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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
giovedì 20 marzo 2025
La seconda venuta di Hilda Bustamante di Salomé Esper con la traduzione di Carlo Alberto Montalto (Sur)
mercoledì 19 marzo 2025
Sotto la sabbia. La Libia, il petrolio, l’Italia di Giampaolo Cadalanu (Editori Laterza)
Sono quasi quindici anni che la Libia vive una guerra civile permanente e senza fine. Un ‘grande gioco’ a cui tutte le grandi potenze – dalla Russia alla Turchia, dagli USA ai Paesi del Golfo – partecipano per mettere le mani sull’immenso tesoro nascosto sotto la sabbia. E l’Italia in che modo ne è coinvolta? Quanto rischia nella sua ex ‘quarta sponda’?
martedì 18 marzo 2025
Onyx storm di Rebecca Yarros (SPERLING & KUPFER)
In contemporanea mondiale il terzo attesissimo capitolo della saga Fourth Wing. La serie romance e fantasy che ha venduto oltre 6 milioni di copie, è tradotta in 40 paesi ed è ai vertici delle classifiche mondiali.
lunedì 17 marzo 2025
Trotula. Medica rivoluzionaria di Emilia Zazza (Manni)
Trotula è una ragazzina inquieta e ribelle, ama creare unguenti e pozioni con le erbe assieme all'amica Rosvita, mettere lucertole nel letto della balia Adalgisa, è affascinata dalla medicina, sogna di essere libera. E Salerno, attorno all'anno 1000, con la prestigiosa Scuola medica, è un bel posto per le sue inclinazioni. Crescendo, Trotula diventa un'esperta medica, e non solo perché sa scovare i rimedi migliori per questo o quel male, ma soprattutto perché capisce che le pazienti e i pazienti vanno ascoltati, toccati, insomma visitati. E comprende come le donne necessitino di cure specifiche. Ma Trotula deve condurre anche le sue battaglie personali: trovare un marito che non si opponga al fatto che lavori e che sia indipendente, e far sì che il mondo dei magistri della Scuola medica riconosca le sue capacità, e la nomini magistra. Un romanzo divertente e appassionante sull'eccezionale figura della donna che nel Medioevo rivoluzionò la medicina grazie a una nuova attenzione all'universo femminile.
domenica 16 marzo 2025
Falso indaco di Federico Anelli (Todaro)
Il falso indaco è un fiore alieno nato in Nord America, che col tempo ha allungato le sue radici fino alle sponde del Delta del Po dove prende vita questa storia, in un paesaggio che per atmosfere e umori richiama alla mente un altro delta, quello del Mississippi. Il ritrovamento di un cadavere, il ragazzo più bello del paese, nelle acque del fiume, è all'origine dell'incontro tra un ex poliziotto che da vent'anni gestisce con la figlia un B&B, e un commissario di Salerno trasferito da poco, senza alcun entusiasmo, in quelle terre depresse. In questo luogo anomalo che come ogni zona di frontiera - qui, quella tra il fiume e il mare - sembra sottrarsi alla legge degli uomini e a quella di Dio, si dipana una vicenda che rivelerà l'anima nera di una piccola comunità di provincia, popolata da personaggi imperscrutabili come la nebbia che li ha partoriti
sabato 15 marzo 2025
Magnolia Wu e la missione dei calzini smarriti di Chanel Miller (MONDADORI)
venerdì 14 marzo 2025
giovedì 13 marzo 2025
Grado e la ragazza nella laguna di Andrea Nagele (Emons Edizioni)
Acquamarina e Sebastiano sono sempre stati inseparabili. Ma da quando in spiaggia è comparso un tipo sconosciuto, le cose non vanno più bene tra loro. E ora la bella sedicenne è sparita. Si è innamorata della persona sbagliata? E come mai Toto, l'amico dai tanti problemi, ha intuito che stava per accadere qualcosa di brutto? La commissaria Degrassi, ancora alle prese con la sua tragedia personale, cerca di scoprire la verità in un groviglio di bugie, segreti e strani traffici. Settimo libro della serie ambientata a Grado
mercoledì 12 marzo 2025
martedì 11 marzo 2025
lunedì 10 marzo 2025
Il vizio del lupo di Gianluca Gualducci (Piemme)
Un'indagine serrata sotto i portici di Bologna tra bicchieri di rosso e giochi da tavolo una nuova voce brillante e dissacrante.
domenica 9 marzo 2025
Il sogno avvelenato: La violenza come evento fondativo di Giuseppe Spedicato (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Esce “Il sogno avvelenato – La violenza come evento fondativo” di Giuseppe Spedicato con la prefazione di Rita El Khayat e l’introduzione di Maurizio Nocera (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno).
Quando si inizia a leggere “Il sogno avvelenato”, ci si sente catapultati in un’epoca, la nostra, che credevamo di conoscere, ma che attraverso le parole di Giuseppe Spedicato assume una nuova, inquietante profondità. Rita El Khayat, testimone diretta di terribili anni bui, ci introduce con la sua prefazione a un mondo di sofferenza e ingiustizia, un monito potente contro la repressione e la violenza che ancora oggi minacciano la nostra società.
Ma non è tutto. L’introduzione di Maurizio Nocera ci rammenta che la ferocia del potere è sempre in agguato, pronta a colpire chi si oppone. “Il sogno avvelenato” è un libro che scava nella memoria storica per illuminare il presente, un’opera che ci invita a non dimenticare, a non tacere, a non permettere che la storia si ripeta.Il presente lavoro, dunque, vuole essere un testo divulgativo, ha l’intento di invitare alla riflessione e soprattutto al dialogo sulle tematiche trattate. Dialogo inteso come condivisione nella ricerca della verità o almeno di frammenti di verità. Non tutte le opinioni riportate nel lavoro sono condivise dall’autore, le si ritiene però utili per comprendere il punto di vista altro, soprattutto quando il soggetto che racconta non subisce il condizionamento della comunità di appartenenza, quando è un saltatore di muri, come diceva il compianto Alexander Langer. (dalla premessa dell’autore)
Giuseppe Spedicato è nato a Lecce nel 1961, giornalista pubblicista, laurea in economia e commercio, laurea in mediazione linguistica, master in educazione interculturale. Ha lavorato per molti anni nel settore immigrazione. Ha pubblicato diversi lavori, tra questi: La maledizione della violenza – Se vogliamo la pace dobbiamo osteggiare le condizioni che la impediscono. Youcanprint, Lecce, 2022. Ha partecipato a molte pubblicazioni, tra queste: Riflessioni sulla cooperazione euro-mediterranea: il Marocco. Pubblicato in: La Puglia nel Mediterraneo – Nuove prospettive per la cooperazione euro-mediterranea, Antonella Ricciardelli e Giulia Urso (a cura di), Introduzione di Fabio Pollice. Università del Salento – Coordinamento SIBA, 2013. Focus sul Marocco. Il Marocco: un Paese tra Europa, mondo arabo e Africa-Subsahariana. Pubblicato in Questioni geopolitiche mediterranee, Attilio Pisanò (a cura di), Edizioni Scientifiche Italiane Napoli-Roma, 2011: The third way: Maghreb, the South and islamic femminism. Pubblicato nella rivista Palaver (dell’Università del Salento) – numero speciale in memoria del Prof. Bernard J. Hickey – Maria R. Turano (a cura di), 2009. Cooperazione ed integrazione nel mondo arabo e tra Unione Europea e mondo arabo. Pubblicato in: Donne, civiltà e sistemi giuridici, Curtotti, Novi, Rizzelli (a cura di), Dott. A. Giuffré Editore, Milano, 2007.
Rita Ghita El Khayat è nata a Rabat (Marocco), è psichiatra, antropologa e scrittrice. Ha studiato medicina e psichiatria in Marocco e ha completato i suoi studi in Francia. Ha prodotto più di 350 articoli e 30 opere letterarie tra romanzi e saggi tradotti in varie lingue. Tra le pubblicazioni in italiano più importanti: “Lo schiaffo”, “Il complesso di Medea”, “Cittadine del Mediterraneo. Il Marocco delle donne”, “Aïni, amore mio. La defigliazione”, “Le figlie di Sherazade”, “Il legame”. Le sue opere si concentrano in particolare sulla condizione delle donne nel Maghreb. Plurinominata a livello mondiale come candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2008, ha ricevuto la cittadinanza onoraria italiana nel 2006. È membro del Consiglio di amministrazione del Festival internazionale del cinema di Marrakech (FIFM).
Maurizio Nocera (1947), scrive da sempre. Suoi saggi su Joice Lussu, Nexhmije Hoxha, Nazim Hikmet, Antonietta De Pace, Antonio Verri, Salvatore Toma, Carmelo Bene, Pablo Neruda, Abraham Sergio Vuskovic Rojo, Yassir Arafat, Taofik Zaiad (sindaco di Nazaret). Socio ordinario (1981) della Società di Storia Patria per la Puglia, socio ordinario (1990) dell’Associazione internazionale di Bibliofilia presieduta da Umberto Eco (1932-2016), componente del Comitato “Salento per la Palestina”.ad aspettare di colpirti
sabato 8 marzo 2025
Esce il romanzo La Madre di Eva di Emilia Montevecchi (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Nuova pubblicazione per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Esce il romanzo di Emilia Montevecchi dal titolo La Madre di Eva.
Che rumore fanno i sogni che spezzano il silenzio …
Eva ogni notte fa sogni carichi di vita e speranza: immagini che bruciano, radici che chiamano. La sua ricerca diventa un’esplosione silenziosa, travolge tutti, riapre cicatrici di trent’anni fa. Dolore, limiti e limitazioni, scelte irreversibili: c’è ancora speranza in cui credere? La Madre di Eva di Emilia Montevecchi, edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, è un grido di rinascita, un Paradiso terrestre da riconquistare centimetro dopo centimetro. E tu, oseresti guardarti dentro?
“Ed ora, tirata per un braccino, con la faccina assonnata e i capelli scompigliati, era stata messa in auto. Non le avevano nemmeno dato il tempo di un abbraccio, di affondare per l’ultima volta il nasino nell’incavo del collo dove lei sentiva il profumo di mamma. Come poteva pensare suo padre che lei sarebbe riuscita a fare a meno di quella donna?”
Emilia Montevecchi è nata a Santarcangelo di Romagna, ma da più di trent’anni vive a Mantova. Ha due figli, Francesca e Andrea, ed è nonna di due adorati nipotini, Lorenzo e Leonardo. Fa la maestra elementare e ama il suo lavoro stimolante e creativo. Ha già pubblicato un romanzo ‘‘Maria’’. Ama la lettura e, nel tempo libero, viaggia in camper in cerca di posti tranquilli dove leggere e rilassarsi. Emilia Montevecchi con l’inedito “La madre di Eva” ha ricevuto i seguenti riconoscimenti: prima classificata, sezione narrativa, inedita al Premio internazionale di poesia e narrativa Europa in versi IX edizione (Como, 25 maggio 2024); “Premio Eccellenza” sezione narrativa, inedita. Premio letterario Sandomenichino (Marina di Massa, 7 settembre 2024); 4a classificata categoria inediti Switzerland Literary Prize (Lugano, 28 settembre 2024)
Scopri di più: www.quadernidelbardoedizionilecce.it nella sezione blog del sito
venerdì 7 marzo 2025
La ragazza dei tarocchi di A. E. Pavani (Mondadori)
Anna E. Pavani entra nel Giallo con un affascinante mistery a scatole cinesi, in cui la verità si cela sempre sotto uno strato ancora più nascosto.
giovedì 6 marzo 2025
Artaud soffre – Il saggio cubista di Donato Di Poce - Intervento di Marco Sbrana*
In Eliogabalo di Antonin Artaud si trova l’espressione “fiumi di sperma”. Lo lessi per la prima volta in comunità psichiatrica: prestito del mio compagno di stanza. Trovo questi due elementi strettamente interconnessi, e credo rispecchino la poetica di Artaud. Donato Di Poce, nel suo libro del 2019 Il poeta e il suo doppio, edito I Quaderni del Bardo, inizia il saggio su Artaud suddividendone la produzione in branchie Scrittura Automatica visionaria-alchemica; invettiva metalinguistica di rivolta antigrammaticale; Animismo escrementale; Poesia Totale e pittogrammatica; Anarchismo polisemico creattivo e rigeneratore; Ecolalia primordiale e battesimale. Si tratta, in Di Poce, di un saggio atipico, di matrice prettamente cubista. Specchio dell’artista che vuole studiare nella carnalità delle sue parole. Se un poeta parla di un poeta, la focalizzazione – si dice in scrittura creativa – è interna. Focalizzazione sulla parola. Mi pare che, dal punto di vista non già del significato (pescando da Saussure, e poi da Lacan, e quindi da Carmelo Bene) ma del significante, il poeta, col tramite della parola inserita in contesti atipici, cerchi la luce. Anche Baudelaire cercava la luce, se preleviamo il significato dalle sue composizioni e lasciamo il significante, la traccia, il segno. Come ha fatto per Pier Paolo Pasolini, Di Poce delinea – cito – un trattato su Artaud che vada “oltre i luoghi comuni della contraddittorietà, e della follia”. Oltre lo scandalo, al nocciolo duro. Dopo un quadro alquanto generico ma lessicalmente saturo su Cahiers e Pittogrammi, Di Poce rompe il patto col lettore per inserire, all’interno di un libro che si presuppone essere di critica, una raccolta di componimenti poetici. Trovo la scelta in linea con Artaud: è il flusso, è l’incandescenza, è la semantica spezzata, è lo sperma.
“Un tomo di sangue e visioni
Che ci obbliga a credere alla vita.”
Così scrive Di Poce nella poesia XI. Un
uomo segnato dal lutto di sé – un Cechov schizofrenico, antiedipico – come
Antonin Artaud, in che modo crede nella vita? In che modo, ammesso e non
concesso che la tesi sopraesposta abbia senso, cerca la luce? Cantava De André:
Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale,
di speciale disperazione; che tra il vomito dei respinti muove gli ultimi
passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore. Ora, in prosa,
significato e significante stanno in rapporto identitario; in poesia, solo la
musica conta. Lo stesso coagulo di parole, se cantato, assume la sua carica di
sperma, di vita, di flusso artaudiano. Elettroshock, malattia. La vita è
perdita di sangue, la vita di Artaud in particolare, tanto quanto la vita del
giovane Eliogabalo. Ma è nel libro sacro, nel tomo, del sangue e della psicosi,
che i poeti – quando cantano davvero – ricercano la luce, obbligati a credere
nella vita.
Di Poce ha qualità di sintesi: distici
interni ai componimenti godono di autonomia. E lo sa. Il terzo blocco del libro
è costituito da – neologismo – “poesismi”: lampi di luce in prosa poetica.
Ne cito alcuni che mi paiono studiare
Artaud nella visceralità della parola, non tanto nel significato che sfocia nel
prosastico.
“La follia non è un dono
Ma un precipizio vivente
Una grazia che aiuta a pensare oltre.”
Il mio preferito cita Montale
(ricordiamo il “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato”)
“Non chiedete ai poeti la parola che
plachi
Non ascoltate i pifferai dell’effimero
La poesia è fuoco che arde sotto la
cenere.”
Aggiungo, con Montale:
Codesto solo oggi possiamo dirti
Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Il seguente, invece, sembra riassumere
l’idea lacaniana di irruzione del Reale, di rottura del tessuto linguistico
(Artaud, ovvio, ma anche Carmelo Bene con Nostra signora dei Turchi)
“Io non sono un poeta
Io sono lo squilibrio vivente della
scrittura
Il paradosso negato dell’essere
La singolarità plurima integrale
Il prisma intangibile del male.”
Notiamo l’ossimoro, caro a Di Poce quando scriveva di Pasolini: negato/essere; singolarità/plurima/integrale. Il sottotesto politico, che non può – ripetendo – non avere a cuore un poeta appassionato di PPP, è dato non già tanto dai poesismi, quanto, nell’atipico saggio Il poeta e il suo doppio, dalle illustrazioni, che accompagnano i testi di Di Poce, realizzate da Emanuele Gregolin. L’Io, pare dire Di Poce parafrasando Artaud e la corrente in cui lo si può far rientrare, a partire dalla frammentazione linguistica di matrice joyciana, è un anticorpo della società; in particolare l’Io del poeta: vediamo, a pagina 65, un volto schizzato sopra la città, sovrapposto, ingrandito. “Io sono un artista martire”, dice Di Poce. “Colature di silenzi”, è di nuovo Di Poce quando accompagna il disegno di un taccuino che contiene un uomo stilizzato, come a dire che nel flusso poetico – sperma, di nuovo sperma – il soggetto è sempre parlato, marchiato indelebilmente dall’Altro da cui non si deve affrancare ma che deve ereditare soggettivamente, facendo sua la radice. È poi un blocco, nel saggio di Di Poce, più tradizionale. Che inizia con l’ammissione di impotenza nel definire in modo ordinato (come a sprazzi è la presente recensione, penso coerentemente) Antonin Artaud. Un poeta (Di Poce) che studia un poeta-critico (un autore, insomma, Artaud) che descrive le meccaniche sociali dietro la tragedia di un altro poeta (visivo), Vincent Van Gogh. Matrioska riuscita. Come se non bastasse, Di Poce studia le parole che Derrida gli ha dedicato. Si inscrive così Artaud, malmenato da una società miope e fondata sull’ordine psichiatrico repressivo, parimenti a quella che aveva ucciso Van Gogh, nel tessuto e nella corrente del Decostruzionismo? Sarebbe controintuitivo incapsulare uno schizofrenico (echi di antipsichiatria, ci sarebbe da parlarne) in uno schema culturale e quindi sociale. Dunque, diciamo di no. Con la locuzione “il gioco del fascismo eterno di dio” si chiude la lettera – che Di Poce riporta – di Artaud a Pablo Picasso. L’ho letta qui per la prima volta. Mi sembra che il dolore di Artaud, affamato, picchiato, figlio unico, non perdonato, vinca sulla sua genialità. La società, l’ordine psichiatrico, la fame: hanno vinto loro. È sempre così, pare sentenziare Di Poce. Possono, però, esultare solo nella vita; in letteratura, è il vinto che il poeta ama, a cui restituisce dignità. Il libro di Di Poce conferma l’amore per una scrittura plurilinguistica di contaminazione tra saggio, poesia. Un respiro di scrittura che aspira a un concetto e una praxis d’arte totale. Il poeta scende dal palcoscenico del teatro e mette in scena la vita con tutte le sue colature d’amore e di dolore con tutta la sua voglia spermatica generatrice e copulatrice con il mondo. Ma mi chiedo se il dolore non ci surclassi. Ho letto di recente lo splendido Storia di mia vita. Memoir di un senzatetto polacco che vive a Roma dagli anni Novanta, si chiude con una frase che riutilizzo volentieri, e che mi sembra adatta:
Qui voglio finire mio racconto, perché
ho sofferto troppo.
*Marco Sbrana, nato a Milano il 26/03/2003, frequenta c/o la Scuola Mohole di Milano il corso di Scrittura Creativa Avanzato. Sta approfondendo studi sulla narrativa Americana del ‘900 (in particolare McCarthy, Faulkner, Carver). Quanto agli studi di cinematografia, sta lavorando a ricerche su F. Fellini, P. T. Anderson, D. Lynch, e i fratelli Coen. Ha scritto un romanzo sui disturbi mentali e le strutture sanitarie, oltre a diversi racconti e poesie. Al momento, la sua produzione è inedita.











