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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
venerdì 19 settembre 2025
La conquista dell'infelicità. Come siamo diventati classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura (Einaudi)
Diventa quello che sei: ecco la promessa iscritta alle porte della modernità. Ma cosa succede quando nessuno riesce più a diventare se stesso?
Per una critica anarchica dell'anarchismo di Tomás Ibañez (Elèuthera)
Teorico e attivista libertario, Ibáñez intende scuotere dalle fondamenta le certezze dell’anarchismo e agitarne le acque affinché non cessino mai di essere turbolente. L’ambizione è di affrancarsi da quella visione metafisica tipicamente occidentale che postula la necessità di fondare i propri criteri e principi su basi ultime, solide, atemporali e indiscutibili. Una tentazione alla quale il pensiero anarchico classico, figlio illegittimo dell’Illuminismo, ha talvolta ceduto. Ma la storia ci insegna che ogni principio fondativo porta con sé il germe del rischio totalitario. Proprio per questo la postura anarchica, la cui ragion d’essere è la lotta contro ogni forma di dominio, deve rinunciare a qualsiasi fondamento che pretenda di essere immutabile e assoluto. La sfida per l’anarchismo contemporaneo, o meglio per gli anarchismi, è dunque di rinunciare all’idea di avere un sistema di pensiero concluso ed esaustivo, sviluppando al contempo una caparbia critica verso se stesso. Sono queste le premesse per un anarchismo non fondazionale in sintonia con le lotte del XXI secolo e in grado di affrontare le complesse sfide poste da un mondo in rapido cambiamento
giovedì 18 settembre 2025
Libri contro sigarette. George Orwell ai buoni cattivi libri - art a part of cult(ure)
mercoledì 17 settembre 2025
FABIO MANTOVANI. SOTTO GLI OCCHI DI NESSUNO | In libreria da settembre 2025 per Quodlibet Edizioni
Ustica, San Benedetto Val di Sambro, la stazione di Bologna, Capaci, Via Fani, via Caetani sono solo alcuni dei luoghi entrati con violenza nella memoria collettiva italiana.
Nomi che segnano, ciascuno, le stazioni di una Via Crucis del dolore che l’Italia ha percorso e che conservano e tramandano, in una sorta di Antologia di Spoon River tutta nazionale, le vite e le storie delle persone che in quei posti sono morte o sono state vittime inconsapevoli, e che ancora ne soffrono gli effetti.
Anche qui sono state scritte pagine importanti della storia d’Italia, almeno quella più recente, compresa tra gli anni Settanta del secolo scorso e il primo decennio del nuovo millennio, la stessa che Fabio Mantovani documenta e tramanda attraverso le pagine del suo nuovo libro fotografico, dal titolo Sotto gli occhi di nessuno (Quodlibet).
Curato da Arianna Rinaldo con testi anche di Cinzia Venturoli e Michelangelo Pivetta, il volume racconta, attraverso quaranta immagini a colori, la stagione degli attentati terroristici di varia matrice di cui moltissimo si è discusso, non tutto accertato, e delle stragi di Mafia e Camorra, che Mantovani ripercorre fotografando i mezzi di trasporto coinvolti, in maniera diretta o indiretta, in queste occasioni.
Sotto gli occhi di nessuno è il frutto di oltre cinque anni di ricerca, di incontri, di attese e di ascolto; centinaia di ore che Fabio Mantovani ha trascorso nel silenzio di un lavoro svolto in solitudine e nella condivisione con chi ricorda, è rimasto, ha sofferto e tuttora soffre.
Come sottolinea Arianna Rinaldo nell’introduzione del volume: “La ricerca di Mantovani parte da vicino: Bologna. Tra le centinaia di stragi che si possono contare, il disastro avvenuto il 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria della città è uno di quelli emotivamente più ricordati e il fotografo, allora ragazzino, lo ha interiorizzato rendendolo fattore scatenante della sua approfondita ricerca. Venti sono gli atti violenti che rievoca visivamente nel libro. Solo uno non comprende il veicolo vero e proprio, quello dell’esplosione del Rapido 904 tra l’Emilia-Romagna e la Toscana nel 1984: solo frammenti di vetro e una sopravvissuta”.
Dal nero dello sfondo di tutte le immagini, che rappresenta l’oblio, emergono illuminate le macchine del sequestro di Aldo Moro, il relitto dell’aereo DC9 precipitato a Ustica, l’autobus 37 che portava all’ospedale le vittime della stazione di Bologna, la bicicletta di Marco Biagi, la Citroën Mehari di Giancarlo Siani, l’Autobianchi A112 su cui viaggiava il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la Fiat Croma che trasportava il giudice Falcone e molto altro ancora.
“In quegli anni ero un bambino – ricorda Fabio Mantovani – e per me era terribile vedere queste immagini di violenza e di morte ma questa cosa che mi ha lasciato un segno profondo, evidentemente, invece di allontanarmi mi ha in qualche modo ha avvicinato a questo dolore, tanto da volerlo poi raccontare con il mio linguaggio da fotografo”.
Con i suoi scatti, Fabio Mantovani mostra, da un lato, la cruda realtà dei resti, colti in una atmosfera notturna che rende lampante il testimone materiale, e, dall’altro, stimola la vicinanza e la confidenza che ciascuno di noi ha con questi mezzi, automobili, velivoli e treni.
Si compone così uno studio sulla violenza, condensata in fotografie che non sono facilmente rimovibili dalla memoria. Come ciò che raccontano.
Cenni biografici
Fabio Mantovani è nato a Bologna nel 1970. Professionista dal 1996, attivo nella fotografia di architettura, interni, e corporate. Le sue immagini appaiono su riviste italiane e internazionali come D-Repubblica delle donne, Panorama, Private, Domus, Casabella, The Plan, Elle Decor, Corriere della sera-Living, D-Casa, Vesper, Bauwelt, AW-Archiworld, Modulor, Monocle, Ojo de Pez. Realizza campagne fotografiche per enti, università, committenza privata e studi di architettura italiani e europei. Ha esposto i suoi lavori in vari musei e festival come Museo MAXXI di Roma, Msheireb Museums a Doha, Triennale di Milano, Architecture Salon Hamburg, Festival Europeo di Fotografia-Legnano, World Architecture Festival di Berlino, India Arch Dialogue a Nuova Dehli, RiAperture Photofestival di Ferrara, Festival della fotografia francese di Aix-en-Provence. Ha partecipato alle edizioni 2016, 2018 e 2023 della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia.
Nel 2017 è tra i cinque finalisti dell’Arcaid Award, concorso internazionale dedicato alla fotografia di architettura, con una ricerca sul social housing di Hong Kong e vincitore del terzo premio al Tokyo International Photo Award con un reportage sui riti sacri nel Salento.
Nel 2022 è vincitore del prestigioso Loop Design Award (sezione People’s choice) con A.S.A.R.I. un lavoro sul centro di ricerche sulla desertificazione fra Marocco e Mauritania di Laáyoune, progettato dallo studio Bechu di Parigi.
Nel 2023 con lo stesso lavoro ottiene altri due riconoscimenti internazionali con la Special Mention dell’Architizer Award e il Platinum Prize consegnato dall’Houzee Awards.
Sempre nel 2023 vince ancora il Loop Design Award per tre volte, nelle categorie fotografia di architettura, interni, e sezione portfolio, grazie a un lavoro sul West Star bunker di Affi, commissionato dall’università di architettura di Firenze.
Le più importanti pubblicazioni editoriali sono i volumi fotografici “Cento case popolari” a cura di Sara Marini, sull’architettura sociale italiana realizzata tra gli anni ’60 e ’80 da figure come Gregotti, Rossi, De Carlo e Aymonino (Ed.Quodlibet, 2017), “H2O” a cura dell’Istituto dei Beni Culturali, sulle acque della Romagna-Toscana, “6.5 - Una Casa” curato da Piero Orlandi sul tema del terremoto nelle Marche (entrambi Danilo Montanari Editore, 2018), “Rileggere Samonà”, a cura di Laura Pujia sull’opera dell’architetto Giuseppe Samonà, (Edizioni Roma TrE-Press, 2020), “Mille case per Bologna” a cura di Marco Guerzoni, (Ed. Quodlibet, 2021), “Selve in città”, (Mimesis edizioni, 2022), “Buone nuove-Donne in architettura” (Edizioni Marsilio Arte, 2023), sul lavoro di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo dalla omonima mostra tenutasi al MAXXI di Roma.
FABIO MANTOVANI
Sotto gli occhi di nessuno
Quodlibet
Edizione bilingue (italiano-inglese)
Pagine 132
40 fotografie a colori
Prezzo € 40,00
ISBN 2025 978-88-229-2322-6
Non è colpa dello specchio se le facce sono storte. Diario di un filorusso di Paolo Nori (UTET)
Nel marzo del 2022, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte delle forze armate russe, Paolo Nori si vide cancellare alcune lezioni su Dostoevskij che doveva tenere in un'università milanese. Scoppiò un caso di rilevanza internazionale e Nori si trovò al centro di una notorietà improvvisa, mentre si moltiplicavano gli inviti per tenere conferenze. Dalla Russia si fece avanti un regista che voleva girare un documentario su di lui. Nel declinare l'offerta, Nori gli scriveva: «Questa mia vicenda ridicola conferma una cosa che voi russi sapete benissimo. Che la letteratura, quand'è potente, come nel caso di Dostoevskij, è più forte di qualsiasi censura e di qualsiasi dittatura». L'invasione russa è poi diventata una guerra che si trascina da anni e nel frattempo Nori ha pubblicato altri libri, non solo in Italia, ma anche in Russia, dove alcuni suoi titoli sono stati per la prima volta tradotti ma anche censurati. La legge, infatti, impedisce che si pubblichino libri in cui la guerra in Ucraina non è denominata "operazione speciale" e di conseguenza l'editore russo ha dovuto operare alcuni tagli ai testi originali per poterli pubblicare. Col risultato, forse non disprezzabile, che Nori è ora uno scrittore censurato sia in Italia che in Russia. In questo nuovo libro, il reo confesso filorusso Paolo Nori riflette sulle ragioni di un istinto che non è solo dei governi autoritari o delle cieche burocrazie: quello di abbandonarsi a semplificazioni che mettono sullo stesso piano politica e letteratura, guerra e poesia; quello di sentirsi dalla parte della ragione fino ad avere il diritto di zittire e cancellare le opinioni diverse; quello di ignorare pervicacemente che, come scrisse Gogol', «non è colpa dello specchio se le facce sono storte». Ed è proprio lo specchio della letteratura che Nori, attraverso le storie dei suo amati autori russi, ma anche attraverso la sua scrittura unica e inconfondibile, mette di fronte ai suoi lettori: perché ciascuno eserciti la propria capacità di ragionare (ed emozionarsi) senza farsi imprigionare dalle gabbie mentali che confondono le persone con i loro governi, i libri scritti in una lingua con i proclami e gli ordini guerreschi pronunciati nella stessa lingua, la difesa della libertà con la censura
Robert Redford. L’amaro sorriso dell’America di Simonetta Pietrangeli (Casini Editore)
“… Qualche giorno fa i giornali americani hanno reso nota la notizia del ritrovamento di una lettera e di una sceneggiatura rivolte a Robert Redford. Qualcuno aveva deciso di continuare a far vivere il personaggio di Hubbell, il giovane borghese di Come eravamo, con una differenza: questa volta sarebbe stato lui, il personaggio stesso, a calarsi nella vita di chi magistralmente a suo tempo gli aveva dato carne e sangue interpretandolo. Ne avrebbe imitato l’impegno, la tenacia, il costante punto di vista critico su di sé e il suo ambiente, quello cinematografico… tanto da riscattarsi per tutto quello che nel vecchio film non era stato in grado di fare. Redford aveva percepito immediatamente la reale portata dell’impegno che lo sconosciuto gli stava chiedendo. Ora, doveva dimostrare di saper superare uno tra gli esami più difficili della sua carriera di attore e regista: fare un film su sé stesso ”. Mentre si appresta a leggere la sceneggiatura dal titolo Come eravamo n.2, si troverà coinvolto nell’intreccio di questa nuova storia, che in parte descrive la sua carriera artistica e in parte si colora di personaggi e persone, alcuni esistiti realmente, altri no, che ruoteranno come ‘angeli’ attorno a lui. Chi può aver avuto interesse a non svelare il suo nome?
martedì 16 settembre 2025
La scatola dell'assassino di Janice Hallett (Mondadori)
Tu hai tutti gli indizi. Tu conosci i segreti. Riuscirai a risolvere il mistero?
L'ottimismo del drago. Viaggio in Vietnam di Franco (La Cecla Treccani)
In un’epoca in cui tutto è stato visto, scoperto, raccontato, sono ancora possibili viaggi magici e viaggiatori incantati? Sembra di sì, leggendo questa sorta di diario di viaggio di Franco La Cecla, che del Vietnam ha vissuto la vivacità quotidiana, i mercati, le campagne, gli incontri, la cucina, una visione del presente e del futuro. Il Vietnam ha vinto la pace, in trent’anni è passato dalla povertà al benessere diffuso, è diventato una delle tigri asiatiche, ha coniugato i diritti della gente con una gestione socialista che non ha paura di aprirsi al mondo. Il racconto in prima persona che ne fa l’autore, a distanza di vent’anni dal suo primo viaggio ad Hanoi e dintorni, ci restituisce l’ottimismo contagioso di un paese al quale sarebbe bene guardare come a un esempio virtuoso perché ha trovato una formula vincente di convivenza civile e crescita economica che ne ha esaltato il “fare società”, nei riti quotidiani, nella filosofia immanente della vita, nel rapporto orgoglioso con la propria storia
L'oltre. Poesia, Terzo paesaggio, Terza natura? di Laura Pugno (Il Saggiatore)
lunedì 15 settembre 2025
L'ultimo ballo. La prima indagine del detective Miller di Mark Billingham (Fazi)
Mark Billingham, autore da sei milioni di copie tradotto in venticinque paesi, inaugura con "L'ultimo ballo" una nuova serie. Grazie a una scrittura incalzante, una sfilza di battute fulminanti e un protagonista irresistibile si conferma un maestro del giallo britannico.
Occidente senza pensiero di Aldo Schiavone (Il Mulino)
Solo una rivoluzione intellettuale e morale potrà impedire all'Occidente di perdere sé stesso, ricongiungendolo invece alla parte migliore della sua storia. Nel cuore dell'Occidente, in Europa come in America, si è aperto un vuoto di idee senza precedenti, proprio mentre stiamo attraversando un passaggio d'epoca in cui avremmo più che mai bisogno di nuovo pensiero. Di una visione e di una strategia in grado di contrastare chi tenta di trasformare la spinta verso un mondo globalizzato in una inaudita privatizzazione tecnocapitalistica del pianeta, che porterebbe a un tramonto della politica democratica, e a nuove diseguaglianze in campi cruciali per l'avvenire della nostra specie. Ma un risveglio dell'Europa è ancora possibile per rimetterci sulla strada maestra della nostra modernità
Almanacco dei morti di Leslie Marmon Silko (Ibis)
Nella sua straordinaria varietà di personaggi e culture, Almanacco dei morti è un romanzo su larga scala della rovina e della resistenza. Al centro di questa storia c'è Seese, un'enigmatica sopravvissuta al mondo del traffico di droga, un mondo in cui le esigenze dell'America moderna sono in pericoloso equilibrio con le tradizioni dei nativi americani. Seese è tornata nel Sud-Ovest alla ricerca del figlio scomparso. A Tucson incontra Lecha, una nota sensitiva che si nasconde dalle conseguenze della sua celebrità. Il compito più grande di Lecha è quello di trascrivere gli antichi quaderni, dolorosamente conservati, che contengono la storia del suo popolo: l'Almanacco dei morti dei nativi americani. Attraverso le vite violente della famiglia allargata di Lecha, si dipana una narrazione a più livelli che racconta la storia magnifica, tragica e indimenticabile della lotta dei popoli nativi delle Americhe per conservare, a tutti i costi, il nucleo della loro cultura: il loro modo di vedere, il loro modo di credere, il loro modo di essere. Di questo parla infatti il romanzo: della violenza coloniale e della resistenza profonda delle culture indigene, del degrado morale del tardo capitalismo e dell'insorgenza degli spossessati, degli sfruttati, dei discriminati. Introduzione di Alessandro Portelli









