si anima di presenze antiche e moderne. Accanto a Rilke, Borges e Leopardi troviamo seminaristi scettici e suore anarchiche, poliziotte sospettose e carabinieri incantevoli, receptionist ignare e segretari filosofi, geometri appassionati e operai noir: tutta una città inattesa perché colta alla sprovvista...”. Perché, appunto, Giartosio vaga e improvvisa. Nel senso che si presenta con una lettera in mano, e poi chiede d'entrare, di guardare, di visitare. La maniera più sbarazzina per descriverci Roma. E per noi una Roma così è persino più bella del solito. Eppur un ultimo motivo non possiamo tacerlo. Quindi rintracciamo il senso di spaesamento, tra l'altro non tacitato neppure dallo scrittore stesso, che contraddistingue tante invenzioni letterarie destinate alla collana laterziana più giovane e strana. Altra dote importante del testo imperdibile.

    lunedì 6 febbraio 2012

    Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili di Stefania Divertito (Edizioni Ambiente). Intervento di Vander Tumiatti (fondatore di Sea Marconi Technologies

    In uno dei miei frequenti “blitz” in libreria mi sono imbattuto in un libro molto interessante, a cominciare dal titolo: “Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili”. Edito per le Edizioni Ambiente è l’ultimo lavoro della giornalista e scrittrice Stefania Divertito. Oltre al titolo, del volume mi ha colpito particolarmente la frase di Erri De Luca, che compare nella prefazione: “Stefania Divertito fruga nella discarica della memoria pubblica e l’aggiorna. Fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo. Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?» Non posso che amaramente sposare le considerazioni di questo grande scrittore italiano, soprattutto se penso a quanto è raro incontrare pubblicazioni di tal sorta che siano dotate di altrettanta lucidità e onestà intellettuale.
    Ho avuto modo di apprezzare l’autrice già nel suo precedente lavoro dal titolo “Amianto” e dopo aver terminato di leggere questo libro non posso che confermare la mia stima nei suoi confronti. Si parla nelle pagine di quest’opera di luoghi passati, ahimè, alla cronaca per veri e propri atti criminali portati avanti da gente disonesta e senza scrupoli: Porto Tolle, Praia a Mare, Malagrotta, Mugello.
    “Ho letto – scrive l’autrice - che in Italia si compie un delitto contro l'ambiente ogni 43 minuti, secondo i dati del 2010 del ministero per l'Ambiente. E nei tribunali sono almeno 300 gli eco-avvocati, contando solo quelli del Wwf, oltre mille ore l’anno di lavoro al servizio della società civile, 250 udienze nel solo 2010 per difendere salute e ambiente. È da qui che è partita la ricerca. Mi ha fatto attraversare l’Italia, da Nord a Sud, isole comprese, scoprendo un altro Paese, che è orgoglioso, e che resiste, nel silenzio generale. È stato un bel viaggio, quello che mi ha fatto conoscere da vicino alcune di queste toghe verdi”.
    E "Toghe verdi" parla di situazioni di inquinamento ai limiti della deriva, racconta di zone geografiche e territoriali completamente devastate, delle lotte senza “se e senza ma” di associazioni e comitati di liberi cittadini, pronti a lottare per non accettare passivamente l’orrore dinanzi ai loro occhi di un futuro tutt’altro che eco/compatibile. Uno scontro quasi antropologico, insomma, tra due opposte e apparentemente inconciliabili filosofie di vita, tra chi vede il mondo come una casa in cui abitare, la cui bellezza è da preservare, e chi riesce a vederlo solo con occhi rapaci, come una “cosa” da sfruttare fino in fondo, in nome di un indefinito e indefinibile progresso, senza curarsi delle conseguenze che ne potranno derivare. Da questo assunto e dalle battaglie legali che si scatenano intorno all’ambiente è partita la ricerca di Stefania Divertito, la quale offre ai suoi lettori uno spaccato tragico di scenari naturali e umani irreversibilmente compromessi. E’ vero, possiamo dire che ogni giorno leggiamo sui giornali di storie a volte anche più gravi, ma che passano inosservate: c’è stato chi per dare al nostro paese un treno super-tecnologico non si è fatto scrupoli a “svuotare” il Mugello, a sottrarre acqua a fiumi e acquedotti, rischiando di mettere in ginocchio una buona parte di Firenze; c’è stato e c’è tuttora chi (tanto a nord quanto a Sud) mette deroghe alle leggi pur di favorire imprese fortemente inquinanti, senza curarsi di parchi naturali o altre zone protette. Eppure, nonostante la lotta intrapresa da parecchie istituzioni pubbliche e private, accade che non tutti gli “investigatori togati”, protagonisti di importanti battaglie ambientali, siano realmente “verdi”. E questo lascia spazio ad alcune mie considerazioni in merito a giustizia, legalità, ambiente. La lotta per la difesa del nostro ecosistema è resa particolarmente difficile dalle dimensioni economiche degli interessi con cui si scontra. Si pensi al confronto permanente, al limite della conflittualità, tra molti stati per accaparrarsi le risorse del pianeta: idrocarburi e materie prime, ma anche della stessa acqua. E’ una questione che ci coinvolge tutti, nessuno escluso, perché dai suoi esiti dipendono salute, lavoro, ricchezza e qualità della vita di ogni essere umano, ma anche l’esistenza di piante e animali. Il punto è che, un po’ per la complessità della materia, un po’ per gli enormi interessi in gioco, un po’ per la prevalenza dell’ideologia sull’analisi scientifica, non sempre il bianco è bianco e il nero è nero, così come non è affatto detto che il verde sia verde per davvero. Anzi a volte accade che, per quelle imprevedibili e imperscrutabili pieghe che può prendere la realtà quando viene sapientemente “addomesticata”, alcuni colori possano virare addirittura, con una  bella e acrobatica giravolta cromatica, nel loro esatto opposto.

    Nuovo volto per LietoColle. Venticinque anni di poesia e oltre


    LietoColle, specializzata in poesia, nata nel 1985 per volontà dell'editore Michelangelo Camelliti, rinnova il proprio sito internet www.lietocolle.com per potenziare dialogo e interazione nello spazio virtuale, favorendo l'incontro con i lettori, appassionati di poesia e i giovani aspiranti autori. In quest'ottica, promuove Lezioni di poesia, con la collaborazione di Mario Santagostini - poeta, curatore dell'antologia I Poeti di vent'anni e saggista - rubrica rivolta a chi vuole sottoporre all'attenzione i propri testi per ottenerne una utile valutazione. In linea con la tradizione della casa editrice, sempre attenta ai giovani talenti, continua ad avere una centralità particolare tiLeggiamo che offre la possibilità agli esordienti di inviare le proprie raccolte e avviare, nel caso di esito positivo, un progetto editoriale. Importante spazio viene riservato, inoltre, alle firme autorevoli del panorama culturale, poetico italiano e straniero con la nascita della rubrica Contributi, con riflessioni e approfondimenti di intellettuali, filosofi, saggisti, poeti. “Ho ritenuto necessario apportare piccole novità in armonia con la linea editoriale di LietoColle - afferma l'editore Michelangelo Camelliti - per rendere centrale la poesia, i suoi autori, le riflessioni e i validi contenuti, oltre che per favorire un modo di interagire agile e dinamico, al passo con i tempi.”
    Il catalogo LietoColle, che ospita i nomi di rilievo della poesia contemporanea, da Alda Merini a Dario Bellezza, da Guido Oldani a Maurizio Cucchi, da Antonella Anedda a Ko Un, per citarne alcuni, è riorganizzato secondo una efficace ripartizione in collane: oro, blu, verde, rossa, SoloDieci, Kopi Luwak, Il Segreto delle fragole. In primo piano, infine, sono contenute le informazioni riguardanti le novità editoriali in arrivo, gli eventi di poesia, gli incontri promossi dagli autori, ma anche i bandi di concorso gratuiti a cui partecipare. Come Il segreto delle fragole - Poetico diario 2013 che in questa sua edizione propone un tema fortemente attuale: il vuoto nutrimento nell'era bulimica - La poesia in tempo di crisi. Oppure il singolare bando Letè ed Eunoè sul tema della migrazione, rivolto a tutti quegli autori di origine straniera, ma inseriti nel contesto culturale italiano, che vogliano proporre i propri versi. Non da ultimo, il sito continua a ospitare L'Ulisse, rivista di poesia, arti e scritture diretta da Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa, scaricabile gratuitamente, che offre preziosi contributi e approfondimenti, dibattiti, analisi e letture.
    Nella nuova veste, puoi seguirci anche su Twitter e Facebook e ricevere così su smartphone e tablet tutte le informazioni sulle ultime novità editoriali, gli articoli pubblicati, i bandi e i concorsi, gli interventi dei grandi pensatori, insomma su tutta l'attualità unita all'approfondimento, per essere ancora insieme e diffondere poesia.


    domenica 5 febbraio 2012

    In uscita il 9 febbraio 2012 per Leggereditore Il gioco della seduzione di Susan Elizabeth Phillips


    Quando gli opposti, non solo si attraggono, ma divengono inseparabili... Cosa ci fa una donna che stravede per le scarpe, le borse di alta moda e le acconciature all'ultimo grido, al vertice di una delle aziende più prestigiose della città? Chicago non è pronta per l’affascinante e capricciosa Phoebe Somerville, tuttavia quando il padre le consegna le redini della squadra di rugby della famiglia, tutti, lei compresa, dovranno farsene una ragione. Lei è un vero tornado, ma è possibile che una semplice donna riesca a creare un tale scompiglio in città? Nessuno pensa che Phoebe riuscirà a risollevare le sorti della squadra, né tantomeno a far capitolare Dan Calebow, il fascinoso allenatore.  Ma si sa che spesso la prima impressione è quella meno affidabile... Lavorando fianco a fianco, i due comprenderanno che  il gioco della seduzione è l'unico per cui vale la pena rischiare tutto, anche a costo di imbattersi in guai molto più seri di quanto abbiano previsto. E che forse è giunto il momento di far cadere quel velo di imperturbabile perfezione dietro il quale entrambi si nascondono. Per la prima volta in Italia, una delle voci più esilaranti, fresche e sensuali del panorama internazionale. Prova Susan Elizabeth Phillips, non potrai più farne a meno.
    Un estratto: “La sollevò fino a stringerla tra le braccia. Per un istante i loro occhi si incontrarono e Phoebe temette che lui potesse ritrarsi come aveva già fatto, invece le sue grandi mani da atleta la strinsero più forte contro il proprio grembo. Le loro labbra si unirono, aperte e vogliose. Phoebe gli intrecciò le braccia intorno al collo e insieme sprofondarono ancora di più nel divano. Attraverso la rete, Phoebe sentiva quelle mani su tutto il suo corpo. Entrambi persero il senso di quanto precario fosse il loro equilibrio finché non rotolarono giù dal divano. Quando arrivarono sul tappeto, Dan si girò per non schiacciarla sotto il proprio peso. Anche dopo essere finiti a terra, non staccarono subito le bocche uno dall’altra. Quando alla fine Phoebe aprì gli occhi per guardare Dan sotto di sé, lui stava sorridendo. «Ti stai divertendo tanto quanto me?» «Di più.» Lei non poté resistere e gli baciò quella piccola cicatrice sul mento.”

     Susan Elizabeth Phillips è una delle maestre del romanzo femminile internazionale. I suoi 20 romanzi si sono posizionati ai vertici delle classifiche USA, conquistando anche quelle di Paesi come la Germania e il Regno Unito. Il segreto del suo successo è sia la capacità di cogliere con estrema delicatezza e con un tocco di ironia le sfumature dell'animo femminile, sia quella di dare vita a scene di grande sensualità e intensità. Leggereditore pubblica per la prima volta in Italia un'autrice che ha conquistato lettrici in tutto il mondo,  con l'intento di diffondere anche qui la magia delle sue storie frizzanti e romantiche.

    Per la "Rassegna Bookatini … in maschera" Francesco Pasca presenta "Di Maschera e di Simbolo"


    Dopo l’incontro con Franco Ungaro e il suo viaggio nella "Lecce sbarocca" continuano le attività culturali di “Cafè” a Veglie, in Via Italia Nuova 24 anche per il mese di febbraio. La rassegna dal titolo “Bookatini … in maschera!” partirà l’8 febbraio e proseguirà nelle giornate del 15 e del 21 febbraio e avrà come fonte di ispirazione una maschera appartenente alla storia del teatro popolare, classico e moderno.
    La serata dell’8 febbraio si ispirerà a Pulcinella, la cui maschera per l’appunto, ha un significato che va al di là della storia dell’arte, e simboleggia la voglia di rivincita e riscatto del popolo nei confronti dei potenti. Verrà appositamente realizzata una degustazione ispirata alla tradizione culinaria della maschera protagonista della serata. Per questa occasione il protagonista sarà uno dei più stimati "provocatori" della scena culturale salentina, Francesco Pasca, che con l’arte e l’ironia del suo scrivere renderà omaggio al tema della serata con una performance artistico-letteraria.
    Stefano Donno e Luciano Pagano terranno tenzone con Francesco Pasca, assistendo alla performance, discutendo insieme all’autore delle sue opere, intervistandolo e presentando al pubblico il succo della sua produzione.
    Francesco Pasca, pittore, poeta, scrittore, giornalista, è attivo sulla scena letteraria e artistica, personaggio sempre fervido di spunti per la discussione e, soprattutto, intellettuale senza remore, lettore attento della realtà e di ciò che lo circonda. Ha pubblicato diversi libri tra i quali "Eu-topos" (Il Raggio Verde) e "Il gesto" (Lupo Editore). Insieme a Maurizio Nocera e Francesco Carrozzo è ‘estensore’ di "Diversalità poetiche", rivista di poesia a tiratura limitata pubblicata periodicamente e incentrata su un tema che viene affrontato, dai diversi autori, numero dopo numero.

    sabato 4 febbraio 2012

    “Viaggio all’alba del millennio”: tra angosce e paure dell’uomo moderno spunta un sorriso. Intervento di Roberto Martalò


    L’arrivo del nuovo millennio ha avuto significati particolari e si è trascinato paure vecchie e nuove. Infatti, i primi anni del 2000 sono stati segnati da alcuni dilemmi tipici della contemporaneità che si sono aggiunti ad altri atavici: alla paura del diverso e dello straniero, purtroppo presente in ogni era, si è aggiunta quella del terrorismo. Inoltre, nonostante la tecnologia, è emerso con forza il problema dell’incomunicabilità.
    “I savi non si stancano mai. Corrono e corrono. Convivono con l'emicrania cronica, con la gastrite nervosa, con l'ulcera duodenale, con il reflusso gastrico, con attacchi di panico più o meno latenti. Devono fare i conti con il sistema. Con i ritmi vorticosi di questa società che li porta a essere vittime e fautori di un subdolo meccanismo che avviluppa tutto. Savi. Ma non salvi” Tutti questi temi sono stati ripresi in un brillante romanzo-antologia di racconti di Massimo Maugeri dal titolo “Viaggio all’alba del millennio”. Strutturato come una serie di racconti slegati l’uno dall’altro e accomunati dalle tematiche introdotte in precedenza, il libro si chiude con una storia madre che racchiude tutte quelle precedenti. In effetti, alcune parti sono state pensate inizialmente come autonome, tanto che erano già state pubblicate su alcuni giornali, ma anche in questo si può apprezzare la creatività dell’autore, in grado di rivedere e rielaborare il tutto per farne un’opera unica. Per certi versi, sebbene il linguaggio e il genere sia diverso, possiamo paragonare l’intreccio dell’opera alla struttura della sceneggiatura di Pulp Fiction di Tarantino, dove una serie di episodi vengono poi collocati dallo spettatore man mano che si va avanti nel film. Anche il libro inoltre presenta una sua circolarità sorprendente. Ciò che colpisce inoltre è la capacità dell’autore di cambiare stile e registro, di passare da una storia a un’altra dando al lettore l’impressione di essere continuamente un altro narratore. Maugeri sa variare, a seconda delle situazioni, il suo modo di esprimersi e di far esprimere i propri personaggi. In questo è senz’altro molto originale. Viaggio all’alba del millennio è un quadro dei nostri tempi, carichi di dubbi e inquietudini. Un libro che mette a nudo l’uomo moderno e che, con il sorriso, ci aiuta a pensare ai nostri problemi quotidiani. Da leggere.

    Viaggio all’alba del millennio di Massimo Maugeri
    Perdisapop, 208 pag, 15€